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È uscita la 63esima Guida Michelin Italia, la bussola che da anni aiuta gli amanti della buona cucina a orientarsi nel panorama dei migliori ristoranti italiani, la cui qualità è riconosciuta dall'assegnazione delle famose "stelle". All'interno dell'edizione 2018 la novità più grande è rappresentata dal ristorante St.Hubertus, a San Cassiano (Alta Badia), diretto dallo chef Norbert Niederkofler che ottiene ben 3 stelle Michelin.

Si confermano in questa élite delle cucine tristellate altri 8 locali: Piazza Duomo ad Alba, Da Vittorio a Brusaporto, Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio, Reale a Castel di Sangro, Enoteca Pinchiorri a Firenze, Osteria Francescana a Modena, La Pergola a Roma, Le Calandre a Rubano.  

Il giudizio della guida 

Ecco la motivazione che ha portato lo chef di San Cassiano a ottenere la prestigiosa terza stella:  “I piatti rivelano la personalità dello chef. Quelli di Norbert Niederkofler, del ristorante St. Hubertus, sanno raccontare mille e una storia. I protagonisti sono la natura, la cultura e i gusti schietti e intensi delle sue montagne, la passione e la fatica quotidiana dei contadini e degli allevatori, la qualità eccelsa dei loro prodotti, le tradizioni e i metodi tramandati, il calore dei masi, il desiderio di viaggiare per imparare e di ritornare per ritrovare il proprio stile di vita, l’impegno, la cura, la costanza che si sposano con l’entusiasmo e la leggerezza. Nei piatti di Norbert Niederkofler si gustano questi sapori, si vedono le montagne, si ascoltano queste storie. L’incontro con questa cucina non è un pasto, ma un’indimenticabile esperienza umana. Per gli ispettori Michelin, tre stelle emozionanti.” 

Cracco e Sadler perdono una stella (ma reagiscono bene)

L'altra grande notizia riguarda invece due importanti ristoranti milanesi che perdono una stella ciascuno: il primo è quello di Carlo Cracco, uno dei chef più conosciuti e amati della televisione italiana, che paga forse il cambio di sede, mentre il secondo appartiene a Claudio Sadler che ha affidato a Instagram, e a un pizzico d'ironia, la propria reazione: "Oggi ho perso il primato di permanenza delle due stelle continuative di Milano, 14 anni, si torna a una stella, un incidente di percorso. Siamo al pronto soccorso, ma guariremo presto, prometto".

Anche Cracco, raggiunto dai microfoni di Repubblica ha preso il declassamento con filosofia: "Il mio staff ed io siamo tranquilli. In caso di cambi importanti, lasciare o sospendere le stelle è a discrezione della guida. Noi stiamo lavorando tantissimo ai nuovi progetti e non vediamo l'ora di accogliere i clienti nella nuova sede milanese in Galleria a gennaio". 

I numeri

Il totale dei ristoranti stellati sale così a 356. La Lombardia è la regione che registra il numero maggiore di novità, 7, e di ristoranti, 63. Medaglia d'argento per la Campania, 41 ristoranti. Terza posizione per il Piemonte, 40 ristoranti. Seguono il Veneto, 38 ristoranti; la Toscana, 35 ristoranti. Roma, Napoli e Milano restano le province "stellate" d'Italia seguite da Bolzano e Cuneo. 

Hotel che fanno registrare il tutto esaurito, migliaia di turisti, operatori del settore enograstronomico e giornalisti di quotidiani e testate del settore, nazionali e internazionali si sono presentati al nastro di partenza della 26esima manifestazione del Merano WineFestival  (11-13 novembre). Migliaia di stand che espongono vini medi e di alta qualità e, ovviamente, prodotti gastronomici del Belpaese dal Nord al Sud, odori e sapori della nostra terra, dove si sono fatti notare e degustare anche quelli biologici e biodinamici. Tra gli espositori anche case vinicole straniere (tra queste: francesi, inglesi e russe). 

La Toscana è stata la 'regina' del "The Wine Hanter Award Platinum con 11 case vinicole che si sono aggiudicate altrettante nomination su un totale di 25. Ecco i premiati 

La serata del 10, con la cena di gala del WineFestival introdotta come di consuetudine dal patron Helmt Kocher, ha dato il via alla manifestazione, con la partecipazione di 500 tra commensali e autorità.  

Il Wine Festival di Merano è stata anche l'occasione  per celebrare i 30 anni della linea Sanct Valentin della produzione dei vini della cantina San Michele Appiano che ha una produzione di grandi vini grazie anche alla professionalità di HansTerzer, winemaker della cantina, che con la sua politica aziendale in questi anni ha portato alla produzione di circa 5 milioni e mezzo di bottiglie esportate in tutto il mondo e distribuite tra Sauvignon Blanc, Pinot Bianco, Pinot Grigio,Chardonnay, Gewurztraminer e i rossi Kagrein e Pinot. La parte del re per questa azienda l'ha fatta l'Appius 2013 ricavato dalle migliori uve accuratamente selezionate. Il vino invecchiato in botte e poi in acciaio. 

Infine da segnalare la partecipazione alla manifestazione di 49 studenti delle terze e delle quarte dell’Istituto alberghiero dell’Aquila impegnati nel servizio e nel coordinamento della serata di Gala, nel supporto agli espositori e nella gestione delle degustazioni guidate di vini presentati al Festival di cui la scuola abruzzese è da anni partner.

In occasione del WineFestival è stato anche presentato il progetto Vino Fico Festival che si terrà nella Bottega del Vino di Fontanafredda a Fico, la Disneyland del cibo di 100mila metri quadrati che aprirà a Bologna il 15 novembre. Si tratta di una straordinaria collaborazione, nei prossimi mesi definita, tra Merano WineFestival, Vinitaly e Fico Eataly World. L’idea è stata presentata dal patron del Merano WineFestival Helmuth Köcher e Piero Bagnasco del consiglio di amministrazione di Fico Eataly World e a.d. di Fontanafredda.

Saranno scelti 30 giovani produttori (nati dopo il 1980) poco conosciuti e provenienti da tutta Italia. I loro vini saranno selezionati dal The Wine Hunter Helmuth Köcher, vini che abbiano ottenuto almeno 90/100 punti nella guida The WineHunter award.winehunter.it, di altissima qualità e che abbiano ricevuto l'Award The WineHunter Gold. E altri 30 vini selezionati dalla nuova guida di Vinitaly. Al termine delle tre giornate di degustazioni e masterclasses i 10 vini più venduti avranno la possibilità di entrare nell’assortimento dell’enoteca di Fico.

Trentino
Ferrari F.lli Lunelli
2011 Ferrari Perle Rose Riserva Spumante Metodo Classico DOC

Lombardia
Monte Rossa
2012 Cabochon Brut DOCG
Nino Negri
2011 Sfursat 5 Stelle DOCG

Abruzzo
Masciarelli
2015 Marina Cvetic DOC

Alto Adige – Südtirol
Erbhof Unterganzner
2015 Lamarein VDT

Campania
Quintodecimo
2012 Vigna Grande Cerzito DOCG

Friuli-Venezia Giulia
Moschioni
2011 Schioppettino DOP

Piemonte
Ceretto
2013 Bricco Rocche DOCG
Rocche dei Manzoni
2007 Vigna Madonna Assunta La Villa Riserva 10 Anni DOCG
Cogno Elvio
2013 Ravera DOCG
Conterno Fantino
2014 Ginestra Vigna Sorì Ginestra DOCG

Puglia
Gianfranco Fino
2015 Sé IGT

Toscana
Castiglion del Bosco
2011 Castiglion del Bosco, Millecento DOCG
Il Marroneto
2012 Selezione Madonna delle Grazie DOCG
Tua Rita
2014 Giusto di Notri IGT
Montevertine
2014 Le Pergole Torte IGT
Castello del Terriccio
2011 Lupicaia IGT
Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute
2015 Il Pareto IGT
Castello dei Rampolla
2013 D’Alceo IGT
Duemani
2014 Duemani IGP
Vini Franchetti – Tenuta di Trinoro
2015 Palazzi IGT
Le Macchiole
2014 MessorioIGT
Ornellaia
2015 Le Serre Nuove dell’Ornellaia DOC

Umbria
Arnaldo Caprai
2012 25 Anni DOCG

Veneto
Ferragu’ Carlo
2014 Valpolicella Superiore DOC

AquaVitae
Bottega
Amarone Privata Classica
Distilleria Marzadro
Espressioni Solera
Distilleria Sibona
Grappa Riserva Affinati in Botti da Porto
Distilleria Varnelli
Delizia alla Cannella
Nonino Distillatori in Friuli
Grappa Nonino Riserva Anticacuvèe® aged 5 years
Roner Distillerie
Grappa Weissburgunder invecchiata
Birra
IBeer
10 – Uniko
Carne e salumi
La Bottega di Adò
Lardo di Colonnata
Dolci e cioccolato
Tortapistocchi Firenze
Torta Uvetta e Rhum
Olio e aceto
Acetaia BG Villa Bisini Gambetti
Aceto Balsamico di Modena IGP "GR"
Al Vecchio Frantoio Bartolomei
Olio extra vergine di oliva Selezione Pregiata
Pasta, riso e cereali
La Pasta di Aldo
Maccheroncini
Prodotti ittici
Calvisius Caviar
Caviale Siberiano
Euromar
Filetti di acciughe sott'olio
Upstream Italiana
Upstream salmone affumicato

Ci sono voluti due anni per trasformare il sogno in realtà, ma alla fine un orgogliosissimo Lapo Elkann ha inaugurato a Milano il suo spazio creativo “in cui per condividere, creare e assaporare il meglio del nostro Paese riunendo sotto lo stesso tetto le eccellenze italiane della creatività, del design, del motion e del food”. Il nome è dei più evocativi e rimanda direttamente al know-how tipico del Belpaese: Garage Italia Customs. Il progetto, spiega il suo autore, è dedicato a Enrico Mattei, “un grande imprenditore italiano visionario che volle questo posto e lo commissionò all’architetto Bacciocchi”. E al bisnonno Giovanni Agnelli “che pensò una Fiat Cielo Terra Mare”.

Di cosa si occuperà?

Il Garage si occupa dell'allestimento di vetture su misura: qui la clientela può scegliere non solo nuovi colori, ma anche tessuti per gli interni, oltre a farsi personalizzare gli esterni, optando, ad esempio, per tonalità cromatiche anche le più originali e strane in circolazione, compresi tutti i possibili dettagli a contrasto. Ma non solo. In questo posto che più metropolitano non si può, a metà del trafficatissimo viale che porta ai laghi e alle autostrade – si legge su La Stampa – si potrà venire per dare una livrea personalizzata al proprio mezzo, ma anche per un caffè, uno spuntino, un aperitivo o un pranzo.

Si entra e al piano terra, sotto una installazione di centinaia di macchinine colorate, si può ordinare un hamburger o un club sandwich, poi si entra nel cuore del garage, dove il sancta sanctorum è la “materioteca”, una sorta di inedita biblioteca con tessuti, pelli e campioni di lamiera al posto dei libri. Qui i clienti possono scegliere ogni materiale e colore possibile (due, il Blue navy Garage Italia e l’azzurro-Lapo verranno brevettati da Basf). Al piano di sopra, il ristorante di Carlo Cracco con terrazza, giardino tropicale e saletta privata sulla “prua” dell’edificio firmata Riva, allestita come il ponte di uno yacht.

Un garage in stile ‘Lapo’

Il luogo scelto per il quartier generale dell’officina di Lapo è l’ex stazione Agip Cortemaggiore di piazzale Accursio. L’edificio, che risale agli anni ‘50 e occupa una superficie coperta di 1.700 metri quadrati su tre diversi piani, è stato rimesso a nuovo dall'architetto Michele De Lucchi che non solo ha ripreso per la struttura esterna esattamente il colore originale, ma ha anche aggiunto due file di led sotto la copertura in omaggio alle luci già presenti negli Anni '50, si legge sul Sole24Ore. Quanto all’arredamento, si rifà allo stile dell'atelier ispirato espressamente del fondatore, Lapo Elkann: non a caso nell'edificio si trovano, ad esempio, due sedili di una Ferrari 599 GTB trasformati in poltrone, ma anche una pista giocattolo lunga 35 metri sul soffitto e la carrozzeria di una Ferrari 250 GTO nella sala in cui vengono serviti i cocktail. 

L’inaugurazione

Per l’inaugurazione del Garage di Lapo, sono venuti da tutto il mondo. Tra i presenti, riporta il Corriere, c’erano:

  • il sindaco Giuseppe Sala
  • la famiglia Elkann-Borromeo al completo (John Elkann con il padre Alain, la sorella Ginevra e la moglie Lavinia Borromeo)
  • lo stilista Luca Rubinacci
  • ·      Margherita Missoni
  • ·      Marcelo Burlon
  • ·      Ugo Brachetti Peretti
  • ·      Arturo Artom
  • ·      Federico Marchetti
  • ·      Marta Brivio Sforza
  • ·      Patrizia Sandretto
  • ·      Simona Ventura
  • ·      Giorgio Restelli di Mediaset
  • ·      la presidente dell’Airc Bona Borromeo
  • ·      le galleriste Carla Sozzani e Nina Yashar
  • ·      i fotografi Giovanni Gastel e Bob Krieger
  • ·      la creatrice di gioielli Madina Visconti di Modrone.
  • ·      In sala si sono anche visti:
  • ·      Alessandro Roja
  • ·      Victoria Cabello
  • ·      Martina Colombari e Billy Costacurta
  • ·      i volti di Raidue Titty e Flavia,
  • ·      l’ex fidanzata di Lapo, l’ereditiera Goga Ashkenazi

A cena da Cracco

Lo chef stellato ha curato nei minimi dettagli anche la light dinner a passaggio per l’inaugurazione. Camerieri in tuta da corsa (con marchio «Garage Italia») hanno iniziato offrendo spumante Ferrari e acqua. Al bar sulla terrazza tropicale si degustava rum Compagnia dei Caraibi, si assaporavano sigari toscani e si sbocconcellava cioccolato fondente.

Il menu? Mini burger, salmone al lime con mango, involtini di gamberi, patate al cartoccio con caviale e panna acida, carciofi cacio e pepe, macaron alla castagna e cioccolatini «logati» incartati sul momento. Divertenti le macchinette per il popcorn e apprezzata la pasta di mezzanotte: a forma di ghiera meccanica, ideata per l’occasione. Tra un gin tonic, un Moscow mule e un Milano-Torino (cocktail inventato ieri sera) si ballava accompagnati dalla musica di Stefano Fontana e Dj Outside.

 

Oltre 450 case vitivinicole tra le migliori in Italia e nel mondo, quasi 200 artigiani del gusto e 15 cuochi di spicco partecipano al 26esimo "Merano WineFestival" che si terrà dal 10 al 14 novembre. Gli organizzatori prevedono un'affluenza di 10 mila persone. La manifestazione è stata presentata all'hotel Terme Merano. Il programma della kermesse enogastronomica, ha ricordato il vice presidente dell'azienda di soggiorno Vincenzo Coco, l'anno scorso ha generato un indotto turistico di circa 8 milioni di euro.

Questa edizione durerà un giorno in più; l’evento è di cinque giornate da venerdì 10 a martedì 14 novembre, ma già il 9 come giornata prologo ai Giardini di Castel Trauttmansdorff si terrà un convegno “Naturae&Purae” che annuncerà le nuove tendenze del vino. Esperti e interpreti del mondo del vino si confronteranno sui temi della sostenibilità, della naturalezza e della purezza, cercando di rispondere al quesito: “Quo Vadis? Food & Wine, the future is natural?”.

Al convegno curato e ideato da Helmuth Kocher e Angelo Carrillo interverranno: Attilio Scienza (Cisgenetica), Luca D’Attoma (vini bio e biodinamici), Franz Josef Loacker (vini biodinamici), Werner Morandell (Piwi), Angiolino Maule (vini naturali). Sul tema delle fermentazioni alimentari interverrà l’esperto Carlo Nesler. Presente al convegno anche Giorgio Grai, un’altra figura di prestigio del mondo vino, esperto di viticoltura ed enologia, oltre che collaboratore di importanti riviste enogastronomiche.

Tra gli eventi più attesi di venerdì 10 novembre c’è Architecture&Wine alle ore 19,00 in piazza della Rena, una conferenza sull’Architettura sostenibile con la ditta Progress di Bressanone, in collaborazione con Fondazione Architettura Alto Adige e dove saranno presenti circa 150 architetti altoatesini, ma anche svizzeri, austriaci, tedeschi ecc. durante il quale saranno premiate tre cantine che hanno fatto della sostenibilità le loro fondamenta. Cooking Farm sarà il fulcro della Chef Arena; dal 10 al 14 novembre importanti chef di livello internazionale si confronteranno con le contadine altoatesine, depositarie della cultura culinaria locale. Immancabili le Masterclasses, degustazioni guidate di eccellenze enologiche nazionali e internazionali all’Hotel Terme Merano, il cui ricavato andrà in beneficenza.

Infine, il 14 novembre, Catwalk Champagne, una “sfilata” nella Kursaal Merano di alcune fra le migliori Maisons de Champagne. Dall’11 al 13 novembre al Kurhaus si tiene Wine Italia con oltre 800 vini italiani protagonisti, un percorso fra le varie aree ed i differenti territori vinicoli da nord a sud. La sala Czerny (nome dell’architetto che progettò Kurhaus, nel 1874), ospiterà Wine International con oltre 250 vini dalla Spagna all’Argentina, dal Libano al Sud Africa, dall’Austria alla Crimea. In contemporanea, dal 10 al 14 novembre, lungo la “Passer Promenade”, la famosa passeggiata a fianco del fiume Passirio e amata dalla principessa Sissi, avrà luogo GourmetArena con l’accurata selezione di prodotti tipici nazionali ed internazionali. 

 

 

Dimenticate New York, Tokyo, Londra e le Maldive. Se il prossimo anno volete visitare una meta emergente (ed essere alla moda) fate rotta su Nashville, Bogotà e Lima. Ma non solo. Ecco le 10 mete alternative preferite dagli italiani secondo il sito di prenotazioni online Booking.com.

Sapporo, Giappone

Molti viaggiatori visitano il Giappone per l’animata vita notturna di Tokyo o per i templi di Kyoto, ma nel 2018 una meta molto gettonata sarà la dinamica città di Sapporo. Punto di partenza ideale per andare alla scoperta delle montagne e delle sorgenti termali di Hokkaido, la città offre ottimi ristoranti ed è rinomata per i piatti di pesce. E nota per la birra. Sapporo è senza ombra di dubbio una destinazione ideale per tutti coloro che desiderano intraprendere un viaggio e sperimentare nuovi piatti e drink nel 2018.

Nashville, Stati Uniti

Oltre a essere famosa per la sua leggendaria scena musicale country, Nashville è anche il luogo ideale per dedicarsi ad attività outdoor e con la famiglia. Gli appassionati di musica vorranno senz’altro fare una capatina al museo dedicato a Johnny Cash e Willie Nelson, e potranno assistere a qualche spettacolo di musica dal vivo negli animati quartieri della città. Ma Nashville offre tanto anche agli amanti della natura: diversi sono i parchi cittadini accessibili a piedi o in bicicletta.

Nel 2018, il 17% dei viaggiatori ha in programma un soggiorno per assistere a un concerto o a un festival, mentre il 36% sarà ispirato da una destinazione vista sullo schermo, e Nashville sta godendo anche di una crescente visibilità per via della serie TV che porta il suo nome. Tra i consigli top per Nashville lasciati dai clienti di Booking.com spiccano la musica live, la musica country, l’intrattenimento e la vita notturna.

Bucarest, Romania

L’elegante Bucarest, una new entry tra le città ideali per visite alternative, è un’ottima scelta per via dei suoi musei, dei parchi, delle caffetterie alla moda e per il mix di art nouveau e architettura moderna. In estate potete noleggiare una barca per esplorare i giardini Cişmigiu, mentre in inverno ci si può rifugiare in una delle accoglienti caffetterie della città. Dall’indagine di Booking emerge che il 41% dei viaggiatori ha in programma una vacanza in città nel 2018. A trainare le prenotazioni, l’architettura, il cibo, i musei e il centro storico.

Zakopane, Polonia

La meravigliosa località montana di Zakopane è sempre stata meta gettonata dagli amanti dello sci e oggi lo è anche per i viaggiatori che in estate desiderano fare escursioni nel Parco Nazionale dei Tatra. Il trend per i soggiorni benessere non vede rallentamenti nel 2018, con quasi il doppio delle persone che pensa di organizzare un viaggio all’insegna della salute e del benessere nel 2018 rispetto al 2017. Il nuovo trend salute e benessere per il 2018 riguarda proprio le camminate, con il 44% dei viaggiatori che afferma di volersi dedicare alle passeggiate e il 33% alle escursioni.

Taitung, Taiwan

Taitung è tra le mete emergenti del 2018. I suoi punti di forza? L’affaccio sulla costa di Taiwan che con il suo fascino modesto, la diversità culturale e il mix di montagne, le sorgenti termali, i templi e le attività sull’oceano. La città è consigliata dai viaggiatori per la natura, il relax, il mare e l’aria pulita. Per viverla al meglio sono consigliate le immersioni, lo snorkeling e l’escursionismo, lo shopping di cibo al porto di Fugang, e la visita al mercato notturno di Taitung per assaporare le prelibatezze locali.

Brisbane, Australia

Non solo Sydney e Melbourne, chi visita Brisbane rimane affascinato da bar, ristoranti e vigneti, senza tralasciare le bellissime spiagge che la circondano. La metà dei viaggiatori pensa di fare un viaggio in una località di mare nel 2018, e Brisbane può rivelarsi un’ottima scelta. Ti aspettano il surf all’Ocean Beach, il relax al sole della Sylvan Beach, i delfini da ammirare alla Red Beach o le lagune in stile spiaggia per una semplice pausa di relax, come la Streets Beach e Settlement Cove. Oltre che per la vita da spiaggia, Brisbane la meta ideale per lo shopping, i ristoranti, il relax e l’intrattenimento.

Bogotà, Colombia

La splendida Bogotà è sulla cresta dell’onda per il 2018, cuore pulsante della Colombia e ottima base per partire all’esplorazione del resto del Paese. I viaggiatori avranno modo di apprezzare i nuovi ristoranti e gli hotel boutique situati tra case vecchie di 3 secoli, murales e musei. La capitale colombiana può essere esplorata a bordo di un treno, tra suoni e colori, e ovviamente assaporando l’autentico caffè in uno dei tanti bar disseminati nella città. I viaggiatori di Booking.com la consigliano per i musei, la cultura, il cibo e l’ospitalità della gente.

Portland, USA

“Keep Portland Weird” (“manteniamo Portland strana”) è lo slogan non ufficiale della città più grande dell’Oregon, dove l’animata vita notturna, il fantastico cibo (con food truck a ogni angolo), cultura e ampi spazi sono le principali peculiarità. L’ideale è esplorarla in bicicletta, magari facendo sosta in una delle sue numerose birrerie, o visitando il Forest Park e la City of Roses, presso l’International Rose Test Garden. I viaggiatori di Booking.com la consigliano principalmente per la birra, il cibo, i ristoranti e lo shopping.

Lima, Perù

Lima è la meta ideale per chi cerca vacanze adrenaliniche, dal parapendio alle serate in discoteca, dal surf alle giornate in spiaggia… Da dove cominciare? La città sta diventando sempre più popolare come destinazione dei viaggi nel 2018, ed è un posto davvero unico per trascorrere qualche giorno alla scoperta del suo cibo delizioso, della sua ricca storia e dei suoi musei. Oltre alla storia e alla cultura, Lima è consigliata per il cibo, da quello più semplice a quello gourmet.

Hannover, Germany

L’incantevole Hannover è tra le mete top per la scelta di musei, i siti culturali e gli spazi verdi, come l’Herrenhäuser Gärten, il lago Maschsee e il bosco urbano più grande d’Europa, l’Eilenriede. Per chiunque sia appassionato di cultura, Hannover è una meta imperdibile. E la pensa così il 31% dei viaggiatori che hanno in programma un tour culturale e artistico. 

Innanzitutto un chiarimento: nessuno vi chiederà di salire su una bilancia per verificare se portare con voi un ordigno o un'arma e nessuno vi obbligherà a farlo. L'iniziativa nel fichissimo e modernissimo aeroporto di Vantaa a Helsinki è del tutto volontaria e mira ad aumentare il livello di sicurezza sui voli della Finnair, la compagnia di bandiera finlandese. Ma di cosa stiamo parlando, esattamente?

Da qualche giorno gli altoparlanti di quello che è stato definito l'aeroporto più bello del mondo invitano i passeggeri a salire su una bilancia per misurare non il peso del bagaglio, ma il loro: quello delle persone. E non è un'iniziativa salutista: i regolamenti in base ai quali viene stabilito quanto carburante un aereo debba caricare prima della partenza, come debbano essere distribuite le zavorre e come devono disporsi i passeggeri fanno riferimento a dati del 2009 e secondo la Finnair la tipologia di viaggiatore è piuttosto cambiata in questi otto anni. Allora, come scrive Repubblica, si stimava che un passeggero maschio adulto pesasse in media 84 chili, una donna adulta 70 e un bambino 35. Con in più il peso dei bagagli a mano e da stiva concessi, cioè sui sei-otto chilogrammi a persona per il bagaglio a mano e una ventina quello a stiva in classe economica.

Il vettore finlandese, scrive TPI, cerca in tutto duemila volontari, e ne ha finora trovati 180, per aggiornare le statistiche sul peso medio imbarcato sui jet sia di corto e medio raggio sia di quelli destinati alle linee intercontinentali. E finora ha fatto delle scoperte interessanti. Le donne che viaggiano in business class, ad esempio, sono più magre di quelle in economica. Lo stesso non si può dire degli uomini: più pesanti in business e più leggeri in economy. 

La vita in casa non è sempre semplice. La relazione con spazi, persone e oggetti è alla base di piccole battaglie quotidiane che ciascuno si trova ad affrontare: rivendicare il proprio spazio, gestire il rapporto con le “cose” altrui, bilanciare l’esigenza di ordine con la difficoltà a separarsi dagli oggetti a cui siamo legati, è talvolta complesso e fonte di stress e ansia. A dirlo è il “Life at Home Report 2017”, una ricerca internazionale firmata IKEA che esplora cambiamenti e stili di vita.

L’analisi è stata condotta su 22.000 persone, tra i 18 e i 65 anni, in 22 Paesi nell’arco di 6 mesi: 54 home visit, 5.000 conversazioni online, 874 ore d’incontri, ascolto dei social media, 12 settimane con 18 “home pioneers”, persone che vivono la casa in modo inusuale e originale…bevendo oltre 24 differenti tipi di tè. La metodologia dell’indagine è un mix tra quantitativa e qualitativa-psicologica: agli intervistati sono stati indicati alcuni temi che hanno riportato i risultati strategici alla mission dell’Azienda.​ Quello che segue è la sintesi della ricerca realizzata da IKEA.

La difesa del territorio domestico

Dalla ricerca emerge come la casa sia un “campo di battaglia”, in cui il rapporto con le altre persone è spesso fonte di discussione: 1 confronto su 6 nasce quando qualcuno invade il nostro spazio. In casa ogni spazio (stanza / sedia / oggetto) ha un suo “proprietario” che ne esprime l’identità: “guardo un film sul mio lato del divano”, “il garage di papà”, “a tavola il mio posto è quello”, “la Tv l’ho comprata io”.

L’invasione del proprio spazio è talvolta fonte di stress e aggressività, ma reclamarlo non è semplice: il 42% ha ammesso di non avere il coraggio di farlo. Questo accade maggiormente quando si vive in situazioni non convenzionali, ad esempio in casa d’altri senza pagare l’affitto, o con sconosciuti. Al contrario, rivendicare limiti e confini, provoca sentimenti positivi: calma per il 40%, felicità per il 26%, sollievo il 27% e eccitazione per il 12%.

Ma la sfida più dura da affrontare è trasferirsi nella casa di qualcun altro: il 44% degli intervistati ritiene addirittura sbagliato rivendicare i propri spazi quando ci si traferisce, una percentuale che sale al 71% per gli indonesiani, al 59% per i filippini e indiani, mentre in fondo alla classifica troviamo tedeschi e danesi con il 27%. Da una parte, infatti, c’è la necessità di rispettare lo spazio di chi lo occupa dall’origine, dall’altra la difficoltà di “sentirsi a casa” di qualcun’altro.

Alla conquista del soggiorno

Il più comune luogo dei conflitti in casa è il soggiorno, dove litiga il 46% degli intervistati: una zona fluida in cui gli spazi personali si confondono, in cui è difficile stabilirne i confini. Le case sono sempre più piccole, il soggiorno si trasforma da quella che era la classica zona TV ad una stanza adatta ad accogliere esigenze diverse e spesso contrastanti. In controtendenza l’Italia, in cui la cucina si conferma cuore della casa: è qui che il 56% degli italiani discute maggiormente.

La ricerca, inoltre, mette in luce come una delle maggiori cause di stress è l’eccesso e l’accumulo di oggetti nelle nostre case: ambienti sempre più ridotti, in cui è necessario razionalizzare gli spazi, ordinare gli oggetti e spesso buttarli. Un’azione non facile, il nostro legame con gli oggetti è spesso emozionale e va oltre la funzionalità.

La condizione di “case troppo piccole, case troppo piene” comporta inevitabili discussioni sulla diversa concezione di ordine e disordine. Ad ammetterlo è il 50% degli intervistati: una percentuale che sale al 62% nelle Filippine e al 59% di Indonesia e Malesia, mentre Giappone e Danimarca si collocano tra i paesi meno litigiosi con il 34%. Riordinare ed eliminare oggetti accumulati dà, invece, sollievo al 44% delle persone, provoca stress nel 23%, ed è fonte di felicità per il 22%.

Dall’analisi sull’Italia emerge una spaccatura netta: la metà degli intervistati associa sentimenti positivi al riordinare e al disfarsi degli oggetti, per l’altra metà sono fonte di stress e emozioni negative.

 

 

 

Non solo zucche, fantasmi e parate in stile americano. Il 31 ottobre è il giorno in cui il mondo Occidentale tenta di spaventarsi armato di travestimenti e di racconti infarciti di spettri e demoni. L’obiettivo, in realtà, sarebbe quello di tenere lontani gli spirti malvagi, ma se nel frattempo si finisce per spaventare qualche sfortunato passante, tanto meglio. Ma c’è anche chi ne approfitta per ricordare i propri defunti. Ecco alcune delle tradizioni europee (e non solo) meno famose raccontate da Babbeluna app per imparare le lingue. Iniziando dall’Italia.

Italia, la vigilia d'Ognissanti

Il forte carattere regionale del Paese ha fatto sì che in ogni angolo dello stivale siano fiorite le tradizioni più diverse. Il 31 di ottobre, la vigilia di Ognissanti, in molte zone d’Italia i ragazzini intagliano le zucche dando loro le sembianze di teschi, per poi completare l’opera illuminandole con delle candele al loro interno.

In Veneto le chiamano suche dei morti (teste dei morti), mentre in Calabria, nell’antico borgo di Serra San Bruno, i bambini vanno in giro portando con sé le zucche e chiedendo “Mi lu pagati lu coccalu?” (“Mi paghi per il teschio?”).

A Orsara di Puglia, le stesse zucche sono note col nome di cocce priatorje (teste del Purgatorio) e vengono illuminate il primo giorno di novembre, durante la notte dei Fucacoste (i falò). 

In altre regioni d’Italia, invece, quando i bambini si svegliano il 2 novembre, Festa dei Morti, trovano piccoli doni lasciati dagli antenati defunti.

Consiglio: andate a Triora, in Liguria. Animata da folklore, tra cui la rappresentazione dei processi alle streghe, la cittadina ospita la più grande celebrazione in Italia della vigilia di Ognissanti. Troverete 200 zucche illuminate, donne travestite da streghe, banchetti, falò e spettacoli di tutti i tipi.

Spagna, El Día de los Muertos

Anche in Spagna ogni regione celebra il 31 di ottobre a modo proprio, incurante della moda commerciale di Halloween. La Galizia, per esempio, si attiene al suo tradizionale giorno dei morti. Si inizia con il Samaín (noto anche come Samhain o Capodanno celtico) e si prosegue con il Día de Todos los Santos (giorno di Ognissanti) e il Día de los Muertos (giorno dei morti). Potete unirvi alle celebrazioni e intagliare zucche, andare a feste in maschera o radunarvi attorno a un falò.

Consiglio: Provate il queimada, un liquore fatto con aguardiente, caffè macinato, zucchero e scorzetta di limone. Viene servito in un pote, un recipiente in terracotta. La folla si raduna al buio e infiamma il proprio drink. Le fiammelle guizzano e illuminano l’oscurità mentre la gente pronuncia un esconxuro, un incantesimo galiziano, reminiscenza delle streghe radunate attorno al calderone in occasione dell’antico Samhain.

Messico, Dia de Muertos

I messicani abbelliscono le loro case con altari decorati con fotografie, fiori, bevande e cibo. Il fulcro del Día de Muertos (giorno dei morti) rimane la celebrazione della vita e della morte. La breve durata dei fiori ricorda la brevità della vita e i colori ne ricordano l’energia. Le famiglie preparano un lavabo con del sapone, così che i morti possano lavarsi dopo il lungo viaggio, e accendono incensi, così che possano trovare la strada di casa. L’ultimo giorno della festività, i parenti organizzano un picnic presso le tombe, accompagnato da tequila e band di mariachi.

Consiglio: non lasciatevi sfuggire le parate. Nonostante non siano parte della tradizione originale e, per lo più, trovino ispirazione nell’interpretazione di Daniel Craig dello 007 Mr. Bond in Spectre, si tratta di una delle celebrazioni più vivaci del pianeta. È tipico che una persona viva venga trasportata all’interno di una cassa da morto in giro per la città, dove i commercianti gettano fiori e frutta dentro la bara.

Gran Bretagna, anima o maschera?

Ogni anno, streghe e fantasmi vengono a bussare alla porta per chiedere dolcetti. Ma sapevate invece che la tradizione di indossare costumi spaventosi è iniziata per trarre in inganno gli spiriti maligni in circolazione? Nel corso delle loro ricerche, gli esperti di didattica delle lingue di Babbel hanno scoperto che in Scozia, fino agli anni ‘50, trick or treating, la pratica del “dolcetto o scherzetto?”, era di fatto chiamata souling or guising, ossia anima o maschera. I bambini intagliavano punkies, grosse barbabietole o rape, che portavano con sé mentre andavano di casa in casa cantando ‘Punkie Night Song’ e chiedendo una torta in cambio, nota come soul cake. Le famiglie condividevano poi la torta e pregavano che le candele accese riconducessero i defunti nell’aldilà.

Forse meno note sono le pratiche di chiaroveggenza in occasione di Halloween: i sassolini buttati nel fuoco che scompaiono entro mattina indicano che chi li ha gettati non sopravviverà il prossimo anno e se le noci esplodono quando vengono lanciate da giovani coppie, vuol dire che le aspetta un matrimonio litigioso.

Consiglio: se siete diretti in Irlanda del Nord, fate tappa a Derry. La città ospita le celebrazioni di Halloween più grandi nel Regno Unito, complete di carnevali di strada, falò e spettacoli pirotecnici. Concedetevi una cena sostanziosa a base di colcannon (cavolo e purè di patate) e barmbrack (torta di frutta).

Intanto, altrove…

I bambini tedeschi intimano “Süßes oder Saures?” (“dolcetto o scherzetto?” o, letteralmente, “dolce o aspro?”). In Repubblica Ceca si dispongono sedie attorno al fuoco per i parenti defunti.

In Austria e Svezia si lasciano sul tavolo torte ancora calde per gli spiriti.

In Belgio, Argentina, Libano e in Perù, si lasciano fiori sulle tombe degli antenati.

Mentre in Bosnia- Erzegovina, Croazia, Finlandia e Polonia, le famiglie accendono candele sulle tombe.

Consiglio: se la Romania e il Conte Dracula vi sembrano il programma perfetto per Halloween, non rimarrete delusi. Sighisoara, il luogo in cui nacque Vlad l’Impalatore, ospita case infestate, luna park spettrali e macabri banchetti.

Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, è una delle 10 città top fra le 30 destinazioni selezionate da “Best in Travel 2018”, la pubblicazione della guida Lonely Planet che ogni anno indica le mete da non perdere, le più discusse e desiderate dagli appassionati di viaggi. L’annuncio in Italia è stato dato nel corso dell’evento di presentazione della guida, mercoledì 25 ottobre 2017 presso l’American Academy a Roma, durante il quale sono state ospitate alcune delle destinazioni “Best in Travel 2018”, fra cui Matera, che ha partecipato proponendo la degustazione di prodotti del territorio.

Questa la menzione speciale con cui la guida “Best in Travel 2018” di Lonely Planet presenta ai visitatori la città dei Sassi: "Con le sue case in pietra dorata abbarbicate sui pendii di un profondo vallone, Matera offre uno spettacolo di grande impatto. Ma questa è solo una parte del suo fascino: sotto la superficie si snoda un labirinto di case ricavate nelle grotte, chiese e monasteri rupestri che risalgono a 9000 anni fa, il che la rende una delle città attualmente abitate più antiche del mondo. Ampiamente restaurata dopo un lungo declino, oggi Matera sfoggia il suo charme rustico in hotel, ristoranti e bar scavati nella roccia. In vista del suo ruolo di capitale europea della cultura nel 2019, si stanno moltiplicando le manifestazioni culturali ed enogastronomiche: visitatela prima che si sparga troppo la voce". Ai turisti vengono poi fornite informazioni sulla sua storia, alcune proposte di itinerari, le esperienze imperdibili, i suggerimenti per programmare un viaggio e le informazioni per raggiungere la città. 

Spiega sottolinea il direttore della Fondazione Matera Basilicata 2019, Paolo Verri: "A tre anni dal conseguimento del titolo di Capitale Europea della Cultura 2019, l’inserimento di Matera fra le 10 città top per il 2018 nella guida Best in Travel di Lonely Planet consolida e rilancia sulla mappa del turismo mondiale la città dei Sassi. Questo traguardo, insieme ad altre tappe di promozione che metteremo in campo nelle prossime settimane, a partire dalla presenza di Matera e della Basilicata al WTM di Londra, ci aiuta ad attrarre visitatori di altro profilo, interessati ai temi della cultura".

"Oltre ad una destinazione turistica oramai sempre più ambita e riconosciuta – commenta il direttore generale dell’APT Basilicata, Mariano Schiavone – Matera rappresenta un simbolo per la cultura ed il turismo della nostra regione. La sua vicenda porta un messaggio che va oltre il felice momento attuale in termini di notorietà in quanto Matera è diventata simbolo di una reputazione nuova e completamente cambiata rispetto alla storia dell’intera Basilicata: un cambiamento che oggi infonde rinnovata fiducia in tanti soggetti, privati e pubblici, che guardano al futuro del nostro turismo. L’autorevolezza di un partner come Lonely Planet conferma questa attenzione e noi ora più che mai siamo chiamati a canalizzare e declinare in buone pratiche per il futuro".

Per approfondire: www.matera-basilicata2019.it e www.basilicataturistica.it

Indossare bei vestiti, frequentare locali alla moda, farsi ritrarre in un mondo ‘dorato’, pubblicare foto su Instagram e guadagnare anche dei soldi per farlo: la vita degli influencer è di quelle da fare invidia. Eppure, assicurano i diretti interessati, il loro lavoro non è affatto semplice. E nasconde addirittura un lato oscuro perché il prezzo da pagare per glamour e lustrini è il totale sconfinamento nella vita privata, il pericolo di stalking e sadismo. E’ quanto emerge da alcune testimonianze raccolte dal Guardian, che ha intervistato 6 note influencer britanniche. Ecco cosa raccontano:

Jayde Pierce – Instagrammer (960 mila follower)

@jaydepierce

“Ho iniziato a usare Instagram come qualsiasi altra persona al mondo: pubblicavo foto per condividerle con amici e familiari. Più immagini pubblicavo più i follower aumentavano. E la mia carriera è venuta fuori così, spontaneamente. Ho sempre amato il trucco e la moda e oggi riesco a guadagnare condividendo le mie scelte stilistiche. Provo i prodotti e li promuovo. E sono felice di farlo. Ma Instagram può essere anche un’enorme fonte di stress, gli svantaggi sono tanti quanti i vantaggi. Fare tutto da soli può essere faticoso. Io realizzo e pubblico tutti i contenuti del mio profilo, partecipo a tutti gli eventi cui mi invitano, pianifico ogni cosa. Con un bambino di 6 mesi e il trasloco in una nuova casa, mi ritrovo ogni giorno a fare l’equilibrista. Ma l’unica cosa che mi fa sentire davvero frustrata è il sentirmi giudicata 24 ore al giorno. Non sopporto l’odio che si scatena su internet. La gente crede di poterti dire come vivere la tua vita”.

Doll – scrittrice di sesso e femminista e modella (69,8mila follower)

@doll_cat_pvussy

“La mia vita è decisamente non convenzionale. La parte che preferisco del mio account Instagram è che usandolo riesco ad aiutare altre donne a scoprire i lati positivi dei loro corpi e della loro sessualità. Non ho mai frequentato l’università. Ho iniziato a lavorare all’età di 16 anni.  Non ho alter-ego, faccio tutto da sola”. E se da un lato Doll trova la sua vita molto interessante, dall’altra è ben conscia dei “pericoli dei social media”.

“Tutti propongono il meglio di se stessi sui social. Prendo abbastanza seriamente il mio account Instagram perché è il mezzo che uso per diffondere un messaggio: il femminismo è figo, io lo sono e sono una femminista. Non mi interessa cosa pensano gli altri delle mie foto, ma mi preoccupo gli uomini non comprendono quello che sto facendo e mi vedono come un oggetto. Io interpreto queste cose come un riflesso delle loro insicurezze, come sadismo”.

Alice – scienziata biomedical e influencer (191mila follower)

@alxcext

Alice è una influencer dal cv anomalo per il settore. E’ una scienziata biomedica, ma nemmeno la sua mente razionale è riuscita a resistere al fascino di Instagram. I suoi scatti hanno quasi sempre lo stesso tema: il make up. Vivevo ancora con mamma, papà e mio fratello quando ho iniziato a sperimentare nuovi trucchi e a pubblicare le foto su Tumblr. E poi su Instagram. In una sola notte ho visto i miei follower aumentare di 5.000 contatti. Ero emozionatissima. Un giorno a scuola una ragazza ha detto “Lei è Alice. E’ famosa!””. La stessa scena si è ripetuta all’università. Alice è soddisfatta del suo lavoro, ma lamenta il fatto che quello degli influencer sia un mondo in cui le ragazze di colore, come lei, hanno pochissimo spazio e pochi modelli da seguire. “C’è un solco enorme che mi sono ripromessa di colmare nel mio piccolo”

Millie Cotton – fashion blogger (19,6 mila follower)

@millie_cotton

“Il mio profilo Instagram è un archivio di foto artistiche molto curate. Ogni contenuto deve avere un certo tipo di illuminazione e rispondere a determinati canoni estetici. Ma quella non è vita reale, è idealizzata. Non posso pubblicare un selfie con il mio ragazzo. E così accanto a quello ufficiale, ho anche un account privato”. A parte questo sdoppiamento della realtà, “posso scattare foto dal mio letto e guadagnare soldi. E’ strabiliante”.

“Ho lavorato con diversi brand negli ultimi anni. Il mio compito era quello di pubblicizzare i loro prodotti attraverso la creazione di contenuti. E credo che se quel marchio è in linea con il tuo stile e con i tuoi principi, alla gente non interessa il fatto che quella che vede è solo pubblicità”. Alcuni amici “mi hanno detto ‘tu vuoi solo diventare famosa’. Ho replicato che ho il controllo creativo del mio lavoro”.

Joanna Kuchta – modella polacca e Instagrammer (1,1 milioni di follower)

@joannakutcha

Senza Instagram non avrei mai potuto lavorare nell’industria dei miei sogni. Quando ho iniziato vivevo in un paesino dell’Irlanda. Amavo la moda e le foto, e così usavo Instagram per gioco. Improvvisamente il mio profilo ha visto aumentare i miei follower di giorno in giorno e dopo un po' quello è diventato il mio lavoro. Ma sponsorizzo pochissimi post. Non ho nulla contro chi monetizza i contenuti, ma quando ho iniziato ho promesso di non farlo”. E soprattutto, “non pubblicizzerà mai pillole, tisane e frullati che promettono di aiutare le donne a perdere peso. Sono stata contattata spesso da questo tipo di società. Quello che fanno è chiaro: scelgono una ragazza magra e le chiedono di posare e di dichiarare di aver perso peso grazie al prodotto. Non c’è somma che possa convincermi a farlo”.

Ama Peters – studentessa di finanza e Instagrammer (38,3mila follower)

@ama.peters

Sul profilo Instagram di Ama Peters ci sono quasi solo foto di lei in bikini, in abiti sexy o delle sue lunghe gambe. Niente foto di cibo o di momenti di quotidianità tra le mura domestiche. “La gente pensa che la nostra sia vita reale e questo è molto pericoloso. Credo che gli influencer abbiano la responsabilità di non esagerare troppo. Considero me stessa una creatrice di contenuti. E’ come se lavorassi per un’agenzia pubblicitaria”.

Per Ama è importante che la gente capisca che “faccio i selfie per lavoro”. Tra le difficoltà maggiori, quella di affermarsi in un settore in cui chi ha la pelle nera come Ama non è destinata ad avere una carriera brillante. “Voglio sfondare questo tetto”.

 

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