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Roma – I produttori di olio di palma passano al contrattacco e per dimostrare che il loro prodotto non fa male ed è ecosostenibile snocciolano una serie di dati. Il primo è che per sostituirlo con altri oli vegetali servirebbero molti più terreni di quanto si faccia oggi per produrre le medesime quantità. Con la colza, ad esempio, servirebbero 5 volte in più di terreni per avere la stessa quantità di olio che salirebbero a 6 volte di più per il girasole e addirittura a 9 volte più per la soia o a 11 in più per l'olio di oliva. In un convegno a Roma organizzato dall'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile, il presidente Giuseppe Allocca ha affermato che "il palma è un olio utile e sicuro, da sempre usato in tutti i paesi europei ed extraeuropei, senza limitazioni. Inoltre è più sostenibile degli altri oli vegetali, perchè la sua produzione impiega meno terreni, acqua fertilizzanti e pesticidi" e per ottenere lo stesso quantitativo di olio di palma con la soia, servirebbe una superficie pari a 5 volte l'Italia. Sul fronte dei pesticidi per il palma si impiegano circa 2 Kg a tonnellata, mentre per il girasole 6kg, la colza 11kg e la soia 29kg. Per ottenere una tonnellata di olio, il palma necessita di 47 kg di fertilizzanti, mentre la soia impiega 315 kg. Ma la sostenibilità passa anche dalla quantità di energia utilizzata per la produzione: al palma servono 0,5 GJ (Gigajoule) per una tonnellata, alla colza 0,7 GJ (0,2 GJ in più) e alla soia 2.9 GJ (2,4 GJ in più).

Secondo Giorgio Donegani, tecnologo alimentare, "le indicazioni dei nutrizionisti sono sintetizzabili in due punti: i grassi saturi servono all'organismo e non dovremmo assumerne troppi. In questo contesto, è importante ricordare che il palma – come tutti gli ingredienti alimentari – non può essere demonizzato tout court, tant'è che la comunità scientifica è concorde nell'affermare che all'interno di una dieta bilanciata, non presenta rischi per la salute e pertanto non c'è motivo di sconsigliarne il consumo purchè non sia eccessivo".(AGI) 

Los Angeles – Ben Stiller è guarito da un cancro alla prostata, diagnosticato due anni fa. La rivelazione è stata fatta dallo stesso attore comico americano nel corso di un'intervista al "The Howard Stern Show", una trasmissione radiofonica statunitense. Stiller, 50 anni, ha spiegato di aver voluto parlare in pubblico per la prima volta della malattia, per sensibilizzare gli uomini a sottoporsi agli esami per individuare il cancro in una fase precoce.

"Se non avessi fatto il test" del Psa, antigene prostata specifico, "che il mio medico mi prescrive dai 46 anni, non avrei saputo del tumore e ancora adesso ne sarei all'oscuro", ha spiegato l'attore, contestando le linee guida che prevedono la prescrizione delle analisi del sangue con test specifico per la prostata a partire dall'eta' di 50 anni. Il protagonista di "Ti presento i miei" e "Zoolander" ha raccontato che a operarlo è stato il chirurgo del collega Robert De Niro, anche lui guarito da un carcinoma prostatico. (AGI) 

Roma – Minacciata con una pistola, chiusa in bagno e derubata di tutti i suoi gioielli dal valore complessivo di 9 milioni di euro: se Kim Kardashian ha vissuto quest'esperienza traumatica in un lussuoso hotel di Parigi la colpa non è solo del suo bodyguard, che ieri sera era a cena con le sorelle della starlette, anche loro nella capitale francese per la fashion week. La responsabilità è sopratutto dell'albergo che non ha fornito un'adeguata rete di protezione. E non si tratterebbe solo di un'organizzazione superficiale: le falle, gli errori, così come le dinamiche, fanno pensare a un colpo preparato da tempo con tanto di basista. Non ha dubbi Carlo Biffani, esperto di sicurezza internazionale e direttore generale della Security Consulting Group, che spiega all'Agi: "Quando una persona di quel livello di notorietà alloggia in una città nella quale è ospite, lo fa sempre avvalendosi di un doppio dispositivo di security. Uno dovrebbe essere il proprio, costituito da professionisti che ne conoscono le esigenze e con i quali ha stabilito un rapporto di fiducia assoluta.  L’altro dovrebbe invece essere quello fornito dalla location in cui alloggia, che, a questi livelli, è sempre dotata di sistemi di controllo e di vigilanza adeguati".
Il compito del team leader, spiega Biffani, "è proprio quello di valutare le criticità, analizzare il contesto ed ottimizzare l’interazione fra il proprio dispositivo (quello del VIP) e quello con cui ci si troverà ad interagire localmente". 

Per farlo al meglio "in genere si arriva con qualche giorno di anticipo e si controlla tutto, svolgendo di fatto una valutazione globale. Si prende contatto con il responsabile della security dell’albergo o del residence, si verificano gli standard di sicurezza propri dei siti nei quali il cliente alloggerà e lavorerà, si controllano percorsi ed itinerari e si fanno sopralluoghi filmati e foto dei differenti luoghi nei quali ci si dovrà recare. Una volta raccolto il materiale si organizza un brefing con il proprio team e si condividono le informazioni assegnando incarichi e disposizioni. L’emanazione di procedure, Il coordinamento e la condivisione delle informazioni sono aspetti essenziali senza i quali il risultato non è mai all’altezza del rischio che ci si propone di mitigare".

"Trovo davvero strano – continua l'esperto – che a fronte dell’ammontare di un valore di diversi milioni di euro, cifre sarà bene ricordarlo, che non sono reperibili neppure negli atelier dei più quotati gioiellieri al mondo, non fossero state predisposte misure di protezione adeguata. Il deposito di oggetti dal valore così ingente presuppone l’osservanza di una serie di procedure e di disposizioni che sono estremamente severe ed accurate".

Per Biffani, "non dovrebbe bastare presentarsi con divise della Polizia per avere accesso all’area nella quale si trova l’ospite ed il patrimonio in gioielli del quale si discute. Gli oggetti di valore dovrebbero essere protetti e vigilati e non dovrebbero trovarsi nello stesso ambiente nel quale dimora il VIP proprio per evitare tentativi di sequestro od azioni violente nelle quali il cliente potrebbe rimanere coinvolto come è stato in questo caso. Dovrebbe essere stabilito un contatto diretto con le locali Forze di Polizia così da poter verificare in tempi rapidissimi la veridicità di una loro visita, che per altro mai può avvenire negli orari in cui sembrerebbe accaduto il fatto".
Troppi dettagli lasciati al caso, troppe lacune, al punto da destare sospetti: "Tutto lascerebbe supporre una preparazione adeguata ed uno studio della situazione sul terreno e degli aspetti tattici, fatto questo che lascerebbe immaginare il contributo di un basista ed un colpo preparato da tempo".

Parigi – Grande spavento per Kim Kardashian, sequestrata nella sua camera di hotel a Parigi da uomini travestiti da poliziotti, armati e a volto coperto, che l'hano rinchiusa in bagno mentre razziavano i suoi gioielli. La polizia ha stimato il bottino della rapina in oltre nove milioni di euro, di cui quattro milioni è soltanto il valore delll'anello che la star di telereality esibiva di recente in tutte le sue foto su Instagram.

La 35enne attrice e imprenditrice californiana sta bene ma e' molto provata ed è ripartita per gli Stati Uniti. Il marito, il rapper Kanye West, ha interrotto un concerto a New York per raggiungerla. 

Quanto vale la donna da 20mila dollari a tweet

Kim Kardashian soggiornava in un residence di lusso vicino all'ambasciata britannica a Parigi: alle due e mezza di notte il commando di cinque rapinatori ha minacciato il portiere con un'arma e poi lo ha ammanettato e costretto ad aprire l'appartamento. Due di loro si sono introdotti nella stanza di Kim e le hanno puntato una pistola alla testa, ha riferito la procura di Parigi, poi l'hanno rinchiusa in bagno mentre razziavano l'anello grande come una noce e un porta-gioielli con monili per un valore di cinque milioni e due cellulari: è il più importante furto di gioielli a un privato negli ultimi 20 anni in Francia. L'anello rubato era stato disegnato dal marito Kanye West che glielo aveva regalato appena qualche settimana fa: un anello, il secondo di questo valore -dopo l'anello di fidanzamento che il rapper le aveva regalato nel 2013, chiedendole di sposarla- tagliato a smeraldo, ancora piu' impressionante del precedente. 
 
 


 

Nella rapina non ci sono stati feriti, nè sono stati esplosi colpi. Illesi anche i due figli della starlette, North di tre anni e il fratellino Saint di 10 mesi, che si trovavano in un'altra stanza dell'appartamento.
 
Kim  ha precipitosamente abbandonato la Francia, dal piccolo scalo di Le Bourget a bordo di un aereo privato, "molto sconvolta, ma incolume", come ha detto un portavoce. E' stata vista salire a bordo del jet coperta da una mantella nera che la nascondeva dal capo alle ginocchia. 

La bruna carnosa, che ha 85 milioni di follower su Instagram, era arrivata la scorsa settimana a Parigi, un seguito di diverse valigie e borsoni; e nei giorni successivi non si era risparmiata in feste e sfilate (le ultime due uscite, proprio domenica, per le passerelle di Balenciaga e Givency). La coppia -una delle piu' seguite del momento, una fortuna stimata in oltre 80 milioni di euro e costruita (almeno nel caso di lei) proprio su un apparire sfacciato ed esasperato- e' stata inserita nel 2015 tra le 100 persone piu' influenti del mondo. I due si sono sposati nel maggio del 2014: un matrimonio in grande stile in Europa, prima una festa privata a Versailles, poi volo privato e cerimonia (con party successivo) sulle colline di Firenze

 
La starlette era priva della protezione della sua guardia del corpo che era fuori a cena con le sorelle di lei, Kourtney e Kendall Jenner. Appena pochi giorni fa, la Kardashian aveva ringraziato pubblicamente il suo 'bodyguard' perche' l'aveva 'salvata' da un molestatore di professione alla Settimana della Moda.

Al momento della rapina, il marito Kanye West cantava al Meadows festival e quando e' stato informato, dopo appena un'ora dall'inizio, ha interrotto il concerto: "Mi spiace, ho un'emergenza familiare. Devo interrompere lo spettacolo". Illesi anche i suoi due figli. Ora sono accanto a Kim due delle sorelle, Kourtney e Kendall, quest'ultima star delle passerelle.

Per la capitale francese, si tratta di un brutto colpo di immagine, considerato quanto e con quale attenzione mediatica vengono seguite le 'gesta' della starlette. E' stato un evento "molto raro avvenuto in uno spazio privato", ha commentato il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo. I turisti "possono venire nella capitale francese, visitarla e rilassarsi in buone condizioni di sicurezza", ha sottolineato il primo cittadino. La Hidalgo si e' detta fiduciosa che la polizia "individuera' e catturera' rapidamente" i cinque aggressori.

Il caso è stato cavalcato da Nathalie Kosciusko-Morizet, in lizza per la candidatura presidenziale per il partito gollista di Nicolas Sarkozy, Les Republicains, secondo cui la rapina dimostra come la capitale stia affrontando "un'emergenza generale di sicurezza". Parigi ha visto negli ultimi tempi un calo del flusso turistico, con una diminuzione del 7% dall'inizio dell'anno, in particolare dopo il duplice attacco terroristico nel novembre dello scorso anno in cui sono morte 130 persone. (AGI) 

Roma – Uno scrittore sogna una citazione da parte di Oprah Winfrey, mentre una marca di creme paga 20mila dollari perche' Kim Kardashian ne faccia cenno in un tweet ai suoi 48,3 milioni di follower. E' questo il mondo della bella Kim, dove una parola sui social, una comparsata in un club o anche solo farsi vedere al fianco del marito in un concerto va a incrementare un patrimonio gia' spaventoso. Secondo un'analisi del fenomeno Kardashian fatto dal Telegraph, la socialite vale 85 milioni di dollari; soldi che non esita a spendere per eventi destinati ad amplificare la sua immagine. Come il matrimonio con Kanye West nel 2014, costato 12 milioni di dollari, di cui 136mila soltanto per gli addobbi floreali. L'abito era costato mezzo milione di dollari e altri 40mila le scarpe. O i 400mila dollari spesi per la Lamborghini regalata al marito per il suo trentacinquesimo compleanno.
Kim e' una vera industria dell'entertainment: il reality dedicato allo shopping senza freni di cui fu protagonista con le sorelle le ha fruttato 15 milioni di dollari e altri 71,8 li ha intascati dal gioco per mobile che permette alle sue fan di vivere le sue avventure tra party esclusivi e negozi alla moda. Vederla in giro non e' quasi mai un caso: per farsi vedere in discoteca o in un locale, la tariffa non e' proprio popolare: 50mila dollari a comparsata. (AGI)

Roma – Sciatrice, la più vincente della storia, ed ora anche scrittrice: oggi arriva in tutte le libreria USA il primo libro di Lindsey Vonn "Strong is the new beautiful", frutto di un anno e mezzo di lavoro, che contiene una serie di consigli sull'alimentazione e la preparazione fisica. Tre milioni di dollari di soli contratti di sponsorizzazione con Under Armour, Red Bull, Head, Oakley e Rolex. Tanto vale Lindsey. Non abbastanza per apparire nella famosa classifica degli sportivi più pagati del mondo, ma senza dubbio la sciatrice – uomini compresi – più conosciuta. E vincente, con due medaglie olimpiche, 5 mondiali e 70 successi in coppa del Mondo.

Qualche giorno fa Lindsey ha pubblicato un estratto del suo libro:

"…all'inizio della stagione 2005/2006 ho vinto la mia prima gara di Coppa a Lake Louise e ho chiuso con ulteriori 5 podi. Quell'inverno ho passato più tempo con il mio fidanzato, che faceva parte della squadra USA, e mi sono spostata da Vail a Park City, dove si allenava lui e il resto della squadra. Ho inoltre iniziato a fare regolarmente esercizi e seguivo una dieta con molti carboidrati, consigliata dal nutrizionista della squadra. Dopo alcuni mesi mangiando per lo più pasta, cereali e bagel ho iniziato a sentirmi stanza e apatica, come se stessi diventando più grossa, ma non più muscolosa o più veloce. E mi dava fastidio che quando mi guardavo allo specchio in palestra, non pensavo che il mio corpo fosse molto atletico, anche se lavoravo anche sei ore al giorno. Alla fine ho sentito che non avrei potuto andare avanti con quegli allenamenti o quella dieta più a lungo, e decisi di iniziare ad allenarmi Matt James, che aveva lavorato con Picabo Street.

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Matt mi ha aiutato a rinnovare i miei allenamenti, ha creato la struttura e gli ha dato il giusto indirizzo che era necessario. Presto ho iniziato a vedere nella forza e in gara gli stessi risultati che ebbi dopo aver passato del tempo con Jacques a Monaco. Stavo diventando più forte e sciavo più veloce, e sebbene ancora non sempre mi piaceva il mio corpo allo specchio, posso dire che visivamente stavo migliorando i muscoli che volevo…" 

Qualche ora fa su Instagram ha aggiunto: "Ci sono voluti 31 anni per sentirmi bene con il mio corpo e con chi sono, e non vedo l'ora di condividerlo con voi " ed ecco che Lindsey, che da sempre strizza l'occhio al mondo della moda e del glamour, ha posato completamente nuda.

Roma – Con una quotazione di 250 euro all'etto per le pezzature medie di 20 grammi al borsino del bianco di Alba parte la stagione del tartufo che fa ben sperare anche per l'arrivo della pioggia. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che i prezzi sono attorno ai 150 euro all'etto della borsa di Asti mentre oscillano tra i 150 ed i 100 euro all'etto ad Apecchio nelle Marche dove si e' aperta la 34esima mostra mercato del tartufo, con la premiazione di Maria Letizia Gardoni, presidente nazionale dei giovani della Coldiretti. "Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di valori leggermente inferiori a quelli dello scorso anno in cui nello stesso periodo le quotazioni avevano raggiunto i 300 euro all'etto al borsino del tartufo bianco di Alba. Valori comunque lontani a quelli del recente passato con una media per quello di Alba di 350 euro nel 2013, di 500 euro nel 2012 fino ai 450 euro all'etto del 2007".

Tra le novita' di quest'anno la presentazione della candidatura della "Cultura del tartufo" a patrimonio immateriale dell'umanita', sotto l'egida dell'Unesco. Un dossier avanzato dall'Associazione nazionale Citta' del Tartufo insieme con il Centro nazionale studi Tartufo di Alba. "Una necessita' per tutelare un business che stimato in mezzo miliardo tra fresco e trasformato". Dopo una estate senza siccita', nelle principali regioni produttrici ci sono condizioni per una buona raccolta che potra' essere ottima se anche l'autunno sara' caratterizzato dalle piogge che sono tipiche della stagione perche' il Tuber magnatum Pico si sviluppa in terreni che devono restare freschi e umidi sia nelle fasi di germinazione che in quella di maturazione. "Con l'inizio della raccolta – precisa la Coldiretti – si moltiplicano lungo tutto lo stivale le mostre, le sagre e le manifestazioni dedicate al tartufo che coinvolge in Italia circa 200.000 raccoglitori ufficiali che riforniscono negozi e ristoranti. Su tutto pesa il rischio dell'inganno con la vendita di importazioni low cost spacciate per italiane contro le quali la Coldiretti e' impegnata a chiedere la tracciabilita' delle transazioni e l'indicazione obbligatoria dell'origine".

"La ricerca dei tartufi praticata gia' dai Sumeri – riferisce la Coldiretti – svolge una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta una importante integrazione di reddito per le comunita' locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici come dimostrano le numerose occasioni di festeggiamento organizzate in suo onore". "Il tartufo – riferisce la Coldiretti – e' un fungo che vive sotto terra ed e' costituito in alta percentuale da acqua e da sali minerali assorbiti dal terreno tramite le radici dell'albero con cui vive in simbiosi. Nascendo e sviluppandosi vicino alle radici di alberi come il pino, il leccio, la sughera e la quercia – spiega la Coldiretti – il tartufo, deve le sue caratteristiche (colorazione, sapore e profumo) proprio dal tipo di albero presso il quale si e' sviluppato. La forma, invece dipende dal tipo di terreno: se soffice il tartufo si presentera' piu' liscio, se compatto, diventera' nodoso e bitorzoluto per la difficolta' di farsi spazio. I tartufi sono noti per il loro forte potere afrodisiaco e in cucina – conclude la Coldiretti – il bianco va rigorosamente gustato a crudo su noti cibi come la fonduta, i tajarin al burro e i risotti e per quanto riguarda i vini va abbinato con i grandi vini rossi".(AGI) 

Roma – Il consumo di caffè nel Mondo, negli ultimi anni, è cresciuto del +2%, diventando il secondo prodotto più commerciato, preceduto solamente dal petrolio. L’Europa si conferma il primo consumatore al Mondo e l’Italia si classifica al secondo posto, dopo la Germania, per l’importazione di caffè e al nono posto per consumo con un valore pro capite annuo di 5,6kg, in calo del -3,8% rispetto al 2014.

Dal 1645, quando proprio in Italia – a Venezia – nacque la prima caffetteria europea, il caffè si è diffuso a una velocità straordinaria, tanto che già nel 1700 era conosciuto e apprezzato soprattutto presso le classi agiate e nobili. E da allora il gesto di bere una tazza di caffè è diventato sempre più parte integrante della vita di tutti.

Una ricerca condotta da Camera di Commercio di Milano, ICO (International Coffee Organization), e De’Longhi per la giornata mondiale del caffè ha esaminato le abitudini di consumo, le scelte di bevanda o le preferenze di preparazione degli italiani.

Il 97% degli italiani beve caffè – che sia espresso, americano, cappuccino o macchiato – 1 o più volte al giorno mentre solo il 3% delle popolazione non consuma bevande a base di caffè.

In media gli italiani bevono circa 4 caffè al giorno di cui solitamente 2 a casa, 1 al bar e 1 in ufficio, principalmente in 3 momenti della giornata: colazione, metà mattina e fine pasto/cena.

              

“Ma ci sono grandi differenze tra i modi di consumo – afferma Gabriella Baiguera, una tra le massime esperte di caffè italiana – Nel Nord Italia, ad esempio, si bevono per lo più l’espresso nelle versioni normale, lungo o ristretto e per la maggior parte zuccherato. Se macchiato la preferenza si orienta sul latte caldo o con latte e cacao (marocchino) in vetro. D’estate al Nord si scelgono espresso shakerato con zucchero o con liquore alla vaniglia o amaretto. Per quanto riguarda la tostatura sono amate le medie, con una percentuale di caffeina non troppo elevata (solitamente Arabica 80% e Robusta 20%). Nel Centro e Sud Italia, – prosegue Gabriella Baiguera – invece, si predilige la tostatura tirata di miscele ricche di Robusta, fermata appena prima del punto di bruciatura, che da come risultato un caffè dal gusto intenso e corposo. Al sud si beve prevalentemente un espresso ristretto, in tazzina molto calda, zuccherato e accompagnato da un bicchierino di acqua ghiacciata da bere, prima del caffè, per sopportarne la temperatura e, dopo per amplificarne il gusto e la persistenza. Al Centro invece si preferisce il ristretto, a volte macchiato.”

“Anche tra uomini e donne c’è differenza nella scelta della tipologia da consumare – racconta Gabriella Baiguera – le donne scelgono più spesso una miscela Arabica mentre gli uomini di Arabica e Robusta. Inoltre il 77,7% delle donne preferisce bere un macchiato o un cappuccino (soprattutto a colazione) mentre solo il 23,7% degli uomini aggiunge latte all’espresso e mentre le donne sospendono il consumo nel primo pomeriggio, gli uomini bevono caffè fino a tarda notte”.

                      

Ma l’eccellenza del caffè in Italia ha una punta di diamante anche nei torrefattori che investono nell’acquisto dei sacchi migliori di semi crudi, cotti poi in forni tradizionali a tamburo o in moderni forni a convezione d’aria, e confezionati poi in chicchi per il consumo. Le torrefazioni italiane si classificano al secondo posto al Mondo per volumi di caffè in grani torrefatto ed esportato in gran parte nei paesi del nord d’Europa. Sul territorio nazionale sono presenti oltre 2.900 imprese, tra torrefazioni e commercio al dettaglio di caffè torrefatto in Italia, che occupano oltre 9.400 persone. Le torrefazioni producono un fatturato di vendite (dati 2015) di 3,3 miliardi di euro di cui 1,2 miliardi (+11%) di euro destinati all’esportazione. La prima regione per numero di imprese è la Lombardia con 421 locali ed attività tra torrefazioni e commercio al dettaglio di caffè, mentre la prima per numero di addetti totali è il Piemonte con 1.482 lavoratori.

Considerando tutte le regioni, la classifica vede al secondo posto la Sicilia con 320 attività, al terzo posto la Campania con 299, al quarto posto Toscana con 272 e al quinto posto il Lazio con 246. A seguire Emilia Romagna (233), Piemonte (221), Puglia (207), Veneto (157), Marche (113), Liguria (77), Abruzzo (70), Calabria (64), Friuli-Venezia Giulia (61), Sardegna (41), Basilicata (33), Umbria (29), Molise (21), Trentino – Alto Adige (19), Valle D’Aosta (5). Per quanto riguarda le persone impiegate, subito dopo Piemonte troviamo al secondo posto l’Emilia Romagna con 1.135 addetti, al terzo posto la Lombardia con 990, al quarto posto la Campania con 889 e al quinto posto il Veneto con 882. A seguire Friuli Venezia Giulia (801), Sicilia (624), Toscana (593), Lazio (506), Puglia (425), Marche (255), Liguria (239), Calabria (220), Abruzzo (110), Molise (84), Trentino-Alto Adige (66), Sardegna (63), Valle D’Aosta (60), Umbria (43), Basilicata (31).

A casa gli italiani prediligono ancora la preparazione con la moka (87%), utilizzando il caffè già macinato. A seguire la preferenza si orienta sul consumo di caffè in capsule e il caffè in chicco è ancora una nicchia in Italia, mentre all’estero e in Nord Europa c’è un grande mercato per quello in grani. I veri intenditori, infatti, scelgono una macchina superautomatica che è da prediligere perché il caffè in grani viene macinato al momento del consumo mantenendo così inalterate le sue qualità e il complesso aromatico. Le vendite di caffè a valore sono in crescita per capsule (21,3%), stabili per il caffè macinato moka e in calo per il macinato espresso (-2,8%), per le cialde (-5,8%), come per il caffè in grani (-1,3%) e il caffè solubile (-3,5%). (AGI)