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Lavorare sì, ma viaggiando e dedicando un po’ di tempo al piacere. È questa la nuova frontiera in fatto di viaggi che si sintetizza in una parola:  ‘bleisure’. Si tratta di un neologismo coniato dagli americani che indica la commistione tra business travel e leisure travel, ovvero tra viaggio di lavoro e viaggio di piacere. Un turismo che unisce l’utile al dilettevole, quindi, e che cambia decisamente le abitudini e i criteri di scelta delle destinazioni dei viaggiatori. A prevalere potrebbero essere sempre di più le mete che offrono opportunità di business, oltre che di svago.

Meno soldi e più viaggi di lavoro

Non sono pochi quelli che considerano i viaggi di lavoro un vero e proprio vantaggio, non a casa il 30% dei dipendenti intervistati per una ricerca di Booking.com ha dichiarato che sarebbe disposto ad accettare un compenso più basso a fronte di un numero maggiore di viaggi. Aggiungendo un tocco di divertimento e relax tipici della classica vacanza, l’esperienza del viaggio di lavoro potrebbe rivelarsi un arricchimento professionale e personale. Senza contare che tutto ciò determinerebbe un alto grado di soddisfazione e contentezza e di conseguenza una maggiore produttività da parte dei dipendenti. Negli ultimi 12 mesi, quasi la metà dei viaggiatori business (il 49%) ha esteso il proprio viaggio di lavoro ad un’altra località (città o Paese).

Il bleisure è fondamentale per il rendimento dei millennials

Incoraggiare il bleisure potrebbe essere per le aziende anche un modo per attirare la generazione Y, quella dei millennial, che tende ad essere elusiva e poco affezionata al posto di lavoro. È questa la categoria generazionale più propensa a sfruttare il viaggio di lavoro ricavandosi l’opportunità di trasformarlo parzialmente in uno di piacere. Il motivo è probabilmente la scarsa disponibilità di liquidi da spendere in vacanza e la mancanza di una famiglia propria, con le responsabilità che questa implicherebbe.  

Secondo i dati della ricerca di Booking, il 78% dei millennial si è ritagliato un po’ di spazio e relax durante un viaggio di lavoro. Inoltre, il 60% della generazione Y sostiene che i ‘momenti-vacanza’ delle trasferte si ripercuotono positivamente sul business, aiutandoli a rendere meglio. Per i baby boomer, questa percentuale si ferma invece al 49%.

Le aziende fanno (ancora) resistenza

Sembra però che le aziende non abbiano compreso a fondo il potenziale del bleisure. Secondo i dati recenti le due principali ragioni per cui i viaggiatori business non ne approfittano è che non hanno tempo, oppure il regolamento aziendale non lo permette. Per far sì che il bleisure funzioni bene sia per il datore di lavoro che per il dipendente, è necessaria una policy aziendale chiara, che permetta di sfruttare al meglio le trasferte lavorative.

Le 10 mete ‘bleisure’ più gettonate

Dall'incontaminata Nuova Zelanda alla modernissima Hong Kong: ecco quali sono i Paesi e le città con le migliori opportunità per il ‘bleisure’.

  1. Svezia – Una qualità della vita molto elevata, leggi sul libero mercato e un sistema di welfare incredibilmente efficiente rendono la Svezia – secondo Forbes – il posto migliore dove fare affari.
  2. Nuova Zelanda – Negli ultimi decenni l’economia neozelandese si è trasformata: da prevalentemente agraria è diventata oggi una potenza industriale in grado di competere a livello globale.
  3. Hong Kong – Un’economia forte, di stampo internazionale e in costante crescita: ecco perché se organizzate un viaggio ad Hong Kong vi conviene pensare anche agli affari che potete fare.
  4. Irlanda – Secondo l’Irish Tourist Industry Confederation, il 2016 è stato un anno da record per il turismo irlandese. Le prospettive sono buone anche per l’anno che verrà, anche nel settore bleisure.
  5. Regno Unito – Non a caso Londra è una delle mete preferite dai giovani italiani in cerca di fortuna. Il Regno Unito è una grande potenza finanziaria europea, la terza dopo Germania e Francia.
  6. Danimarca – Un’economia dinamica, moderna, che investe nelle nuove tecnologie, nelle energie rinnovabili e nei settori più avanzati dell’industria. Ecco perché un viaggio bleisure dovrebbe portarvi in Danimarca.
  7. Olanda – Sono lontani i tempi dei mulini a vento, e oggi l’Olanda è un importante centro economico europeo, che investe nell’industria tecnologica e nel rilancio dell’agricoltura, grazie a tecniche sempre più moderne.
  8. Finlandia – Un Paese con un’economia fortemente industrializzata, che nel 2017 festeggerà i cento anni della propria indipendenza: l’occasione giusta per unirsi ai festeggiamenti, che avranno come tema lo ‘stare insieme’.
  9. Norvegia – Un Paese meraviglioso, con paesaggi naturali indimenticabili e una florida economia che può contare su un’importante rete di aiuti statali.
  10. Canada – Già vincitore della classifica dei migliori Paesi da visitare nel 2017 secondo Lonely Planet, il Canada festeggia nel 2017 anche i suoi centocinquant’anni.

 

 

 

 

Ryanair cambia ancora le regole sui bagagli. Le novità, che riguardano sia le valigie ingombranti da imbarcare in stiva che quelle più leggere da portare in cabina, entreranno in vigore a partire dal primo novembre e coinvolgeranno milioni di viaggiatori. Si tratta, inoltre, di misure retroattive, ovvero verranno applicate a tutti i voli in partenza da questa data, indipendentemente da quando è stata effettuata la prenotazione.Per Kenny Jacobs, chief marketing officer, le direttive sarebbero la soluzione ai numerosi rallentamenti registrati dalla compagnia durante le operazioni di imbarco nei mesi estivi. 

Vantaggi per chi imbarca le valigie e acquista imbarco prioritario

Per quanto riguarda i bagagli in stiva si registrano soprattutto dei vantaggi: le valigie potranno pesare di più, si passa da 15 a 20 chilogrammi, e costeranno meno, da 35 a 25 sterline. Un risparmio che riguarderà solo quelli acquistati durante la prenotazione (costeranno 40 sterline se aggiunti in un secondo momento).  
 
Bisognerà invece fare molta attenzione per quanto riguarda i due bagagli a mano. Solo i passeggeri che hanno optato per l'acquisto dell'imbarco prioritario, che attualmente costa tra 5 e 6 sterline, potranno portare in cabina entrambi i bagagli. Uno di dimensioni regolari (55x40x20 cm), zaini e piccole valigie, e uno leggermente più piccolo (35x20x20), solitamente borse, buste o marsupi. Tutti i passeggeri che vogliono continuare a risparmiare sull'imbarco potranno sempre trasportare due bagagli ma quello più grande verrà direttamente portato in stiva. Senza costi aggiuntivi. Un'operazione che, in caso di voli affollati, era già prevista per gli ultimi viaggiatori in coda. 

Al gate ancora due code separate

La compagnia irlandese, che recentemente ha manifestato interessi anche per Alitalia  sottolinea che l'imbarco sarà effettuato senza ulteriori modifiche, ma con due code ben distinte: una per l’imbarco prioritario, quindi con due bagagli a disposizione dei viaggiatori, e una per tutti gli altri passeggeri a cui ne verrà ritirato uno. Per i neonati, infine, è prevista la possibilità di imbarcare una piccola valigia personalizzata che non potrà superare i 5 chili. 

Hanno scelto l’Italia per coronare il loro sogno d’amore Renee Sutton ed Eliot Cohen. I due giovani newyorkesi si sposeranno il 31 agosto sulla spiaggia di Santo Stefano a Monopoli (Bari), a due passi dal mare. Renee è la figlia di Jeff Sutton, il milionario immobiliarista americano. Dopo la festa di compleanno di Madonna, la Puglia è di nuovo pronta a ospitare un altro grande evento, di cui si è parlato sui giornali di tutto il mondo.

  1. Il budget per la cerimonia sfiora i 20 milioni di dollari – C'è chi parla addirittura di 25 milioni, ma sono comunque cifre di poco conto per i Sutton. la famiglia di miliardari newyorkese ha deciso di non badare a spese per il matrimonio di Renee. I Sutton hanno ingaggiato l'agenzia Elan Artists, che a sua volta ha preso contatti sul territorio con l'Orchestra sinfonica giovanile del Levante – diretta da Federico Morresi – e con il coreografo Domenico Iannone, che porterà otto suoi ballerini sul posto. "Ma sarà un matrimonio tranquillo, niente vip", fanno sapere i bene informati.
  2. Il matrimonio sarà celebrato con rito ebraico – A officiarlo un rabbino e sette assistenti provenienti da Israele e dalla Grande Mela. Per la cerimonia è stata allestita una "huppa", il tradizionale baldacchino ebraico, montato su scogli a filo d’acqua sopra una gigantesca pedana.
  3. Cucina Kosher per il banchetto – Il cibo sarà preparato in una cucina allestita a Borgo Egnazia, a Fasano, nel brindisino. Oltre 50 persone impegnate nel catering, con menù rigorosamente ‘kosher’ e cuochi provenienti da varie nazioni, coordinati dallo chef di Borgo Egnazia Domenico Schingaro. Oltre che dalla Puglia, frutta, verdura e altri generi alimentari stanno arrivando da ogni parte del mondo: fino a questo momento si contano tre container da 12 metri l’uno.
  4. Gli invitati saranno 415, ma non ci saranno Ivanka Trump e Madonna – I primi ospiti sono già arrivati all'aeroporto di Bari con due voli nei giorni scorsi, altri devono ancora arrivare. Gli invitati dormiranno a Borgo Egnazia: nell'elenco non sembra esserci Ivanka Trump, potrebbe però segretamente aver riservato la masseria Petrarolo. E non ci sarà neppure Madonna, che a Borgo Egnazia ha alloggiato a ridosso di Ferragosto per il suo compleanno, e che era data in concerto per gli sposi.
  5. Festeggiamenti a partire dal 29 agosto – L’inizio dei festeggiamenti, che si terranno sulle spiagge di Sabbiadoro e Bambù, è previsto per martedì 29 agosto, quando dovrebbero atterrare gli sposi a Bari, con un volo diretto da New York. Dal 28 agosto, tutto Borgo Egnazia e diverse altre location fra Monopoli, Savelletri e Fasano sono blindate e riservate ad uso esclusivo dei festeggiamenti: rigide le misure di sicurezza
  6. La musica sarà un mix di classica e pop –  Per giorni si è parlato di un possibile concerto di Madonna che invece non sarà nemmeno al matrimonio. La musica è invece stata scelta dagli sposi e sarà un mix tra ‘Con te partirò di Andrea Bocelli, la colonna sonora di Amélie e quella di Momenti di gloria. Ci saranno poi diverse canzoni dei Coldplay (The scientist, Hymn for the weekend, A sky full of stars). Ad accompagnare i cantanti americani ci saranno anche 34 artisti pugliesi
  7. Il papà della sposa è più ricco di Donald Trump –  Jeff, classe 1960, è il creatore di Wharton properties, il suo impero immobiliare comprende una moltitudine di proprietà a Manhattan e nel resto degli Stati Uniti. Possiede immobili nei posti chiave di New York: da Times Square a Madison avenue, fino alla Fifth, la 34esima e Soho. Secondo la classifica stilata da Forbes, Jeff Sutton, è al 522esimo posto tra gli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio stimato in 3,6 miliardi di dollari. Una ventina di posti sotto (al 544esimo) c’è Donald Trump, che ha studiato nella stessa università di Sutton.
  8. Renee è una dei cinque figli di Jeff – A Monopoli arriveranno anche Danielle e Frieda, Eddie e Joseph, oltre alla mamma Rachel. 

Divertenti, colorate e soprattutto numerose: le emoji sono una delle più diffuse nuove forme di comunicazione, anche perché hanno il pregio di saper raccontare i nostri stati d’animo attraverso un solo simbolo. Non a caso ogni giorno 60 milioni di ‘faccine’ vengono postate sulle bacheche di Facebook e oltre 5 miliardi sono usate su Messenger. Se il loro successo è assicurato nella vita privata, dei dubbi sorgono, invece, per quanto riguarda la sfera lavorativa. Quanto funziona una emoji in una e-mail di lavoro? Stando ad uno studio condotto dai ricercatori dell'università Ben-Gurion del Negev in Israele, molto poco.

Leggi anche: Perché tutti 'parlano' con gli emoji, vero alfabeto di Internet

Al lavoro uno smiley può essere scambiato per incompetenza

Mandare in una e-mail di lavoro una emoji, anche se esprime gioia o un sorriso, può essere dannoso. In base allo studio dei ricercatori la ‘faccina’ confonde la condivisione delle informazioni e in alcuni casi può far pensare ad un’incompetenza professionale.  “I risultati che abbiamo raggiunto con la nostra ricerca – spiega all’Indipendent la dottoressa Ella Gilkson – mostrano che i sorrisi, le risate e i simboli di approvazione mandati attraverso gli smiley non aumentano, contrariamente a quanto avverrebbe in un incontro diretto, la percezione di calore e di coinvolgimento, anzi riducono la percezione di competenza dell’interlocutore”.

La ricerca – pubblicata sulla rivista Social Psychological and Personality Science – è stata realizzata dai ricercatori dell’università di Ben-Gurion, di Haifa e di Amsterdam, attraverso una serie di esperimenti su 549 soggetti, provenienti da 29 diversi Paesi. I partecipanti hanno dovuto leggere una serie di e-mail di lavoro provenienti da sconosciuti, alcune con le emoji e altre senza, e successivamente darne una valutazione in termini di calore e competenza professionale.

"Lo studio ha anche scoperto che quando i partecipanti sono stati invitati a rispondere alle e-mail su questioni formali, le loro risposte erano più dettagliate e contenevano più informazioni se non avevano smiley", ha raccontato Glikson. Inoltre dallo studio è emerso che la reazione ad un’emoji, contenuta in una e-mail di lavoro, nasce anche da un pregiudizio che discrimina le donne. Durante l’esperimento, quando il sesso del mittente di posta elettronica era sconosciuto, i destinatari presumevano quasi sempre che la mail fosse stata inviata da una donna.

Ecco quali sono le emoji più usate

In occasione del World Emoji Day del 17 luglio 2017 sono stati resi noti i dati delle emoji più usate dagli utenti di Internet. Al primo posto c’è la faccina con le lacrime di gioia, postata più di 332 milioni di volte in un mese, seguita da quella con gli occhi a forma di cuore (254 milioni) e dalla emoji che manda il bacio a forma di cuore (oltre 160 milioni).

In arrivo 67 nuove ‘faccine’ per il 2018

L’Unicode Consortium, l’organizzazione designata all’approvazione di nuovi pittogrammi, ha già provveduto a confermare una bozza di proposta per le nuove emoji del 2018. Lo ha annunciato – scrive La Stampa – il presidente Mark Davis durante l’incontro trimestrale del comitato tecnico del consorzio. 

Tra le nuove Emoji proposte per l’inclusione ci sono varie tipologie di smiley, da quella blu con le stalattiti sul volto (utile per indicare prontamente ai soccorsi un principio di congelamento in alta montagna) a quella con la scritta OK al posto degli occhi e un sorriso isterico, passando per la faccina festaiola e quella piena di cuoricini.  

Tra gli animali fanno il loro ingresso il canguro, il lama, il pavone, l’ippopotamo, il pappagallo, l’orsetto lavatore, la zanzara. Le icone a tema professionale strizzano l’occhio alla scienza: ci saranno la Piastra di Petri (il contenitore che si usa nei laboratori per le colture cellulari) e il DNA. 

Buona notizia anche per chi ha i capelli bianchi, rossi o una pettinatura afro: nei prossimi mesi dovrebbe arrivare la conferma dei nuovi codici di modifica che permetteranno di scegliere tra un set più vasto di capigliature con cui agghindare la emoji antropomorfe. 

 

“Love is…” scriveva Kim Casali sulle sue famose vignette negli anni ’60. Dopo qualche anno e uno studio psicologico che ha fatto il giro del mondo, quel celebre inizio di frase potrebbe essere completato con “…fare le domande giuste”. Nel 1997 lo psicologo Arthur Aron – si legge sul New York Times – dimostrò che è possibile far innamorare due sconosciuti in un’ora con un test di 36 domande divise in 3 gruppi, studiati per abbassare un po’ alla volta le difese dell’altra persona. 

L’amore analizzato in laboratorio

Venti anni fa Aron e i suoi colleghi pubblicarono un saggio sul Personality and Social Psychology Bulletin che si intitolava “Experimental Generation of Interpersonal Closeness” (Creazione sperimentale di intimità interpersonale). Volevano scoprire se fosse possibile creare un contesto artificiale, ‘da laboratorio’, in cui due sconosciuti potessero legare tra loro e costruire un’amicizia profonda, o addirittura un rapporto romantico, in meno di un’ora. Organizzarono così una serie di esperimenti con alcune coppie di persone che non si conoscevano. I due volontari entravano in una stanza vuota, si sedevano uno di fronte all’altro e cominciavano a rispondere a una lista di domande, 36 nello specifico. Arrivati alla fine i volontari dovevano guardarsi negli occhi per 4 minuti. La durata dell’incontro non doveva superare i 45.

Ecco le 36 domande per innamorarsi

 

Primo gruppo:

 1. Se potessi scegliere tra qualsiasi persona al mondo, chi inviteresti a cena? 

2. Vorresti essere famoso? Come? 

3. Prima di fare una telefonata, fai le prove di quello che dirai? 

4. Definisci qual è «Il giorno perfetto» per te? 

5. Qual è l’ultima volta che hai cantato da solo? E per qualcun altro? 

6. Se potessi vivere fino a 90 anni e per gli ultimi 60 anni avere o il corpo o la mente di un trentenne, quale dei due sceglieresti? 

7. Pensi mai al modo in cui morirai? 

8. Tre cose che tu e il tuo partner avete in comune. 

9. Qual è la cosa nella tua vita di cui sei più grato? 

10. Se potessi cambiare qualcosa nel modo in cui sei stato allevato, quale sarebbe? 

11. Racconta la storia della tua vita al tuo partner in 4 minuti nel modo più dettagliato possibile. 

12. Se potessi svegliarti domani con una particolare qualità, quale sceglieresti? 

Secondo gruppo:

13. Se una palla di cristallo potesse dirti la verità su te stesso, sulla tua vita o sul futuro o su qualsiasi altra cosa, che sceglieresti? 

14. C’è qualcosa che hai a lungo sognato di fare? Perché non l’hai fatta? 

15. Qual è il più gran risultato della tua vita? 

16. Per te cosa conta di più in un’amicizia? 

17. Qual è il tuo ricordo più caro? 

18. E il più terribile? 

19. Se sapessi che nel giro di un anno morirai cosa cambieresti nella tua vita? 

20. Cosa significa l’amicizia per te? 

21. Che ruolo gioca l’amore nella tua vita? 

22. Condividi con il tuo partner almeno cinque qualità positive reciproche.  

23. Quanto è stata affettuosa la tua famiglia? Ritieni che la tua infanzia sia stata in media più felice delle altre? 

24. Che rapporto hai con tua madre? 

Terzo gruppo:

25. Tu e il tuo partner fate tre affermazioni vere con il «noi». Per esempio: «Siamo entrambi in questa stanza e sentiamo…». 

26. Completa questa frase: «Vorrei aver avuto qualcuno con cui condividere…» 

27. Se tu diventassi amico del tuo partner quale segreto dovrebbe sapere di te? 

28. Dì al partner cosa ti piace di lui. 

29. Dividi con il partner un momento imbarazzante nella tua vita. 

30. Quand’è stata l’ultima volta che hai pianto davanti a qualcuno? E da solo? 

31. Sottolinea al tuo partner qualcosa che ti piace particolarmente di lui. 

32. Che cosa è troppo serio per scherzarci su? 

33. Se tu dovessi morire questa sera, qual è la cosa che rimpiangi di più di non aver detto a qualcuno? 

34. La tua casa brucia, hai tempo per salvare solo un oggetto, cosa sceglieresti e perché?  

35. Fra tutte le persone della tua famiglia, la morte di chi ti colpirebbe di più? 

36. Condividi un problema personale con il tuo partner e chiedigli aiuto per risolverlo. 

"La diffusione di smartphone e social media ha provocato un terremoto di magnitudine alta come non era mai stata registrata prima. Ci sono forti evidenze che i telefoni che abbiamo messo nelle mani dei ragazzi stiano avendo effetti assai profondi nelle loro vite, rendendoli seriamente più infelici". Lo spiazzante, terribile ritratto degli adolescenti americani e del rapporto con i loro telefoni cellulari, è di Jean M. Twenge, psicologa ed esperta di generazioni a confronto. L'autorevole rivista Atlantic ospita un'anticipazione di "iGen", il suo atteso saggio, in libreria dal prossimo 22 agosto. Un libro dedicato appunto ad una generazione di ragazzini incapaci di concepire la propria esistenza che non contempli l'utilizzo costante di iPhone e similari. Una generazione impossibilitata a sentirsi viva se priva di quella che considerano l'unica connessione possibile, ovvero quella alla rete internet.

Definizione della generazione iGen

La professoressa, che insegna psicologia all'università di San Diego, studia da 25 anni le differenze e le interazioni tra generazioni. Negli ultimi anni si è occupata in particolare di temi legati al rapporto degli giovani con tecnologia e social media. Il sottotitolo del libro è un manifesto assai preoccupante: "Perchè i ragazzi di oggi super-connessi crescono meno ribelli, più tolleranti, meno felici e completamente impreparati alla vita adulta. E cosa significa per tutti noi". Nella categoria iGen, termine coniato da Twenge, appartengono i ragazzi nati tra il 1995 e il 2012, adolescenti in cui carattere, abitudini e sentimenti sono profondamente influenzati e modellati dall'uso di smartphone e social media. Si tratta di persone, insomma, che neppure ricordano l'era pre-internet. Sicuramente più connessi dei Millennial, che pur essendo tecnologici e social, non raggiungono il grado di dipendenza dei fratellini.

Leggi anche: Così smartphone e tablet entrano a scuola dalla porta principale

Una diversa concezione del tempo

Per la ricercatrice la differenza più evidente non è solo legata alla loro concezione mondo, come invece accadeva nel confronto tra le generazioni del passato; piuttosto essi differiscono nel modo in cui trascorrono il tempo. La data fatidica, per Twenge, è da considerarsi il 2012. è in quell'anno che la professoressa nota come i grafici in cui raccoglie, analizza e compara i comportamenti sociali, cominciano a mostrare interessanti cambiamenti. Ebbene in quell'anno gli Stati Uniti raggiungono un interessante traguardo: la percentuale dei possessori di smartphone supera il 50% della popolazione. Oggi la diffusione è ancora più pervasiva, perchè secondo un recente sondaggio, nel 2017 tre adolescenti americani su quattro hanno un iPhone. Eppure la loro vita non è migliorata rispetto a quella dei fratelli più grandi. Secondo la ricercatrice la generazione iGen è più fragile psicologicamente e soprattutto ha perso gli aneliti che caratterizzavano i ragazzi che l'hanno preceduta. Innanzitutto il desiderio di indipendenza e di libertà. Gli adolescenti contemporanei escono senza i genitori molto meno di quanto facessero i loro coetanei della generazione precedente.

La cameretta diventa un universo

Un esempio: i ragazzi all'ultimo anno del liceo del 2015 uscivano meno di quanto facessero i ragazzi in terza media nel 2009. Gli iGen hanno eletto la loro cameretta a luogo prediletto per la maggior parte delle ore della giornata. è qui che "vivono" chattando con gli amici, scambiandosi foto, controllando ossessivamente i loro profili social. Escono anche meno per appuntamenti più o meno romantici. Se nel 2015 è andato ad un appuntamento il 56% dei ragazzi agli ultimi anni delle superiori, i coetanei negli anni dei Baby Boomers e della Generazione X arrivavano all'85%. E ciò ha inciso profondamente anche nell'attività sessuale, decisamente in calo (-40% dal 1991).

I teenager americani, poi, sembrano aver perso tutto l'entusiasmo per la patente e la prima macchina, sognati negli anni passati come incontrovertibile segno di indipendenza da mamma e papà. Oggi i ragazzi iniziano a guidare sempre più tardi, perchè possono contare su genitori disponibili a scarrozzarli a piacimento. Inutile dire che è calato anche il numero dei ragazzi che scelgono di lavorare part-time per mettere da parte un pò di denaro. Le ricerche di Twenge descrivono una generazione che sta protraendo i limiti dell'adolescenza: i diciottenni di oggi si comportano come i quindicenni di ieri; i quindicenni di oggi, invece, ne dimostrano tredici.

Dito puntato contro Facebook

L'immobilità al chiuso delle loro stanza, però, non determina alcun incremento nello studio: i ragazzi di oggi non sono più diligenti, anzi hanno risultati più modesti. Come pure il trascorrere tante ore in casa non equivale ad un dialogo maggiore con i genitori, piuttosto è vero il contrario. "Interagisco con persone al telefono, più di quanto faccia con persone reali, in carne ed ossa" dice una ragazzina intervistata dalla ricercatrice. Ed è così per quasi tutti, visto che dal 2000 al 2015 il numero dei ragazzi che uscivano regolarmente con gli amici, è calato più del 40%. Quel che impressiona è però il portato complessivo di questo atteggiamento. I ragazzi iGen non sono più felici dei loro fratelli maggiori, anzi sono decisamente più tristi. Il sondaggio Monitoring the Future del National Institute on Drug Abuse ha stabilito che tra i ragazzi alla fine del liceo quelli che trascorrono più ore con un telefono o un computer sono più infelici di quelli che invece ne spendono di meno. Per la professoressa non ci sono dubbi: le attività davanti allo schermo sono collegate alla tristezza, quelle lontane da uno screen lo sono alla felicità. I giovani in terza media che trascorrono 10 o più ore settimanali sui social media sono più infelici al 56%. Dito puntato, ovviamente, contro Facebook, secondo diversi altri studi presi in considerazione.

Più connessione uguale più solitudine?

Se la promessa, dice Twenge, è quella di connettere più amici e farsene sempre di nuovi, i social media come Facebook stanno rendendo la generazione iGen sempre più sola. E depressa, visto che secondo uno studio i ragazzi alle medie che fanno un uso massiccio di social media aumentano del 27% il rischio di depressione. Cifre spaventose anche quelle legate ai suicidi: chi trascorre più di 3 ore al giorno su un dispositivo come un telefonino è esposto al rischio 35% di più. Le più vulnerabili sono le ragazze utenti di social media. Rispetto al 2010, nel 2015 il 48% in più delle ragazze ha dichiarato di sentirsi spesso esclusa. La percentuale per i maschi è invece aumentata del 27%. Ma i danni dei telefoni non si fermano qui.

L'abitudine a dormire con il proprio smartphone sotto il cuscino o accanto al letto, controllando durante la notte aggiornamenti e post, ha ripercussioni molto negative sulla qualità e le ore di sonno, con conseguenze anche gravi che si ripercuotono sulla lucidità, sul rendimento a scuola, sull'aumento di peso, sulla pressione sanguigna. Ed indirettamente anche sul rischio di depressione. Nei prossimi dieci anni, dice sarcastica la psicologa, potremmo vedere adulti che sanno usare la giusta emoji per ogni situazione, ma non la giusta espressione facciale. L'allarme della professoressa è rivolto ai genitori. Il quadro è disastroso e non usa mezzi termini: la relazione tra depressione e smartphone è talmente evidente che i genitori dovrebbero imporre ai figli di mollare i propri telefoni. D'altra parte, ricorda, anche Steve Jobs obbligava i suoi figli a un uso limitato dell'iPhone che lui stesso aveva creato. La posta in gioco è troppo alta. Non si tratta solo del modo in cui i ragazzi affrontano un momento difficile come l'adolescenza, ma anche le conseguenze che essa avrà nella loro vita adulta. 

I voli intercontinentali possono essere di una noia mortale. Certo abbiamo a disposizione sistemi di intrattenimento di bordo che in alcune compagnie possono essere davvero molto sofisticati, per non parlare di ore e ore di film e serie tv scaricati su tablet e pc o dei buoni, vecchi libri di carta e inchiostro che non temono di scaricarsi. Ma c'è qualcuno che in aereo deve stare seduto quanto noi, ha una serie di complicate macchine che ormai fanno il grosso del lavoro e ha molte meno possibilità di svago. Chi è? Ma il pilota, no? L'Independent ha fatto una lista di cose che forse) non sapete della difficile vita del comandante (e del suo vice) quando staccano l'ombra da terra

Leggere

Durante un certo periodo di inattività sul volo, i piloti sono autorizzati a recuperare alcune letture ma solo se è un giornale. Perché? Gli articoli brevi hanno meno possibilità di distrarre rispetto a libri o romanzi. Ma secondo il Sun, alcuni piloti preferiscono leggere le procedure di volo, il manuale degli aeromobili o qualsiasi altra informazione relativa al loro lavoro.

Mangiare

Se la maggior parte del cibo sugli aerei non è molto appetitoso, consolatevi: quello dei piloti non è migliore. Se uno dei due sceglie un pasto, l'altro deve necessariamente consumare l'altro, anche se non gli piace, nel caso in cui venisse fuori che una delle pietanze scatena reazioni incontrollabili. questo per assicurare che almeno un pilota sia perfettamente sano per il resto del viaggio e possa far atterrare l'aereo in sicurezza.

Conversazioni

Niente chiacchiere vacue durante le fasi cruciali del volo: i piloti devono astenersi da qualsiasi conversazione non essenziale. La regola si applica solo prima che si arrivi a 10.000 piedi di quota e da quando si procede verso l'atterraggio da quando fu stabilito che un incidente aereo del 1974 era stato causato da conversazioni "non pertinenti".

Dispositivi personali spenti anche per loro

Su #pilotsofinstagram ci sono tonnellate di immagini stupefacenti scattate dalla cabina di pilotaggio, ma è vietato. L'Amministrazione federale dell'aviazione in America ha stabilito nel febbraio 2014 che qualsiasi dispositivo di comunicazione wireless dovrebbe essere bandito dalla cabina e può essere utilizzato solo in circostanze eccezionali. Regola valida anche per tablet, e-readers, consolle e lettori mp3.

Dormire

I piloti sono autorizzati chiudere n po' gli occhi per rendere i voli più sicuri. Negli Usa, ad esempio, è obbligatorio per i piloti lavorare non più di otto ore prima di riposare. Sui voli a lunga percorrenza c'è un equipaggio extra a bordo per prendere i comandi quando è il momento per uno dei loro colleghi di fare un sonnellino che però, per l'appunto, non può essere altro che un riposino: non è permesso di cadere in un sonno profondo perché questo potrebbe facilmente influire sulla capacità di reazione al risveglio.

Fermi tutti, Ikea ha deciso di mandare in pensione viti e brugole, dadi ad avvitamento che negli ultimi 15 anni hanno fatto la fortuna dell'azienda di mobili svedese, ma anche di decine di milioni di famiglie in tutto il mondo. Quei minuscoli utensili (sempre da Ikea forniti dentro ogni confezione) che servivano a montare in un baleno letti e armadi, librerie e tavoli (e che facevano sentire anche i padri più imbranati dei grandi architetti di interni) non serviranno più. Nel prossimo futuro si passerà ai pannelli a incastro.

Leggi anche da Linkiesta: Il triste destino della brugola Ikea

Servono idee ancora più semplici e flessibili

"Le persone hanno esistenze sempre più flessibili e traslocano spesso: c’è bisogno di un sistema ancora più semplice per montare e smontare i mobili", spiega Stefano Brown, responsabile della sostenibilità per i negozi italiani a Elena Tebano del Corriere della Sera. "I primi prodotti con le nuove giunture sono già in vendita. Siamo abituati all’impatto che l’innovazione prodotta dalla Silicon Valley ha sulle nostre vite: cambiamenti che hanno una velocità spesso impensabile per la politica. Ikea è una delle poche aziende "tradizionali" che, fuori dal regno del digitale, può avere un simile effetto. Per la sua grandezza e perché vende prodotti che toccano il vivere quotidiano di molte persone nel mondo".

Via viti, bulloni e brugole, allora. Una vera rivoluzione. Che comincerà nel 2018. E non si fermerà a questo. Leggiamo ancora dal Corriere: "Dalla primavera del 2018 nei nostri negozi italiani venderemo pannelli solari — annuncia Brown — Ci stiamo impegnando per rendere il prezzo più competitivo possibile e forniremo il pacchetto completo, con progettazione e installazione. Succede già in Gran Bretagna, Polonia, Olanda e Svizzera". È un progetto ambizioso e bisognerà vedere se l’azienda sarà capace di realizzarlo. Ma se riuscirà a ottenere anche una minima parte di quanto ha ottenuto con le lampade a Led, l’energia di gran parte delle nostre case potrebbe diventare più verde (leggi qui tutto il servizio).

Novità anche sulla domotica

Non solo. Novità anche sul fronte della domotica. Informa il mensile Wired: "Le lampadine smart e a basso costo di Ikea, le impronunciabili Trådfri, stanno per diventare ancora più intelligenti. La catena svedese aveva anticipato tempo fa che avrebbe reso i propri gadget compatibili con alcuni sistemi di domotica tra i più diffusi, e la promessa è stata mantenuta in queste ore: sul sito statunitense dell’azienda la descrizione del prodotto è stata aggiornata e include riferimenti al supporto per gli assistenti digitali Amazon Alexa, Google Assistant e Apple Siri: sia chi acquisterà un nuovo set che chi ha già a casa un kit di lampadine potrà semplicemente aggiornarlo tramite un veloce download software. Con l’aggiornamento il sistema di illuminazione di tutta la casa potrà quindi essere controllato dallo smartphone o dagli smart speaker delle tre aziende".

 
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