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Estero

"La nostra rivoluzione non è finita l'8 novembre (del 2016). È stato solo l'inizio…il futuro ci appartiene". Così Donald Trump ha concluso il suo comizio in Florida, a Pensacola, a soli 30 chilometri dal confine con l'Alabama, dove si gioca l'importante partita per il seggio al Senato lasciato libero da Jeff Sessions diventato ministro di Giustizia. Trump ha usato il palco della Florida per sostenere la candidatura del repubblicano Roy Moore, controverso candidato dell'ultradestra accusato di aver molestato delle minorenni quando aveva 30 anni. Accuse sulla cui credibilità il presidente degli Stati Uniti ha espresso dubbi. Durante il discorso, il miliardario ha rivendicato i successi della sua amministrazione, dalla 'imminente' riforma fiscale con tagli alle tasse piu grandi "della storia" fino alla lotta contro i clandestini e i terroristi. "Migliaia" di persone sospettate "al momento sono sotto sorveglianza", ha detto. 

Un appello all'unità

Trump ha accusato l'opposizione democratica di "opporsi alla volontà del popolo americano" ma poi ha concluso il suo intervento con un appello all'unità."Se siamo della città o della campagna, se siamo neri, olivastri o bianchi, sanguiniamo tutti dello stesso sangue. Facciamo tutti il saluto alla stessa grande bandiera americana. Siamo la nazione che ha scavato il canale di Panama, che ha vinto due guerre mondiali, che ha portato l'uomo sulla luna e messo in ginocchio il terrorismo", ha detto l'inquilino della Casa Bianca davanti ad una platea adorante. "Fino a quando avremo il coraggio delle nostre convinzioni, non ci sarà obiettivo fuori dalla nostra portata… La più grande avventura è davanti a noi. Siamo americani e non dobbiamo smettere di sognare". 

"Potremmo rientrare nell'accordo sul clima"

La notizia è però l'apertura a un rientro degli Stati Uniti nell'accordo di Parigi per combattere il cambiamento climatico. "Potrei rientrare nell'accordo ad un prezzo migliore", ha precisato Trump. "Voglio aria più pulita, voglio acqua chiara e acqua pulita. Voglio cose che loro non avranno e non voglio pagare le cifre di cui parlano", ha insistito. Trump ha dunque sottolineato come il carbone stia tornando alla ribalta negli Usa. Le rinnovabili? Ha detto che "gli piacciono i mulini a vento" ma che "servono gli idrocarburi perché quando il vento non soffia è un problema".

"Daremo una possibilità a Pyongyang"

Contro la Corea del Nord "abbiamo imposto le più forti sanzioni di sempre approvate dal Consiglio di sicurezza dell'Onu e ne abbiamo in piedi molte altre" ma "non so se queste sanzioni funzioneranno", ha proseguito Trump. A Kim "daremo una possibilità. Vedremo. Chissà. Posso dirvi solo una cosa: siete in buone mani". 

Sulla questione di Gerusalemme, il presidente ha infine invitato alla calma e alla moderazione, auspicando che le voci a favore della tolleranza prevalgano sui fomentatori d'odio. "Il presidente rimane impegnato per il raggiungimento di una pace duratura tra israeliani e palestinesi", ha affermato il vice portavoce della Casa Bianca, Raj Shah, parlando con i giornalisti sull'Air Force One diretto in Florida, dopo le violenze scoppiate in Medio Oriente in seguito alla decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme capitale d'Israele, "pensiamo che la decisione di riconoscere la realtà, di riconoscere Gerusalemme capitale d'Israele sia la decisione giusta". 

L'immagine-shock di un orso polare affamato che si aggira su una landa desolata e senza ghiacci dell'Artico canadese in cerca di cibo ha fatto il pieno di visualizzazioni sul web. E offre un chiaro, evidente monito ai 'negazionisti' del cambiamento climatico.

La scena è stata ripresa da un gruppo ambientalista, Sea Legacy, durante una spedizione di fine estate a Baffin Island ed è stato poi postata sul web dal fotografo Paul Nicklen. L'orso è magrissimo, la pelliccia cascante sullo scheletro, e cammina a fatica e barcollante. Quando scova un contenitore di latta usato dai pescatori Inuit, rovista con il muso all'interno e scova qualcosa. Secondo Nicklen, l'orso, non vecchio, è morto poco dopo. 

 

Una politica europea che porti a una Costituzione comune entro il 2025, investimenti nella pubblica istruzione, riforma di pensioni, assicurazione sanitaria e casse malattia nonché una spinta a favore dei contratti a tempo pieno a scapito di part-time e mini-job: sono questi i temi principali su cui dall'11 dicembre la Cdu/Csu e l'Spd discuteranno per trovare un accordo che porti ad una riedizione di una Grosse Koalition a sostegno del quarto governo della cancelliera Angela Merkel.

Giovedì sera durante il congresso di partito dei socialdemocratici, il presidente Martin Schulz (rieletto con l'81% dei voti contro il 100% del marzo scorso) ha ottenuto il via libera per "colloqui aperti". Nessun obbligo di trovare un accordo, ancora possibile quindi un governo sostenuto dall'esterno o la richiesta di tornare al voto. Il 15 dicembre i vertici dell'Spd renderanno nota la propria decisione. Se si opterà per una continuazione del negoziato, si cercherà di mettere a punto un programma di governo dettagliato che sarà poi votato dai rispettivi congressi.

Particolare importanza, soprattutto tra le fila della CSU, la sorella bavarese della CDU, sarà data alla questione dell'accoglienza dei migranti, un tema su cui sembrava si fosse trovato un accordo condiviso all'epoca del tentativo di una coalizione Giamaica e ora nuovamente potenzialmente in discussione.

"Meno rigore e più investimenti"

Martin Schulz ha sottolineato quanto sia importante dotare l'Ue di una Costituzione entro 8 anni e di una diversa politica economica europea, lontana da quella da anni sostenuta da Wolfgang Schauble, con meno rigore e più investimenti e non più in mano a banche e multinazionali. Proprio la "retrocessione" dell'ex ministro delle finanze a presidente del Bundestag, una scelta obbligata per lasciare ai liberali dell'FDP una carica ritenuta imprescindibile per sedersi al tavolo della trattative durante la tentata coalizione Giamaica, potrebbe giocare ora un ruolo fondamentale per il buon esito dei colloqui. I vertici della Spd potrebbero infatti richiederla per dimostrare tanto al proprio elettorato quanto alla base del partito un ruolo più incisivo all'interno della coalizione rispetto a quello tenuto negli ultimi quattro anni.

Dai vertici dell'Union filtra cauto ottimismo. Se Angela Merkel si è già premurata di sottolineare come più importante di una Costituzione europea ci sia al momento la stabilità dell'unione monetaria, secondo il neo segretario generale della CSU Andreas Scheuer "saranno negoziati difficili, ma è chiaro: la Germania ha bisogno di un governo stabile". 

Le proteste che hanno investito i territori palestinesi e l'intero mondo islamico dopo la decisione di Donald Trump di spostare l'ambasciata Usa a Gerusalemme, riconoscendola come capitale dello Stato ebraico, non hanno avuto come bersaglio solo l'America.

"Bin Salman, non umilierai i palestinesi" e "Abbasso i Saud" sono tra gli slogan intonati dai dimostranti a Gaza e in Cisgiordania. Riad, tornato l'alleato di ferro di Washington in Medio Oriente, sarebbe davvero coinvolta a pieno titolo nel nuovo "processo di pace" che il presidente degli Stati Uniti intenderebbe avviare, sia pure con la contrarietà di quasi tutta la comunità internazionale. 

Il New York Times ha riportato che l’Arabia Saudita a novembre avrebbe offerto alla Palestina due mesi di tempo per accettare una proposta che prevede il villaggio di Abu Dis come capitale di un nuovo Stato palestinese. La proposta è stata rivolta al capo dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, durante una sua visita a Riad lo scorso mese.

Secondo il quotidiano, il piano proposto dal principe della Corona Mohammed bin Salman prevede uno stato separato che comprende Gaza e Cisgiordania e il mantenimento della maggior parte degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, considerati illegali dai palestinesi e dalla comunità internazionale. La proposta non prevede il diritto di tornare in Israele ai membri della diaspora palestinese. Il villaggio di Abu Dis si trova nella periferia di Gerusalemme Est.

Nondimeno, il Consiglio reale dell'Arabia Saudita ha condannato fermamente la decisione di Trump, sottolineando come questa non cambierà le rivendicazioni del popolo palestinese su Gerusalemme e gli altri territori occupati e che “imporre un nuovo status alla città non è possibile”.
 
 

Ci sono voluti quasi nove mesi perché i negoziatori di Londra e Bruxelles riuscissero a partorire un primo accordo sulle principali questioni legate al divorzio fra Regno Unito e Unione Europea. Da quando, nel marzo scorso, la premier Theresa May ha chiesto il ricorso all'articolo 50 del trattato Ue avviando la procedura della Brexit, il negoziato è stato "lungo e difficile" e costellato di incomprensioni e accuse reciproche. Dopo l'ennesimo rinvio di lunedì scorso, dovuto alla frenata del partito nordirlandese unionista, fondamentale alleato del primo ministro, in pochi giorni il negoziato è giunto a una svolta, appena in tempo per rispettare la scadenza di questa settimana.

Un "periodo transitorio" di due anni

Ora sui tre punti prioritari, diritti dei cittadini, confine irlandese e impegni finanziari britannici, si è trovato un "compromesso", come lo ha definito il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, che dovrebbe permettere ai 27 capi di Stato e di governo di approvare fra una settimana le "linee guida" messe a punto dal Consiglio per la seconda fase del negoziato, quella per stabilire le relazioni Ue-Gb post Brexit. Ci vorrà tempo, tanto che nel "rapporto congiunto" firmato la notte scorsa a Bruxelles, si prevede un "periodo transitorio", che secondo gli auspici britannici durerà almeno un paio di anni e le cui modalità dovranno essere stabilite "al più presto" l'anno prossimo.

Durante questo periodo, ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, per continuare a far parte del mercato unico e dell'Unione doganale il Regno Unito dovrà continuare a rispettare le normative Ue, a riconoscere la giurisdizione della Corte di Lussemburgo. Ma anche a pagare il conto dell'appartenenza all'Ue. "La sfida più difficile deve ancora arrivare", ha commentato Tusk, stamattina dopo avere incontrato Theresa May. La premier ha sottolineato di aver firmato un compromesso "nel pieno interesse del Regno Unito" e Tusk le ha riconosciuto "un grande successo personale"; ma i più agguerriti fautori della Brexit non sono altrettanto soddisfatti.

Quanto sborserà Londra per andarsene?

Quello degli impegni finanziari è un tema particolarmente delicato: nel rapporto congiunto non appaiono cifre, ma vengono soltanto precisate le modalità del calcolo e la necessità per il Regno Unito di pagare tutto il dovuto per il periodo del bilancio in corso, ovvero fino almeno fino 2022 quando si esauriranno i programmi avviati tra il 2014 e il 2020. Naturalmente, in caso di "proroga", i pagamenti dovranno continuare. Durante il periodo transitorio il Regno Unito dovrà pagare il suo contributo al bilancio comunitario "per intero", ha detto un alto funzionario europeo. "Le cifre cambieranno" anche dopo la Brexit, ha spiegato Barnier.

Nessun "hard border" con l'Irlanda

Bruxelles non vuole diffondere dati per non rendere ancora più difficile la situazione politica della premier May. Ma secondo alcune stime l'ammontare complessivo che il Regno Unito si prepara a dover sborsare si aggira fra i 40 e i 60 miliardi netti (fra 80 e 100 lordi). Anche sugli altri due punti prioritari per andare avanti con la seconda fase del negoziato, il confine in Irlanda e i diritti dei cittadini, si sono trovati difficili compromessi. "Fra Irlanda del Nord e Repubblica di Irlanda – ha assicurato May – garantiremo che non ci sarà una frontiera dura". Ma, per convincere gli unionisti nord-irlandesi, il premier britannico è stato costretto a fare una concessione maggiore: in caso di mancato accordo con l'Ue su una soluzione per evitare il ritorno della frontiera, il Regno Unito nel suo insieme "manterrà il pieno allineamento con quelle regole del mercato interno e dell'unione doganale". Per quanto riguarda i diritti dei circa 3 milioni di cittadini europei che vivono nel Regno Unito e del milione di britannici in Ue "conserveranno gli stessi diritti acquisiti fino al momento della Brexit (compreso il periodo transitorio) anche dopo". May ha dovuto anche accettare la giurisdizione della Corte europea di giustizia sui tribunali britannici per un periodo di 8 anni al fine di tutelare i diritti dei cittadini. 

I prossimi passi del negoziato

Il testo di compromesso firmato oggi "potrebbe rappresentare la base dell'accordo finale" per l'uscita, fissata a marzo 2019. Se ora la prima cosa da discutere sarà come gestire l'inevitabile "periodo transitorio", subito dopo si comincerà a trattare sulle future relazioni commerciali. E il caponegoziatore Ue Michel Barnier ha già detto di immaginare "un accordo di libero scambio sul modello di quello concluso con il Canada". Ma, ha ricordato Tusk, si dovrà anche subito cominciare ad affrontare una serie di altre questioni, dalla lotta al terrorismo, dalla sicurezza e difesa alle relazioni internazionali.

Il problema ancora una volta è più a Londra che a Bruxelles. Questa settimana il cancelliere dello scacchiere, Philip Hammond, ha rivelato che il governo May non ha ancora discusso in modo approfondito che tipo di relazioni future intende perseguire con l'Ue. Nelle linee guida per la seconda fase dei negoziati che adotteranno nel loro Vertice del 15 dicembre, i capi di Stato e di governo dell'Ue a 27 dovrebbero chiedere nuovamente chiarezza a Londra. May rischia di trovarsi nuovamente confrontata a scelte difficili e contestazioni. Come ha ricordato Tusk parlando del negoziato a venire sui rapporti tra Ue e il Regno Unito per il dopo-Brexit, "separarsi è difficile. Ma separarsi e costruire una nuova relazione è molto piu' difficile". 

Il Bitcoin in poco più di una settimana ha raddoppiato il proprio valore, toccando quota 19 mila dollari. E sono sempre più i Paesi emergenti nei quali sale la domanda di criptovaluta, a partire dall'India. Tra i segnali di questa accresciuta attenzione c'è la storia, raccontata da Quartz, di Prashant Sharma e Niti Shree, due ventottenni di Bangalore che, per il loro matrimonio, previsto il 9 dicembre, nella lista di nozze non hanno inserito lavatrici o frullatori​ ma hanno esortato gli invitati a regalare loro… Bitcoin. La somma donata, leggiamo sul Times of India, verrebbe utilizzata per finanziare progetti benefici. 

I due giovani tengono a sottolineare che il loro interesse nelle criptovalute non è frutto di una moda ma risale al 2014. "Crediamo che la blockchain, la tecnologia sulla quale è costruito il Bitcoin, sia il futuro. Vogliamo scommettere sul Bitcoin e avere una fetta di quella torta", ha spiegato Sharma, che non si dice preoccupato dal duro giro di vite sulle monete virtuali annunciato dal governo di Nuova Delhi. "Vogliamo assumerci il rischio, dopo tutto siamo imprenditori e siamo abituati ad assumerci rischi", aggiunge Sharma, sicuro che alla fine l'esecutivo sarà costretto a capitolare: "Ogni volta che una tecnologia in grado di cambiare il mondo e il modo di fare affari viene introdotta, c'è resistenza da diversi fronti. Ma la resistenza arriva solo fino a un certo punto e scemerà gradualmente mano a mano sempre più gente adotta tale tecnologia". 

La coppia, proprietaria di una startup attiva nel settore degli annunci di lavoro online, ha dato vita all'inusuale lista di nozze tramite un accordo con Zebpay, la maggiore piattaforma indiana di scambio di Bitcoin. "Dato che la maggior parte dei nostri ospiti lavorano nell'informatica, credo che la cosa andrà bene per loro", ha spiegato Prashant. L'anziana nonna dovrebbe quindi riuscire a cavarsela con il tradizionale corredo.

Esplode la rabbia dei palestinesi e di tutto il mondo islamico nel secondo giorno della "nuova Intifada", alla quale ha chiamato il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, che ha il controllo politico della striscia di Gaza, dopo la decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele. Violenti scontri si sono verificati in tutti i territori palestinesi, provocando due vittime e centinaia di feriti, mentre nei Paesi a maggioranza musulmana, dall'Egitto alla Malesia, migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la mossa di Washington, condannata anche dall'Unione Europea. 

Una giornata di scontri

La violenza a Gaza è esplosa in seguito al lancio di tre razzi in direzione di Israele, rivendicato dalle Brigate Tawhid, al quale lo Stato Ebraico ha reagito con un attacco, condotto con aerei e un carro armato, nei confronti delle postazioni dei miliziani palestinesi. Migliaia di dimostranti si sono poi ammassati nelle zone cuscinetto ai confini della striscia, dove due palestinesi sono stati uccisi dai militari israeliani ed è stata registrata una quindicina di feriti. In Cisgiordania, l'area controllata dal presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, i palestinesi sono scesi in piazza a Betlemme, Hebron, Qalqilya, Ramallah, Nablus e Beit Khanun e hanno lanciato pietre contro i soldati israeliani, che hanno risposto con lanci di lacrimogeni, proiettili di gomma, e in alcune circostanze fuoco vivo. Circa 300, secondo la Mezzaluna Rossa, i feriti, la maggior parte dei quali intossicati dal gas. Proteste anche nella città vecchia di Gerusalemme, dove molti dimostranti avevano partecipato alla preghiera del venerdì nella moschea di al-Aqsa, uno dei luoghi più sacri dell'Islam sunnita. 

I cori dei manifestanti non erano diretti solo contro Trump e Israele ma anche contro l'Arabia Saudita, tornato l'alleato più stretto di Washington in Medio Oriente. "Bin Salman, i palestinesi non saranno mai umiliati", ha intonato la folla, chiedendo "la caduta dei Saud". 

Hamas chiama all'unità nazionale. E Abu Mazen è più debole

Se Haniyeh ha chiamato alle armi, al Fatah, la fazione al potere in Cisgiordania, ha invitato i manifestanti a protestare pacificamente. Khalil al-Hayya, uno dei leaderi di Hamas, ai microfoni di Middle East Eye ha però invitato Abu Mazen a unirisi alla lotta: "L'unico modo di combattere la decisione di Trump e formare un governo di unità nazionale. Questo è il primo passo verso una terza Intifada". Haniyeh ha chiesto ad Abu Mazen di interrompere ogni trattativa con Israele. Il presidente dell'Anp, che è stato invitato da Trump alla Casa Bianca, pur avendo dichiarato che gli Usa non possono più svolgere un ruolo da mediatore, è però visto come una figura sempre più debole, mentre il ruolo di principale paladino della causa palestinese sembra passato al presidente turco Recep Tayyp Erdogan, che lunedì riceverà Vladimir Putin ad Ankara. 

Abu Mazen è sottoposto a forti pressioni anche sul fronte interno: il consiglio legislativo palestinese ha chiesto all'Anp di annullare il riconoscimento dello Stato di Israele su qualsiasi territorio occupato a partire dal 1948. L'Anp ha ribadito che il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, la cui missione nella regione è stata annunciata da Trump, non è il benvenuto nei Territori. "Non lo riceveremo nei territori palestinesi" ha dichiarato un esponente, Jibril Rajoub, secondo quanto riportato da al Jazeera. L'alto rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, che oggi ha incontrato il ministro degli Esteri giordano Ayman Al Safadi, ha annunciato che Abu Mazen parteciperà alla riunione del Consiglio dei ministri degli Esteri Ue il 22 gennaio. Il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato un nuovo appello "alla calma e alla responsabilita'". Trump invece si vanta su Twitter.

Proteste in tutto il mondo musulmano

Imponenti manifestazioni contro il proclama di Trump si sono svolte in tutti i Paesi a maggioranza islamica, dall'Egitto (nonostante i limiti posti dal governo alle dimostrazioni di piazza) alla Giordania, dall'Iraq alla Turchia, dal Bahrein al Sudan, in Indonesia, Afghanistan, Pakistan, Bangladesh, Malaysia e Tunisia. Immagini di Trump e bandiere americane sono state bruciate e numerosi picchetti si sono svolti di fronte alle sedi diplomatiche americane. E in un comunicato affidato all'agenzia ufficiale egiziana Mena, il Grande Imam di al-Azhar, Ahmed Al Tayyib, massima espressione dell'islam sunnita, ha chiesto ai paesi del mondo islamico, alla Lega Araba, all'Organizzazione della Cooperazione Islamica e alle Nazioni Unite una azione immediata e decisa per "bloccare l'applicazione della decisione Usa di trasferire l'ambasciata americana a Gerusalemme". Trasferimento per il quale ci vorranno più di 2 anni, ha spiegato il segretario di Stato Usa Rex Tillerson nel ribadire che lo status finale di Gerusalemme sarà definito dai negoziati tra israeliani e palestinesi. In Medio Oriente non andrà però in missione lui, bensì Pence, che anche il Grande Imam ha annunciato di non voler incontrare.

 

 

Cosa c’entrano i suprematisti bianchi con i Bitcoin? C’entrano eccome, perché proprio gli esponenti del movimento razzista e nazionalista americano sono tra coloro che si stanno arricchendo di più grazie all’exploit della criptovaluta che permette di effettuare transazioni economiche senza passare da intermediari bancariLo racconta il giornale web americano Mic. Quello che dopo i fatti di Charlottesville è sembrato l’inizio di un declino politico e mediatico (molti esponenti del movimento suprematista identificati e ritenuti responsabili degli scontri hanno perso il lavoro, o l’accesso a diverse piattaforme, Uber, per fare un esempio) si è rivelato invece l’inizio di una nuove era, se non altro sotto il profilo economico. E sì perché – rivela Mic – molti sono stati costretti per i loro affari a investire e a servirsi della criptovaluta, visto l’ostracismo di alcune banche.  

Bitcoin è un sistema di gestione e trasferimento di denaro dove invece di trattare con le banche centrali, gli individui scambiano le loro monete peer-to-peer, protetti da crittografia. Sul web, la criptovaluta ha guadagnato notorietà come mezzo per acquistare e vendere in modo anonimo beni illegali. A livello globale, il Bitcoin ha attirato l'interesse di paesi come il Venezuela e lo Zimbabwe, dove il futuro della valuta locale è incerto.

E proprio dopo le proteste di Charlottesville, molti nazionalisti bianchi hanno perso l'accesso ai servizi di trasferimento di denaro come Apple Pay e PayPal, e quindi si sono rivolti al bitcoin, raddoppiando il proprio investimento o creando portafogli per sperimentare la criptovaluta apolitica.

Negli ultimi mesi, il prezzo del bitcoin è salito a livelli record, raggiungendo un prezzo di negoziazione superiore a ai 14 mila euro per moneta. Durante questo boom, la ricchezza nazionalista bianca è cresciuta, con alcuni dei razzisti di celebrità più virulenti del Paese che spesso rastrellano in migliaia di dollari in un solo giorno.

Leggi qui il servizio completo di Mic

Bitcoin può essere usato in modo anonimo, ma per accettare donazioni, i nazionalisti bianchi hanno dovuto 'de-anonimarsi'. Così John Bambenek, ricercatore di cyber security e analista di minacce, ha creato un bot di Twitter per seguire e raccogliere queste informazioni. È da quel bot@NeoNaziWallets , che Mic ha raccolto e mostrato questo comportamento. Scoprendo appunto che tra gli utilizzatori neo-milionari di bitcoin c'erano i leader dei suprematisti bianchi.

"Il caso più chiaro di tale crescita è con Counter-Currents – scrive Mic – una casa editrice (La Guida nazionalista) o di film di Trevor Lynch (Verso la Repubblica Bianca). Da fine agosto a mercoledì scorso – il nostro periodo di osservazione per i dati – il portafoglio per l'editore di estrema destra tenuto a circa 7,7 bitcoin, inclusi alcuni piccoli contributi (possibilmente donazioni) lungo la strada. La sua ricchezza è più che raddoppiata, portandoli a circa 41.000 doillari tra il 2 settembre e il martedì. E poi entro mercoledì ha guadagnato 5.859 dollari in più".

 

 

Cosa c’entrano i suprematisti bianchi con i Bitcoin? C’entrano eccome, perché proprio gli esponenti del movimento razzista e nazionalista americano sono tra coloro che si stanno arricchendo di più grazie all’exploit della criptovaluta che permette di effettuare transazioni economiche senza passare da intermediari bancari. Lo racconta il giornale web americano Mic. Quello che dopo i fatti di Charlottesville è sembrato l’inizio di un declino politico e mediatico (molti esponenti del movimento suprematista identificati e ritenuti responsabili degli scontri hanno perso il lavoro, o l’accesso a diverse piattaforme, Uber, per fare un esempio) si è rivelato invece l’inizio di una nuove era, se non altro sotto il profilo economico. E sì perché – rivela Mic – molti sono stati costretti per i loro affari a investire e a servirsi della criptovaluta, visto l’ostracismo di alcune banche.  

Bitcoin è un sistema di gestione e trasferimento di denaro dove invece di trattare con le banche centrali, gli individui scambiano le loro monete peer-to-peer, protetti da crittografia. Sul web, la criptovaluta ha guadagnato notorietà come mezzo per acquistare e vendere in modo anonimo beni illegali. A livello globale, il Bitcoin ha attirato l'interesse di paesi come il Venezuela e lo Zimbabwe, dove il futuro della valuta locale è incerto.

E proprio dopo le proteste di Charlottesville, molti nazionalisti bianchi hanno perso l'accesso ai servizi di trasferimento di denaro come Apple Pay e PayPal, e quindi si sono rivolti al bitcoin, raddoppiando il proprio investimento o creando portafogli per sperimentare la criptovaluta apolitica.

Negli ultimi mesi, il prezzo del bitcoin è salito a livelli record, raggiungendo un prezzo di negoziazione superiore a ai 14 mila euro per moneta. Durante questo boom, la ricchezza nazionalista bianca è cresciuta, con alcuni dei razzisti di celebrità più virulenti del Paese che spesso rastrellano in migliaia di dollari in un solo giorno.

Leggi qui il servizio completo di Mic

Bitcoin può essere usato in modo anonimo, ma per accettare donazioni, i nazionalisti bianchi hanno dovuto 'de-anonimarsi'. Così John Bambenek, ricercatore di cyber security e analista di minacce, ha creato un bot di Twitter per seguire e raccogliere queste informazioni. È da quel bot, @NeoNaziWallets , che Mic ha raccolto e mostrato questo comportamento. Scoprendo appunto che tra gli utilizzatori neo-milionari di bitcoin c'erano i leader dei suprematisti bianchi.

"Il caso più chiaro di tale crescita è con Counter-Currents – scrive Mic – una casa editrice (La Guida nazionalista) o di film di Trevor Lynch (Verso la Repubblica Bianca). Da fine agosto a mercoledì scorso – il nostro periodo di osservazione per i dati – il portafoglio per l'editore di estrema destra tenuto a circa 7,7 bitcoin, inclusi alcuni piccoli contributi (possibilmente donazioni) lungo la strada. La sua ricchezza è più che raddoppiata, portandoli a circa 41.000 doillari tra il 2 settembre e il martedì. E poi entro mercoledì ha guadagnato 5.859 dollari in più".

 

 

 

Sono iniziati i primi test fisici dei prototipi del muro che, secondo le intenzioni del presidente americano Donald Trump, dovrebbe proteggere il confine tra gli Stati Uniti e il Messico. Per il momento sei aziende scelte hanno realizzato otto modelli, quattro in cemento e gli altri con diversi materiali. Si tratta del primo passo verso la costruzione del muro, la promessa elettorale di Trump ai suoi sostenitori impazienti di avere una politica più forte contro l'immigrazione illegale. "Build the wall" è diventato con il tempo un mantra, lo slogan urlato durante tutti i suoi comizi.

A dare notizia dei primi test è stata proprio l'agenzia delle Dogane americane, lo U.S. Customs and Border Protection (CBP). Già dalla scorsa settimana, gli uomini del CBP hanno iniziato l'addestramento necessario per fare i test sui prototipi. In questa fase, infatti, dovranno cercare in tutti i modi di aggirare i prototipi, distruggerli o scavalcarli. Verranno usati a questo fine martelli, seghe, oggetti idraulici.

Leggi anche: C'è un bambino che sta facendo spazientire i fan del muro di Trump con il Messico

I modelli, secondo le indicazioni ufficiali, dovevano essere grandi tra i 5 e gli 8 metri e avere una profondità di quasi due metri. Sono stati posizionati nella zona di San Diego, accanto alle barriere già esistenti. Barriere che secondo le autorità hanno bisogno comunque di essere modernizzate. Solo negli ultimi tre anni, secondo quanto riporta la ABC, citando Roy Villareal, vice capo della polizia di frontiera della città, queste infrastrutture sono state aggirate almeno 2000 volte. Nonostante si stia procedendo con i primi test, la stessa amministrazione Trump è consapevole che la costruzione di un muro che copra tutto il confine sia abbastanza improbabile. I democratici continuano da parte loro a essere contro questo progetto, ritenendo che sia uno spreco di tempo e soprattutto di soldi.

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