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Admin

Nella nostra recensione di The Witcher 3 Wild Hunt vi proponiamo confronti fra le opzioni grafiche disponibili nel nuovo titolo con RED Engine 3, l’analisi delle caratteristiche di gioco e un parere sul valore artistico del nuovo rpg. Che non è certo semplice da recensire, visto che servono più di 60 ore per completarlo!



Vi ricordate il seguito spirituale di Eternal Darkness che fallì nella campagna di ricerca fondi? E’ stato detto da parte di Denis Dyack che Shadow of Eternals non è stato cancellato, dicendo anche che in futuro ci sanno maggiori informazioni sul titolo.

Per il momento non ci sono altre dettagli in merito, se non che è previsto per PC, PlayStation 4, Xbox One, PlayStation 3, Xbox 360 e Wii U.

Rimanete sintonizzati sulle pagine di Gamesource.it per ulteriori aggiornamenti!

Shadow-of-the-Eternals-02

 

Grazie, NintendoEverything

 

(AGI) – Houston, 27 mag. – Il virus dell’herpes puo’ curare il
cancro della pelle. Lo dimostra una ricerca pubblicata ieri sul
Journal of Clinical Oncology dove si spiega come una versione
“modificata” del virus dell’herpes simplex, denominata T-Vec,
sia stata utilizzata con successo per curare melanomi maligni
non operabili. Perche’ la terapia possa sbarcare sul mercato,
presumibilmente entro pochi mesi, manca solo il via libera
finale della Fda, l’autorita’ di controllo sul cibo e i farmaci
americana. L’utilizzo di un virus come un medicinale non
rappresenta una novita’ ma e’ la sua manipolazione genetica ad
dischiudere promettenti possibilita’.

(AGI) – Bruxelles, 27 mag. – Bere piu’ di 4 tazzine di caffe’
al giorno puo’ essere pericoloso per la salute, soprattutto per
le donne incinte e i giovani sotto i 18 anni. E’ quanto ha
stabilito l’agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa)
nel primo studio condotto in Ue sulle conseguenze per la salute
dell’assunzione di caffeina. L’agenzia raccomanda quindi che
vengano stabilite le dosi giornaliere massime oltre le quali
l’assunzione di caffe’ diventa “a rischio”. I pericoli
riguardano soprattutto le malattie di tipo cardiovascolare.

(AGI) – Roma, 27 mag. – Il 20% degli italiani soffre di qualche
forma di sordita’. Si tratta di un disturbo frequente,
soprattutto tra gli uomini, ma che oggi si puo’ affrontare con
successo. Lo sviluppo della chirurgia dell’orecchio, infatti,
ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, permettendo di
raggiungere ottimi risultati. “Siamo ormai in grado di
restituire l’udito anche ai sordi totali – afferma il prof.
Giuseppe Spriano, Presidente nazionale della Societa’ Italiana
di Otorinolaringologia e Chirurgia Cervico-Facciale (SIOeChCF)
e Direttore dell’Otorinolaringoiatria all’Istituto Nazionale
Tumori “Regina Elena” di Roma, e presidente del Congresso -.
Grazie all’elettronica e all’informatica, possiamo sostituire
anche la chiocciola, organo nervoso della percezione uditiva,
con un impianto cocleare. Questo non e’ ancora possibile con
gli altri organi di senso”. I progressi
dell’otorinolaringologia sono al centro del 102� congresso
nazionale che, da oggi fino a sabato, riunisce a Roma oltre
1.000 specialisti provenienti da tutta Italia. “L’otorino non
e’ piu’ solo il medico che toglie le tonsille – prosegue
Spriano – ma un chirurgo cervico-cefalico che utilizza
tecnologie ultra moderne per operare una zona del corpo molto
delicata. Possiamo oggi asportare tumori della laringe e
faringe passando dalla bocca, usando il Laser e il Robot. Il
viso e’ una parte ben visibile e che ha un’estrema importanza
estetica. E’ nostro dovere preservarla perche’ non operiamo
sull’addome, dove basta una maglietta per coprire vistose
cicatrici. Con la chirurgia ricostruttiva e’ possibile
sostituire i tessuti rimossi trasferendo, con veri trapianti,
porzioni di pelle, muscoli e ossa da altre sedi del corpo. Per
il naso invece utilizziamo molto l’endoscopia con la quale si
possono rimuovere tumori localizzati fino alla base cranica,
entrando dalla fossa nasale”. Uno specialista rivolto al
futuro, dunque, che vuole unire l’aspetto sociale a quello
scientifico. “Nel congresso ci sara’ una sessione molto
particolare – afferma la dott.ssa Barbara Pichi dell’
Otorinolaringoiatria dell’Istituto Nazionale Tumori “Regina
Elena” di Roma -. Abbiamo scelto di organizzare in piscina, con
un istruttore d’eccezione, Enzo Maiorca che vanta 23 record del
mondo di apnea, un corso sub per non vedenti e i sordo muti. Ma
durante il congresso sono previste altre immersioni: sara’
possibile studiare le modifiche che avvengono nell’orecchio
sott’acqua. Sappiamo che la pressione dell’acqua puo’ portare a
danni, infezioni all’apparato uditivo, rottura del timpano,
problemi che lo specialista ritrova poi nella pratica clinica”.
“Gli otorino nel nostro Paese sono circa 5.000 e rappresentano
la quarta branca della chirurgia italiana – sottolinea il dott.
Felice Scasso Segretario Nazionale SIOeChCF e Direttore
dell’Otorinolaringoiatria dell’Ospedale P.A.Micone di Genova -.
Tra le varie patologie che affrontiamo ci sono anche i tumori
della testa e collo. Sono neoplasie in forte aumento
soprattutto quelle dell’orofaringe, piu’ che raddoppiati negli
ultimi anni per colpa del virus dell’HPV. Per questo c’e’ una
integrazione terapeutica molto forte dell’otorino con il
radioterapista e l’oncologo medico”. “Nel congresso di Roma
molte sessioni e lezioni sono svolte da colleghi provenienti da
altri Paesi – prosegue Spriano -. Il confronto tra specialisti
di diverse nazioni e’ un presupposto indispensabile per
l’arricchimento culturale reciproco. Oggi la
otorinolaringoiatria italiana puo’ essere considerata allo
stesso livello di quella nord europea o statunitense. Una
grande differenza che costatiamo con l’estero e’ l’uso
didattico dei cadaveri. In Italia esiste un problema oggettivo
sull’utilizzo delle salme perche’ la legislazione a riguardo e’
molto restrittiva. Il loro uso a scopo didattico, e’
indispensabile e, come accade in molti altri Paesi, i giovani
medici devono avere questo training. Lo specializzando dovrebbe
fare prima interventi sul cadavere e poi sul vivente. Per
colmare questa lacuna al congresso abbiamo organizzato un corso
pre-congressuale di chirurgia su cadavere della durata di 2
giorni per 60 giovani specialisti, e durante il congresso ci
sara’ per tre giorni un collegamento in diretta dall’ospedale
San Camillo di Roma” dove verranno eseguiti tutti gli
interventi della nostra specialita’.

(AGI) – Roma, 27 mag. – Un nuovo biomarcatore permette di
predire, nel tumore mammario HER2 positivo, la resistenza a
terapie mirate di recente sviluppo. La proteina detective e’
hMENA11a, una variante del gene MENA. A individuarla e’ stato
un gruppo di ricercatori coordinati da Paola Nistico del
Laboratorio di Immunologia dell’Istituto Nazionale Tumori
Regina Elena in uno studio pubblicato sulla rivista Oncogene e
finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul
cancro. I risultati dimostrano che hMENA11a sostiene
l’attivazione di oncogeni importanti, quali HER2 ed HER3, e la
proliferazione e la resistenza alla morte cellulare. I
ricercatori hanno provato che la riduzione della quantità
della proteina nelle cellule tumorali le rende suscettibili a
nuovi farmaci, in grado di bloccare la via di segnale di PI3K,
la cui attivazione e’ un evento frequente nei tumori e
favorisce la progressione tumorale, oltre alla resistenza alla
chemio e alla radioterapia. Lo studio ha importanti
implicazioni cliniche e suggerisce che l’espressione di
hMENA11a puo’ rappresentare un biomarcatore di risposta a
terapie mirate, grazie anche alla disponibilita’ di un
anticorpo monoclonale che permette di riconoscere nei tessuti
tumorali l’espressione della proteina. Lo studio e’ stato
realizzato grazie a una nuova piattaforma tecnologica (Reverse
Phase Protein Array, RPPA), disponibile presso l’Istituto
Superiore di Sanita’, che permette di valutare l� attività di
una proteina nel complesso network delle vie di segnale
associate al tumore. “Una volta validato su grandi casistiche �
ha detto Nistico’ – l’impiego di hMENA11a potra’ essere
indicativo di successo o fallimento di terapie antitumorali
dirette verso PI3K. Pertanto l’analisi della sua espressione
guidera’ gli oncologi verso una scelta terapeutica con il
massimo beneficio per i pazienti”. (AGI)

(AGI) – Roma, 27 mag. – Una delle possibili cause della
sclerosi multipla potrebbe celarsi in una particolare classe di
linfociti del nostro sistema immunitario che, per via
dell’alterazione di un meccanismo importante per la loro
estinzione, sono “immortali”. A scoprirlo e’ stato un gruppo di
ricercatori della Fondazione Santa Lucia, in collaborazione con
l’Universita’ di Tor Vergata e l’Ospedale San Camillo di Roma.
I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cell Death and
Disease. La sclerosi multipla e’ una malattia autoimmune,
caratterizzata da una risposta esagerata proprio dei linfociti
T. I ricercatori romani hanno osservato che, in questo errato
funzionamento del sistema immunitario, i linfociti Th17
presentano un errore di programmazione che li rende resistenti
alla loro morte naturale. Il fenomeno osservato e’ importante,
perche’ la morte cellulare e’ un meccanismo indispensabile al
sistema immunitario per tenere sotto controllo l’attivita’ di
questa sua componente. Se il meccanismo salta, i linfociti
proseguono la propria attivita’ oltre i tempi programmati e
questo genera lo stato autoinfiammatorio del sistema
immunitario, che e’ appunto alla base della sclerosi multipla.
Nello studio i ricercatori sono riusciti anche a risalire alle
cause dell’anomalia. Si tratta della molecola FAS-L che
rappresneta l’orologio biologico che si attiva all’interno dei
linfociti T e ne regola l’estinzione a tempo opportuno.
“Abbiamo in generale constatato che la presenza di questa
molecola all’interno dei linfociti Th17 e’ fortemente inferiore
a quella osservabile negli altri linfociti T a ha spiegato
Elisabetta Volpe, coordinatrice del progetto a e questo
fenomeno e’ stato confermato anche nei pazienti affetti da
sclerosi multipla, dove le Th17 sono piy’ abbondanti”. (AGI)
.

(AGI) – Roma, 27 mag. – Si chiama ‘Duke’ il nuovo disco di Fabrizio Bosso, omaggio al “Duca” Ellington. Per i piu’ grandi musicisti e’ quasi un passaggio obbligato misurarsi con i maestri del passato, ripagando in qualche modo il debito che sentono di avere nei loro confronti. La scelta di Bosso, trombettista dalla voce inconfondibile e tra i piu’ quotati nella scena jazzistica italiana e internazionale, e’ caduta in questo caso su Duke Ellington, fra i compositori piu’ influenti di tutto il Novecento. Bosso riesce in un’operazione audace per affrontare la quale ha chiamato accanto a se’ Paolo Silvestri, che ha scritto arrangiamenti funambolici e pieni di verve che fanno di Duke molto piu’ di un semplice tributo a uno piu’ grandi maestri che il jazz abbia conosciuto. Partendo dagli standard piu’ celebri del “Duca”, Silvestri li rivisita senza stravolgerli, dando la giusta centralita’ alle note necessarie e preparando il campo a Bosso perche’ possa, grazie alla sua tecnica, al suo estro e al suo gusto inimitabile per la melodia, dare l’ennesima prova di un talento ormai maturo e capace di sorprendere ancora. Il trombettista di origini torinesi, che ci ha ormai abituati a incursioni in territori anche molto lontani dal jazz e la cui ecletticita’ gli ha consentito di muoversi con uguale disinvoltura in ambiti trasversali, ritorna con un album che suggella il legame indissolubile col suo primo amore: il jazz. Ad accompagnare la sua tromba in stato di grazia – autentico caleidoscopio di colori e timbriche sofisticate – ci sono Julian Oliver Mazzariello al pianoforte, Luca Alemanno al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria, insieme a una sezione di fiati maestri: Fernando Brusco e Claudio Corvini alla tromba, Mario Corvini al trombone, Gianni Oddi al sax alto, Marco Guidolotti al sax baritono e Michele Polga al sax tenore e soprano. Il disco, che esce in questi giorni per la Verve/Universi, rappresenta una lunga cavalcata tra i successi piu’ grandi del “Duca”, dalle atmosfere sofisticate delle Big Band di I Let A Song Go Out Of My Heart ai ritmi travolgenti di Caravan e Perdido, passando per una versione magnificamente riarrangiata di In A Sentimental Mood al lirismo di Solitude fino a I Don’t Mean A Thing (If It Aint’t Got That Swing). Completa la tracklist un medley a cui la direzione del maestro Paolo Silvestri conferisce grande coesione senza snaturare l’essenza dei brani proposti, unendo due grandi classici di Ellington: Black Tan Fantasy e Jeep’s Blues. E’ un disco che esalta l’eleganza compositiva dei brani di Duke Ellington evidenziando, allo stesso tempo, le doti indiscusse di interprete di Fabrizio Bosso che qui mette in luce ancora una volta un talento proteiforme e cristallino. (AGI) .