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Estero

Il duro comunicato del dittatore nordcoreano letto dalla presentatrice della tv di Stato. Per Kim Jong-un, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è uno "squilibrato" e gli Stati Uniti Pagheranno "a caro prezzo" le minacce pronunciate da Donald Trump nel discorso all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Trump, all'Assemblea Generale dell'Onu aveva dichiarato che se Pyongyang minaccerà direttamente gli Usa o i suoi alleati, non avrà "altra scelta che quella di distruggere completamente" la Corea del Nord. / North Corean Central Tv

Vista/Alexander Jakhnagiev – Agi

Può, non può. Uber continua a sfogliare la margherita normativa. Il blocco, questa volta, è arrivato dal Transport for London: l'organismo che gestisce il trasporto pubblico londinese non rinnoverà la licenza che autorizza Uber a viaggiare per le strade della capitale britannica.

Il ritiro della licenza

Non è la prima volta che l'app rischia di essere fermata. Ma lo stop, in questo caso, è di natura diversa: Uber potrebbe fermarsi non perché contraria alla legge ma perché “inadatta” a detenere una licenza pubblica. Tradotto: anche se la società obbedisce alle norme, non garantisce sicurezza, trasparenza e reputazione sufficienti. Quindi niente rinnovo e scadenza fissata il 30 settembre. Il servizio, però, non cesserà il primo ottobre: Uber ha già annunciato che farà ricorso. Potrà quindi continuare a operare fino alla fine dell'iter legale.

Lo scorso maggio, il Transport for London aveva preso tempo, concedendo a Uber una licenza transitoria di quattro mesi in attesa della decisione. Che adesso arriva con un “no” dai toni netti.

Le parole del Transport for London sono molto chiare. Le regole, si legge in una nota, “sono costruite per assicurare la sicurezza dei passeggeri, sia per i taxi che per le auto a noleggio”. Alla luce di questa premessa, il TfL “conclude che Uber non è adatto a detenere la licenza” perché ha “dimostrato mancanze” su temi che hanno “potenziali implicazioni per la sicurezza pubblica”.

Perché il Transport for London ha detto no

Prima di tutto, le autorità non sono soddisfatte “dall'approccio di Uber alla denuncia di gravi reati”. Il riferimento sarebbe ad alcune aggressioni non riportate. Ma, facendo cenno alla “responsabilità sociale dell'impresa”, c'è in ballo anche la questione degli abusi sessuali, svelata in un post da una ex ingegnere della società, Susan Fowler. Da allora (febbraio 2017) è partita la tempesta perfetta. Uber ha dovuto ammettere il problema e allontanare diversi manager accusati di molestie (o di averle coperte). Travis Kalanick, fondatore e capo indiscusso della società, ha abbandonato il ruolo di ceo.

Lo scandalo sessuale ha messo nuova legna a un fuoco già vivo: i black cub, i taxi londinesi, hanno da sempre avversato Uber con tutto il loro peso politico. Gli autisti della compagnia (soprattutto in Gran Bretagna, ma non solo) hanno iniziato a spingere per avere condizioni di lavoro migliori, chiedendo lo status di dipendenti, con ferie pagate e compenso minimo. Dieci parlamentari inglesi hanno chiesto il bando del servizio, sottolineando il nodo di una società operativa in tutta Europa che paga tasse ridotte grazie alla sede fiscale in Olanda.

L'uso del software Grayball

Tom Elvidge, General Manager di Uber a Londra, accusa il TdL di aver “assecondato un ridotto numero di persone che vogliono limitare le scelte dei cittadini”. E afferma che “gli autisti che utilizzano Uber operano con una licenza emessa dal TfL e sono sottoposti agli stessi scrupolosi controlli dei conducenti di black cab, tracciando e registrando ciascuna corsa con sistemi gps”.

Tra le condotte che renderebbero Uber “inadatta” a una licenza, il Transport for London indica “l'uso di Greyball”. Si tratta di un software che sarebbe stato utilizzato per impedire alle autorità l'accesso ai dati reali dell'app e proteggersi da eventuali interventi normativi. Elemento non secondario per una società che si muove sul filo delle regole. Elvidge ha risposto sostenendo che “un'indagine indipendente ha dimostrato che Greyball non è mai stato utilizzato o considerato come un'opzione nel Regno Unito”. Anche se il software è stato attivato altrove.

Sadiq Khan contro Uber

Per evitare fraintendimento, è bene ricordare che la decisione di Transport for London non riguarda UberPop: l'applicazione che consentiva a chiunque di trasformarsi in tassista con la propria vettura è già vietata da tempo. Uber opera a Londra con il suo servizio originario, quello delle auto a noleggio con autisti professionisti e prenotabili via app. Il TfL non sostiene che il servizio sia illegale (lo ha già dichiarato legittimo nel 2014) ma, appunto, “inadatto”.

Un giudizio “totalmente condiviso” dal sindaco di Londra, Sadiq Khan. “Voglio che la città sia la frontiera delle nuove tecnologie e la casa di compagnie entusiasmanti”, ha scritto in una nota. “Ma tutte le società che operano a Londra devono rispettare le regole”. “I servizi innovativi – continua – non possono andare a scapito della sicurezza dei cittadini”. Uber si prepara quindi all'ennesima battaglia legale. Questa volta c'è in ballo il maggiore mercato britannico, animato da 40 mila autisti e 3,5 milioni di utenti.   

Gli adolescenti americani non sono più quelli di una volta. Sono meno interessati all'alcol, al sesso e agli appuntamenti di quanto lo fossero i loro genitori negli anni '70. E come se non bastasse pochi di loro hanno lavori retribuiti o guidano l'auto.

I genitori più attenti ai figli

Lo rivela uno studio pubblicato su Child Development, secondo cui le cause non sono legate al fatto che i ragazzi hanno più compiti scolastici o attività extra-curriculari, ma è cambiato il modo in cui vengono cresciuti. I genitori investono molto di più sulla vita dei figli rispetto al passato. I ragazzi vivono in famiglie meno numerose, il che equivale a una più alta dose di attenzione e più soldi da spendere per ogni figlio. Tutto questo, unito a una più lunga aspettativa di vita e a un più basso tasso di natalità, dà ai ragazzi una maggiore libertà di prolungare l'infanzia. E c'è lo zampino di smartphone e videogiochi.

I 18enni di oggi sono i 15enni di ieri

In termini numerici, "I 18enni di oggi sono i 15enni di ieri", spiega a 'Quartz' Jean Twenge, professore di psicologia dell'Università statale di San Diego. Il trend non conosce differenze regionali, di classe e di etnia.

Sesso e alcool, confronto generazionale

  • SESSO – Nel 1991 il 54% degli studenti del liceo aveva avuto la sua prima esperienza sessuale, contro il 41% del 2015
  • ALCOL –  Dal 1993 la percentuale dei adolescenti che ha bevuto alcolici prima dei 18 anni per la prima volta è crollata del 41%. 

Smartphone e videogiochi tra le cause

E sebbene il sondaggio non conduca automaticamente a queste conclusioni, Twenge attribuisce il 'ritardo' anche alla comparsa di smartphone e videogiochi nella vita degli adolescenti. "L'arrivo degli smartphone ha cambiato radicalmente ogni aspetto della vita dei teenager, dalla natura delle loro interazioni sociali alla salute mentale. Questo cambiamento ha interessato poveri e ricchi, in ogni angolo del Paese". 

Una generazione sull'orlo del precipizio

Secondo il professore, insomma, "non è un'esagerazione affermare che l'iGen (iGeneration, la generazione dei nativi digitali) è sull'orlo della peggiore crisi legata alla salute mentale degli ultimi decenni. La maggior parte delle cause delle cause di questo deterioramento possono essere tracciate sui loro cellulari". 

Lo scorso 20 settembre, mentre il presidente egiziano al Sisi ribadiva al premier Gentiloni “il massimo impegno nella ricerca della verità e la consegna dei responsabili alla giustizia”, in un altro incontro tra i rappresentanti dei paesi arabi, il portavoce dell’Egitto chiudeva la porta a qualsiasi richiesta di fare chiarezza sull’omicidio di Giulio Regeni.

Cosa ha detto l'Egitto all'Italia

Durante l’incontro di mercoledì con il premier Gentiloni, il presidente egiziano al Sisi ha ribadito "Il massimo impegno nella ricerca della verità e la consegna dei responsabili alla giustizia", secondo quanto ha riportato la televisione al Arabiya. Quasi nelle stesse ore, però, gli egiziani hanno discusso il caso Regeni con i Paesi della regione, e secondo fonti molto autorevoli nell’area del Golfo Persico l’atteggiamento è stato esattamente opposto. 

Cosa hanno chiesto gli alleati nella regione

I Paesi del Medio Oriente chiedono che l’Egitto sbrogli la situazione diplomatica con l’Italia, in modo da poter affrontare tutti i dossier che rimangono sul tavolo in attesa di una distensione dei rapporti. Nell’interesse degli Stati arabi rimangono centrali la stabilità della Libia e la questione dei migranti, oltre alla Siria e alla lotta al terrorismo.

Cosa ha risposto Il Cairo

Ma secondo una fonte della Stampa, quando a quel tavolo è stato chiesto di fare chiarezza sulla vicenda, il portavoce egiziano ha risposto che la colpa è di Regeni, che il Cairo non ha fatto nulla di male, e che gli italiani stanno esagerando la questione.

I possibili perché di questo atteggiamento

Le possibili spiegazioni sono diverse.

  1. Al Sisi non ha ordinato direttamente l’esecuzione di Regeni, ma aveva chiesto di dare un esempio agli stranieri che si immischiavano nelle vicende interne egiziane.
  2. Il ministro dell'Interno egiziano ha una forte capacità di influenzare, se non ricattare, lo stesso presidente. Quindi se anche Al Sisi decidesse di chiudere la vicenda facendo chiarezza, verrebbe bloccato

Come ricostruisce la Stampa, i rappresentanti del Cairo si comportarono in modo analogo con l’ex segretario di Stato Kerry, il quale si sentì rispondere dal ministro degli Esteri egiziano Shoukry che Regeni era morto a causa di un gioco sessuale finito male, nonostante gli Stati Uniti avessero prove della responsabilità del regime.

Il fastidio degli alleati

A poco valgono dunque le raccomandazioni di al Sisi. Tanta è la determinazione che mercoledì 20 le forze di sicurezza egiziane hanno fatto irruzione negli uffici delle ‘Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà’ (Ecrf), studio legale che assiste dal Cairo la famiglia di Regeni, per impedirne l’operato. E proprio ieri le autorità egiziane hanno disposto il prolungamento di altri quindici giorni della custodia cautelare nei confronti di Ibrahim Metwaly, consulente della famiglia Regeni e membro dell’Ecrf, arrestato e fatto sparire all’aeroporto del Cairo mentre prendeva un aereo per andare a Ginevra a relazionare sullo stato dei diritti umani nel suo Paese.

Per i Paesi arabi il caso dell’omicidio di Giulio Regeni sta diventando un fastidio che si è trascinato per troppo tempo, ed è opinione sempre più diffusa negli ambienti che, se l’Egitto facesse finalmente chiarezza sulle responsabilità nell’omicidio di Regeni, si potrebbero portare avanti le questioni in sospeso. 

Circa 60mila persone muoiono di overdose ogni anno in Usa per aver ingerito accidentalmente farmaci e oppioidi. Una "piaga moderna" che conta tra le sue vittime sempre più bambini e neonati. L'ultima, racconta il New York Times, si chiamava Penny Mae Cormani, aveva solo un anno, viveva nello Utah in una famiglia di mormoni ed è morta per aver ingerito dell'eroina. Ma sono sempre di più, secondo fonti della polizia, i bambini ritrovati in stato di incoscienza o senza vita in seguito all'ingestione di pillole per adulti.

Intossicazioni più che raddoppiate

All'ospedale pediatrico di Dayton, in Ohio, le intossicazioni di questo tipo sono più che raddoppiate e ora si aggirano intorno alle 200mila all'anno. A Salt Lake City, nello Utah, la dottoressa Jennifer Plumb in una sola notte in cui era di turno al pronto soccorso ha rianimato cinque neonati. A Milwaukee, in Wisconsin, 8 bambini sono morti negli ultimi due anni per overdose da metadone e ossicodone. I nomi delle 8 piccole vittime sono contenuti nell'elenco degli 87 bimbi che hanno perso la vita nel 2015 per lo stesso motivo. Un numero record se si pensa che nel 1999 le piccole vittime furono 'solo' 16. I dati, però, denunciano una doppia crisi: da una parte quella che coinvolge i bimbi, dall'altra l'allarmante dipendenza degli americani dalle pillole.  

"Oppioidi emergenza nazionale" disse Trump

Un fenomeno, quest'ultimo, che preoccupa il presidente Donald Trump che lo scorso agosto ha annunciato di voler dichiarare la crisi degli oppiodi "un'emergenza nazionale". I farmacisti dello Utah vedono passare sui loro banconi un totale di 7.200 prescrizioni di oppioidi al giorno, un numero elevatissimo se si considera che nello stato vivono circa 3 milioni di persone. Per i dottori il problema degli americani è l'eccessiva dipendenza dagli antidolorifici. La maggior parte delle intossicazioni sono legate, infatti, a sostanze quali buprenorfina, metadone, idrocodone e ossicodone, tutte impiegate nella composizione degli analgesici più o meno pesanti.

Ed è questa anche la causa indiretta della morte di Penny per cui la mamma, Cassandra Leydsman, sconterà 36 mesi di carcere. La dipendenza di Cassandra dagli antidolorifici è iniziata più di 10 anni fa, dopo un incidente automobilistico. A quel tempo un dottore le prescrisse OxyContin, un farmaco analgesico che contiene ossiccodone. Da allora la donna ha sviluppato una vera e propria dipendenza, che l'ha portata poi ad assumere l'eroina che Penny ha trovato per caso per terra e ingoiato. "I bambini non ingeriscono farmaci per scelta, ma perchè le pillole sono ovunque", sostiene la dottoressa Plumb. 

La crisi costituzionale spagnola diventa un affare di Internet, dopo che la Guardia Civil ha fatto irruzione ieri mattina, negli uffici della Fundació puntCAT, organizzazione con sede a Barcellona che registra i domini catalani ‘.cat’. Obiettivo dell’azione repressiva è l’oscuramento dei siti, registrati sul dominio catalano, contenenti informazioni relative al referendum sull’indipendenza della regione spagnola, che si dovrebbe tenere il prossimo primo ottobre.

Leggi anche: Notte in piazza per l'Indipendenza della Catalogna. Si schiera anche il Barcellona

“Estem amb tu Pep” – siamo con te Pep – scrivono i membri della fondazione sul loro canale Twitter. Pep è Pep Masoliver, direttore tecnico della fondazione, che è stato arrestato ieri mattina nella sua abitazione, a circa 50 chilometri da Barcellona, e che è attualmente detenuto con l'accusa di "sedizione”. Le forze dell’ordine, intervenute come forza di polizia giudiziaria, hanno eseguito il mandato disposto dal giudice della tredicesima corte investigativa di Barcellona.

 

Il sequestro dei computer della Fundació puntCAT giunge dopo che, il 15 settembre, l'autorità giudiziaria aveva emesso un'ordinanza nella quale si chiedeva all’organizzazione di oscurare tutti i siti Internet ‘.cat’ che promuovono la consultazione elettorale. Tra le pagine sottoposte a censura anche ref1oct.cat, il sito web creato dalla Generalitat de Catalunya, che promuove la partecipazione della popolazione al referendum, giudicano illegittimo dall’organo di garanzia costituzionale. Ma il sito in questione era già stato migrato su altri indirizzi: referendum.love, referendum.ninja e referendum.party, oltre che ref1oct.eu. Tutti questi indirizzi sono attualmente funzionanti e consultabili. 

Migliaia di persone sono scese in piazza mercoledì in tutta la Spagna per protestare contro il governo di Madrid, dopo che la Guardia Civil ha fatto irruzione nelle sedi del governo della Catalogna arrestando 14 alti funzionari, responsabili dei preparativi per il referendum per l’indipendenza della comunità autonoma, previsto per il primo ottobre. Le proteste sono andate avanti tutta la notte, con sit-in e manifestazioni spontanee. 

Per approfondire: La verità è che i rapporti tra Madrid e Barcellona non sono mai stati così tesi

Che succede in Spagna
 

Rajoy: "Referendum inammissibile"

Il presidente del governo spagnolo Mariano Rajoy ha difeso la sua decisione in Parlamento, dove ha ribadito l’inammissibilità di una consultazione sull’indipendenza della Catalogna: “Il referendum non può essere celebrato, non è mai stato legale o legittimo, ora è solo una chimera impossibile. Lo Stato ha agito e continuerà a farlo, ogni illegalità avrà la sua risposta. La disubbidienza alla legge è l'opposto della democrazia. Siete ancora in tempo per evitare danni maggiori".

Il riferimento è all’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, che dà a Madrid il potere di intervenire nelle comunità autonome per ristabilire il rispetto della legge, a condizione di ottenere un’approvazione a maggioranza assoluta del Senato, come spiega Repubblica. A Barcellona viene infatti chiesto di rispettare la sentenza della Corte Costituzionale che, a inizio settembre, aveva vietato il celebrarsi del referendum.

Arrestati 14 alti funzionari catalani

La guardia Civil ha eseguito l’arresto di 14 alti funzionari tra i quali stretti collaboratori del vicepresidente catalano Oriol Junqueras, che ha anche la delega all’economia, e il suo braccio destro Josep Maria Jové, come ricostruito dal Corriere.

Sono stati arrestati inoltre il direttore del dipartimento di attenzione ai cittadini del governo, Jordi Graell e il presidente del Centro delle telecomunicazioni, Jordi Puignero.

"Il referendum si farà comunque"
 

Il presidente della comunità autonoma della Catalogna Carles Puigdemont condanna "l'atteggiamento totalitario" e continua a difendere il diritto di Barcellona di andare al voto. Per i vertici catalani il referendum, previsto il primo ottobre, si farà comunque, nonostante la Guardia Civil abbia sequestrato dieci milioni di schede elettorali e le lettere di convocazione per 45mila elettori.  

Manifestazioni in tutta la Spagna

Jordi Sanchez, presidente dell’organizzazione indipendentista Assemblea Nazionale Catalana (Anc), si è dichiarato intenzionato a continuare  la propria lotta. Sul suo profilo Twitter ha scritto: “Qualcuno pensa che non voteremo? Noi voteremo e lo faremo massicciamente. 1 ottobre, la Catalogna voterà”.

Ma a esprimere solidarietà agli indipendentisti catalani sono anche partiti nazionali e manifestazioni in tutto il Paese. Pablo Iglesias (Podemos) ha detto: “È una vergogna, in Spagna tornano a esserci detenuti politici” ed è intenzionato a organizzare una manifestazione a Madrid. Podemos si è detto contrario all’applicazione dell’articolo 155, mentre il Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) è spaccato.

L’ultima misura a disposizione di Madrid prima di attivare l’articolo 155 resta l’applicazione di misure straordinarie sul piano economico. Il ministro del Tesoro Cristobal Montoro ha infatti assunto il controllo del portafogli delle spese pubbliche della Generalitat.

Mappa delle manifestazioni

Mentre la situazione a Barcellona si fa sempre più tesa, il resto della Spagna e del mondo guardano ai fatti catalani. The National, quotidiano scozzese a vocazione indipendentista, dedica alla Catalogna la prima pagina e lancia l’hashtag #ScotsForCatalonia, invitando i lettori a sostenere l’indipendenza della Generalitat.

Il calcio catalano contro Rajoy

La 'partita' per l'indipendenza catalana viene giocata anche dalle squadre di calcio della regione. A partire dal Barcellona di Iniesta e Piquet che, in un comunicato, sostiene di stare dalla parte "della democrazia, della libertà di espressione e del diritto all’autodeterminazione", e condanna "ogni atto che può limitare l’esercizio di questi diritti".

Il Barcellona, aggiunge il comunicato, "continuerà a sostenere la volontà della maggioranza del popolo catalano e lo farà in un modo civile, pacifico ed esemplare".

Anche il Girona F.C., squadra di calcio dell’omonima città catalana e che gioca nella Primera División, ha pubblicato un comunicato nel quale si schiera contro l’atto di forza di Rajoy.

“Il Girona, rispetto alla situazione di conflitto politico che si sta verificando nelle ultime ore in Catalogna, vuole schierarsi con la volontà dei cittadini di questo paese – si legge sul comunicato – che hanno manifestato in numerose occasioni l’intenzione di esprimere la loro libertà democratica, esercitando il loro diritto di decidere. D'altra parte, e non può essere altrimenti, condanniamo ogni azione che violi questa libertà di espressione con misure repressive”.

Il 24 settembre le Germania vota per eleggere il Bundestag e scegliere il prossimo Governo. È l'ottava elezione dalla riunificazione tedesca del 1990. favorita è Angela Merkel ma gli sfidanti sono tantissimi con ben 42 partiti candidati. E non mancano quelli fantasiosi. In questo video vi spieghiamo chi sono i candidati e come funzionano (in breve) le elezioni tedesche.

 

Bill Gates è molto dispiaciuto di aver trovato un modo così fastidioso per consentire alle persone di accedere al computer. Il fondatore di Microsoft ha ammesso mercoledì che la funzione Control-Alt-Delete (‘Canc’) utilizzata per avviare i computer Windows è una manovra scomoda. "Se potessi fare una piccola modifica, creerei una sola chiave di accesso", ha detto Gates, mercoledì partecipando ad un panel al Bloomberg Global Business Forum di New York. Lo racconta la CNN.

"Tutta colpa di IBM", dice Gates

È una confessione non nuova in realtà, che il miliardario inventore di Microsoft aveva fatto già nel 2013, prendendosela con IBM. "Avremmo potuto avere un solo pulsante, ma il tipo che ha fatto il design della tastiera IBM non ha voluto darci il nostro pulsante singolo", dichiarò allora Gates ad un evento di Harvard University. Come noto, gli utenti possono premere un solo tasto per accedere, non tre, sui computer Mac di Apple.

È la necessità di un approccio multilaterale il messaggio chiave che il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha voluto portare a New York, nel suo intervento alla 72esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Per risolvere ognuna delle grandi sfide, come quella migratoria, del terrorismo, ma anche la crisi libica, quella siriana e la minaccia nordcoreana serve una risposta comune della comunità internazionale,  

Solidarietà al Messico

In apertura del suo intervento ha rivolto un pensiero al Messico: "Un Paese amico colpito da una grave catastrofe naturale. La nostra solidarietà alle famiglie delle vittime e il nostro incoraggiamento ai soccorritori". Poi quasi mezz'ora di discorso. 

Lotta al terrorismo

La lotta al terrorismo, ha detto Gentiloni, "richiede uno sforzo multidimensionale, con il ricorso a tutti i possibili strumenti di cooperazione internazionale. Penso ad esempio alle iniziative di contrasto all'utilizzo di Internet e dei social media da parte dei terroristi".

Problema dei migranti

E una risposta globale serve anche per risolvere la crisi migratoria. "Dobbiamo rispondere con compassione, intelligenza e visione", ha detto, spiegando soprattutto che Il futuro dell'Europa è in Africa. È investendo in Africa – ha aggiunto, come si legge su Rai News – che si affrontano anche le cause profonde delle migrazioni, in primis le disuguaglianze economiche e demografiche". "L'Italia vuole restare un Paese di accoglienza, pur nella consapevolezza del legame inscindibile fra il principio di solidarietà e quello della sicurezza. Ma – ha continuato Gentiloni – per consolidare la nostra azione abbiamo necessità di una risposta globale al fenomeno migratorio, che parta dall'Unione Europea e tocchi l'intera Comunità Internazionale".

La crisi libica

"L'Italia è in prima fila" nella risoluzione della crisi libica e "nel sostegno all'azione delle Nazioni Unite e al rafforzamento della loro presenza" nel Paese, ha detto ancora il presidente del Consiglio nel suo intervento all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

"In Libia – ha detto – non ci sarà stabilità fino a quando non verranno abbracciati i valori di un vero percorso inclusivo di riconciliazione, che come Comunità Internazionale dobbiamo sostenere con una voce sola".

La crisi nordcoreana

Nei confronti della Corea del Nord la comunità internazionale deve rimanere "coesa e determinata nella propria risposta", ha detto Gentiloni, come si legge sul Corriere della Sera. "Guardiamo alla situazione nella penisola coreana con estrema preoccupazione – ha aggiunto il premier – Le ripetute violazioni delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza da parte della Corea del Nord pongono una chiara minaccia alla sicurezza regionale ed internazionale ed una sfida al regime globale di non proliferazione e al sistema delle Nazioni Unite".

Accordo sul nucleare con l'Iran

Un altro tema affrontato dal premier italiano, si legge sul sito di SkyTg24, è la difesa dell’accordo sul nucleare iraniano. "Crediamo – ha detto – che la comunità internazionale debba assicurare che il Joint Comprehensive Plan of Action rimanga una storia di successo nell'ambito degli sforzi globali di contrasto alla proliferazione di armi di distruzione di massa". Allo stesso tempo, Gentiloni ha sottolineato l’importanza di una "piena e integrale applicazione" della Risoluzione Onu 2231, quella cioè che prevede le sanzioni Ue contro l’Iran nel caso di un mancato rispetto degli obblighi internazionali.

"Alle sfide non si risponde con i muri"

"Alle sfide non si risponde con i muri, ma con un lavoro comune. Affrontarle difendendo ciascuno il proprio interesse nazionale è una illusione", aveva detto in mattinata Gentiloni parlando con i giornalisti – si legge su Repubblica – tenendo a specificare però che con gli Stati Uniti, sebbene ci siano delle differenze, prevalgano comunque i punti di contatto. Prende quindi velatamente le distanze, ma evitando di avere posizioni di netta rottura, come ad esempio ha fatto il presidente francese, Emmanuel Macron. Evidenti però la diversità di visione riguardo, ad esempio, l'accordo sul nucleare iraniano, che il presidente americano ha bistrattato, mentre Gentiloni l'ha difeso.

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