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Cronaca

Era l'imprevedibile tra gli imprevedibili: parliamo di Giorgio Caproni, protagonista dell'analisi del testo nell'esame dello scorso anno. Dopo di lui, i maturandi hanno compreso che le decisioni del Miur in merito di tracce di maturità possono riservare non poche sorprese. E se il ministero dell'Istruzione decidesse di chiudere con il passato e concentrarsi solo sull'attualità? E se questa fosse non solo recente, ma anche "attuale" per generi e fruizione?

È quello che ha tentato di immaginare Skuola.net insieme a circa 5mila maturandi, proponendo loro una rosa di personaggi – autori e autrici – ancora viventi che potrebbero essere perfetti per comparire tra i temi di prima prova. Con quali opere del nuovo millennio si vorrebbero cimentare? Scrivono in versi, esattamente come i poeti di un secolo fa, ma per comporre dischi di successo e pubblicarli su Spotify e YouTube.

Spesso, toccando temi importanti e corde profonde: sono i cantanti e cantautori di oggi. Perché, dovendo volare con la fantasia, è legittimo inserire anche chi, di solito, non si legge ma si ascolta. Il rap sta letteralmente spopolando tra i giovani? Inevitabile che la poesia urbana entri anche nella hit parade dello scritto di maturità; naturalmente al primo posto. Coez sbaraglia la concorrenza e ottiene i voti di 1 studente su 5 (21%).

Dietro di lui un nome che compare spesso nelle classifiche dei ragazzi: è Fedez. Con il precedente condivide, seppur con stili differenti, il tipo di musica e gli si avvicina anche in termini di punteggio: per lui il 20% di preferenze. Sul podio, però, c'è posto anche per un cantautore 'classico': è Ermal Meta che, oltre a vincere il Festival di Sanremo in duetto con Fabrizio Moro, è molto conosciuto dai giovani come giudice del talent "Amici" (e ottiene il 18% dei consensi).

Ma il vero trionfatore degli autori contemporanei da prima prova lo troviamo nella sezione 'scrittori uomini'. Si conferma primo – dopo aver stravinto anche nelle passate edizioni del sondaggio – Roberto Saviano, tra i punti di riferimento dei ragazzi per capire il mondo di oggi. È l'autore che vorrebbe il 28% dei maturandi. E un ottimo risultato lo ottiene anche un altro scrittore molto amato dagli adolescenti: Fabio Volo, che si piazza poco sotto (al 23%). Medaglia di bronzo per un autore che è la perfetta sintesi tra la cultura classica e quella pop: è Alessandro D'Avenia, professore che ha aiutato migliaia di studenti italiani a digerire Manzoni e Pascoli, proponendoli in chiave moderna, ma che ha anche scritto romanzi di grande successo; per lui il 15% delle preferenze.

Nomi meno ovvi, invece, in cima alla classifica delle 'autrici donna'. Il primo posto è di Elena Ferrante, con il 20% di consensi, vero caso editoriale degli ultimi anni grazie ai libri della serie 'L'amica genialè; forse grazie anche alla sua scelta di firmarsi con uno pseudonimo, che ha alimentato il fascino e il mistero attorno alla sua identità. Segue Licia Troisi, giovane scrittrice che ha saputo conquistare gli adolescenti grazie ai suoi romanzi fantasy e alla saga del 'Mondo Emersò (15%). Sul podio anche Margaret Mazzantini, sempre ai vertici: il 13% dei voti la colloca al terzo posto nella categoria. 

Dalla prima pietra alla pietra tombale? Quanto inciderà l'inchiesta della procura di Roma sul futuro dello stadio di Tor di Valle? È questa la domanda che si stanno ponendo in queste ore i tifosi giallorossi, ma anche molti romani in generale, interessati a una storia che sembra maledetta e che ha riempito le pagine dei giornali degli ultimi 50 mesi. Dopo oltre quattro anni di tira e molla, di progetti scritti e riscritti, modificati e profilati, dopo due sindaci e un via libera alla posa della prima pietra, la storia del nuovo impianto che ospiterà le partite della squadra di James Pallotta rischi di incepparsi di nuovo, nelle maglie di un'inchiesta giudiziaria che ha prodotto 9 arresti e 16 indagati.

La As Roma, spiega chi indaga, non c'entra nulla in questa storia, la società giallorossa non ha responsabilità. Ma cosa succederà se l'inchiesta della procura bloccherà di nuovo l'iter di approvazione del progetto che sembrava ormai a un passo dal via libera finale? "La Roma non c'entra nulla", ha dichiarato il procuratore aggiunto Paolo Ielo nella conferenza stampa che si è tenuta a Piazzale Clodio in merito all'operazione "Rinascimento". Sedici indagati nel provvedimento: sei sono in carcere e tre ai domiciliari. I reati contestati sono: associazione a delinquere, due reati di traffico d'influenza, quattro fatture per operazioni inesistenti, cinque reati di corruzione e due illeciti finanziari. 

"Non sono preoccupato per le notizie della mattina, non hanno nulla a che fare con la Roma. Non dovrebbero avere alcun effetto sullo stadio. La Roma non ha fatto nulla di sbagliato, vuole costruire il suo stadio, tutti lo vogliono, facciamolo. Qualcuno dice che lo stadio potrebbe fermarsi? Allora mi verrete a trovare a Boston". Ecco il primo commento  a caldo alla notizia del giorno da parte del presidente Pallotta, nella capitale in questi giorni per una breve vacanza. "Se ho sentito Parnasi? Non credo ti diano il telefono in carcere, è stato arrestato. Con la sindaca Raggi? Non ho parlato con nessuno".

Pallotta: "Tutto è stato fatto in maniera trasparente, andiamo avanti"

È nero, Pallotta, che in tante occasione aveva chiarito: senza stadio, me ne torno negli Stati Uniti. "Tutto quello che sta succedendo l'ho letto dalla stampa, ma la Roma è estranea. Dal mio punto di vista la Roma non c'entra, costruiremo lo stadio. Tutti vogliono lo stadio, costruiamolo. Tutto è stato fatto in maniera trasparente, la Raggi ha detto che era tutto ok. Non dovremmo avere problemi". Ancora: "Non vedo perché questa cosa debba riguardarci", ha ribadito Pallotta, secondo quanto riportato sul sito de Il Romanista. "Vendere la Roma? Non l'ho mai detto. Solo in caso di ritardi, ma non vedo perché debbano esserci, visto che la Roma non ha fatto niente di male. Dovremmo aver approvato lo stadio. Non vedo perché dovremmo vedere il progetto bloccarsi". 

Raggi: "Spero che il progetto possa andare avanti"

Al momento non c'è alcuno stop formale da parte del Campidoglio al progetto, ma è ipotizzabile che l'iter di approvazione conclusiva subisca dei ritardi in quanto è necessario un confronto sulle controdeduzioni all'opera con la società proponente, Eurnova dell'imprenditore Luca Parnasi, oggetto di un'indagine da parte della procura di Roma. L'orientamento del Campidoglio a 5 Stelle, a quanto si apprende, è quello di attendere lo sviluppo dell'indagine e valutare le carte prodotte dai pm per vedere se gli atti della giunta sono pienamente in regola. 

"Chi ha sbagliato pagherà, noi siamo dalla parte della legalità. Aspettiamo di leggere le carte. Al momento non esprimiamo alcun giudizio", ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi . "Se è tutto regolare – ha aggiunto – spero che il progetto stadio possa andare avanti". Già, ma quanto ci vorrà per stabilirlo? Mesi, anni, magari un processo di mezzo.

Il progetto per la costruzione dello stadio dell'As Roma è la più grande operazione economica privata attesa a Roma, con un investimento previsto di circa un miliardo di euro. Il ciclone dell'inchiesta giudiziaria della procura di Roma esplode quando il progetto era arrivato ormai a un passo dall'approvazione finale, propedeutica alla posa della prima pietra. Era atteso per luglio l'ok dell'assemblea capitolina all'approvazione della variante urbanistica, a cui deve far seguito il via libera finale della giunta regionale. Entro l'anno, la prima pietra, si era detto.

Quattro anni di trattative col Comune e la Regione

Dal 2014 la società giallorossa ha avviato un lungo e ambizioso progetto per realizzare l'impianto di proprietà del club. Una sinergia con l'imprenditore Luca Parnasi, che già nel 2010 aveva siglato un preliminare di acquisto dei terreni di Tor di Valle dove sorge l'ex ippodromo del trotto realizzato per le Olimpiadi del 1960 – in disuso da anni – per poi costruirci sopra lo stadio e un business center. Il club giallorosso e Parnasi hanno aperto una società, la Tdv project, che, secondo il progetto, sarà proprietaria dell'impianto.

Ci sono voluti tre anni e mezzo, due sindaci, due progetti e altrettante conferenze dei servizi per arrivare a fine 2017 al via libera finale in conferenza dei servizi dell'iter autorizzativo. C'era ancora Ignazio Marino in Campidoglio quando nel maggio 2014 è stata svelata la prima versione del progetto, che prevedeva di realizzare un milione di metri cubi per costruire uno stadio disegnato da Dan Meis e un business park composto da tre torri dell'archistar Daniel Liberskind.

La giunta M5s di Virginia Raggi a febbraio 2017 ha voluto modificare il masterplan, dimezzando, in accordo con il club e il costruttore, le cubature del business park ma anche tagliando fondi privati destinati a pagare opere pubbliche a servizio della struttura. La mediazione, portata avanti tra gli altri da Luca Alfredo Lanzalone come consulente, ha visto l'eliminazione delle torri e la loro trasformazione in un complesso di una quindicina di palazzine. Alla fine del lavoro in Campidoglio è stato prodotto un masterplan che prevede un'arena da 55 mila posti, un business park con uffici, una centralità commerciale e un parco fluviale con diversi accessi ciclopedonali. L'ultimo passaggio per arrivare all'avvio dei cantieri è appunto l'approvazione della variante urbanistica in assemblea capitolina, la calendarizzazione era attesa per luglio e un ultimo via libera della giunta regionale. 

Il via libera alla variante sembrava cosa fatta

Lunedì scorso era poi terminato il tempo dedicato al recepimento delle osservazioni, da parte dei cittadini, sulla variante al piano regolatore generale connessa al progetto dello stadio, iniziato il 12 maggio scorso. È stata data quindi la possibilità a tutti coloro che ne fossero interessati di visionare tutta la documentazione progettuale relativa alla Conferenza dei servizi sia in formato digitale presso il dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica sia sul portale di Roma Capitale. Sono 31 le osservazioni pervenute e che ora saranno esaminate e controdedotte dagli uffici del dipartimento entro un tempo massimo di 30 giorni. Al termine della definizione delle controdeduzioni sarà predisposta la delibera di assemblea capitolina che approverà anche lo schema della Convenzione per poi essere inviata alla Regione Lazio per l'adozione definitiva.

Un passaggio importante che aveva spinto la sindaca a postare su Facebook un messaggio di ottimismo. "Lo stadio a Tor di Valle si avvicina – aveva scritto ieri proprio Virginia Raggi sul suo profilo Facebook – voglio aggiornarvi: ieri a mezzanotte (lunedì, ndr) è scaduto il tempo per presentare osservazioni al progetto. Ne sono arrivate 31. E già da questa mattina ci siamo messi al lavoro per rispondere nel merito. Non perdiamo tempo. Quest'opera – che noi abbiamo modificato ottenendo il taglio delle cubature di cemento e aumentando il verde – porterà nuovi posti di lavoro e migliorerà la vita degli abitanti nel quadrante sud della città".

Poi, stamattina, la botta da Piazzale Clodio (anche l'Autorità anticorruzione ha chiesto una copia degli atti). Coinvolto nell'inchiesta anche il vicepresidente del Consiglio regionale (Forza Italia) Adriano Palozzi e il capogruppo M5s in Campidoglio, Paolo Ferrara. Tra gli indagati, Michele Civita (Pd) ex assessore all'Urbanistica della Giunta Zingaretti. Oltre naturalmente a Luca Parnasi, il costruttore e primo protagonista di questa vicenda. Un terremoto politico, non solo giudiziario. Chi se la sentirà, in questa situazione, di dire che il progetto è ok e trasparente e che potrà dunque procedere secondo i tempi previsti? Entro l'anno sarà posta la prima pietra o quella tombale?

 

Nove arresti per corruzione ed i lavori dello stadio non sono neanche partiti. Roma, la Capitale di questo Paese, si risveglia ancora una volta senza “gli anticorpi” e soprattutto in balia di un dilagante malaffare. Se da un alto i cittadini non arrivano a fine mese, dall’altro c’è chi continua ad arricchirsi sulle spalle di opere pubbliche, grandi opere ed eventi. Ecco la risposta alla sfiducia dei cittadini, sempre più disgustati da una corruzione meno sporadica e più sistemica.

A ventisei anni dall’arresto di Mario Chiesa – il 26 febbraio del 1992, momento in cui cominciava l'indagine “Mani pulite” e finiva l'era della Prima Repubblica -, sembra che la classe dirigente italica non abbia fatto passi avanti. “A livelli diversi, finalità e modalità diverse. È un Paese che sta morendo. C’è sfiducia, la gente non va più a votare, espatria”. Commentava Piercamillo Davigo, ricordando l’anniversario dell’indagine pochi mesi fa.

Ed allora, come adesso, manca la coscienza civile.  Già nel 1992, oltre alla bravura degli inquirenti, l’effetto domino fu innescato dal fatto che fossero “finiti i soldi”, non certo da un sussulto delle coscienze. Oggi, che tanti passi sono stati fatti anche nella lotta alla corruzione anche sotto il profilo normativo, vediamo che l’andazzo è sempre lo stesso: cambiano le “casacche” politiche, ma i risultati sono ugualmente drammatici.

Ai tempi di “Mani Pulite” erano i principali partiti politici a giocare questa funzione di “regolazione” tramite il finanziamento illecito, che era il prezzo che molti dei partecipanti al gioco pagavano ai partiti, cioè a strutture organizzate, per entrare nella spartizione riservata a pochi delle risorse pubbliche. Quando il peso dei partiti è venuto meno, e con esso la loro forza organizzativa, di volta in volta attori diversi (faccendieri, vertici di consorzi, associazioni mafiose autoctone), sono subentrati.

Naturalmente, anche per gli indagati sullo stadio vale la presunzione di innocenza e staremo a vedere se le accuse mosse dalla procura troveranno conferme e riscontri. Per ora stiamo alle carte giudiziarie e alla tesi accusatoria. Che racconta un film visto tant altre volte.

“Non è più una singola cabina di regia che faceva perno sulle segreterie dei vari partiti, ma in un sistema policentrico, in cui assume importanza il cosiddetto faccendiere che connette i singoli rami”. Così Alberto Vannucci, professore di Scienze Politiche all’Università di Pisa ed esperto di “prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”, spiegava le differenze fra gli anni bui di tangentopoli e quelli odierni.

Ma è la cultura che deve cambiare. Se è vero come è vero che, a seguito della sentenza di primo grado del processo “Mondo di mezzo”, in cui l’accusa della Procura Capitolina contestava l’associazione mafiosa mentre il Tribunale ha riconosciuto il sistema corruttivo, chi è stato condannato ha esultato, così come una parte dell’opinione pubblica, sostanzialmente dicendo “avete visto? È corruzione, non mafia”.

Come se la corruzione in questo Paese non fosse una vera e propria emergenza, come se per qualcuno rubare fondi pubblici sia quasi accettabile, non capendo che quei soldi sono di ogni cittadina ed il bilancio della corruzione nel nostro Paese, 60 miliardi di euro (secondo una vecchia stima da molti confutata), pesa sulla vita di ciascuno di noi. 

È un po’ come quel politico che, arrestato nel siracusano per voto di scambio politico-mafioso, viene rimesso in libertà dal Tribunale del Riesame con la “sola” accusa di corruzione elettorale e la prima dichiarazione che fa è quella della vittima.

Ma insomma, il problema è che si comprino i voti dalla mafia o che si comprino in assoluto? La corruzione, in questo Paese, è accettata con la rassegnazione di chi la considera un “fenomeno normale”. Ed allora, se è un fenomeno normale, non lamentiamoci dei posti di lavoro che mancano, dei nostri giovani che sono costretti ad emigrare all’estero. Perché se non cambia la cultura, gli inquirenti continueranno nel loro “brillante” lavoro, ma passata l’indignazione del momento tutto tornerò come prima.

Senza comprendere che, nel 2018, in Italia la corruzione è l’altra faccia della stessa medaglia delle mafie. Quindi purtroppo: con le mazzette e senza lavoro per i più giovani.

Il 2 dicembre del 2016 l’Italia decide di regolamentare la coltivazione e la lavorazione della canapa. Viene varata una legge, la 242, che apre nuove frontiere e nuove possibilità imprenditoriali. Il 2017 è l’anno del “boom”. Non c’è titolo di giornale che non presenti un titolo esplosivo. Nascono le prime aziende, come la EasyJoint, e i negozi si moltiplicano in tutta Italia. La cosiddetta Cannabis Light diventa un prodotto sempre più richiesto.

Quella legge assicura tutele semplici e restrizioni accettabili oltre che incentivi per la coltivazione e per la creazione di impianti di trasformazione. Ma c’è un piccolo problema. Elenca le possibili destinazioni della Canapa: alimenti, profumi, cosmetici, semilavorati per le industrie ma si dimentica di fare riferimento all’uso più discusso: quello ricreativo. E in questo vuoto il mercato dilaga. La Canapa viene venduta come deodorante o come articolo da collezione. E non importa se qualcuno, invece, decide di “accenderlo”. In quella legge, inoltre, c’è un altro problema: non si parla di infiorescenze, la parte della pianta di cannabis che si fuma. Del resto i livelli di THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) permessi, allora lo 0,6%, erano talmente bassi da non avere effetti disturbanti sull’organismo.  

La circolare di maggio del Ministero dell’Agricoltura

A fine maggio, il Mipaaf, ha colmato queste lacune. Con una circolare ministeriale ha sottolineato che la coltivazione della canapa “è consentita senza necessità di autorizzazione che viene richiesta solo se la piana ha un tasso di THC di oltre lo 0,2%, come previsto dal regolamento europeo. Qualora la percentuale risulti superiore ma entro il limite dello 0,6% l'agricoltore non ha alcuna responsabilità; in caso venga accertato un tasso superiore allo  0,6% l'autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa". All’interno del testo è presente anche la parola infiorescenze. In poche parole, tutti coloro che avevano deciso di dedicare i loro sforzi in questo business possono finalmente avere una regolamentazione chiara. Anche dal punto di vista della vendita per usi ricreativi. Una trasparenza che aiuta anche tutti quelli che devono fare i controlli e denunciare gli abusi.

Gli esempi di GraceShop e EasyJoint

In un video, Repubblica ha chiesto a due delle principali realtà italiane, Grace e EasyJoint, di fare il punto su questi 18 mesi di vendita. In entrambi i casi il primo elemento che emerge è il fatto che le coltivazioni di infiorescenze siano rigorosamente “Made in Italy” e che la filiera di produzione sia controllata con molta attenzione. La fase di controllo, quella più delicata, non si arresta neanche quando il prodotto arriva in negozio. Del resto, in ballo, c’è un mercato assai promettente. Lo scorso ottobre l’ideatore di EasyJoint, Luca Marola, spiegava che in cinque mesi avevano venduto “tra le 12 e le 14 tonnellate di fiori di canapa, sono sei, otto stadi di San Siro come superficie di coltivazione”. Con un fatturato, come aveva raccontato Agi, che superava il milione di euro.

Cosa si trova all’interno dei negozi

L’offerta è ricchissima. Nel settore alimentare si va dalle uova alla birra, dalla cioccolata ai biscotti, dalle crostate alle tisane al nero afgano. Alcuni prodotti sono realmente a chilometro zero: come il Cannolio, l’olio a base di canapa, fatto proprio da Grace. Ma non finisce qui. Ci sono anche i prodotti per la cosmesi e per il corpo, con le creme per i massaggi e quelle antidolorifiche. Tra quelle più richieste, confida Pietro Cives di Grace, “c’è quella che combatte l’artrosi”. E poi c’è la vendita delle infiorescenze, all’interno dei parametri di legge, che variano per sapore e odore. “Ne abbiamo 10-12 tutte diverse che vengono scelte in base al gusto personale”. Quello che varia maggiormente è la quantità di CBD, ovvero il principio contenuto nella cannabis che non ha effetti psicoattivi, ma soltanto sedativi.

Una clientela fissa

La canapa ha molte proprietà benefiche. È un anti-depressivo, può aiutare contro le convulsioni, rilassa ed è un efficace metodo contro l’insonnia. E chi la prova ne racconta i giovamenti per il corpo, diventando un cliente fisso del negozio. Chi entra, infatti, non appartiene per forza a una fascia d’età giovane e interessata alla parte “ricreativa”. Ci sono molti professionisti che decidono di comprare prodotti a base di canapa. “C’è un approccio positivo da parte del pubblico. Credo che nel prossimo futuro tutti avremo in casa un prodotto a base di canapa”.  Che sia alimentare, cosmesi, infiorescenze o solo un articolo da collezione, poco importa. Tutti, prima o poi, entreremo in un negozio così.

Articolo aggiornato alle ore 8,22 del 13 giugno 2018.

Nove arresti (sei in carcere, tre ai domiciliari) in un’inchiesta sul nuovo stadio dell’AS Roma calcio. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale stanno eseguendo una misura cautelare emessa dal gip di Roma nei confronti di 9 persone nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura capitolina, concernente “un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione”, nel quadro delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo impianto. L’operazione è denominata “Rinascimento”.

Tra gli arrestati anche l’impreditore Luca Parnasi, costruttore (suo il progetto e il terreno dello stadio), mentre ai domiciliari è finito Luca Lanzalone, presidente dell'Acea. Tra gli altri anche alcuni consiglieri regionali e il vicepresidente del Consiglio regionale Adriano Palozzi (Forza Italia). Gli indagati avrebbero ricevuto, in cambio dei favori agli imprenditori, una serie di utilità, tra le quali anche l’assunzione di amici e parenti.

Nelle prossime ore la procura fornirà tutti i dettagli di una vicenda che piomba sulla capitale proprio nel momento in cui le procedure per la realizzazione dell'impianto a Tor di Valle sembravano essersi finalmente sbloccate. "Lo stadio a Tor di Valle si avvicina – aveva scritto ieri Virginia Raggi sul suo profilo Facebook – voglio aggiornarvi: ieri a mezzanotte (lunedì, ndr) è scaduto il tempo per presentare osservazioni al progetto. Ne sono arrivate 31. E già da questa mattina ci siamo messi al lavoro per rispondere nel merito. Non perdiamo tempo. Quest'opera – che noi abbiamo modificato ottenendo il taglio delle cubature di cemento e aumentando il verde – porterà nuovi posti di lavoro e migliorerà la vita degli abitanti nel quadrante sud della città".

Continuava la sindaca nel suo post: "Tutti i cittadini potranno leggere la documentazione della Conferenza dei servizi  sul portale di Roma Capitale. #UnoStadioFattoBene, un progetto unico, innovativo, moderno e rispettoso dell'ambiente perché ecosostenibile ma al tempo stesso tecnologicamente all'avanguardia. Vogliamo che il sogno dello stadio a Tor di Valle diventi presto realtà".

Lunedì scorso è infatti terminato il tempo dedicato al recepimento delle osservazioni, da parte dei cittadini, sulla variante al piano regolatore generale connessa al progetto dello stadio, iniziato il 12 maggio scorso. È stata data quindi la possibilità a tutti coloro che ne fossero interessati di visionare tutta la documentazione progettuale relativa alla Conferenza dei servizi sia in formato digitale presso il dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica sia sul portale di Roma Capitale. Sono 31 le osservazioni pervenute e che ora saranno esaminate e controdedotte dagli uffici del dipartimento entro un tempo massimo di 30 giorni. Al termine della definizione delle controdeduzioni sarà predisposta la delibera di assemblea capitolina che approverà anche lo schema della Convenzione per poi essere inviata alla Regione Lazio per l'adozione definitiva.

Ma ora gli arresti della procura di Roma rischiano di sconvolgere i piani del Comune. In giornata si capirà l'entità e la portata dell'inchiesta. E soprattutto i nomi delle persone coinvolte.

Il sistema scolastico italiano è iniquo: egualitario sulla carta, ma nei fatti non rimedia le differenze di partenza tra gli studenti legate al contesto familiare e sociale, anzi le rinforza. Il giudizio arriva dall'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, nel suo Rapporto 'Politiche efficaci per gli insegnanti: una prospettiva OCSE-PISA', reso noto oggi.

Il Rapporto mostra chiaramente che non tutti gli studenti hanno pari accesso a un insegnamento di alta qualità e che questa disuguaglianza può spiegare gran parte dei divari di apprendimento osservati tra gli studenti più favoriti e quelli svantaggiati, sia all'interno dei paesi che tra di essi. In circa la metà dei 69 paesi ed economie esaminati, gli insegnanti delle scuole con un'alta concentrazione di studenti svantaggiati tendono ad avere qualifiche o credenziali inferiori rispetto agli insegnanti delle scuole più avvantaggiate.

E nei sistemi educativi in cui ciò viene osservato – tra cui Francia, Italia, Paesi Bassi e il sistema scolastico pubblico degli Stati Uniti – il divario nel rendimento degli studenti in relazione allo status socio-economico tende ad essere più ampio che in paesi come Canada, Finlandia, Giappone o Corea, dove le qualifiche, le credenziali e l'esperienza degli insegnanti sono più equilibrate tra le scuole.

Per l'Italia, i dati più rilevanti (riferiti al 2015) sono i seguenti: le scuole superiori con una maggiore concentrazione di studenti svantaggiati tendono ad avere una percentuale minore (83%) di insegnanti in possesso di abilitazione, rispetto alle scuole superiori più avvantaggiate da un punto di vista socio-economico (97%).

Le scuole più svantaggiate sono quelle il cui livello socio-economico medio è tra i più bassi del paese e che insieme rappresentano il 25% degli studenti; le scuole più avvantaggiate rappresentano un numero di studenti equivalente, ma hanno livelli medi di status socio-economico tra i più alti del paese. Nelle scuole più svantaggiate, tra i fattori che incidono sull'offerta formativa, gli insegnanti lamentano più spesso che nelle scuole più avvantaggiate una carenza di docenti (il 24% dei docenti lo ritiene un fattore rilevante, contro il 17% dei docenti nelle scuole più avvantaggiate).

Le scuole più svantaggiate avevano, nel 2015, una maggiore presenza di insegnanti precari (con contratti di durata inferiore all'anno): 26% tra gli insegnanti di scienze e 21% tra gli insegnanti restanti (contro il 12% e l'8%, rispettivamente, nelle scuole più avvantaggiate). In generale, l'anzianità in servizio per gli insegnanti delle scuole più svantaggiate è minore che per quelli delle scuole più avvantaggiate, ma soprattutto, la permanenza all'interno della stessa scuola è minore (forse perché le domande di trasferimento sono più frequenti tra gli insegnanti delle scuole "difficili". Le scuole svantaggiate concentrano un numero maggiore di insegnanti con meno di 5 anni di esperienza – l'8% tra gli insegnanti di scienze, contro il 3% nelle scuole più svantaggate. 

Alla fine la nave Aquarius non andrà in Spagna. Saranno navi italiane a portare i 629 migranti, salvati dalla Ong davanti alle coste della Libia, al porto di Valencia, in Spagna, reso disponibile dal premier Pedro Sánchez. Per farlo non compieranno nessuna tappa intermedia e non attraccheranno in nessun porto italiano. Quella del governo, per il comandante De Falco, coordinatore delle operazioni di salvataggio della Costa Concordia e attualmente parlamentare del Movimento 5 Stelle, è stata una scelta che porta l’Italia “ad assistere alle prime crepe del muro di indifferenza che ci aveva lasciati soli. È probabile che questo cambierà le cose”.

La risolutezza “garbata” di Salvini

C’è un aggettivo che De Falco usa per descrivere l’atteggiamento di Matteo Salvini e dell’Italia nei confronti dell’Europa e di Malta. “Risoluto”. Qualcosa che fa pensare ad una presa di posizione decisa, energica, senza tentennamenti. Un cambio di rotta che ha agitato le acque solcate in maniera troppo passiva dai governi precedenti. Per alcuni è stato un messaggio di fierezza e di ardito coraggio, per altri un atteggiamento pericoloso che colpisce i più deboli e i più indifesi. Certo è che per il ministro dell’Interno, quella di ieri, è stata una VITTORIA. Scritta in questo modo, con le lettere in maiuscolo. “Alzare garbatamente la voce paga, cosa che il governo italiano non faceva da anni. Il problema è "stato risolto grazie al – buon cuore – della Spagna ma evidentemente l'Ue non può andare avanti a buon cuore”. Un gesto di solidarietà che è stato apprezzato anche dal Premier, Giuseppe Conte e sostenuto dall’altro pilastro del governo gialloblu, Luigi Di Maio.

Ma l’Italia può davvero chiudere i porti?

Sì, ma a determinate condizioni. Ovvero se il Governo sospetta che sia in corso una violazione delle leggi che ne regolamentano l’utilizzo o se l’arrivo di una nave possa pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello stato costiero”. Questo è quello che dice la convenzione dell’Onu sul diritto del mare che l’Italia ha ratificato nel 1994. Dario Belluccio, dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), ha inoltre ricordato, su Internazionale, che “l’Aquarius trasporta dei naufraghi che sono stati soccorsi sotto il coordinamento delle autorità italiane, quindi l’Italia è responsabile per la sorte di queste persone. Sottraendosi a questa responsabilità violerebbe norme e trattati internazionali”.

Il ruolo di Malta qual è?

È stata il bersaglio principale di Roma nel caso Aquarius. L’isola, che si trova a meno di 150 chilometri dalla Sicilia, ha negato alla nave gestita da SOS Méditerranée e Medici Senza Frontiere di approdare sul suo territorio. A causa delle sue ridotte dimensioni, infatti, Malta non sarebbe adeguatamente attrezzata per gestire sbarchi di grandi dimensioni e le successive richieste di protezione internazionale. Molte Ong, facendo appello alla convenzione di Amburgo (1979) sul soccorso marino, si dirigono quindi nel primo porto sicuro che possa garantire tutto ciò. E che si trova in territorio italiano. C’è anche da dire, però, che Malta accoglie un numero molto elevato di migranti. Più dell’Italia se si mette in proporzione il dato degli arrivi con quello complessivo della popolazione. 

La “pacchia” e le altre frasi, non tutte precise, di Salvini

Prima della mossa che ha costretto l’Aquarius a stare ferma in mezzo al Mediterraneo per diversi giorni, il leader del Carroccio aveva denunciato i “170 mila presunti profughi che in questo momento stanno guardando la televisione in albergo pagati dagli italiani”. Un’affermazione smentita dal nostro fact-checking ma che aveva spianato il campo ad azioni più concrete, come l’accusa diretta a Malta e alla sua tendenza di dire sempre “no” sul tema dell’accoglienza. Qualche giorno prima, Salvini aveva attaccato anche la Tunisia, colpevole con i suoi frequenti indulti di aver permesso a molti “delinquenti” di arrivare sulle nostre coste. Una frase che partiva da premesse vere ma che, d’altro canto, faceva intendere in maniera scorretta che l’aumento degli sbarchi di tunisini fosse legato a queste forme di perdono che il paese africano adotta con troppa frequenza. Salvini si è dimostrato più attento nel citare invece le cifre che il nostro Paese spende per l’accoglienza dei migranti, più o meno 5 miliardi di euro. Non si tratta però di soldi che vanno solo nell’accoglienza ma che comprendono anche operazioni come il soccorso in mare, la sanità e l’istruzione.

Il dibattito “estremo” online

Quella che ha reagito alle azioni del Ministro dell’Interno è un’Italia divisa a metà. C’è chi ha deciso di rilanciare l’hashtag utilizzato dai leghisti, #chiudiamoiporti, e chi ha deciso di rispondere usando lo stesso linguaggio, #umanitaperta. La narrazione proposta dagli esponenti del governo ha avuto però molti più consensi cavalcando quella linea anti-immigrazione che ormai “sintetizza un'area di enorme consenso” e che è visibile anche nei risultati delle ultime elezioni comunali. Poco sono servite le prese di posizione di esponenti del mondo della cultura come Roberto Saviano e del mondo ecclesiastico, come Monsignor Ravasi.

La soluzione (forse) arriva dalla Libia

Se da una parte il Viminale attende risposte da Bruxelles, dall’altra si muove verso l’altro paese che è responsabile dell’afflusso di migranti verso l’Europa: la Libia. Per questo Matteo Salvini ha deciso, entro fine mese, di preparare una missione che possa permettergli di affrontare con decisione il tema migranti confrontandosi direttamente con Tripoli. Alzerà ancora “garbatamente” la voce?

Ci sono altri che stanno alzando la voce. Contro l'Italia

Vedremo come staranno le cose a fine mese. Di certo, la vicenda dell'Aquarius non finirà con l'arrivo della nave nel porto di Valencia il prossimo week end. Ad alzare la voce, oltre al ministro leghista, è anche la neo ministra della Giustizia spagnola, Dolores Delgado. l'Italia rischia "responsabilità penali internazionali" per la vicenda della nave Aquarius in relazione al rispetto del diritto umanitario, le convenzioni e gli accordi internazionali. "È una questione di umanità, è una questione di generosità, ma anche e fondamentalmente, si tratta di rispettare le convenzioni e i trattati internazionali di cui tutti gli Stati fanno parte", ha detto il ministro in un'intervista a Cadena Ser, aggiungendo che "la violazione di queste convenzioni e trattati internazionali potrebbe determinare responsabilità internazionali". Il diritto umanitario è "essenziale" e che esistono "meccanismi" per perseguirne il mancato rispetto. 

Durissimo anche il giudizio del partito di Macron. "Considero vomitevole la linea del governo italiano – ha detto Gabriel Attal, portavoce di 'En Marche' – è inammissibile giocare alla politica con delle vite umane, lo trovo immondo". Intervistato dall'emittente Public Senat, Attal ha aggiunto: "Un pensiero va prima di tutto alle 629 persone che sono sulla nave Aquarius". 

Il capitano della Fiorentina Davide Astori soffriva di una patologia cardiaca mai diagnosticata, per questo è morto lo scorso 4 marzo prima della partita con l'Udinese. Sarebbe questo il risultato della perizia medico legale disposta dalla Procura di Udine, e poi trasferita a Firenze insieme agli altri dell'inchiesta. Lo racconta la Gazzetta dello Sport

Le analisi e le indagini che si svilupperanno dopo questa perizia mireranno allora a stabilire se questa patologia cardiaca poteva essere diagnosticata dai medici che seguivano Astori e se gli esami a cui era stato sottoposto il calciatore avrebbero potuto evidenziare questo problema. In sostanza, se esistono delle responsabilità da parte dei medici che seguivano l'attività del calciatore.

La perizia medica sulla morte di Davide Astori porta la firma dei medici legali Carlo Moreschi e Gaetano Thiene, i professionisti che il pm Barbara Loffredo, titolare del fascicolo avviato sul caso per l'ipotesi di reato di omicidio colposo, aveva incaricato di svolgere l'autopsia sul corpo del calciatore.

"È una perizia ponderosa – aveva affermato il procuratore capo di Udine Antonio De Nicolo qualche giorno fa – Non appena il lavoro sarà terminato, si deciderà se proseguire con gli accertamenti, oppure chiedere l'archiviazione del procedimento, che continua a essere a carico di ignoti".

Il primo responso dell'esame autoptico, eseguito due giorni dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Astori, aveva indicato la causa del decesso in una "morte cardiaca senza evidenze macroscopiche, verosimilmente su base bradiaritmica con spiccata congestione poliviscerale ed edema polmonare".

Il referto, in sostanza, aveva chiarito come il cuore del calciatore avesse rallentato il proprio ritmo, mentre era immerso nel sonno, fino a fermarsi del tutto. L'elaborato in mano alla Procura contiene anche l'esito di "approfonditi esami istologici seriati" che gli stessi medici legali avevano indicato come necessari, ai fini di una esaustiva lettura dei fatti. 

Ora il nuovo responso periziale e la domanda che si pongono i familiari del calciatore e tutti gli sportivi: la morte di Davide è stata davvero una 'tragica fatalità', o esami medici della società più approfonditi avrebbero potuto evitarla? La patologia di cui soffriva Astori era davvero non individuabile da esami medici?

Dalle prove Invalsi, alla valutazione nel I ciclo con maggiore attenzione al percorso di studi, e approfondimenti su cittadinanza e Costituzione valorizzati nella prova orale dell'esame di terza media. Sono le principali novità del nuovo esame di Stato della scuola secondaria di I grado, disegnato da uno dei decreti attuativi della legge 107 del 2015 (Buona Scuola) approvati ad aprile 2017. Esame di terza media che è cominciato ieri in molte zone del Paese. Oltre 560.000 ragazzi agli esami, per un totale di 27.270 classi. Molte le novità per gli studenti: Tre prove, più il colloquio: questo il percorso che dovranno affrontare i candidati. Dopo le prove di italiano, matematica e lingue straniere, il colloquio sarà finalizzato a valutare il livello di acquisizione delle conoscenze, abilita' e competenze previsto dalla indicazioni nazionali, con particolare attenzione alle capacità di argomentazione, di risoluzione di problemi, di pensiero critico e riflessivo, di collegamento fra discipline.

Terrà conto anche dei livelli di padronanza delle competenze connesse alle attività svolte nell'ambito di Cittadinanza e Costituzione. Non fa più parte delle prove finali, invece, la prova nazionale Invalsi che, a partire da quest'anno, si svolge in primavera. La partecipazione all'Invalsi è requisito per l'accesso all'Esame, ma non incide sul voto finale.

Valutazione del ciclo scolastico

Sarà il collegio dei docenti a deliberare criteri e modalità di valutazione di apprendimenti e comportamento. I criteri saranno resi pubblici e inseriti nel Piano triennale dell'offerta formativa. Le scuole, per rendere più completa e chiara la valutazione anche alle famiglie, dovranno accompagnare i voti in decimi con la descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto.

La valutazione del comportamento sarà espressa d'ora in poi con giudizio sintetico e non più con voti decimali, per offrire un quadro più complessivo sulla relazione che ciascuna studentessa o studente ha con gli altri e con l'ambiente scolastico. La norma che prevedeva la non ammissione alla classe successiva per chi conseguiva un voto di comportamento inferiore a 6/10 è abrogata. Ma resta confermata la non ammissione alla classe successiva (in base a quanto previsto dallo Statuto delle studentesse e degli studenti) nei confronti di coloro a cui è stata irrogata la sanzione disciplinare di esclusione dallo scrutinio finale.

Arriva il Certificato delle competenze

Insieme al diploma finale del I ciclo sarà rilasciata una Certificazione delle competenze con riferimento alle competenze chiave europee. Alle scuole verrà fornito, per la prima volta, un modello unico nazionale di certificazione, che sarà accompagnato anche da una sezione a cura dell'Invalsi con la descrizione dei livelli conseguiti nelle Prove nazionali. Saranno otto le competenze certificate dalle scuole: comunicazione nella madrelingua, comunicazione nella lingua straniera, competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia, competenze digitali, capacità di imparare ad imparare (intesa come autonomia negli apprendimenti), competenze sociali e civiche, spirito di iniziativa, consapevolezza ed espressione culturale.

La certificazione sarà rilasciata anche al termine della primaria, ma senza la sezione dedicata all'Invalsi.

Le prove Invalsi nella scuola primaria

Nella scuola primaria le prove sono confermate in seconda e quinta. Nell'ultima classe viene introdotta una prova in Inglese coerente con il Quadro comune europeo di riferimento delle lingue e con le indicazioni nazionali per il curricolo. L'Invalsi fornirà, nel mese di ottobre, le indicazioni necessarie per accompagnare l'introduzione della prova di Inglese. Nella secondaria di I grado le prove si sostengono in terza, ma non fanno più parte dell'esame, nell'ottica di una maggiore coerenza con l'obiettivo finale delle prove: fotografare il livello di competenza delle ragazze e dei ragazzi per sostenere il miglioramento del sistema scolastico.

Restano Italiano e Matematica, si aggiunge l'Inglese. Le prove si svolgeranno ad aprile, al computer. La partecipazione sarà requisito per l'accesso all'esame, ma non inciderà sul voto finale. Entro ottobre le scuole riceveranno le informazioni necessarie per lo svolgimento delle prove al computer.

L'esame di terza media

Per poter sostenere l'esame, le alunne e gli alunni del terzo anno delle scuole secondarie di I grado dovranno aver frequentato almeno tre quarti del monte ore annuale, non aver ricevuto sanzioni disciplinari che comportano la non ammissione all'esame, e aver partecipato alle prove Invalsi di Italiano, Matematica e Inglese. Nel caso in cui l'alunna o l'alunno non abbiano raggiunto i livelli minimi di apprendimento necessari per accedere all'esame, il consiglio di classe potrà deliberare, a maggioranza e con adeguata motivazione, la non ammissione. Terranno maggiormente conto, rispetto al passato, del profilo delle studentesse e degli studenti e dei traguardi di sviluppo delle competenze definiti nelle indicazioni nazionali per il curricolo.

Le prove scritte diventano tre: una di Italiano, una di Matematica e una per le Lingue straniere. Per quanto riguarda la prova di Italiano, questa dovrà servire per verificare la padronanza della lingua, la capacità di espressione personale, la coerente e organica esposizione del pensiero da parte delle alunne e degli alunni. Le tracce dovranno comprendere un testo narrativo o descrittivo; un testo argomentativo, che consenta l'esposizione di riflessioni personali, per il quale dovranno essere fornite indicazioni di svolgimento; una traccia di comprensione e sintesi di un testo letterario, divulgativo, scientifico anche attraverso richieste di riformulazione. La prova potrà essere strutturata anche in più parti, mixando le tre diverse tipologie.

Quanto alla prova di matematica, sarà finalizzata ad accertare la capacità di rielaborazione e di organizzazione delle conoscenze, delle abilità e delle competenze acquisite dalle alunne e dagli alunni nelle seguenti aree: numeri, spazio e figure, relazioni e funzioni, dati e previsioni. La prova sarà strutturata con problemi articolati su una o più richieste e quesiti a risposta aperta. Potranno rientrare nelle tracce anche metodi di analisi, organizzazione e rappresentazione dei dati, caratteristici del pensiero computazionale.

È prevista poi una sola prova di Lingua straniera, distinta in due sezioni, che verificherà che le alunne e gli alunni siano in possesso delle competenze di comprensione e produzione scritta di livello A2 del Quadro comune europeo di riferimento per l'Inglese e A1 per la seconda lingua comunitaria. La prova potrà consistere in un questionario di comprensione di un testo a risposta chiusa e aperta; nel completamento di un testo in cui siano state omesse parole singole o gruppi di parole, oppure riordino e riscrittura o trasformazione di un testo; nell'elaborazione di un dialogo su traccia articolata che indichi chiaramente situazione, personaggi e sviluppo degli argomenti; nell'elaborazione di una lettera o email personale su traccia riguardante argomenti di carattere familiare o di vita quotidiana; nella sintesi di un testo che evidenzi gli elementi e le informazioni principali.

L'orale

Infine, la prova orale: il colloquio sarà finalizzato a valutare il livello di acquisizione delle conoscenze, abilità e competenze previsto dalla Indicazioni nazionali, con particolare attenzione alle capacità di argomentazione, di risoluzione di problemi, di pensiero critico e riflessivo, di collegamento fra discipline. Terrà conto anche dei livelli di padronanza delle competenze connesse alle attività svolte nell'ambito di Cittadinanza e Costituzione. Il voto finale deriverà dalla media fra il voto di ammissione e la media dei voti delle prove scritte e del colloquio. Potrà essere assegnata la lode. Il decreto riserva particolare attenzione alle alunne e agli alunni con disabilità o con disturbi specifici dell'apprendimento: per loro sono previsti tempi adeguati, sussidi didattici o strumenti necessari allo svolgimento delle prove d'esame. 

È stato un sequestro di persona a scopo di estorsione e non simulato, come ipotizzato dalla difesa, quello ai danni della ventenne modella inglese Chole Ayling. Lo hanno stabilito i giudici della Corte d'Assise di Milano condannando a 16 anni e nove mesi Lucasz Herba, il 30enne polacco di Birmingham arrestato nel luglio dell'anno scorso per avere rapito la ragazza con la complicità del fratello Michal Konrad Herba, fermato in Italia e in attesa di essere estradato.

All'imputato sono state riconosciute le generiche che gli hanno consentito di evitare una pena ben più severa, considerando che il reato, tra i più gravi per la nostra legge perché incide sulla libertà personale, viene punito col carcere tra i 25 e i 30 anni, in assenza di attenuanti. Prima che i giudici si riunissero in camera di consiglio, il legale di Herba, l'avvocato Katia Kolakowska, ha ipotizzato che il sequestro sarebbe stato ispirato, in accordo tra i due giovani, al film 'By any means'. Stando agli stessi autori della pellicola, uscita 8 settimane prima dei fatti, le somiglianze con la trama del film appaiono "infinite".

Di certo da questa vicenda è scaturita una 'sceneggiatura processuale' piena di colpi di scena che ha appassionato per mesi i tabloid britannici, presenti in forze in aula coi loro corrispondenti.   

Un mitomane avventuriero 

Così il pm Paolo Storari ha definito Lucasz Herba sostenendo che col sequestro, avvenuto tra l'11 e il 17 luglio dell'anno scorso, avrebbe voluto accreditarsi nel 'deep web' dove avrebbe minacciato di venderla all'asta. La ragazza, liberata dopo una richiesta di riscatto in un primo tempo di 300 mila e poi di 50 mila dollari, mai ottenuti, sarebbe stata costretta a "violenze fisiche e psicologiche", tra cui "l'ammanettamento", la narcotizzazione con una droga molto potente, la ketanina, e "il brutale trasporto dentro una valigia" fino a una baita in Piemonte.

In aula gli investigatori hanno spiegato che il "piano iniziale dei due fratelli era quello di sequestrare la modella a Parigi ma poi in quel periodo, nell'aprile del 2017, c'era stato l'attentato sugli Champs – Elysees e i due scelsero Milano perché era più sicura per portare a termine il rapimento". In alcune mail sequestrate, Herba, che aveva creato il sito 'Bleck Death', si presentava come un "guerrigliero" che aveva "già fatto vittime in Iran e Afghanistan e disposto anche a vendere donne". Per il rappresentante dell'accusa, che aveva anche sollecitato una perizia psichiatrica non ammessa dalla Corte, alla base del sequestro ci sarebbe stato un 'disturbo narcisistico di personalità'.

"Chloe è stata trattata come una cosa – ha argomentato – destinata a soddisfare i suoi bisogni di narcisismo maligno. Agli altri si presentava come un delinquente, vantandosi di altri sequestri, frutto della sua fantasia". Per questa sua fragilità psicologica e perché comunque ha poi liberato e accompagnato la ragazza al consolato inglese di Milano, Storari aveva  chiesto di riconoscere l'attenuante della 'lievità del fatto', non concessa dai giudici. 

La doppia versione di Herba

Herba ha raccontato due versioni talmente diverse da aver fatto esclamare al pm Storari, dopo avere ascoltato la ritrattazione: "Credo che non abbia tutte le rotelle a posto". Subito dopo l'arresto, ha spiegato di essere malato di leucemia e che, per procurarsi il denaro necessario alle cure, aveva iniziato a collaborare con "tre rumeni di Bimringham" che gli avrebbero affidato mezzo milione di sterline per affittare locali in varie città europee tra le quali Milano.

I locali avrebbero dovuto essere usati per rapire giovani modelle a scopo di riscatto e i rumeni, nell'ambito di questo disegno, lo avrebbero costretto a fare prigioniera Chloe, ma lui a un certo punto si sarebbe ribellato e l'avrebbe liberata.

Molto diverso il racconto fatto davanti ai giudici il 21 febbraio scorso: "Avevamo concordato di fingere il suo sequestro per guadagnarci dei soldi che poi ci saremmo divisi. Dico solo oggi la verità perché ero convinta che Chloe mi avrebbe aiutato e invece non è andata così. La messinscena è finita quando ci siamo accorti che i media non scrivevano di noi. A quel punto uscivano a fare shopping in paese e l'ho accompagnata al consolato perché avevo paura che si perdesse".