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Cronaca

Topi, zanzare, gabbiani, addirittura cinghiali. E poi immondizia, degrado, incuria. Che sta succedendo a Roma? La violenza subita da una senzatetto tedesca nella centralissima e (un tempo) bellissima Villa Borghese ha portato all'attenzione del mondo intero la situazione di degrado in cui versa Roma. E così la villa, che con i suoi 80 ettari di verde e viali alberati era il luogo ideale per passeggiate romantiche e per fare sport, è diventato il simbolo del degrado.

"Raggi intervenga per salvare le ville romane"

Le associazioni ‘Amici di Villa Borghese’, ‘Associazione per Villa Pamphilj’, ‘Leprotti di Villa Ada’ e ‘Osservatorio ambientale Sherwood’ hanno chiesto al Comune un intervento in grado di contrastare “Il degrado e l’abbandono delle ville storiche che stanno superando il limite di non ritorno”, raccolto dal Corriere della Sera. Tra le richieste delle associazioni, che si fanno portavoce di un sentimento comune, l’istituzione di una ‘casa del parco’ e la realizzazione di strutture e servizi quali bagni e spazi per i bambini. Il parco richiederebbe un costante monitoraggio e la chiusura notturna. 

Leggi anche: Tutta la verità su Roma secondo Beppegrillo.it "Curata, pulita, decorosa"

Beatrice Lorenzin contro la sindaca di Roma

E in questo settembre si è riacceso lo scontro tra la sindaca Virginia Raggi e la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin. Uno scontro iniziato 5 mesi fa, ad aprile, quando un bambino di tre anni era stato morso da un topo mentre giocava in un parco al Prenestino. In una lettera aperta alla sindaca, la Lorenzin scriveva che “affrontare il tema della raccolta dei rifiuti e della pulizia della città è una questione di capacità amministrativa e di visione. Invece si è aggravata l'emergenza igienico sanitaria che io stessa segnalai al prefetto Tronca due anni fa, a cominciare dalla derattizzazione, dai gabbiani, dalla zanzara tigre, fino alla presenza oramai perenne di pidocchi e blatte”.

Lo scontro si rinnova

Dopo cinque mesi, la situazione a Roma sembra essere addirittura peggiorata e la scusa dell’amministrazione capitolina di essersi insediata ha ormai fatto il suo corso.

Adesso la polemica si rinnova a causa dell’emergenza Chikungunya, malattia tropicale virale, caratterizzata da febbre e forti dolori soprattutto articolari, che tra Roma e Anzio ha colpito finora 93 persone, come riporta il Corriere della Sera. La Chikungunya non è una malattia grave ma ‘solo’ una febbre particolarmente debilitante, ed è la stessa Lorenzin a tranquillizzare tutti dichiarando che “Non esiste nessun allarme”. Tuttavia la ministra ha ricordato quanto sia indispensabile operare tempestivamente le disinfestazioni. Per il Movimento 5 Stelle Daniele Diaco ha replicato che “a oggi sono stati effettuati ben 1635 interventi”. Eppure, secondo una ricostruzione del Messaggero, sono ancora 71 le aree a rischio nelle quali sono stati segnalati casi probabili e confermati Chikungunya.

Leggi qui per saperne di più sulla Chikungunya

I topi in due scuole

Ben più pericolose delle zanzare, seppure meno potenti dal punto di vista mediatico, sono i topi. Nella Capitale (come in tutte le grandi città) ci sono sempre stati. Ma il fatto che due scuole, destinate a ospitare i bambini, non abbiano riaperto perché infestate dai topi è una novità. La scuola materna comunale Gregna Sant’Andrea di via della Seta, in periferia, non ha riaperto dopo le vacanze scolastiche, a causa della presenza dei roditori. L’amministrazione dell’istituto ha inoltrato pronta segnalazione al VII municipio, che ha autorizzato le derattizzazioni proprio in questi giorni. Stessa storia a Trigoria, dove i topi hanno trovato riparo nell'istituto “Marta Russo”, complesso che ospita elementari e medie e che è rimasto chiuso per giorni aspettando la derattizzazione. 

Gassman e Tor di Valle

La situazione in cui versa Roma è stata segnalata spesso dagli stessi romani. E va avanti da anni, sempre peggio. Non a caso nel 2015 fece scalpore l'attore Alessandro Gassman che su Twitter invitava i romani a prendere ramazza e scopa e pulire il proprio quartiere. Per non parlare dello Stadio della Roma. La scelta di Tor di Valle fece storcere il naso agli ambientalisti che parlarono di oasi naturale. A quel punto prolificarono sul web video di romani che facevano vedere in che condizioni fosse la zona, tra immondizia, sterpaglie e rifiuti di ogni genere. 

Galleria Fotografica: Ecco com'è Tor di Valle

"Vi ringrazio per il vostro lavoro. Non è stato facile cominciare questo lavoro. Voi avete dovuto nuotare contro corrente perché c'è una realtà, la coscienza su questi delitti, che la Chiesa ha preso, è arrivata un po' tardi. E quando la coscienza arriva tardi i mezzi per risolvere il problema arrivano tardi. È la realtà: la antica pratica di spostare da una diocesi all'altra ha addormentato un pò le coscienze, anche se alcuni sono stati profetici, come il cardinale O'Malley vostro presidente". Con queste parole Papa Francesco si è rivolto questa mattina alla Pontificia Commissione per la protezione dei minori, presieduta dal cardinale di Boston Sean O'Malley. 

Le dimissioni di due membri della commissione

Papa Francesco, che ha consegnato e non letto un lungo e articolato discorso, precisando che il suo contenuto resta valido e importante, ha voluto affrontare a braccio il problema che nei mesi scorsi ha messo in crisi la Commissione portando alle dimissioni di due membri, che erano proprio gli unici rappresentanti delle vittime nell'organismo: il rapporto con la Congregazione della Dottrina della Fede, criticata per la sua lentezza. Una situazione che ha portato tra l'altro alla non riconferma del suo prefetto, il cardinale Muller prepensionato quest'estate da Francesco (La Stampa).

"È grave il problema. È grave che alcuni non ne abbiano preso coscienza"

In merito a tali lentezze, la cui esistenza ha ammesso essere un problema reale, Bergoglio ha detto testualmente: "Credo che per il momento risolvere il problema degli abusi deve essere sotto la competenza della Congregazione della Dottrina della fede. Questo è stata una cosa pratica, che la Chiesa ha sempre fatto, come per la riduzione allo stato laicale dopo il Concilio: l'ha presa sempre la Congregazione della Dotttrina della Fede. Poi quando la cosa si è sistemata, è passata ad altri dicasteri in quel caso quello del culto e quello del clero. Alcuni chiedono che il tema degli abusi vada direttamente al sistema giuduiziario, cioè al Tribunale della Rota e alla Segnatura. Ma in questo momento è grave il problema ed è grave che alcuni non abbiano preso vera coscienza del problema" (La Repubblica).

"La commissione va un po' aggiustata"

"Ci sono – ha continuato Francesco – tanti casi che non avanzano, non vanno avanti, questo è vero. Col nuovo segretario della Congregazione (monsignor Giacomo Morandi, ndr) che sarà consacrato arcivescovo, si sta cercando di prendere più gente che lavori nella classificazione dei processi. Il primo problema è studiare i dossier. Poi nella Feria IV si risolve (cioè si emette la sentenza, ndr)". Il Papa ha citato infine "le lamentele che il processo non era valido" per mancanza di un diverso tribunale di appello, in quanto la stessa riunione (la Feria IV, cioè del mercoledì) giudicava anche gli appelli. Per questo, ha concluso, "si è fatta quella Commissione per ricevere i ricorsi. Una Commissione che lavora bene ma deve essere aggiustata un po' con l'inserimento di qualche vescovo diocesano che conosca il problema proprio in sito".

"Pedofilia è una malattia, non darò mai la grazia a chi se ne macchia"

 "Un abuso sui minori, provato, è sufficiente per non ricevere il ricorso. Se ci sono le prove la pena è definitiva. Non per un'avversione: la persona che fa questo, uomo o donna, è malata. E' una malattia e oggi lui si pente ma poi dopo due anni ricade. Dobbiamo metterci in testa che è una malattia". Lo ha affermato Papa Francesco parlando alla Pontificia Commissione per la protezione dei minori. Il Papa ha spiegato ai membri del nuovo dicastero che intende "bilanciare" la tendenza ad abbassare la pena dei canonisti che si occupano degli appelli riguardo alle sentenze per abusi sui mionori. Poi ha aggiunto: "Quanto alla richesta di grazia al Papa, io per questi crimini non firmo grazie".  "In un solo caso ho accolto il provverdimento di un vescovo, quello di Crema, che toglieva tutti i ministeri al sacerdote colpevole, ma non lo stato clericale. Davanti alle due possibilità ho scelto la più benevola. Ma dopo due anni questo è ricaduto. E' stata l'unica volta che ho sbagliato, ma da questo sbaglio ho imparato" (Corriere). 

 

 

 

 

 

 
 
 

Ha 14 anni, da dieci frequenta le aule scolastiche, è non vedente e ogni anno al suono della prima campanella si trova con la stessa drammatica situazione: niente docenti di sostegno specializzato, niente assistenza specialistica, niente libri in braille. Impossibilitata a seguire le lezioni. È la storia di I.C., la giovane di Vibo Valentia finita agli onori delle cronache già l'anno scorso dopo che il suo caso aveva sollevato polemiche, un'interrogazione parlamentare e una sentenza del Tar di Catanzaro, che aveva condannato il ministero dell'Istruzione. L'associazione 'Io vedo con le mani' in una lettera aperta denuncia una situazione ormai insostenibile, a pochi giorni dall'avvio dell'ennesimo anno scolastico senza sostegni di alcun tipo per la giovane.

La lettera dell'associazione: "Un'alunna mandata a scuola senza libri"

"Giovedì 14…la data fatidica nella quale le campanelle degli istituti calabresi hanno suonato in questo settembre 2017 l'ingresso a scuola per tutti! Ma proprio per tutti? Sì, proprio per tutti!", attacca la lettera. "Siamo ormai saturi del gioco dello scaricabarile, che sa tanto del modo più antico per esimersi dai propri doveri e dalle proprie responsabilità. Non basta quindi dire e neppure scrivere nell'attesa di risposte? È tempo piuttosto di "fare". Già! Fare?!!".

"Nella cornice del fare e delle cose da preparare rientra pure tutto quanto concerne il diritto allo studio e l'inclusione scolastica di alunni con disabilità. Siamo certi che tutti gli enti competenti e le figure istituzionali di riferimento abbiano fatto ed abbiano preparato. Ciò significherebbe, d'altra parte, aver assolto al proprio lavoro. Nonostante ciò qualcosa ci sfugge!! Ci sfugge per esempio – continua il documento – come sia possibile che gli interventi da predisporre, come previsto dalla legge e quindi secondo quanto di suo diritto, in favore di un'alunna cieca nostra socia siano mancati all'appello. Urca, che sorpresa? Nessuna sorpresa, si tiene solo alta la bandiera: 10 anni scolastici su 10 anni scolastici. Precisi e impeccabili!".

Succede quindi, denuncia l'associazione, "Che l'alunna non vedente in questione dovrebbe andare a scuola senza un docente di sostegno specializzato, senza Assistente specialistico Educatore Tiflologico, senza libri di testo. Docenti curriculari e compagni di classe rappresentano una grande ricchezza e due risorse di importanza indiscutibile. Ci sono? Sì, loro sì! Peccato che non bastino!". L'associazione sottolinea la "rabbia, delusione, ansia", concludendo: "Buon inizio di anno scolastico a tutti, sollecitando chi di dovere a "fare" anche se fare ormai può solo voler dire "rimediare" e limitare i danni già provocati. Non vogliamo certo peccare di "predicare bene e razzolare male", pertanto la nostra azione continuerà".

 Fedeli, "Verifiche perché l'alunna disabile è senza docente sostegno"

"Trovo che sia una grande tristezza che questa ragazza non vedente da 10 anni sia senza insegnante di sostegno. Vorrei capire perchè, visto che c'è una legislazione che tutela la disabilità e abbiamo gli insegnanti di sostegno. E' grave e stiamo verificando. Nessuno deve essere messo in questa condizione e non certo per 10 anni". Risponde così la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, in merito alla storia della 14enne non vedente di Vibo Valentia che da 10 anni frequenta le aule scolastiche senza docenti di sostegno, nè assistenza specialistica, nè libri in Braille.  "Sono stupita dall'accaduto – conclude Fedeli – perché oggi a differenza di tanti anni fa ci sono una serie di strumenti per l'inclusione dei disabili". 

Canale Vittorio Emanuele subito, un secondo terminal a Marghera poi: potrebbe essere arrivato a una svolta lo stallo in cui da cinque anni è finito il transito delle navi da crociera a Venezia. Dall'autorità portuale della città lagunare è infatti partito nei giorni scorsi un doppio dossier in direzione ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture: sul proprio tavolo il ministro Graziano Delrio troverà le simulazioni che spiegano come il canale Vittorio Emanuele, con le opportune manutenzioni, sia percorribile per arrivare alla stazione Marittima.

E come lo stesso canale possa essere usato per arrivare a Marghera, dove potrebbe trovare spazio un secondo terminal a cui far affluire le navi più grandi. "Le analisi condotte mostrano che le soluzioni per risolvere l'annosa questione della crocieristica a Venezia ci sono e sono percorribili in breve tempo", spiegano dal porto di Venezia. 

Leggi anche l'articolo del Sole 24 Ore: Un referendum popolare boccia le grandi navi a Venezia

Doppia soluzione

Si tratta di una doppia soluzione che avrebbe il vantaggio principale di evitare il passaggio di questi giganti davanti a Piazza San Marco e nel canale della Giudecca. Al tempo stesso, tuttavia, non è quello che chiedono diversi gruppi attivi  in città, che vorrebbero che questo tipo di imbarcazioni completamente fuori dalla Laguna. A favore di questo tipo di soluzione, invece, il mondo della crocieristica, che chiede anzi di "fare presto". 

Percorrendo il canale Vittorio Emanuele le navi da crociera non entrerebbe più, come ora, dalla bocca di porto del Lido, una delle tre che separano la laguna dal mar Adriatico, ma da quella di MalamoccoOltre alla simulazione realizzata dall'Autorità portuale dell'Alto Adriatico e inviata dal presidente Pino Musolino a Delrio, ne sono state fatte privatamente altre tre (una a Sorrento, una in Olanda e una in Danimarca): "I risultati sono convergenti e positivi", spiegano dalla Clia, l'associazione di settore delle compagnie di crociera.

"Non ci sono dubbi che il Vittorio Emanuele, fatte le manutenzioni del caso, sia assolutamente percorribile e possa far transitare navi fino a una stazza da180mila tonnellate", ha spiegato Roberto Martinoli, presidente di Clia Italia. Attualmente, per una decisione di autoregolamentazione delle compagnie ma 'benedetta' dalle autorità, in Laguna entrano navi con una stazza massima da 96mila tonnellate, mentre il decreto Clini-Passera del 2012 stabiliva un tetto da 40mila tonnellate per il passaggio davanti a San Marco. 

Un nuovo week end di proteste

Anche in un futuro la scelta potrebbe essere di portare le navi più piccole in Marittima e di far arrivare quelle più grandi a Marghera. Già a fine 2016 il ministro Delrio in un'audizione al Parlamento aveva indicato nella costruzione di un terminal a Marghera una soluzione, che adesso prende corpo. Prima ancora, le stesse compagnie entrate in Vtp, la società di gestione del traffico passeggeri al porto di Venezia, in cui è presente anche la finanziaria della Regione Veneto, avevano aperto alla possibilità di investire per la creazione di questa nuova struttura.

"Si tratta di un’area in parte dismessa, che non presenta particolari commistioni con gli altri traffici presenti a Porto Marghera, vicina alle principali arterie di connessione con aeroporto e autostrade e che è sufficientemente vicina e lontana dal centro storico di Venezia", scrive il porto nel dossier inviato al ministero delle Infrastrutture. 

Leggi anche: Sulle grandi navi a Venezia il governo ha trovato una soluzione?

"Queste proposte e analisi consentirebbero, finalmente, di  ottemperare al Decreto Clini-Passera che attende di essere applicato da 5 anni e che chiede – lo voglio sottolineare – di trovare una via d’acqua per raggiungere la Marittima eliminando il passaggio davanti S.Marco", ha chiosato il presidente del porto, MusolinoEppure le proteste dei 'No grandi navi' sono scontate e si faranno sentire già nel week end, dopo che nei giorni scorsi alcuni simpatizzanti del movimento, travestiti da animali, si sono 'agganciati' ad una nave ormeggiata sventolando fumogeni rossi per sensibilizzare l'opinione pubblica "sui danni all'equilibrio dell'ecosistema lagunare causati dal passaggio continuo dei 'grattacieli del mare'".

Per sabato e domenica è infatti prevista una 'Due giorni contro le grandi opere', a cui affluiranno No Tav, No Mous, No Tap, e militanti di organizzazioni simili da Germania, Francia, Portogallo e Isole Baleari. "Qualsiasi soluzione non preveda l'allontanamento delle grandi navi dalla Laguna non è compatibile dalla sua tutela e da quella dei suoi abitanti, che è più importante dei ricavi delle multinazionali della crocieristica", la posizione dei manifestanti. Solo a Venezia si tratta di un'industria da 4300 persone che porta una spesa diretta di 283,6 milioni sul territorio; dal 2013 a oggi gli arrivi sono calati da 1,8 a 1,3 milioni. 

 

La controversa Nuvola dell'archistar Massimiliano Fuksas è "un'opera finita, bellissima ed efficiente", ma "abbiamo avuto danni enormi e dobbiamo tutelare i nostri 6mila dipendenti" perciò "siamo pronti a chiedere il pignoramento a Eur Spa".  A parlare al Corriere della Sera, è Duccio Astaldi, presidente di Condotte d’Acqua spa, che ha svolto i lavori di costruzione della Nuvola e che ha aperto un contenzioso con Eur Spa (società pubblica per 90% del Tesoro e il 10% del Campidoglio). La società di Astaldi si sarebbe fatta carico di costi extra dovuti ai ritardi dei lavori e il Tribunale gli ha dato ragione riconoscendogli un rimborso di 53 milioni di euro. Ma ora Condotte, che aveva chiesto un risarcimento di 202 milioni, è tornata alla carica con la richiesta di altri 60 milioni di euro di "voci nuove, successive alla valutazione già chiesta ai consulenti". D'altra parte "è chiaro che le modifiche e i ritardi non sono imputabili a noi. E tenere aperto un cantiere inattivo come quello per la Nuvola costa anche 800mila euro al mese", osserva Astaldi

Le tre contestazioni di Condotte

In particolare, le contestazioni di Condotte erano di tre ordini diversi, spiega il Corriere: "Ce n’è una strettamente finanziaria: gli interessi che l’impresa avrebbe dovuto sostenere anche a causa dei ritardi che l’opera ha subito. Ce n’è poi una che riguarda la burocrazia, perché quei ritardi sarebbero imputabili fra l’altro al lasso di tempo inconcepibile (tre anni!) che il Comune di Roma si è preso per concedere i permessi a una società di cui peraltro è anche azionista (possiede il 10 per cento di Eur spa), e che comunque li ha pagati 9 milioni e mezzo. E una terza squisitamente tecnica: ha a che fare con presunti problemi legati alla progettazione". Ora – sostiene Astaldi – è vero che alla società sono stati riconosciuti interessi per oltre un milione di euro, ma "si tratta di un'inezia rispetto ai costi effettivi. Ed è un rimborso non un'utilità". Conti alla mano, la realizzazione dell'opera potrebbe così toccare i 466 milioni, tra le più costose realizzate nella capitale e di sicuro tra le più contestate.

La Nuvola che sconfina

I costi esorbitanti hanno da subito messo al centro nel mirino il Centro Congressi del quartiere Eur, inaugurato quest'anno con tre anni di ritardo. Ma non è solo una questione economica. A maggio una nuova 'bufera' ha investito la Nuvola: il complesso edilizio formato da un grande edificio in vetro e acciaio e un hotel, sconfina di due metri sulla carreggiata d viale Europa.  Uno spostamento che risalirebbe al 2008 in fase di start up del progetto ma di cui nessuno si sarebbe accorto fino al 2017.  "Per una serie di errori – scrive Repubblica – c'è stata una traslazione, uno spostamento dell'intero complesso di circa due metri. Due metri che assumono proporzioni importanti, dato che restringono viale Europa, una delle quattro strade che confinano con il Nuovo Centro Congressi". E non si tratta solo di un evidente intralcio al traffico, "ma dell'interruzione della visuale prospettica dall'Archivio Centrale di Stato alla basilica dei Santi Pietro e Paolo, ai due estremi del lungo viale tutelato a livello architettonico e urbanistico dalla Sovrintendenza di Stato, così come tutto il quartiere Eur". 

"L'unica soluzione è ridurre viale Europa"

Intervistato da Repubblica a maggioFuksas aveva dichiarato"Secondo me l'unica è ridurre la sezione di viale Europa, diminuire le auto e ampliare l'area pedonale. Riprendere a piantare alberi anziché asfalto. È triste che a sei mesi dall'inaugurazione un progetto nato per restituire ai romani una grande piazza, nel pieno rispetto del modello urbanistico dell'Eur, sia ancora un luogo chiuso, recintato". Eppure anche eliminando i metri 'abusivi 'che invadono la strada nevralgica per la viabilità locale rimarrebbe una risicata striscia di meno di un metro e mezzo da destinare ai pedoni. Inammissibile pensare che la gente debba camminare in fila indiana davanti a una struttura che si propone come un gioiello dell'architettura capitolina, peraltro in una via dove il resto dei marciapiedi sono larghi almeno 3 metri".

 

Il caso di Orietta Berti non è poi così isolato, il Fisco ogni tanto ha torto nelle controversie contro i contribuenti. Per la precisione, in una lite fiscale pendente ogni tre. È quanto si evince dagli ultimi dati forniti dal Tesoro sulle controversie tributarie che sono diminuite nel primo semestre dell'anno. Nella fattispecie, nelle Commissioni tributarie provinciali, la quota di giudizi completamente favorevoli all'Ente impositore è stata di circa il 45%, per un valore complessivo di 1.953,19 milioni di euro. Quella dei giudizi completamente favorevoli al contribuente è stata di circa il 32%, per un valore di 1.695,83 milioni di euro. La percentuale delle controversie concluse con giudizi intermedi è stata di circa il 12%, per un valore complessivo di 1.401,08 milioni di euro.

Liti in calo

Quanto invece alle Commissioni tributarie regionali, la quota di giudizi completamente favorevoli all'Ente impositore è stata di circa il 48%, per un valore complessivo di 1.612,00 milioni di euro, quella dei giudizi completamente positivi nei confronti del contribuente è stata pari a circa il 37%, per un valore complessivo di 670,12 milioni di euro. Le controversie concluse con giudizi intermedi rappresentano circa l'8%, per un valore complessivo di 215,47 milioni di euro. In definitiva comunque la litigiosità tra fisco e contribuenti è in calo. Spiega Confesercenti: "Gli ultimi dati, rilevati a giugno dal Ministero dell’Economia, registrano una riduzione delle controversie tributarie pendenti del 12,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Anche se il trend in calo è iniziato nel 2012 rimane comunque una massa di 440.803 ricorsi da smaltire".

La battaglia della Orietta nazionale

La vicenda di Orietta Galimberti, meglio nota come Orietta Berti, è una storia emblematica. Il contenzioso con l'erario era di alcune decine di migliaia di euro di Irap, secondo il Fisco dovuti, secondo la cantante, no. Una battaglia legale lunga 20 anni, che ha visto la Berti soccombere nei primi due gradi di giudizio. Ma in Cassazione invece ha avuto ragione lei. Scrive il Corriere della Sera: "Saranno rimborsati tutti i versamenti Irap (fin dal 1998), l’Imposta regionale sulle attività produttive. Insomma, aveva pagato troppe tasse; decine di migliaia di euro. La presunzione che l’Orietta nazionale, mezzo secolo di carriera con 11 partecipazioni a Sanremo, fosse circondata da una struttura stabile o che godesse di un valore aggiunto frutto dell’organizzazione e del lavoro altrui, è definitivamente caduta. Non esiste una Orietta Berti spa, ci sono lei e la sua ugola ed entrambe hanno brillantemente varcato la soglia della settantina. Tutto il resto (agente, segreterie ecc.) è occasionale".

A Montecchio, il paesone di 10.600 abitanti tra Parma e Reggio Emilia, l’artista ha brindato per la seconda volta. "La prima volta la commissione tributaria regionale le aveva dato ragione ma era stata l’Agenzia delle Entrate ad andare in Cassazione, perdendo. La seconda volta («per le stesse questioni», sottolinea l’avvocato Gambetti) due bocciature in commissione e la vittoria in Cassazione. Non è la prima volta che si alza fino alla suprema corte il contenzioso Irap dei personaggi dello spettacolo. In molti casi (Michelle Hunziker, Bianca Balti, Luca Laurenti, Alba Parietti) il Fisco ha dovuto soccombere", leggiamo ancora sul Corriere.

 

 

L'Italia è il primo Paese in Europa e il secondo nel mondo dopo gli Stati Uniti per numero di bambini adottati. È quanto emerge dal rapporto della Commissione Adozioni Internazionali "Dati e prospettive nelle adozioni internazionali", secondo cui le famiglie italiane hanno accolto 2.206 minori nel 2014 e 2.216 nel 2015. Tuttavia dai dati emerge una riduzione progressiva del 73,5% in dieci anni.

Perché le adozioni sono in calo

Se le adozioni internazionali stentano a decollare il motivo è soprattutto 'politico' e 'culturale': "Finché gli Stati di origine e quelli di adozione non considereranno una priorità la necessità di dare una mamma a un bambino nulla cambierà". Ne è convinto il presidente dell'ong  "Amici dei bambini" (Ai.BI), Marco Griffini, che si dice fiducioso sulla ripresa delle attività della Commissione Adozioni Internazionali (Cai) dopo lo stop di tre anni durante i quali "sono stati creati dei danni immensi". "Le coppie italiane hanno perso la fiducia nell'adozione internazionale ed ora non resta che ricostruirla", ha dichiarato Griffini all'Agi.

"Il bene dei bimbi non interessa a nessuno"

In generale c'è un problema di fondo che accomuna tutto il mondo: "Il bene del bambino non interessa a nessuno". "In Africa ci sono milioni di minori abbandonati, parliamo di 8 milioni solo in Congo. Ma la maggior parte dei Paesi africani ha chiuso le adozioni internazionali perché si sono verificati episodi di corruzione e di traffici illeciti. Di chi è la colpa? Nostra. Siamo noi occidentali che non siamo stati in grado di aiutare quei Paesi a dotarsi di una struttura efficiente".

"Un bambino ha diritto a una famiglia"

"Siamo abituati a trattare le emergenze riguardo l'infanzia su temi che vanno dalla scuola alla sanità, alla guerra, ma non consideriamo il problema dell'abbandono. Quello non interessa a nessuno". In particolare, secondo Griffini, "l'Unione europea ha fatto passi in avanti e oggi progetta dei Piani Marshall per l'Africa, che toccano anche il tema dell'abbandono. Ma le grandi  agenzie come l'Unicef, l'Onu, non prendono in considerazione il benessere familiare del bambino abbandonato. A loro interessa che mangi, che sia istruito, che sia sano, ma non che abbia o meno una famiglia". Tuttavia, "bisogna andare oltre le questioni burocratiche e impedire che per alcuni episodi di mala adozione si blocchi tutto". Griffini ne è certo: "E' necessario capire che effettivamente un bambino ha diritto a una madre. Se l'adozione viene vista come un contentino per genitori adottivi che non hanno figli e vogliono togliersi lo sfizio, allora la situazione non cambierà mai. Abbiamo bisogno che politica e cultura si mettano a disposizione dei bambini abbandonati. E oggi non è così". Ma qual è il quadro delle adozioni in Italia?

Origine e età dei bimbi

Quanto all'origine geografica dei bambini accolti in Italia, la maggior parte arriva dall'Europa (con in testa la Russia, la Polonia e la Bulgaria). Seguono subito dopo l'Asia (con Cina, India e Vietnam), le Americhe (Colombia, Cile e Brasile) e l'Africa (Etiopia, Congo e Burkina).  Per quanto riguarda l’età, i bambini più grandi in media sono quelli che provengono dalla Bielorussia (13,6 anni). Poco più piccoli quelli che arrivano dall’Ucraina (10,1 anni nel 2014 e 9,1 anni nel 2015 ), dal Brasile (8,2 anni nel 2014 e 8,4 anni nel 2015), dal Cile (7,3 anni nel 2014 e 7,9 anni nel 2015), dalla Bulgaria (8,1 anni nel 2014 e 7,5 anni nel 2015), dalla Polonia (7,7 anni nel 2014 e 7,4 nel 2015), dal Perù (6,2 anni nel 2014 7,1 anni nel 2015 ) e dalla Repubblica Democratica del Congo (7 anni nel 2015). I più piccoli, di 2 e 3 anni circa, provengono dal Vietnam, dall'Etiopia e dalla Cina. I russi invece arrivano in Italia a circa 5 anni di età. 

Chi sono le coppie che adottano

Le coppie che adottano bambini hanno in media più di 40 anni. Con mamme e papà che si collocano tra i 40 e i 44 anni. Sopra i 50 anni di età ci sono il 19,7% dei padri (20,3% nel 2014) e il 10,3% delle madri (11,5% nel 2014). Mentre per quanto riguarda le classi di età più giovani emerge che solo l'1,3% dei padri (1,2% nel 2014) e il 3,4% delle madri (3% nel 2014) ha un’età inferiore ai 35 anni. Quanto al grado d'istruzione l'85% ha un diploma di scuola superiore o una laurea. 

Il percorso adottivo: motivazioni e tempistica

Le famiglie italiane, che hanno un’età media al matrimonio che di 30-32 anni per le donne e di 32-34 per gli uomini, in media iniziano il percorso adottivo dopo circa otto-nove anni di matrimonio. 

L’intero iter adottivo si compone di due fasi, rispetto alle quali le coppie italiane, in riferimento al periodo rilevazione 2014-2015, hanno impiegato in media: 

  • 18 mesi dal momento della dichiarazione di disponibilità al Tribunale dei Minorenni competente fino al rilascio del decreto di idoneità da parte di tale autorità giudiziaria, cui si aggiunge il periodo impiegato per la scelta dell’ente autorizzato da parte degli aspiranti genitori adottivi;
  • 25 mesi per portare a termine la procedura adottiva, a partire dal conferimento di incarico all’ente sino al ricevimento dell’autorizzazione all’ingresso. 

Tra le principali motivazioni, la più comune (l'88,2%) è legata a problemi di fertilità. Mentre una seconda motivazione riguarda le coppie che hanno avuto una positiva esperienza di accoglienza di un minore straniero, come avviene per le famiglie che ospitano minori per soggiorni così detti di risanamento o soggiorni di accoglienza. 

Cosa prevede la legge

La normativa italiana prevede l'adozione da parte di coppie sposate e contempla anche la possibilità di adozioni in casi particolari (art.44 legge adozioni) rendendo possibile, in tali ipotesi, l’adozione anche da parte di chi non coniugato. Ma qual è il cammino per adottare un bambino?

Ecco i 4 passi principali da effettuare 

  1. In Italia gli aspiranti genitori adottivi, come primo passo, devono rivolgersi al Tribunale per i minorenni di competenza territoriale per presentare la dichiarazione di disponibilità all’adozione. 
  2. Il Tribunale incarica quindi i Servizi sociali competenti del territorio di conoscere la coppia e di valutarne le potenzialità genitoriali ai fini di redigere una relazione psico-sociale, in grado di fornire al giudice tutti gli elementi utili per la Legge 4 maggio 1983, n. 184 12 decisione. 
  3. Una volta ricevuta la relazione il Tribunale convoca i coniugi per un ulteriore approfondimento, cui seguirà il rilascio del decreto di idoneità all’adozione internazionale. 
  4. Gli aspiranti genitori adottivi, poi, se intendono avviare un iter adottivo, devono, necessariamente conferire l’incarico, entro un anno dalla notifica del decreto, ad un ente autorizzato dalla Commissione, che dovrà assisterli e seguirli lungo tutto il percorso adottivo; se i genitori lo richiedono anche durante il periodo post adottivo.

La geografia delle adozioni

 Nel biennio 2014-2015, sono stati autorizzati all'ingresso in Italia a scopo adottivo 4.4227 minori stranieri, precisamente 2.206 nel 2014 e 2.214 nel 2016, con una media, nel biennio, di 1,2 minori autorizzati all'ingresso per coppia, un dato in linea con quanto riscontrato negli anni precedenti. 

La maggior parte dei bambini sono stati accolti da famiglie residenti in Lombardia, segue la Toscana e il Lazio, la Campania e il Veneto. In tema di adozioni l'Italia si muove in direzione opposta con quattro regioni che hanno fatto registrare, il maggiore incremento di minori autorizzati all'ingresso:  la Campania +45 minori (+ 25,9% sul 2014), la Sardegna +32 minori (+91,4% sul 2014), la Toscana +25 minori (+11,3% sul 2014) e il Friuli-Venezia Giulia +11 minori (+36,7% sul 2014). E quattro regioni che invece hanno registrato il maggiore decremento in valore assoluto sono la Sicilia -44 minori (-34,9% sul 2014), il Lazio -35 minori (-16,2% sul 2014), la Lombardia -22 minori (-5,6% sul 2014) e la Liguria – 16 minori (-21,1%).

Entro la fine del 2017 verranno assunti 583 nuovi dipendenti di Roma Capitale. Lo riferisce il Campidoglio, sottolineando che lo prevede il nuovo Piano di assunzioni 2017-2019 che la Giunta capitolina si appresta a varare. Prima della fine dell'anno saliranno quindi a 2.424 i lavoratori assunti a partire da giugno 2016, ovvero dall'insediamento dell'Amministrazione Raggi: 638 insegnanti, 574 educatori, 1.212 tra amministrativi e tecnici.

Raggi: "Operazione che non ha eguali in Italia"

"In un momento di crisi e scarsità delle risorse disponibili, l'operazione che stiamo portando avanti non ha eguali in Italia – dichiara il sindaco di Roma Capitale, Virginia Raggi – Negli anni vi è stata una mancata pianificazione delle politiche del personale che ha provocato una grave carenza di organico. Noi abbiamo cambiato registro e, con le prossime assunzioni, assicuriamo l'inserimento di nuove professionalità e il necessario turnover. Da una parte rispettiamo il principio giuridico per il quale vanno assunti tutti i vincitori di concorso, che attendono da troppi anni. Dall'altro – aggiunge il sindaco di Roma – seguendo il criterio del buon andamento dell'amministrazione, reperiamo le professionalità necessarie per garantire i servizi alla città: l'assunzione di 100 lavoratori da destinare all'ufficio giardini, praticamente azzerato dalle precedenti amministrazioni, va proprio in questa direzione".

Nell'arco dei prossimi mesi, dunque, sarà completato il 'piano assunzionale' previsto per il solo 2017, che prevede l'ingresso in Campidoglio di profili professionali selezionati mediante il cosiddetto "concorsone" del 2010, vale a dire:

  • 100 funzionari amministrativi;
  • 86 istruttori dei servizi culturali, turistici e sportivi;
  • 76 architetti;
  • 72 istruttori amministrativi;
  • 15 bibliotecari;
  • 14 esperti di servizi informatici e telematici;
  • 12 funzionari dei processi comunicativi e informativi;
  • 10 dietisti;
  • 5 avvocati e 2 funzionari per l'orientamento al lavoro.

A questi si aggiungono 30 dipendenti assunti con procedure di mobilità (assistenti sociali e geometri), 60 tra le categorie protette (ex L. 68/99), 100 operatori dei servizi ambientali dai centri per l'impiego. Entro il 2018 è previsto l'esaurimento delle assunzioni dei vincitori del cosiddetto "concorsone": fra questi anche 300 istruttori della polizia locale, ai quali se ne aggiungeranno altri 314 nel 2019 scelti fra gli idonei in graduatoria.

"Tali assunzioni – spiega il delegato al Personale e alle relazioni sindacali di Roma Capitale, Antonio De Santis – sono state possibili grazie ai risparmi effettuati dall'attuale Amministrazione capitolina, derivanti dal taglio dei dirigenti esterni e dei comandi da altre amministrazioni. Siamo impegnati a individuare nuove risorse per implementare questo piano e colmare le conclamate carenze d'organico. Ci auguriamo che anche il Governo prenda atto della mancanza di fondi a cui Roma Capitale e gli altri enti locali hanno dovuto far fronte negli ultimi anni, e preveda gli investimenti necessari a favorire la possibilità di attingere alle graduatorie degli idonei del personale tecnico amministrativo e, in materia di sicurezza, favorire un massiccio turnover nei ranghi della polizia locale"

Spogliata, derubata e violentata a Villa Borghese. Una donna di 57 anni, tedesca, è stata soccorsa nella notte (intorno all'una)  da un tassista che stava percorrendo viale Washington, a Villa Borghese: la donna aveva le mani legate con una corda ed era in evidente stato di choc. Ha raccontato in un italiano stentato di essere stata aggredita "da un ragazzo", che l'avrebbe legata, derubata di 40 euro e costretta a un rapporto sessuale. Il tassista ha immediatamente chiamato i soccorsi e la donna è stata trasportata al Santo Spirito per le cure del caso. Sull'episodio indaga la polizia.  Nel nostro Paese da circa sei mesi, la donna non avrebbe una fissa dimora. 

Il racconto della violenza

La donna avrebbe raccontato che l'aggressore sarebbe un giovane di circa 20 anni probabilmente straniero, forse dell'est europeo, ma che parlava italiano. Secondo quanto si è appreso, gli accertamenti medici avrebbero confermato la violenza. Scrive il quotidiano Repubblica: "Mi ha afferrato per i capelli, picchiato e violentato. A un certo punto sono riuscita a scappare, ma lui mi ha raggiunto, mi ha legato i polsi per non farmi muovere e sono continuati gli abusi".

Le indagini sono in corso e gli inquirenti avrebbero anche uno o più filmati che potrebbero essere utili all'individuazione del presunto stupratore. Guarda qui il video realizzato dalla Stampa sul luogo dell'accaduto. Molte le dichiarazioni di politici che hanno espresso sdegno per la violenza. Ha scritto la sindaca Virginia Raggi su Twitter: "Ancora violenza sulle donne. L'ennesimo atto mostruoso, ignobile e inaccettabile che non deve restare impunito".

Poco più di una settimana fa una giovane turista finlandese è stata stuprata da un ragazzo di 23 anni di origine bengalese. In settimana si terrà un comitato per l'ordine e la sicurezza presso la Prefettura di Roma per affrontare anche il tema delle misure da prendere per rendere la città più sicura per le donne. Al vaglio, anche l'uso di telecamere e l'illuminazione in alcune zone della città.

 

L’Italia è il Paese europeo dove l’inquinamento delle auto uccide di più. Lo rivela un nuovo studio realizzato da una squadra internazionale di ricercatori e anticipato dal Fatto Quotidiano. Ogni anno, in Europa circa 10.000 persone muoiono prematuramente a causa dell’ossido di azoto (NOx), un gas nocivo abbondantemente emesso dai motori diesel: quasi un terzo delle vittime risiede in Italia.

E ancora: metà del totale di questi decessi è da imputare alle emissioni che sforano i limiti Ue. È cioè il macabro bilancio degli abusi commessi nella verifica delle prestazioni ambientali delle automobili: l’eco-scandalo, venuto alla luce nel 2015 col caso Volkswagen (il dieselgate), continua a far pagare il suo prezzo in vite umane.

La ricerca interessa i 28 stati membri più Norvegia e Svizzera, è stata svolta dall’Istituto Meteorologico Norvegese (MetNorway), in collaborazione con l’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) con sede in Austria e lo Space, Earth & Environment Department della Chalmers University of Technology in Svezia.

Cosa dice lo studio, in sintesi

I Paesi in cui il diesel uccide di più (secondo lo studio)

  • Italia 2.810 morti
  • Germania 2.070 
  • Francia 1.430 
  • Regno Unito 640

 Questi quattro paesi totalizzano, da soli, il 70% dei decessi registrati in Europa pur avendo il 50% della popolazione: ciò si spiega col loro elevato numero di auto diesel. Seppur meno popolata degli altri tre Paesi più colpiti, l’Italia li supera per numero di morti per via dell’elevata densità di residenti nelle aree industrializzate del Settentrione, dove è concentrato il trasporto su strada.

Perché la situazione è così critica

L’eccesso di emissioni delle auto diesel è il risultato delle falle annidate nel sistema di sorveglianza ambientale Ue. Per legge, i produttori di automobili hanno l’obbligo di dimostrare alle agenzie di controllo nazionali che rispettano le soglie di emissione prescritte: si tratta dei cosiddetti standard “Euro”, che l’Ue ha via via reso sempre più stringenti (quello più restrittivo oggi è l’Euro6) per rendere il trasporto gommato progressivamente più pulito. Tuttavia, questo meccanismo di certificazione si è basato, finora, su obsoleti test compiuti in laboratorio. La bufera Volkswagen ha costretto governi e industria ad ammettere la verità: le emissioni reali su strada risultano più alte dei valori dichiarati dai costruttori, raggiungendo picchi del 400% superiori ai limiti previsti.

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