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Economia

(AGI) – Roma, 15 lug. – Si ferma dopo due anni la crescita dell’incidenza della poverta’ assoluta in Italia. A certificarlo e’ l’Istat secondo cui tuttavia restano oltre 4 milioni, per la precisione 4 milioni e 102 mila individui pari al 6,8% dell’intera popolazione, gli italiani costretti a spendere meno del necessario per uno standard di vita minimo. Si tratta di 1 milione 470 mila famiglie, il 5,7% del totale. “Si’ e’ una buona notizia ma c’e’ ancora molto da fare”, commenta il presidente del Consiglio, Matteo Renzi da Nairobi, ma, aggiunge, “non saro’ mai soddisfatto dei dati economici finche’ non torneremo ad avere veramente dei grandi dati di crescita”. In particolare, tra le persone coinvolte, 1 milione 866 mila risiedono nel Mezzogiorno (l’incidenza e’ del 9%), 2 milioni 44 mila sono donne (6,6%), 1 milione 45 mila sono minori (10%), 857 mila hanno un’eta’ compresa tra 18 e 34 anni (8,1%) e 590 mila sono anziani (4,5%).

 

 

Segnali di miglioramento si osservano tra le famiglie con persona di riferimento di eta’ tra i 45 e i 54 anni (dal 7,4% al 6%), tra le coppie con due figli (dall’8,6% al 5,9%, che si lega a quello delle famiglie di 4 componenti, dall’8,6% al 6,7%) e tra le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 23,7% al 16,2%) che, rispetto al 2013, piu’ spesso vivono in famiglie con al proprio interno occupati o ritirati dal lavoro. L’incidenza di poverta’ assoluta e’ in lieve calo anche nei piccoli comuni (dal 7,2% al 5,9%), soprattutto in quelli del Sud (dal 12,1% al 9,2%), e tra le famiglie composte da soli italiani (dal 5,1% al 4,3%). Livelli elevati di poverta’ assoluta si osservano invece per le famiglie con cinque o piu’ componenti (16,4%), soprattutto se coppie con tre o piu’ figli (16%) e famiglie di altra tipologia, con membri aggregati (11,5%). L’incidenza sale al 18,6% se in famiglia ci sono almeno tre figli minori e scende nelle famiglie di e con anziani (4% tra le famiglie con almeno due anziani). L’incidenza di poverta’ assoluta, inoltre, diminuisce all’aumentare dell’eta’ della persona di riferimento (i valori minimi, intorno al 4,6%, si registrano tra le famiglie con a capo un ultra cinquantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se la persona di riferimento e’ almeno diplomata l’incidenza e’ quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare). Piu’ ampi i numeri della poverta’ relativa. Nel 2014, sono 2 milioni 654 mila le famiglie in tale condizione (il 10,3% di quelle residenti), per un totale di 7 milioni 815 mila individui (il 12,9% della popolazione), di cui 3 milioni 879 mila sono donne (l’incidenza e’ del 12,5%), 1 milione e 986 minori (19%) e 1 milione 281 mila anziani (9,8%). Anche la poverta’ relativa e’ stabile rispetto al 2013 (era al 10,4%). (AGI) .

(AGI) – Atene, 15 lug. – Poco piu’ di 5mila persone hanno manifestato questa mattina nel centro di Atene per contestare il piano di riforme concordato dal premier greco, Alexis Tsipras, con l’Eurogruppo. Nel giorno del voto del Parlamento sul primo piano di riforme urgenti che deve essere approvato entro la mezzanotte, la Grecia si e’ fermata con il primo sciopero nazionale dei dipendenti statali dell’era Tsipras e con lo sciopero parziale della metropolitana di Atene. Annunaciata anche una serrata delle farmacie contrarie alle ventilate liberalizzazioni. Su Piazza Syntagma sono schierati agenti in tenuta antisommossa per proteggere il Parlamento, dove e’ in corso il dibattito sul piano di riforme. Il via libera al piano concordato all’Eurogruppo conclusosi lunedi’ mattina e’ necessario per far partire il negoziato per il terzo piano di aiuti chiesto da Atene al fondo Esm.

ll Consiglio dei ministri Ue dell’Economia (Ecofin) potra’ dare il suo via libera al prestito ponte da 7 miliardi utilizzando il meccanismo Efsm subito dopo che il parlamento greco, entro la scadenza di stasera, avra’ approvato il primo pacchetto di riforme come stabilito dai leader dell’Eurozona lunedi’ scorso. Lo ha confermato il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis.

Crisi Grecia: tutte le notizie nell’Archivio – Agi

Intanto il governo Tsipras perde pezzi,  il vice ministro delle Finanze greco Nadia Valavani ha presentato le sue dimissioni dal Governo. “Non votero’ per questo provvedimento e dunque non posso rimanere nel Governo”, ha detto Valavani che ha consegnato ad Alexis Tsipras la sua lettera di dimissioni.

Sul fronte europeo il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker sottolinea che la Grecia “ha gia’ ricevuto piu’ finanziamenti internazionali di quanti ne ha avuti tutta l’Europa dal piano Marshall dopo la Seconda guerra mondiale”. “Dopo il vertice Euro di lunedi’, la Commissione vuole contribuire ulteriormente per aiutare la Grecia a ripartire e dare alle riforme proposte la migliore opportunita’ di avere successo: questi 35 miliardi possono aiutare la Grecia a diventare un luogo che attrae investimenti e dare speranze specialmente alle giovani generazioni”. (AGI)

(AGI) – Roma, 15 lug. – Si ferma dopo due anni la crescita dell’incidenza della poverta’ assoluta in Italia. A certificarlo e’ l’Istat secondo cui tuttavia restano oltre 4 milioni, per la precisione 4 milioni e 102 mila individui pari al 6,8% dell’intera popolazione, gli italiani costretti a spendere meno del necessario per uno standard di vita minimo. Si tratta di 1 milione 470 mila famiglie, il 5,7% del totale. “Si’ e’ una buona notizia ma c’e’ ancora molto da fare”, commenta il presidente del Consiglio, Matteo Renzi da Nairobi, ma, aggiunge, “non saro’ mai soddisfatto dei dati economici finche’ non torneremo ad avere veramente dei grandi dati di crescita”. In particolare, tra le persone coinvolte, 1 milione 866 mila risiedono nel Mezzogiorno (l’incidenza e’ del 9%), 2 milioni 44 mila sono donne (6,6%), 1 milione 45 mila sono minori (10%), 857 mila hanno un’eta’ compresa tra 18 e 34 anni (8,1%) e 590 mila sono anziani (4,5%). Segnali di miglioramento si osservano tra le famiglie con persona di riferimento di eta’ tra i 45 e i 54 anni (dal 7,4% al 6%), tra le coppie con due figli (dall’8,6% al 5,9%, che si lega a quello delle famiglie di 4 componenti, dall’8,6% al 6,7%) e tra le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 23,7% al 16,2%) che, rispetto al 2013, piu’ spesso vivono in famiglie con al proprio interno occupati o ritirati dal lavoro. L’incidenza di poverta’ assoluta e’ in lieve calo anche nei piccoli comuni (dal 7,2% al 5,9%), soprattutto in quelli del Sud (dal 12,1% al 9,2%), e tra le famiglie composte da soli italiani (dal 5,1% al 4,3%). Livelli elevati di poverta’ assoluta si osservano invece per le famiglie con cinque o piu’ componenti (16,4%), soprattutto se coppie con tre o piu’ figli (16%) e famiglie di altra tipologia, con membri aggregati (11,5%). L’incidenza sale al 18,6% se in famiglia ci sono almeno tre figli minori e scende nelle famiglie di e con anziani (4% tra le famiglie con almeno due anziani). L’incidenza di poverta’ assoluta, inoltre, diminuisce all’aumentare dell’eta’ della persona di riferimento (i valori minimi, intorno al 4,6%, si registrano tra le famiglie con a capo un ultra cinquantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se la persona di riferimento e’ almeno diplomata l’incidenza e’ quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare). Piu’ ampi i numeri della poverta’ relativa. Nel 2014, sono 2 milioni 654 mila le famiglie in tale condizione (il 10,3% di quelle residenti), per un totale di 7 milioni 815 mila individui (il 12,9% della popolazione), di cui 3 milioni 879 mila sono donne (l’incidenza e’ del 12,5%), 1 milione e 986 minori (19%) e 1 milione 281 mila anziani (9,8%). Anche la poverta’ relativa e’ stabile rispetto al 2013 (era al 10,4%). (AGI) .

(AGI) – Atene, 15 lug. – Le banche greche resteranno chiuse anche domani. Lo ha annunciato il ministro dell’Economia George Stathakis prima del voto parlamentare sulle misure chieste dai creditori in cambio del terzo programma di austerita’. Il ministro ha spiegato che le banche non apriranno finche la Bce non ripristinera’ il finanziamento di assistenza d’emergenza alle banche elleniche. (AGI)

(AGI) – Roma, 15 lug. – Nel 2014, 1 milione 470 mila famiglie (il 5,7% delle famiglie residenti) risultano in condizione di poverta’ assoluta in Italia, per un totale di 4 milioni e 102 mila individui (6,8% dell’intera popolazione). Tra le persone coinvolte, 1 milione 866 mila risiedono nel Mezzogiorno (l’incidenza e’ del 9%), 2 milioni 44 mila sono donne (6,6%), 1 milione 45 mila sono minori (10%), 857 mila hanno un’eta’ compresa tra 18 e 34 anni (8,1%) e 590 mila sono anziani (4,5%). Dopo due anni di crescita, tuttavia, nel 2014 l’incidenza di poverta’ assoluta e’ rimasta stabile; se infatti si tiene conto dell’errore campionario (3,8%), tale incidenza e’ compresa tra il 5,3% e il 6,1%, con una probabilita’ del 95%. E’ stabile al 19,1% anche l’intensita’ della poverta’ che, in termini percentuali, indica quanto la spesa mensile delle famiglie povere e’ mediamente al di sotto della linea di poverta’, ovvero “quanto poveri sono i poveri”. Segnali di miglioramento si osservano poi tra le famiglie con persona di riferimento di eta’ tra i 45 e i 54 anni (dal 7,4% al 6%), tra le coppie con due figli (dall’8,6% al 5,9%, che si lega a quello delle famiglie di 4 componenti, dall’8,6% al 6,7%) e tra le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 23,7% al 16,2%) che, rispetto al 2013, piu’ spesso vivono in famiglie con al proprio interno occupati o ritirati dal lavoro. L’incidenza di poverta’ assoluta e’ in lieve diminuzione anche nei piccoli comuni (dal 7,2% al 5,9%), soprattutto in quelli del Mezzogiorno (dal 12,1% al 9,2%), e tra le famiglie composte da soli italiani (dal 5,1% al 4,3%). Livelli elevati di poverta’ assoluta si osservano per le famiglie con cinque o piu’ componenti (16,4%), soprattutto se coppie con tre o piu’ figli (16%) e famiglie di altra tipologia, con membri aggregati (11,5%). L’incidenza sale al 18,6% se in famiglia ci sono almeno tre figli minori e scende nelle famiglie di e con anziani (4% tra le famiglie con almeno due anziani). L’incidenza di poverta’ assoluta diminuisce all’aumentare dell’eta’ della persona di riferimento (i valori minimi, intorno al 4,6%, si registrano tra le famiglie con a capo un ultra cinquantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se la persona di riferimento e’ almeno diplomata l’incidenza e’ quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare). La poverta’ assoluta colpisce in misura marginale le famiglie con a capo imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (l’incidenza e’ inferiore al 2%), si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di ritirati dal lavoro (4,4%), sale al 9,7% tra le famiglie di operai per raggiungere il valore massimo tra quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (16,2%). Se la poverta’ assoluta nei piccoli comuni del Mezzogiorno e’ quasi doppia rispetto a quella rilevata nelle aree metropolitane (9,2% contro 5,8%), al Nord l’incidenza piu’ elevata si registra proprio nelle aree metropolitane (7,4% contro 3,9%); si profilano quindi due diverse dimensioni del disagio: quella rurale del meridione e quella metropolitana delle regioni settentrionali. Infine, la poverta’ assoluta e’ decisamente elevata tra le famiglie con stranieri (12,9% per le famiglie miste, 23,4% per quelle con tutti componenti stranieri) e sostanzialmente stabile nel confronto temporale, a differenza del leggero miglioramento riscontrato per le famiglie di soli italiani (l’incidenza passa dal 5,1 al 4,3%). Nel 2014, sono 2 milioni 654 mila le famiglie in condizione di poverta’ relativa (il 10,3% di quelle residenti), per un totale di 7 milioni 815 mila individui (il 12,9% dell’intera popolazione), di cui 3 milioni 879 mila sono donne (l’incidenza e’ del 12,5%), 1 milione e 986 sono minori (19%) e 1 milione 281 mila anziani (9,8%). La poverta’ relativa risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2013 (era al 10,4%. La poverta’ relativa risulta stabile in tutte le ripartizioni geografiche: si attesta al 4,9% al Nord (4,6% nel 2013), al 6,3% al Centro (6,6% nel 2013) e al 21,1% nel Mezzogiorno (21,4%). Anche rispetto ai gruppi di popolazione non si osservano dinamiche particolarmente accentuate. Migliora la condizione delle famiglie di anziani al Centro (con persona di riferimento ultra sessantaquattrenne, dal 5,9% al 4,1%, o con al massimo la licenza elementare, dall’11,1% al 7,5%) e quella delle famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 32,3% al 23,9%), soprattutto nel Mezzogiorno (dal 49,3% al 29,5%), miglioramento quest’ultimo legato, analogamente a quanto evidenziato per la poverta’ assoluta, all’aumento di coloro che vivono con un occupato o un ritirato dal lavoro. Nel Mezzogiorno migliora anche la condizione delle famiglie residenti nei piccoli centri (dal 25,8% al 23,7%), a fronte di un peggioramento di quelle che vivono nei grandi comuni (dal 16,3% al 19,8%). Lievi segnali di peggioramento si registrano per le famiglie con figli minori, in particolare con due figli (dal 15,6% sale al 18,5%), soprattutto nel Centro (dall’8,1% al 13,6%). Tali segnali si associano al peggioramento della condizione delle coppie con persona di riferimento con meno di 65 anni (dal 4,9% al 6,5%), a quello delle famiglie con a capo una persona almeno diplomata (dal 5% al 6,2%, nel Mezzogiorno dall’11% al 13,2%) e a quello delle coppie con un figlio (nel Nord dal 3,5% al 5,4%). L’intensita’ della poverta’, nel 2014, e’ risultata pari al 22,1% e corrisponde a una spesa media equivalente delle famiglie povere pari a 811,31 euro mensili; nel 2013 era di 801,10 euro mensili (si veda la voce “Spesa equivalente” nel glossario). Nel Mezzogiorno, alla piu’ ampia diffusione della poverta’ si associa la maggiore gravita’ del fenomeno: la spesa media mensile equivalente delle famiglie povere e’ pari a 804,23 euro, valore piu’ elevato dei 783,17 euro rilevati nel 2013 (l’intensita’ e’ passata dal 24,1% al 22,8%). Nel Nord e nel Centro, dove la spesa media mensile equivalente delle famiglie povere e’ piu’ elevata (818,28 e 835,71 euro rispettivamente), l’intensita’ risulta in leggero aumento al Nord (dal 18,3% al 21,5%) e pressoche’ stabile al Centro (al 19,8%). Nel dettaglio territoriale, il Trentino Alto Adige (3,8%), la Lombardia (4%) e l’Emilia-Romagna (4,2%) presentano i valori piu’ bassi dell’incidenza di poverta’. Ad eccezione dell’Abruzzo (12,7%), dove il valore dell’incidenza non e’ statisticamente diverso dalla media nazionale, in tutte le regioni del Mezzogiorno la poverta’ e’ piu’ diffusa rispetto al resto del Paese. Le situazioni piu’ gravi si osservano tra le famiglie residenti in Calabria (26,9%), Basilicata (25,5%) e Sicilia (25,2%), dove oltre un quarto delle famiglie e’ relativamente povero. Il 28% delle famiglie con cinque o piu’ componenti risulta in condizione di poverta’ relativa, l’incidenza raggiunge il 36,8% fra quelle che risiedono nel Mezzogiorno. Si tratta per lo piu’ di coppie con tre o piu’ figli e di famiglie con membri aggregati, tipologie familiari tra le quali l’incidenza di poverta’ a livello nazionale e’ pari, rispettivamente, al 27,7% e al 19,2% (35,5% e 31% nel Mezzogiorno). Il disagio economico si fa piu’ diffuso se all’interno della famiglia sono presenti figli minori: l’incidenza di poverta’, pari al 14,0% tra le coppie con due figli e al 27,7% tra quelle che ne hanno almeno tre, sale, rispettivamente, al 18,5% e al 31,2% se i figli hanno meno di 18 anni. Il fenomeno, ancora una volta, e’ particolarmente evidente nel Mezzogiorno, dove e’ povero oltre il 40% delle famiglie con tre o piu’ figli minori. L’incidenza della poverta’ relativa e’ superiore alla media nazionale anche tra le famiglie di monogenitori (12,8%), soprattutto nel Mezzogiorno (dove e’ povera una famiglia su quattro), mentre risulta meno diffusa tra i single (4,4%) e le coppie senza figli di eta’ inferiore ai 65 anni (6,5%, in leggero peggioramento). Anche tra le famiglie di e con anziani i valori sono inferiori alla media nazionale, soprattutto se si tratta di persone sole (7,4%) o in coppia senza figli (9,1%). Solo le famiglie con a capo una persona tra i 55 e i 64 anni mostrano un’incidenza (8%) inferiore a quella delle famiglie con persona di riferimento anziana (9,3%); tra quelle piu’ giovani, infatti, l’incidenza della poverta’ diminuisce all’aumentare dell’eta’: dal 14,3% delle famiglie con persona di riferimento under35 all’8% di quelle con capo una persona tra i 55 e i 64 anni. Se il livello d’istruzione della persona di riferimento e’ basso (nessun titolo o licenza elementare) l’incidenza di poverta’ e’ piu’ elevata (15,4%) ed e’ quasi tre volte superiore a quella osservata tra le famiglie con a capo una persona almeno diplomata (6,2%). Inoltre, la diffusione della poverta’ tra le famiglie con a capo un operaio o assimilato (15,5%) e’ decisamente superiore a quella osservata tra le famiglie di lavoratori autonomi (8,1%), in particolare di imprenditori e liberi professionisti (3,7%). I valori piu’ elevati si osservano tuttavia tra le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (23,9%). L’incidenza della poverta’ relativa e’ superiore tra le famiglie che vivono nei piccoli comuni (11,7%), quasi doppia rispetto a quella che si rileva nelle aree metropolitane (6,9%) (Prospetto 16). Tuttavia il risultato e’ la combinazione di evidenze differenziate sul territorio: se nel Mezzogiorno si ripropone quanto osservato per l’Italia nel suo complesso (23,7% contro 12,3%), nel Nord, l’incidenza nelle aree metropolitane (7,6%) e’ leggermente superiore a quella dei piccoli comuni (4,9%). Infine, tra le famiglie con stranieri l’incidenza di poverta’ relativa e’ decisamente piu’ elevata rispetto a quella registrata tra le famiglie composte da soli italiani: dall’8,9% di queste ultime passa al 19,1% tra le miste e arriva al 28,6% tra le famiglie composte da soli stranieri. Le differenze tra italiani e stranieri sono molto piu’ marcate nel Centro-nord, anche se i livelli di poverta’ sono comunque piu’ contenuti rispetto al Mezzogiorno: nel Nord e nel Centro l’incidenza di poverta’ tra le famiglie di soli stranieri e’ di oltre 6 volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani, nel Mezzogiorno e’ circa doppia. (AGI) .

(AGI) – Catania, 15 lug. – Tra i 14 indagati per bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento della compagnia aerea low cost Wind Jet si sono i vertici della societa’ e i revisori dei conti che avrebbero, secondo l’accusa, contribuito a occultare il passivo. Questi i nom: Gianmarco Abbadessa (componente collegio sindacale Wind Jet); Gianni Cominu (maintenence ph di Wind Jet); Giuseppe D’Amico (engineering manager di Wind Jet); Luciano Di Fazio (senior partner di Emintad, societa’ di consulenza strategica e advisor di Wind Jet dal 14 gennaio 2011 con l’incarico di supportare la compagnia aerea in un piano di sviluppo); Gianluca Cedro (senior partner di Emintad); Giulio Marchetti (associate partner della Bompani Audit srl); Sarah Patti (componente del collegio sindacale di Wind Jet); Vincenzo Patti (presidente del collegio sindacale Wind Jet); Antonino Pulvirenti (presidente del consiglio di amministrazione di Wind Jet e amministratore delegato di Meridi spa, oltre che del Catania Calcio); Biagio Rantuccio (destinatario, sul proprio conto corrente, di somme che sarebbero state distratte dalla compagnia aerea); Stefano Rantuccio (amministratore delegato Wind Jet); Paola Santagati (commercialista di Wind Jet); Remo Simonetti (amministratore della Bompani Audit srl); Angelo Vitaliti (componente del cda Wind Jet). (AGI)

(AGI) – Catania, 15 lug. – Ci sono 14 indagati per il fallimento della compagnia aerea Wind Jet, tentativo di low cost siciliano naufrato con un deficit di 238 milioni di euro il 9 maggio del 2013. Tra le persone alle quali la Procura di Catania ha notificato l’invito a comparire per rendere interrogatorio c’e’ l’ex presidente della Wind Jet, Nino Pulvirenti, patron del Catania Calcio che e’ sotto arrestato il mese scorso nell’ambito dell’inchiesta sulle partite comprate per evitare la retrocessione. L’ipotesi di reato per i 14 indagati e’ bancarotta fraudolenta. I militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza assieme ai consulenti nominati della Procura hanno ricostruito le vicende societarie che, secondo l’ipotesi accusatoria, hanno aggravato lo stato di dissesto della Wind Jet per oltre 160 milioni di euro, con una serie di operazioni compiute a partire dal 2005. Accertamenti bancari, acquisizioni documentali e rogatorie internazionali in Lussemburgo, Francia e Regno Unito indicano che la compagnia gia’ dal 2005 aveva riportato ingenti perdite che non avrebbero piu’ consentito di operare sul mercato senza l’immissione di capitali freschi, in aggiunt alle ricapitalizzazioni gia’ effettuate e risultate insufficienti. Ma queste situazione di passivita’ sarebbe state occultate nel bilancio al 31 dicembre 2005 con un’operazione di valorizzazione del marchio WJ, ritenuta artificiosa e consistita nella cessione (e retrocessione dopo pochi anni) del logo alla Meridi spa,societa’ di gestione di supermercati facente parte del medesimo gruppo imprenditoriale, per un importo pari a 10 milioni di euro. L’anomalia di bilancio e’ stata rilevata anche dal commissario giudiziale avvocato professore Libertini nominato dal Tribunale fallimentare nell’ambito della procedura di concordato preventivo. Negli anni seguenti la strategia di sopravvalutazione fittizia di bilancio sarebbe proseguita grazie anche a societa’ estere che hanno predisposto perizie “di comodo” sul valore del magazzino e di beni strumentali di Wind Jet, rappresentando valori sovrastimati per oltre 40 milioni di euro. In questi passaggi ci sarebbe stata la compiacenza dell’organo sindacale, che avrebbe omesso i controlli d’accordo con i responsabili della societa’ di revisione. La Wind Jet avrebbe dunque intrapreso la trattativa con Alitalia, nella prima meta’ del 2012, mentre versava in una grave condizione di dissesto che pero’ nei suoi documenti contabili ufficiali era nascosta. (AGI) .

(AGI) – Bruxelles, 15 lug. – La Commissione europea sarebbe pronta a fornire un finanziamento-ponte alla Grecia da 7 miliardi a patto che le riforme siano approvate dal Parlamento greco entro oggi. E’ quanto emerge da un documento. Si tratta del meccanismo di stabilita’ finanziario europeo(Efsm) per fornire alla Grecia un prestito ponte da 7 miliardi per far fronte alle esigenze finanziarie immediate a seguito dell’approvaione di alcune riforme. Il finanziamento via Efsm dovra’ essere rimborsato entro tre mesi al massimo attraverso i nuovi finanziamenti che la Grecia ricevera’ dal fondo europeo salvastati Esm dopo aver concluso l’accordo su un nuovo programma di aiuti. L’Efsm e’ finanziato attraverso fondi reperiti dalla Commissione Ue sul mercato usando come garanzia il bilancio Ue. Intanto le banche greche resteranno chiuse anche domani. Lo ha annunciato il ministro dell’Economia George Stathakis prima del voto parlamentare sulle misure chieste dai creditori in cambio del terzo programma di austerita’. Il ministro ha spiegato che le banche non apriranno finche la Bce non ripristinera’ il finanziamento di assistenza d’emergenza alle banche elleniche. Arriva a sorpresa a poche ore dalle inizio delle votazioni al Parlamento greco delle misure chieste dall’Eurogruppo in cambio del piano di salvataggio da 86 miliardi di euro, concordato solo 48 ore fa, la notizia che l’Fmi boccia l’intesa raggiunta con grande fatica a Bruxelles dopo un’estenuante maratona negoziale. Il Fondo lascia intendere che potrebbe sfilarsi dalla troika che con Bce ed Ue ha finora salvato gia’ due volte Atene. Da Washington e’ stato fatto filtrare nella notte il testo di un rapporto interno da cui emerge che la situazione greca e’ molto peggiore di quanto previsto fino a solo due settimane fa e che quindi l’intesa per l’Fmi e’ del tutto insufficiente a far fronte alle effettive esigenze di Atene. Secondo il testo, che fonti dell’Fmi sottolineano era gia’ stato portato a conoscenza dai leader dell’Eurozona quando lunedi’ hanno concordato l’intesa, i creditori Ue dovranno fare “molto di piu” di quanto finora previsto. (AGI)

(AGI) – Bruxelles, 15 lug. – La Commissione europea ha proposto oggi l’uso del meccanismo di stabilita’ finanziario europeo(Efsm) per fornire alla Grecia un prestito ponte da 7 miliardi per far fronte alle esigenze finanziarie immediate a seguito dell’approvaione di alcune riforme. Lo si legge in un documento dell’Esecutivo. Il finanziamento via Efsm dovra’ essere rimborsato entro tre mesi al massimo attravrso i nuovi finanziamenti che la Grecia ricevera’ dal fondo europeo salvastati Esm dopo aver concluso l’accordo su un nuovo programma di aiuti. L’Efsm e’ finanziato attraverso fondi reperiti dalla Commissione Ue sul mercato usando come garanzia il bilancio Ue. .

(AGI) – Roma, 15 lug. – L’incidenza di poverta’ assoluta e’ rimasta stabile nel 2014 dopo due anni di crescita. Ma 1 milione 470 mila famiglie (il 5,7% delle famiglie residenti) risultano ancora in condizione di poverta’ assoluta in Italia, per un totale di 4 milioni e 102 mila individui (6,8% dell’intera popolazione).

Tra le persone coinvolte, 1 milione 866 mila risiedono nel Mezzogiorno (l’incidenza e’ del 9%), 2 milioni 44 mila sono donne (6,6%), 1 milione 45 mila sono minori (10%), 857 mila hanno un’eta’ compresa tra 18 e 34 anni (8,1%) e 590 mila sono anziani (4,5%).

Dopo due anni di crescita, tuttavia, nel 2014 l’incidenza di poverta’ assoluta e’ rimasta stabile; se infatti si tiene conto dell’errore campionario (3,8%), tale incidenza e’ compresa tra il 5,3% e il 6,1%, con una probabilita’ del 95%. E’ stabile al 19,1% anche l’intensita’ della poverta’ che, in termini percentuali, indica quanto la spesa mensile delle famiglie povere e’ mediamente al di sotto della linea di poverta’, ovvero “quanto poveri sono i poveri”.

Segnali di miglioramento si osservano poi tra le famiglie con persona di riferimento di eta’ tra i 45 e i 54 anni (dal 7,4% al 6%), tra le coppie con due figli (dall’8,6% al 5,9%, che si lega a quello delle famiglie di 4 componenti, dall’8,6% al 6,7%) e tra le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 23,7% al 16,2%) che, rispetto al 2013, piu’ spesso vivono in famiglie con al proprio interno occupati o ritirati dal lavoro.

 

L’incidenza di poverta’ assoluta e’ in lieve diminuzione anche nei piccoli comuni (dal 7,2% al 5,9%), soprattutto in quelli del Mezzogiorno (dal 12,1% al 9,2%), e tra le famiglie composte da soli italiani (dal 5,1% al 4,3%). Livelli elevati di poverta’ assoluta si osservano per le famiglie con cinque o piu’ componenti (16,4%), soprattutto se coppie con tre o piu’ figli (16%) e famiglie di altra tipologia, con membri aggregati (11,5%). L’incidenza sale al 18,6% se in famiglia ci sono almeno tre figli minori e scende nelle famiglie di e con anziani (4% tra le famiglie con almeno due anziani). L’incidenza di poverta’ assoluta diminuisce all’aumentare dell’eta’ della persona di riferimento (i valori minimi, intorno al 4,6%, si registrano tra le famiglie con a capo un ultra cinquantaquattrenne) e del suo titolo di studio (se la persona di riferimento e’ almeno diplomata l’incidenza e’ quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare).

La poverta’ assoluta colpisce in misura marginale le famiglie con a capo imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (l’incidenza e’ inferiore al 2%), si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di ritirati dal lavoro (4,4%), sale al 9,7% tra le famiglie di operai per raggiungere il valore massimo tra quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (16,2%).

Se la poverta’ assoluta nei piccoli comuni del Mezzogiorno e’ quasi doppia rispetto a quella rilevata nelle aree metropolitane (9,2% contro 5,8%), al Nord l’incidenza piu’ elevata si registra proprio nelle aree metropolitane (7,4% contro 3,9%); si profilano quindi due diverse dimensioni del disagio: quella rurale del meridione e quella metropolitana delle regioni settentrionali. Infine, la poverta’ assoluta e’ decisamente elevata tra le famiglie con stranieri (12,9% per le famiglie miste, 23,4% per quelle con tutti componenti stranieri) e sostanzialmente stabile nel confronto temporale, a differenza del leggero miglioramento riscontrato per le famiglie di soli italiani (l’incidenza passa dal 5,1 al 4,3%). (AGI)