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Economia

E' entrato in vigore il decreto fisco collegato alla manovra che contiene parte delle coperture della legge di bilancio e anticipa, per circa un miliardo, lo stop all'aumento dell'Iva per il 2018. Il provvedimento è stato pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale e da oggi le misure sono operative.

Tra le novità più rilevanti, la fatturazione delle bollette su telefoni e pay-tv torna obbligatoriamente mensile e arriva la stretta sulla vendita delle sigarette elettroniche online.

Estesa la rottamazione, che vale per tutte le cartelle degli ultimi 17 anni, dal 2000 a settembre 2017. Inclusi anche i contribuenti esclusi dalla prima edizione perché non in regola. Arriva un mini-scudo per gli ex residenti all'estero e i transfrontalieri. E ancora. L'equo compenso viene esteso a tutti i professionisti, anche quelli non appartenenti a un ordine e arrivano novità per lo spesometro: i contribuenti potranno trasmettere i dati annualmente o semestralmente.

Lo split payment si applicherà a tutte le partecipate della Pubblica amministrazione. Per Alitalia si precisa che dovrà restituire il prestito ponte entro il 30 settembre così da allineare i fabbisogni finanziari ai prevedibili tempi della procedura di cessione.

Scuola-casa senza mamma e papà

Inoltre i minori di 14 anni potranno uscire autonomamente da scuola al termine delle lezioni, con l'autorizzazione dei genitori o dei tutori e i reati di stalking non potranno più essere estinti con il risarcimento. Meno adempimenti per l'obbligo di vaccinazione nelle scuole.

Dulcis in fundo, c'è anche la norma per 'sanare' la casa di Nonna Peppina, la 95enne di San Martino di Fiastra vittima del terremoto, sfrattata dalla sua casetta di legno in provincia di Macerata perchè priva della licenza edilizia.

Amazon crea più posti di lavoro di quanti ne distrugge? La domanda se l'è posta il sito Qz.com che ha analizzato il numero di posti di lavoro creati dal colosso di Jeff Bezos negli ultimi anni, paragonandoli a quelli che ha cancellato, e soprattutto al numero di robot che gradualmente ha cominciato ad impiegare. Partendo dai dati, e cioè che Amazon cresce del 40% anno su anno. Era l'ottavo più grande datore di lavoro privato negli Stati Uniti alla fine del 2016. Il sito di ecommerce inoltre ha annunciato l'intenzione di costruire una seconda sede statunitense che impiegherà 50.000 dipendenti. 

"Ma la crescita di Amazon ha un prezzo", scrive Qz.com. "Supponendo che le attuali tendenze del settore continuino fino alla fine dell'anno, il numero di dipendenti nella vendita al dettaglio crolleranno dell'1% anno su anno". Sembra una piccola percentuale, ma si tratta di una perdita di lavoro pari secondo Qz.com a 170.000 persone l'anno. 

 
 

Quindi il numero di posti di lavoro creati da Amazon non saranno sufficienti a coprire le perdite nel resto del settore, tra concorrenti e piccoli negozi che non avranno più giro d'affari.  

​Amazon inoltre ha già aggiunto 55.000 robot quest'anno e il suo tasso di crescita per numero di robot impiegati starebbe secondo Qz.com accelerando. "La società ha dichiarato di avere 45.000 robot alla fine del 2016, ha aggiunto 35.000 robot entro la fine del primo semestre del 2017 e altri 20.000 nel terzo trimestre. Ne abbiamo ipotizzati altri 20.000 nel quarto trimestre per un totale di 75.000 nuovi robot nel 2017". A beneficiare della crescita di Amazon quindi sembrano sopratutto loro, i robot. 

Anche se è difficile dimostrare una relazione di causa-effetto tra posti di lavoro creati e cancellati con i robot, "non è difficile vedere la correlazione tra un declino di 24.000 dipendenti umani e un aumento di 75.000 dipendenti robotici". Il crescente esercito di robot di Amazon può sembrare utile per le casse dell'azienda, conclude Qz.com, ma è anche molto efficace nel porre fine ai dipendenti del retail. 

 

In Italia, a chi entra oggi nel mercato del lavoro, la flessibilità per accompagnare l'uscita dal lavoro "sarà offerta solo dopo i 67 anni". Chi ha iniziato a lavorare in Italia nel 2016 a 20 anni, in base alla legge che lega l'età pensionabile alle aspettative di vita, andrà in pensione a 71,2 anni, contro i 74 anni della Danimarca e i 71 dell'Olanda. In Irlanda e Finlandia andrà in pensione a 68 anni, mentre in tutti gli altri Paesi Ocse l'età pensionabile sarà raggiunta prima. È quanto emerge dal rapporto Ocse 'Pension at Glance', come si legge sul Quotidiano Nazionale.

Attualmente l'età pensionabile in Italia è di 66,6 anni, ma salirà a 67 anni a partire dal 2019 proprio in base all'ultima revisione sulle aspettative di vita dell'Istat. L'organizzazione di Parigi invita invece tutti i governi a introdurre più flessibilità in vista dell'accesso alla pensione. In particolare, secondo l'Ocse, per alcuni paesi questa necessità "diventa urgente". 

L'Ocse rileva che nei 35 Paesi membri dell'organizzazione solo Italia, Danimarca, Finlandia, Olanda Portogallo e Slovacchia hanno introdotto il calcolo dell'aspettativa di vita nella legislazione previdenziale e che questo aumenterà l'età pensionabile in media di 1,5 anni per gli uomini e di 2,1 anni per le donne. Lo scrive anche Il Sole 24 Ore.

L'Ocse evidenzia anche che il tasso di sostituzione, cioè la percentuale di stipendio medio accumulato nel corso di una vita lavorativa che va a formare la pensione, nei 35 Paesi Ocse è attualmente del 63%, mentre il Italia sale al 93,2%, contro un minimo del 29% in Gran Bretagna e un massimo del 102% in Turchia. Ocse evidenzia che negli ultimi due anni il passo delle riforme previdenziali nei 35 Paesi membri ha "rallentato" e che gli interventi sono stati "meno ampi". Ciò è avvenuto perchè il "miglioramento delle finanze pubbliche ha diminuito le pressioni" sulla necessità di rivedere i parametri per accedere alla pensione.

"In alcuni Paesi – si legge nel rapporto – in un contesto di invecchiamento della popolazione e di incombente riduzione del lavoro, questa necessità diventa urgente. Solo così le politiche previdenziali possono rispondere alle domande di flessibilità senza mettere a repentaglio la sicurezza economica degli anziani".  Nel rapporto l'Ocse evidenzia che "quasi i due terzi dei cittadini dell'Ue" chiedono più part time e di unire pensioni parziali e lavoro, piuttosto che andare definitivamente in pensione. Tuttavia i tassi di adozione di queste richieste sono "relativamente bassi".

In Europa, secondo l'Ocse, "circa il 10% delle persone tra i 60 e i 69 anni combina lavoro e pensione" e nei Paesi Ocse "circa il 50% dei lavoratori sopra i 65 anni lavoro part time". "Questi livelli sono stati stabili negli ultimi 15 anni" si legge nel rapporto Ocse.  La spesa previdenziale nei 35 Paesi dell'Ocse è aumentata del 2,5% a partire dal 1990. è quanto si legge nel rapporto Ocse sulle pensioni. In Italia la spesa per le pensioni è già oltre il 15%, anche se "le prospettive di lungo termine sono migliorate e il ritmo della spese già anticipate è notevolmente diminuito".

 

Ryanair continua a non dare informazioni sui diritti dei passeggeri dopo la cancellazione dei voli e l'Antitrust avvia un procedimento per inottemperanza. "L'Autorità garante della concorrenza e del mercato – informa una nota – ha deliberato in data 29 novembre l'avvio di un procedimento di inottemperanza nei confronti di Ryanair per non aver dato seguito a quanto prescritto nel provvedimento cautelare adottato lo scorso 25 ottobre 2017 con la quale l' Autorità ha imposto al vettore irlandese, a seguito delle cancellazioni dei voli operate negli scorsi mesi di settembre e ottobre – in larga misura riconducibili a ragioni organizzative e gestionali del vettore – l'adozione di specifiche misure volte a fornire informazioni chiare, trasparenti e immediatamente accessibili sui diritti dei consumatori italiani. 

Il procedimento di inottemperanza avviato potrà condurre all'irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 10.000 e 5 milioni di euro.  In particolare, l'Antitrust, con il proprio provvedimento cautelare, ha ordinato a Ryanair – sia attraverso una comunicazione specificamente diretta ai consumatori italiani che attraverso informazioni facilmente reperibili a partire dalla home page del sito Internet in lingua italiana della compagnia – di informare i consumatori italiani, con chiarezza, dei diritti nascenti dalla cancellazione dei voli, in modo da consentire loro di acquisire piena ed adeguata consapevolezza relativamente: alla immediata accessibilità e comprensione dell'informazione circa la sussistenza non solo del diritto al rimborso e/o alla modifica gratuita del volo cancellato ma anche alla compensazione pecuniaria, ove dovuta; all'elenco completo delle date, delle tratte e del numero di ogni volo cancellato in relazione al quale è sorto non solo il diritto al rimborso e/o alla modifica gratuita del volo ma anche alla compensazione pecuniaria, ove dovuta; alla connessa e immediata fruibilità della procedura da seguire per richiedere il rimborso e/o la modifica gratuita del volo e la compensazione pecuniaria ad essi spettante. 

Leggi anche l'articolo del Sole 24 Ore

Entro il termine di 10 giorni previsto dalla delibera del 25 ottobre, Ryanair non ha comunicato l'avvenuta esecuzione di quanto prescritto dal provvedimento cautelare e le relative modalità di attuazione. Tale comportamento, prosegue l'Autorità, si è protratto anche dopo che il Tar del Lazio, con ordinanza del 22 novembre 2017, ha respinto la domanda incidentale di sospensione dell'esecuzione del provvedimento cautelare dell'Autorità presentata da Ryanair; infatti, la compagnia irlandese non ha trasmesso alcuna comunicazione al riguardo, né risulta che abbia posto in essere azioni volte a ottemperare al provvedimento dell'Autorità.

Dopo una trattativa no-stop di cinque giorni e due notti è stata firmata l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei lavoratori della logistica, trasporto merci e spedizione e di conseguenza revocato lo sciopero del settore dell'11 e 12 dicembre. Il contratto, scaduto da 23 mesi, riguarda oltre 700 mila lavoratori e prevede nella parte economica, un aumento medio di 108 euro da riparametrarsi ed una 'una tantum' di 300 euro". 

"Un rinnovo molto importante in uno dei settori dei trasporti più strategico per l'economia del Paese dove sono in atto trasformazioni e ci sono investimenti in innovazione", spiega il segretario generale della Filt Cgil, Alessandro Rocchi: "Con il contratto, in questo scenario, si assicura la certezza delle regole e della legalità sia per le imprese che per i lavoratori. In particolare negli appalti della logistica il contratto e le misure trovate marciano parallele al lavoro in corso al Ministero dello Sviluppo Economico per contrastare le forme di caporalato nel settore ed avviare controlli ed ispezioni per il rispetto della legge e delle condizioni di lavoro, previste appunto dal contratto rinnovato". Sono previsti incrementi salariali.

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Cosa cambia in concreto

Il nuovo contratto scadrà il 31 dicembre 2019 e presenta elementi innovativi dal punto di vista di una nuova definizione della mansione del personale viaggiante, valorizzandone la professionalità, con conseguente riconoscimento economico. Tra le novità, sono state inoltre create le condizioni per favorire l'occupazione giovanile per contrastare il distacco e la somministrazione transnazionale. Inoltre, ci sono l'introduzione della nuova figura professionale del 'rider' che verrà definita entro la stesura dei testi e l'introduzione della clausola sociale garantendo le tutele prima del Jobs Act nel caso di cambi di appalto. Sono presenti una più precisa selezione dei cambi di appalto, vietando i subappalti e prevedendo requisiti trasparenti per la scelta dei fornitori, un moderno orario di lavoro che tiene conto delle nuove esigenze di flessibilità nell'organizzazione.

Saranno costituiti enti bilaterali regionali, oltre a quello nazionale già esistente, per regolare le problematiche territoriali del settore ed è stato anche recepito l'accordo confederale del 2016 contro le molestie e la violenza nei luoghi di lavoro.

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"La riserva sull'ipotesi di accordo – spiegano Filt, Fit e Uiltrasporti – sarà sciolta entro il 1 febbraio 2018, dopo che saranno effettuate le assemblee certificate dei lavoratori. Nonostante numerosi confronti – sostengono infine Filt, Fit e Uiltrasporti – le centrali cooperative, pur avendo partecipato alle prime tre giornate del tavolo, non hanno firmato l'ipotesi di accordo ed auspichiamo che rivedano la loro posizione, perchè questo settore ha particolarmente bisogno di tenere unita tutta la filiera della logistica". 

I nodi che restano aperti per i fattorini

La norma riferita ai rider, scrive Il Corriere della Sera, prevederà la definizione dell’inquadramento professionale, dell’organizzazione del lavoro e degli orari. Successivamente si potrà ragionare sul perimetro di applicazione: in sostanza capire se verrà utilizzata per regolamentare il lavoro dei pony express e dei rider della consegna di cibo a domicilio. Sicuramente si applicherà agli addetti alle consegne dirette di Amazon almeno limitatamente all’ambito urbano (e non per i dipendenti dell’hub di Piacenza che applica il contratto del commercio). Oggi i fattorini della gig economy operano con la ritenuta d’acconto fino a 5 mila euro, la partita Iva oppure lo strumento del co.co.co. anche perché il diritto del lavoro non ha ancora stabilito se debbano essere considerati lavoratori autonomi o dipendenti. La nuova norma del contratto della logistica non risolverà automaticamente il rebus ma è destinata a influenzare il dibattito — prima che intervenga come sempre la magistratura — almeno nella direzione auspicata, ancora di recente, dal presidente del Cnel Tiziano Treu.

 

“Internet e il digitale stanno cambiando la nostra vita come forse mai era avvenuto prima. Ma non è così scontato che sarà tutta un’avventura meravigliosa. Da imprenditore dell’editoria, dico che con le Big Five dobbiamo poter competere ad armi pari. Da madre, mi chiedo quali prezzi dovremo pagare per le nuove opportunità offerte ai nostri figli. Da cittadina, qualche domanda sul futuro della democrazia me la faccio”. In una lunga intervista alla Stampa Marina Berlusconi parla di Internet e dei 5 colossi del Web (Apple, Microsoft, Google, Amazon, Facebook), chiedendo regole certe per la competizioni sul mercato editoriale e della pubblicità così da evitare un oligopolio mondiale. “ Se oggi i Cinque Grandi del web sono le maggiori società mondiali per valore di Borsa – dice la presidente di Fininvest – è anche perché hanno potuto operare in un contesto del tutto privo di regole. (…) Mi pare si continuino a sottovalutare le implicazioni economiche, politiche e sociali, di cui fatico perfino a immaginare la portata. È un mondo che va governato, prima che tanta potenza ci sfugga di mano". 

Parla anche di web tax, Marina Berlusconi, ma non solo. “Ma le pare accettabile che l’anno scorso Amazon abbia versato al fisco italiano 2,5 milioni di euro e Facebook neppure 300 mila? E poi ci sono i comportamenti “disinvolti” delle multinazionali del web, sanzionati da multe miliardarie, ci sono le decine di cause – in Italia Mediaset ha fatto da apripista – sull’utilizzo di contenuti e copyright. Senza dimenticare che di questi campioni di modernità e trasparenza si sa ben poco: in Italia Amazon non fornisce dati di vendita, idem Google e compagnia”. 

Ancora: “Google controlla nel mondo quasi il 90% dei motori di ricerca, Facebook il 66% del traffico social. Ma nessuno invoca barriere. Oltre che inutile sarebbe ridicolo. Chiediamo solo che le regole valgano per tutti. E magari anche uno sforzo di immaginazione, non si possono affrontare con norme vecchie di decenni fenomeni senza precedenti”. 

Le Big Five sono i nuovi robber barons digitali da fermare? Chiede La Stampa:   “Sono infinitamente più potenti. Seguono un modello, a partire da Amazon, non così innovativo: distruggere ogni mediazione, ogni passaggio fra loro e il consumatore finale, mettere fuori mercato tutti gli operatori della catena produttiva-distributiva praticando prezzi insostenibili, grazie alle economie di scala che la globalizzazione consente, alla tecnologia e ai comportamenti cui accennavo. Una volta padroni del mercato, saranno liberi di imporre a tutti le loro condizioni”. 

Sulla rivoluzione digitale ha portato tanti vantaggi ai consumatori: “Certo. Li utilizzo anch’io, come tutti. Eppure dobbiamo sapere che un prezzo lo paghiamo. Altissimo. Mettiamo la nostra identità, i nostri gusti, le nostre amicizie a disposizione di chissà chi e per chissà quali scopi. Miliardi di persone che accettano di essere schedate. Per questo non mi paiono molto credibili gli impegni a combattere le fake news: ai social non interessa informare correttamente, ma attrarre, e spesso il falso attrae più del vero. Gli utili non li fanno con l’autorevolezza, ma rivendendo i nostri profili. C’è poi un altro prezzo occulto. Perché il modello delle multinazionali del web non può creare benessere per l’intera comunità, anzi. Il consumatore che apprezza il tutto gratis è magari lo stesso che, nella guerra dei giganti per eliminare ogni concorrenza, è rimasto senza un lavoro o diventato un precario. E parla una che non può certo essere sospettata di demonizzare il profitto”. Leggi qui l’intervista integrale sulla Stampa.

 

 

 

Internet e social stanno cambiando la stessa politica. È un bene o un male?  

«Ogni strumento che migliori il rapporto elettori-eletti è positivo, ma la democrazia digitale è un’utopia pericolosa. I 5 Stelle sono la dimostrazione che non funziona, quando non è addirittura un inganno. C’è peraltro una contraddizione insanabile. Se l’obiettivo della democrazia digitale è eliminare ogni mediazione, la politica è o dovrebbe essere l’esatto opposto: in nome dell’interesse generale, la mediazione tra interessi particolari».  

 

 

"L'Ilva è una emergenza nazionale, la fabbrica rischia di chiudere: se la Regione Puglia ritira il ricorso possono riprendere le trattative, viceversa, se il Tar concederà la sospensiva si dovrò iniziare il processo di spegnimento". Lo dice il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, intervistato dal Corriere della Sera.

"Emiliano ha fatto ricorso su tutto, dai vaccini al Tap – aggiunge Calenda riferendosi al presidente della Regione Puglia – per fortuna li ha persi", "viene da pensare che non abbia consapevolezza di quello che fa, quello che stiamo vedendo è inaccettabile".

Poi, in mattinata, il ministro si è scatenato in un botta e risposta con i lettori che commentavano su Twitter la sua intervista.

Secondo Calenda "l'Italia è bloccata dai veti incrociati" e "c'è un silenzio assordante della classe dirigente italiana, non solo del Pd, ma anche negli altri partiti non populisti e nella società civile".

Il ministro dello Sviluppo commenta anche l'ufficializzazione della candidatura di Piero Grasso alla guida della componente alla sinistra del Pd e aggiunge che "bisogna fare un'alleanza ampia nel centrosinistra, ma che parta dai contenuti e che non sacrifichi la coerenza alle logiche di apparentamento della legge elettorale. Grasso è una persona di grande livello – continua Calenda – ma ci vogliono programmi sui punti nodali del Paese. Qui ci occupiamo solo di polemiche su banche e naziskin, sulla cronaca del giorno. Ma se questo paese non fa un bagno di realismo rischiamo lo squagliamento disordinato della seconda Repubblica".

Secondo Calenda infine, Gentiloni "ha portato un metodo di lavoro nuovo nel governo: il paradosso attuale è che i provvedimenti di Renzi sono stati i più riformisti da molti anni, ma hanno comunicato un senso di insicurezza. Al momento – conclude il ministro dello Sviluppo – manca un vero programma ed è un pericolo mortale". 

Diventa operativo il Reddito di inclusione (Rei) per le famiglie in condizioni di povertà. Dal 1 dicembre è infatti possibile presentare all'Inps le domande per accedere all beneficio, che partirà da gennaio.

Il contributo massimo, al momento, è pari a 5.824,80 euro l'anno, ovvero 485,40 euro al mese, ma nella legge di bilancio 2018 sono previste risorse aggiuntive.

Il Rei, che in prima battuta interessa quasi 500.000 famiglie e circa 1,8 milioni di persone, è compatibile con lo svolgimento di un'attività lavorativa, fermi restando i requisiti economici di base, ma non con la contemporanea fruizione della Naspi o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.

Chi ne ha diritto

Già dal gennaio 2018, compatibilmente con le risorse disponibili e sulla base delle priorità indicate dal legislatore, il Rei sarà riservato a una platea composta da circa 500.000 famiglie. Vi accedono i nuclei familiari con:

  • un componente di età minore di anni 18
  • una persona con disabilità e di almeno un suo genitore, ovvero di un suo tutore
  • una donna in stato di gravidanza accertata
  • almeno un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni, che si trovi in stato di disoccupazione per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale.

Quanto vale

Il beneficio economico è erogato in 12 mensilità attraverso la carta acquisti, ridenominata Carta Rei. La Carta Rei consente la possibilità di prelievi di contante, entro un limite mensile non superiore alla metà del beneficio massimo attribuibile.

L'importo, per chi non riceve ulteriori trattamenti, sarà di circa 190 euro per i nuclei composti da una sola persona e andrà a crescere gradualmente all'aumento del numero dei componenti della famiglia, fino a un massimo di quasi 485,40 euro al mese per un nucleo con 5 o più componenti.

La manovra all'esame del Parlamento aumenta per i nuclei con 5 o più componenti, gli unici per i quali è previsto un beneficio potenziale sopra il massimale, il contributo massimo fino a circa 530-540 euro.

Quanto dura

Il beneficio economico è concesso per un periodo massimo di 18 mesi e non potrà essere rinnovato prima di 6 mesi. In caso di rinnovo, la durata è fissata in 12 mesi.

Quali sono i requisiti

l Rei è garantito in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale ai nuclei familiari in possesso di un valore dell'Isee non superiore a 6.000 euro, un valore dell'Isre, (l'indicatore reddituale dell'Isee diviso la scala di equivalenza) non superiore a 3.000 euro ai fini Rei e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro (oltre a ulteriori condizioni che garantiscano l'effettiva condizione di disagio economico).

I servizi alla persona

Verranno identificati sulla base di una valutazione preventiva del bisogno del nucleo familiare, che terrà conto anche della situazione lavorativa e del profilo di occupabilità, dell'educazione, istruzione e formazione, della condizione abitativa e delle reti familiari, di prossimità e sociali della persona.

Si delineerà così un progetto personalizzato, finalizzato a superare la condizione di povertà del nucleo familiare, che conterrà i servizi e gli interventi specifici necessari, che si affiancheranno al beneficio economico, nonché gli impegni a svolgere specifiche attività, cui il beneficio economico è condizionato

Come presentare la domanda

La domanda deve essere presentata ai Comuni o altri punti di accesso, identificati dai Comuni stessi, sulla base dell'apposito modulo predisposto dall'Inps e scaricabile a questo link.
 

Si chiama gig economy; il nome può sembrare carino, addirittura quasi accattivante. Ma nella realtà non è altro che 'economia del lavoretto'. Una cosa che, nelle intenzioni di chi se l'è inventata, dovrebbe essere la sintesi stessa del lavoro temporaneo, ma che, in tempo di crisi, è diventato ripiego a medio termine di chi deve sbarcare il lunario. E che alla fine non si è più sentito nè tanto carino nè tanto temporaneo e ha cominciato a organizzarsi. E a protestare.

Fino al flash mob di venerdì sera davanti al quartier generale di Deliveroo – quelli in bicicletta con lo scatolone sulla schiena che consegnano cibo a domicilio, per intenderci –  in via Ettore Ponti a Milano. Come già successo a Londra nell'agosto 2016, i lavoratori, indossando 'maschere senza volto', hanno esposto striscioni con la scritta "siamo lavoratori, non schiavi".

Perché protestano

Al centro della protesta, la decisione della multinazionale londinese di abolire il salario minimo di 5,60 euro l'ora pagato ai fattorini che, "senza garanzie e tutele", effettuano le consegne di cibo. Il 31 dicembre i contratti scadranno e i 'riders', come si chiamano i pedalatori, temono sull'introduzione del cottimo

Come si racconta Deliveroo

La protesta è arrivata come una doccia fredda per la società leader del mercato globale del food delivery che opera oggi in 12 Paesi, lavora con oltre 35mila ristoranti partner e ha generato oltre un miliardo di euro di ricavi per il settore della ristorazione tra giugno 2016 e giugno 2017. In Italia – stando ai dati dell'azienda – questa crescita ha prodotto oltre 20 milioni di euro di aumento dei ricavi per i ristoranti e i loro fornitori. In Italia Deliveroo nell'ultimo anno è cresciuta rapidamente, e oggi conta su oltre 1.900 ristoranti partner nelle 10 città in cui opera. Con la sua attività, afferma Deliveroo, "sta attirando importanti investimenti e cresce rapidamente. Se in Italia continuasse per due anni a crescere ai ritmi dei ristoranti partner nel mondo tra giugno 2016 e giugno 2017, creerebbe circa 5mila opportunità di lavoro, 67 milioni di euro di valore aggiunto lordo per l'economia italiana e 5,5 milioni di euro sarebbero pagati al Fisco italiano"

Nel mondo

  • 12 Paesi
  • 35mila ristoranti
  • 1 miliardo di euro di ricavi
  • 20 milioni di aumento di ricavi per i partner e i fornitori

In Italia

  • 1.900 ristoranti partner
  • 11 città
  • 1.300 rider
  • In media in Italia un rider guadagna 9.60 euro lordi per ogni ora di lavoro

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Come reagisce alla protesta

"In un recente sondaggio, il 90% dei rider Deliveroo si dice soddisfatto del lavoro che svolge" scrive l'azienda in una nota, "Per questo sappiamo che questo gruppo (di manifestanti, ndr) non rappresenta il punto di vista della grande maggioranza dei rider che lavorano con Deliveroo in Italia. Nello stesso sondaggio il 90% dei rider ha affermato di apprezzare la flessibilità che offre il lavoro con Deliveroo e il 93% ha detto che consiglierebbe questo lavoro ad un amico. I rider apprezzano anche le condizioni economiche".

​Che cosa è la gig economy. E come funziona

A febbraio scorso con Deliveroo, collaboravano più di 700 rider – la maggior parte under 30 – che venivano pagati tra i 7 e gli 8 euro lordi l'ora (la variazione dipende dalla città in cui si lavora). Chi usa la bicicletta riceve 1-1,5 euro in più a consegna, mentre chi lavora con lo scooter ha un rimborso per la benzina.

Foodora opera in 4 città (Milano, Torino, Roma e Firenze) attraverso la collaborazione di circa 900 rider, tutti – sottolinea la società – regolarmente contrattualizzati, che hanno in media 23/24 anni. "Sono loro a decidere quando dare la disponibilità, proprio in modo da integrare questo lavoro con loro occupazione primaria, solitamente lo studio. E per questo sono loro stessi a richiedere una buona flessibilità, per esempio durante le sessioni di esami. I rider possano decidere in totale autonomia se e quando lavorare, indicando la loro disponibilità nelle diverse fasce orarie, e hanno anche la facoltà di non presentarsi per effettuare la consegna, anche all’ultimo momento e senza obblighi ulteriori", spiegava all'Agi Foodora. 

La società ha scelto di stipulare con i propri rider regolari contratti di collaborazione, piuttosto che pagare con ritenuta d'acconto o partita iva: "ciò vuol dire che Foodora paga regolarmente i contributi Inps e Inail previsti dal contratto, oltre ad offrire un’assicurazione integrativa per i danni a terzi e l’accesso alle convenzioni con le ciclofficine per la manutenzione del mezzo". Il compenso offerto ai rider di Foodora è di 4 euro a consegna. Mediamente vengono effettuate due consegne l’ora, quindi un rider di Foodora riceve un compenso medio di 8 euro lordi/ora (7,20 euro netti). 

Just Eat ha un modello di business differente rispetto alle altre realtà del comparto perché agisce da intermediario tra ristoranti e consumatori. La consegna è affidata direttamente ai locali affiliati che hanno già un servizio proprietario di consegna a domicilio e che gestiscono la flotta dei propri rider in totale autonomia sotto ogni aspetto. Le tariffe orarie dei partner di Just Eat variano tra gli 8 e gli 11 euro, prevedono un bonus per il lavoro nei giorni festivi e in presenza di maltempo e agevolazioni economiche sulla manutenzione delle biciclette/scooter. In alcune città italiane è attivo poi il servizio JUST EAT Delivery, che consente ai ristoranti che non hanno un servizio di consegne proprietario di affidarsi a JUST EAT anche per il trasporto. 

La riforma fiscale voluta da Donald Trump ha ricevuto il via libera dal Senato e dovrà ora essere armonizzata con la versione approvata dalla Camera. Un voto che deve essere stato legato principalmente all'appartenenza di parte, dato che le 479 pagine di testo del provvedimento sono state consegnate ai senatori poche ore prima del voto, con per giunta alcune note aggiunte a mano in una grafia incomprensibile, frutto delle numerose correzioni effettuate nei giorni scorsi.

Il senatore democratico del Montana, Jon Tester, ha espresso il suo disappunto in un video diventato subito virale. 

"È incredibile", sbotta Tester, "stiamo facendo una riforma fiscale enorme su scadenze temporali assolutamente incredibili. È un qualcosa che riguarderà tutti in questo Paese. Sposterà denaro dalle famiglie della classe media ai ricchi. Ci hanno dato questo testo venticinque minuti fa e dovremmo votarlo tra un paio d'ore". 

In un secondo cinguettio, Tester, fiero delle sue origini contadine come dimostrano le macchine agricole nella sua immagine di copertina, è tornato sul punto: "Sono le due del mattino di sabato e il Senato degli Usa hanno approvato un testo scritto di fretta che fa aumentare il debito di 1.500 miliardi. L'inefficienza di Washington ha toccato un nuovo minimo. Le famiglie e le piccole imprese del Montana si meritano di meglio".

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