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Economia

Frenata a settembre per il mercato europeo dell'auto. Secondo l'Acea, le immatricolazioni nell'Europa dei 28 piu i Paesi Efta, sono state 1.446.336, il 2% in meno dello stesso mese del 2016. Era da un anno che il mercato dell'auto non presentava il segno meno. Fiat Chrysler Automobiles (Fca) immatricola in settembre 90mila vetture, l'1% in meno dello stesso mese dell'anno scorso, per una quota stabile al 6,1 per cento. Nei primi nove mesi dell'anno le registrazioni Fca sono oltre 831.200, l'8,2 per cento in piu' nel confronto con l'anno scorso, in un mercato cresciuto del 3,6 per cento: 6,9 per cento la quota, in crescita di 0,3 punti percentuali.

Moody's ha mantenuto "il suo outlook negativo sul sistema bancario italiano, come riflesso – spiega – della continua pressione sulle banche nazionali per ridurre il grande quantitativo di crediti problematici nel contesto di un mercato che offre limitate opportunità di raccolta di capitali, redditività persistentemente debole e una significativa esposizione di credito nei confronti del governo italiano". L'agenzia di rating ha dedicato al sistema bancario italiano un rapporto intitolato "Banking System Outlook – Italy; Negative Outlook Reflects Continued Balance Sheet Fragility". Tale contesto, prosegue Moody's, "è solo parzialmente mitigato da una leggera ripresa economica e da un minore afflusso di crediti inesigibili".

Oggi scatta la tassa Airbnb, ma la piattaforma online per gli affitti tra privati continuerà (per il momento) a non pagarla. La legge, introdotta con la manovra correttiva della scorsa primavera, obbliga tutti gli intermediari (online e non) a trasferire al Fisco le tasse dovute dai proprietari. Cioè, oltre ai dati dei proprietari, il 21% di quanto incassano. 

Gli obblighi di Airbnb, una tassa del 21%

La nuova normativa è entrata in vigore lo scorso primo giugno, fissando il primo versamento il 16 luglio. La legge (confermata da una successiva circolare dell'Agenzia delle entrate) ha però concesso un periodo di transizione, lungo 60 giorni. Che scade oggi e obbliga a pagare il 21% dei contratti stipulati dopo il 12 settembre. Se la Fiaip (la Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali) ha deciso di versare la trattenuta in attesa di futuri sviluppi, Airbnb ha optato per una strada diversa: il gruppo ha presentato lo scorso 22 settembre un ricorso al Tar ancora pendente.

Solo "un atto formale"? 
 

Un atto che la piattaforma online ha definito "formale". La partita, infatti, si gioca soprattutto sul tavolo aperto con il ministero delle Finanze per negoziare possibili correttivi. Il primo incontro si è tenuto il 6 settembre e ha coinvolto Fiaip, Airbnb, Booking, Homeaway e Property Managers Italia, con il viceministro dell'Economia Luigi Casero in rappresentanza del gorveno. Casero si è detto aperto a "possibili modifiche legislative che rendano l'intero settore più moderno e maggiormente proiettato alla crescita". E il direttore dell'Agenzia delle Entrate, Ernesto Ruffini, ha confermato "piena disponibilità al dialogo". 

Airbnb replica: "Noi vogliamo una tassazione al 10%"

"La nostra richiesta è una tassazione intorno al 10%". È la proposta avanzata da Airbnb al tavolo di negoziazione aperto lo scorso 6 settembre con il governo. E questa resta, secondo un portavoce della società, la posizione a quindici giorni dall'ultimo incontro con l'esecutivo. L'auspicio di Airbnb "è quello di introdurre i correttivi già nella legge di bilancio, ma la decisione spetta al governo. La volontà è politica", spiega all'AGI il portavoce. La legge attuale obbliga la piattaforma online a trattenere e versare al Fisco il 21% dell'incasso dei proprietari. 

Scheda: Così Airbnb cerca di aiutare i piccoli borghi italiani

Airbnb "vuole essere al fianco del ministero delle Finanze per trovare una soluzione al passo coi tempi, efficace ma realizzabile". Il portavoce definisce "un atto formale" il ricorso al Tar, presentato lo scorso 22 settembre e ancora pendente. "Abbiamo ritenuto di dover procedere in attesa che il gruppo di lavoro esplori soluzioni più opportune". "Airbnb ha sempre inteso fornire massima collaborazione sui temi fiscali" per correggere punti che "anche il viceministro Casero", rappresentante del governo al tavolo negoziale, "ha individuato come difficoltà dal punto di vista tecnico".

Una manovra snella e senza nuove tasse, che promuove il lavoro e guarda ai giovani. Così il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, hanno presentato la legge di bilancio approvata dal consiglio dei Ministri. Confermate le cifre: 20 miliardi nel complesso di cui 15,7 usati per impedire l'aumento dell'Iva dal primo gennaio. Poche le novità annunciate in conferenza stampa: tra le misure che attendevano precisazioni, la decontribuzione per le assunzioni dei giovani e il ticket sanitario. Padoan ha spiegato che lo sgravio contributivo sarà nel primo anno per coloro che hanno fino a 34 anni e che non sono previste misure sul super-ticket. Interventi solo marginali sul fronte previdenziale, cosa che ha suscitato le critiche delle organizzazioni sindacali, che chiedevano la sospensione dell'adeguamento automatico dell'età pensionabile.

Queste in sintesi le misure:

 

  • Lavoro 

Decontribuzione al 50% per i primi tre anni di contratto a tempo indeterminato dei giovani fino a 29 anni; solo per il 2018, l'età massima è 34 anni (fino cioé al compimento dei 35 anni). Sgravio al 100% per 3 anni per le assunzioni di studenti che hanno conseguito il titolo e svolto l'alternanza scuola/lavoro presso l'impresa e per chi ha svolto l'apprendistato. Decontribuzione al 100% per le assunzioni di giovani tra i 16 e i 24 anni senza lavoro residenti nel Mezzogiorno e per i disoccupati da almeno sei mesi.

  • Sud

Incremento della dotazione del Fondo sviluppo e coesione; rafforzamento della dotazione finanziaria del credito d'imposta investimenti al Sud; istituzione del Fondo investimenti destinato alla crescita dimensionale delle pmi meridionali.

  • Politiche attive

Assegno di ricollocazione anticipato, con accordo su base volontaria, durante il periodo di cassa integrazione. Vantaggi per chi trova un posto di lavoro prima dell'esaurimento della Cig: può avere il 50% del residuo di cassa integrazione. Detassazione fino a 9 mesi del bonus d'uscita. Agevolazioni per chi assume lavoratori in Cigs che partecipano a ricollocazione anticipata (sgravi al 50% per 18 mesi se il contratto è a tempo indeterminato e per 12 mesi se è a tempo determinato). 

  • Statali 

Arrivano le risorse per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego.

  • Imprese

Conferma di superammortamento e iperammortamento, anche l'aliquota scende dal 140 al 130%.

  • Industria 4.0

Credito d'imposta per la formazione. Viene istituito il Fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività le cui priorità saranno: finanziare progetti di ricerca e innovazione e favorire il trasferimento dei risultati dei progetti verso il sistema produttivo.

  • Ricerca

Assunzione di 1.500 ricercatori tra le Università e gli Enti di ricerca.

  • Sociale

Rafforzamento del reddito di inclusione. 

  • Ape Sociale

Rriduzione dei contributi necessari per andare in pensione alle donne che accedono all'Ape sociale: 6 mesi per ogni figlio fino a un massimo di due anni. Potrà accedere all'ape sociale non solo chi e' licenziato ma anche chi finisce un contratto a termine.

  • Apprendistato duale

Stabilizzazione nel sistema dell'istruzione e della formazione con uno stanziamento da 85 milioni.

  • Ambiente

Detrazioni del 36% per la cura di giardini e terrazzi.

  • Cultura

Confermata la card da 500 euro per i consumi culturali dei diciottenni; istituito un nuovo fondo per la promozione del libro e della lettura; nuove risorse per l'acquisizione di opere d'arte e per il sistema museale; autorizzate nuove assunzioni.

  • Scuola

Confermato l'impegno sugli scatti di anzianità dei docenti universitari e l'impegno di armonizzare le retribuzioni dei dirigenti scolastici con le altre figure della dirigenza pubblica.

  • Sanità

Rifinanziamento dell'edilizia sanitaria.

  • Tlc

Previste le norme dell'asta per le frequenze 5G. La base d'asta sarà di 2,5 miliardi di euro. 

Nel sempre più acceso dibattito sul rapporto dei regolatori ufficiali con le criptovalute​, ancora non definito nella maggior parte dei paesi, la Russia ha delineato la sua posizione: non introdurrà un bando su questi strumenti finanziari, come fatto di recente dalla Cina, ma mira a porne sotto il controllo dello Stato sia emissione, che circolazione, tanto che sui portali specializzati c'è già chi parla di "criptorublo".

I timori del Cremlino

Le linee guida sono state dettate dal presidente Vladimir Putin in un incontro, a Sochi martedì, con il governatore della Banca centrale, Elvira Nabiullina, il ministro delle Finanze, Anton Siluanov, il consigliere economico del Cremlino, Andrei Belousov, e Serghei Solonin, direttore generale della società Qiwi, che gestisce il più grande sistema di pagamenti elettronici del paese. "L'uso delle criptovalute comporta seri rischi", ha avvertito Putin, tra cui il riciclaggio di denaro, l'evasione fiscale e il finanziamento del terrorismo. "Inoltre, non vi è sicurezza per le criptovalute", ha proseguito, "se il sistema collassa o se si verifica una bolla, non ci sarà un'entità legale che ne sarà responsabile. Questa è una questione seria, che dobbiamo tenere a mente quando parliamo di un tale argomento".

Piuttosto che tentare di risolvere la questione con un divieto, il capo del Cremlino ha chiesto di costruire, "sulla base dell'esperienza internazionale, un sistema normativo che renda possibile codificare le relazioni in questa sfera, proteggere in modo affidabile gli interessi dei cittadini, del business e dello Stato e fornire le garanzie legali per l'uso di strumenti finanziari innovativi". Allo stesso tempo, Putin ha voluto sottolineare che "è importante non porre troppe barriere, ma piuttosto fornire le condizioni fondamentali per aggiornare e far progredire il sistema finanziario nazionale".

Il mining? Sia regolato dallo Stato

Quella di martedì è stata la prima riunione con le massime autorità del sistema finanziario russo che Putin ha tenuto sul tema delle cryptocurrency, ma già a settembre il ministro delle Finanze aveva chiesto di legalizzarle. Proprio Siluanov ha riferito delle decisioni concrete, prese durante la riunione a Sochi con Putin. A suo dire, i maggiori problemi insiti in questi strumenti finanziari sono le difficoltà legate al rispetto della normativa anti-riciclaggio e all'identificazione; per questo, ha detto, è stata stabilita la "necessità che lo Stato regoli e porti sotto il suo controllo il processo di emissione e mining delle cryptocurrency e la loro circolazione". Secondo il ministro delle Finanze, le autorità competenti devono ora cominciare a sviluppare una legislazione volta a legalizzare le transazioni in criptovalute e il mining e un disegno di legge in questo senso è atteso entro la fine del 2017.

L'entusiasmo per le valute virtuali in Russia è iniziato a crescere, quando il capo del Cremlino, a giugno scorso, ha incontrato Vitaly Buterin, il creatore di ethereum, la seconda più importante criptovaluta dopo Bitcoin, dando di fatto la sua benedizione allo sviluppo in Russia della tecnologia blockchain, alla base delle valute virtuali. Stando al primo vice premier, Igor Shuvalov, Putin è un vero fan dell'economia digitale, che dovrebbe essere tra i cavalli di battaglia della sua campagna elettorale per riconquistare il Cremlino nelle presidenziali di marzo.

Le perplessità della banca centrale

A raffreddare gli animi, però, ci sta pensando la Banca centrale, che continua ad esprimere preoccupazioni sui potenziali rischi di strumenti anonimi e fuori controllo. "Siamo totalmente contrari al denaro privato. – ha detto Nabiulluna, la settimana scorsa alla stampa – non importa se sia in forma fisica o virtuale". "Non legalizziamo schemi piramidali", ha poi avvertito. Nell'incontro di Sochi, Putin si è detto consapevole delle perplessità – soprattutto per il rischio di frodi – della Banca di Russia. Per il momento, secondo fonti anonime di Bloomberg, il regolatore preferisce rimandare una vera e propria decisione, finché Putin non premerà per azioni concrete. La stessa fonte ha spiegato che in Russia sono cresciute le preoccupazioni sui pericoli legati a decisioni avventate, dopo che il Bitcoin è crollato in seguito alla messa al bando da parte della People's Bank of China – l'autorità monetaria cinese – delle cosiddette Ico, le offerte iniziali di valute, usate per finanziare società e delle start up attraverso la piattaforma monetaria. Per ora, ha reso noto Serghei Shvetsov, primo vice governatore, la Banca centrale lavorerà con la magistratura per bloccare i siti che permettono l'accesso a scambi in Bitcoin agli investitori al dettaglio.

"Pensiamo si tratti di uno schema piramidale, i rischi sono troppo alti", ha detto il funzionario. Nonostante le remore del regolatore, alcuni progetti russi di cryptocurrencies stanno andando avanti. Come ha scritto Bloomberg, una società di cui è co-proprietario l'ombudsman presidenziale di internet, Dmitri Marinichev, ha raccolto 43 milioni di dollari in una Ico per finanziare un'operazione di mining di una moneta digitale domestica. Sberbank Pjsc, la più grande banca russa, sta studiando la possibilità di aprire conti in criptovaluta nella sua filiale svizzera.

La Regione Lazio si è dotata di un nuovo fondo di investimento per finanziare le startup (la notizia sul Sole24Ore). Si chiama Lazio Venture e ha una dotazione di 56 milioni di euro. È l'ultima iniziativa per stimolare la nascita di un tessuto imprenditoriale innovativo lanciata da Lazio Innova, società controllata dalla Regione. Difficile avere l'ufficialità dei dati, ma dovrebbe trattarsi del fondo regionale più grosso in Italia, e apre uno scenario del tutto inedito.

Non si tratta di un fondo che darà soldi alle startup, ma che investirà con altri fondi in startup. Un aspetto non secondario, perchè Lazio Venture, così si chiama il fondo, si affiderà alle competenze di investitori istituzionali per investire al meglio. Un fondo ha come obiettivo principale investire bene e garantirsi ritorni da quell'investimento. L'obiettivo del Lazio non è quindi finanziare a pioggia le neoimprese innovative, ma farlo in maniera oculata, al fine di guadagnarci. 

Come opererà il fondo Lazio Venture

Finora sono 16 i fondi di investimento che si sono proposti alla Regione, spiegano dalla società. Alcuni sono già stati scelti come partner. Da quello che racconta ad AGI la controllata della Regione, investirà in due tipi di "veicoli cofinanziati": fondi già esistenti e fondi paralleli creati ad hoc (questa seconda opzione è quella obbligata nei casi di dotazione più elevata). Il co-investimento sarà pubblico per il 60% e privato per il 40%. Tradotto, per ogni 6 euro investiti da Lazio Venture, il fondo privato ne dovrà mettere sul piatto 4. Questo dovrebbe consentire investimenti complessivi pari a 100 milioni.

Lo stesso rapporto tra capitale privato e pubblico dovrà essere poi mantenuto negli eventuali 'follow-on', cioè negli investimenti successivi al primo in una startup già partecipata. A meno che non siano passati più di 7 anni dalla prima vendita commerciale della società: in queso caso, il rapporto del follow-on potrà essere invertito (4 euro pubblici e 6 privati). 

Le prerogative nell'investimento, la ricerca delle startup

L'altro incentivo all'investimento è costituito da due agevolazioni. La prima riguarda una "ripartizione preferenziale dei profitti". In sostanza Lazio Venture può decidere di destinare ai privati una fetta di profitti superiore a quanto spetterebbe loro in base alla quota di capitale acquisita. C'è, infine, un contributo a fondo perduto. Lazio Innova potrà rimborsare il 50% delle spese sostenute per "attività di esplorazione sul territorio nazionale".

Cioè se il fondo di venture capital spenderà soldi per scovare e selezionare startup e accompagnarle in percorsi di accelerazione. Il primo venture capital ammesso al programma sarà reso noto a dicembre. Un secondo blocco di selezionati sarà annunciato tra giugno e luglio 2018.

Come funziona un fondo di fondi e perché può fare bene alle startup italiane

Il Fondo di fondi è uno strumento finanziario che non si rivolge all'investimento diretto nel capitale delle società ma alla partecipazione in un altro fondo. Punta quindi a un impatto sistemico, più vasto rispetto a un'operazione diretta. Se ne parla, ultimamente, soprattutto per le startup. Perchè? L'ecosistema italiano è caratterizzato dalla penuria di capitali di rischio. Mancano cioè le risorse che possano sostenere la crescita delle società innovative: secondo il Venture Capital Monitor dell'Associazione italiana private equity (Aifi), nel 2016 si sono investiti in neoiprese innovative 181 milioni.

Un dato che, oltre a essere molto lontano dagli altri Paesi, va ulteriormente scremato perché include anche i fondi destinati a società fondate da italiani con sede all'estero. Sgravi fiscali e normative di vantaggio hanno promosso la nascita di startup ma non sono bastati per sostenerle. La mancanza di risorse concorre infatti a rendere complicata la loro crescita: sempre secondo l'Aifi, l'86% delle startup italiane è in fase embrionale. 

"In italia manca un mercato del capitale di rischio"

Come ha sottolineato Innocenzo Cipolletta, presidente dell'AIfi, "manca un vero mercato del capitale di rischio e fondi di una certa dimensione che possano investire da 5 a 20 milioni su tempi lunghi". Per permettere alle startup di maturare. Ed è qui che le istituzioni hanno cominciato ad intervenire. Non più con policy rivolte alla nascita delle imprese, ma con strumenti finanziari specifici. È in questo quadro che si inseriscono i fondi di fondi, con i quali società a partecipazione pubblica affiancano i venture capital con due obiettivi: ampliare la dotazione e (in alcuni casi) mitigare il rischio d'investimento. 

Al momento, l'iniziativa più corposa realizzata in Italia è il Fondo di Fondi di Venture Capital (FoF VC), gestito da Fondo Italiano d'Investimento SGR (società partecipata da ministero dell'Economia e delle Finanze, Cassa depositi e prestiti e alcune tra le maggiori banche del Paese). Nato nel settembre 2014 per "contribuire alla professionalizzazione del mercato del venture capital italiano" e per rappresentare "una valida alternativa di asset allocation per investitori professionali interessati a diversificare il proprio portafoglio in questo specifico segmento", a luglio 2017 ha chiuso la raccolta a 163 milioni di euro (oltre il target fissato di 150). Fino a ora ha sottoscritto 5 fondi di venture capital (che a loro volta hanno investito in più di 40 startup) per un totale di 62 milioni. Quattro hanno focus sul mercato italiano:

  • Innogest Capital II (15 milioni di euro),
  • Barcamper Ventures (17 milioni),
  • Vertis Venture II IDT (17 milioni) e
  • Oltre II (3 milioni).
  • Uno su quello europeo: Sofinnova Capital Partners VIII (10 milioni)

Sono poi state avviate iniziative regionali o locali. La Alpine grown investment platform ha raccolto 70 milioni tra stanziamenti delle regioni italiane (15 sono arrivati dalla Lombardia) e 30 del Fondo europeo per gli investimenti. Dovrebbero contribuire alla nascita di un fondo di fondi dedicato alle startup del territorio. La Regione Lazio, tramite la controllata Lazio Innova, ha creato Lazio Venture. Questo fondo di fondi ha una dotazione fino a 56 milioni di euro. Prevede non solo una compartecipazione agli investimenti ma anche un contributo a fondo perduto per le spese di accelerazione e una distribuzione asimmetrica degli utili in favore dei venture capital. 

Ciampalini: "Non cerchiamo solo soldi, ma anche competenze"

 "Con i venture capital non arrivano solo capitali ma anche competenze e relazioni". Andrea Ciampalini, direttore generale di Lazio Innova, spiega gli obiettivi e il funzionamento di Lazio Venture, il Fondo di fondi creato con risorse pubbliche per stimolare il mercato del capitale di rischio nella regione. "L'obiettivo principale – continua Ciampalini – è incrementare nel Lazio il numero degli investitori professionali. Pensiamo che questo rappresenti una grande opportunità per chi vuole fare impresa innovativa". La struttura del fondo di fondi incentiva gli investimenti. E punta a renderli più "pazienti". 

"L'orizzonte temporale tiene conto di un primo periodo di investimento di almeno 5 anni, e poi di un successivo periodo di disinvestimento, che può variare da fondo a fondo, e che tiene conto anche dell'obiettivo di uscire dalle startup alle miglior condizioni possibili. Per questo può essere così lungo". Le risorse di Lazio Venture potranno essere destinate a fondi già esistenti o (nei casi con dotazione più elevata) a fondi paralleli creati ad hoc. Le singole scelte dipenderanno dal comitato di investimento di Fare Venture (che include Lazio Venture e Innova Venture). 

"Una soluzione per mitigare la debolezza italiana"

"Ma – aggiunge Ciampalini – il fondo parallelo è lo strumento maggiormente richiesto, perchè molti dei fondi che hanno fatto domanda su Lazio Venture operano in tutta Italia e non solo". Al di là degli strumenti, "saranno privilegiati quei fondi che più di altri dimostreranno di essere in grado di fare buoni investimenti nell'ambito di una strategia chiara e credibile per il Lazio". La regione si è riservata, allo stesso tempo, anche la possibilità di investire direttamente nel capitale delle startup. Lo farà con i 24 milioni destinati ad una nuova società: Innova Venture.

Il fondo dei fondi può essere quindi una soluzione per mitigare la storica debolezza italiana nel mercato del capitale di rischio? "Pensiamo che il pubblico possa fare molto per incentivare nuovi operatori privati a investire nelle startup", afferma Ciampalini. "I benefici che con Lazio Venture, ma anche con Innova Venture, garantiamo in termini di ripartizione asimmetrica dei profitti (ovvero il fatto che Lazio Innova rinunci a una parte dei suoi profitti a vantaggio degli altri investitori) e di contributo a fondo perduto per la copertura del 50% dei costi di scouting sostenuti dai gestori dei fondi vanno certamente in questa direzione".

Manzella: "Vogliamo evitare la sindrome 'Smetto quando voglio'"

 "Il Lazio ha in piccolo molti dei problemi italiani: università spesso ancora troppo lontane dal mondo dell'impresa, poco capitale di rischio e pochi operatori specializzati in questo settore, un dialogo ancora incompleto tra startup e grande impresa innovativa. Penso che il Fondo dei Fondi aggredisca alcuni di questi nodi. Non so se li sciolga tutti. Sicuramente contribuisce a farlo". Lo afferma Gian Paolo Manzella, consigliere regionale in quota Pd e promotore di Lazio Innova, la società a controllo pubblico nata per sostenere l'innovazione sul territorio.

Da una costola di Lazio Innova è nato Lazio Venture, fondo da 56 milioni che punta a stimolare gli investimenti nelle startup locali. Il consigliere Pd della Regione Lazio cita 'Smetto quando vogliò, il film di Sydney Sibilia, ambientato a Roma, in cui un gruppo di ricercatori delusi dall'Università inizia a produrre e trafficare stupefacenti. "È una storia che parla del talento incompreso che c'è in questa città. Ecco, questo fondo è un pezzo della politica che vogliamo mettere in piedi per far sì che questi ragazzi, in certi casi veri e propri geni, possano usare il loro talento". 

Roma Startup: "Il modello è Israele"

 "Lo strumento del fondo di fondi è un pezzo fondamentale sulla scacchiera perchè dice esplicitamente ai venturecapital di venire ad operare qui, a Roma. È un'idea che abbiamo mutuato da Israele". Gianmarco Carnovale, presidente di Roma Startup, non nasconde il suo entusiasmo per il fondo dei fondi Lazio Venture istituito dalla regione. Un'azione che "si innesta sulla serie di altri strumenti concordati con l'assessore Fabiani e messi in campo da Lazio Innova. Tra questi ricordo il grant per il micro-seed, il fondo di coinvestimento diretto, il rimborso dell'irap e i fondi di co-finanziamento per gli eventi".  

Roma Startup è stata tra le associazioni coinvolte nella fase di elaborazione della strategia per far crescere il mercato degli investimenti regionali. "È noto che ci vogliano circa 20 anni a costruire una startup city matura da zero e Roma è ormai al settimo anno del suo percorso, in ritardo di quindici anni rispetto alle altre grandi città europee ma unica nel Paese ad avere una strategia definita in tal senso". 

 

La società di Elon Musk ha attraversato un ottobre che avrebbe abbattuto un toro: la produzione che ritarda, i licenziamenti senza preavviso di centinaia di lavoratori, auto richiamate per sistemi di sicurezza inceppati. Eppure. Eppure in borsa sembra che nulla di tutto questo sia successo. Di solito notizie così sono lacrime per le case automobilistiche. Per Tesla (che casa automobilistica è, per quanto sui generis) no: le sue azioni valgono 355,57 dollari: da inizio mese hanno guadagnato il 4%, nell'ultimo anno l'83%.

Il lancio difficile della Model 3, il modello 'pop' 

Il 28 luglio, Tesla ha battezzato la produzione della Model 3, la sua auto meno costosa. Quella che dovrebbe rendere le elettriche connesse un desiderio raggiungibile. Lo show si era concluso con la consegna delle prime 30 vetture, quasi tutte destinate però a dipendenti. La Model 3 si è proposta come la prima Tesla popolare (anche se costa 35 mila dollari). Ecco perché la società ha parlato di numeri e obiettivi notevoli: 1500 pezzi da produrre entro settembre, 20 mila al mese da dicembre e 500 mila unità in tutto il 2018. Quante ne ha assemblate a settembre? 260 unità, meno di un quinto del previsto (Il Sole 24 ore).  

Il richiamo della Model X, il suv coi sedili che non vanno

Il 12 ottobre un'altra brutta notizia: Tesla richiama 11 mila Model X (il Suv della casa) per problemi di bloccaggio ai sedili. In fase di frenata potrebbero diventare pericolosi. Per la società il malfunzionamento riguarderebbe solo il 3% delle vetture prodotte tra il 28 agosto 2016 e il 16 agosto 2017. Ma meglio non rischiare. Non è il primo inciampo di questo tipo: ad aprile erano stati richiamate 53 mila Model X e Model S per un problema al freno a mano.

A ottobre i primi licenziamenti

Passano due giorni e, il 14 ottobre, la società annuncia senza preavviso il licenziamento di centinaia di dipendenti. Tesla non dice quanti, ma sarebbero tra i 400 e i 700. Motivo: “Una revisione annuale sulle prestazioni dei lavoratori”. Una mossa singolare in un momento in cui gli impianti dovrebbero moltiplicare la capacità produttiva (Fanpage).

I bilanci, mai in attivo

A tutto questo si aggiunge un bilancio mai in attivo. Nell'ultima trimestrale il fatturato derivato dalle vendite di auto è raddoppiato, superando i 2 miliardo di dollari. Ma sono aumentate oltre il previsto anche le perdite nette: 336,4 milioni di dollari (Il Sole 24 Ore).

Ma mercato però dà a Tesla un apertura di credito sterminata

Il mercato sembra però avere nei confronti di Musk un'apertura di credito sterminata. L'analista di Morgan Stanley Adam Jonas ha alzato il prezzo obiettivo delle azioni Tesla da 317 a 379 dollari. E così un gruppo che, fino a ora, ha prodotto poche decine di migliaia di auto, ha una capitalizzazione che sfiora i 60 miliardi di dollari. Oltre Ford (che ha un fatturato 20 volte quello di Tesla ma una capitalizzazione di 47 miliardi) e poco sotto General Motors (66 miliardi).

Forbes elenca 5 ragioni per cui Tesla è una bolla. Gli analisti hanno dato ragioni simili su Cnbc. Dubbi, anche se più moderati, su Business Insider. Voci che si rincorrono in questo periodo, per mettere in guardia gli investitori. 

È vero, la creatura di Musk è, nonostante l'età, una startup. E come tale non può essere valutata solo guardando l'ultima riga di bilancio ma anche in base ai suoi progressi. Per questo la Model 3 è una prova di maturità che già attende Tesla al prossimo confronto, la trimestrale del 25 ottobre. Nel frattempo, però, forse varrebbe la pena non escludere un dubbio: e se Tesla fosse una bolla?  

L'offerta di Lufthansa per Alitalia è di circa 500 milioni di euro, concentrata sulla parte 'aviation' (la flotta, i piloti, gli assistenti di volo e gli slot), il dimezzamento del personale (6.000 posti tagliati), la riduzione dell'attività di corto e medio raggio e un ruolo ancora da definire per Ethiad, l'ex azionista di minoranza con una quota del 49%. È quanto anticipa il 'Corriere della Sera', che cita tre fonti, alla vigilia della scadenza, alle 18 di oggi, dei termini di presentazione delle proposte di acquisto di tutto o parte della compagnia aerea italiana. Le stesse fonti, spiegano al 'Corriere della Sera' che il governo sarebbe orientato a respingere l'ipotesi tedesca a dopo il voto, previsto per marzo, ritenendo i "sacrifici occupazionali intollerabili". L'obiettivo del governo sarebbe quello di negoziare sulla riduzione dei dipendenti in cambio di un ingresso di fondi come F2i, o Cassa Depositi e Prestiti. 

Numeri troppo elevati per il personale di terra

Niente "pacchetto intero", scrive il Corriere, che fa parlare le proprie fonti. Leggiamo: "Alitalia, così com’è, per noi non è interessante né da un punto di vista strategico né finanziario", ragionano ai piani alti di Lufthansa. Il personale di terra, per esempio, presenta numeri troppo elevati. E del resto con la concorrenza negli aeroporti l’handling si trasforma nella parte più sacrificabile. E questo comporta un’incognita sul futuro di circa seimila dipendenti su quasi 12 mila, tanti erano al 28 febbraio quelli dell’ex compagnia di bandiera. "L’Italia è il nostro secondo mercato più importante dopo gli Stati Uniti", ha ripetuto Carsten Spohr, l’amministratore delegato del Gruppo Lufthansa, nelle diverse conversazioni avvenute nel corso dell’anno con questo giornale. "E come la Germania ha un sistema decentralizzato del traffico aereo". L’interesse c’è tutto. "Ma Alitalia deve essere un’altra cosa rispetto a oggi e con Roma stiamo cercando di capire se c’è margine per pensare a una compagnia nuova e più snella", fanno filtrare dal quartier generale a Colonia. Ai tedeschi non basta conservare la quota di mercato nel nostro Paese: vorrebbero anzi incrementarla anche utilizzando la divisione a basso costo Eurowings sulla quale investiranno 1,5 miliardi di euro. La sola integrazione con la parte di Air Berlin rilevata — 81 velivoli, tremila dipendenti — richiederà almeno un anno e per i tedeschi è il momento migliore per rispondere agli attacchi delle low cost: a partire da quella Ryanair che da sola — come calcola proprio Lufthansa in un report interno — "possiede il 13% del mercato europeo contro il nostro 9%", primato che si conferma anche in Italia. Leggi qui l'articolo completo.

Accordo prima o dopo le elezioni?

"I 300 milioni stanziati per Alitalia sono stati decisi per "garantire una cessione in materia ordinata e tranquilla". Lo ha spiegato ieri il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda nel corso di un'intervista televisiva su Rai3. "Anche se mi pesa tantissimo – ha detto – abbiamo preferito dire guardiamo ora per allora". Calenda ha assicurato in realtà che "l'accordo per la vendita sarà precedente al periodo elettorale, ma il problema – ha fatto notare – è che dal momento in cui si fa l'accordo al momento in cui il cespite passa in mano all'acquirente ci vogliono molti mesi. Sarà il periodo di un nuovo governo. Noi abbiamo preferito dotare adesso il capitale per fare quel percorso. Le offerte – ha assicurato – arriveranno domani (lunedì 16, ndr), poi andranno negoziate e discusse". 

 "Loro sono bravi nella creazione di guide, noi nella prenotazione ma meno sui contenuti. Siamo complementari". Ecco perché Musement, servizio che permette di acquistare biglietti ed esperienze di viaggio, ha acquisito l'olandese Triposo, una guida turistica digitale redatta automaticamente, grazie all'intelligenza artificiale. A spiegare l'operazione è Alessandro Petazzi, fondatore e ceo della società italiana. Risponde all'Agi da Las Vegas, dove sta lavorando per crescere negli Stati Uniti, prossima tappa nel percorso di espansione. Triposo e Musement si incastrano perfettamente. La prima aveva bisogno di un sistema per monetizzare, la seconda di un modo per raccontare le mete di viaggio.

Anche Musement produce "consigli", ma lo ha fatto fino a ora in modo manuale. E così, afferma Petazzi, "È impossibile coprire un numero elevato di città". Triposo, invece, grazie al machine learning (cioè a software capaci di elaborare dati e imparare dall'esperienza) può trattare "decine di milioni di punti di interesse". L'altro "incastro" riguarda la monetizzazione: Musement ha raccolto circa 16 milioni di dollari in tre round (l'ultimo, da 10 milioni, è arrivato un anno fa). 

Nel 2017 è stato utilizzato da 500 mila persone per acquistare biglietti e si attende di chiudere l'anno con un fatturato raddoppiato attorno ai 20 milioni. Anche Triposo è stata capace di attrarre investimenti (8 milioni di dollari) e utenti (l'app è stata scaricata 10 milioni volte) ma, a differenza di Musement, non è riuscita a trasformare la platea in fatturato.

L'asse Milano Amsterdam sul turismo 

I primi contatti risalgono a metà 2016, ma con la prospettiva di un accordo commerciale. "Poi", dice ancora Petazzi, "le trattative si sono evolute e, alla fine del 2016, si è iniziato a parlare di acquisizione. Con un'accelerazione tra la primavera e l'estate di quest'anno". Le due società continueranno a operare in modo indipendente. Combinando le diverse sedi: Musement ha il suo quartiere generale a Milano, Triposo ad Amsterdam. "Ma le tecnologie convergeranno", per offrire un servizio più completo ai viaggiatori. Sia direttamente (tramite i siti e le app di Triposo e Musement) sia indirettamente (sulle altre piattaforma di viaggio). La combinazione tra le due società avrà tre direttrici.

La prima: ampliare l'area che si rivolge alle altre imprese (il cosiddetto b2b), che oggi genera circa un terzo del fatturato. Petazzi fa l'esempio di Hostelworld: "Se prenoti un ostello, la piattaforma ti suggerisce l'acquisto di attività e biglietti. è un nostro servizio. Domani saremo in grado di fare lo stesso proponendo guide di viaggio e consigli personalizzati". E puntando ad accordi commerciali con altre società come Skyscanner o Booking.com. Pare invece più complicato dialogare con TripAdvisor, che in pancia ha già Viator, un concorrente di Musement. Seconda direttrice di sviluppo: "Attingere ai 10 milioni di download di Triposo per offrire anche a quegli utenti la possibilità di prenotare". Terza: "Migliorare l'esperienza di utilizzo sull'app e sul sito di Musement". E poi c'è la prospettiva di un'espansione territoriale. 

Il fondo di venture capital sudafricano Cre punta su Andela. Ha sede a Johannesburg ed è partecipato anche dalla Chan Zuckerberg Initiative, la società che il fondatore di Facebook ha creato con sua moglie per supportare progetti innovativi nel mondo, ma anche dal fondo della società di cloud computing americana Saleforce. Il finanziamento è di 40 milioni di dollari per una startup, fondata nel 2014, che forma e impiega giovani africani nel campo della programmazione informatica.

Si tratta di uno dei maggiori investimenti mai condotti da un fondo africano in una società tecnologica del continente e porta i finanziamenti complessivi ottenuti da Andela a oltre 80 milioni di dollari. Solo l'anno scorso la compagnia si era assicurata una tornata di investimenti da 24 milioni di dollari direttamente dalle casse della Chan Zuckerberg Initiative. È ancora sul diario Facebook dell'azienda il video di un Mark Zuckerberg sorridente che nel mese di settembre 2016 visita la sede Andela di Lagos.

"Oggi siamo entusiasti di annunciare un investimento per Andela di 40 milioni di dollari guidato da Cre e di accogliere formalmente il suo fondatore, Pule Taukobong, nel nostro cda. Questa tornata di investimenti rappresenta per noi una pietra miliare e soprattutto è un attestato della crescita dell'ecosistema tecnologico africano. È il più grande round mai condotto da un Venture Capital africano in un'attivita' africana. Ed è solo l'inizio", si legge in una nota di Cre.

Cosa fa Andela

Andela, che ha iniziato con una squadra di sole sei persone – tre africani, due statunitensi e un canadese – e una classe di quattro studenti, oggi impiega 800 persone e si aspetta di raddoppiare questo numero entro il 2018. Pur con una sede a New York e un piccolo ufficio a San Francisco, il 90% dei suoi dipendenti è in Africa, presso gli uffici di Lagos, Nairobi e Kampala. I corsi di formazione offerti gratuitamente da Andela sono stati seguiti finora da 22.000 studenti e l'obiettivo è arrivare a formare 100.000 programmatori entro il 2024. Dopo sei mesi di formazione pagata, i dipendenti di Andela diventano membri remoti di team di sviluppo software presso aziende esterne. Attualmente Andela conta 112 clienti in 10 paesi, fra cui Viacom, Mastercard Labs, GitHub e SeatGeek solo negli Stati Uniti. 

L'Africa recupera terreno sull'innovazione

"I tecnologi africani saranno a capo di aziende in grado di risolvere alcune delle sfide piu' difficili al mondo e allo stesso tempo invertiranno alcune vecchie idee sbagliate sul talento e sul potenziale", scrive Jeremy Johnson, fondatore di Andela, in un post sul suo blog. "L'ecosistema tecnologico dell'Africa", aggiunge, "è ancora indietro su molti standard, ma noi pensiamo che una pietra miliare come questa non faccia che sottolineare come l'Africa significhi business e come chiunque prenda sul serio il futuro dovra' iniziare a prestare molta attenzione a quest'area geografica".

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