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Nel postpartita di Bari-Salernitana, il tecnico dei pugliesi Stefano Colantuono ha così analizzato la vittoria raccolta dalla sua squadra nelle dichiarazioni riportate da tuttobari: “Abbiamo ripreso i punti lasciati a Verona, con gli interessi mi as …

Il futuro qualche volta arriva in ritardo. Ma poi arriva. E’ il caso di uno degli oggetti più famosi dei film di fantascienza. Le mitiche scarpe autoallaccianti di Ritorno al futuro. Lo ricorderete. Nel celebre film del 1985 si vede il protagonista, Marty McFly, che guidando una De Lorean viaggia nel tempo e atterra nel 2015. E ai piedi si ritrova delle scarpe da ginnastica che si allacciano da sole.

Siamo in ritardo di un anno, ma sostanzialmente ci siamo.

Con la fantascienza funziona spesso così. Qualcuno usa la letteratura o il cinema per immaginare il futuro e poi la scienza si ispira e realizza davvero quelle visioni (qui un bello studio del think tank Nesta sulle ricadute reali della science fiction). A Londra hanno creato un archivio dove sono catalogate 280 invenzioni reali che sono state immaginate dalla fantascienza. Il tutto per dimostrare che la fantasia è uno dei motori fondamentali dell’innovazione. Non a caso “L’immaginazione è più importante della conoscenza” è una delle frasi attribuite al più grande scienziato di tutti i tempi, Albert Einstein, riprodotta su magliette e tazze.

Lo stesso è accaduto con Ritorno al Futuro che immagina il 2015 e non prevede l’esplosione di Internet e dei telefonini per esempio. Ma già immagina i droni e degli occhiali che assomigliano ai Google Glass. Quanto all’altro oggetto simbolo del film, il monopattino che non tocca il suolo, ci siamo quasi: monopattini elettrici sono già in vendita da qualche tempo, mentre il vero hoverboard che non tocca il suolo si può solo preordinare per poco meno di 4 mila dollari sul sito web di una azienda americana ma non è certa la data di consegna (si prevede l’inizio del 2017).

Sono invece appena arrivate sul mercato le scarpe che si allacciano da sole. La Nike ha depositato il brevetto nel 2010 e dal 1 dicembre sono in vendita in due negozi di New York oltreché online. Quello che Ritorno al futuro non aveva previsto è il prezzo, davvero esagerato per delle scarpe da ginnastica: 720 dollari. Forse nonostante tutto vale ancora la pena di allacciarsi le scarpe. 

La Spal continua il suo momento magico e a sbloccare la gara contro il Cittadella ci ha pensato Kevin Bonifazi. Queste le parole del difensore estense ai microfoni di Sky Sport: “Secondo me è importante farsi trovare pronti quando si ha un occasione.

Bologna – “Lavoro nella stessa maniera in cui lavorava il grande maestro Stradivari nel '600. Tutto con le mani, mi manca solo la candela”. Valerio Ferron ha 29 anni, è un liutaio – lui ama chiamarsi 'violinaio' – e ha una bottega nel cuore di Cremona. Alle nuove tecnologie ci pensa la moglie, visto che, da buon mastro artigiano, non utilizza neppure una macchina per costruire i suoi gioielli. Così vuole l'antica tradizione, per secoli custodita fra le quattro mura di un laboratorio. 

 

 

Oggi le sue creazioni sono diventate virali e grazie ai social ha registrato milioini di views. “Quando ero ancora studente di liuteria a Cremona ho avuto la fortuna di incontrare questa artista serba diventata poi mia moglie. All’epoca ero timido e lavoravo da solo perché questo lavoro richiede silenzio, dedicazione, precisione”.

Poi tutto è cambiato. Il mastro liutaio è sbarcato sul web: YouTubeInstagram (qui il link al suo sito). Ed è proprio sul social network fotografico che è diventato una star: i suoi video hanno generato milioni di visualizzazioni e centinaia di migliaia di like. “La rete mi ha permesso di entrare in ascolto di tanti clienti che suonano le mie opere. E molti vengono a trovarmi in bottega”.

Ferron è uno dei vincitori della nona edizione dei Teletopi, l'Oscar del video storytelling in rete. La premiazione si è svolta venerdì 2 dicembre durante una giornata di formazione all'Università di Bologna. Gli argomenti sono i più vari: storie di campioni nella vita e nello sport, di community che partono dal digitale per organizzare un concerto da guinness dei primati, di una radiologa che, dopo la diagnosi di un linfoma di Hodgkin, realizza con il crowdfunding una app per aiutare i pazienti oncologici. A questo link tutti i finalisti del contest.

 

 

 

Ecco, i vincitori dei Teletopi 2016 per ogni categoria:

– Brand Videostorytelling 

Violinaio.it – progetto di storytelling su YouTube e Instagram del ventinovenne violinaio cremonese Valerio Ferron, che registra online milioni di views. Canale Youtube: www.youtube.com/user/violinaio

Motivazione: per aver saputo proporre una narrazione emozionale legata al made in Italy e a quel fare e creare che affonda le radici nella cultura centenaria artigiana.

– Community Videostorytelling

That's Live, Rockin' 1000 – A Cesena nell’estate 2016 il guinness dei primati col concerto della band più grande al mondo. Stesso team artefice del concerto dei Foo Fighters. Sito web: www.rockin1000.com

Motivazione: Per aver intercettato e coinvolto nuovamente una community intorno alla musica rock e per aver saputo aggregare in un contesto fisico e reale, partendo dal virtuale, ​con un concerto entrato nel guinness dei primati.

– Social videostorytelling     

H-maps – campagna di crowdfunding promossa da Laura Rossi, radiologa e paziente. Obiettivo: realizzare una app per orientare nel percorso di cura. Sito web: www.h-maps.com

Motivazione: per aver declinato in rete il tema della salute accessibile e orientata al benessere del paziente e per aver saputo intercettare l’attenzione di migliaia di utenti, raggiungendo l’obiettivo del crowdfunding.

– News videostorytelling

Made in Italy – format in otto puntate prodotto da Repubblica TV con alcuni dei più conosciuti protagonisti italiani partecipanti alle Olimpiadi di Rio 2016. Un video del progetto a questo link.

Motivazione: per aver proposto con una narrazione appassionata e intensa i campioni italiani partecipanti alle Olimpiadi di Rio 2016, declinando al meglio parole e immagini.

– Menzioni speciali

Gomorra 360 – Motivazione: per aver proposto una narrazione coinvolgente utilizzando video immersivi 360 arricchendo l’esperienza di fruizione della serie televisiva in modo dinamico, originale e usabile per l’utente. Sito web: http://gomorra.skyatlantic.sky.it

Zecchino d’Oro – Motivazione: per aver saputo contaminare con il digitale l’esperienza storica di una trasmissione divenuta punto di riferimento per l’infanzia e l’adolescenza, in un modo così vincente da divenire il canale YouTube per bambini con più views in Europa. Canale YouTube: www.youtube.com/user/antonianodibologna

–  Voto del pubblico

Amore e Partita IVA, Fatture in Cloud – una storia d’amore e di conti: video diventato virale prodotto dall’agenzia Combocut per la startup nata nel 2013 Fatture in cloud. A questo link il video.

La giuria di Teletopi 2016

A valutare le sestine finaliste una giuria formata da tredici giornalisti esperti e critici televisivi: Diego Antonelli (Rai), Cinzia Bancone (TV Talk Rai3), Alessandra Comazzi (La Stampa), Giovanna Cosenza (Università di Bologna), Luca De Biase (Nòva-Sole24Ore), Gabriele Di Matteo (Repubblica A&F), Riccardo Luna (AGI), Domenico Naso (Il Fatto Quotidiano), Francesco Piccinini (Fanpage), Tiziana Prezzo (SkyTg24), Alberto Puliafito (Blogo.it e Slow News), Maria Volpe (Corriere della Sera). Presidente di giuria: Carmen Lasorella

Ideato da Giampaolo Colletti, Teletopi ha visto come presidenti di giuria Carlo Freccero (2007), Silvia Tortora (2008), Irene Pivetti (2009) e attualmente Carmen Lasorella. AGI pubblicherà a puntate le storie dei vincitori della nona edizione.

 

 

Roma – Dall'immagazinamento dei dati al telefono cellulare, la fantascienza ha anticipato molte invenzioni che oggi fanno parte della nostra vita quotidiana. E con l'attuale avanzamento della robotica e dell'intelligenza artificiale, i libri e i film destinati a rivelarsi profetici, mei prossimi anni non faranno che aumentare

L’ETERNO PROBLEMA DEL DATA STORAGE

La Conoscenza è uno dei grandi temi intorno al quale gravita la narrativa di fantascienza. Conoscenza da espandere, conoscenza che dà potere su chi non la detiene, conoscenza da raccogliere e tramandare ai posteri. 

Molti autori si sono dunque lambiccati nell’immaginare le forme più avveniristiche di quello che oggi chiameremmo ‘data storage’. Per la fantasia di ognuno la sfida era superare quella dei predecessori. A Logic Named Joe, racconto scritto nel 1946 da Murray Leinster, ha come protagonista  un addetto alle riparazioni dei ‘Tank’ colossali edifici contenenti dati consultabili in remoto. Cioè, dei giganteschi server. Una soluzione sicuramente più avanzata e incruenta di quella che proponeva, appena 15 anni prima, David H. Keller in The Cerebral Library, dove, a mo’ di hard disk, venivano estratti e conservati i cervelli di persone incaricate di imparare un libro a memoria per cinque anni. 

Ancora più impressionanti per capacità profetica i ‘Microwire’ presenti in Guerra nell’infinito (1951) di Robert Heinlein, oggi una frontiera della nanotecnologia che ha appena iniziato a essere esplorata.

 

CON IL CYBERPUNK, ARRIVANO IL CLOUD E LA RETE

Con l’esplosione del cyberpunk negli anni ’80 prendono definitivamente corpo i concetti di “cloud” e di “rete”.

Tra gli esempi più celebri si possono citare la ‘Matrix’ di Neuromante (1984) di William Gibson e la Skynet della saga di Terminator. Ancora prima, nel 1957, l’astrofisico britannico Fred Hoyle aveva immaginato in The Black Cloud  una nuvola senziente e dotata di straordinaria intelligenza, una vera “cloud” ante litteram, quindi. L’anticipazione più sorprendente del moderno internet è invece contenuta in Terra di David Brin. Lo scrittore e astronomo americano immagina un colossale universo di informazioni con tanto di video, blog, forum di discussione e addirittura e-mail di spam. L’unica cosa che Brin non aveva previsto erano i server Dns: per accedere a una pagina occorre digitare una lunga stringa di numeri.

E con il cyberpunk arriva anche l’intelligenza artificiale. Se le due maggiori agenzie stampa del mondo, la Reuters e l’Associated Press, hanno già inventato algoritmi che scrivono notizie da soli, non c’è motivo per non immaginare che, tra qualche anno, un computer sarà in grado di comporre poesie come in The First Sally (1967) di Stanislaw Lem. Il primo esempio invece di connessione neurale tra uomo e macchina risale invece addirittura al 1939, ovvero al racconto Masson’s Secret di Gullen.

MEDICINA DAL FUTURO

I progressi della medicina che ci aspettano sono un altro filone tematico che ha sempre stimolato la fantasia degli scrittori di fantascienza e, anche in questo caso, molto di quello che allora era invenzione oggi è realtà. In Pattuglia Galattica (1937) di Edward Smith appare già un primo trapianto di occhio. 

L’autore più affascinato in assoluto da questa materia è probabilmente Philip K. Dick: innesti cutanei in Lotteria dello spazio (1955), un cuore meccanico (ahimé, provvisorio) in Il dottor Futuro (1960), test di gravidanza in I giocatori di Titano (1963), organi artificiali in Ubik (1966), bracci robotici che eseguono delicate operazioni chirurgiche in Follia per sette clan (1967). Ancora in Neuromante  troviamo occhi e fibre muscolari coltivate in laboratorio. Il libro di Gibson contiene un’altra incredibile anticipazione, seppure di altro genere: la carne sintetica prodotta in laboratorio, un’economica alternativa per chi non può permettersi quella reale. Perché un altro pilastro tematico della fantascienza è l’uomo che cerca di farsi Dio.

DALL’ANSIBLE AL LODESTONE RESONATOR, GLI ANTENATI DEL TELEFONINO

I primi antenati dei nostri telefonini risalgono al Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov, ovvero agli anni ’50.

Quando occorre comunicare da una galassia all’altra, serve però qualcosa di più, come l’Ansible, il dispositivo che consente di ricevere messaggi in tempo reale anche a distanze potenzialmente infinite, apparso per la prima volta in Il mondo di Rocannon (1966) di Ursula Leguin e poi “preso in prestito” negli anni successivi da numerosi altri autori, da Dan Simmons a Neil Gaiman, tanto efficace si era rivelata la trovata. Dal design suggestivo, ma un po’ meno pratico, è il “lodestone rosenator”, una specie di violino con una corda sola, citato nei libri di Philip Pullman. E, come per ogni gadget tecnologico che si rispetti, anche in questo caso il design migliora e le dimensioni diminuiscono con il tempo. L’Ansible della Leguin era uno scatolone che non poteva certo entrare in tasca. Molto più eleganti e pratici i dispositivi con i quali comunicano i personaggi del Ciclo dei Vor di Lois McMaster Bujold: alcuni si possono allacciare al polso, altri inseriti in gioielli da sfoggiare. Ci sono poi casi in cui le analogie con apparecchi realmente esistenti oggi sono così forti da far supporre che l’autore di turno abbia effettuato un viaggio nel tempo. I “cristalli” e gli “opton” utilizzati dai personaggi di Return from the Stars (1966) di Stanislaw Lem non sono altro che dei lettori di ebook e dei tablet sui quali leggere i quotidiani. E un “Newspad” apparirà due anni dopo anche in 2001: Odissea nello spazio di Arthur C. Clarke.

Più rudimentali i Personal Access Display Device di Star Trek Next Generation, tablet che gestiscono appena un’informazione alla volta. E, ora che viviamo costantemente attaccati ai nostri smart phone, quale soluzione più pratica di un telefono cellulare incorporato direttamente nella mano come lo ha Douglas Quaid, il personaggio interpretato da Arnold Schwarzenegger in Atto di Forza (1990) di Paul Verhoeven?

Per approfondire