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Economia

Apple Park, il nuovo quartier generale ipertecnologico di Apple, costato 5 miliardi di dollari, è in gran parte costruito in vetro e si trova a Cupertino, nel cuore della Silicon Valley. L'azienda, che va famosa per il suo design innovativo, al suo interno, ha inserito porte e innalzato pareti tutte in vetro e ai dipendenti capita frequentemente di schiantarcisi contro, spesso dolorosamente.

Lo rivela MarketWatch, citando documenti e fonti interne. Nei giorni scorsi, almeno in due casi, si sono verificati due incidenti gravi: due uomini sono andati a sbattere contro i vetri provocandosi lesioni e tagli che non hanno comportato un'ospedalizzazione ma hanno richiesto l'intervento del servizio sanitario di emergenza locale. A parte il lato comico degli incidenti, va notato che ci sono normative che regolano la vita sui posti di lavoro che Apple, in questi casi, potrebbe violare.

La legge della California richiede che "i dipendenti siano protetti contro il rischio di attraversare il vetro con barriere o con segni evidenti e durevoli". Finora la compagnia non è stata fatta oggetto di citazioni da parte delle autorità locali sulla sicurezza occupazionale e sulla salute.

Tuttavia, secondo una portavoce del Dipartimento per le relazioni industriali della California, nel caso in cui Apple fosse accusata di violazione della legge, potrebbe essere soggetta a multe e ad altre misure coercitive che la obblighino ad affrontare il problema.

L'Antitrust ha avviato un'indagine su Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre. Il sospetto è che gli operatori di telefonia abbiano coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati dei servizi al dettaglio di telecomunicazione elettronica fissi e mobili, a seguito dell'introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi.

Cosa significa

Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre hanno comunicato "quasi contestualmente" ai propri clienti che, in ottemperanza al suddetto obbligo, la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile e non più di quattro settimane e di voler attuare di conseguenza una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, anziché 13, come stabilito dal Tar qualche settimana fa.

Tale coordinamento tra le compagnie sarebbe finalizzato a preservare l'aumento dei prezzi delle tariffe determinato dalla iniziale modifica della periodicità del rinnovo delle offerte (da mensile a quattro settimane), e a restringere al contempo la possibilità dei clienti-consumatori di beneficiare del corretto confronto concorrenziale tra operatori in sede di esercizio del diritto di recesso.

In altre parole, costrette ad adeguarsi alle tariffe a scadenza mensile anziché a 28 giorni, i big della telefonia italiana avrebbero deciso di fare cartello imponendo ai consumatori aumenti allineati.

Le tappe di una vicenda lunga un anno

La vicenda ha preso il via tra la fine del 2016 e il 2017 quando i principali operatori della telefonia hanno modificato la periodicità nell’invio delle bollette da mensile a settimanale, in pratica hanno deciso di inviare una bolletta ogni 28 giorni. Ciò significa che le mensilità sarebbero diventate 13 e non più 12, comportando un aggravio medio delle tariffe dell’8,6%. 

L’Agcom è intervenuta il 24 marzo 2017 con una delibera nella quale si stabiliva che per la telefonia fissa il criterio della fatturazione doveva essere il mese, mentre per la telefonia mobile la cadenza della fatturazione non poteva essere inferiore a 28 giorni.

Come spiega la stessa Autorità, la fatturazione a 4 settimane realizza un vizio di trasparenza che può essere tollerato nella telefonia mobile (dove il 76% del traffico è prepagato), invece nel fisso il pagamento con addebito diretto su conto corrente bancario con il Rid rende difficoltoso per il consumatore comprendere gli aumenti. Dopo la delibera dell’Agcom di marzo, si legge sul sito Consumatori,  le cose non erano per niente migliorate, anzi si era scatenato l’effetto contagio che aveva coinvolto anche Sky Italia.

Sanzioni per 1,16 milioni di euro

Nel mese di dicembre 2017, l‘Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha deliberato di sanzionare gli operatori TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb per la mancata osservanza della propria delibera in materia di cadenza di rinnovo delle offerte e di fatturazione dei servizi, relativamente alla telefonia fissa e alle offerte convergenti fisso-mobile.

Si tratta di 1,16 milioni di euro per ciascun operatore (il massimo della sanzione prevista). L’Autorità ha nel contempo emanato apposite linee guida per spiegare agli operatori come interpretare correttamente l’obbligo a fare una tariffazione “mensile”, come indicato dall’ultima Legge di Bilancio, ciò significa obbligo a rispettare il mese solare. Insomma, gli operatori non possono seguire una fatturazione a 30 giorni, come intendevano fare.

La sanzione dell’Agcom è giunta dopo l’approvazione della legge che su nostra proposta ha ripristinato la fatturazione su base mensile  per imprese telefoniche, reti televisive e servizi di comunicazioni elettroniche. Le compagnie hanno 120 giorni dall’entrata in vigore della legge per adeguarsi (e cioè fino al 4 aprile 2018).

In caso di violazione della norma si applicherà un indennizzo forfettario pari a 50 euro in favore del consumatore, maggiorato di 1 euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine assegnato dall’Autorità delle Comunicazioni.

L’incognita rimborsi

Secondo SosTariffe.it, gli utenti potrebbero ricevere rimborsi per 19 euro. Ma non è né semplice né scontato. Solo gli operatori che dovessero restare a 28 giorni dopo il 4 aprile, sarebbero tenuti pagare un rimborso agli utenti, indicato dalla legge in 50 euro; ma, osserva Repubblica, “è una ipotesi remota. Tutti intendono adeguarsi”.

Non solo. Anche se gli operatori dovessero perdere al Tar – l’udienza è prevista per il 17 febbraio -, non è detto che saranno poi costretti a pagare un rimborso agli utenti e che – soprattutto – questo sia calcolato secondo i criteri indicati da Agcom (da cui derivano poi le stime di SosTariffe.it). A quanto risulta, infatti, gli operatori contestano anche il modo in cui Agcom ha calcolato i giorni su cui gli utenti hanno diritto al rimborso.

 

Cassa depositi e prestiti (Cdp), l'Istituto nazionale di promozione in Italia, e Talent Garden, la più grande piattaforma in Europa di networking e formazione per l'innovazione digitale, annunciano l'intenzione di costituire una Joint Venture volta a favorire – attraverso un collegamento diretto con la Silicon Valley – innovazione e trasferimento tecnologico per le imprese italiane più dinamiche.

Il progetto – spiega una nota – prevede la realizzazione di un Italian Innovation Hub in California, quale spazio fisico a San Francisco che le aziende possano sfruttare per entrare in contatto con i principali player a livello globale nei vari settori di interesse per il mercato italiano. La joint venture, che sarà gestita operativamente da Cdp e Talent Garden, vuole essere un punto di riferimento del 'Sistema Italia' sul modello di una piattaforma aperta a tutte le istituzioni e i player attivi nella promozione dell'Italia all'estero e operanti nel supporto all'innovazione.

Inoltre, l'Italian Innovation Hub permetterà di canalizzare verso l'Italia iniziative imprenditoriali nate in Silicon Valley che possono trovare nel nostro Paese, grazie alla competitività del nostro sistema produttivo, una porta di ingresso per l'Europa. Il progetto è aperto a università, imprese, istituzioni, e in generale a tutti i soggetti che possano generare valore per il sistema produttivo. L'obiettivo dei prossimi mesi è il coinvolgimento delle realtà interessate che possano esprimere la loro adesione al progetto. L'apertura dell'hub è prevista per la fine dell'anno.

L'iniziativa, spiega ancora la nota, permette a Pmi ma anche grandi aziende di partecipare a programmi di formazione sulle nuove tecnologie allo scopo di cercare nuove competenze e di potersi più agevolmente muovere in un contesto sensibile alle opportunità di investimento, in cui trovare esperienze e tecnologie per accelerare i processi di crescita. E permette a venture capitalist, incubatori e startup italiani di connettersi con il principale centro mondiale dell'innovazione, favorendo tra l'altro il possibile accesso a capitali.

L'iniziatva è poi rivolta alle grandi aziende italiane per avere un ulteriore luogo dove fare scouting di idee e tecnologie e permette infine al sistema formativo italiano di creare un 'ponte' con università e laboratori di ricerca. Il progetto, inoltre, si pone l'obiettivo di promuovere trasversalmente il networking del nostro sistema di imprese per agevolare il cambiamento della cultura aziendale in termini di maggiore e più dinamica propensione all'innovazione, fino alla ormai necessaria trasformazione sostanziale dei modelli di business.

L'intenzione è quella di replicare il progetto anche in altre capitali mondiali dell'innovazione quali, ad esempio, Tel Aviv e Shenzhen.

Nel Frusinate gli operai della Ideal Standard tirano un respiro di sollievo: un accordo firmato ieri al Ministero dello Sviluppo economico tra istituzioni, azienda e sindacati sancisce il passaggio dello stabilimento di Roccasecca alla società Saxa Grestone. La soluzione  consentirà di salvare quasi trecento posti di lavoro nei prossimi ventiquattro mesi, nell’alveo di un piano di riconversione che porterà l’azienda a dedicarsi alla produzione di un nuovo tipo di sanpietrino ecofriendly il cui mercato di sbocco naturale dovrebbe essere soprattutto nel nord Europa.

L’intesa, siglata sotto la diretta supervisione del ministro Carlo Calenda, prevede il trasferimento della proprietà della fabbrica alla società controllata dalla Saxa Gres, realtà imprenditoriale specializzata nella produzione di gres porcellanato e di ceramica. Un investimento di trenta milioni di euro, finanziato da Regione Lazio e Governo, sosterrà economicamente la conversione dell’impianto che ora produce sanitari, per consentire la realizzazione di un nuovo tipo di sanpietrino, “non in pietra ma che è un esempio di economia circolare”, come ha spiegato lo stesso ministro.

Saxa Gres è il più grande produttore di piastrelle fuori dalla zona di Sassuolo, e ha brevettato e presentato nel 2017 un particolare tipo di sanpietrino prodotto utilizzando la cenere di scarto degli inceneritori. L’esito è quindi un prodotto costituito per il 30% di rifiuti urbani, che assomiglia ai famosi cubetti di basalto (la cui materia prima è di origine cinese), ma ne riduce l’impatto ambientale ed è rispettoso dell’ambiente.

In attesa del piano industriale, intanto è stato annunciato che lo stabilimento passerà di proprietà il 22 febbraio, e che successivamente verranno avviate le operazioni di conversione. “Ci hanno assicurato che entro l’anno sarà avviata la nuova produzione – ha spiegato ad Agi Enzo Valente (Ugl) – ed entro ventiquattro mesi tutti gli operai dovrebbero già essere reintegrati”.

I circa trecento operai che rischiavano il posto di lavoro quindi saranno salvati nel nuovo assetto, e anzi “non saranno neppure riassunti, ma passeranno direttamente alla nuova proprietà", come ha spiegato lo stesso ministro. 

Ideal Standard, azienda belga con 17mila dipendenti nel mondo, aveva avviato il 30 novembre la procedura di cessata attività, avvisando gli operai solamente il giorno prima. L’intervento record delle istituzioni, insieme al sollevamento degli operai e dei cittadini del territorio, ha consentito che si trovasse una soluzione in tempo record, con piena soddisfazione dei lavoratori. “Siamo molto contenti – ha spiegato Valente – tanto più che non era mai accaduto che un intero territorio dicesse basta, e così siamo stati ascoltati”. 

Apre due nuovi uffici di corrispondenza, a Roma e Hong Kong, il Washington Post, blasonato quotidiano americano tornato a scintillare sotto la guida del proprietario di Amazon, Jeff Bezos. "Con un crescente numero di lettori d'oltreoceano che leggono il Washington Post, vediamo il potenziale per raggiungere una audience ancora più ampia interessata ad un'informazione internazionale profonda e dalle diverse sfumature", ha dichiarato Martin Baron, editore esecutivo di 'The Post' che nell'ultimo anno ha assunto oltre 100 giornalisti, esteso le operazioni digitali e vinto il Pulitzer con David Fahrenthold per i suoi scoop sulle fondazione del presidente Donald Trump.

'The Post', celebrato nell'ultimo film di Steven Spielberg per la pubblicazione dei 'Pentagon Papers' in sfida alla Casa Bianca, con Trump come convitato di pietra, ha recentemente aperto nuovi uffici anche a Parigi, Istanbul e Bruxelles, arrivando a 27 giornalisti in 19 sedi estere a inizio 2018. Il corrispondente da Roma "accentuerà la nostra copertura dell'Europa in un momento in cui la migrazione, l'estremismo e il nazionalismo stanno ridefinendo la politica della regione", ha spiegato responsabile dell'informazione estera del Washington Post, Douglas Jehl.

Nel 2017 il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dell'1,5%. La variazione annua stimata sui dati trimestrali grezzi è invece pari a +1,4% (nel 2017 vi sono state due giornate lavorative in meno rispetto al 2016). L'Istat sottolinea che i risultati dei conti nazionali annuali per il 2017 saranno diffusi il prossimo primo marzo, mentre quelli trimestrali coerenti con i nuovi dati annuali verranno comunicati il 2 dello stesso mese. 

Nel IV trimestre del 2017 il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% sia negli Stati Uniti sia in Francia e dello 0,5% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,5% negli Stati Uniti, del 2,4% in Francia e dell'1,5% nel Regno Unito.

In Italia in startup si investe, eccome. Altro che dati sul venture italiano, che ci vede versare nelle casse delle startup un centinaio di milioni l'anno, gli investitori italiani privati, piccoli e medi investono in innovazione. E tanto. Ma all'estero. Lo dice all'Agi Paolo Cellini, docente di marketing all'università Luiss di Roma e partner di Innogest, uno dei principali fondi di venture capital italiani.

"Non ci sono purtroppo dati per sostenerlo, ma basta viaggiare e guardare cosa succede in Israele, in Germania, in Francia per capirlo. Lì arrivano ogni anno molti investimenti fatti con soldi italiani, gestiti da persone che sanno su quali fondi investire", ha detto Cellini.

"Posso dire con assoluta certezza che c'è un deflusso di capitale verso l'estero molto rilevante". La tesi di Cellini rompe un pò gli schemi di quello che sentiamo ripetere in Italia: ovvero che le startup non hanno finanziamenti perché l'Italia è un paese con una popolazione ricca, molto ricca, ma poco propensa al rischio. Non ci sono studi però che confermano la sua tesi, ma Cellini è noto per avere una visione piuttosto lucida sulla economia digitale italiana. E con Innogest e il network romano di Pi-Campus è molto attivo all'estero, specie in Israele e Silicon Valley.

Perchè succede questo? "Il motivo è semplice", spiega Cellini: "L'industria italiana non ha scala, non ha ritorni, e come soprattuto non è competitiva. Nessun investitore ha intenzione di rischiare troppo, e quindi vanno dove hanno potenzialità di avere un ritorno industriale". Il problema vero è per Cellini il fatto che nessun investitore italiano ha quella che in gergo startup viene chiamata track record, ovvero dei bilanci che testimonino che i loro investimenti hanno generato utili.

Tradotto, non c'è nessuno di cui ci si possa fidare davvero, per ora, e quindi meglio andare dove qualcosa è stato fatto e qualche garanzia in più c'è. Tutto questo ha un'effetto devastante, spiega Cellini: "L'industria del venture capital in Italia se non è già morta, sta morendo. Oramai siamo anni e anni indietro, non solo rispetto a Francia e Germania, ma anche rispetto a Spagna e Portogallo, che sono partiti dietro di noi e adesso ci hanno superato investendo cifre vicine al miliardo di euro ogni anno". L'Italia, dal 2012 ad oggi, è ferma a 100 milioni. Oggi le startup che in Francia fanno le stesse identiche cose che fanno le italiane, sul settore turismo, cibo, design, moda, raccolgono in media 20 volte più soldi di quelle italiane.

E i soldi servono per assumere gente in gamba, investire in marketing, scalare. In una parola, diventare grandi. "In questo l'Italia ha fallito, difficile intravedere una via d'uscita. Serve un'azione coordinata, bisogna creare un'intera industria che al momento non esiste". 

"È stato un anno difficile". Così Mark Zuckerberg aveva commentato i risultati del 2017, nonostante profitti e utili record. E visto come è iniziato il 2018, i prossimi mesi lo saranno ancora di più. L'immagine che più rende l'idea è quella con cui l'edizione americana di Wired ha deciso di aprire il numero di marzo: Zuckerberg indossa la sua solita maglietta grigia, ma ha il viso tumefatto, un cerotto accanto all'occhio destro, il labbro ferito.

Sua maestà è sceso dal trono per salire su un ring. I primi colpi sono arrivati con le elezioni americane e l'accusa di aver inciso sul voto diffondendo notizie false. Facebook ha prima negato, poi ammesso. E ha infine deciso di impegnarsi per limitare la circolazione delle bufale. Le soluzioni, però, non sono arrivate. Il tasto che segnala i post come "discutibili" non sembra sortire gli effetti sperati.

Dallo scontro coi media al caso Unilever

E così Zuckerberg, incapace di indicare una soluzione tecnologica che distingua ciò che è attendibile da quello che non lo è, ha deciso di penalizzare chiunque: il nuovo algoritmo favorisce le persone e dà meno evidenza ad aziende ed editori (anche per costringerli a pagare in cambio di visibilità). L'industria dei media ha protestato.

Qualcuno, come il Folha de Sao Paulo, il principale quotidiano brasiliano, ha detto addio: non pubblicherà sul social network perché il nuovo algoritmo finirebbe con il favorire le bufale. Molti editori però continueranno a bere dalla fonte Facebook. Ma cosa succederebbe se a ritirarsi fosse chi quella fonte la alimenta? Unilever ha minacciato di azzerare i propri investimenti pubblicitari: "Non investiremo in piattaforme o ambienti che non proteggono i nostri figli o creano divisioni nella società e alimentano la rabbia o l'odio", ha detto il responsabile del marketing di gruppo Keith Weed.

Unilever è un gruppo che detiene decine di marchi e, soprattutto, è un grande inserzionista, il secondo al mondo dietro Procter & Gamble: nel 2017 ha speso più di 7 miliardi di dollari in pubblicità, per un terzo andati alla promozione online. "Fake news, razzismo, sessismo, terroristi che diffondono messaggi di odio, contenuti dannosi destinati ai bambini: una parte di Internet è a chilometri di distanza da dove l'avevamo immaginata", ha continuato Weed.

Il gruppo ha chiesto collaborazione nel settore "per migliorare la trasparenza e ripristinare la fiducia dei consumatori in un'era di notizie false e contenuti dannosi online". Le dichiarazioni di Unilever hanno avuto ben più impatto rispetto alle proteste degli editori. Adam Mosseri, il responsabile del NewsFeed di Facebook, intervenuto durante la conferenza Code Media, ha avuto una reazione ambivalente. Ha affermato che un messaggio così diretto di un gruppo così importante "è una grande cosa", in linea con gli obiettivi della piattaforma.

Campbell Brown, capo delle News Partnership, ha aggiunto però che "se qualcuno sente che Facebook non è la piattaforma giusta, non dovrebbe essere su Facebook". L'ultimo cazzotto sul viso di Zuckerberg è arrivato da un tribunale tedesco. E complica ulteriormente il quadro, perchè la sentenza va nella direzione opposta rispetto alla maggiore trasparenza invocata da Unilever e dallo stesso social network: i giudici hanno dato ragione alla Federazione delle organizzazioni di consumatori tedeschi (Vzbv), che si era appellata contro il divieto di usare pseudonimi su Facebook.

Un divieto che contrasterebbe con la volontà degli utenti di proteggere la propria privacy. Durante la registrazione, ha affermato la Vzbv, il social network nasconde infatti "impostazioni contrarie alla riservatezza e non fornisce sufficienti informazioni". 

È partito l'iter per l'Ape volontaria, l'anticipo finanziario a garanzia pensionistica: da ieri è possibile compilare la domanda di certificazione e fare una simulazione di calcolo sul sito dell'Inps. I passi successivi che costituiscono la vera domanda di Ape comprendono la domanda di finanziamento, la proposta di assicurazione, l'istanza di accesso al fondo di garanzia, la domanda di pensione di vecchiaia.

  • BENEFICIARI

I beneficiari sono lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico; artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri; iscritti ai fondi sostitutivi Ago; iscritti alla gestione separata

  • REQUISITI

Almeno 63 anni, che consenta la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi e non prima di 6 mesi; almeno 20 anni di contributi nella stessa gestione; soglia minima di pensione (al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto) superiore o uguale a 1,4 il trattamento minimo Ago, che per il 2017 è pari a 702,64 euro

  • VINCOLI

L'eventuale posizione debitoria per prestiti ancora aperti non deve superare il 30% della prestazione pensionistica futura. Chi presenta domanda dovrà fare un'autocertificazione e successivamente la banca compirà un'istruttoria e valuterà la condizione debitoria

  • COMPATIBILITÀ E INCOMPATIBILITÀ

Sono compatibili con l'Ape volontaria lo svolgimento di attività lavorativa e la titolarità di Ape sociale. Sono invece incompatibili la titolarità di pensione diretta e la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia.

  • TEMPI

Entro 60 giorni dalla ricezione della domanda di certificazione, l'Inps certifica la maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi, la prima e l'ultima data utile per la presentazione della domanda e comunica la durata massima dell'Ape e l'importo minimo e massimo della quota mensile ottenibile. L'Ape decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda

  • IMPORTI

L'importo minimo di Ape ottenibile è 150 euro. L'importo massimo è del 75% dell'importo pensionistico se la durata dell'Ape è superiore a 36 mesi; 80% se la durata è superiore a 24 mesi e inferiore a 36; 85% se la durata è tra i 12 e i 24 mesi; 90% se la durata è inferiore a 12 mesi. L'erogazione è in quote mensili di pari importo per 12 mensilità (no tredicesima). L'Ape è esente da tasse. 

  • RETROATTIVITÀ

Coloro che hanno maturato il diritto all'Ape tra la data in vigore della norma e quella di entrata in vigore del Dpcm e che non hanno maturato il diritto alla pensione, possono richiedere i ratei arretrati nella domanda di Ape (la platea di riferimento include chio pè nato prima del 18/5/1954). Nella prima mensilità saranno versati gli arretrati

  • FINANZIAMENTO SUPPLEMENTARE

Il finanziamento supplementare è rivolto a chi matura il diritto alla pensione di vecchiaia a decorrere dall'1/1/2021, che può essere impattato dagli adeguamenti della speranza di vita, e a coloro che sono nati dal 171/1954 al 31/7/1956 – nel caso in cui si allungano le speranze di vita viene erogata l'Ape fino alla data di maturazione del diritto alla pensione

  • ESTINZIONE ANTICIPATA

È possibile richiedere un'estinzione parziale o totale del finanziamento, sia durante la fase di erogazione APE, sia durante la fase di recupero del finanziamento. Nel caso di estinzione parziale, l'Istituto finanziatore ridetermina la rata di ammortamento da decurtare sulla pensione. Nel caso di estinzione totale, la domanda di pensione di vecchiaia diviene priva di effetti

  • CASO MORTE E TERMINE PAGAMENTO

In caso di morte l'assicurazione ripaga il debito residuo e l'eventuale reversibilità viene corrisposta senza decurtazioni; non ci sono garanzie reali sul prestito. Dopo 20 anni dal pensionamento, chi ha richiesto l'Ape ha completato la restituzione delle rate di ammortamento alla banca finanziatrice e la pensione torna al suo livello "normale".

  • IL SIMULATORE

Il simulatore Ape consente di calcolare in via indicativa l'importo dell'anticipo finanziario a garanzia pensionistica e la rata di rimborso, mediante l'inserimento di una serie di informazioni, a partire da data di nascita, sesso e gestione di appartenenza, importo della pensione lorda mensile; quindi il comune di residenza e le eventuali rate mensili di assegni divorzi e mantenimento ed eventuale rata di debito erariale. è possibile richiedere il finanziamento supplementare in vista dell'adeguamento delle speranze di vita.

Una volta inseriti tutti i dati, si ha un risultato a normativa vigente e con le attuali aspettative di vita (con l'importo mensile, il numero di quote, la rata di rimborso mensile lorda, il credito d'imposta e la rata mensile netta che verrà sottratta alla pensione futura) e un risultato con gli adeguamenti alle speranze di vita (con o senza finanziamento supplementare). Così, ipotizzando un uomo nato a luglio 1955, residente a Milano, con una pensione lorda di 2.000 euro (senza debiti erariali e assegni mantenimento e senza finanziamento supplementare), l'importo mensile dell'Ape sarà di 656,60 euro, la rata di rimborso di 220,35, il credito d'imposta di 50 euro e la rata di rimborso mensile netta che verrà sottratta alla pensione futura di 170,27. Consultabile poi il Piano di finanziamento e di ammortamento. La prima rata contiene la prima rata Ape e i ratei arretrati maturati dalla data di decorrenza; il premio della polizza versato alla compagnia assicurativa; la commissione di accesso al fondo di garanzia. L'importo delle rate successive è invece costante. Una volta ottenuta la certificazione, si potrà fare una simulazione circostanziata.

  • LA PLATEA DI RIFERIMENTO

Quest'anno la platea di lavoratori che potranno accedere all'Ape volontaria è pari a 300 mila persone. Lo ha riferito il presidente dell'Inps, Tito Boeri, nel corso della presentazione del simulatore dalle 14 online sul sito dell'Inps. Boeri ha precisato che dall'anno prossimo i lavoratori che acquisiranno il diritto all'Ape volontaria saranno 115 mila. Le regole alla base dell'Ape volontaria non sono state "immediatamente intellegibili" e negli ultimi tempi "sono circolati numeri e costi" su cui è necessario fare chiarezza: per questo l'Inps ha predisposto un simulatore dell'anticipo finanziario a garanzia pensionistica che è on line sul sito dell'Inps, consultabile anche da cellulare.

  • TEMPI PER LE DOMANDE

Da oggi si possono presentare le domande di certificazione del diritto all'Ape; gli interessati potranno esercitare il diritto retroattivo fino al 18 aprile. Nello spiegare i requisiti e le compatibilità, il presidente dell'Inps ha tenuto a far notare che si può ricevere il prestito anche continuando a svolgere attività lavorativa. 

Alle sei del mattino del 18 settembre 2017 un volume dei Promessi sposi ha rotto il silenzio del centro di distribuzione di Amazon appena inaugurato a Passo Corese, nel Reatino. Arrivava da una casa editrice per finire sui carrelli del primo centro semi robotizzato di Amazon in Italia. Il volume ha fatto ronzare per la prima volta il nastro trasportatore dei pacchi, percorrendo una parte dei 14 chilometri di carrelli che disegnano gli spazi del centro. Ha incontrato le prime mani di un operatore e attivato il primo robot muovendosi secondo i disegni dell'intelligenza artificiale per i 65 mila metri quadrati del centro. Un'area pari a dodici campi di calcio. Fino ai primi anni del duemila su questa collina del Reatino non c'erano che stalle e uliveti. Alcune centinaia di ulivi sono rimasti, li ha voluti Amazon: 250 alberi da olive della qualità di Fara Sabina.

È in questo centro di distribuzione che Amazon sta sperimentando in Italia il delicato abbraccio fra robot e uomo. Anzi, per usare le parole del manager responsabile del centro, Tareq Rajjal, fra robot e 'umani'. "Questo di Passo Corese è un centro di distribuzione di assoluta avanguardia", spiega all'Agi Rajjal, nato in Giordania ma formatosi a Torino. "Qui è tutto pensato affinché siano massimi l'efficienza e la precisione ma anche il comfort dei nostri dipendenti".

Si capisce subito che Passo Corese per Amazon è un posto speciale. Per capirne il motivo bisogna sapere cosa fanno i centri di Amazon. Tre cose: ricevono le merci, le organizzano in un magazzino, le richiamano quando c'è un acquirente da qualche parte del mondo. L'organizzazione del magazzino è ciò che rende Passo Corese un'eccezione, di cui qui vanno molto fieri. Se la fase di ricezione e uscita delle merci rispecchia logiche sostanzialmente collaudate, con un lavoro essenzialmente svolto dall'uomo, la grande novità è l'introduzione dei robot e dell'intelligenza artificiale nel sistema di deposito e organizzazione delle merci.

Il lavoro dei robot nella sede di Passo Corese

"Qui non ci sono i runner", spiega Rajjal, ovvero gli impiegati che percorrono in lungo e in largo il magazzino per chilometri cercando un prodotto da consegnare. "Questo processo è svolto interamente da robot". Per robot intende piccole macchine arancioni poco più grandi di un metro quadrato, dal peso di 142 chili l'una e capaci di trasportare pile di oggetti che pesano tre volte tanto.

Tutto è organizzato da quello che il manager continua a chiamare "Il sistema". "I computer distribuiscono gli oggetti nelle pile per un massimo di 350 chili, da soli – dice all'Agi il responsabile del centro di Passo Corese – stabiliscono come organizzare il peso e come è meglio posizionato il baricentro". Queste macchine si inseriscono sotto le pile gialle e le sollevano. Quante ne sono impiegate qui è un segreto, come segreto è tutto ciò che riguarda quantità di merci smistate e consegnate. Ma di robot se ne vedono a decine mentre percorrono il magazzino tracciando rette, come cardi e decumani immaginari disegnati dall'occhio invisibile dell'intelligenza artificiale.

Sono circa 100 mila i robot impiegati globalmente da Amazon, in 25 centri d'avanguardia dislocati in tutto il mondo. Nelle pile gli oggetti sono sistemati senza un ordine preciso che non sia quello del peso e della forma. Ogni oggetto ha un codice, e con questo codice il sistema lo riconosce e organizza il magazzina. I robot mettono la forza, e la loro intelligenza organizzativa, mentre gli 'umani' controllano gli oggetti, in entrata e in uscita.

A Passo Corese lavorano 400 persone a tempo indeterminato, più un numero imprecisato e assai variabile di lavoratori interinali e part time. Vengono chiamati nei periodi di maggior traffico di merci. "Generalmente luglio quando Amazon fa i suoi sconti, settembre quando sta per cominciare la scuola e dicembre in occasione delle festività del Natale", spiega Rajjal. "Il nostro, dopotutto, è un business stagionale". Ma l'azienda conta di assumere altre 800 persone entro il 2020, portando il numero complessivo a 1.200 dipendenti. Il 95% di chi lavora qui abita a 40 km dal centro, l'età media è 35 anni, circa metà sono donne, pochissimi gli stranieri.

"È vero, Amazon da sempre punta sull'innovazione e sull'efficenza", continua il manager, "e questo avviene anche grazie ai robot. Ma per noi gli umani sono insostituibili e so che lo resteranno per molto tempo ancora. L'uomo è l'unico in grado di individuare difetti e problemi. Ci sono molte cose che i robot non sono in grado di fare". Mentre parla, dietro di lui un oggetto cade da una pila robotizzata. Una piccola custodia rossa, impossibile capire cosa possa contenere. Il robot si ferma e poi, a ruota, si fermano tutti quelli intorno a lui. Un piccolo cancello si apre e nell'area degli automi entra un uomo. è un 'amnesty processor', professionisti che mettono a posto qualcosa che le macchine hanno fatto male. "Ah, dimenticavo", tiene a sottolineare Rajjal, "anche recuperare oggetti è un lavoro impossibile per loro".

Come sceglie Amazon un posto in cui investire, e creare un centro di distribuzione

Gli uomini servono, per ora, e la loro disponibilità come forza lavoro è uno dei tre parametri che porta Amazon a investire in un luogo. Gli altri sono la logistica (a Passo Corese sono state create strade che collegano il centro alla E45) e ovviamente la necessità di raggiungere prima i clienti dove il mercato richiede sempre più prodotti. In questo caso il centro e il sud, che coprono circa il 90% delle zone raggiunte da questo centro. Il resto va al Nord Italia, in Francia e in Spagna, "ma anche in tutti i Paesi dove è forte la comunità di italiani emigrati, come gli Usa o l'Argentina. Vogliono soprattutto libri e musica", spiega Rajjal, che precisa: "Noi non scegliamo dove andare in base a sgravi fiscali o incentivi dello Stato che ci ospita. Ogni nostra scelta è presa in modo assolutamente autonomo"-

Ma la vicinanza ai territori da raggiungere non è la priorità della multinazionale Amazon, che pensa come rete globale. "Noi ragioniamo come network. Quando un cliente vuole un prodotto X nell'area Y, il sistema si chiede: qual è il modo più veloce ed efficiente per soddisfarlo? Non conta da dove parte il pacco, conta che il suo percorso sia efficiente", continua il manager. "Il 90% della merce che passa da qui comunque si muove su gomma, il resto in aereo via Fiumicino". Non è un caso che questo centro si chiami FCO-1, mutuando il nome dalla sigla dell'aeroporto romano. è così in tutto il mondo, come a Piacenza dove il centro si chiama MXP per via della vicinanza a Malpensa. I centri di distribuzione Amazon prendono il nome degli aeroporti, i luoghi da dove partono i mezzi per eccellenza della globalizzazione.

Chi sono i dipendenti, e l'idea dei 'braccialetti'

Un operaio sa bene che qui lavora alle stesse condizioni di qualsiasi altro dipendente Amazon nel mondo. Lo sa Gianmarco, 22 anni. Lavora qui da ottobre, prima era disoccupato: "All'inizio qui avevo un full time, adesso un part time. Certo, avere lo stipendio completo a fine mese è meglio, sai com'è, anche perché ci metto un'ora tutti i giorni per arrivare qui da Tivoli. Il lavoro mi piace, ma coi turni non è facile e a volte quando torno la sera a casa crollo subito e non ho la forza di fare altro".

I turni qui sono di 7 ore e mezzo, 24 ore al giorno: cominciano alle sei del mattino, per concludere il ciclo di tre turni alla stessa ora del giorno successivo. Antonino, 54 anni di Rieti, ai turni invece è abituato. Ha lavorato una vita nella logistica, prima di perdere il lavoro ed essere assunto da qualche mese da Amazon: "Qui è un altro livello, per tecnologia impiegata e qualità del lavoro, non ho mai lavorato così bene".

E sull'ipotesi di introdurre il braccialetto elettronico per guidare le mani degli operai, che tante polemiche ha suscitato in Italia? "Non mi spaventa più di tanto, ma per ora se ne sa pochissimo. No, tra di noi ne abbiamo parlato appena, ma nessuno sembra essere davvero preoccupato", assicura Antonino. Il capo giordano di Passo Corese bolla la questione del braccialetto come un'inspiegabile fake news: "Non capiamo da dove sia uscita questa notizia, che è assolutamente falsa. è un brevetto, ma al momento nemmeno noi ne sappiamo nulla. E comunque, per quanto ne so io, quel braccialetto esiste già ed è già impiegato da molte aziende", aggiunge Rajjal senza però specificare quali. Tra i dipendenti con cui abbiamo potuto parlare, pochi, cuciti commenti sull'argomento.

In quest'area, dove la delocalizzazione delle aziende negli ultimi 20 anni ha colpito duro creando grosse sacche di disoccupazione, il lavoro è un bene raro e da tenersi stretto. Nella sala mensa campeggia grande una scritta: "Work hard, have fun, make history" ("Lavora sodo, divertiti, fà la storia"). La sensazione è che in questo capannone – tra nastri, carrelli, scanner e braccia che impacchettano oggetti lasciando che sia "il sistema" a scegliere quale sia il pacco migliore tra i venti a disposizione per farlo – la storia, in qualche modo, si stia già facendo davvero. 

@arcangelorociola
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