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Estero

La città di Ho Chi Minh spera di ricevere l’aiuto del governo degli Stati Uniti per le imprese locali di startup e di innovazione in Vietnam, come la costruzione di una smart city. Lo ha dichiarato il segretario del partito comunista della città Nguyen Thien Nhan, mentre stava ricevendo una delegazione statunitense, guidata da Ted Yoho, presidente della sottocommissione per l'Asia e il Pacifico presso la commissione per gli Affari Esteri della Camera degli Stati Uniti il 18 ottobre.

Secondo Yoho, molte aziende americane sono interessate al mercato locale. Il presidente ha anche espresso la sua speranza che le autorità locali del Vietnam creeranno condizioni favorevoli affiché le aziende americane possano studiare e investire nel mercato.

Ho Chi Minh City attira numerosi investimenti stranieri in Vietnam.  Gli Stati Uniti sono il decimo investitore straniero più grande di Ho Chi Minh, con 350 progetti attivi per un valore di oltre 640 milioni di dollari. Gli investimenti statunitensi rappresentano un terzo del capitale straniero versato complessivamente nella città nei primi nove mesi del 2017, secondo le stime statali.

di Tran Thi Huyen da Hanoi, Vietnam   


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Ghana: lanciata l’agenda digitale per indirizzi, pagamenti e carte d’identità

Sta per finire l’era delle città africane dove gli indirizzi non esistono e si indica “il grande albero all’angolo” per trovare una certa casa, dove le date di nascita non si conosco e i documenti non si fanno, tanto è il leader tribale a garantire. Il Ghana ha scelto di dare una svolta e ha virato sul digitale. Risale a settembre la nascita della “Ghana card”, il nuovo sistema nazionale di carte d’identità digitalizzato. È notizia di ieri, 18 ottobre, il lancio di “ghanapostGPS”, applicazione scaricabile da Google Playstore su Android, da Apple Store su iOS e on line, che genera indirizzi unici con codice postale per ciascun luogo, mentre è stato annunciato per novembre il lancio della “Interoperable Electronic Platform”, per il pagamento di beni e servizi e per i trasferimenti elettronici di denaro.

È l’agenda digitale lanciata dal Presidente del Ghana, Nana Akufo-Addo, in carica da meno di un anno, ma deciso a trasformare il paese in una economia che funziona. La natura informale dell’economia ha, secondo Akufo-Addo, impedito fino ad ora di allargare il sistema di pagamento delle tasse e quindi quella imposizione fiscale che avrebbe permesso di migliorare e ampliare i servizi alla popolazione. 

Questo processo di digitalizzazione e registrazione messo in atto nel paese è anche garanzia di maggiore sicurezza per i cittadini, ne è convinto il presidente che ha parlato con sollievo del fatto che da ora “ambulanze, polizia, vigili del fuoco sapranno dove intervenire quando ricevono una chiamata”. Il fatto inoltre che non si possa richiedere la Ghana Card, ovvero la carta d’identità senza avere un indirizzo, è per il presidente un elemento importante che segna come l’agenda digitale del paese stia facendo passi avanti in modo omogeneo e integrato. 

di Francesca Spinola da Accra, Ghana 


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Cina: Pechino cresce del 6,8% nel terzo trimestre 2017, in linea con attese

La Cina cresce del 6,8% nel terzo trimestre del 2017. Lo ha reso noto l'Ufficio Nazionale di Statistica cinese. Il dato è in lieve rallentamento rispetto al 6,9% raggiunto nei primi sei mesi dell'anno, ma in linea con le aspettative degli analisti. 

Lieve rallentamento per la Cina nel terzo trimestre 2017. Il dato finale pubblicato oggi dall'Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino segna una crescita al 6,8% per il periodo da luglio a settembre scorsi, in calo di un decimale rispetto al dato dei primi sei mesi, quando era al 6,9%, ma comunque in linea con le attese degli analisti e al di sopra dell'obiettivo fissato a marzo scorso dal governo, di una crescita "attorno al 6,5 o superiore" per l'interno 2017. Il raggiungimento del target sembra ormai garantito e a questa velocità la Cina potrebbe superare anche il dato finale del 2016, al 6,7%, registrando una risalita rispetto all'anno precedente, per la prima volta dal 2010. Il dato di oggi arriva tra segnali contrastanti provenienti negli ultimi giorni dalle massime autorità cinesi. Il risultato marca una controtendenza rispetto all'ottimismo delle ultime parole pronunciate pubblicamente dal governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan: da Washington, a margine del G30 International Banking Seminar, il numero uno della People's Bank of China aveva previsto una crescita al 7% nella seconda parte dell'anno. Più critico, invece, il presidente cinese, Xi Jinping, che proprio ieri, nel discorso di apertura dei lavori del diciannovesimo Congresso del Partito Comunista Cinese, in qualità di segretario generale del Pcc, aveva avanzato dubbi sullo sviluppo della Cina, definendolo ancora "non equilibrato e inadeguato", nonostante un costante aumento del prodotto interno lordo cinese dal 2012 a oggi, e aveva sottolineato l'importanza di focalizzarsi sulla qualità della crescita e sui consumi interni. 

di Eugenio Buzzetti da Pechino, Cina


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Turchia: arrestato uomo d'affari vicino a Soros 

Osman Kavala, uomo d'affari da sempre in prima linea nella promozione della cultura e vicino alle organizzazioni in difesa dei diritti umani, è stato arrestato questa notte all'aeroporto Ataturk di Istanbul. 

Kavala, proprietario di una delle principali case editrici turche e direttore della fondazione culturale Anatolia, si era recato nel sud del Paese, a Gaziantep, per un progetto da realizzare in collaborazione con il Goethe Institute, prima di essere arrestato sul medesimo aereo che lo ha riportato ad Istanbul. 

L'avvocato dell'uomo d'affari ha dichiarato che le accuse non sono ancora state rese note, tuttavia l'arresto è stato già esteso a un periodo di 7 giorni. 

La relatrice per la Turchia dell'Unione Europea, Kati Piri ha definito attraverso il proprio profilo Twitter "fastidiosa" la notizia dell'arresto di Kavala, lanciando un appello per la "immediata" liberazione di quest'ultimo. 

Kavala ha collaborato con l'Unione Europea attraverso il proprio impegno con il Center for Democracy in Southeastern Europe. 

Le attività di Osman Kavala in Turchia sono in alcuni casi legate agli interessi del finanziere George Soros, la cui fondazione e' presente in 120 Paesi tra cui figura la Turchia, dove Kavala ha un ruolo centrale.

di Giuseppe Di Donna da Istanbul, Turchia


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Sudafrica: una mostra celebra il ruolo dell’Onu nella lotta all’apartheid

L’agenzia di marketing sudafricana Brand South Africa e le Nazioni Unite hanno organizzato un’esposizione di sei mesi che illustrerà il contributo dell’Onu nella lotta all’apartheid in Sudafrica.

La mostra offre un punto di vista storico, ma anche contemporaneo, e si serve dell'utilizzo di materiale audiovisivo. Sarà visitabile presso il Museo dell'Apartheid di Johannesburg dal 19 ottobre 2017 al 31 aprile 2018.

"Brand South Africa avrà l'opportunità di far parte del consolidamento, della commemorazione e della conservazione della memoria storica dell'apartheid e del ruolo svolto dall'ONU", ha dichiarato il direttore generale dell’azienda Mpumi Mabuza.

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha denunciato l'apartheid nel 1973 e nel 1976 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha votato per imporre un embargo obbligatorio sulla vendita di armi in Sudafrica.

L'apartheid era un sistema di segregazione razziale e discriminazione istituzionalizzata che fu applicata dalla minoranza bianca alla maggioranza nera tra il 1948 e il 1991. La parola significa "separazione" in Afrikaans. Il Sudafrica è stato liberato dall’apartheid nel 1994, quando Nelson Mandela è diventatao il primo presidente democratico del paese.

di Daniel Bugan da Città del Capo, Sudafrica


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Iran: esporta grano duro in Italia, la pasta parlerà persiano 

Gli italiani mangeranno anche "pasta iraniana", dato che quest'anno, per la prima volta, l'Italia ha importato 31 mila tonnellate di grano duro persiano per la produzione della pasta. Lo ha reso noto Yazdan Seif, direttore esecutivo di GTC, Government Trade Corporation dell'Iran. L'esportazione di grano iraniana in Europa e in Medioriente, nei primi 6 mesi successivi al 21 Marzo 2017 ha superato la quota di 120 mila tonnellate. Per quanto riguarda il grano, attraverso un accordo con Russia e Kazakistan, colossi mondiali del prodotto chiave per la sicurezza alimentare, l'Iran esporterà quest'anno ben 700 mila tonnellate. 

Per il grano duro, invece, le esportazioni iraniane, quest'anno, dovrebbero aggirarsi sulle 300 mila tonnellate. 

Nella dottrina economica iraniana coniata "economia della resistenza" dalla guida spirituale Ali Khamenei, il grano è considerato uno dei prodotti d'importanza strategica per il paese mediorientale. 

di Davood Abbasi da Teheran, Iran


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Migranti: primo via libera Europarlamento a riforma Dublino 

La commissione Libertà civili del Parlamento europeo ha approvato la sua proposta per riformare le regole di Dublino, eliminando di fatto il principio del Paese di primo approdo in base al quale i richiedenti asilo sono responsabilità degli Stati membri in cui hanno compiuto il primo ingresso. La posizione dell'Europarlamento include l'introduzione di un meccanismo automatico di ridistribuzione dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati membri quando un Paese ha superato una certa soglia di ingressi, che viene calcolata sulla base della popolazione, del Pil e del numero di migranti accolti l'anno precedente. La proposta della relatrice Cecilia Wikstrom è stata approvata con 43 voti a favore e 16 contrari e servirà da base per i negoziati con i governi, che non hanno ancora una posizione comune. 

Secondo la proposta dell'Europarlamento i Paesi di primo arrivo non dovrebbero più essere automaticamente responsabili per i richiedenti asilo che giungono sul loro territorio. La responsabilità verrebbe attribuita agli Stati membri sulla base di "legami reali" del richiedente asilo, come la presenza della famiglia, una precedente residenza o gli studi effettuati. Nel caso in cui questi legami non esistano, i richiedenti asilo verrebbero automaticamente assegnati a uno Stato membro secondo una chiave di distribuzione fissa. L'obiettivo è evitare che i Paesi "in prima linea" debbano caricarsi una quota sproporzionata degli obblighi internazionali dell'Europa per proteggere le persone in stato di necessità", spiega una nota dell'Europarlamento. Nel Paese di primo arrivo i migranti dovranno comunque essere registrati e sottoposti a controlli di sicurezza e a una rapida valutazione dell'effettiva necessita' di una protezione internazionale. Secondo la proposta dell'Europarlamento, gli Stati membri che non seguono le regole dovrebbero subire sanzioni, come una riduzione dell'accesso ai fondi dell'Unione europea.

di David Carretta da Bruxelles, Belgio


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Nigeria: l’agenzia contro il traffico di persone chiede all’Ue una corretta profilatura delle vittime prima dei rimpatri

Il direttore generale dell'Agenzia Nazionale contro il traffico di esseri umani (NAPTIP) della Nigeria, Julie Okah-Donli, ha invitato l'Unione europea e altri partner a garantire una corretta profilatura delle vittime del traffico di esseri umani prima che queste siano rimpatriate nel paese.

Okah-Donli ha affermato che tale profilatura contribuirebbe a verificare lo status delle vittime nonché a determinare il tipo di riabilitazione e reintegrazione da fornire loro.

Il direttore della NAPTIP ha espresso questo auspicio mentre riceveva ad Abuja una delegazione dell’Unione europea e dell'unità operativa di supporto ai rimpatri dell'agenzia Frontex, l’ente che monitora le frontiere europee e che attualmente coordina il processo di ritorno volontario dei migranti dai paesi europei.

Okah-Donli ha detto che NAPTIP è interessata ad attività precedenti il rimpatrio ben definite che consentiranno di individuare alcuni trafficanti, offrire alle vittime la scelta di mezzi di sostentamento alternativi e impedire loro di entrare nuovamente nella rete dei criminali.

di Bosun Odedina da Lagos, Nigeria


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Iran: Norvegia 'ignora' Trump e investe 4mld dlr in fotovoltaico 

La società norvegese SAGA Energy ha firmato con l'iraniana Amin Energy Developers un accordo per la costruzione di 2 GigaWatts di impianti solari nei deserti dell'Iran con un investimento pari a 4 miliardi di dollari della società scandinava. 

"La Norvegia rispetta pienamente il JCPOA (l'accordo nucleare del 2015 tra l'Iran e le sei potenze mondiali) e oggi abbiamo dimostrato di aver preso sul serio l'apertura mostrata dall'Iran", ha detto Lars Nordrum commentando la firma del contratto. 

L'ad di Saga Energy, Gaute Steinkopf, che ha parlato alla rete PressTv, ha pure rivelato un aspetto interessante del contratto: "Costruiremo una fabbrica per produrre i pannelli solari nel paese e creare occupazione”.

di Davood Abbasi da Teheran, Iran


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A cura di Anna Ditta – The Post Internazionale (TPI)

Scaricati da Washington, che non ha riconosciuto il referendum per l'indipendenza, i curdi dell'Iraq puntavano soprattutto sul controllo dei pozzi di petrolio della loro area per far avverare il loro sogno. Le illusioni residue sono state spezzate il 16 ottobre dall'esercito di Baghdad, che ha ripreso il controllo dei giacimenti operati dalle autorità regionali del Kurdistan, le quali, dal 2014 vendevano il greggio estratto senza l'autorizzazione del governo centrale, nel frattempo impegnato nella lotta all'Isis. Con Daesh sconfitto, i nodi sono venuti al pettine. Presumibilmente, verrà avviata una trattativa per la spartizione delle risorse. E i curdi hanno un'arma insospettata e potente alla quale ricorrere per far valere le loro ragioni: il 73% del traffico internet iracheno passa per due provider curdi. Una percentuale che sale all'86% contando i singoli indirizzi Ip.

Le ragioni di un primato

Si tratta di Newroz e Iq Networks, due compagnie che – spiega la società specializzata Dyn – connettono il Paese all'infrastruttura globale attraverso l'Iran e la Turchia. Le altre reti passano attraverso la Giordania, il cavo sottomarino di Al Faw e alcune piccole connessioni satellitari. Se è pacifico constatare come la relativa stabilità del Kurdistan rispetto al resto dell'Iraq durante il conflitto con l'Isis abbia accresciuto l'importanza delle due compagnie, il loro primato ha radici più profonde.

Come Baghdad scoraggia i provider

Un articolo di tre anni fa firmato da Reuters spiega come il tentativo di Baghdad di porre la rete sotto un rigido controllo statale avesse spinto gli investitori privati a rifugiarsi nel Kurdistan, dove potevano godere di una maggiore libertà operativa. "L'Iraq impedisce alle compagnie private di possedere reti su linea fissa e qualsiasi infrastruttura esse costruiscano viene solitamente espropriata dal governo", spiegava l'agenzia britannica. Il risultato? Costi spropositati per l'utente finale. Nel 2014 una connessione su banda larga da un megabyte al secondo costava 399 dollari al mese, secondo le stime di Arab Advisors Group, contro i 7 dollari al mese del vicino Iran e i 3,5 dollari dell'Unione Europea. Di conseguenza, pochi iracheni possono permettersi una connessione broadband. Secondo l'International Telecommunication Union, nel 2014 risultava online solo il 9,2% della popolazione del Paese, una percentuale inferiore a quelle di Haiti e Nepal. 

"Se Kurdistan e Iraq si scontrassero, ciò diventerebbe sicuramente un problema", spiegò allora Doug Madoury, capo analista di Dyn Research, "non mi viene in mente un altro esempio di un grande Paese così dipendente da un proprio territorio o un Paese più piccolo per l'accesso a internet". Tre anni dopo, lo scenario potrebbe concretizzarsi. Il presidente curdo, Massoud Barzani, ha già minacciato di tagliare l'accesso al resto dell'Iraq.

Si apre la settimana più calda dell'agenda politica del Giappone, che domenica 22 chiamerà i cittadini alle urne per rinnovare la Camera dei Rappresentanti. Secondo le stime dell'agenzia nipponica Jiji Press, la coalizione del premier Shinzo Abe è favorita: il suo partito liberale democratico (Ldp) e l'alleato, Komeito, dovrebbero aggiudicarsi più di 300 seggi su 465. Numeri che garantirebbero alla coalizione di avere i due terzi della maggioranza indispensabili per poter proporre emendamenti costituzionali. Per Abe in ballo c'è la poltrona su cui siede dopo aver promesso le dimissioni nel caso in cui la coalizione non ottenga nemmeno i 233 seggi previsti dalla maggioranza semplice.

Ma stando ai sondaggi, come riporta anche il quotidiano Japan Times, il premier può dormire sonni tranquilli: il suo Ldp perderebbe solo 10 seggi dall'ultima previsione, passando da 290 a 280, ma confermandosi comunque come la forza più importante della Camera Bassa per la quale concorrono 1.180 candidati. E di sicuro Abe non deve sentirsi troppo in pericolo visto è stato proprio che lui a indire elezioni anticipate rispetto alla scadenza prevista per l'anno prossimo.

Cosa c'è da sapere sulle elezioni in Giappone
 

Perché le elezioni anticipate 

Questione di tempismo. Abe, sostengono gli analisti, punta sull'attuale debolezza dell'opposizione e ne approfitta per trarne vantaggio. Inoltre, rispetto alla scorsa estate, quando si è ritrovato coinvolto in due scandali legati a favori concessi ad amici collegati al mondo dell'istruzione, il premier sta vivendo una nuova ondata di popolarità. E di questo deve dire grazie – si fa per dire – all'incertezza nazionale e alle tensioni internazionali, primi fra tutti la minaccia nordcoreana. Per affrontare al meglio queste sfide, sostiene Abe, il Giappone ha bisogno di un governo stabile.

I temi sul tappeto 

Sul tavolo il premier ha posto due questioni fondamentali: la linea dura contro il programma nucleare missilistico nordcoreano e l'innalzamento dell'IVA che dovrebbe entrare in vigore dal 2019. E se sulla prima proposta dovrebbe ottenere l'approvazione incondizionata, sulla seconda la strada di Abe non è proprio in discesa. Un innalzamento dell'Iva dall'8 al 10% servirà, secondo il premier, ad abbassare il debito giapponese e a finanziare la spesa sulla previdenza sociale. Per addolcire la pillola, Abe ha promesso un pacchetto di stimoli da 2 trilioni di yen (circa 15 miliardi di euro) da destinare all'assistenza infantile, all'istruzione e all'assistenza agli anziani.

La sfidante

Con chi si confronterà il premier domenica? Soprattutto con il "Partito della Speranza" di Yuriko Koike, primo governatore donna di Tokyo eletta nell'estate del 2016. Ex ministro della Difesa di Abe durante un suo breve mandato una decina di anni fa, Koike ha fondato il suo partito per concorrere su scala nazionale. Ammiratrice di Margaret Thatcher, sostenitrice dei diritti della comunità LGBT e "riformista conservatrice" come ama definirsi, Koike sembrava destinata a sconvolgere il panorama politico del Sol Levante, ma poco dopo la sua discesa in politica è emerso chiaramente che il suo "Partito della Speranza" difficilmente riuscirà a imporsi come una valida alternativa. Si dovrà probabilmente accontentare del secondo posto.

Le agende

Intanto Koike, che ha deciso di non concorrere personalmente per la Camera Bassa per non perdere la nomina di governatore, ha stilato la sua agenda economica – o "Yurinomics" – che in realtà è povera in dettagli. In generale, Koike promuove gli investimenti nel settore privato. Dal canto suo il premier non ha alcuna intenzione di modificare la sua "Abenomics": un mix di stimoli fiscali, riforme strutturali e allentamento monetario. Di recente la Borsa di Tokyo ha toccato i livelli piu' alti dagli anni '90, suggerendo che la ricetta di Abe non solo funziona ma rappresenta la migliore opzione per il Giappone per mettere fine a 20 anni di stagnazione. Quanto al nucleare, se Abe spinge per riattivare i reattori di Fukushima, Koike punta alle rinnovabili. 

La Cina non chiuderà le porte, ma le aprirà ancora di più al mondo. È questo il messaggio per gli investitori stranieri contenuto nelle parole pronunciate il 17 ottobre dal presidente cinese, Xi Jinping, davanti alla platea dei 2.280 delegati del XIX Congresso del Partito comunista cinese riuniti alla grande Sala del Popolo, che affaccia su piazza Tiananmen. Le promesse sul piano delle aperture negli investimenti e nel commercio si inseriscono nel panorama di un discorso orientato soprattutto allo sviluppo di una “nuova era” per la Cina, sotto il socialismo con caratteristiche cinesi, e che punta, nel lungo periodo, con un sguardo che arriva fino al 2050, a fare della Cina “un grande, moderno Paese socialista”, come Xi ha ribadito in più occasioni durante il lungo discorso al Congresso.

Lo sport e l’educazione per “sposare la causa socialista”

Proprio il settore dello sport ha riguardato anche l’Italia nell’ultimo anno e mezzo, con gli investimenti di Pechino nel Milan e nell’Inter. Nonostante la passione per il calcio, Xi non ha fatto riferimento al pallone nel suo discorso, di forte impronta ideologica, ma ha citato l’interesse cinese per lo sport in almeno un passaggio: “porteremo avanti vasti programmi di fitness per tutti, accelereremo gli sforzi per fare della Cina un Paese forte negli sport, e per i preparativi per i Giochi Olimpici e Para-Olimpici Invernali di Pechino 2022”. Tutti gli sforzi, ha sottolineato Xi in altri passaggi del suo discorso, devono essere tesi per una vita migliore per i cittadini cinesi, e anche lo sport e il benessere intellettuale, fisico e persino estetico devono servire come base per preparare i giovani a “sposare la causa socialista” della Cina.

Le 5 aree di interesse 

Dalle parole di Xi della relazione al Congresso sul piano delle aperture si possono estrapolare cinque aree principali di interesse e di possibile azione nel futuro della Cina:

  1. L’iniziativa Belt and Road di sviluppo infrastrutturale tra Asia, Europa e Africa è una “priorità”, e l’obiettivo è quello di “aprire ulteriormente la Cina attraverso link che corrono verso est e verso ovest, e attraverso la terra e sul mare”; 
  2. La Cina promette di “espandere il commercio con l’estero, sviluppare nuovi modelli e nuove forme di commercio, e portare la Cina a diventare un operatore del commercio di qualità”;
  3. Per riuscirci, Xi promette di promuovere “alti standard di liberalizzazione e di facilitazione di commercio e investimenti”, che si tramuteranno in “un significativo allentamento nell’accesso al mercato, apertura ulteriore del settore dei servizi, e protezione dei legittimi diritti e interessi degli investitori stranieri”;
  4. Il risultato di queste aperture sarà che “tutte le attività registrate in Cina verranno trattate in modo egualitario”;
  5. Nella visione di Xi è previsto, infine, lo “sviluppo di nuovi modi di fare investimenti outbound, promuovere la cooperazione internazionale nella produzione industriale, formare network a livello globale di commercio, investimenti e finanziamenti, produzione e servizi”. 

Le linee guida del governo

 Le nuove promesse si inseriscono anche in un altro contesto, quelle delle ultime linee guida approvate dal governo cinese ad agosto scorso, che dividono gli investimenti all’estero in tre categorie:

  • Vietati (come nel caso di quelli nell’industria pornografica o nel gioco d’azzardo);
  • Incoraggiati, come nel caso di quelli che rientrano nell’iniziativa Belt and Road, che ritorna più volte all’interno del discorso di Xi;
  • Soggetti a restrizioni (come nel caso di quelli nell’immobiliare, nello sport e nell’intrattenimento e nello sport). 

Le coppie omosessuali composte da donne divorziano molto di più di quelle maschili. È il risultato di un'indagine svolta dall'Ufficio Nazionale di Statistica di Londra, a tre anni dalla legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso in Inghilterra e Galles.

Delle 4.850 nozze tra omosessuali celebrate nel 2014, il 56% aveva unito donne. Se si guarda ai divorzi (112 solo lo scorso anno cinque volte di più rispetto al 2015), il 78% ha coinvolto coppie femminili. Non solo, i matrimoni gay conclusi con un divorzio hanno avuto una durata media di 2,2 anni per le donne, meno della metà dei 4,6 anni delle coppie composte da uomini che decidono di separarsi. Va qua specificato che, se in Inghilterra e Galles le nozze tra persone dello stesso sesso sono legali solo dal 19 marzo 2014, la statistica prende in considerazioni anche le unioni civili convertite in matrimonio o i matrimoni celebrati all'estero e solo successivamente regolarizzati in Albione.

Ancora presto per trarre conclusioni

Per identificare una tendenza è però ancora troppo presto. "Prima di tutto i numeri sono troppo bassi e ciò rende difficile trarre conclusioni reali dai dati", sottolinea Quartz, "per esempio, non è chiaro se nel 2016 ci sono stati tassi di divorzio più elevati tra le coppie femminili perché le donne si erano sposate a tassi più elevati". Uguale per tutti sarebbe invece la ragione principale che porta alla rottura dell'idillio: il 96% dei divorzi tra uomini e il 93% dei divorzi tra donne derivano dal "comportamento irragionevole" del partner, ovvero dal tradimento.

In Italia Monica Cirinnà torna alla carica

In Italia intanto dopo il via libera alle unioni civili, si ritorna a parlare di matrimoni gay. "La legge Cirinnà non va migliorata, vorrei fosse proprio superata", spiega Monica Cirinnà, senatrice Pd che ha firmato la legge sulle unioni civili approvata l'11 maggio 2016 dopo un lungo e travagliato iter parlamentare. "L'Italia sarà un paese civile quando avremo il matrimonio egualitario, l'adozione e la responsabilità genitoriale sin dalla nascita dei figli per tutti i tipi di coppie, etero e omosessuali".  Quello che ha portato all'approvazione della legge sulle unioni civili, racconta la senatrice al Fatto Quotidiano, è stato un percorso scandito dalla difficile alleanza di governo tra il Pd e il partito di Angelino Alfano (oggi Ap) e dal rapporto mai nato col Movimento 5 Stelle, responsabile di "un doloroso tradimento". "Gli emendamenti di Ap sono stati davvero tanti e, pur essendo in maggioranza con noi, hanno cercato in tutti i modi di bloccare la legge".

Un "esperimento straordinario" che coinvolge i principali social, tra cui Facebook, con l'obiettivo di "educare una generazione di studenti a riconoscere le fake news e le teorie cospirative" che circolano sul web. Così il New York Times presenta al suo pubblico l'idea di portare nelle scuole italiane, dal 31 ottobre, quelli che chiama "I dieci comandamenti dell'era digitale". Un progetto, sottolinea, su cui in prima linea si è impegnata Laura Boldrini, Presidente della Camera.

"Importate che i ragazzi imparino a difendersi dalle bugie"

"Le fake news instillano gocce di veleno nella nostra quotidiana dose di web", spiega al giornale Boldrini, "e noi finiamo per esserne infettati senza nemmeno accorgercene". Invece "è semplicemente una cosa giusta dare ai ragazzi la possibilità di difendersi dalle bugie". "Il Paese si prepara a tenere, all'inizio del prossimo anno, le elezioni politiche, ed è divenuto terreno fertile per gli inganni di carattere digitale", scrive il New York Times, e Boldrini "afferma che il governo ha il dovere di insegnare alle giovani generazioni di elettori italiani come difendersi contro le falsità che giocano sulle loro paure".

Lo scetticismo di Boldrini sull'impegno di Facebook e Google

Nel progetto sarà coinvolta anche Google, ma non si tratterà di una facile impresa. Infatti "Boldrini esprime scetticismo in particolare sull'impegno di Facebook nel metter un freno alle fake news e nell'odio sul web, e riconosce la possibilità che il progetto scolastico sia una vera e propria manna per l'immagine del gigante del settore, cosa di cui esso ha molto bisogno". Nonostante questo rischio "Facebook sta dando il suo contributo promuovendo l'iniziativa attraverso pubblicità mirate verso gli studenti delle scuole superiori ed i loro coetanei, e Boldrini dice di sperare che l'iniziativa, che ha lo scopo di dimostrare ai liceali come i loro like siano monetizzati e usati a scopi politici, possa divenire un programma pilota di Facebook per tutta Europa".

Gli studenti dovranno diventare 'cacciatori di fake news'

Il risultato che si cerca di ottenere è quello di trasformare gli studenti in "cacciatori di fake news", iniziando a mostrare loro "come creare i loro blog personali e usare i loro account per mettere in evidenza false storie e raccontare come loro sono stati in grado di metterle a nudo". Conclusione del New York Times: "In Italia i ragazzi hanno molto, molto spazio su cui agire".

È iniziato oggi il Grande Diciannovesimo (Shijiuda, in cinese). Si concluderà il 24 ottobre, ma solo il 25 verranno svelati i nomi dei futuri leader che guideranno la Cina nei prossimi cinque anni. Molti i nodi da sciogliere al Congresso di consolidamento (non di transizione), che qualcuno ha definito un “mid-term”: non dovrebbe cambiare in maniera sostanziale l’assetto del potere, ma consolidare il potere di Xi, in un Paese dove stato e partito sono strutture sovrapposte. Al vertice è destinato a rimanere Xi Jinping (che è anche presidente della Repubblica Popolare cinese e della Commissione Militare Centrale), la cui rielezione per un secondo mandato è data per scontata. L’ambizione di Xi è di assegnare le poltrone ai suoi fedelissimi, allontanando i nomi legati alla cricca dei predecessori: Jiang Zemin e Hu Jintao (l’attuale composizione della classe dirigente vede ancora molti esponenti scelti dai leader del passato). A cambiare saranno:

  • Cinque su sette membri dell'attuale Comitato Permanente del Politburo, la cerchia ristretta del potere, dovranno lasciare il posto per raggiunti limiti d'età (la consuetudine vuole che non si debbano superare i sessantotto anni);
  • Tra i venticinque membri dell'attuale Politburo, saranno undici quelli che dovranno ritirarsi.
  • Complessivamente, dei circa 370 membri del Comitato Centrale, il vertice a base più larga del partito, circa duecento verranno sostituiti da altri membri più giovani.

Chi resta (a meno di colpi di scena)

Xi Jinping, presidente, segretario generale del Partito Comunista Cinese e capo della Commissione Militare Centrale, viene generalmente dato come riconfermato per un secondo mandato, in linea con i suoi predecessori diretti (Hu Jintao, prima di lui, e Jiang Zemin, prima di questi). In totale, Xi detiene oggi dodici cariche, l'ultima delle quali assunta a gennaio scorso, che lo vede a capo della Commissione centrale per lo sviluppo militare e civile. Nominato al sesto plenum del Comitato Centrale nel 2016  “core leader” (nucleo della leadership: una carica che lo eleva, all’interno del Comitato Permanente del Politburo, al di sopra degli altri membri), si mormora che punti a farsi nominare chairman (Presidente del PCC), carica appartenuta a Mao e abolita nel 1982 per favorire il rafforzamento della leadership collettiva.

La ferocissima campagna anti-corruzione ha indebolito le fazione a lui avverse. Le altre due domande aperte riguardano la possibilità che designi un erede per succedergli nel 2022 (in caso contrario romperebbe con la tradizione restando al potere oltre il secondo mandato) e che inserisca il suo pensiero nello statuto del PCC, con il suo nome, come accaduto solo per Mao e Deng. Il contributo ideologico di Xi è identificato con la formula dei “quattro onnicomprensivi” (sige quanmian), ovvero la necessità di lavorare complessivamente per costruire una società moderatamente prospera (entro il 2021, centenario della fondazione del PCC), approfondire le riforme, rafforzare lo stato di diritto socialista con caratteristiche cinesi e la disciplina interna al partito.

Li Keqiang, primo ministro cinese dal novembre 2012, è l'altro nome dato come generalmente  sicuro per un nuovo mandato all'interno dell'organo di guida del Pcc. La sua poltrona è stata, però, in forse per diverso tempo. Visto inizialmente come affiliato alla classe dirigente che ha preceduto l'arrivo di Xi (quella targata Hu Jintao-Wen Jiabao) il suo ruolo è apparso risentire della forte leadership di Xi. Nei mesi scorsi si sono rincorse addirittura voci circa una retrocessione dalla carica di primo ministro a quella di presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo.

Chi sono i cinque papabili che potrebbero entrare nel potentissimo comitato permanente del Politburo?

Chen Min’er 
In prima fila c’è Chen Min’er, 57 anni, alleato di ferro di Xi: era stato capo della propaganda dello Zhejiang quando Xi era capo del partito della stessa provincia. E’ proprio Chen l’uomo che ha sostituito al vertice della città-provincia di Chongqing, nel sud-est della Cina, Sun Zhengcai, fino a qualche mese fa dato come papabile per un posto alle alte sfere, ed espulso dal Partito per corruzione. Per Chen, alcuni prevedono un doppio salto in avanti: la nomina a capo di Chongqing è di solito associata a un posto nel Politburo, ma nel suo caso potrebbe esserci in gioco addirittura un seggio al Comitato Permanente: una promozione che lo renderebbe il leader più in vista della sesta generazione di politici, cioè colore che guideranno il partito a partire dal 2022. 

Hu Chunhua

Un destino analogo potrebbe essere quello di Hu Chunhua, 54 anni, segretario del partito del Guangdong, una delle province più importanti per l’economia cinese. Anch’egli possibile membro della cerchia ristretta del potere. Forse meno vicino a Xi rispetto a Chen (considerato un protetto di Hu Jintao), Hu ha mostrato tutta la sua fedeltà al presidente a maggio scorso, quando in un discorso ai delegati al Congresso della sua provincia, ha citato il nome di Xi per ben 26 volte, la parola “riforme” in 54 occasioni e il termine “innovazione” per 81 volte.  Hu è uno dei più giovani capi provinciali e già oggi membro del Politburo. La sua relativamente giovane età per un dirigente politico di alto livello lo pone in corsa come uno dei leader della sesta generazione del Pcc. Il suo più importante sponsor politico, l'ex presidente Hu Jintao, aveva tentato di lanciarlo già nel 2012.

Li Zhanshu

Li Zhanshu 67 anni, è uno dei più fidi consiglieri del presidente. Secondo quanto scriveva nel 2015 il Wall Street Journal, ricoprirebbe una carica paragonabile a quella di capo dello staff della Casa Bianca, in Cina. Li è direttore dell’Ufficio Generale del PCC e ha accompagnato il presidente nei suoi viaggi negli Stati Uniti: sia a settembre 2015, quando Xi incontrò l’allora presidente Barack Obama, sia quest’anno, quando venne ricevuto a Mar-a-Lago, in Florida, da Donald Trump.

Wang Huning

Un altro consigliere, Wang, 62 anni, compare in molte foto vicino al presidente cinese, ed è direttore del Policy Research Office del Comitato Centrale.

Wang Yang

Un altro nome in ascesa è quello di Wang Yang, 52 anni, vice primo ministro e membro del Politburo. Secondo quanto scrive il Nikkei Asia Review, ha dimostrato negli ultimi cinque anni di essere un amministratore capace agli occhi del presidente. Il suo nome era dato come certo per una promozione al vertice della gerarchia politica anche cinque anni fa, al Diciottesimo Congresso del Pcc che segnò l’ascesa al potere della quinta generazione dei leader guidata da Xi. Ma all’ultimo momento sarebbe stato scartato, secondo indiscrezioni, per l’opposizione interna al partito degli uomini vicini all’ex presidente, Jiang Zemin. Episodi simili non dovrebbero più accadere: l’ultimo vertice informale di Beidaihe sarebbe stato contraddistinto dall’assenza di colloqui con i leader in pensione, che non eserciterebbero più – come avveniva in passato – una grossa influenza all’interno del partito, soprattutto per piazzare i loro uomini nei posti chiave. E questo lascerebbe campo libero agli uomini fedeli al presidente, tra cui si può annoverare anche il nuovo capo del partito di Pechino: Cai Qi, per il quale viene dato quasi per certo un posto al Politburo.

Cai Qi

A farsi strada nei ranghi del Pcc (e a grandi falcate) è l'ex sindaco di Pechino, Cai Qi, 52 anni, fedelissimo di Xi. Cai ha ricoperto la carica per pochi mesi, prima di essere promosso a capo del partito di Pechino, la più alta carica politica della capitale cinese – promozione che rappresenta un grosso passo avanti per garantirgli un posto nella composizione del prossimo Politburo. La carriera dell'attuale capo politico di Pechino ha segnato un importante avanzamento già nel 2014, quando venne promosso alla carica di vice direttore della Commissione sulla Sicurezza Nazionale, una delle commissioni lanciate da Xi dopo la nomina a segretario generale del Partito Comunista Cinese. Le promozioni dell'ultimo anno, prima a sindaco e successivamente a capo del partito di Pechino, ne fanno uno dei funzionari dalla carriera più rapida: Cai non ha dovuto aspettare un quinquennio, come i suoi predecessori, dopo la nomina a una carica di livello ministeriale, prima di accedere a un'altra carica, quella attuale, che gli garantirebbe un posto nel Politburo.

Chi lascia (a meno di colpi di scena)

Zhang Dejiang (fazione di Jiang Zemin), presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese, è la terza carica dello Stato, e arriverà al Congresso a 71 anni di età, ben oltre il limite consuetudinario dei 68 anni. 

Yu Zhengsheng (neutrale), presidente della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese, l'organo consultivo dell'Assemblea Nazionale del Popolo, è destinato a lasciare il posto. Al Congresso di ottobre sarà il più anziano dei leader uscenti, con i suoi 72 anni compiuti.

Liu Yunshan (fazione di Jiang Zemin) è il funzionario più alto in grado nella leadership cinese sul terreno della propaganda e dell'ideologia, e numero cinque nella gerarchia di Pechino. Liu è presidente della Scuola del Partito, dove vengono formati i funzionari del Partito Comunista Cinese, e segretario della segreteria del Comitato Centrale del Pcc.

Zhang Gaoli (fazione di Jiang Zemin), vice primo ministro esecutivo, ed ex capo politico di Tianjin, la città a status provinciale che confina con la capitale, Pechino. All'appuntamento di ottobre prossimo, l'attuale numero sette della gerarchia politica di Pechino arriverà all'età di 71 anni.

Wang Qishan (fazione di Xi) è un capitolo a parte. Il potentissimo capo della Commissione Disciplinare, ha 69 anni, uno in più del limite per la permanenza a ricoprire cariche pubbliche. E’ generalmente considerato uno dei leader più potenti del Pcc, il vero numero due dopo Xi: l'organo da lui diretto non ha risparmiato colpi a tutti i livelli dell'amministrazione pubblica: alla fine del 2016, la Commissione Disciplinare ha sanzionato e punito, in totale, nei primi quattro anni di campagna, circa 1,2 milioni di membri sia al livello di dirigenti nazionali del Pcc che di grado inferiore.  Per raggiunti limiti d’età, è destinato a lasciare il posto, in base alla consuetudine, ma molte voci si sono rincorse negli ultimi mesi, sulla possibilità che possa rimanere anche dopo il Congresso. Xi potrebbe invece avere in mente di affidargli un ruolo chiave per la gestione delle riforme economiche; forse, persino, al posto del premier Li Keqiang. Del resto Wang è il maggiore esperto del sistema finanziario all’interno della leadership e gode di ottimi rapporti con gli Stati Uniti. Si tratterebbe di una eccezione a conferma, secondo gli osservatori politici, del carattere assoluto che ha assunto il potere di Xi. E della volontà di procedere con le riforme strutturali (in primis quelle che riguardano le aziende statali)

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In India quasi un terzo delle bambine, esattamente il 27 per cento, si sposa prima dei 18 anni. Lo rivela l’ultimo rapporto delle Onu sulla popolazione mondiale, rilasciato dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) martedì 17 ottobre. Tra i paesi vicini, quelli con il dato più inquietante per quanto riguarda le spose bambine sono il Bangladesh, con il 59 per cento delle coppie sposate che hanno almeno un componente minorenne, e il Nepal, dove sono il 37 per cento. 

Il rischio di mortalità delle madri indiane, inoltre, è di 174 su un 100mila nascite, inferiore quindi alla media mondiale (216 su 100mila) ma superiore rispetto a quello dei paesi sviluppati.

L'India, insieme al Pakistan, registra inoltre il più grande divario di retribuzione tra i sessi nella regione dell'Asia meridionale per il 2016.

di Shuriah Niazi da Nuova Dalhi, India


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​Afghanistan, una serie di attacchi rivendicati dai talebani ha ucciso oltre 70 persone

Alcuni attentati rivendicati dai talebani, inclusi tre attacchi suicidi, hanno provocato la morte di oltre 70 persone in Afghanistan martedì 17 ottobre. Solo nelle due esplosioni avvenute  a Gardez, capoluogo della provincia di Paktia, sono 48 i membri del personale di sicurezza e 110 i civili rimasti feriti, secondo i dati viceministro dell’Interno afghano Murad Ali Murad, che ha parlato a una conferenza stampa.

L’attacco, iniziato alle 9.30, è proseguito per le quattro ore successive. Sette attentatori sono stati coinvolti. Il capo della polizia della provincia di Paktia, Toryalai Abdyani, è rimasto ucciso nell’attacco suicida al quartier generale della polizia, a cui ha fatto seguito una sparatoria.

Su Twitter il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahed ha rivendicato l'attacco di Paktia e ha dichiarato che l'unità speciale di polizia era l’obiettivo dell’attentato; fino a 450 poliziotti si trovavano nell’edificio al momento dell'attacco.

I talebani hanno compiuto altri attacchi nella provincia centrale di Ghazni, a meno di 160 chilometri dalla capitale Kabul. In una dichiarazione rilasciata martedì, l'amministrazione provinciale ha detto che i miliziani hanno fatto saltare in aria un veicolo corazzato all'ingresso dell’amministrazione distrettuale di Andar nelle prime ore del mattino e hanno poi condotto un attacco a fuoco. Fino a 30 persone, soprattutto poliziotti, sono rimasti uccisi in questo scontro.

di Shadi Khan Saif da Islamabad, Pakistan


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Eurobarometro: fiducia in Ue, ma Italia paese più euroscettico 

Cresce la fiducia dei cittadini europei nell'Ue, ma l'Italia è diventata lo Stato membro dove il minor numero di persone ritiene che l'appartenenza al progetto comunitario sia un bene per il paese. Sono questi in sostanza i risultati di un sondaggio Eurobarometro pubblicato dall'Europarlamento. Solo il 39% degli intervistati in Italia ha risposto che l'appartenenza all'Unione europea è un bene per il paese contro il 90% in Irlanda, l'89% a Malta, l'88 in Lituania. La media europea è del 64 %. Nel Regno Unito, malgrado il voto a favore della Brexit, il 55% degli intervistati ha risposto che la "membership" ha portato benefici al paese. 

Per l'Italia i dati sono particolarmente sconfortanti sul piano dei benefici dell'Ue per l'economia. Solo il 19% degli italiani ritiene che il contribuisca alla crescita economica contro una media europea del 36%. Solo il 12% degli italiani – secondo Eurobarometro – dice che l'Ue abbia migliorato gli standard di vita contro il 19% della media europea. Gli italiani he ritengono che la propria voce "abbia un peso" nell'Ue sono appena il 28% contro il 47% della media europea. Migliorano invece i dati sulla fiducia degli italiani nel Parlamento Europeo con un 36% di opinioni positive: il dato è sopra la media europea (33%) e registra una risalita del 6% rispetto allo scorso anno.

di David Carretta da Bruxelles, Belgio


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Sudafrica, per la prima volta gli scienziati hanno rilevato onde gravitazionali dopo la collisione di stelle di neutroni

Gli scienziati sudafricani hanno annunciato che due telescopi locali hanno registrato per la prima volta onde gravitazionali che sono il risultato della collisione e fusione di due stelle di neutroni. I telescopi sono quelli dell’Osservatorio astronomico sudafricano (SAAO) di Città del Capo e il Southern African Large Telescope (SALT), situato nella piccola città di Karoo, nella provincia del Capo Settentrionale.

Le stelle di neutroni, che sono le più piccole e più dense finora conosciute, si sono scontrate 130 milioni di luce anni fa, un evento che ha causato l’emissione di onde gravitazionali, rilevabili per 100 secondi.

Il dottor Daniel Cunnama, ricercatore presso la SAAO, ha dichiarato che il rilevamento, avvenuto martedì 17 agosto, è stato molto significativo per gli astrofisici.

“Abbiamo individuato per la prima volta onde gravitazionali e radiazioni elettromagnetiche, o luce, a partire dallo stesso evento (la fusione delle due stelle di neutroni). E siamo riusciti a seguire questo evento insieme ai telescopi sudafricani di Sutherland. I telescopi hanno contribuito alla comprensione di questo evento astronomico", ha detto.

Alla ricerca hanno collaborato circa 4mila scienziati e ricercatori astronomici provenienti da osservatori, università e altre istituzioni di tutto il mondo, di cui molti in Sudafrica. Oltre 70 osservatori sono stati inclusi nella campagna di osservazione.

di Daniel Bugan da Città del Capo, Sudafrica


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Banca Mondiale, pochi progressi nella mobilità internazionale

La Banca Mondiale ha segnalato la mancanza di progressi fin dagli anni Sessanta nella mobilità internazionale, un settore cruciale per la riduzione della povertà e le disuguaglianze.

La notizia emerge dalle prime informazioni sul rapporto della Banca mondiale intitolato “Fair progress? Educational mobility around the world”, in pubblicazione a marzo 2018.

L’istituzione di Bretton Woods ha reso nota l’informazione in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della povertà, martedì 17 ottobre, rilevando che lo stato sociale dei genitori influisce oggi proprio come accadeva 50 anni fa nel determinare il futuro di una persona.

Lo studio sottolinea l'urgente necessità di investimenti per lo sviluppo della prima infanzia, l'accesso all'istruzione, la salute delle madri e dei bambini.

di Bosun Odedina da Lagos, Nigeria


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  • Qui le informazioni sulla pubblicazione.

 

Ghana: truffa da 1 milione di sterline per 16 inglesi 

È costato 5 milioni di ghana cedi, circa 1 milione di sterline, a 16 ignari anziani signori e signore inglesi la prospettiva di trovare il compagno o la compagna della vita in Ghana. In una operazione investigativa durata un anno e conclusasi martedì 17 ottobre con l'arresto di tre persone, un uomo e una donna che si definiscono, lo riferisce la polizia locale, imprenditori, Moro Musah e Sabina Azde, catturati ad Accra e un terzo complice arrestato in Gran Bretagna, Opoku Agyemang, è stata sventata una organizzazione criminale dedita alle truffe e al riciclaggio del denaro. I tre sono esperti di quello che viene chiamato "romance scam", truffa romantica. "La vittima – ha spiegato martedì un rappresentante dell'EOCO, l'Ufficio del Direttore Esecutivo per il crimine organizzato ed economico, in una conferenza stampa – è quasi sempre uno straniero trovato on line che col tempo viene privato di soldi e lasciato emotivamente traumatizzato". Il denaro è arrivato a un numero selezionato di Banche in Ghana che sono ora sotto investigazione. "Si tratta di crimini finanziari condotti da bande transnazionali molto ben organizzate", lo ha riferito il responsabile delle investigazioni in conferenza stampa. Questo tipo di crimini sono molto diffusi in Ghana e colpiscono soprattutto anziani che vivono all'estero. 

di Francesca Spinola da Accra, Ghana 


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Trump: Cnn, popolarità al 37%, Usa in direzione sbagliata 

L'opinione sul presidente non cambia, ma gli americani avvertono che le cose negli Stati Uniti stanno andando peggio. Un nuovo sondaggio realizzato da SSRS per conto della Cnn, dice che ad approvare l'operato di Donald Trump è il 37%, una percentuale bassa, ma che rimane costante rispetto agli ultimi mesi mentre il 57% lo disapprova. Diminuisce però il numero delle persone convinte che il Paese stia andando nella giusta direzione. Se ad agosto il 53% degli intervistati pensava che le cose stessero andando bene, ora a meno di due mesi di distanza, lo crede solo il 46%, percentuale che ricorda quella registrata dopo la prima settimana di presidenza. Sono ancora meno gli americani convinti che le politiche di Trump porteranno cambiamenti positivi negli Usa. Lo credono circa 4 persone su 10, il 38%, ora che la Casa Bianca sta spingendo il congresso per approvare una riforma finanziaria. Più della metà, il 56% pensa che le decisioni del presidente stiano spingendo gli Stati Uniti nella direzione sbagliata. Lo scorso marzo, ricorda la CNN, il campione su questo argomento era invece praticamente spaccato a metà. Il sondaggio ha dimostrato che la gestione delle calamità naturali, e in particolar modo dell'uragano in Porto Rico, non è stata apprezzata e questo stato d'animo si è trasformato in una percentuale più bassa di approvazione.

di Rita Lofano da Houston, Stati Uniti


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Ghana: startup che traccia musica finalista al World Summit Arward 

Mest, incubatore di start up in Ghana, ha annunciato ieri che l'ultima fra le aziende che ha promosso, la Qisimah Audio Inisghts, è stata nominata fra le possibili vincitrici di un premio internazionale, il World Summit Award, nella categoria business e commercio. La società è stata selezionata come "migliore soluzione digitale nazionale per il Ghana". Qisimah Audio Insights è una piattaforma di monitoraggio dei contenuti radio che fornisce ai principali attori del settore musicale dati in tempo reale per quanto riguarda la loro musica. La piattaforma riesce infatti a tenere traccia delle stazioni radio che trasmettono una data canzone, così come il paese in cui è stata trasmessa. I due fondatori, Solomon Appier-Sign e Kofi Aboagye-Akyea, sono ancora increduli di aver ricevuto questa nomination, spiegano in Mest, anche considerato il numero di aziende che applicano per concorrere al premio. I due hanno riferito che Mest, dove hanno trascorso un periodo di formazione, li ha preparati bene per poter competere anche con i più grandi. "La formazione che abbiamo ricevuto – hanno detto – ci ha permesso di competere non solo a livello locale, ma a quello globale, quando guardiamo altri candidati, non vediamo molta differenza nella qualita' del lavoro che abbiamo prodotto".

di Francesca Spinola da Accra, Ghana


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Libano, cambia il capo del contingente italiano all’Unifil: arriva la brigata Folgore

"La situazione è stabile, nonostante le tensioni verbali tra Israele e Libano, che fanno parte della dialettica tra i due paesi. La missione di peacekeeping prosegue, così come il tavolo tripartito di dialogo tra le parti. Una guerra non conviene a nessuno". Nonostante i venti di guerra tra i due paesi affacciati sul mediterraneo, sono rassicuranti le considerazioni del Generale Rodolfo Sganga, a capo della Brigata Folgore, che il 17 ottobre è subentrato alla guida del Sector west della missione Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon) nel sud del Libano. Sostituisce il generale Francesco Olla, che termina il suo mandato assieme alla Brigata Sassari sotto i suoi comandi. "Sono molto contento e non vedo l'ora di iniziare questa nuova esperienza in un'area fondamentale del mondo, per portare avanti un mandato importante per la sua stabilità", ha aggiunto Sganga nel corso di un colloquio con tre testate giornalistiche, tra cui l'AGI. "Vado via sereno, consapevole di aver svolto sei mesi ottimi di lavoro. Sono contento di lasciare questa eredità ad un collega ed amico come il generale Sganga", il commento del generale Francesco Olla, che continuerà a condurre in Italia delle attività di formazione e preparazione a beneficio dei nostri soldati che si uniranno alla missione in Libano nei prossimi mesi. "Per ora l’area è stabile, senza dubbio", risponde Olla ad una domanda circa le crescenti tensioni tra Israele e Libano. "Bisogna però vedere se la stabilità sarà permanente e propedeutica al cessate il fuoco (risoluzione numero 1701). Abbiamo avuto un ottimo rapporto con la popolazione locale e una fruttuosa collaborazione con le forze armate libanesi, a cui forniamo anche addestramento. Continua anche il sostegno al governo libanese attraverso i progetti di cooperazione civile e militare, continuiamo a essere il paese che spende di più (1.3 milioni all'anno) per queste attività in Libano", prosegue Olla. "Per noi il mandato rimane la 1701 e la 23/73. È prematuro dire se cambieranno gli estremi del mandato, è una questione politica che esula dalle nostre competenze tecniche: per ora la priorità è quella di garantire stabilità e sicurezza", ha concluso, commentando le recenti pressioni degli Stati Uniti – attraverso la sua ambasciatrice all'Onu, Nikki Haley – volte a modificare il mandato della missione del Palazzo di Vetro in Libano, rafforzando il focus sulle attività di Hezbollah.

di Lorenzo Forlani da Beirut, Libano 


Per approfondire: 

di Anna Ditta

È durato tre ore e mezza, l’attesissimo discorso pronunciato da Xi Jinping in apertura del diciannovesimo Congresso del PCC (che si concluderà il 24 ottobre), in cui sono state delineate le linee guida per i prossimi cinque anni. Il presidente, nella veste di segretario generale del Pcc, ha svelato la sua visione sulla Cina, tracciando i punti nevralgici che spingeranno il Paese verso una “nuova era”: dovrà diventare “un grande, moderno Paese socialista” entro la metà del ventunesimo secolo, ha detto Xi nella Grande Sala del Popolo, in piazza Tian’anmen. Ma per raggiungere questo obiettivo, Pechino dovrà andare incontro a “sfide impegnative” per il suo modello di sviluppo. Xi ha riaffermato la guida del Partito, ha rafforzato la campagna anti-corruzione, rivolgendosi ai 2280 delegati del Partito Comunista Cinese giunti a Pechino da tutte le provincie della Cina per partecipare al più importante appuntamento politico cinese, dal quale è ampiamente attesa la sua riconferma al vertice del partito e dello Stato. Presenti i suoi due predecessori: gli ex presidenti e segretari generali, Hu Jintao e Jiang Zemin. Entro il 2050, ha dichiarato Xi alla platea della Grande Sala del Popolo, in piazza Tian’anmen, a Pechino, la Cina deve diventare “un grande, moderno Paese socialista” con una “decisiva vittoria” nella costruzione di un’economia moderatamente prospera “sotto tutti gli aspetti”, e che porterà “in una nuova era” il socialismo con caratteristiche cinesi – il principio guida del partito e dello Stato. Qui i punti più importanti del suo discorso.

Un nuovo nome per il pensiero di Xi Jinping?

“Il socialismo con caratteristiche cinesi porterà in una nuova era”, ha detto Xi. Sarà questo il principio che guiderà lo sviluppo cinese: il principio guida del partito e dello Stato.  Un nuovo slogan che potrebbe dare il nome al pensiero di Xi che – secondo indiscrezioni – potrebbe essere inserito nello statuto del Partito Comunista, forse iscritto con il suo nome, come fu solo per Mao e Deng? L’idea di base è che sarà il Partito a guidare lo sviluppo della Cina nei prossimi anni.

Le prospettive sono luminose, ma le sfide sono impegnative”, ha dichiarato Xi. Raggiungere il “sogno cinese di rinnovamento nazionale”, introdotto da lui stesso (il “Sogno cinese”), cinque anni fa, poco dopo la nomina a segretario generale del partito, “non sarà una passeggiata nel parco”, ha dichiarato Xi, e non tutto è andato per il verso giusto. La Cina, ha affermato, deve “affrontare le contraddizioni di uno sviluppo non equilibrato e inadeguato e il crescente bisogno della gente di una vita migliore”.

“Saremo più aperti, non chiuderemo le porte al mondo”

Entro il 2050, ha dichiarato Xi alla platea della, la Cina deve diventare “un grande, moderno Paese socialista” con una “decisiva vittoria” nella costruzione di un’economia moderatamente prospera “sotto tutti gli aspetti”, e che porterà “in una nuova era” il socialismo con caratteristiche cinesi. Nella fase che si apre oggi, la Cina non intende proseguire da sola. “Non chiuderemo le porte al mondo”, ha dichiarato Xi, anzi, “diventeremo sempre più aperti”.

Tra gli errori da evitare c’è quello di non rincorrere sistemi politici diversi da quello in essere nella Repubblica Popolare Cinese, soprattutto in un momento in cui, ha detto il segretario generale del Pcc, “la statura internazionale della Cina è cresciuta come mai prima d’ora”. Il crescente ruolo internazionale di Pechino è anche un segnale, per Xi, che la Cina deve proseguire sulla strada del proprio modello di sviluppo. “Non dobbiamo ritornare indietro alla rigidità e all’isolamento del passato, né compiere la svolta sbagliata di cambiare la nostra  natura o abbandonare il nostro sistema”. 

Creare un mercato più aperto agli investimenti stranieri

Xi ha promesso di “allentare in maniera significativa l’accesso al mercato e proteggere i diritti e gli interessi legittimi degli investitori stranieri”. Da tempo le imprese europee lamentano una mancata reciprocità negli investimenti: la Cina nel 2016 ha investito in Europa 35 miliardi, in crescita del 77%; nello stesso periodo gli nvestimenti europei in Cina non hanno superato gli 8 miliardi di euro. 

Sviluppo economico con l’obiettivo di estirpare la povertà

L’attenzione, nei prossimi anni sarà, però, concentrata soprattutto sull’economia reale: negli scorsi cinque anni, il prodotto interno lordo cinese è cresciuto da 54mila miliardi di yuan a 80mila miliardi di yuan (circa 12100 miliardi di dollari), con sessanta milioni di persone uscite dalla povertà, secondo i dati illustrati dal presidente cinese (mentre si attendono per domani gli ultimi dati sulla crescita del Pil,  nei giorni scorsi il governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, ha detto che l'economia cinese potrà tornare a crescere al 7% nel secondo semestre del 2017, dopo due trimestri in cui il prodotto interno lordo ha segnato una crescita del 6,9%, al di sopra degli obiettivi fissati dal governo cinese a inizio anno: 6,5%) 

Continua la transizione verso un nuovo modello: focus su innovazione

Per il futuro, Xi vede nei consumi interni un ruolo di traino dell’economia, che dovrà concentrarsi sulla qualità della crescita, ha dichiarato il segretario generale del Pcc. “Porteremo le industrie cinesi a un livello medio-alto della catena di valore globale”, ha spiegato, “e incoraggeremo cluster del manifatturiero avanzato di livello mondiale” con l’obiettivo di fare della Cina “un Paese di innovatori per raggiungere nuove frontiere nella  scienza e nella tecnologia”. Un riferimento al piano Made in China 2025.  Un accenno lo ha dedicato anche alle imprese di Stato: le grandi conglomerate, ha detto il segretario generale del Pcc, dovranno essere “più forti, migliori e più grandi”. 

Sviluppo delle forze armate e tolleranza zero per i movimenti indipendentisti (Taiwan e Hong Kong)

Sul piano dello sviluppo dell'esercito, dove la seconda economia del pianeta è ancora indietro rispetto agli Stati Uniti, l’obiettivo è quello di raggiungere una modernizzazione delle Forze Armate entro il 2035.  La Cina, ha poi rassicurato, non cerca “egemonia o espansione: non importa quale stadio di sviluppo raggiunga”, ha detto Xi, anche se ha avvertito che Pechino non tollererà movimenti indipendentisti, che “incontreranno la risoluta opposizione del popolo cinese”. Il riferimento diretto è a Taiwan, legata alla Cina dal principio dell’Unica Cina, stabilito nel 1992, che riconosce una sola Cina, e che, nell'interpretazione di Pechino, vede l’isola come parte integrante del territorio nazionale cinese.

Lotta ai corrotti all’interno del Partito che deve rimanere “saldo come una roccia”

Xi ha poi sottolineato l’importanza della “severa governance del partito”, che deve mantenere la guida dell’ideologia e una “pozione chiara” contro le “visioni erronee”. La più grande minaccia, ha detto Xi è rappresentata dalla corruzione tra i ranghi del Pcc, che deve rimanere “saldo come una roccia” in quello che definisce un “impeto schiacciante” nel combattere le mele marce, che siano tigri, ovvero gli alti funzionari che si macchinano di grandi reati, mosche, i quadri locali, o volpi, i funzionari fuggiti all’estero per evitare la giustizia in Cina. Xi ha rimesso al centro il Partito, indebolito da una corruzione endemica: sono 1 milione e 400 mila funzionari sanzionati dall’inizio del primo mandato di Xi (2013).

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No, non fu Mao a fondarlo: il Partito Comunista Cinese nacque nel 1921 su iniziativa di un gruppo di intellettuali progressisti, tra i quali la storia ci riporta i nomi di Chen Duxiu e Li Dazhao, esponenti del Movimento del 4 maggio (1919): protesta studentesca, appoggiata dalla borghesia moderata e dagli accademici, scoppiata a Pechino contro la debole posizione del governo cinese verso l’imperialismo nipponico al Trattato di Versailles, dove le potenze vincitrici nel primo conflitto mondiale avevano accondisceso alla richiesta del Giappone di acquisire le concessioni tedesche nella provincia dello Shandong.

Dal caos alla riunificazione

Furono necessari migliaia di arresti e vari disordini prima che il governo decidesse di non firmare. In Cina regnava il caos: l’Impero Qing era caduto nel 1911, Sun Ya Tsen aveva proclamato la Repubblica di Cina (1912-1949), un governo debole mentre il Paese sprofondava nel disordine (dal 1916 al 1927 imperversavano i Signori della Guerra). Nel 1917 gli echi della Rivoluzione d’ottobre erano giunti anche in Cina. Tra i fondatori dell’Associazione di ricerche sul marxismo, c’era Li Dazhao, il quale dopo aver studiato legge a Tianjin e a Tokyo, si era dedicato agli studi di teoria politica e giornalismo.  Era poi diventato bibliotecario all’Università di Pechino. Mao Zedong fu per un certo periodo suo assistente. Aveva pubblicato un saggio dal titolo Primavera sulla rivista Xin qingnian  – periodico progressista al quale è stato riconosciuto un ruolo importante nel dibattito delle avanguardie letterarie: la letteratura, in quegli anni, era metafora della nuova Cina.

Li propugnava la rinascita del Paese – un concetto a noi oggi familiare giacché rievoca, seppur da lontano, il Sogno Cinese dell’attuale presidente Xi Jinping. Nacque, per sedimentarsi, un fortissimo nazionalismo (grazie anche al contributo dei pensatori riformisti di fine Impero, Kang Youwei e Liang Qichao) che in futuro assunse a mano a mano nuove forme: bruciava l’umiliazione subita dalle potenze straniere a partire dalle Guerre dell’Oppio, che avevano portato al dissolvimento dell’impero. Brucia tuttora quella ferita che spiega oggi l’atteggiamento risoluto di Pechino in politica estera: Xi Jinping vuole tornare alla grandeur, partendo dal rafforzamento del Partito.

Torniamo a Li Dazhao: insieme agli altri fondatori, come Chen Duxiu che fu il primo presidente del PCC, promosse l’alleanza dei comunisti con i nazionalisti di Chiang Kai-Shek, patto che si ruppe nel 1927: Li – come altri – morì giustiziato durante la repressione anticomunista. Ciò accadeva prima della Lunga Marcia, prima che Mao stabilisse la base rossa aYan’an, prima della seconda guerra mondiale, prima della guerra civile, prima che i comunisti di Mao sconfissero i nazionalisti, fuggiti a Taiwan, e fondassero la Repubblica Popolare Cinese nel 1949. Riunificando il Paese. Da quel momento in poi, Stato e Partito sarebbero stati una cosa sola.

Chen Duxiu, il primo segretario del PCC

Prima di proseguire, manca un pezzo importante: la rivista Xin Qingqian era stata fondata a Shanghai da un altro grande intellettuale, Chen Duxiu. Vi scrivevano le grandi firme di quei tempi, tra le quali Lu Xun e Hu Shi (che tanto impulso diede alla diffusione della lingua vernacolare) – pensatori liberali che diedero un forte contributo ai moti del 4 maggio, di cui Chen fu tra i leader promotori. Preside della facoltà di lettere dell’Università di Pechino, a seguito dei moti rivoluzionari fu costretto a rassegnare l’incarico, e finì in carcere per tre mesi. Influenzato dai venti marxisti che spiravano dalla rivoluzione russa, nel 1921 aveva fondato il Partito Comunista Cinese – convinto che il marxismo fosse in grado di modernizzare un Paese sottosviluppato quale la Cina. Anche Mao Zedong fu tra i fondatori. Nominato segretario generale nel 1921, mantenne l’incarico per sette anni, con l’appellativo del “Lenin cinese”. I legami con il Comintern – destinati a sfarinarsi in seguito sotto l’egida di Mao – erano fortissimi in quegli anni. Fu il Comintern a imporre a Chen l’alleanza con i nazionalisti. Quando l’alleanza si sfaldò, Chen, accusato di tale fallimento, fu espulso dal PCC. Trascorse gli ultimi anni in un villaggio vicino Chongqing, dove morì nel 1938.

Per Chen Duxiu, fervente oppositore dei valori tradizionali cinesi, il marxismo era un mezzo per raggiungere la “democrazia di massa”, pur senza limitare il ruolo della borghesia nella rivoluzione cinese. Non gli fu dato tempo di osservare l’ascesa al potere del Partito, destinato a guidare il Paese, a partire dal 1949, fino al trasformarlo in un potenza che oggi impera nel mondo.

Il distacco dal marxismo

I fondatori del PCC non furono gli unici intellettuali a contribuire al pensiero politico iniziale del partito. Il pensiero politico cinese è ricco di filosofi liberali, una storia che qui non racconteremo per mancanza di spazio. Una cosa è certa: l’influenza del marxismo, che Mao Zedong inglobò nella sua dottrina definita marxismo-leninimo-maosimo, è ancora molto forte seppur sfumato, e strumentale. Il filosofo tedesco, che centocinquanta anni fa scrisse il Capitale, “elaborò una profonda analisi sulla natura umana, sulla natura del lavoro, sui rapporti di potere nel sistema economico, sulle relazioni tra religione e ideologia con le strutture del potere”, ha detto all’AGI Andrew Nathan, docente di scienza politica alla Columbia University, autore di alcuni tra i più importanti libri sul sistema politico della Cina contemporanea, co-autore del volume Tian’anmen Papers.

“Oggi l’ideologia del Partito non dice nulla su questi temi: la leadership propone invece una forma di culto della personalità e di nazionalismo, idee che Marx disapprovava”, ha aggiunto il professore. “Il maoismo può essere definito una forma di marxismo nel senso che ha utilizzato alcune categorie marxiste, quali il concetto di lotta di classe. Ma dopo Mao – ha continuano Nathan – l’ideologia del Partito non ha mantenuto un forte legame con l’ideologia marxista”. Cioè: lo ha adattato per “giustificare qualsiasi politica il Partito volesse promuovere in un dato momento”. Rispetto alla linea ufficiale presentata dalla precedente amministrazione Hu Jintao, “l’ideologia promossa da Xi è più marcatamente nazionalista: in essa prevalgono aspetti di statalismo e culto della personalità”.  La stampa ha presentato l’immagine di Xi come “il grande leader” – revival maoista?.  Non solo. “Il ritorno della Cina alla ricchezza e al potere è illustrata nel ‘Sogno Cinese’ – ha concluso Nathan -; ai membri del Partito, alla stampa, agli avvocati, alle aziende, vengono richieste maggiori disciplina e conformità”.

La carica più importante all’interno del PCC è quella di Segretario Generale. Ma fino al 1982, il livello più alto era quello di Presidente del PCC – “Chairman” – detenuto da Mao Zedong dal 1949 fino alla sua morte, nel 1976. Tale carica fu abolita nel 1982 (l’ultimo fu Hu Yaobang, poi nominato Segretario). C’è chi oggi dice che Xi Jinping voglia rispolverarlo: un altro segnale del suo potere assoluto che però – dicono alcuni esperti – il presidente, visto oggi come l’uomo solo al comando, dopo una feroce campagna anti-corruzione, sarà costretto, entrando nel suo secondo mandato (e forse puntando a estenderlo oltre il 2022) che verrà – con grande probabilità – sancito dal Diciannovesimo Congresso al via ufficiale domani, a condividere con gli altri leader.

I successori del "grande timoniere"

Finita l’epoca maoista, il partito introdusse via via elementi di leadership collegiale, per evitare gli eccessi compiuti dal Grande Timoniere. Qualora Xi, che è già core leader (nucleo della leadership: una carica che lo eleva, all’interno del Comitato Permanente del Politburo, al di sopra degli altri membri), ottenesse anche la nomina di chairman, si diffonde tra gli analisti il timore il Comitato Permanente sia destinato ad avere un potere ridotto a vantaggio di Xi. Tra i più importanti dirigenti che hanno ricoperto il ruolo di Segretario Generale del Partito, dopo la morte di Mao, figurano Hu Yaobang (1982-1987) e Zhao Ziyang (1987-1989), sotto la leadership di Deng Xiaoping (cuore della seconda generazione). Il “Piccolo Timoniere” non ricoprì mai la carica di segretario generale, ma come presidente della Commissione Centrale e della Commissione Militare guidò le riforme di apertura della Cina, fino al 1989. Promosse il socialismo con caratteristiche cinesi. In una catena di successione ben delineata, gli successe Jiang Zemin (1989-2002), cuore della terza generazione, il cui pensiero politico è racchiuso nella teoria delle tre rappresentanze; giunse poi al potere Hu Jintao (2002-2012), quarta generazione, il filosofo dello sviluppo scientifico. E nel 2012, Xi Jinping: quinta generazione.

Oggi il Partito conta quasi 90 milioni di membri. La consuetudine vuole che il segretario generale ricopra anche la carica di Presidente della Commissione Militare Centrale e di Presidente della Repubblica, in un Paese dove stato e Partito sono strutture amministrative sovrapposte. Il pensiero di Xi Jinping, noto come i “quattro comprensivi”, dovrebbe essere inserito nella Costituzione nel corso del Diciannovesimo Congresso, che sancirà il rinnovamento della classe dirigente. Le teorie di Xi potrebbero essere introdotte nella carta con il suo nome – come fu per Mao e Deng. 

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