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Cronaca

In Italia il Black Friday è soprattutto la giornata dell’e-commerce ma la maggior parte degli italiani che venerdì 24 si dedicherà allo shopping lo farà nei negozi. Farà così il 69% degli intervistati da DoveConviene, la piattaforma digitale sulla quale oltre dieci milioni di italiani si informano e pianificano le proprie spese.  Importato diversi anni fa dagli Stati Uniti – dove segue di un giorno la festa del Ringraziamento -, il “Venerdì nero” è diventato ormai un appuntamento fisso anche nel calendario degli italiani, che approfittano degli sconti per togliersi qualche sfizio, anticipare i regali di Natale o anche solo regalarsi un momento di distrazione con lo shopping. L’anno scorso, secondo la ricerca Net Retail di Human Highway e Netcomm, gli italiani hanno speso 25,6 miliardi di euro per gli acquisti online, con un incremento del 25 per cento rispetto al 2015. Ma quali saranno i trend di quest’anno?

Gli italiani preferiscono i negozi

Ben l’86% degli intervistati ha dichiarato di avere in programma di usufruire delle offerte del Black Friday, un +4% in più rispetto al 2016. Informarsi online si conferma anche per questa occasione un trend (71%) contro un 29% di chi lo fa offline. Inoltre, la maggior parte degli acquisti avverrà in negozio (61%), mentre un 39% acquisterà online.

Soprattutto regali per famiglia

In linea con il 2016, gli italiani faranno acquisti per la famiglia (57%) e per se stessi (42%). Agli amici ci pensa, invece, solo l’1% dei rispondenti. Tra le motivazioni degli acquisti c’è il desiderio di concedersi qualche piacere personale, ma soprattutto la volontà di anticipare i regali di Natale (58%). 

Più fashion e meno tecnologia

Tra le categorie più ambite del 2016 si potevano annoverare l’elettronica (24%) al primo posto, gli abiti (23%) e i giochi per i più piccoli (10%). Nel 2017 le carte si mescolano e tra i must have troviamo in vetta alla classifica invece la moda con gli abiti (31%), seguita da articoli di elettronica (17%) e da elettrodomestici per la casa (11%).

Spese folli? Vince il budget medio

La previsione di spesa è di fascia medio alta: si attesta tra le 50 e le 100 euro per il 29%, tra le 100 e le 200 euro per il 26% e tra le 200 e le 400 euro per il 19%. Un 12% si dichiara anche disposto a spendere oltre 400 euro, in crescita rispetto al 2016 del 200%. I metodi di pagamento preferiti saranno la carta di credito (40%) e i contanti (39%) in controtendenza rispetto al 2016 in cui i contanti erano al 38%, mentre la carta di credito al 32%.

Tutte le iniziative online

Ma quali sono le catene di e-commerce che aderiscono all’iniziativa? Sicuramente Amazon che detiene la leadership della giornata. Basti ricordare che lo scorso anno grazie alla strategia dell’offerta ogni ora, la piattaforma digitale ha registrato oltre 1,1 milioni di vendite durante l’evento. Seguono Media World, Unieuro, e le grandi catene di negozi di tech. Ma ci sono anche Zalando, eDreams e persino Ikea. Il Post ha provato a raccoglierle in un calendario:

Dal 20 al 23 novembre

Nonostante le offerte siano già iniziate, è quella del 23 novembre la settimana più calda di Amazon, che metterà in vendita prodotti superscontati sulla sua pagina. Entrano nel vivo anche le promozioni “Black Hour” di ePrice e, fino al 22, pure gli sconti su Euronics.

Il Black Friday, venerdì 24 novembre

MediaWorld offrirà sconti in occasione del Black Friday sia sul suo negozio online che nei suoi negozi fisici e lo stesso farà il negozio di tecnologia ed elettrodomestici CometUnieuro proporrà degli sconti solo online invece. Il negozio di videogiochi GameStop comincerà a proporre sconti, sia online che nei punti vendita fisici, dalle 10 del 24 novembre alle 18 del 28: saranno però riservati a chi ha la carta GameStop+.

Tra i siti che vendono vestiti, sia Zalando che Asos e Zara proporranno promozioni, tra quelli di cosmetici c’è Sephora. Invece se volete approfittare degli sconti per comprare biglietti aerei per le vacanze, sappiate che eDreams aderisce al Black Friday; se vi serve qualcosa per la casa, il 24 cominciano gli sconti su Ikeaper tre “Black Days”.

Fino al Cyber Monday, lunedì 27 novembre

Gli sconti di Comet andranno avanti dal Black Friday fino al Cyber Monday. Se non avrete trovato quello che vi serviva da Comet o da MediaWorld, potrete provare su Euronics, dove gli sconti per il Black Friday saranno disponibili dal 25 al 27 novembre. Ovviamente anche Amazon aderirà al Cyber Monday e continuerà a proporre sconti dal 25 al 27 novembre. Lo stesso farà Sephora, il negozio di trucchi, mentre gli sconti di Ikea sono fino al 26 novembre.

 

A Sava, in provincia di Taranto, un appuntato dei Carabinieri, Raffaele Pesare, 53 anni, ha ucciso padre, sorella e cognato. Pesare ha usato la sua pistola di ordinanza e ha fatto fuoco, centrando organi vitali dei tre congiunti che erano con lui nell'appartamento di via Giulio Cesare, nel centro del paese. Poi ha rivolto l'arma verso si se e ha fatto fuoco: il proiettile l'ha colpito al mento e non ha leso organi vitali. Il militare è ora ricoverato al Policlinico di Bari.

Pare ormai assodato che tutto è nato da una discussione familiare che prima è degenerata in lite e poi in tragedia. Al centro il raccolto di un piccolo uliveto di proprietà del padre del carabiniere, Damiano. Il militare pensava che il raccolto di quest'anno toccasse a lui e invece il cognato Salvatore Bisci gli ha detto che non era così: quelle olive spettavano a lui. Sembra che tra Pesare e Bisci i rapporti fossero già critici, la questione delle olive da raccogliere ha poi inasprito le tensioni. 

Roberto Spada sarà presto trasferito al carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, vicino a Udine. Il 42enne, titolare di una palestra e fratello del boss Carmine, è detenuto a Regina Coeli dal 9 novembre per aver aggredito a Ostia il giornalista del programma Rai "Nemo-Nessuno Escluso", Daniele Piervincenzi e il filmmaker Edoardo Anselmi.
 


Roberto Spada

Indagato per i reati di lesioni e violenza privata aggravati dai futili motivi e dal metodo mafioso, Spada sarà recluso nella sezione "alta sicurezza 3". Circuito cui sono assegnati, tra gli altri, i detenuti per associazione mafiosa o per delitti aggravati dal metodo mafioso o per associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti. Tra gli ‘ospiti’ c’è anche Massimo Carminati, estremista di destra. Perché Tolmezzo? E come si svolgeranno le giornate di Spada all’interno dell’istituto?

Una prigione aperta 25 anni fa

I lavori per la costruzione della Casa circondariale di Tolmezzo iniziarono nel 1982, in due fasi: la prima dal 1983 al 1988 riguardò le opere esterne al muro di cinta; durante la seconda, dal 1986 al 1989, furono realizzate invece le opere interne al muro. Il 30 gennaio del 1992 fu ufficialmente istituita la Direzione della Casa Circondariale di Tolmezzo. I primi detenuti arrivarono nel dicembre 1992. La Casa Circondariale venne destinata alla popolazione femminile e maschile appartenente al circuito della media sicurezza. Nel 1999 fu soppressa la sezione femminile. Dal 2014 l’istituto è destinato ai detenuti maschili appartenenti al circuito dell’alta sicurezza legati alla criminalità organizzata.
 


Massimo Carminati

Le differenze tra alta sicurezza e 41 bis

L’istituto, che ospita 220 persone, ha anche una sezione per i detenuti al 41 bis, ma la maggior parte dei carcerati appartengono al circuito di alta sicurezza. Qual è la differenza? Lo spiega la direttrice dell’istituto, Silvia Della Branca, in un’intervista rilasciata all’emittente locale Radio Spazio: “Il 41 bis è un reparto in cui sono detenuti coloro che hanno un ruolo apicale nella organizzazione criminale. E sono soggetti a una serie di misure restrittive volte a impedire loro di gestire i traffici dal carcere. Sono, ad esempio, limitate le telefonate, i contatti con i familiari e persino la vita all’interno dell’istituto”.

I detenuti di alta sicurezza invece “sono una sorta di via di mezzo tra quelli comuni e quelli del 41 bis. Non possono essere classificati come detenuti comuni perché fanno parte della criminalità organizzata, ma non avendo un ruolo apicale non sono regolati dal 41 bis”.

Lezioni di cucina e giardinaggio

La riconversione non ha modificato le giornate dei carcerati, spiega all’Agi Silvia della Branca. L’unica novità “è che il carcere è più chiuso verso l’esterno rispetto a qualche anno fa. Il che vuole dire che le attività di lavoro all’aperto che i detenuti svolgevano prima, ora trovano posto all’interno dell’istituto”. Per il resto, i detenuti della sezione di alta sicurezza frequentano corsi di scuola media, superiore per operatori elettrici, edili, ragionieri e programmatori. Prendono parte alle lezioni di cucina, giardinaggio, falegnameria, gestione del magazzino”. Quando non sono impegnati sui banchi – in genere le lezioni durano 4-5 ore – i detenuti frequentano la palestra, il cinema, il teatro e hanno diritto alle ore di aria e ai colloqui con i parenti, secondo quanto previsto dalla legge”.

 

Una bomba a mano, del tipo 'ananas' è stata trovata in un pacco vicino al Tribunale di Milano. In attesa dell'intervento degli artificieri non è ancora chiaro se contenga l'esplosivo. A segnalarlo alle Forze dell'Ordine era stato un passante.

Con Bernardo Provenzano, morto il 13 luglio 2016, formava la terribile e sciagurata coppia di Cosa nostra. Raffinati e brutali strateghi della ferocia. Totò Riina, morto a Parma a 87 anni appena compiuti, è l'immagine più cruda e netta dell'anima nera e stragista della mafia, di cui è ritenuto ancora il capo indiscusso. Stava scontando 26 ergastoli e dal 1993 era recluso al 41 bis.

Le origini, l'ascesa sanguinosa a Corleone

Nato a Corleone, cuore antico e profondo della Sicilia, in una famiglia di contadini il 16 novembre 1930, si legò presto al capomafia Luciano Liggio e a 19 anni fu condannato ad una pena a 12 anni, scontata parzialmente nel carcere dell'Ucciardone, per aver ucciso in una rissa un suo coetaneo. Da fedelissimo di Liggio prese parte alla sanguinosa faida contro gli uomini di Michele Navarra. Nel 1969 avviò la sua lunga latitanza che diede inizio alla sua ascesa, sancita ancora nel sangue, il 10 dicembre, con la "strage di Viale Lazio", che doveva punire il boss Michele Cavataio.

Sempre più influente, sostituì spesso Liggio nel "triumvirato" di cui faceva parte assieme ai boss Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti. Risale a quegli anni l'asse con il loro 'compaesano' Vito Ciancimino, il sindaco mafioso di Palermo, con cui mise le mani nella politica e nell'amministrazione degli affari comunali. Nel 1971 fu esecutore materiale dell'omicidio del procuratore Pietro Scaglione e, nello stesso anno, partecipò ai sequestri a scopo di estorsione ordinati da Liggio, attraverso il quale stabilì rapporti solidi con 'Ndrangheta di Tripodo e i camorristi napoletani affiliati a Cosa nostra dei fratelli Nuvoletta.

Dal '74 reggente della cosca di Corleone, sempre più strategica negli assetti di Cosa nostra, scatenò la seconda guerra di mafia che vide dal maggio 1981 l'uccisione per mano dei boss a lui fedeli, di oltre 200 mafiosi della fazione Bontate-Inzerillo-Badalamenti, mentre molti altri rimasero vittime della cosiddetta lupara bianca. Un vero massacro fino a quando si insediò nel 1982 una nuova "Commissione" di stretta osservanza corleonese, composta da capimandamento fedeli a Riina e da lui guidata. 

Gli intrecci con la politica

Principale referente politico di Riina inizialmente fu Vito Ciancimino, il quale nel 1976 instaurò un rapporto solido con Salvo Lima. Seguì una serie di omicidi politici:

  • il 9 marzo 1979 Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia cristiana;
  • il 6 gennaio 1980 fu ucciso il presidente della Regione delle carte in regola Piersanti Mattarella;
  • il 30 aprile 1982 il leader del Pci siciliano Pio La Torre.

Lo schiaffo al Padrino e la catena del tritolo, dalla Sicilia al Continente

Un duro colpo il potere di Riina lo subì il 30 gennaio 1992 quando la Cassazione – nonostante i tentativi di cambiarne le sorti – confermò gli ergastoli del Maxiprocesso e sancì l'attendibilità delle dichiarazioni rese dal pentito Tommaso Buscetta: uno schiaffo al mito dell'impunità di Cosa nostra.

Il 12 marzo 1992 Lima venne ucciso: si era alla vigilia delle elezioni politiche e, alcuni mesi dopo, la stessa sorte toccò a Ignazio Salvo. A maggio l'attacco frontale allo Stato. La strage di Capaci nel quale fu ucciso Giovanni Falcone. Cinquantasette giorni dopo toccò a Paolo Borsellino, in via D'Amelio.

Nel '93 le stragi del Continente. Una "catena del tritolo" oggetto di indagini anche da parte della Procura di Firenze, su cui si è fatta maggiore chiarezza dopo depistaggi e silenzi. –

Le trattative, i papelli. Poi la cattura

In questo periodo sarebbe iniziata la presunta trattativa, al centro di un processo il cui primo grado è alle fasi conclusive. Cruciale il ruolo di esponenti dello Stato e Vito Ciancimino. Riina rispose alla richiesta di un accordo con il famoso Papello, finalizzato a ottenere la revisione del maxiprocesso, ad ammorbidire le condizioni dei detenuti, cancellazione della legge sui pentiti. Fu arrestato il 15 gennaio del 1993 dalla squadra speciale dei Ros guidata dal Capitano Ultimo, davanti alla sua villa, in via Bernini. Mentre restava libero Bernardo Provenzano, il 'ragionierè di Cosa nostra, preso solo l'11 aprile 2006, dopo 43 anni di latitanza. –

Lo stato, la criminalità: il grande depistaggio

Un periodo oscuro e torbido di contatti obliqui tra pezzi di Stato e della criminalità organizzata rintracciati a cavallo delle stragi. Ed è stato necessario un quarto di secolo per diradare parte delle nebbie sulla verità delle stragi, perché Cosa nostra ha agito per compartimenti stagni. Nessuno dei primi collaboratori di giustizia, faceva parte del mandamento di Brancaccio. Nel 2008 però ecco Gaspare Spatuzza, poi il pentimento di Fabio Tranchina e per ultimo quello di Cosimo D'Amato. Alle loro rivelazioni si sono aggiunti riscontri formidabili.

Ad aprile scorso è arrivata la sentenza del quarto processo sulla strage Borsellino: un punto fermo dopo depistaggi, falsi pentiti, ombre di mandanti esterni. Un attentato micidiale eseguito dalla mafia, ma maturato in un clima di veleni anche fuori Cosa nostra; e segnato dalle inquietudini di Paolo Borsellino che si disse – sconvolto, incredulo e in lacrime – "tradito da un amico". Anche qui l'irruzione di Gaspare Spatuzza ha consentito di aprire una nuova stagione giudiziaria e sgretolato le certezze arrivate dai precedenti processi per l'attentato che avevano resistito a tre gradi di giudizio.

Spatuzza si è autoaccusato del furto della Fiat 126, utilizzata come autobomba. A decidere la strage di via d'Amelio, così come quella di Capaci, è stato Totò Riina, in occasione degli auguri di Natale del 1991, nel corso di una riunione della Commissione provinciale. A portare a compimento la strage di via d'Amelio, il mandamento di Brancaccio, considerato il filo conduttore della stagione stragista conclusasi nel continente. Ad azionare il telecomando il boss Giuseppe Graviano. Anche la sentenza del maxiprocesso, devastante per Cosa nostra, sarebbe una delle cause scatenanti.

Cosa nostra aveva attivato tutti i canali istituzionali disponibili per arrivare all'aggiustamento finale della sentenza. Ma si era sentita abbandonata dai suoi referenti istituzionali. Altro fattore sarebbe quello secondo il quale Borsellino sarebbe stato a conoscenza dei contatti tra pezzi delle istituzioni e Cosa nostra e si sarebbe opposto.

I misteri che Riina si porterà nella tomba 

Dalle carceri di massima sicurezza ha continuato ad essere un simbolo suggestivo del potere di Cosa nostra, un riferimento concreto per l'organizzazione in difficoltà. Da lì ha continuato anche al lanciare editti di morte, come – nel novembre 2013 nei confronti del magistrato Nino Di Matteo. Nella tomba il boss si porta tanti misteri, della mafia e non solo. La presenza, a esempio, di eventuali mandati esterni e il coinvolgimento dei servizi segreti rimane al momento solo un'ipotesi investigativa, non provata, ma su cui non si molla la presa. Il procuratore di Caltanissetta Bertone ha avvertito che "ci sono ancora buchi neri". Il riferimento è anche all'agenda rossa del giudice Borsellino, mai trovata, e alle indicazioni fornite in aula da un ufficiale dei carabinieri: "Elementi che pongono la necessità di riaffrontare questo tema, per una ulteriore attività che dovrà essere svolta".

Il 29 luglio il Corriere della Sera rivelava che il ministero dell’Istruzione stava pensando a legittimare l’uso dei cellulari in classe, un “uso consapevole e in linea con le esigenze didattiche” secondo le parole del ministro Valeria Fedeli, oggetto di studio di un gruppo di lavoro a cui il Miur ha chiesto di “chiarire l’uso dei dispositivi personali delle studentesse e degli studenti in classe, intervenendo sulle attuali circolari, risalenti ad un periodo troppo lontano da oggi”. 

Il gruppo di studio si è composto in queste settimane e entro gennaio consegnerà le proprie proposte. Dovranno rispondere a tre domande principali:

  • In che modo gli strumenti digitali influiscono sui processi di apprendimento?
  • Come le nuove tecnologie possono essere impiegate per innovare le metodologie didattiche?
  • Qual è lo stato dell’arte ad oggi, a due anni dall’introduzione del Piano Nazionale Scuola Digitale?

Il primo gruppo di lavoro si occuperà della valutazione dell’uso degli strumenti digitali personali (smartphonetablet) in classe; il secondo della mappatura delle metodologie didattiche innovative.

Chi compone i gruppi di lavoro

I gruppi sono composti da esperti di pedagogia digitale, esponenti del mondo accademico, docenti che si occupano di digitale rivestendo anche il ruolo di animatori digitali nelle loro scuole, studiosi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), filosofi, rappresentanti del mondo dell’istruzione, animatori digitali e tecnici del MIUR: una platea qualificata che si confronterà, a partire dai prossimi giorni, sull’incidenza della tecnologia sulla qualità dell’apprendimento delle studentesse e degli studenti.

Promuovere azioni di ascolto di esperti che, a vario titolo, operano nel settore e favorire momenti di confronto e dialogo per definire una posizione efficace sulla tematiche di approfondimento; valutare tutte le possibili implicazioni legate all’uso degli strumenti digitali personali in classe per finalità didattiche; mappare tutte le metodologie didattiche, provvedendo alla loro valutazione rispetto all’incidenza sulla qualità dell’apprendimento; formulare proposte; elaborare linee guida di carattere culturale e pedagogico per aiutare a comprendere le potenzialità delle nuove tecnologie nel determinare stili di apprendimento innovativi nelle studentesse e negli studenti e il modo in cui queste possono influenzare il linguaggio, la scrittura, il pensiero logico-matematico, la memoria e il suo esercizio: sono gli obiettivi al centro dei lavori dei due gruppi, la cui costituzione è prevista tra le misure del PNSD, annunciate a luglio scorso dalla Ministra Fedeli.

A gennaio gli esperti presenteranno e proporranno alla Ministra Fedeli le linee guida e i documenti esito dello studio e del confronto portato avanti in questi mesi. Il gruppo di lavoro sull’uso dei device personali in classe, in particolare, dovrà produrre un documento di carattere culturale e pedagogico che possa aiutare a valutare come le tecnologie e i dispositivi digitali personali possano interagire e determinare stili di apprendimento innovativi, influenzare il linguaggio, la scrittura, il pensiero logico-matematico, la memoria e il suo esercizio. 

Il gruppo sui device si riunisce il 27 novembre, quello sulla mappatura delle metodologie didattiche innovative il 23.

 

Primo gruppo: Mappatura delle metodologie didattiche innovative

  • Prof Domenico Aprile, docente di informatica
  • Dott.ssa Rosa Bottino, ricercatrice e direttore dell’Istituto Tecnologie didattiche
  • Dott.ssa Daniela Barca: Dirigente scolastico presso l’istituto comprensivo 3 di Modena
  • Prof.ssa Stefania Bassi, docente di scuola primaria
  • Prof. Giovanni Biondi, Presidente Indire
  • Prof. Battista Quinto Borghi, professore Facoltà di scienze della formazione, Università Bolzano
  • Prof.ssa Manuela Cantoia, professore psicologia applicata della comunicazione e dei gruppi virtuali
  • Dott. Damien Lanfrey, segreteria tecnica del ministero dell’Istruzione dell’università e della ricerca
  • Dott. Salvatore Giuliano, dirigente scolastico dell’Itis Majorana di Brindisi
  • Dott.ssa Simona Montesarchio, direttore Direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica e l’innovazione digitale del Miur
  • Dott. Marco Orsi Dirigente scolastico e fondatore di Scuola senza zaino
  • Prof.ssa Emanuela Pulvirenti, docente di disegno e storia dell’arte
  • Prof. Benedetto Scoppola, professore di Fisica matematica presso l’Università Tor Vergata di Roma
  • Dott.ssa Donatella Solda, dirigente presso l’ufficio di Gabinetto dell’on.le ministro dell’Istruzione
  • Prof. Pier Cesare Rivoltella, professore di tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento presso l’università Cattolica di Milano
  • Prof.ssa Tyllia Urschitz, docente presso l’istituto comprensivo “Lorenzi” di Fumane (Vr)

 

Secondo gruppo, valutazione dell’uso dei device personali in classe:

  • Prof. Giovanni Boccia Artieri, professore di sociologia dei new media, Università degli studi di Urbino
  • Prof. Giovanni Baniolo, professore di filosofia della scienza, Università di Ferrara
  • Dott. Luca De Biase, direttore di Nova e esperto di digitale
  • Prof. Giovanni Caprioli, docente in comando presso la Direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica e l’innovazione digitale
  • Prof.ssa Daniela Di Donato, dovente di lettere in una scuola secondaria di primo grado
  • Prof. Adriano Fabris, professore di filosofia morale presso l’Università degli studi di Pisa
  • Dott. Antonio Fini, dirigente scolastico in distacco Università di Firenze
  • Dott. Damien Lanfrey, segreteria tecnica del ministero dell’Istruzione dell’università e della ricerca
  • Ing. Vittorio Midoro, ricercatore presso l’istituto per le tecnologie didattiche del Cnr
  • Prof.Elisabetta Nanni, docente e formatrice sulle tematiche del Pnsd
  • Dott.ssa Donatella Persico, ricercatrice Cnr
  • Dott. Giuseppe Pierro, dirigente Direzione generale per lo studente
  • Prof.ssa Maria Ranieri, Professoressa associata di didattica e pedagogia Università di Firenze
  • Dott.ssa Concetta Senese, dirigente scolastico liceo scientifico Ceccano
  • Dott.ssa Donatella Solda, dirigente presso l’ufficio di Gabinetto dell’on.le ministro dell’Istruzione
  • Prof. Giuseppe Veltri, professore associato presso l’università degli studi di Trento

Da marzo 2017 il matrimonio non è più una sistemazione economica definitiva. E vale anche per Veronica Lario. Un tempo l'amore finiva, le coppie scoppiavano, ma l'articolo 5 della legge sul divorzio garantiva comunque alla moglie il mantenimento del tenore di vita goduto durante la convivenza. Un fastidio per i miliardari, una rovina per modesti impiegati che si ritrovavano a non riuscire più a metter insieme il pranzo con la cena. Ma la storia cui si sono ispirati i giudici della Corte d'Appello di Milano per ribaltare la decisione di attribuire un assegno milionario alla ex signora Berlusconi non ha niente a che vedere con i poveracci, ma con un altro divorzio milionario: quello tra tra Vittorio Grilli, ex ministro dell'Economia nel governo di Mario Monti, e l'imprenditrice Lisa Lowenstein.

Da dove è cominciato tutto

Nel maggio 2017 i supremi giudici respinsero il ricorso con il quale l'ex moglie del ministro reclamava l'assegno di mantenimento già negato le con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014. Il mantenimento del tenore di vita precedente il divorzio non è più un diritto, stabiliva la sentenza 11504. Grilli, dopo la fine del matrimonio, aveva subito una contrazione dei redditi. Lowenstein poteva mantenersi da sola. Così la Cassazione stabiliva nuovi parametri in materia di assegno di divorzio: conta il criterio dell'indipendenza o autosufficienza economica, non il tenore di vita goduto nel corso delle nozze per assegnare l'assegno al coniuge che lo richiede. Il matrimonio cessa così di essere "sistemazione definitiva": sposarsi, scrive la Corte, è un "atto di libertà e autoresponsabilità".

"Tutto ruota proprio intorno a questo principio: quello della autoresponsabilità" dice all'Agi l'avvocato matrimonialista milanese Eliana Onofrio. "Prima si guardava la coppia prima e dopo il matrimonio, ma è una visione superata e non si valuta più una persona in  funzione dell’altra, ma come singoli individui. La domanda che il giudice si pone è: dopo il divorzio riesci a restare in piedi da solo? Hai di che mantenerti? Sono stati indicati i criteri, che inizialmente erano solo di carattere concettuale e ora sono fattuali: redditi, cespiti patrimoniali, capacità di lavoro effettiva (in relazione all’età, al sesso e al contesto economico) e la disponibilità di una abitazione. Tutti questi parametri vengono valutati insieme per valutare se c’è l’autonomia economica".

Sì, ma che cosa è indipendenza economica? Anche su questo sono intervenuti i giudici di Milano a mettere qualche paletto. Sono loro che hanno stabilito di utilizzare lo stesso criterio che viene seguito per il diritto ad avere o meno un avvocato d'ufficio: la soglia di reddito di mille euro al mese. In buona sostanza: se una donna guadagna almeno mille euro al mese e ha un tetto sopra la testa, non ha diritto all'assegno di divorzio. Anche se il marito è miliardario. E vale a Milano come a Palermo.

"Il concetto espresso dalla Cassazione" dice l'avvocato Onofrio, "è il superamento di quel rinvio a tempo indeterminato della dissoluzione dei vincoli patrimoniali di un matrimonio, che di fatto è un ostacolo alla creazione di un nuovo nucleo familiare, diritto sancito dalla Corte dei diritti dell'uomo. Quello che è successo negli ultimi sei mesi è che tutti i tribunali – non solo Milano e Roma, ma anche quelli minori – si sono adeguati in maniera supina all’orientamento della Cassazione. La prova che che non si è trattato di una semplice virata data della giurisprudenza su un caso, ma che il terreno sociale era pronto e anzi desideroso di questo cambiamento".

E che impatto ha avuto questo sulla vicenda Lario? "Tutta l’impostazione che è stata data al caso fin dall'inizio" dice ancora l'avvocato Onofrio, "partiva dal fatto che fossero stati spostati molto a lungo, con un elevato tenore di vita, e che la signora Lario si fosse dedicata a alla prole e alla famiglia e, di concerto con il marito, avesse abbandonato la carriera di attrice. Tutti criteri validi prima della sentenza di maggio della Cassazione".

Che succede ora 

A Veronica Lario rimane il ricorso in Cassazione, dove però la battaglia si preannuncia dura. Sono state diverse le pronunce che hanno confermato il valore della sentenza 11504, inclusa una della prima sezione (quella che l'aveva emessa) ma con composizione diversa e una della sesta sezione che è composta da giudici provenienti da diverse sezioni. E' difficile, quindi, che ci sia una sconfessione che comunque aprirebbe le porte al ricorso alle sezioni unite. Ma le cose potrebbero cambiare ancora: a un gruppo di parlamentari il criterio 'mille euro al mese' varato dai giudici di Milano e sposato un po' ovunque non piace e per questo è stato depositato un progetto di legge diretto a modificare i parametri per la determinazione dell'assegno di divorzio. Via il riferimento al tenore di vita, ma anche all'indipendenza economica. 

La Corte d'appello di Milano ha stabilito di applicare il precedente del caso dell'ex ministro dell'Economia Vittorio Grilli nella disputa tra Silvio Berlusconi e l'ex moglie Veronica Lario. Grilli ottenne allora il diritto a non dover mantenere la moglie, in quanto economicamente autonoma, scardinando il principio dello "stesso tenore di vita". Veronica dovrà restituire, in base a quanto stabilito, il denaro ottenuto a partire dal febbraio 2014, oltre 60 milioni di euro. L'ex first lady potrà ricorrere ancora una volta alla Cassazione, che però difficilmente contraddirà se stessa (La Repubblica).

Ad aprile scorso Veronica Lario aveva segnato un punto a suo favorenell’infinita battaglia legale pre e post divorzio, ottenendo il pignoramento di 26 milioni di euro su alcuni conti personali del Cavaliere. Ora però la Corte d’Appello di Milano ha accolto l’istanza dell’ex premier di applicare la recente sentenza sull’assegno di divorzio della Cassazione, per cui conta il criterio dell’autosufficienza economica e non il tenore di vita goduto durante le nozze (Corriere della Sera).

I legali del leader di forza Italia hanno sostenuto che la ex first lady non avrebbe avuto diritto agli alimenti in quanto, avendo liquidità per 16 milioni, gioielli e società’ immobiliari tra cui quella che ha nome ’Il Poggio’, gode di certo di una determinata ’tranquillita’’ economica ed e’ autosufficiente (La Stampa). La perdita oggi, dell'assegno divorzile, è l'ultimo atto di una lunga battaglia legale che ha visto contrapposti Silvio Berlusconi e Veronica Lario. Una lunga storia di scaramucce nei tribunali di Milano e Monza, dopo un matrimonio durato 27 anni. Queste le principali tappe.

Tutte le tappe della relazione Berlusconi-Lario 

15 novembre 1990: Silvio Berlusconi e Veronica, pseudonimo di Miriam Raffaella Bartolini, si sposano con rito civile celebrato dal sindaco Paolo Pillitteri a Palazzo Marino, sede del comune di Milano. Testimoni, per lo sposo, Fedele Confalonieri e Bettino Craxi e per la sposa Anna Craxi e Gianni Letta. L'inizio del loro rapporto risale comunque a una decina d'anni prima e la coppia, il giorno delle nozze, ha già tre figli: Barbara nata nel 1984, Eleonora (1986) e Luigi (1988).

31 gennaio 2007: Dopo un lungo periodo di voci su una crisi della coppia, Veronica scrive una lettera aperta a 'Repubblicà in cui chiede al marito "pubbliche scuse" per le parole galanti rivolte pubblicamente ad alcune donne alla cerimonia del premio televisivo dei 'Telegattì. – 12 novembre 2009: Il Corriere della Sera riporta la notizia del deposito in Tribunale, da parte di Veronica, di un "ricorso individuale con addebito" del marito. In sostanza un atto di richiesta di separazione per colpa. La notizia viene in un primo tempo smentita.

8 maggio 2010: Inizia davanti al presidente della nona sezione del Tribunale civile di Milano, Gloria Servetti, l'udienza di separazione. Si parla di un'intesa di massima su un assegno mensile di 300 mila euro e l'usufrutto a vita della villa di Macherio. – 21 settembre 2010: Diventa ufficiale la 'rotturà tra Silvio e Veronica sulle condizioni per la separazione.

28 dicembre 2012: Il giudice stabilisce in 3 milioni al mese, senza l'uso della villa di Macherio, l'assegno di mantenimento.

19 marzo 2013: Gli avvocati di Silvio Berlusconi presentano ricorso contra la decisione di primo grado.

10 aprile 2013: Anche Veronica si costituisce in appello

Luglio 2013: Berlusconi si rivolge al tribunale di Monza per il divorzio

22 ottobre 2013: Il tribunale di Monza stabilisce in 1,4 milioni l'assegno che il fondatore di Mediaset dovrà versare all'ex first lady

18 febbraio 2014: è il giorno dell'atto ufficiale di divorzio. Il Tribunale di Monza scioglie il matrimonio. Prosegue invece il contenzioso economico con l'appello ancora fermo a Milano.

15 settembre 2014: La Corte d'appello di Milano fissa in 2 milioni (riducendolo di un milione) l'assegno di mantenimento di separazione.

16 maggio 2017; La Cassazione conferma la sentenza di secondo grado.

16 nov 2017: La Corta d'Appello di Milano stabilisce che Veronica non ha diritto all'assegno da 1,4 milioni e deve anche restituirne 60 a cui non aveva diritto.

L'eutanasia è illecita e lo sarà sempre, mentre evitare l'accanimento terapeutico non significa uccidere qualcuno. Sono rivoluzionarie le parole che Papa Francesco ha detto in un messaggio inviato al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del "fine-vita", organizzato in Vaticano.

"Non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l'uso, equivale a evitare l'accanimento terapeutico, cioè compiere un'azione che ha un significato etico completamente diverso dall'eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte", sono le parole del Pontefice, secondo quanto riporta Repubblica.

Il Papa ricorda come oggi sia "possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare", come riporta La Stampa . Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è pià insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona".

Già Papa Pio XII – ha ricordato il Papa – "in un memorabile discorso rivolto 60 anni fa ad anestesisti e rianimatori, affermò che non c'è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene. E' dunque moralmente lecito rinunciare all'applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito 'proporzionalità' delle cure'". Quest'ultimo è un riferimento alla dichiarazione sull'eutanasia pubblicata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede il 5 maggio 1980.

Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire

"L'aspetto peculiare di tale criterio è che prende inconsiderazione 'il risultato che ci si può aspettare, tenuto conto delle condizioni dell'ammalato e delle sue forze fisiche e morali'. Consente quindi di giungere a una decisione che si qualifica moralmente come rinuncia all''accanimento terapeutico'". "E' una scelta che assume responsabilmente il limite della condizione umana mortale, nel momento in cui prende atto di non poterlo più contrastare. 'Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire', come specifica il Catechismo della Chiesa Cattolica. Questa differenza di prospettiva restituisce umanità all'accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere".

Come si fa, però, a riconoscere uan situazione in cui è lecito interrompere l'accanimento terapeutico. Per stabilire se un intervento medico clinicamente appropriato "sia effettivamente proporzionato non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale" dice il Papa. Occorre, continua il Papa "un attento discernimento, che consideri l'oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. La dimensione personale e relazionale della vita – e del morire stesso, che è pur sempre un momento estremo del vivere – deve avere, nella cura e nell'accompagnamento del malato, uno spazio adeguato alla dignità dell'essere umano" rileva Avvenire 

Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità

"Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità'. E' anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta, rendendone doverosa la rinuncia qualora tale proporzionalità fosse riconosciuta mancante. E' una valutazione non facile nell'odierna attività medica, in cui la relazione terapeutica si fa sempre piu' frammentata e l'atto medico deve assumere molteplici mediazioni, richieste dal contesto tecnologico e organizzativo". 

Le accuse di molestie rivolte da almeno dieci ragazze a Fausto Brizzi, per sua moglie Claudia Zanella “restano solo voci”. Dopo giorni di silenzio assoluto, l’attrice ha voluto dire la sua e lo ha fatto  con una lettera in difesa del marito indirizzata al direttore della rivista “Oggi” che aveva parlato di una crisi coniugale tra il regista e la Zanella, sposati da tre anni e con una figlia, Penelope Nina, nata il 28 febbraio del 2016.

Per Claudia Zanella oggi la priorità è sua madre, che non sta bene. Ma, suo malgrado, si ritrova al centro di una bufera mediatica che l’ha tenuta “barricata in casa da 5 giorni”. “Non posso nemmeno portare mia figlia di un anno e mezzo al parco, perché sotto al nostro portone ci sono giornalisti e paparazzi a qualsiasi ora del giorno e della notte”. Una invasione di privacy che l’attrice considera una forma di “violenza sulle donne: in questo caso io e mia figlia”.

“Così si distrugge un uomo”

“Mio marito – ha continuato nella lettera – ha ribadito, più volte, di non aver mai avuto rapporti non consenzienti. In questo momento gli sono vicina perché così avviene tra una moglie e un marito quando si affrontano periodi difficili. Queste accuse formulate in tv, nei salotti televisivi di trasmissioni di gossip, senza nessuna garanzia, possono distruggere la carriera di un uomo, il suo matrimonio e la sua esistenza. Se mio marito ha avuto rapporti con altre donne nel corso del nostro matrimonio, voglio parlarne da sola con lui, nel nostro privato, come è giusto che sia. Devo capire se come moglie mi ha mancato di rispetto. Sono madre di una meravigliosa figlia femmina, e devo esserle di esempio”.

“Le accuse non corrispondono all’uomo che conosco” 

"Mi addolora molto ascoltare le accuse che sono state rivolte a Fausto in questi giorni perché non corrispondono in nessun modo alla persona che conosco, pur nutrendo il massimo rispetto per le donne che si sono sentite ferite. Mi spiace anche perché a prescindere dal fatto che l’imputato in questo tribunale mediatico sia mio marito, non trovo affatto corretto per nessuno essere descritto come il peggiore dei criminali".

Le molestie? “Si può e si deve dire di no”

“Si può e si deve dire di NO davanti a una avance di un produttore o di un regista importante, se questo non ci piace. Perché la carriera si costruisce con il talento, lo studio, l’impegno, non a letto”, dichiara Zanella, che si racconta così: “Ho iniziato a fare l’attrice a 11 anni, oggi ne ho 38. In questi anni mi è capitato di sentire di tutto, racconti di molestie di produttori su attori e attrici, abusi di potere da parte di registi e casting (uomini e donne), avance ricevute poco gentili e decisamente fuori luogo. Ho anche conosciuto attori e attrici alla ricerca di notorietà a tutti i costi. Se buona parte di tutto ciò che ho sentito ed è circolato nel nostro mondo fosse vero, da essere umano profondamente rispettoso del prossimo, ne sarei profondamente disgustata. Però deve esserci una distinzione: davanti alla violenza o all’abuso dobbiamo correre dai carabinieri e denunciare; davanti ad un approccio non gradito, invece, dobbiamo rispondere con un secco ‘no’, e andarcene, come ho fatto io stessa molte volte in questi anni nell’ambiente del cinema, della televisione e della moda”.

Chi è la moglie di Brizzi

Nata a Firenze il 30 marzo 1979, finalista a Miss Mondo, vegana convinta – suo marito ha scritto un libro per Einaudi: “Ho sposato una vegana” – Zanella è un volto noto del piccolo e del grande schermo. Dopo una serie di cortometraggi, il 2004 è l’anno giusto: Claudia si fa conoscere in tv con l fiction “Marisa di Casal Lumbroso” e in tv con L'amore ritorna, regia di Sergio Rubini (2004). L’anno successivo è la volta di “Quo vadis, baby?” di Gabriele Salvatores-. Seguono

Nel 2013 lavora con Fausto Brizzi al film “Pazzo di Me”. Il set è galeotto. I due si innamorano e si giurano amore eterno l’anno successivo con un matrimonio intimo sulle dune di Sabaudia.

“Impossibile che le mogli non sappiano nulla”

“Colpisce che queste mogli – scrive su La Stampa la scrittrice e conduttrice Antonella Boralevi – dopo anni o decenni di festosa pubblica esibizione del loro matrimonio perfetto, annuncino di aver chiesto il divorzio la mattina dopo che lo scandalo è venuto alla luce. È ragionevole pensare che la moglie del predatore non si accorga di nulla? Temo di no, magari sbaglio”, Boralevi si interroga su cosa spinga una moglie a restare accanto ad una figura di questo tipo. “L’interesse economico, la conservazione della quiete familiare, la scarsa fiducia in se stessa? Forse questa infinita storia dei predatori ci costringe a guardare con gli occhi aperti anche la natura del matrimonio contemporaneo, nella ricca società occidentale”. 

In realtà, secondo i rumors, Claudia Zanella avrebbe lasciato il marito. L'avvocato della coppia ha smentito le indiscrezioni degli ultimi giorni, eppure si continua a parlare di una separazione. Gli amici del regista, che gli sono rimasti vicino, starebbero provando a convincere la donna a fare retromarcia, a tornare sulla sua decisione, anche perché Fausto Brizzi nel frattempo non riuscirebbe a darsi pace. Pare che stia dormendo poco, che mangi ancor meno e che sia dimagrito sensibilmente. C'è addirittura chi parla di un dimagrimento di dieci chili. Lui intanto respinge tutte le accuse, ma potrebbe non bastare per chiudere un caso destinato a far discutere ancora a lungo. 

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