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Economia

Il vertice europeo sull'innovazione e il digitale di Tallin si avvicina e le grandi aziende del web attendono di vedere quale decisione verrà presa sul loro regime fiscale. Dall’incontro dei ventotto che si terra il prossimo 29 settembre infatti dovrebbe uscire una parola definitiva sulla realizzazione di una web tax volta a erodere i guadagni faraonici delle digital ventures che, grazie a stratagemmi fiscali legati alla natura aleatoria della loro merce – i dati – riescono a eludere le tassazioni dei Paesi europei, che sono stanchi di rimanere a bocca asciutta.

Nella sua relazione la Commissione Europea mette nero su bianco che “la digitalizzazione dell’economia cancella la differenza tra beni e servizi, rivoluzionando completamente i modelli di business”. Riassumendo, a essere messo in discussione è il principio della tassazione legata al luogo fisico della società, come spiega il Sole 24 Ore.

Appuntamento per l'Ecofin di dicembre

L’Unione continua a chiedere una revisione completa delle regole fiscali a livello mondiale per adattarsi alle nuove realtà, ma come spiega Il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis: “In assenza di progressi appropriati a livello mondiale, l’Unione dovrebbe mettere a punto le proprie soluzioni per tassare i profitti delle imprese nell’economia digitale”. L’obiettivo della Commissione è di avere una linea comune per la riunione dell’Ecofin che si terrà a dicembre, così da portarla compatti davanti all’Ocse.

Leggi anche: Web tax, cosa chiede l'europa ai giganti americani

Una proposta a lungo termine per la Commissione Europea sarebbe quella di estendere alle aziende digitali la base imponibile unica (Ccctb), inizialmente proposta per le società che hanno sedi in più Paesi, spiega Repubblica. Ma una proposta di questo tipo richiederebbe troppo tempo, per questa ragione vengono valutate delle soluzioni temporanee e di più veloce applicazione. Tra queste una tassa sul fatturato da applicare nel paese in cui viene registrato il profitto, la ritenuta alla fonte sulle transazioni digitali e una imposta da applicare ai servizi offerti e alle pubblicità.

Leggi anche: Sulla web tax il freno sono gli Stati Uniti

Sarà difficile trovare un accordo in Europa

Ma trovare un accordo tra i ventotto sarà difficile, soprattutto visto che, in materia fiscale vige il principio dell’unanimità. Paesi come l’Irlanda per esempio, che da sempre hanno favorito le multinazionali digitali applicando aliquote preferenziali pur di essere eletti a sede europea dei loro commerci, sono contrari all’applicazione a livello comunitario di norme che per loro sarebbero dannose. “Ogni misura di tassazione digitale”, osserva il Business Europe citato dal Sole 24 Ore, “deve essere sviluppata in modo da proteggere la competitività delle imprese europee e garantire parità di condizioni sul piano globale”.

Per approfondire, leggi anche sulla Stampa: L'Europa tra la web tax e il rischio di una guerra commerciale con gli Stati Uniti

Padoan: "in gioco c'è l'efficienza economica e la sovranità fiscale"

Scrive Repubblica: "L'Europa si ritrova divisa di fronte a una questione fiscale, come già accaduto in passato (basti pensare alla tassa sulle transazioni finanziarie). La proposta di una "Web tax", una forma di imposizione che metta fine alle scappatoie legalmente possibili dei giganti di Internet dagli impegni col Fisco dei Paesi in cui operano, era uno degli argomenti caldi sul tavolo dell'Ecofin di Tallinn e alla fine dieci ministri hanno firmato la proposta, inizialmente lanciata da Francia, Italia, Germania e Spagna, perchè la "web tax" allo studio a livello di Ue e anche di Ocse preveda che i giganti di internet siano tassati sulla base del fatturato anzichè dei profitti. I paesi che hanno sottoscritto l'iniziativa oltre ai quattro iniziali sono Austria, Bulgaria, Grecia, Portogallo, Slovenia, Romania. "Non possiamo accettare più a lungo che queste società facciano business in Europa pagando tasse minime ai nostri Tesori – si legge nella dichiarazione politica firmata dai 10 ministri – In gioco c'è l'efficienza economica, così come l'equità e la sovranità fiscale". Il ministro italiano Pier Carlo Padoan ha spiegato a fine riunione che "parecchi hanno detto di condividere lo spirito" della tassazione ed è "importante che la presidenza estone abbia confermato l'idea di produrre risultati entro fine mandato, cioè entro pochi mesi".

 

 

È stato inaugurato oggi l'innovativo impianto a minibiomassa trigenerativo realizzato da Enel per lo storico stabilimento di Luxottica nel comune di Agordo, in provincia di Belluno. Alla cerimonia erano presenti Francesco Venturini, direttore della divisione global e-Solutions di Enel e Giorgio Striano, chief operating officer di Luxottica. Grazie a una potenza di 199KWe e di 1,2MWt, l'impianto soddisfa gia' oggi il 40% del fabbisogno termico e il 60% del fabbisogno frigorifero dello stabilimento, consentendo per la prima volta l'utilizzo di "calore rinnovabile" da trigenerazione per la produzione di occhiali e la riduzione del consumo di combustibili fossili. Dal mese di giugno l'impianto eroga oltre all'energia termica, anche l'energia elettrica. 

"Questo progetto rappresenta un primo importante passo verso la creazione di una rete di impianti di generazione distribuita di piccola taglia su tutto il territorio nazionale, a servizio delle imprese. La scelta di Luxottica come nostro partner e' stata dettata dalla condivisione di valori importanti come l'attenzione alla sostenibilita' ambientale, sociale ed economica del territorio", ha dichiarato Venturini. "Continuando a collaborare con gli stakeholders locali", ha aggiunto, "favoriremo la creazione di una filiera ancora piu' corta, con materiali provenienti dalla sola valle agordina, rendendo inoltre disponibile energia termica verde a basso costo al nostro partner, grazie alla quale e' possibile ridurre i consumi di combustibile fossile e le emissioni atmosferiche inquinanti". 

"Il progetto di frontiera che stiamo realizzando con Enel ad Agordo rientra nel nostro modello di sviluppo sostenibile sui territori, centrato sulla riduzione di consumi idrici ed energetici, di emissioni di CO2 e di scarti e rifiuti. Continuiamo ad investire sulle nostre fabbriche italiane per coniugare la nostra crescita in termini di produzione e occupazione con il rispetto e la valorizzazione dell'ambiente, l'attenzione ai bisogni locali e la minimizzazione degli impatti delle attivita' industriali", ha spiegato Striano. Luxottica, ha proseguito Striano, "sta adottando lungo tutta la catena del valore una politica energetica basata sul contenimento dei consumi e sull'utilizzo di energia pulita. Cosi' sono nati ad esempio il primo impianto a biomassa nel 2014 nel vicino stabilimento di Cencenighe o l'impianto fotovoltaico nello stabilimento di Lauriano".

L'impianto nasce dall'obiettivo condiviso di Enel e Luxottica di creare un percorso di sostenibilità ambientale e sociale all'interno del territorio agordino, area ad alto valore naturalistico ed inserita nella Strategia Nazionale di sviluppo delle Aree Interne. L'impianto viene infatti alimentato da sottoprodotti e scarti di origine forestale provenienti da filiera corta.

Uno dei capisaldi del progetto è stato il coinvolgimento delle istituzioni locali, in particolare l'Unione Montana Agordina e il comune di Agordo, per identificare insieme un percorso che consentirà di "accorciare" ulteriormente la filiera, utilizzando biomassa di qualità certificata proveniente esclusivamente dalla valle agordina e dai comuni limitrofi, nel raggio di 30-40 km (la cosiddetta filiera "cortissima"); la biomassa dovrà essere fornita da imprese locali. Il percorso, una volta completato, consentirà di migliorare la pulizia e la gestione dei boschi, contribuendo a ridurre il dissesto idrogeologico del territorio.

 

Quotidiano Energia lancia un concorso fotografico per raccontare anche attraverso le immagini i grandi mutamenti che sta vivendo il mondo dell'energia. "Fotografa l'energia che cambia", è il titolo e l'obiettivo dell'iniziativa che si rivolge a fotografi professionisti e non, a cui Qe chiede di catturare in un'immagine un settore in continua evoluzione. Come sta cambiando il modo di produrre energia? E la mobilità? Che cos'è oggi l'energia nella nostra quotidianità? Agli autori la sfida di rispondere a queste domande con uno scatto. La partecipazione al concorso è gratuita, il premio in palio è un buono acquisto per materiale fotografico del valore di 1.000 euro, assieme ad altri riconoscimenti tra i quali la pubblicazione delle migliori istantanee su Qe o sugli altri prodotti editi da Gruppo Italia Energia. La cerimonia di premiazione si terrà a novembre. Le foto verranno valutate da una giuria di esperti e saranno selezionate in base all'aderenza al tema del concorso, all'originalità, alla qualità tecnica e artistica. Per inviare gli scatti c'e' tempo fino al 20 ottobre.

Il Transport for London (Tfl), l'organismo che regola il trasporto urbano di Londra, non ha rinnovato a Uber la licenza per operare nella capitale britannica. Il Tfla ha rilevato "mancanze" che "comportano potenziali rischi per la sicurezza". Tra le altre cose, le autorità hanno registrato "reati" e fanno cenno all'uso di Greyball, il softwar utilizzato da Uber per eludere i controlli. La licenza scade il 30 settembre. Uber ha 21 giorni di tempo per fare appello e salvare il suo principale mercato britannico.

Uber non ci sta e fa sapere che farà subito appello a difesa sia dei driver ma anche degli utenti. Tom Elvidge, General Manager di Uber nella capitale inglese spiega: "3.5 milioni di londinesi che utilizzando la nostra app e più di 40,000 driver partner che lavorano principalmente grazie a Uber rimarranno senza parole quando verranno a sapere di questa decisione. Revocando la nostra licenza di operare nella capitale, l'autorità dei trasporti di Londra (Tfl) e il Sindaco hanno assecondato un ridotto numero di persone che vogliono limitare le scelte dei cittadini. Se questa decisione dovesse essere confermata, oltre 40,000 autisti partner di Uber rimarranno senza lavoro e Londra verra' privata di un modo di spostarsi conveniente e affidabile". 

Eni gas e luce ha incontrato oggi a Roma i rappresentanti nazionali e territoriali delle associazioni dei consumatori riconosciute dal Cncu (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti). Durante l'incontro sono stati analizzati diversi aspetti relativi ai servizi di fornitura di energia elettrica e gas: la televendita, con un approfondimento sull'attività e sui controlli messi a punto dalla società per indirizzare e monitorare i propri partner commerciali (agenzie); la gestione del cliente attraverso l'approccio multicanale telefonico (call center) e digitale (sito web, chat e app); i servizi innovativi per l'efficienza energetica della casa con la presentazione della piattaforma "Genius", il suggeritore personale per utilizzare al meglio l'energia consumando di meno.

Particolare attenzione è stata dedicata agli strumenti che Eni gas e luce ha condiviso con le associazioni dei consumatori per tutelare al meglio clienti e consumatori. Dall'Osservatorio Congiunto per l'autoregolazione sulle attivazioni non richieste, al Protocollo di conciliazione paritetica, riconosciuto dall'Aeegsi, recentemente adeguato e conforme alla modalità Adr (Alternative Dispute Resolution), finalizzato a risolvere eventuali controversie in modo semplice, gratuito e veloce, senza ricorrere alle vie giudiziali grazie a un sistema di regole condiviso tra la Società e le Associazioni dei consumatori. Ampio spazio è stato riservato a "Filogiallo", il nuovo canale telefonico dedicato alle Associazioni, in cui un team specializzato è a disposizione per supportare l'attività quotidiana degli operatori delle Associazioni e prevenire eventuali reclami e richieste di conciliazione.

Infine le associazioni dei consumatori hanno mostrato un notevole interesse per la "Guida al Cliente", un documento che, anche grazie alla preziosa collaborazione offerta dalle stesse associazioni nella fase di elaborazione, fornisce al consumatore/cliente tutte le informazioni necessarie per gestire il rapporto contrattuale con Eni gas e luce, dalla stipula del contratto alla fatturazione dei consumi, il tutto con un linguaggio semplice e chiaro. L'incontro di Roma ha rappresentato la prima tappa di un programma che porterà Eni gas e luce in diverse regioni italiane per confrontarsi e dialogare con i rappresentanti locali delle Associazioni, con l'obiettivo di far conoscere i servizi messi a disposizioni dei clienti e di ascoltare le esigenze del territorio. Il dialogo costante, la trasparenza, la fiducia e il continuo confronto costruttivo saranno il filo conduttore dei prossimi incontri. 

L'Iran è alla ricerca di energie rinnovabili e punta in particolar modo al fotovoltaico. Il fondo italo-inglese Quercus ha firmato con la Repubblica Islamica un accordo di un valore di 500 milioni di euro per lo sviluppo di un impianto fotovoltaico da 600 megawatts nell'Iran centrale; si tratta del primo progetto della società europea fuori dall'Unione e ciò indica l'interesse altissimo per il mercato persiano. Il territorio dell'Iran offre infatti oltre 300 giorni di sole durante l'anno (2800 ore in media) ed ha un potenziale elevatissimo per lo sviluppo del fotovoltaico. Da oggi, 100 megawatts verranno aggiunti ogni 6 mesi alla capacità della rete iraniana, un grande salto in avanti per Teheran. Il Paese non vuole più produrre il grosso dei suoi 77 mila megawatts di elettricità coi combustibili fossili. Per questioni di inquinamento dell'ambiente ma soprattutto per non "bruciare" la propria ricchezza in petrolio e gas e utilizzare questi beni per l'esportazione diretta o ancora meglio per la creazione di prodotti industriali che offrono chiaramente un valore aggiunto che mediamente è di 10 volte superiore a ciò che si ottiene esportando direttamente le materie prime. Dietro la grande voglia di produzione energetica dell'Iran, anche scopi geopolitici, ossia quello di diventare un fornitore energetico per tutti i paesi limitrofi e poter così creare una sorta di stabilità e convergenza intorno a se. Il nucleare, che nei piani dell'Iran dovrà arrivare a coprire una fetta di 20 mila megawatts (oggi la centrale di Bushehr ne produce solo 1000), nonostante tutto il chiasso mediatico, sarà forse secondario al fotovoltaico. 

Oggi l'Iran produce 63 megawatts grazie al sole, ma il contratto da 600 megawatts con Quercus catapulterà già la nazione nella top ten mondiale; l'impianto stesso sarà il sesto più grande al mondo. E significativo per il paese mediorientale, che nella produzione di energia solare, supererà anche gli Stati Uniti. Ma sarà solo l'inizio: da qui al 2022, l'Iran vuole ha un piano per produrre 26 mila megawatts di energia grazie al generoso sole di Persia; ci vorranno 60 miliardi di dollari di investimenti e per questo Teheran si è data da fare per creare condizioni davvero invitanti per gli investitori stranieri. Il governo del riformista Hassan Rohani ha approvato una regolazione molto favorevole per le rinnovabili dopo il sollevamento parziale dell'embargo: incentivi superiori alla media europea (tramite tariffe certe pagate per ritirare l'energia prodotta per 20 anni, che possono salire di un ulteriore 30 per cento se si utilizzano maestranze e manufatti locali). Oltre a ciò una serie di sgravi fiscali se si opera in aree dell'Iran che devono essere rilanciate economicamente. Un mix che si rivela allettante per per le imprese di mezzo mondo. Per la realizzazione e la gestione dell'impianto da 600 megawatts, per esempio, Quercus avrà una commissione tra l'1 e l'1,5 per cento sull'investimento.

"Visto che l'Iran ha aperto agli affari, siamo lieti di avere un ruolo da leader nella costruzione delle infrastrutture di energia rinnovabile nel paese in questa primissima fase di sviluppo", ha spiegato alla Reuters il Ceo di Quercus, Diego Biasi. Un personaggio, quest'ultimo, un ex manager di Banca Imi e Commerzbank a Londra che in questi anni ha investito in solare e eolico in Italia, Gran Bretagna e Romania. Oltre a lui alla vetta di Quercus vi è pure un altro italiano, Vito Gamberale, già alla guida di Telecom, Autostrade Spa, e "inventore" del fondo infrastrutturale F2i.  L'attuale accordo con traccia decisamente tricolore, va ad aggiungersi ad un altro maxi-progetto che l'Italia realizzerà in Iran: l'impianto fotovoltaico di Qazvin con una capacità di 1000 megawatts e un valore economico di 1,5 miliardi di dollari. Il ritmo con cui l'Iran sta firmando accordi col mondo sul fotovoltaico è pressoché vertiginoso. Società di Germania, Italia, India, Corea del Sud, Giappone, Spagna, Cina e Svizzera stanno negoziando per futuri accordi. Venerdì scorso la società norvegese Scatec Solar ha annunciato di essere entrata nella fase finale dei negoziati con Teheran per lo sviluppo di un impianto da 120 megawatts che può essere ampliato fino a produrne 500; secondo l'ad, Raymond Carlsen, il valore della prima fase del progetto sarà di 120 milioni di dollari. 

Le scorte settimanali di petrolio Usa salgono più del previsto. Secondo i dati diffusi dal dipartimento dell'Energia, nella settimana che si è chiusa il 15 settembre gli stock statunitensi sono saliti di 4,59 milioni di barili a 472,832 milioni. Gli analisti si attendevano un aumento di 3,49 milioni.

La produzione di shale oil nelle diverse regioni degli Usa calerà in ottobre. Lo prevede il dipartimento Usa dell'Energia, secondo il quale il prossimo mese l'output di shale oil si crescerà di 79.000 barili al giorno, calando per il prima volta in sette mesi sotto quota 100.000 barili. Secondo il dipartimento all'Energia nel mese di ottobre la produzione di shale oil si attesterà a 6,08 milioni di barili al giorno. Il calo è in parte dovuto al passaggio degli uragani. Il dipartimento Usa all'Energia ha anche abbassato le sue stime sulla produzione di shale oil a settembre, portandole a 145.000 barili al giorno, pari a a poco più di 6 milioni di barili al giorno, contro i 6,15 milioni di barili precedentemente stimata. 

Il colosso automobilistico Usa General Motors annuncia la sua intenzione di utilizzare elettricità ricavata al 100% da fonti rinnovabili per alimentare tutti gli impianti delle sue fabbriche di auto in Ohio e Indiana. Da decenni Gm utilizza fonti rinnovabili e in particolare energia eolica per i suoi impianti, grazie alla quale, spiega Rob Threlked, global manager per l'energia rinnovabile del gruppo, "condividendo queste best practice con altre compagnie, abbiamo ridotti i rischi e i costi dell'energia". 
 

E’ stato inaugurato ufficialmente il 18 settembre il terzo centro di distribuzione italiano di Amazon. Jeff Bezos ha scelto Larizzate in provincia di Vercelli come luogo di smistamento dei migliaia di articoli che finiranno nei prossimi mesi dentro le case degli italiani. Per il momento l’hub è operativo e i circa 200 dipendenti hanno iniziato a stoccare il materiale sugli scaffali, ancora non si conosce però il periodo in cui prenderà il via l’attività di smistamento.

In Italia Amazon già distribuisce da Caste San Giovanni in provincia di Piacenza e da Passo Corese in provincia di Rieti. 

Tutto quello che c’è da sapere sul polo di Vercelli

Il polo logistico da 107.000 metri quadrati – si legge su La Stampa – è sorto in pochi mesi alle porte di Vercelli. Il logo scelto per il capannone è un airone cinerino, uccello tipico delle campagne vercellesi. Migrando dall’Asia e dall’Africa, il volatile dal becco e dalle zampe di forma curiosa ha trovato nelle risaie il suo habitat: “Anche Amazon viene da lontano, dall’America – sottolineano dal colosso mondiale dell’e-commerce – ma proprio come l’airone, vogliamo diventare parte integrante del territorio”. Ed è anche per questo motivo che tutte le sale riunioni del centro di distribuzione sono state intitolate alle diverse tipologie di riso, elemento d’identità della zona. Quindi c’è la sala Carnaroli, la Arborio, la Sant’Andrea e così via.  

Inoltre quello di Vercelli sarà un centro di distribuzione di categoria 'Non Sort' ('Non Sortable'), a differenza ad esempio di quello di Piacenza, che è invece 'Sort'. Questi si occupano della gestione di tutti i prodotti che, per dimensioni e peso, sono al di sotto dei 13 chili di peso e non devono essere alti più di 25 centimetri e lunghi più di 45. In questi magazzini gli articoli vengono stoccati in scaffalature di media grandezza, e non servono mezzi per movimentare la merce, bastano dei semplici carrelli. Tutti gli altri articoli che superano queste dimensioni sono definiti «Non Sortable», e saranno quelli custoditi nel polo di Larizzate. La procedura, in questo caso, è differente: in base al peso dell’articolo, vengono utilizzati carrelli più grandi rispetto a quelli tradizionali, ma anche dei mezzi che permettono di stoccare i prodotti in scaffalature che si sviluppano in altezza.

Le prossime aperture italiane

Il prossimo 3 ottobre – scrive Diariodelweb –  un magazzino di 8mila metri quadrati sorgerà a Crespellano, alle porte di Bologna. Lo stesso vale per Casirate d’Adda (Bergamo), dove dovrebbe sorgere un capannone ultra-tecnologico di 40mila metri quadrati, per il quale sarebbero previste ben 400 assunzioni. Piano piano anche in Italia sta nascendo una serie di magazzini pronti a distribuire merce on-demand in qualsiasi momento, il più in fretta possibile. Le logiche del colosso di Jeff Bezos sono sempre state chiare: rapidità e una customer experience soddisfacente.

Negli Stati Uniti è scattata la gara per aggiudicarsi la sede Amazon

E’ bastato un annuncio per scatenare la fantasia e la frenesia di molte città americane che vogliono aggiudicarsi la seconda sede americana – in ordine di grandezza – di Amazon.

D’altra parte non possono essere biasimate, visto che la seconda casa di Amazon porterebbe 50.000 posti di lavoro e un investimento di 5 miliardi di dollari, oltre che una popolarità senza precedenti, considerando che si tratta dalla sede dell’Internet company più grande al mondo. Ogni città ha cercato di farsi notare in vari modi – scrive Mashable -, ad esempio Tucson in Arizona ha deciso di tagliare un cactus di 21 metri e di inviarlo come dono a Jeff Bezos.

Anche il sindaco di Pittsburgh, Bill Peduto, ha corteggiato su Twitter il gigante dell’e-commerce e quello di Kansas City, Sly James, ha elencato tutti gli aspetti positivi della città scrivendo un editoriale sul Kansas City Star.

Con un post su Facebook si è fatta notare Huntsville, in Alabama. La città ospita già la sede Nasa e altre grandi aziende di ingegneria.L’interesse è arrivato anche da parte di grandi città come Houston, New York e Boston.

 

 

 

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