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Economia

Eni gas e luce ha incontrato oggi a Firenze i rappresentanti nazionali e territoriali delle Associazioni dei Consumatori riconosciute dal Cncu (Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti). Durante l'incontro, si legge in una nota, sono stati analizzati diversi aspetti relativi ai servizi di fornitura di energia elettrica e gas: la televendita, con un approfondimento sull'attivita' e sui controlli messi a punto dalla Società per indirizzare e monitorare i propri partner commerciali (agenzie); la gestione del cliente attraverso l'approccio multicanale telefonico (call center) e digitale (sito web, chat e app); i servizi innovativi per l'efficienza energetica della casa con la presentazione della piattaforma "Genius", il suggeritore personale per utilizzare al meglio l'energia consumando di meno. Particolare attenzione è stata dedicata agli strumenti che Eni gas e luce ha condiviso con le Associazioni dei Consumatori per tutelare al meglio clienti e consumatori.

Dall'Osservatorio Congiunto per l'autoregolazione sulle attivazioni non richieste, al Protocollo di conciliazione paritetica, riconosciuto dall'Aeegsi, recentemente adeguato e conforme alla modalita' Adr (Alternative Dispute Resolution), finalizzato a risolvere eventuali controversie in modo semplice, gratuito e veloce, senza ricorrere alle vie giudiziali grazie a un sistema di regole condiviso tra la Società e le Associazioni dei Consumatori. Ampio spazio e' stato riservato a "Filogiallo", il nuovo canale telefonico dedicato alle Associazioni, in cui un team specializzato e' a disposizione per supportare l'attività quotidiana degli operatori delle Associazioni e prevenire eventuali reclami e richieste di conciliazione.

Infine le Associazioni dei Consumatori hanno mostrato un notevole interesse per la "Guida al Cliente" (disponibile su https://enigaseluce.com/it_IT/static/pdf/guida-al- cliente/GuidaCliente.pdf), un documento che, anche grazie alla preziosa collaborazione offerta dalle stesse Associazioni nella fase di elaborazione, fornisce al consumatore/cliente tutte le informazioni necessarie per gestire il rapporto contrattuale con Eni gas e luce, dalla stipula del contratto alla fatturazione dei consumi, il tutto con un linguaggio semplice e chiaro.

L'incontro della Toscana ha rappresentato la quarta tappa di un programma che porterà Eni gas e luce in diverse regioni italiane per confrontarsi e dialogare con i rappresentanti locali delle Associazioni, con l'obiettivo di far conoscere i servizi messi a disposizioni dei clienti e di ascoltare le esigenze del territorio. Il dialogo costante, la trasparenza, la fiducia e il continuo confronto costruttivo saranno il filo conduttore dei prossimi incontri.

Enel ha avviato l'installazione di 10 colonnine di ricarica "vehicle-to-grid" (V2G) da 10 kW ciascuna, per un progetto pilota di hub V2G in Olanda lanciato da NewMotion, fornitore europeo leader di soluzioni di ricarica intelligente per veicoli elettrici. Il progetto comprende l'installazione nei pressi di Amsterdam delle colonnine V2G di Enel per una capacità totale di 100 kW presso privati e locali commerciali. Altri partner del progetto sono l'azienda giapponese Mitsubishi Motors Corporation, che fornirà dieci Suv ibridi Outlander Phev plug-in, oltre all'operatore di rete olandese TenneT. 

Quando i veicoli Mitsubishi Outlander Phev non vengono utilizzati, collegandoli alle colonnine V2G Enel, ricevono la carica necessaria e forniscono in cambio energia alla rete nazionale on demand con l'obiettivo di stabilizzare i flussi elettrici nella rete. La piattaforma "Grid Integrated Vehicle" GIVe, della californiana Nuvve, controlla il flusso d'energia da e verso le auto e assicura che siano sempre soddisfatte le esigenze di chilometraggio del conducente, ottimizzando l'energia disponibile alla rete. Grazie ai veicoli ibridi Mitsubishi plug-in, i flussi di energia bidirezionale, resi possibili dai caricatori V2G Enel e gestiti dalla piattaforma di aggregazione di Nuvve, trasformeranno l'hub in un attore attivo del sistema di gestione dell'energia olandese.

NewMotion, interamente controllata dalla multinazionale dell'energia Shell, è leader nel mercato della tecnologia di ricarica dei veicoli elettrici, con una rete europea di oltre 50.000 punti di ricarica in 25 Paesi e una app che aiuta i conducenti di veicoli elettrici a trovare colonnine di ricarica disponibili, fornendo loro previsioni in tempo reale del costo di ricarica del veicolo. Enel è partner del primo hub V2G commerciale al mondo lanciato in Danimarca nel 2016, che oggi conta 24 sue colonnine V2G per una capacità totale di 240 kW.
 

A luglio del 2015 ebbero il loro momento di massima celebrità partecipando a 'Shark Tank', il talent scout delle startup in onda su Italia 1. Convinsero gli investitori, che decisero che avrebbero potuto investire su di loro 250mila euro. Due anni dopo però Sinba, startup fintech che ha brevettato un sistema per il pagamento veloce nei negozi senza far coda in cassa, ha deciso di chiudere. "I 250mila euro non sono mai arrivati" ha detto ad Agi il fondatore della startup, Andrea Visconti. 30 anni, di Torino, ha pubblicato un video su YouTube: "Un paio di anni fa abbiamo portato la nostra startup su Italia 1, ma purtroppo oggi devo dire che Sinba chiude. Avendo due figli piccoli mi sono chiesto come avrei potuto dire a loro una cosa così dolorosa. E ho pensato di scrivere una fiaba". 

La storia di Sinba, come un viaggio per mari ignoti

La fiaba è un pò la storia di Sinba. Racconta di un equipaggio guidato da 'Desi e Gioi' (probabilmente i due fondatori, Andrea Visconti e Alessandro Bava) che deve raggiungere 'l'altra parte del mondò per consegnare uno scrigno magico. Per farlo hanno bisogno però di soldi, come di soldi ha bisogno una startup per crescere. Ma le promesse di finanziamento dei re incontrati nel loro peregrinare rimangono solo promesse, come succede a migliaia di startup in Italia.

Poi qualcosa si concretizza, e probabilmente il riferimento è all'unico investimento ottenuto, i 100mila euro avuti nel 2016 da H-Farm in cambio dell'8% delle quote. Ma i soldi non bastano. La barca naufraga in balia delle onde. E la storia finisce, con la promessa però del capitano, probabilmente lo stesso Visconti, di ricostruire una nuova barca. Dietro la favola, c'è la storia di Sinba.

Il complesso mercato del fintech

Sinba, nata nel 2013 e con un solo round di investimento da 100mila euro, aveva esaurito le risorse finanziarie (gli investimenti su Crunchbase). Cosa che succede spesso ad una startup, che brucia soldi, e tanti di più in media di quanti ne ha raccolti Sinba. È vero, molti investitori non hanno creduto nelle potenzialità di Sinba, che però va detto ha cercato di inserirsi in un mercato complesso come quello dei pagamenti mobili. Qui è in atto sì una rivoluzione, con enormi potenzialità di business, ma senza grossi investimenti è davvero difficile affermarsi.

Perché i soldi di Shark Tank non sono arrivati

Contattato da AGI, Visconti ha detto che i soldi più importanti, i 250mila euro di Shark Tank, "Non sono mai arrivati alla startup". Shark Tank era un programma televisivo, andato in onda solo nel 2015. Di fronte alle telecamere giovani imprenditori raccontavano le loro idee. Alcune interessanti, altre meno, altre ancora ridicole. A telecamere spente dovevano avvenire le due diligence, gli incontri tra investitori e imprenditori che dovevano mostrare bilanci, metriche, prospettive e prodotto. Da quanto risulta ad AGI, in fase di due diligence qualcosa non è andato, e l'investimento non si è più concretizzato. Due anni dopo la fine della startup. 

"La nostra storia un esempio contro lo stigma del fallimento"

"Voglio che la nostra storia sia da esempio. Generalmente si celebrano i successi. Noi abbiamo voluto celebrare il fallimento e magari contribuire a cambiare un pò le cose in Italia. Da noi purtroppo fallire è visto ancora come uno stigma", ha detto ad AGI Visconti. Che anticipa che ripartirà con una nuova avventura. Una nuova barca, ancora da costruire, ma magari in grado di finire il viaggio. 

@arcangeloro

Ciro Immobile, attaccante della nazionale e della Lazio e attuale capocannoniere della Serie A, ha investito in Moovenda, startup del food delivery con sede a Roma. Lo conferma all'Agi uno dei fondatori, Simone Ridolfi: "Sì, Immobile ha investito nella nostra azienda. Lo conosciamo da anni ed è un nostro cliente. Oggi diventa anche un nostro investitore, e ne siamo fieri". Ma altre conferme sono arrivate da persone vicine all'operazione, che dovrebbe essere ufficializzata nei prossimi giorni.

Cosa fa Moovenda

Nata nel 2015 da un'idea di Ridolfi, Simone Terranova e Filippo Chiricozzi, Moovenda ha raccolto finora circa 1,5 milioni di euro (dati Crunchbase) ed è uno dei principali astri nascenti del food delivery in Italia: consegna cibo a domicilio a Roma, Napoli e a breve sbarcherà in Piemonte. I soldi raccolti sono serviti all'azienda per scalare in maniera piuttosto rapida il proprio mercato di riferimento. Stando ai dati diffusi dalla società, nel 2016 il fatturato è stato di circa un milione di euro con una valutazione di circa 4,5 milioni. L'obiettivo per 2017 era diventare il primo player italiano nella consegna del food a domicilio.

Gli altri calciatori che hanno investito in startup

Immobile, che secondo quanto risulta all'Agi avrebbe partecipato con circa 40 mila euro ad un round di investimento importante che ha coinvolto altri operatori, non è il primo calciatore ad interessarsi alle startup. Stephan El Shaarawy, anche lui attaccante della nazionale, ma in forza alla Roma, è oramai quello che possiamo definire 'un investitore seriale' in innovazione: lo scorso febbraio ha investito in Satispay, un'app per i pagamenti mobili che ha raccolto quest'anno 18 milioni di euro, ma anche in Charity Star, piattaforma di crowdfunding, Facility Live, un motore di ricerca per aziende. Tra i campioni del passato spiccano invece gli investimenti fatti dall'ex interista Luis Figo, l'ex milanista Ronaldinho, ma anche di Ivano Bonetti, storico centrocampista di Juventus e Sampdoria.

Da dove arriva Moovenda

​Nata dopo uno Startup Weekend, le palestre di impresa che servono ad apprendere gli strumenti intellettuali necessari per avviare una startup, Moovenda è cresciuta nell'acceleratore romano Luiss Enlabs e attualmente è partecipata, tra gli altri, da LVenture Group e R-301 Capital. L'ultimo aumento di capitale lo ha ottenuto lo scorso marzo: 335mila euro. Resta da capire a quanto ammonterà quest'ultimo, che, stando alla tipologia di investimento, e di impresa, dovrebbe essere sensibilmente più alto.

@arcangeloro

Dall'asta per il 5G agli incentivi di Industria 4.0: la legge di Bilancio per il 2018 e il decreto fiscale (qui in pillole il testo) contengono numerose misure indirizzate al mondo digitale e dell'innovazione. Ecco le principali.

2,5 miliardi per l'asta per le frequenze 5g

Con la manovra inizia ufficialmente l'iter per assegnare le frequenze per il 5G, la connessione superveloce. Si parte con una base d'asta di 2,5 miliardi. L'assegnazione riguarderà frequenze disponibili in parte nel 2018 e in parte nel 2022. Per questo motivo il governo opterà per un pagamento dilazionato: chi vincerà l'asta non dovrà sborsare l'importo in un'unica soluzione ma in diverse tranche nei prossimi anni. Il 5G è una tecnologia importante non solo per lo sviluppo di reti capaci di connettere persone ma anche cose. Sono quindi un elemento importante per l'espansione di IoT e Industria 4.0.-

Confermati gli incentivi di Industria 4.0

Superammortamenti, anche se con aliquote in calo, e iperammortamenti confermati. Sono i due incentivi fiscali previsti nella legge di Bilancio per accelerare la transizione verso l'Industria 4.0. I superammortamenti riguardano i "beni strumentali" (macchine, impianti, merci) e passano dal 140% al 130%: l'imprenditore può dedurre la spesa sostenuta con una maggiorazione del 30%. Resta invece senza correzioni l'iperammortamento al 250% sugli strumenti utili alla digitalizzazione delle imprese.

Arriva la formazione digitale per i lavoratori

In parallelo alla digitalizzazione degli impianti dovrebbe procedere anche la formazione dei lavoratori. è questo l'obiettivo del nuovo credito d'imposta al 50% per le spese in formazione digitale 4.0. Per le imprese diventa quindi più conveniente guidare i dipendenti verso le nuove tecnologie. La misura si applicherà in base ad accordi aziendali di secondo livello e ha un solo limite: il credito d'imposta non può superare il milione di euro.

Bonus pubblicità anche per i giornali online

La misura, prevista nella manovra correttiva della scorsa primavera, si allarga a tutto il 2017. Chi investe in pubblicità su tv, radio, stampa e online, potrà godere di uno sconto fiscale. Più precisamente, si tratta di un credito d'imposta pari al 75% della quota incrementale dell'investimento rispetto all'anno precedente (cioè il 75% della differenza tra quanto investito nel 2017 e nel 2016). La misura è pensata per incentivare la pubblicità (anche online) ed è una buona notizia per gli editori. Ma non solo: è prevista un'aliquota speciale per Pmi, microimprese e startup innovative. In questi casi il credito d'imposta tocca il 90%.

Superamento (parziale) del monopolio Siae 

Il monopolio Siae per la gestione dei diritti d'autore viene formalmente superato. Avranno la possibilità di operare tutti gli organismi di gestione collettiva senza fine di lucro e a base associativa che operano nell'Ue. Viene quindi eliminato l'obbligo di passare dalla Siae per la raccolta dei diritti. Ma, allo stesso tempo, il mercato non si apre ai servizi privati. Ma restano quindi fuori, al momento, le società che operano online (come Soundreef) e che in questi anni hanno spinto per la liberalizzazione. Matteo Orfini, deputato e presidente del Partito democratico, lunedì durante una visita ad Enlabs, l'incubatore romano di startup, ha detto che questo superamento è un punto di partenza, 'migliorabile in fase di dibattito parlamentare', aprendo forse ad un possibile passo in avanti verso il superamento del monopolio Siae e verso la ricezione della direttiva europea (Barnier) che impone all'italia di farlo. 

Scheda: Chi ha ragione tra Siae e Soundreef? Factchecking, in 11 punti

Domanda e risposta. Diretta, con alcuni moderatori ma senza intermediari: questa è stata la discussione di quasi due ore che gli utenti di Reddit hanno avuto con il team per la Trasformazione digitale. Il format che lo permette di chiama “Ask Me Anything”, cioè “chiedetemi qualsiasi cosa”. La piattaforma fondata da Steve Huffman e Alexis Ohanian lo usa da tempo. In Italia è ancora una rarità. E ancor più rara è la possibilità di avere un confronto diretto con la squadra guidata da Diego Piacentini e incaricata di attuare l'Agenda digitale. La risposta è stata positiva, con 200 interventi tondi tondi (quasi tutti composti da più domande) che hanno chiesto informazioni sull'attività del team e sulla trasformazione digitale del Paese.

Soliti ostacoli e nuove soluzioni

Gli ostacoli elencati da Piacentini, commissario straordinario del governo per l'attuazione dell'Agenda digitale, sono “la mancanza di competenze tecnologiche, norme, regolamenti e processi che dovrebbero essere semplificati prima di essere digitalizzati, formazione dei dipendenti pubblici”. Problemi che riguardano l'intero Paese, ma che si moltiplicano quando si a che fare con la pubblica amministrazione: “Non vediamo molte resistenze lato dei cittadini”, ha affermato Giovanni Bajo, responsabile delle relazioni con gli sviluppatori. “Anzi, quando nuovi processi digitali interessanti vengono introdotti, notiamo una importante adozione”. Le barriere sono altre: “Abbiamo 23 mila pubbliche amministrazioni, indipendenti tra loro”, che seguono altrettanti processi.

Il modello Estonia

Mettere ordine non è semplice. Anche perché le cose non funzionano per decreto: “Spesso – ha affermato Piacentini – si dice che bisogna cambiare le norme per digitalizzare i processi, condividere i dati, creare soluzioni tecnologiche. In verità nella maggior parte dei casi esistono già le condizioni normative ma molti non si prendono il tempo di leggerle e capirle”.

L'Italia deve trovare la propria strada, anche se Piacentini indica l'Estonia come esempio di pubblica amministrazione digitale a cui tendere. Che ci si arrivi per importazione di buone pratiche o per una via nazionale alla digitalizzazione, l'importante è che le cose funzionino. A un utente che chiedeva se il team stesse lavorando a sistemi che stimolino l'utilizzo dei servizi digitali, Piacentini ha risposto sottolineando la necessità di “semplificare i servizi digitali”. È questo “lo stimolo migliore al loro utilizzo”.

La penalizzazione delle amministrazioni che insistono a offrire servizi analogici sarà possibile “solo quando avremo dei servizi digitali al cittadino facili da usare”.

Hack.Developers? Esperienza da rifare

Una delle iniziative più recenti team per la trasformazione digitale è stato Hack.Developers, il più grande hackaton italiano dedicato alla pubblica amministrazione che avuto il suo clou il 7 e l'8 ottobre. “È stata un'esperienza molto positiva”, dice Alessandro Ercolani, il membro della squadra di Piacentini che ha seguito il progetto da vicino.

Merito di un format fatto da 93 “sfide” aperte agli sviluppatori: “Non idee astratte, non slide, ma reale codice. L'iniziativa – continua Ercolani – non è finita in quel weekend ma dura fino alla fine di ottobre. Centinaia di sviluppatori hanno accolto con entusiasmo la possibilità di mettere le mani sulle piattaforme abilitanti dei servizi al cittadino, per renderle open source e costruire strumenti utili per facilitare l'integrazione da parte di futuri sviluppatori. La partecipazione spontanea e il feedback che abbiamo raccolto di persona ci ha dimostrato che lo spirito genuino è stato compreso, anche perché è stata per tutti l'occasione per acquisire competenze che saranno preziose nel mercato”.

Esperienza da rifare? “L'obiettivo di medio periodo è quello di creare una vera community open source, che possa integrarsi in modo complementare con i fornitori della P.a.”. E per raggiungere questo obiettivo e creare una comunità solida “sarà molto utile” organizzare eventi simili in futuro. Si va quindi verso un replica.

“L'agenda digitale spiegata a mia madre”

Il mandato del team per la Trasformazione digitale è a tempo: ha una durata di tre anni. Per questo, ha sottolineato Piacentini, “è nostra priorità creare un modello sostenibile e ripetibile. Possiamo assicurarvi che stiamo lavorando al 'succession plan'”. Anche se “è troppo presto per entrare nei dettagli della successione”, l'obiettivo è “mettere in moto un meccanismo permanente, così che la trasformazione digitale diventi una attività ordinaria che tutti portano avanti”.

Insomma, per usare le parole del team, l'obiettivo è creare il “sistema operativo del Paese”. Cioè? Quando si parla di digitale, non è sempre semplice spiegare quale sia il tuo lavoro. E anche Piacentini ha ammesso questa difficoltà. “Con mia madre – ha scritto – ho deciso di usare la metafora dell'idraulico. Stiamo lavorando a quelle componenti della costruzione della casa che sono assolutamente necessarie perché la casa funzioni ma non sono immediatamente visibili da chi ci abita. Montare i tubi vuole dire lavorare duro per creare piattaforme abilitanti che restino, per cambiare le norme, le regole”.

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Il modello a cui tendere? Diego Piacentini non ha dubbi: "è l'Estonia". Il commissario straordinario del governo per l'attuazione dell'Agenda digitale fa l'elenco degli ostacoli incontrati in questi dodici mesi di lavoro e se la prende con chi punta sempre il dito contro leggi e normative. "Spesso si dice che bisogna cambiare le norme per digitalizzare i processi, condividere i dati, creare soluzioni tecnologiche" dice, “in verità nella maggior parte dei casi esistono già le condizioni normative, ma molti non si prendono il tempo di leggerle e capirle".

Leggi anche: Il sogno dell'Estonia, un Paese tutto digitale

Per Piacentini lo stimolo principale all'utilizzo dei servizi digitali, è la loro semplificazione. "Quando avremo dei servizi digitali al cittadino semplici e facili da usare dovremo invece penalizzare le amministrazioni che insistono a offrire servizi analogici" ha detto.

Il commissario, che parlava nel corso di una discussione su Redduit, ha sottolineato che "mancanza di competenze tecnologiche, norme, regolamenti e processi che dovrebbero essere semplificati prima di essere digitalizzati, formazione dei dipendenti pubblici" sono gli ostacoli "piu' evidenti" incontrati lungo la strada dal Team per la Trasformazione Digitale. "E' assolutamente nostra priorità creare un modello sostenibile e ripetibile e possiamo assicurarvi che stiamo lavorando al 'succession plan'" ha detto, "il nostro mandato è temporaneo, ma il nostro principale obiettivo è mettere in moto un meccanismo permanente, così che la trasformazione digitale diventi una attività ordinaria che tutti portano avanti". Piacentini ha però sottolineato che "è troppo presto per entrare nei dettagli della successione, considerando il fatto che ci sono le elezioni a primavera 2018".

Come spiegare l'idea di un 'sistema operativo per il Paese'? "Con mia madre – dice Piacentini – ho deciso di usare la metafora dell'idraulico. Stiamo lavorando a quelle componenti della costruzione della casa che sono assolutamente necessarie perché la casa funzioni, ma non sono immediatamente visibili da chi ci abita. Montare i tubi vuole dire lavorare duro per creare piattaforme abilitanti che restino, per cambiare le norme, le regole. Piattaforma abilitante è un termine che indica delle piattaforme realizzate centralmente per consentire che un servizio sia usato da un intero ecosistema". 

Il primo novembre scadrà il mandato di Governatore della Banca d'Italia di Ignazio Visco. Sul nome del prossimo numero uno di Bankitalia è già in atto una nutrita querelle politica. Scrive il Corriere della Sera: “Il Pd all’attacco del governatore Bankitalia. Ora la battaglia — non è una novità l’avversione di Matteo Renzi nei confronti del «numero uno» di via Nazionale il cui mandato scade a fine mese — si sposta in Aula alla Camera. L'Aula di Montecitorio ha approvato la mozione del Pd sulle iniziative di competenza del governo in merito alla nomina del Governatore della Banca d'Italia, come riformulato su richiesta del governo. I voti a favore del documento di indirizzo sono stati 213, 97 i contrari, 99 le astensioni. Ad astenersi sono stati i deputati di Fi e Mdp; contro si sono invece espressi quelli di Si, M5S e Fdi. Tutte respinte le altre mozioni, a partire da quella di M5S, che miravano direttamente a impegnare il governo a non confermare il governatore uscente Ignazio Visco alla guida di Bankitalia". Ma cosa fa un Governatore della Banca d'Italia? E che poteri ha?

Cosa fa il Governatore, chi può diventarlo

Il Governatore della Banca d'Italia presiede l'assemblea dei partecipanti e ha il compito di garantire il rispetto di leggi, regolamenti e statuto, far eseguire le deliberazioni del Consiglio superiore cui può avanzare ogni proposta che giudichi utile alla Banca e sovrintendere l'amministrazione centrale e gli stabilimenti periferici. Dispone, sentito il direttorio, le nomine, le promozioni, le assegnazioni, i trasferimenti e gli incarichi del personale di grado superiore. Deve essere cittadino italiano, non può appartenere ad altri istituti di credito né essere parlamentare né ricoprire altra carica politica. 

Prima era un incarico 'a vita', ora è stato ridimensionato

Fino al 2005 la carica di governatore era a vita, proprio per sottolinearne la totale autonomia nei confronti del Governo, poi il suo ruolo è stato ridimensionato. La riforma fu decisa dopo lo scandalo di "Bancopoli" che portoò alle dimissioni di Antonio Fazio. Ora l'incarico dura sei anni ed è rinnovabile una sola volta. La nomina è disposta con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, previa deliberazione del consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d'Italia. Lo stesso procedimento si applica anche per la revoca. 

Chi ha governato la Banca d'Italia finora

Sebbene la Banca d'Italia sia stata fondata nel 1893, la carica di governatore è stata istituita soltanto nel 1928. In precedenza le sue funzioni erano assegnate al direttore generale. Da allora sono i dieci i governatori a essersi succeduti alla guida di Palazzo Koch:

  • Bonaldo Stringher (1928-1930),
  • Vincenzo Azzollini (1931-1944),
  • Luigi Einaudi (1945-1948),
  • Donato Menichella (1948-1960),
  • Guido Carli (1960-1975),
  • Paolo Baffi (1975-1979),
  • Carlo Azeglio Ciampi (1979-1993),
  • Antonio Fazio (1993-2005),
  • Mario Draghi (2005-2011),
  • Ignazio Visco (2011-).

Un percorso lungo 878 chilometri che permetterà al gas azero di arrivare sulle coste della Puglia, in un progetto che utilizza le migliori tecnologie esistenti, provenienti principalmente da aziende italiane, per trasformare “l’Italia in un hub del gas per l’Europa”.

Questo il futuro, così come lo vede Vitaliy Baylarbayov, vice presidente delegato della Socar, la società petrolifera di Stato dell’Azerbaijan, impegnata in prima linea – insieme a Bp, Snam, Fluxys, Enagas e Axpo – nella costruzione del gasdotto Tap, il Trans Adriatic Pipeline, che per il 2020 punta a essere completato.  

Vitaliy Baylarnayov è in Italia per partecipare il 18 ottobre al convegno "25 anni di cooperazione tra Azerbaigian e Italia: percorso verso un partenariato startegico", alle 14,30 a Palazzo Giustiniani. Un progetto, quello del gasdotto Tap, che avrà “un importante e positivo impatto sull'economia” italiana, assicura in un’intervista all’AGI Baylarbayov, oltre 30 anni di esperienza nel settore, citando i contratti già sottoscritti dalle aziende del Belpaese nell’ambito del Corridoio Meridionale del Gas per un valore di quasi 7 miliardi di dollari. 

“Abbiamo molto apprezzato il confronto con le autorità italiane e la popolazione della Puglia, questi input ci hanno aiutato”, ha evidenziato. Per venire incontro all’opposizione manifestata in questi anni da gruppi di protesta in Puglia, che temono per l’impatto ambientale su un tratto di costa di grande valore, la società ha apportato dei miglioramenti per “preservare ulteriormente l'ambiente sia a terra che a mare”.

Tra questi, sottolinea il vice presidente Socar,“ l’adozione di specifiche metodologie di costruzione per assicurare l'impermeabilizzazione completa della condotta nell’area del micro tunnel, la modifica della strada di  accesso temporanea all’area di cantiere e l’utilizzo di tecnologie trenchless per bypassare gli habitat protetti lungo il tratto a terra della condotta. Senza dimenticare che non vi saranno mai impatti sulla spiaggia di San Foca né durante il processo di costruzione, né durante l’operatività del gasdotto”.

Non solo, “saremo un partner importante di sviluppo per la Regione, contribuendo alla sua prosperità, alla creazione di maggior occupazione e a renderla un’area strategica per l'Italia e per l'Europa”, aggiunge, guardando alle iniziative in materia di decarbonizzazione e ai sostegni allo sviluppo locale attraverso “investimenti mirati per il turismo, la pesca e l'agricoltura”.

La realizzazione del gasdotto sta procedendo e “tutte le autorizzazioni ricevute dalle autorità italiane e la recente decisione della Corte Costituzionale italiana consentiranno al progetto Tap di muoversi rapidamente dall’attuale 57% della sua realizzazione e raggiungere il 100%, previsto per il 2020”, conferma, ricordando che “se la maggior parte degli investimenti in TAP viene da investitori stranieri, il progetto TAP in gran parte è italiano. E’ realizzato nel rigoroso rispetto delle le leggi italiane e viene costruito principalmente da aziende di questo paese, in linea con precisi standard e sotto la guida di ingegneri italiani”.

“Gli altri progetti che compongono il Corridoio Meridionale del Gas – l’estensione del gasdotto South Caucasus e il Tanap che attraverserà la Turchia – diventeranno operativi e inizieranno a trasportare gas dall'Azerbaigian già nel 2018”, sottolinea. “Nella prima fase, Tap consegnerà in Italia 8 miliardi di metri cubi di gas, pari al 12% circa dell’attuale consumo italiano. Dobbiamo quindi pianificare già la seconda fase che permetterà di raddoppiare le forniture all'Italia e ad altri paesi, creando un impatto positivo sulla dinamica dei prezzi e sulla sicurezza dell'approvvigionamento energetico. Questo trasformerà l'Italia in un hub del gas per l’Europa, come quelli già esistenti nei Paesi Bassi e in Austria. Così l'Italia continuerà a essere il leader in Europa nei trasporti a gas naturale, sia per i veicoli stradali che marittimi, e sarà un crocevia per le reti di trasporto e terminali di Gnl”.

Per Baylarbayov “in questo modo, l'Italia potrà essere un esempio anche per ridurre l’incidenza del petrolio sui consumi energetici, per esempio attraverso lo sviluppo del settore dei trasporti green. Ma questo richiederà maggiori forniture di gas naturale. Una volta che il TAP sarà operativo, sarà un obiettivo più facile da raggiungere”, evidenziando come “l’'Italia ha raggiunto risultati incredibili nel campo dell'energia e dell'ambiente ed è un vero leader in Europa”.

Un successo, però, “fondato su un consumo energetico basato principalmente sul gas naturale: affinché l'Italia possa proseguire in questo percorso virtuoso, è necessario abbassare i prezzi del gas e creare una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti. Ciò – sottolinea – diventa sempre più importante nel momento in cui l'Europa e in particolare i Paesi vicini all’Italia, Germania e Francia, stanno progressivamente abbandonando il nucleare, così come aveva già scelto di fare l’Italia. Inoltre, l'Europa si sta sforzando di diminuire rapidamente il consumo di carbone. L'arrivo di gas naturale dall'Azerbaigian, dunque, può ridurre i prezzi del gas e mitigare i rischi connessi a questa rivoluzione energetica tutta italiana basata sulla giusta combinazione tra gas naturale ed energie rinnovabili”. 

Cresce il commercio estero ad agosto. Rispetto al mese precedente, secondo i dati Istat, si registra una crescita sia per le esportazioni (+4,2%) sia per le importazioni (+3,5%). Nello stesso mese la crescita tendenziale dell'export si mantiene positiva (+8,4%) e riguarda, con intensità simile, sia l'area Ue (+8,7%) sia quella extra Ue (+8,1%); l'aumento dell'import (+8,2%) è determinato dall'espansione degli acquisti da entrambe le aree di sbocco (+9,8% per l'area Ue e +6,0% per l'area extra Ue). Il surplus commerciale è salito a 2,8 miliardi da 2,5 miliardi di agosto 2016.

La manovra ha risorse limitate ma ben indirizzate. Lo ha ribadito il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan intervenendo a Radio Anch'io. "Siamo il Paese con il debito più elevato in Europa dopo la Grecia – ha osservato – un'eredità del passato che ci stiamo scrollando di dosso. Non ci sono bacchette magiche, ma il valore della continuità ci permette di ottenere risultati che non svaniscono nel tempo". Padoan ha poi respinto le critiche del segretario Cgil ("non so Susanna Camusso quale legge di bilancio abbia visto") e ha spiegato: "Non è stato possibile intervenire sul taglio dell'Irpef in questa legge di bilancio per la scarsità delle risorse. Mi auguro che si possa fare subito nella prossima legislatura". Infine sulla conferma dell'outlook negativo di Moody's sulle banche ha commentato: "La questione degli Npl che in questi ultimi mesi ha subito un'accelerazione positiva e gli stock delle sofferenze sono diminuiti del 25% da inizio anno. Quindi l'immagine dell'Italia che dà Moody's​ non e' rappresentativa della realtà".

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