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Cronaca

(AGI) – Roma, 16 lug. – Si fanno ancora sentire gli effetti del cosiddetto ‘sciopero bianco’ nelle metropolitane di Roma. Anche oggi la stazione Termini, nodo di scambio tra le due linee undeground della capitale, e’ teatro di assembramenti inusuali, causati da ritardi dei treni probabilmente imputabili alla carenza di macchinisti. I quali, a quanto si apprende, continuano a rifiutare piu’ treni di quanti facessero in passato: cioe’ in molti casi non accettano di guidare convogli che non siano perfettamente a norma, come consentono loro le norme, ma in questo modo causando i disservizi che si registrano quotidianamente (che e’ appunto l’essenza dello sciopero bianco). Una pratica pesantemente stigmatizzata dal prefetto di Roma, Franco Gabrielli, che la settimana scorsa aveva invocato “azioni dure”. E che ha indotto l’Atac ad avviare “procedimenti disciplinari per i disservizi metro ferroviari” nei confronti “di oltre 10 dipendenti” che, “per la gravita’ dei fatti contestati, potrebbe condurre anche a provvedimenti non conservativi”. Le ragioni della protesta dei lavoratori, che va avanti da qualche settimana, sono sempre legate all’introduzione dei badge per il rilevamento elettronico delle presenze delle ore lavorative. Gli ultimi dati ufficiali in merito sono quelli a suo tempo diffusi dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, per il quale il 40% dei macchinisti rifiuta di timbrare il cartellino. Il fenomeno negli ultimi giorni va scemando, mentre appare vicina un’intesa azienda e i sindacati per chiudere la vertenza. Ma, al momento, i disagi rimangono. (AGI) Rmh/Rap .

(AGI) – Courmayeur (Aosta), 16 lug. – “Le gallerie, come i ponti, contribuiscono ad annullare gli ostacoli che si frappongono all’incontro, alla reciproca conoscenza, allo scambio di culture e alla collaborazione tra popoli. Costruito in un’epoca in cui i Paesi sembravano maggiormente interessati a primeggiare nella gara per la conquista dello spazio interplanetario, il Traforo del Monte Bianco si pone ora come allora quale esempio della capacita’ e della volonta’ degli uomini di superare tutti gli ostacoli sulla strada della convivenza pacifica”. Cosi’ il presidente della Societa’ Italiana per il Traforo del Monte Bianco Riccardo Sessa, oggi, nel corso della giornata celebrativa a Courmayeur (Aosta) a 50 anni dall’apertura al traffico del Traforo del Monte Bianco. “A distanza da 50 anni dalla sua messa in servizio – ha sottolineato l’amministratore delegato della Societa’ Italiana per il Traforo del Monte Bianco Mario Battaglia – il Traforo del Monte Bianco, pur conservando le caratteristiche strutturali originarie, si presenta profondamente mutato nelle dotazioni a presidio della regolarita’ e della sicurezza della circolazione”. Sugli 11,6 chilometri del Traforo, percorsi ogni anno da circa 1.800.000 veicoli, sono presenti 37 luoghi sicuri pressurizzati collegati a una galleria di soccorso, 156 telecamere poste ogni 100 metri che si aggiungono alle 33 poste all’estero della galleria. Inoltre, due barriere poste agli ingressi del traforo impediscono agli utenti di accedere alla galleria in caso di evento e 36 semibarriere ogni 600 metri permettono di bloccare i veicoli anche dentro il tunnel”. “L’inaugurazione del Traforo avvenuta il 16 luglio di 50 anni fa – ha detto il presidente della regione Valle d’Aosta Augusto Rollandin – fu certamente un momento importante della nostra storia non solo per la qualita’ e la dimensione infrastrutturale, ma anche perche’ rappresento’ una poderosa crescita della collaborazione italo-francese sia sul piano bilaterale che nel piu’ ampio contesto di un Comunita’ Europea che, nata solo 7 anni prima con l’entrata in vigore dei Trattati di Roma, aveva tra i suoi obiettivi proprio il libero movimento di beni, servizi, lavoratori, capitali e l’abolizione di cartelli e lo sviluppo di politiche congiunte”.(AGI) Chc .

(AGI) – Bologna, 16 lug. – Nove persone sono state arrestate dai carabinieri tra Emilia Romagna e Lombardia nell’ambito di un’inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Bologna sugli affari della ‘Ndrangheta al Nord. Tre delle persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare sono ritenute esponenti delle ‘ndrine emiliane attive nelle province di Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena con propaggini anche in quelle di Verona, Mantova e Cremona. Sono state sequestrate societa’, beni ed attivita’ commerciali nella disponibilita’ diretta della cosca, per un valore complessivo di oltre 330 milioni di euro. Decine le perquisizioni in corso in varie aree del territorio nazionale, anche a carico di liberi professionisti. Tra gli arrestati anche insospettabili prestanome. I reati contestati a vario titolo sono trasferimento fraudolento di valori e reimpiego in attivita’ economiche di denaro, beni ed altre utilita’ provento delle attivita’ illecite della cosca. Al centro delle indagini, condotte dai carabinieri dei Comandi provinciali di Modena e Parma e dal Ros di Roma, l’infiltrazione della ‘ndrangheta emiliana, articolazione della cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone), nel tessuto economico nazionale, oltre che locale, attraverso la costituzione di varie societa’ di capitali. Il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per Nicolino Grande Aracri, Alfonso Diletto, Michele Bolognino e Giovanni Vecchi. Arresti domiciliari per Domenico Bolognino, Jessica Diletto, Francesco Spagnolo, Patrizia Patricelli e Ibrahim Ahmed Abdelgawad. Tutti sono indagati per trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante di aver agito per agevolare l’attivita’ dell’associazione mafiosa. Alfonso Diello, Giovanni Vecchi e Patrizia Patricelli rispondono anche di impiego di denaro, beni o utilita’ di illecita provenienza, con la stessa aggravante. Tra le societa’ oggetto del sequestro spiccano la Save Group srl, la Save Engineering srl di Montecchio Emilia (Reggio Emilia) e la Impregeco srl di Roma, secondo gli inquirenti soggette al potere di direzione gestionale e di impulso economico-finanziario di Alfonso Diletto, il cui consenso era indispensabile per le decisioni di rilievo sostanziale adottate dagli organismi societari. Nel caso di un’altra societa’, la Save International ltd, con sede a Malta, Diletto risulta addirittura formalmente coinvolto nell’attivita’ di gestione. Dalle indagini sono emersi segnali di preoccupazione da parte di Diletto per un possibile sequestro patrimoniale, dopo quello eseguito nel novembre 2013 a carico di Francesco Grande Aracri, fratello di Nicolino, seguito qualche giorno dalla confisca. Nel contesto dell’operazione e’ stata a eseguita una misura di prevenzione patrimoniale a carico di Palmo Vertinelli, arrestato in gennaio nell’operazione “Aemilia” per associazione di tipo mafioso, fittizia intestazione di beni, riciclaggio ed altri reati dalla finalita’ mafiosa. Il provvedimento, che integra un precedente sequestro beni per 9 milioni di euro eseguito dal Ros il 24 febbraio 2015, ha colpito ulteriori 2 aziende (la Vertinelli srl, impresa edile operante nel territorio di Reggio Emilia e Crotone, e l’Edilizia Costruzioni Generali srl), 54 beni immobili, 12 autoveicoli e 20 tra rapporti bancari e finanziari. (AGI) .

(AGI) – Palermo, 16 lug. – Intercettato al telefono il chirurgo Matteo Tutino, primario dell’ospedale palermitano di Villa Sofia arrestato per truffa al sistema sanitario, in un conversazione con il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, avrebbe affermato che l’assessore alla Salute, Lucia Borsellino, “va fermata, fatta fuori. Come suo padre”, il giudice ucciso nella strage di via D’Amelio. Lo sostiene il settimanale “L’Espresso”, che in un comunicato fornisce anticipazioni sul numero in edicola domani e afferma che “gli stralci di queste intercettazioni sono confermate dai magistrati e dagli investigatori che lavorano all’inchiesta”. Sempre secondo il settimanale, “all’altro capo del telefono c’e’ il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, che ascolta e tace. Non si indigna, non replica: nessuna reazione di fronte a quel commento macabro nei confronti dell’assessore della sua giunta, scelto come simbolo di legalita’ in un settore da sempre culla di interessi mafiosi”. Lucia Borsellino si e’ dimessa pochi giorni dopo l’arresto di Tutino, che quando i carabinieri sono andati a notificargli il provvedimento giudiziario emesso contro di lui ha telefonato a Crocetta, del quale era il medico personale, per dirgli “Mi stanno arrestando”. “Mi sento intimamente offesa e provo un senso di vergogna per loro”. Cosi’ Lucia Borsellino, ex assessore alla Salute della Regione siciliana e figlia del giudice ucciso nella strage di via D’Amelio, ha commentato ai microfoni del giornale radio regionale della Rai, la frase detta dal primario di Villa Sofia, Matteo Tutino, poi arrestato per truffa al sistema sanitario, in una telefonata con il governatore, Rosario Crocetta: “La Borsellino va fermata, bisogna farla fuori come suo padre”. Crocetta, per spiegare il suo silenzio, ha sostenuto oggi di non aver sentito quelle parole. Alla domanda su cosa pensi di questa giustizificazione, Lucia Borsellino ha risposto glaciale: “Non spessa a me fare commenti al riguardo”. La Borsellino si era dimessa dopo giorno dopo l’arresto di Tutino, medico personale di Crocetta. Al suo posto il governatore ha nominato assessore il capogruppo del Pd all’Ars, Baldo Gucciardi. (AGI) .

(AGI) – Roma, 16 lug. – Un nuovo sopralluogo degli investigatori dei carabinieri di via in Selci sara’ compiuto in giornata nella gioielleria dei via dei Gracchi, nel quartiere Prati di Roma dove ieri e’ stato ucciso nel corso di una rapina il titolare settantenne Giancarlo Nocchia. In particolare i militari proseguiranno i rilievi scientifici alla ricerca di impronte che l’assassino potrebbe avere lasciato. Sono stati acquisiti i filmati delle telecamere interne al negozio che sono gia’ al vaglio degli inquirenti. Gli investigatori ritengono che ad agire sia stata una persona sola ma non escludono la presenza di complici all’esterno della gioielleria. Il bandito ha probabilmente utilizzato una parrucca bionda non molto vistosa per entrare nel negozio forse per non farsi riconoscere dal titolare. Nocchia aveva infatti subito in passato 3 rapine. Il medico legale nell’esame compiuto ieri sul cadavere della vittima ha trovato una profonda ferita sul volto e segni che confermano un tentativo di difesa e una colluttazione. Il gioielliere e’ stato colpito al volto con un oggetto probabilmente trovato dal malvivente nello stessa gioielleria come una piccola statuetta sulla quale verranno compiuti degli accertamenti tecnici. Altri esami saranno eseguiti sulla scatoletta trovata da alcuni passanti all’esterno del negozio e persa dal bandito in fuga. (AGI)

(AGI) – Nuoro, 16 lug. – Si e’ costituito uno dei due uomini che nel febbraio di dieci anni fa, a Dorgali (Nuoro), violentarono a turno una donna alla quale avevano offerto un passaggio, dopo averla segregata per due giorni nell’ovile di uno di loro, nelle campagne del paese. Colpito da un ordine di carcerazione emesso dalla procura presso la Corte d’appello di Cagliari e Irreperibile dal 10 luglio scorso, Geatano Mureddu, 35 anni, servo pastore di Onifai si e’ presentato nel carcere di Lanusei (Ogliastra), dopo una lunga mediazione condotta dai carabinieri che lo cercavano fra Onifai, Dorgali e Bultei. L’uomo deve scontare 10 anni di carcere per sequestro di persona, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo, commessa assieme all’amico Sebastiano Mulas, un netturbino di Dorgali poi morto nel settembre del 2006 in un incidente stradale. La vittima era una donna, all’epoca di 42 anni, con problemi psichici, che aspettava l’autobus a Dorgali: nel febbraio di dieci anni fa Mulas e Mureddu la avvicinarono per offrirle un passaggio in macchina. La donna, che stava andando al centro d’igiene mentale per i consueti controlli, si convinse a seguirli, ma i due la portarono nell’ovile di Mulas, in localita’ Sant’Elene, nelle campagne di Dorgali, dove la stuprarono ripetutamente a turno per l’intera giornata. Le violenze sessuali proseguirono il giorno successivo in una villetta di Sos Alinos, dove i due trasferirono la vittima probabilmente per poter proseguire gli abusi indisturbati. Nel frattempo i familiari della donna avevano dato l’allarme. I due, preoccupati delle ripercussioni, decisero di liberare la donna a Dorgali, in localita’ “Osolai”, dopo averla minacciata di non rivelare nulla. La vittima fu ritrovata in stato confusionale da alcuni passati e subito accompagnata all’ospedale di Nuoro, dove venne accertata la violenza sessuale. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Siniscola e del Ris avevano poi consentito di risalire ai due uomini che erano finiti nel carcere di Badu ‘e Carros e poi rimessi in liberta’ in attesa di giudizio, una volta cessate le esigenze cautelari. Mulas e’ morto il 6 settembre del 2006 in un incidente stradale sulla strada Oliena-Dorgali: viaggiava sulla Volkswagen Golf di un amico e compaesano che aveva perso il controllo dell’auto ed era finito fuori strada, in un torrente. Qui Mulas era annegato. (AGI)

(AGI) – Palermo, 16 lug. – Scoperta a Palermo dai carabinieri un’organizzazione in grado di far ottenere pensioni d’invalidita’ a persone non in possesso dei requisiti di legge. Eseguite dai militari del Comando provinciale 17 misure cautelari emesse dal Gip. In alcuni casi, e’ emerso dalle indagini, i falsi invalidi venivano accompagnati presso le commissioni mediche da false badanti, a loro volta gia’ indebitamente riconosciute invalide. L’attivita’ investigativa coordinata dalla Procura ha ricostruito truffe ai danni dell’Inps per un milione e mezzo. L’operazione, chiamata dai carabinieri “Malati immaginari”, e’ stata coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Dino Petralia e dai sostituti Annamaria Picozzi e Roverto Tartaglia. Sono stati trasferiti in carcere sono finiti Giuseppe Cina’, nullafacente di 61 anni, ritenuto il capo di una “fabbrica” di falsi; Nicola Cipolla, 63 anni; Giovanni Tantillo, 41 anni. Agli arresti domiciliari sono stati sottoposti Alina Nicoleta, romena, 31 anni; Silvana Giordano, 51 anni; Paola Pipitone, 31, anni. Per altri 18 indagati e’ stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. I reati contestati sono, a vario titolo, associazione per delinquere finalizzata alla commissione di piu’ delitti di falso materiale in atto pubblico, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. “Siamo di fronte a un sistema ben congegnato e irrorato -ha detto Giuseppe De Riggi, comandante del comando provinciale dei carabinieri- condito da malcostume. Ci siamo trovati di fronte ad una aggressione per interesse personale nei confronti del sistema pubblico. Le vere vittime sono i veri malati”. In questa indati, “sono stati accertati -ha riferito il colonnello Salvatore Altavilla, comandante del nucleo operativo- 25 truffe ai danni dell’Inps per un ammontare di circa un milione e mezzo di euro”. (AGI)

(AGI) – Avellino, 16 lug. – Quindici imputati oggi compaiono dinanzi al Gup di Avellino Gian Francesco Fiore, per l’udienza preliminare sulla strage del bus precipitato dal viadotto Acqualonga dell’A16 Napoli-Canosa il 31 luglio 2013, quando morirono 40 turisti di Pozzuoli in gita tra Telese Terme e Pietrelcina. I parenti delle vittime all’entrata del centro congressi adattato ad aula d’udienze preliminari hanno riportato le croci gia’ esposte dinanzi al tribunale di Avellino alcuni mesi fa per chiedere giustizia. A conclusione di un’inchiesta durata circa 2 anni, gli imputati rispondono a vario titolo di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, falso in atto pubblico e omissione in atti d’ufficio. Nella sala dell’ex carcere borbonico di Avellino, poco distante dal tribunale, si affollano gli avvocati per la costituzione delle parti. Tra i principali responsabili il titolare dell’agenzia che noleggio’ il bus, Gennaro Lametta, accusato di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e falso in atto pubblico in concorso con due funzionari della Motorizzazione civile di Napoli Antonietta Ceriola e Vittorio Saulino, che nei giorni successivi all’incidente avrebbero falsificato tutta la pratica per la revisione del pullman, risultato gravemente compromesso nella sua funzionalita’. Tra gli indagati anche i direttori di tronco di Autostrade per l’Italia, che si sono avvicendati, Nicola Spadavecchia, Paolo Berti e Michele Renzi, e i responsabili dell’Area Esercizio di Aspi Gianluca De Franceschi, Gianni Marrone e Bruno Gerardi. Questi ultimi avevano responsabilita’ nella gestione finanziaria. Michele Maietta e Antonio Sorrentino, da responsabili del posto di manutenzione del tratto autostradale, non avrebbero segnalato le carenze e le lacune nella sicurezza del percorso. Sono infatti tue i filoni sui quali si e’ mossa la Procura di Avellino, per accertare le reponsabilita’, soprattutto attraverso una complessa perizia condotta da esperti di primo primo piano in materia di sicurezza stradale, progettazione delle barriere e in meccanica. Secondo i consulenti della Procura Vittorio Giavotto, Lorenzo Caramma, Andrea Demozzi e Alessandro Lima, le pessime condizioni del bus e carenze strutturali nella barriera avrebbero determinato l’incidente. Di qui la contestazione di colpe e negligenze anche all’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci e all’allora direttore dei servizi tecnici, poi direttore generale fino a un anno fa circa, Riccardo Mollo e al condirettore generale “Operation e Maintenance Giulio Massimo Fornaci, al responsabile dell’articolazione “Pavimentazioni e Barriere di sicurezza” Marco Perna. per aver omesso di provvedere alla riqualificazione dell’intero viadotto. (AGI)

(AGI) – Avellino, 16 lug. – Quindici imputati oggi compaiono dinanzi al Gup di Avellino Gian Francesco Fiore, per l’udienza preliminare sulla strage del bus precipitato dal viadotto Acqualonga dell’A16 Napoli-Canosa il 31 luglio 2013, quando morirono 40 turisti di Pozzuoli in gita tra Telese Terme e Pietrelcina. I parenti delle vittime all’entrata del centro congressi adattato ad aula d’udienze preliminari hanno riportato le croci gia’ esposte dinanzi al tribunale di Avellino alcuni mesi fa per chiedere giustizia. A conclusione di un’inchiesta durata circa 2 anni, gli imputati rispondono a vario titolo di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, falso in atto pubblico e omissione in atti d’ufficio. Nella sala dell’ex carcere borbonico di Avellino, poco distante dal tribunale, si affollano gli avvocati per la costituzione delle parti. Tra i principali responsabili il titolare dell’agenzia che noleggio’ il bus, Gennaro Lametta, accusato di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e falso in atto pubblico in concorso con due funzionari della Motorizzazione civile di Napoli Antonietta Ceriola e Vittorio Saulino, che nei giorni successivi all’incidente avrebbero falsificato tutta la pratica per la revisione del pullman, risultato gravemente compromesso nella sua funzionalita’. Tra gli indagati anche i direttori di tronco di Autostrade per l’Italia, che si sono avvicendati, Nicola Spadavecchia, Paolo Berti e Michele Renzi, e i responsabili dell’Area Esercizio di Aspi Gianluca De Franceschi, Gianni Marrone e Bruno Gerardi. Questi ultimi avevano responsabilita’ nella gestione finanziaria. Michele Maietta e Antonio Sorrentino, da responsabili del posto di manutenzione del tratto autostradale, non avrebbero segnalato le carenze e le lacune nella sicurezza del percorso. Sono infatti tue i filoni sui quali si e’ mossa la Procura di Avellino, per accertare le reponsabilita’, soprattutto attraverso una complessa perizia condotta da esperti di primo primo piano in materia di sicurezza stradale, progettazione delle barriere e in meccanica. Secondo i consulenti della Procura Vittorio Giavotto, Lorenzo Caramma, Andrea Demozzi e Alessandro Lima, le pessime condizioni del bus e carenze strutturali nella barriera avrebbero determinato l’incidente. Di qui la contestazione di colpe e negligenze anche all’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci e all’allora direttore dei servizi tecnici, poi direttore generale fino a un anno fa circa, Riccardo Mollo e al condirettore generale “Operation e Maintenance Giulio Massimo Fornaci, al responsabile dell’articolazione “Pavimentazioni e Barriere di sicurezza” Marco Perna. per aver omesso di provvedere alla riqualificazione dell’intero viadotto. (AGI) .

(AGI) – Bologna, 16 lug. – Nuovi arresti e sequestri di societa’, beni e attivita’ commerciali per un valore di oltre 330 miliomi di euro nell’ambito dell’operazione Aemilia. Dalle prime ore di questa mattina i carabinieri stanno eseguendo, in Emilia Romagna e Lombardia, nuove ordinanze di custodia cautelare emesse, su richiesta della procura distrettuale antimafia di Bologna, nei confronti di 9 soggetti, tre dei quali esponenti della ?ndrangheta emiliana attiva nelle province di Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena ed operante anche in quelle di Verona, Mantova e Cremona. Decine le perquisizioni in corso in varie aree del territorio nazionale, anche a carico di liberi professionisti. Al centro delle indagini, condotte dai carabinieri dei comandi provinciali di Modena e Parma nonche’ dal Ros di Roma, l?infiltrazione della ?ndrangheta emiliana, articolazione della cosca “Grande Aracri” di Cutro (Crotone), nel tessuto economico nazionale, oltre che locale, attraverso la costituzione di varie societa’ di capitali. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terra’ alle ore 10.30 odierne, presso la procura della repubblica di Bologna. (AGI) .

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