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Con il fango della corsa ancora attaccato alla carrozzeria ma con la terza posizione sul podio appena conquistata, la vettura N. 94 del Museo delle Millemiglia, vero gioiello dell'automobilismo italiano, l'Alfa Romeo 6C 1500 Gran Sport Testa Fissa (Zagato) chasiss del 1933, è tornata nella sua postazione al Museo Mille Miglia.

La coppia Mozzi – Biacca della Scuderia Sports, supportata da Zagato e Chopard ha conquistato il terzo posto assoluto grazie ad una significativa rimonta. L'esposizione 90 Anni 1000 Miglia si arricchisce così di un ulteriore valore aggiunto esponendo la vettura che ancora porta "sulla pelle" i segni della corsa. Inaugurata il 4 maggio scorso, la mostra promossa da Automotive Masterpieces e dal Museo Mille Miglia con il patrocinio dell'Automobile Club di Brescia occuperà le sale del Museo fino al 7 gennaio 2018.

Una mostra 2.0 in grado di emozionare visitatori di ogni età, dai bambini alle prese con vetture straordinarie (quasi da cartoon, immaginarie ai nostri giorni) agli appassionati di tutto il bello che auto come queste riescono a riassumere. Genio di design, abilità tecnica, gioielli di meccanica a volte eccentriche, tra cui spiccano eccellenze del Made in Italy. Un racconto reale e interattivo, che, alle automobili in esposizione, affianca totem touch screen, siti web dedicati, foto, video, rassegna stampa e molto altro ancora, portando il visitatore attraverso un percorso fatto di storia ed emozioni autentiche, raccolte con pazienza certosina da Automotive Masterpieces in collaborazione con il Museo Mille Miglia.

Le oltre 30 vetture presenti sono esposte in ordine cronologico, i visitatori possono approfondire la storia e le caratteristiche di ogni automobile esposta visitando il sito web della stessa attraverso i diversi tool che danno accesso ai contenuti extra di ogni vettura: per esempio utilizzando i totem dislocati lungo il percorso di mostra o attraverso i feed ricevuti dai beacons posizionati sulle vetture e alla tecnologia BLE (Bluetooth Low Energy). Un vero e proprio viaggio esperienziale attraverso le automobili che diventano storie da raccontare, una modalità che in gergo viene comunemente definita "Internet delle Cose": è il passato che incontra il futuro.

"La vera sfida è il censimento globale delle auto che negli anni hanno corso la Mille Miglia, un lavoro immenso che ad oggi è ancora in corso. Abbiamo cercato di mettere in comunicazione passato e futuro, la tecnologia che sarà parte integrante della mostra ci aiuterà a coinvolgere un pubblico piu' ampio e a promuovere la storia della corsa più bella del mondo – ha dichiarato Sandro Binelli, coordinatore generale Automotive Masterpieces, ex segretario generale della Mille Miglia dal 2008 al 2012 e curatore della mostra -. La mission di Automotive Masterpieces exibitions lab e' quella di rendere accessibile il patrimonio motoristico in modalità digitale, sia al fine di promuovere lo scambio di idee e conoscenza, sia per approfondire le ricerche storiche".

L'organizzazione dell'esposizione è stata possibile grazie agli special partner Chopard e Zagato, al main sponsor OMR Automotive e agli sponsor AGI, Ambrosi, Camozzi Group, Finarte, Ivar, Streparava, Zurich. Il progetto nel suo insieme, prevede a breve anche l'uscita di un libro ed una 3D virtual exhibition.
 

Nell’ ultimo anno gli italiani hanno speso 10.5 miliardi di euro per farsi belli, un 5% in più rispetto al 2015, secondo i dati forniti dal centro studi di Cosmetica Italia. Questo dimostra come l‘immagine stia diventando sempre di più un aspetto importante delle nostre vite e per curararla siano necessari professionisti esperti e all’altezza delle aspettative dei clienti.  Non a caso, anche in Italia si sta consolidando la figura del lookmaker. Ma di che cosa si tratta? Lo spiega all’Agi Janet De Nardis, esperta di moda, direttore del Roma Web Fest e, da due anni, coach e poi giudice del talent show in onda su Sky Lookmaker Academy.  “Il lookmaker è un consulente d’immagine capace di creare uno stile appropriato ad ogni persona. Si tratta di un professionista che si occupa dell’aspetto del proprio cliente, valorizzandone le caratteristiche positive attraverso trucco, abiti e capelli. Un lookmaker non segue la moda, ma la utilizza per valorizzare i propri clienti, cercando sempre di comunicare qualcosa”.

Come si diventa un lookmaker

Per i non esperti del settore potrebbe sembrare un mestiere superficiale e che tutti possono fare avendo semplicemente buon gusto e passione per la moda. Non è così. Dietro un vero lookmaker ci sono anni di studio e di duro lavoro.  Il mercato richiede sempre di più professionisti completi e di alto livello che sappiano accontentare i clienti esigenti. “Non è un mestiere che si può improvvisare", racconta ancora De Nardis, "un lookmaker deve saper fare tutto. Non è solo un consigliere, ma un bravo truccatore, un esperto hairstylist e un attento conoscitore degli aspetti tecnici della moda. Un abito non deve essere solo bello, ma per farlo indossare bisogna capire le proporzioni dei corpi e sapere che le stoffe non sono tutte uguali e vestono in maniera diversa.  Alcuni lookmaker decidono di fare una sola scuola dove possono specializzarsi su tutto, altri si iscrivono a corsi diversi. Molti arrivano a questo lavoro dopo aver avuto un’esperienza in una Casa di moda”. Nonostante tutto questo, diventare un lookmaker di successo non è per niente facile. “Non basta essere motivati e impegnarsi,  si tratta di una professione – continua Janet – dove il talento è indispensabile. Bisogna avere un gusto raffinato e un’empatia molto spiccata per poter far si che il cliente si fidi”.

Chi sono i clienti

Non solo star e personaggi famosi, “ tutti possono aver bisogno di un lookmaker, uomini e donne”, puntualizza Janet. “Sicuramente è indispensabile per i personaggi più in vista, come politici e sportivi ma potrebbe essere utile anche a chi fa un lavoro d’ufficio, magari dopo un salto di carriera o per colmare qualche insoddisfazione”.

Quanto si guadagna

E’ una professione che si muove nel mondo del lusso, quindi quando si raggiunge un buon livello “i guadagni sono importanti”, dice ancora Janet De Nardis. “ Naturalmente incide anche la notorietà, se un lookmaker è conosciuto i prezzi per le sue prestazioni sono più alti”. Tra i nomi italiani, il più noto è quello di Maria Grazia Longhi, fondatrice dell’agenzia Demetra Image Consultant che da anni si occupa di consulenza d’ immagine e di tendenze della moda.

Pedalare fa bene, e non solo per la salute. Ne sono ben coscienti gli italiani, un popolo che con la bici ha sempre avuto un rapporto speciale, magari rinsaldato dalle imprese di Fausto Coppi, un tempo, e di Vincenzo Nibali, oggi. Meno romanticamente, il legame tra l'Italia e la bici è attestato anche dai dati economici che vedono il Paese in testa alle nazioni Ue produttrici del popolare mezzo a due ruote. Eppure c'è una cosa che al Bel Paese non è ancora del tutto chiaro: il mondo della bici è una risorsa, sotto ogni punto di vista.
 

Un settore che vale 6,2 miliardi

 
Lo conferma "A Bi Ci – 1° rapporto sull'economia della bici in Italia e sulla ciclabilità delle città" stilato da Legambiente "Ammonta a 6,2 miliardi il fatturato generato dall’insieme degli spostamenti a pedali in Italia". Un numero che tiene conto non solo della "somma della produzione di bici e accessori", ma anche del "risparmio complessivo di carburante, della riduzione dell’assenteismo, dei costi ambientali e delle emissioni gas serra, del miglioramento della qualità dell’aria, del contenimento dell’impatto del rumore e dei costi delle infrastrutture e dell’artificializzazione del territorio", spiega Legambiente. Ma questo valore già straordinario di per sé ha delle grandi potenzialità se si pensa  che solo il 3,6% degli italiani utilizza la bici come mezzo di trasporto. E che "il settore cicloviaggi è ancora troppo poco sviluppato", nonostante i 2 miliardi di euro l'anno. 

 

L'Italia produce bici per gli altri Paesi 

 
Nel 2015 i 28 Paesi dell'Ue hanno prodotto oltre 13 milioni e mezzo di bici. Con il 18% l'Italia si conferma il maggior produttore. Tuttavia non c’è simmetria tra produzione e vendite, dal momento che, in rapporto alla popolazione, l’Italia ha un numero di unità vendute di gran lunga inferiore a tante nazioni continentali. Appena l'8 %. 
 

Pedalando la sanità risparmia 1,05 miliardi l'anno 

 
C'è un altro settore che beneficerebbe di un popolo in sella alla bici: è quello sanitario che vedrebbe ridurre i costi di 1,05 miliardi all'anno, secondo i calcoli di Legambiente. In particolare, la percentuale di italiani adulti che fa un’attività fisica inferiore a quella necessaria a garantire un buon livello di salute è pari a un terzo della popolazione (il 33%). Per i bambini e gli adolescenti, la percentuale è molto più alta e raggiunge il 92% tra i 13enni. E ci sono anche forti disparità tra i sessi: è sedentario il 28% degli uomini adulti rispetto al 38% delle donne adulte. 
Ed è proprio la sedentarietà – si legge nel rapporto – la responsabile del 14,6% di tutti i decessi che avvengono in Italia ogni anno, pari a circa 88.200 morti premature nel 2012. Un fenomeno che ha "un costo sanitario diretto di circa 1,6 miliardi ogni anno essendo una delle cause primarie di alcune malattie come infarto, diabete, tumore al colon e al seno". 
 

Perché nonostante l'aumento delle piste gli italiani non pedalano

 
Tra il 2008 e il 2015 sono stati realizzati in Italia 1.346 nuovi chilometri di percorsi ciclabili urbani nelle città capoluogo di provincia. Un incremento delle infrastrutture riservate a chi pedala addirittura del 50% in sette anni: l’insieme delle ciclabili urbane è salito infatti dai 2.823,8 km del 2008 ai 4.169,9 km del 2015. Dall'altro lato, però, la percentuale di italiani che utilizzano la bici per gli spostamenti è rimasta immutata: era il 3,6% nel 2008 ed era ancora il 3,6% nel 2015. Il motivo? Troppo spesso questi percorsi "vengono realizzati con standard costruttivi illogici e incoerenti, con sedi inadeguate e spesso concorrenziali con la pedonalità (sui marciapiedi), senza un’analisi preventiva dei flussi di utenti che potrebbero intercettare e senza una verifica, a posteriori, dell’efficacia dell’intervento in termini di aumento della ciclabilità e della diminuzione delle altre modalità di trasporto".
 

Ecco come va realizzata una ciclabile perfetta

 
Legambiente fornisce un manuale di istruzioni per la realizzazione di una pista che invogli i cittadini a lasciare a casa l'auto e a saltare in sella alla bici. Innanzitutto, il tracciato deve essere il più possibile lineare con assenza di tortuosità, chicane, bruschi cambi di pendenza, ostacoli. Le corsie devono avere una larghezza di almeno un metro e mezzo per ogni senso di marcia. Il tracciato ciclabile, poi, non deve essere in nessun caso affiancato da veicoli in sosta. Infine, il percorso deve attraversare tutti i punti di interesse della città ed essere collegato a cicloparcheggi. 
 

Pesaro e Bolzano, le città più bike friendly

 
Nelle città di Pesaro e Bolzano il 28% degli abitanti si sposta quotidianamente in bici. Un'abitudine che fa dei due centri i più bike friendly d'Italia. Come ci sono riuscite? Solo grazie a progetti innovativi. Bolzano, ad esempio, ha via via collegato tra loro, formando una sorta di grande anello ciclabile, tutte le zone scolastiche, sportive e ricreative cittadine determinando un passaggio da un uso quasi esclusivamente ricreativo e occasionale della bicicletta a un utilizzo per i movimenti sistematici casa-scuola e casa-lavoro. "Poiché la scarsa larghezza di molte carreggiate urbane non consentiva la realizzazione di corsie ciclabili senza interferire con la sosta su strada, in molti tratti si è data priorità alle due ruote vietando completamente il parcheggio a raso o regolamentandolo in modo differente, cercando peraltro di recuperare almeno parte dei posti auto soppressi attraverso una riorganizzazione delle vie limitrofe".
 
Allo stesso modo, anche Pesaro ha lavorato su infrastrutture leggere e comunicazione creando la Bicipolitana: una sorta di metropolitana di superficie, dove al posto delle rotaie ci sono i percorsi ciclabili e al posto dei vagoni ci sono le bici. "Lo schema utilizzato è quello tipico delle subway, con le linee di diversi colori che collegano le varie zone della città. Alla fine del 2016 sono 85 i chilometri di Bicipolitana realizzati,  e la rete, visto il successo, continua a estendersi".

Quella di donare una cravatta agli ospiti dei G7 italiani è ormai una consuetudine. Inaugurata da Silvio Berlusconi, che nel 1994 per il vertice di Napoli fece realizzare cofanetti personalizzati con sei cravatte Marinella, è stata ripresa da un governo di segno opposto che ha scelto un altro atelier d'eccezione: quello di Maurizio Talarico.


1994: Marinella – Silvio Berlusconi sceglie l'atelier napoletano per il suo primo vertice dei grandi in cui è ospite d'eccezione il russo Boris Eltsin. Sei cravatte per ognuno dei leader, tutte con fantasie diverse e tutte con lunghezze personalizzate per il canadese Jean Chrétien, il giapponese Tomiichi Murayama. il francese Francois Mitterrand, il tedesco Helmut Kohl, il britannico John Major, lo statunitense Bill Clinton e il presidente della commissione Ue, Jaques Delors

2017: Talarico – Palazzo Chigi incarica la maison calabrese di realizzare cravatte e foulard (quest'anno ci sono anche due signore) per i leader riuniti a Taormina: Paolo Gentiloni, il francese Emmanuel Macron, il canadese Justin Trudeau, lo statunitense Donald Trump, la britannica Theresa May, la tedesca Angela Merkel, il giapponese Shinzo Abe e il presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker


L'esordio è avvenuto a Villa Taverna, residenza dell'ambasciatore americano, dove in occasione della visita dei Trump in Italia il premier Paolo Gentiloni ha regalato al Presidente una cravatta rossa in seta di raso confezionata su misura (lunga 170 cm) dagli artigiani della casa calabrese e racchiusa in un astuccio di noce italiano. Per la figlia Ivanka, invece, un foulard con una fantasia semplice in un portagioie di ebano.

Per il G7 di Taormina Maurizio Talarico dice all'Agi di aver realizzato "per gli uomini cravatte esclusive e per le donne un foulard con la stampa del teatro greco di Taormina con vista sul mare. Piu' che un foulard, un quadro". 

Come si diventa Chiara Ferragni

Si fanno selfie, cambiano abito in continuazione, frequentano gli ambienti più trendy e modaioli e soprattutto guadagnano milioni di euro all’anno. Ma non tutto è semplice come sembra. Dietro il successo di un fashion blogger, come quello a sei zeri di Chiara Ferragni, c’è un grande lavoro. Quello di un team di esperti di influencer marketing che si occupa di vendere spazi pubblicitari e concludere contratti con le aziende. E’ da li che arrivano i soldi, e raggiungere i grandi brand disposti a pagare per un post sul proprio blog è l’obiettivo. Ma prima bisogna diventare un influencer. “I social network sono i nuovi media, prima si comprava uno spazio sulla pagina di un quotidiano oggi le aziende sono disposte a pagare un post sul profilo Instagram di un influencer”, racconta Ilaria Barbotti, consulente digitale e fondatrice della community Instagramers Italia.

Chi sono gli influencer

E’ tutta una questione di follower. Un account web è appetibile per un’azienda quando raggiunge un numero importante di contatti. “Essere una blogger non vuole dire essere un influencer. Per influencer – spiega Karim De Martino, in passato stretto collaboratore di Chiara Ferragni e di altri nomi famosi dell’internet italiano, oggi responsabile europeo di InstaBrand, agenzia di comunicazione di Los Angeles con sede anche a Milano e Londra –  intendiamo solitamente una persona che ha un grosso seguito, un alto valore di interazione con i propri follower  e una credibilità in uno specifico settore. Chiara ha questi 3 requisiti nel mondo della moda, come altri lo hanno in altri settori (ad esempio Justin Bieber è un influencer nel mondo della Musica o David Beckham nello sport). Insomma, come non tutti i cantanti e i calciatori sono star, allo stesso modo non basta aprire un blog per essere un influencer della moda. Chiara è stata la prima, ha stile, ha sempre avuto vicino le persone giuste che le hanno saputo consigliare le migliori strategie e questo è stato il segreto del suo successo”.

Quanto guadagnano

Secondo l’agenzia di web marketing Captiv8 i blogger che hanno dai 50.000 a 500.000 follower per un contenuto possono chiedere 2.500 dollari su YouTube, mille per un post su Instagram o Snapchat e 400 per un messaggio su Twitter. Chi ha tra i 3 e i 7 milioni di follower può arrivare a guadagnare, in media, 187mila dollari per un post su YouTube, 75mila per un post su Instagram (o Snapchat) e 30mila per uno su Twitter. “In Italia un account può essere interessante per le aziende quando ha almeno 10-15mila follower”. Spiega ancora Ilaria Barbotti.

Perché le aziende investono sul web

“I vecchi canali – e per quanto riguarda il digitale parliamo anche di banner ed email – non funzionano più come un tempo. Molti brand hanno capito che gli influencer, siano essi celebrità o nativi del web, sono a tutti gli effetti dei media a sé». Racconta ancora Karim De Martino.

“Le aziende italiane si sono svegliate un po’ dopo, ma nel 2016 il fatturato è cresciuto molto. E per il 2017 ci sono ulteriori segnali di espansione”. Per quanto riguarda gli investimenti in una campagna web le aziende possono decidere di spendere “dai 10 ai 300 mila euro. In Italia per ora – conclude De Martino – siamo su una media di 25-35 mila euro, in rialzo negli ultimi mesi”.

Inseguendo Chiara Ferragni

C’è comunque da precisare, che anche quando si diventa un influencer e si raggiungono numeri considerevoli sui social network la forbice di guadagno rimane ampia e non sempre si raggiungono i numeri record di Chiara Ferragni, regina indiscussa delle fashion blogger. The Blonde Salad registra migliaia di contatti al giorno, su Instagram ha 5,6 milioni di follower e la sua linea di scarpe vende in tutto il mondo. In totale, compresi anche i grandi contratti pubblicitari, il suo fatturato arriva a 10 milioni di euro e la sua azienda conta di 25 dipendenti. Non male va anche alla 22enne americana Danielle Bernstein che ha dichiarato di chiedere fino a 15mila dollari per un solo scatto su Instagram. Numeri più che ridimensionati riguardano le altre fashion blogger italiane. Chiara Nasti  ha solo 19 anni ed è già considerata una fashion blogger di successo, su Instagram ha oltre 1 milione di follower e ha partecipato a diverse trasmissioni televisive che hanno contribuito a farla conoscere al grande pubblico. L’ultima è stata il reality, in onda su Sky, “Dance, dance, dance”.

Irene Buffa ha 22 anni ed è la creatrice di ‘Onto my Wardrobe’ che dal 2011 registra un sempre maggiore successo sul web, mentre ‘Fashion Fruit' di Veronica Ferraro è il secondo blog di moda italiano, con i suoi 700mila visitatori mensili e 325mila follower su Instagram. La blogger Chiara Biasi ha raggiunto le 50mila visualizzazioni al giorno e 70mila fan su Facebook, per un suo post le aziende sono disposte a pagare fino a 5mila euro.

I 6 milioni di follower di Mariano Di Vaio

Tra tante donne spunta anche un uomo, Mariano Di Vaio, considerato la versione maschile di Chiara Ferragni. Ha 28 anni, fisico statuario, occhi neri, capelli impeccabili, 1,85 d’altezza e quasi 6 milioni di follower su Instagram e un patrimonio in continua ascesa. Nel 2012 Mariano ha aperto il suo blog, MDVstyle, un magazine online dove parla di moda, viaggi e lifestyle, e dove racconta le sue esperienze e il suo punto di vista sui trend del momento. Il sito di Mariano Di Vaio è anche un negozio online del suo brand NoHow e una vetrina dove si trovano consigli e tutorial su tendenze capelli e fitness.

In tv non si fa altro che dare ricette, è difficile trovare un programma dove non ci sia uno chef che cucini in diretta, continuano a proliferare i reality dove grandi cuochi insegnano a cucinare e tra i regali più in voga del momento compare sempre più spesso un corso di cucina. Ma se da un lato cresce la voglia di saper cucinare, dall’altro aumenta anche quella di mangiare nei ristoranti. Lo conferma una ricerca Doxa: il 60% degli Italiani ama cucinare, ma per il 36% stare ai fornelli tutti i giorni è un peso e il il 35% ha addirittura dichiarato che desidererebbe avere qualcuno che cucini al posto suo.

Perché si preferisce mangiare al ristorante

In cima alla lista dei motivi per cui si mangia fuori, in base ad un altro sondaggio realizzato sempre da Doxa per Groupon, c’è la voglia di rilassarsi senza dover cucinare. Lo ha dichiarato il 66% degli intervistati. Il 42%, invece, lo fa per staccare la spina e spezzare la routine.  Le donne in particolare hanno dichiarato di essere molto appesantite dalle faccende domestiche e il 59% vorrebbe un aiuto concreto per avere più tempo libero per fare altro:

  • stare di più con la famiglia (60%)
  • dedicarsi alla cura di se stessa (56%)
  • ascoltare musica, leggere un libro o guardare la tv (25%)
  • dedicarsi ai propri hobby (25%)
  • fare sport (8%)

Quanto si esce e quando

Un’altra sondaggio evidenzia inoltre che gli italiani escono per andare al ristorante in media 5 volte al mese. Otto su dieci mangiano fuori casa almeno 1 volta in 30 giorni e di questi otto, il 57% esce minimo una volta alla settimana. A sorpresa, lombardi e veneti, sono i meno avvezzi a mangiare fuori casa (in media circa 4 volte al mese), mentre Sicilia e Toscana sono le regioni che vanno di più al ristorante con una media che sfiora le 6 volte al mese.

Il weekend è sicuramente il momento preferito, la maggior parte degli intervistati dichiara di uscire il venerdì e il sabato sera (82%). Ma la domenica per esempio batte il mercoledì (30% vs 24%) e il mercoledì a sua volta è preferito dai giovani (18-34 anni) che in genere escono anche a metà settimana per spezzare la routine.

Cosa si mangia

Pur mangiando spesso fuori casa, per gli italiani a tavola vince la tradizione. La più gettonata è la pizza, scelta dal 77% degli intervistati, seguita dai piatti tipici della cucina mediterranea (65%) e dalla cucina casalinga delle trattorie (55%). Segue l’etnico, indicato solo dal 33% delle persone intervistate e preferito di più nelle regioni del Nord Italia (Piemonte, Liguria e Lombardia).  Al Sud invece vanno per la maggiore le hamburgherie, lo street food e il momento dell’aperitivo.

Quanto si spende

La spesa media è di circa 21 euro: nel dettaglio, per una pizza si spendono 16 euro, per una cena con cucina mediterranea almeno 30, per la trattoria si scende a 20 e infine per l’etnico a circa 23.

I criteri della selezione

Un posto viene scelto dal 77% soprattutto per la qualità del cibo. Incidono anche altri fattori come:

  • il prezzo (73%)
  • la pulizia del locale (62%)
  • la posizione (56%)
  • lo staff (53%)
  • l’atmosfera che si respira (53%)
  • il consiglio di amici e parenti (51%)

Il ruolo del web

Un ruolo importante lo gioca, come al solito, anche il web. I profili dei social network sono spesso affollati di foto di piatti e di ristoranti. Il 69% condivide la propria esperienza, il 62% si affida al passaparola, il 49% alle piattaforme dedicate e il 29% ai social media. Quest’ultima percentuale aumenta se si considera solo la fascia d’età dei più giovani, 18-24 anni.

Qual è il viaggio di un diamante lilla? Lo racconta in occasione della Biennale Arte 2017 Paola Brussino, designer  torinese che rielabora e sperimenta l’alta gioielleria creando pezzi unici come  Lilac TI22, un anello esposto per la prima volta al mondo alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia dal 9 al 13 maggio. Realizzato in collaborazione con Scarselli Diamonds, cui si devono diamanti colorati rari, indossati da Julia Roberts, Kim Kardashian e Mariah Carey

Lilac TI 22 è un anello con tessitura di intrecci di titanio – TI 22 nella tavola periodica degli elementi – e diamante lilla: pietra unica al mondo per purezza e colore, il più raro dei diamanti, il gioiello ha un valore stimato in 2 milioni di euro.

Questo anello è molto più di un bellissimo ornamento, ma il racconto di un viaggio della pietra da 200 km di profondità fino alla superficie terrestre che lascia sospeso il mistero del suo colore. Nessuno è ancora riuscito a spiegare con certezza cosa accada perché quel diamante diventi lilla, quali mutazioni abbiano permesso di intrappolare quella luce rara.

I fili in Titanio della montatura ripercorrono idealmente le modificazioni plastiche che hanno generato la pietra e le traiettorie della sua solidità lieve, sottoposta a pressioni straordinarie e poi sospinta  dalle  correnti  laviche  in  superficie insieme ad altri diamanti incolori. È un percorso che l’artista immagina tormentato, fatto di curve lente e improvvisi cambi di direzione e che trova un’intima corrispondenza con il suo lavoro su una materia durissima come il titanio, che è difficile, quasi impossibile da trattare in sezioni millimetriche e geometrie curve.

Paola Brussino

Nata a Torino e formatasi al Politecnico, Paola Brussino inizia la sua carriera come  architetto  e  designer.  Alla  fine  degli anni ‘80, entra nel mondo dell’alta gioielleria. Attraverso la Maison Cantamessa collabora con le più prestigiose aziende internazionali, tra cui Cartier e Boucheron.

Scarselli Diamonds

La famiglia Scarselli è maestra nell’arte dei diamanti naturali colorati da tre generazioni. La loro storia inizia in Italia nella prima metà del ‘900, con la creazione di gioielli eccezionali che in pochi anni conquistano la clientela europea più  sofisticata.  Nel 1955 si trasferiscono a New  York,  dove  il  nome  si  consolida  e  si lega alla selezione dei diamanti colorati più rari.

Bandita per legge l'eccessiva magrezza dalle passerelle francesi: è entrata in vigore in Francia la legge che vieta le sfilate alle modelle troppo ossute; una norma promossa dal governo socialista del presidente Francois Hollande, nell'ambito della lotta all'anoressia.

In passerella solo se 'sane', per certificato

Prima di poter firmare un contratto, le modelle dovranno presentare un certificato medico che attesti il loro stato di salute con particolare riguardo al loro BMI, l'indice di massa corporea, che è dato dal rapporto tra altezza e peso. Le foto ritoccate digitalmente dovranno anche essere espressamente etichettate, in modo che si capisca che l'immagine di una modella è stata manipolata.

Multe alle agenzie di modelle

Nel mirino anche le agenzie di modelle: multe fino a 75mila euro e 6 mesi di prigione per coloro che impiegano persone sotto gli standard. Nonostante un'industria della moda che vale decine di miliardi euro, Parigi ha dunque deciso di seguire l'esempio di Italia, Spagna e Israele e proibire che le modelle siano troppo magre, diventando poi icone di riferimento per milioni di adolescenti a rischio anoressia. L'obiettivo è quello di limitare al massimo il cattivo esempio di giovani donne troppo magre e che diventano invece icone per le giovanissime. Inizialmente si pensava di inserire nella legge anche il limite minimo del Bmi, che fosse a 18 (dunque, nel caso di un'indossatrice alta 1.75, che pesasse non meno di 55 chilogrammi), ma l'ipotesi è stata abbandonata su pressione del mondo della moda. 

Sempre più italiani preferiscono il finanziamento al mutuo per rinnovare l’arredamento della propria casa. E’ quanto emerge da una ricerca condotta dalla business unit prestiti personali di Facile.it che ha analizzato le 34mila richieste di finanziamento presentate tra il primo gennaio e il 30 marzo 2017. Stando ai dati raccolti dall’azienda, il 26,92% delle richieste riguarda prestiti per ristrutturare le abitazioni o rinnovare l’arredamento. Considerando tutte le finalità e non solo quelle legate alla casa, la cifra media richiesta si aggira intorno ai 12.150 euro, in crescita rispetto ai numeri riscontrati nel primo trimestre 2016. Un altro dato interessante emerso dall’analisi è relativo all’età di chi lo richiede: il 31,06% infatti non supera i 35 anni di età.

“La richiesta di prestiti da parte dei giovani va intesa come un segnale di fiducia” commenta Mario Parteli, business unit director prestiti di Facile.it: “I cresciuti livelli occupazionali li spingono a vedere il futuro in termini più rosei”. La ricerca condotta da Facile.it conferma la tendenza ad accedere al credito al consumo quando si tratta di sostenere spese riguardanti lavori ordinari o straordinari per gli immobili. Il prestito si sta affermando nelle intenzioni dei consumatori come la soluzione più adatta per lavori di ristrutturazione e per una maggiore efficienza energetica. Lavori che richiedono somme di denaro più piccole. Una minore rigidità dei requisiti richiesti per ottenere un finanziamento, i diversi sgravi fiscali per le ristrutturazioni e i bonus per la riqualificazione energetica promossi nel corso del 2017 hanno quindi sancito il successo di questa modalità di accesso al credito. 

Prestito in molti casi meglio del mutuo quindi, sembra suggerire la ricerca. Va detto che a livello di costi il mutuo per ristrutturazione è ancora più conveniente rispetto ad un prestito. I tassi tendono ad oscillare dall’1.5% al 2.20% per la richiesta di mutuo. Mentre salgono fino al 5% per la richiesta di un prestito. Ma, risultando più gravosa per la banca, l’entità del mutuo minimo è di conseguenza superiore (almeno 30.000 euro) rispetto a quella per un prestito. Così come il tempo di ammortamento del mutuo stesso (non inferiore ai 10 anni). La maggiore agilità del prestito però lo ha reso uno strumento molto richiesto, sia per quanto riguarda lavori ordinari o straordinari per gli immobili. E il suo successo tra gli under 35 è una conferma di un trend destinato a rafforzarsi nei prossimi anni. 

Festeggiamenti privati per la Regina Elisabetta II che oggi (21 aprile) compie 91 anni. Quest'anno Sua Maestà, dopo le solenni celebrazioni del 2016 per i 90 anni, spegnerà le candeline a Bucking Palace, probabilmente con la famiglia. Non è previsto nessun impegno formale. Solo i colpi di cannone sparati da Hyde Park e dalla Torre di Londra ricorderanno alla città il compleanno della sovrana del Regno Unito. Per la festa ufficiale bisognerà aspettare il Trooping the Colour del 17 giugno, la parata solenne dei soldati con la quale ogni anno viene omaggiata la Regina. 

I 10 record di Elisabetta II

  • 65 anni di Regno – Salita al trono il 6 febbraio 1952, Elisabetta detiene il record di permanenza fra i sovrani britannici, avendo superato per durata nel 2015 anche il lungo regno della regina Vittoria sua trisavola (che fu di 63 anni e 216 giorni).
  • Festeggia il compleanno due volte – Il giorno in cui è nata (21 aprile 1926) e il secondo sabato di giugno con la parata Trooping the Colour. La tradizione del duplice compleanno risale al 1748 con Giorgio II il quale nacque a novembre, mese ritenuto troppo freddo per le sfilate.

  • Moglie da quasi 70 anni, madre di Carlo, Andrea, Anna ed Edoardo. Nonna di William ed Henry. Bisnonna di George e Charlotte. 
  • Il suo volto è sulle monete di mezzo mondo – Oltre al Regno unito è il capo di Stato di altri 16 paesi del Commonwealth, 125 milioni di persone nel mondo sono suoi sudditi. Ci sono Stati in cui non ha più alcuna autorità, ma la sua immagine è rimasta sulle banconote, ad esempio nelle isole Fiji. 
  • 700 stanze a disposizione – La Regina può scegliere in quale parte del Palazzo reale trascorrere il proprio tempo. 
  • 12 persone curano il suo guardaroba – I suoi 'famosi' tailleur sono scelti dopo un'accurata selezione e c'è addirittura un'incaricata che deve indossare le sue scarpe nuove per renderle più morbide.
  • E' la cittadina inglese con più animali – In quanto Regina sono di sua proprietà tutti gli animali che vivono nelle acque britanniche.
  • Ha un bancomat privato – L'erogatore di sterline si trova nel seminterrato di Buckingham Palace.
  • Ha una poetessa privata – Carol Ann Duffy ha il compito di scrivere poesie per lei.
  • Le è stata dedicata una linea della metropolitana –  "Elizabeth Line" entrerà in funzione dal 2018.  

La dieta della longevità della Regina

Elisabetta generalmente mangia pesce e pollo alla griglia serviti con verdure e sempre accompagnati da drink alcolici, ma non mancano alcune curiosità nella dieta di Sua Maestà, raccontate dall'ex Royal Chef Darren McGrady, che ha racchiuso tutti i ricordi e le ricette nel libro Eating Royally

  • La sovrana a tavola desidera che la sua minestra sia servita in un tupperware.
  • E' una convinta no-starch, per questo ha eliminato dalla sua dieta pasta, riso e patate, a meno che non si tratti di una cena di Stato.
  • Non le viene mai servito nulla con aglio o cipolla.
  • La carne la preferisce ben cotta.
  • Ha un modo tutto suo per mangiare una banana: la taglia in senso verticale per tutta la lunghezza e poi la riduce in piccole fette da mangiare con la forchetta.
  • Adora la chocolate biscuit cake, una torta al cioccolato da cui non si separa mai e che porta con sé in ogni viaggio.

 

 

 

 

 

 

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