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Estero

IL FATTO
Un nuovo attacco ha insanguinato il cuore della capitale britannica nella notte di ieri, quando un furgone, piombato su un gruppo di fedeli musulmani che avevano da poco lasciato la moschea al termine delle preghiere del Ramadan, ha ucciso una persona e ne ha ferite dieci, tre delle quali sono gravi.

IL LUOGO
E' accaduto a Seven Sisters Road, vicino a Finsbury Park, a nord di Londra, in una zona dove ci sono almeno quattro moschee. La polizia ha arrestato un uomo di 47 anni, Darren Osborne, residente a Cardiff, sposato e padre di quattro figli. L'uomo è stato arrestato prima con l'accusa di tentato omicidio, ma secondo Scotland Yard, il capo di imputazione successivamente è stato tramutato in "preparazione e istigazione al terrorismo, incluso omicidio e tentato omicidicio".

LE INDAGINI
L'assalitore, che subito dopo l'attacco è stato bloccato dalla folla e buttato a terra. Al momento non ci sono altri sospetti, ha aggiunto Scotland Yard, secondo cui Osborno ha agito da solo. L'inchiesta comunque va avanti e diverse perquisizioni sono state effettuate in un quartiere residenziale di Cardiff, in Galles.

IL FILMATO

In un filmato, pubblicato dai media britannici, si intravede il volto dell'uomo arrestato. Il filmato lo mostra sul furgone della polizia, subito dopo l'arresto, mentre la folla si accalca attorno e di sottofondo si sente il vociare dei presenti. La moschea di Finsbury Park era diventata tristemente famosa una decina di anni fa per i sermoni incendiari dell'imam egiziano, Abu Hamza, che nel 2005 è stato condannato all'ergastolo. Intanto i siti web jihadisti, dando notizia dell'accaduto, stanno spronando alla reazione: "Musulmani, dovete svegliare la guerra nelle strade"; e si interrogano sul perché la polizia sarebbe intervenuta in ritardo. 

IL RACCONTO
Il furgone era stato appunto affittato in Galles, ed è piombato sulla folla di fedeli poco dopo la mezzanotte al termine del 'taraweeh', le preghiere che si fanno a tarda notte durante il mese sacro del Ramadan. Un gruppo di persone si era radunato per prestare soccorso a una fermata di autobus a una persona anziana, un uomo caduto a terra, forse per l'eccessivo caldo. "Ero lì, l'uomo respirava a fatica, stavamo cercando di aiutarlo", ha raccontato untestimone, "poi è arrivato questo furgone, ci è arrivato dritto sopra e ci ha travolti. Poi l'uomo è uscito dai veicolo ed è venuto verso di me. Sono riuscito a bloccarlo a terra etirava pugni, urlando: 'Uccidetemi, uccidetemi. Ucciderò tuttii musulmani''. Secondo testimoni, l'uomo sarebbe stato protetto dal linciaggio da unimam accorso sul posto.

LE REAZIONI
Theresa May e Jeremy Corbyn, che hanno visitato la moschea in giornata, hanno subito un'accoglienza decisamente diversa: il primo ministro britannico ha subito qualche contestazione da parte della folla presente. Secondo quanto riporta il Guardian, qualcuno si è rivolto polemicamente al primo ministro britannico con un chiaro riferimento alla lentezza con cui la settimana scorsa aveva raggiunto il luogo del rogo di Grenfell Tower ha apostrofato May chiedendole "come mai oggi fosse arrivata così presto". Accoglienza calorosa invece per per il leader laburista Jeremy Corbin, che è deputato nella circoscrizione di Islington-nord dove si è prodotto l'attacco. Corbyn è stato più volte applaudito e ha trascorso diverse ore alla Muslim Welfare House: tutti i fedeli "devono essere liberi di praticare la loro religione, liberi di andare per strada", ha detto. "Un attacco a una mosche, a una chiesa o auna sinagoga è un attacco a tutti noi".

IL SINDACO
Il Consiglio Musulmano della Gran Bretagna ha parlato di "violenta manifestazione" di islamofobia e ha chiesto misure di protezione rafforzate per le moschee. Il sindaco di Londra, il musulmano Sadiq Khan, invece ha parlato di "orribile attentato terroristico": "Se (l'accaduto) appare come un attacco contro una particolare comunità, esattamente come i terribile attentati di Manchester, Westminster e London Bridge, altresì si tratta di un attacco contro tutti i nostri valori condivisi di tolleranza, libertà e rispetto".

 

Non è facile orientarsi tra le molte differenze dei veli indossati dalle donne musulmane. Ci sono quelli che coprono solo il capo, quelli che nascondono il corpo fino alla vita, compreso il collo, e poi ci sono le due forme più estreme: il niqab e il burqa, con il primo sono visibili solo gli occhi mentre con il secondo nemmeno quelli. Tutto dipende dalla provenienza geografica. E se nei Paesi mediorientali vedere per strada o nei luoghi pubblici donne completamente coperte dagli abiti è normale, non si può dire lo stesso nella parte di mondo occidentale, dove sempre più spesso i governi propongono leggi che vietano l’uso delle forme estreme del velo islamico. Se ne sta discutendo anche in Norvegia, dove a giugno 2017 è stata presentata una proposta di legge, che dovrebbe essere approvata nel 2018, per impedire alle donne musulmane di coprirsi il volto nelle scuole e nelle università.

I motivi del divieto norvegese

Il motivo  – secondo quanto riporta la Bbc -“è che la copertura del viso impedirebbe una comunicazione efficace tra gli insegnanti e gli alunni”. Questi tipi di vestiti impediscono una “buona comunicazione, importante affinché gli studenti possano ricevere un’istruzione adeguata”, ha dichiarato il ministro norvegese dell'Istruzione e della Ricerca Torbjorn Roe Isaksen. Dello stesso parere il ministro per l’Immigrazione e Integrazione. Per Sandeberg che ha detto: “Avere tutti gli strumenti per comunicare resta fondamentale durante la fase di apprendimento”. C’è però chi non è d’accordo, anche perché in Norvegia il niqab e il burqa non sono abiti così tanto diffusi."Sono molto poche le donne che usano il niqab, quindi ritengo sia un problema marginale e la proposta di legge non necessaria”, ha dichiarato Linda Noor a NRK , rappresentante del think tank Minotenk, che si occupa proprio di minoranze. La polemica sul velo musulmano si è accesa quando all’inizio del 2017 il consiglio islamico norvegese ha assunto come funzionario della comunicazione una donna che indossa il niqab.

Cosa succede nel resto d’Europa

La Norvegia non è il primo Paese europeo che affronta la questione. Già in altri Stati si è cercato di limitare l’uso del niqab e del burqa. Un dibattito – così come si legge sulla Bbc – mai del tutto sopito, perché partendo dalla discussione del velo indossato dalle donne musulmane si finisce con affrontare temi più generali quali la libertà religiosa, l’uguaglianza delle donne e il terrorismo. Vediamo cosa succede nel resto d’Europa:

  • ITALIA

Non esiste una legge che vieta l'utilizzo di un velo che copre il volto come il niqab o il burqa. Chi sostiene l’esistenza di un divieto già in atto – si legge su Pagella Politica – fa riferimento di solito a una legge che risale agli anni di piombo, quando il Paese dovette fronteggiare numerosi atti terroristici di matrice politica. Il riferimento è all’articolo 5 della n. 152 del 1975: la cosiddetta “legge Reale” sull’ordine pubblico, un provvedimento molto discusso e sottoposto a referendum nel 1978 (che ne mantenne la validità). Nel 1977 la legge Reale venne modificata (con l'articolo 2 della legge n. 533) in senso più restrittivo nei confronti dell’abbigliamento da tenere in pubblico. La nuova formulazione dell’articolo diventò quindi: “È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo”. In realtà, è decisiva la clausola finale – “senza giustificato motivo”. La questione giuridica ruota intorno a che cosa costituisca un “giustificato motivo” – e se in esso rientrino le convinzioni religiose e/o le tradizioni culturali. Una sentenza del Consiglio di Stato e diversi altri casi giudiziari hanno chiarito che la legge italiana, al momento, non vieta i veli islamici.

  • GERMANIA

Il 28 aprile 2017 i deputati tedeschi hanno approvato una legge che vieta il velo integrale, burqa e niqab, per funzionari e agenti del settore pubblico. La misura – si legge sul Foglio –  riguarda anche chi lavora nell'ambito della giustizia, dell’esercito e delle commissioni elettorali. Tuttavia, il divieto riguarda solo l'orario di lavoro, oltre il quale nessun vincolo potrà essere imposto. "Coprire il volto per motivi religiosi o ideologici contraddice la neutralità richiesta da parte dei funzionari dello stato", si legge nel testo della norma. Nel dicembre 2016 la cancelliera Angela Merkel aveva dichiarato che indossare il velo integrale dovrebbe essere vietato in Germania “ovunque sia legalmente possibile”. La proposta di divieto rientrava anche in un secondo pacchetto di misure sulla sicurezza discusso ad agosto 2016 insieme al premier de Maizière.

  • AUSTRIA

Il 29 marzo 2017 l’esecutivo austriaco di larga coalizione ha approvato le misure, preannunciate a febbraio, che vietano il velo in pubblico nell’ambito delle modifiche al piano ‘sicurezza e integrazione’. L’Austria – si legge sull’Huffington Post – si prepara a bandire la distribuzione del Corano e a rendere obbligatoria la frequentazione di corsi di lingua e cultura tedesca per i profughi nel primo anno del loro arrivo nel Paese.

  • FRANCIA

E' stato il primo Paese europeo a vietare il velo integrale alle donne islamiche. La legge – si legge sempre sulla Bbc – è entrata in vigore l’11 aprile 2011 e non fa un chiaro riferimento al burqa o al niqab ma vieta la “dissimulazione del volto nei luoghi pubblici”. Tuttavia per le donne che indossano il velo integrale è prevista una multa di 150 euro, e possono essere obbligate a seguire uno stage di "educazione civica". La legge crea inoltre un nuovo delitto, la "dissimulazione forzata del viso": chi obbliga una donna a coprirsi completamente rischia il carcere ed una multa fino a 30mila euro.

In Francia vivono circa 5 milioni di musulmani – si tratta della più grande minoranza dell'Europa occidentale – e di questi solo 2.000 donne indossano i veli integrali.

  • BELGIO

Dopo la Francia il Belgio è il secondo Stato ad aver vietato il velo integrale in Europa. La legge è entrata in vigore nel luglio 2011 e vieta qualsiasi tipo di abbigliamento che in qualche modo celi l’identità. Prima dell’entrata in vigore della legge, il burka era già bandito in alcuni distretti in base a vecchie disposizioni che impedivano alle persone di coprire il volto completamente. Chi non si attiene alle regole anche in Belgio rischia una multa.

  • PAESI BASSI

Non c’è ancora una legge approvata dal Senato olandese, ma da novembre 2016, i parlamentari hanno proposto un divieto del velo (si parla sempre di quello integrale ndr.) nei luoghi pubblici come scuole, ospedali e mezzi di trasporto. Anche in questo caso non c’è un esplicito riferimento ai veli indossati dalle donne islamiche ma si parla di tutto ciò che in qualche modo celi l’identità di una persona. Il disegno di legge prevede multe fino a 410 euro. Il 5% dei 16 milioni dei residenti nei Paesi Bassi è musulmano, ma solo 300 donne indossano il niqab o il burka.

  • SPAGNA

Non esistono leggi nazionali che si occupano del velo delle donne musulmane, ma nel 2010 a Barcellona è stato vietato coprire il volto in alcuni spazi pubblici come gli uffici comunali, i mercati e le biblioteche.

  • GRAN BRETAGNA

Anche in questo caso non c’è alcun divieto di abiti islamici, ma dopo una direttiva del 2007  le scuole possono stabilire delle regole per l’abbigliamento.

Che differenza c’è tra un hijab, niqab e un burka?

In Occidente i veli più diffusi sono quelli che coprono solo la testa, ma ne esistono di tanti tipi a seconda del paese di provenienza. Ecco una breve guida per capire meglio le differenze.

La parola hijab significa letteralmente coprire, ma è spesso usata per indicare il foulard che indossano le donne islamiche. Queste sciarpe hanno diverse misure e sono prodotte in diversi colori. Comunemente e soprattutto in Occidente questo tipo di foulard  copre la testa e il collo ma lascia il volto scoperto.

 

Il niqab è invece il velo che copre la testa e il viso, lasciando scoperto solo la parte intorno agli occhi. 

Il burqa è il velo integrale ed è la copertura più estrema che può essere imposta ad una donna. È un unico velo che copre il viso e il corpo e ha una specie di griglia davanti agli occhi che permette di vedere.

L'al-amira è un velo composto da due parti: una per coprire i capelli e l’altra di forma tubolare parte dalla testa e avvolge il collo.

La shayla è una lunga sciarpa rettangolare tipica di alcune regioni del Golfo. Si avvolge intorno la testa e arriva fino a sopra le spalle. In genere lascia scoperto il collo. 

Il khimar è un velo lungo, che copre il capo e il corpo fino alla vita. Nasconde completamente i capelli, il collo e le spalle, ma lascia il volto scoperto.


Lo chador, indossato da molte donne iraniane fuori casa, è un mantello che copre tutto il corpo.

 

Google parte all’attacco contro il terrorismo e annuncia quattro misure per combatterlo anche sul web. “La minaccia terroristica – si legge sul The Guardian – è seria e per vincere la sfida dobbiamo mettere in campo azioni immediate”. Così il motore di ricerca più grande del mondo affronta il problema dei contenuti a sfondo estremista e della radicalizzazione attraverso i video su YouTube

Sembra quasi che in questo modo la piattaforma di video online voglia rispondere a Facebook  che ha annunciato di aver aggiunto risorse in carne e ossa al suo team antiterrorismo e di aver perfezionato le tecniche di intelligenza artificiale in grado di scovare ed eliminare contenuti propagandistici. 

Leggi anche: Su Facebook tolleranza zero contro il terrorismo

“Il terrorismo è un chiaro attacco alla società occidentale,  minacciata dalla violenza e dall’odio. E’ una sfida cruciale per tutti noi”. Ha dichiarato sul suo blog  Kent Walker, direttore degli affari legali.  "Google e YouTube si stanno impegnando per trovare una soluzione. Stiamo lavorando con i gruppi governativi, la polizia e la società civile per affrontare il problema dell'estremismo violento online. Ci piacerebbe eliminare dalle nostre piattaforme i contenuti di questo tipo”. "Anche se lavoriamo da anni per identificare e rimuovere i contenuti che violano le nostre politiche, la verità scomoda è che noi,  come industria, dobbiamo ammettere che quello che facciamo non basta, bisogna fare di più. E bisogna farlo subito”.

Ecco cosa farà Google

  • Migliorare la  tecnologia per individuare i contenuti più facilmente e rapidamente – Google ha annunciato che i suoi ingegneri hanno sviluppato delle nuove tecnologie in grado di prevenire il ricaricamento di contenuti terroristici già noti, utilizzando tecniche che sfruttano la corrispondenza delle immagini.
  • Più esperti al lavoro – Il motore di ricerca  incrementerà il numero di esperti  che lavoreranno nel programma Trusted Flagger di YouTube che nel 90% dei casi segnalano i video in modo appropriato. La tecnologia è un valido supporto ma è sempre meglio far valutare i video anche da esperti in carne e ossa capaci, a differenza delle macchine, di capire le sfumature.
  • Standard più rigidi –I controlli saranno più rigidi anche verso quei video che non violano  in modo chiaro le regole, ma che in qualche modo sottendano contenuti violenti o di propaganda religiosa. In futuro, questi video compariranno con un avviso e non verranno ammessi commenti e interazioni da parte degli utenti. Così saranno meno valorizzati e sarà più difficile trovarli.
  • Promozione di video contro l’odio e la radicalizzazione  – E’ in corso un lavoro di implementazione del "Redirect Method". Questo approccio usa  il potere della pubblicità mirata per raggiungere le potenziali reclute e reindirizzarle verso i video contro il terrorismo che stimolino a cambiare idea.

"Se facciamo questi cambiamenti tutti insieme faranno la differenza. Ciò che è certo è che continueremo a lavorare sul problema finché non troveremo il giusto equilibrio”,  ha ribadito Walker.  

Paura a Parigi, sugli Champs Elysées, dove un'auto è finita contro una camionetta della gendarmerie e ha preso fuoco. Testimoni parlano anche di un uomo a terra. 

In un tweet la prefettura di Parigi ha chiesto ad abitanti e turisti di evitare la zona.

Poi ha reso noto che la situazione è sotto controllo e non ci sono feriti tra le forze dell'ordine.

La corrispondente della Cnn ha postato su Twitter un video che mostra l'intervento degli agenti per isolare l'area

 

Una vittoria netta, con la conquista della maggioranza assoluta che garantirà cinque anni di mandato pieno al neopresidente francese Emmanuel Macron, ma non l'avanzata travolgente annunciata. Gli altri partiti, pur ridotti drasticamente, restano in Parlamento, ci entra per la prima volta Marine Le Pen, i socialisti mantengono una sparuta pattuglia. Il record vero lo ha fatto l'astensione, a livelli mai visti in Francia: 56%.

Il 'mancato annientamento' degli avversari – Repubblica 

Repubblica rileva il mancato 'annientamento' degli altri partiti: "Come previsto, il movimento del presidente francese Emmauel Macron stravince le elezioni legislative conquistando, dopo l'Eliseo, anche la maggioranza assoluta dell'Assemblée Nationale: insieme agli alleati di MoDem avrà 351 seggi su 577. Ma rispetto al primo turno di una settimana fa, l'affermazione di En Marche! è meno schiacciante e non annienta gli altri partiti.

Ridimensionati gli isterici pronostici della vigilia – Messaggero

Il Messaggero sottolinea il "semplice trionfo" di Macron. "Non è stata l'apocalisse annunciata dai sondaggi, non i 450, 460, addirittura 470 seggi sui 577 dell'emiciclo, ma è stato un semplice trionfo. La République en marche di Emmanuel Macron conquista l'Assembleé Nationale e regala al neo presidente una maggioranza più che assoluta, 361 deputati secondo ultime proiezioni, ben al di sopra dei 289 necessari. Gli elettori francesi hanno voluto attenuare i pronostici quasi isterici della vigilia che annunciavano un Macron-Re Sole dotato di poteri semi-assoluti. L'opposizione non è morta e sepolta, è soltanto sconfitta, spezzettata e, per la frangia socialista, comunque stordita e quasi annientata".

Macron Re, ma che astensione…

La Stampa sottolinea i due dati eclatanti del ballottaggio: la schiacciante maggioranza ottenuta dal presidente e l'altisima astensione, il 56% che è un record per la Francia. "Pieni poteri al nuovo 'Re di Francia' Emmanuel Macron. La République en Marche (Lrm), il partito nato dal movimento fondato solo un anno fa dal leader europeista di 39 anni, realizza un risultato storico nel secondo turno delle elezioni politiche macchiate da un record di astensione, stimata oltre il 56%, il livello più alto nella storia della Quinta Repubblica. Il neo-presidente che a maggio sconfisse Marine Le Pen nella corsa all’Eliseo ottiene una maggioranza schiacciante anche se non si tratta dello tsunami pronosticato dai sondaggisti. Dopo la valanga di una settimana fa, i francesi gli impongono una correzione e lasciano in vita gli altri partiti. Secondo le proiezioni di Elabe, il partito del presidente ottiene la maggioranza assoluta anche senza l’apporto degli alleati centristi del MoDem". 

Maggioranza incontrastata, ma vittoria fiacca

Il corrispondente da Parigi del Corriere della Sera, Stefano Montefiori, rileva la forte astensione e la vittoria più fiacca del previsto anche se concede al presidente la maggioranza in Parlamento. "L’astensione raggiunge livelli mai visti, salendo fino al 58% nonostante gli appelli di tanti leader, da Jean-Luc Mélenchon della sinistra radicale a Marine Le Pen del Front National, ad andare alle urne per non consegnare tutti i poteri al 'Nuovo Cesare' Macron. Il presidente potrà contare su una maggioranza netta anche senza l’aiuto dell’alleato del Modem François Bayrou (che ottiene una quarantina di seggi), ma meno bulgara di quanto molti temessero: molto sopra la soglia necessaria dei 289 ma inferiore agli almeno 400 deputati indicati dai sondaggi nei giorni passati".

Il Sole 24 Ore scrive che quella di Macron è "Una vittoria netta ma non schiacciante, quella di Emmanuel Macron. Il secondo turno delle elezioni legislative francesi ha dato al partito del presidente la maggioranza parlamentare di cui ha bisogno per realizzare il programma di riforme annunciato, a partire da quella del diritto del lavoro, senza neppure il rischio di dover subire eventuali ricatti da parte degli alleati centristi. Ma ha nel contempo salvaguardato l'esistenza di una opposizione politica – a destra e a sinistra – necessaria per un corretto funzionamento della democrazia. Le cose sono insomma andate meglio di quanto non avesse fatto immaginare l'esito del primo turno e di quanto non avessero previsto i sondaggi. L'ultimo appuntamento di una fase elettorale troppo lunga e sfiancante per i cittadini, iniziata in novembre con le primarie dei Républicains, ha inoltre rilanciato due temi sui quali Macron dovrà comunque riflettere e cercare di dare risposte durante il suo quinquennato".

Se per il semplice avvio dei negoziati c'è voluto un anno intero, quanto tempo servirà per arrivare fino in fondo al processo di uscita del Regno Unito dall'Unione europea? La domanda sorge spontanea quando si sta per celebrare il primo anniversario dal referendum che ha sconvolto l'Europa. I britannici che a maggioranza votarono il 23 giugno dell'anno scorso per lasciare il vecchio continente forse non erano stati adeguatamente informati su quanto complicato, lungo e gravoso il percorso sarebbe stato.

Per approfodnire10 cose da sapere sul divorzio di Londra dalla Ue

In 43 anni di appartenenza al 'club', anche il Paese più recalcitrante, nonostante una serie di distinguo e di 'opt out', la restituzione annuale di una parte dei contributi al bilancio comunitario, la mancata partecipazione all'Unione monetaria e allo spazio Schengen di libera circolazione, si è comunque legato a moltissime strutture comuni (decine e decine fra istituzioni ed agenzie europee) e questo rende complicatissimo il divorzio.

Il trattato prevede che tutto il negoziato non possa durare più di due anni da quando, lo scorso 29 marzo, è stata notificata l'intenzione di ricorrere all'articolo 50. Da allora, tre mesi sono stati persi da Londra nel tentativo di rafforzare la maggioranza governativa: l'obiettivo è stato mancato, come si sa, ma il negoziato comincia ufficialmente il 19 giugno, ovvero 21 mesi prima della scadenza. Vista da Bruxelles, la prospettiva di dedicare risorse umane, finanziarie ed energie al dossier Brexit è vissuta con un certo fastidio venato di un atteggiamento rivendicativo: "Non l'abbiamo certo voluta noi questa situazione". Dall'altra parte c'è però anche la consapevolezza che, almeno di fronte a questa sfida, gli altri 27 Paesi si sono uniti come raramente nella storia comunitaria, nonostante su tutti gli altri principali fattori di crisi per il vecchio continente le divergenze continuino a prevalere, spesso ostacolando la politica comune e rendendola meno efficace.

Per approfondire: Il conto della Brexit per Londra potrebbe salire a 100 miliardi

La prospettiva dell'uscita del Regno Unito ha in particolare rilanciato la politica di difesa e sicurezza comune: senza i 'no' britannici, su questo fronte l'integrazione ha ripreso a marciare spedita. Dopo la sconfitta elettorale di Theresa May, è poi inaspettatamente tornata di attualità l'ipotesi di un'uscita 'soft' o addirittura di un'improbabile marcia indietro complessiva.

Lo stesso neo presidente francese Emmanuel Macron ha detto che se per caso Londra cambiasse idea, l'Europa ne sarebbe lieta. Ma intanto il processo è avviato e appare difficile fermarlo. Il capo negoziatore europeo Michel Barnier guida una squadra composta da decine di tecnici di tutti i settori coinvolti, e sono state decise delle linee guida molto precise sulle priorità da seguire. Il Regno Unito, secondo Bruxelles, dovrà pagare tutto ciò per cui si è già impegnato, a partire dai contributi al bilancio Ue fino al 2020, perché importanti progetti già programmati e avviati non ne risentano; inoltre, dovrà accollarsi le spese del negoziato e del processo per la sua uscita.

Per approfondire: Addio Hard Brexit, Londra perde potere con l'Ue 

Inoltre, vanno subito stabilite garanzie reciproche per i cittadini europei residenti nel Regno Unito (fra i 3 e i 4 milioni) e per i britannici che vivono negli altri paesi Ue (in gran parte pensionati). Infine, deve essere velocemente regolato il trasferimento delle agenzie Ue che hanno sede a Londra (in particolare, l'agenzia dei farmaci Ema e quella bancaria Eba). Le priorità inglesi non sono altrettanto chiare: la squadra di Barnier spera di conoscerle nel giro di poco tempo.

La bassa affluenza alle urne spegne il sorriso sulle labbra di Emmanuel Macron: a votare va un francese su due e la sua maggioranza assoluta all'Assemblea Nazionale è un successo dimezzato. Nonostante il suo "En Marche" ottenga, con gli alleati centristi, circa 360 seggi, un'ottantina in più rispetto a quanti ne bastano per avere mani libere, lui non si mostra alle telecamere, e preferisce mandare il suo primo ministro Edouard Philippe a dire che è stata una "vittoria chiara che ci rende felici". Tutto qui, ed il suo quartiergenerale si svuota subito dopo. Poca voglia di festeggiare, nemmeno fosse stata una sconfitta come quella sofferta dai socialisti.

Infatti è il Psf la forza che paga il prezzo più alto a quel profondo stravolgimento che si sta verificando nella politica francese, per cui un partito come En Marche passa in 15 mesi dalla non esistenza all'Eliseo al controllo totale del Parlamento. I socialisti perdono l'80 percento dei loro seggi, precipitano a poche decine di presenze, ed aprono ufficialmente la crisi del partito. Il referto medico lo stila il segretario, Jean-Christophe Cambadelis. "La sconfitta è bruciante e senza appello", ammette di fronte alle telecamere, "la sinistra deve cambiare radicalmente nella forma e nella sostanza ed aprire una nuova fase per combattere il nazionalismo ed il neoliberismo". Risultato: lui se ne va. "Il partito sarà gestito da una segreteria collettiva, io mi assumo le mie responsabilità", spiega. Ora si spera nel futuro, che in politica vuol dire essere gia' in buona parte passato.

Ma anche il Front National ha poco di che gioire: un mese e mezzo fa Marine Le Pen metteva paura a Macron al ballottaggio per le presidenziali, oggi è eletta per la prima volta all'Assemblea Nazionale. Peccato che sia alla testa di una pattuglia di, al massimo, altri sette deputati. Per capire: i socialisti – usciti distrutti – di seggi ne hanno una cinquantina. Poco da stupirsi allora se lei accosti toni trionfalistici a esclamazioni di rabbia. Il suo ex rivale Macron "ha fatto precipitare il Paese nell'indifferenza", accusa, riferendosi alla scarsa affluenza. E poi aggiunge: "Questo processo è profondamente antidemocratico. Noi al ballottaggio delle presidenziali abbiamo raccolto 6 milioni di elettori, ed oggi abbiamo così pochi deputati. E' vitale per la democrazia che si introduca il metodo proporzionale".

Parole opposte e quindi simili a quelle di Jean-Luc Melenchon, che di seggi ne ottiene una ventina e ha poco di cui lamentarsi. Per lui pero' il dato politico centrale e' "l'astensione schiacciante", un vero e proprio "sciopero del nostro popolo". Quindi si dovrà tenere un "referendum per dire sì o no a se una minoranza possa detenere tutto questo potere". Una proposta che sa di utopia. Nel frattempo i Repubblicani di Fillon guardano il quadro e lasciano trapelare una certa dose di soddisfazione: portano a casa 115 seggi. L'effetto assorbimento da parte di En Marche non c'è stato. Ora saranno possibili addirittura delle intese parlamentari, come anche anche il loro contrario. Con i socialisti ai minimi termini, il Fn confinato a meno di una decina di rappresentanti, sono loro la vera, potenziale forza di opposizione. Che potrà farsi ancora più forte, da domani, del 50 percento dei francesi che non sono andati a votare.

In un filmato, pubblicato dai media britannici, si intravede il volto dell'uomo che, a bordo di un van, nella notte è piombato sui fedeli all'uscita della moschea di Finsbury Park, a nord di Londra. Il filmato lo mostra sul furgone della polizia, subito dopo l'arresto, mentre la folla si accalca attorno e di sottofondo si sente il vociare dei presenti.

Secondo testimoni citati dai media, l'uomo, prima di essere bloccato a terra, ha urlato che "voleva uccidere tutti i musulmani". Non è ancora chiara la dinamica dell'accaduto. Ma i presenti hanno riferito che il furgone è piombato su un gruppo di persone che erano accorse ad aiutare una persona anziana, caduta a terra, forse per l'eccessivo caldo. L'uomo arrestato è stato portato in ospedale per una perizia psichiatrica. 

Un furgone ha investito poco dopo mezzanotte un gruppo di fedeli a Londra nei presi di una moschea nell'area di Finsbury Park. La polizia ha fatto sapere che un uomo è morto e altri 8 sono rimasti feriti mentre l'uomo alla guida del furgone, di 48 anni, è stato arrestato. Come dichiarato dai testimoni e riportato dal Guardianl'assalitore avrebbe gridato frasi di odio contro i musulmani. La polizia indaga per terrorismo.

La moschea nel mirino è quella da dove l'imam egiziano Abu Hamza lanciava i suoi messaggi incendiari ai fondamentalisti salafiti. Il van è finito sulla folla di fedeli che uscivano, al termine delle preghiere del Ramadan, poco dopo mezzanotte ora locale. L'arresto è stato filmato.

La premier, Theresa May, ha parlato di "un attacco terroristico potenziale", annunciando una riunione d'emergenza nella mattinata e confermando che l'inchiesta e' stata affidata all'unità antiterrorismo. Il consiglio musulmano della Gran Bretagna ha diffuso un comunicato parlando di attentato terroristico e di "violenta manifestazione" di islamofobia. Nella zona dove l'incidente ha avuto luogo, Sevens Sisters Road, nel quartiere di Islington, ci sono almeno quattro moschee.

Il sindaco: "Orribile attentatro terroristico"

 Il sindaco di Londra, il musulmano Sadiq Khan, ha condannato l'attacco alla moschea di Finsbury Park parlando di "orribile attentato terroristico". "Londinesi innocenti sono stati colpiti", ha dichiarato in un comunicato, "molti dei quali stavano terminando le preghiere del mese sacro di Ramadan". 

"Se (l'accaduto) appare come un attacco contro una particolare comunità, esattamente come i terribile attentati di Manchester, Westminster e London Bridge, altresì si tratta di un attacco contro tutti i nostri valori condivisi di tolleranza, libertà e rispetto".

 

Un anno dopo il referendum che ha visto la vittoria del 'Leave', un'altra consultazione elettorale ha infranto molte facili certezze e dimostrato che qualche ripensamento, probabilmente, è in corso nella coscienza collettiva britannica. L'esito del voto dell'8 giugno scorso in Gran Bretagna rappresenta un boomerang per Theresa May, aumenta l'instabilità politica, rende più debole il governo in vista del negoziato per l'uscita dalla Ue e non agevola il cammino dell'economia. E' questo, in sintesi, il parere degli analisti sul risultato elettorale, secondo cui l'ipotesi 'Hard Brexit' è destinata a finire in soffitta.

Un compromesso più difficile – Morgan Stanley

"Prevediamo una maggiore instabilità politica – sostiene la Morgan Stanley – una ridotta rappresentanza politica dei conservatori alle Camere e una maggioranza parlamentare più esigua. Questo significa maggiori rischi per il voto di fiducia sulla Brexit e più difficoltà nella ricerca di un compromesso. Tuttavia l'indebolimento del governo renderà più difficile far passare una 'Hard Brexit'". Nel breve termine, suggeriscono gli analisti di Morgan Stanley, "l'incertezza politica e le divisioni sulla Brexit indeboliranno l'economia. Tuttavia, la prospettiva di un allentamento della politica di bilancio e la rinuncia a una 'hard Brexit' determineranno, a medio termine, un miglioramento dell'outlook per il Pil".

Sulle differenze tra Hard e Soft Brexit leggi qui l'articolo di Agi.it

Le minacce di Theresa May ora suonano vacue – Schroders

Azad Zangana, Senior European Economist di Schroders: "Il risultato elettorale è stato disastroso per i conservatori, che probabilmente resteranno al potere con un governo di minoranza, mentre il futuro politico di Theresa May è messo in discussione, il che implica un governo meno stabile.La posizione negoziale del Regno Unito esce seriamente danneggiata. In assenza di un mandato forte l'Europa può ignorare le richieste del Regno Unito. Anche la minaccia di Londra di ritirarsi dalle trattative ora sembra vacua e priva del supporto del popolo britannico".

Alix Steward, un altro analista di Schroders: "Il rischio è che i prezzi salgano più delle attese, a causa probabilmente di una combinazione di maggiore spesa pubblica e sterlina più debole".

Per il premier un futuro incerto – Standard Life Investments

"Il Partito conservatore probabilmente sarà in grado di formare un governo sostenuto formalmente o informalmente dal Democratic unionist party (Dup), che ha sostenuto l'uscita dall'Unione europea" sostiene lo strategy team di Standard life investments "Ma non è ancora chiaro se sarà Theresa May a guidare questo nuovo governo. Tutto ciò aumenta l'incertezza sul percorso dei negoziati sulla Brexit. Non solo darà più voce alle diverse opinioni all'interno del partito conservatore, ma la posizione del Dup e degli altri maggiori partiti dovrà essere incorporata nel processo dei negoziati sull'exit. Sebbene il risultato aumenti l'incertezza sull'iter della Brexit, questa necessità di compromesso potrebbe spingere il governo verso un approccio più conciliatorio nei negoziati".

L'economia britannica rallenta – M&G Investments

Jim Leaviss, capo del Retail Fixed Interest di M&G Investments: "Questa incertezza sembra non essere utile ai negoziati del Regno Unito sulla Brexit, che dovrebbero iniziare il 19 giugno. I conservatori sono andati decisamente male nelle circoscrizioni che avevano votato per il 'Remain'. Forse questo risultato riflette in parte il rifiuto alla dichiarazione della May sul 'nessun accordo è meglio di un cattivo accordo e aumenta le possibilità di una Brexit più soft (e una possibile permanenza nel mercato unico) o di un altro referendum in materia, che potrebbe essere il prezzo del sostegno al nuovo governo da parte dei Liberal Democratici. L'impulso alla crescita dell'economia britannica si sta affievolendo man mano che l'anno va avanti. La crescita delle vendite retail, i prezzi degli immobili e i redditi aggiustati all'inflazione stanno indebolendo quello che rimane di un'economia molto deteriorata. Il risultato delle elezioni e la continua incertezza che comporta suggeriscono che questo trend continuerà".

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