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Estero

Il sito atomico di Punggye-ri "ha compiuto la sua missione": da oggi la Corea del Nord sospende tutti i test nucleari e missilistici. Lo ha annunciato il dittatore di Pyongyang, Kim Jong-un, al comitato centrale del Partito del lavoro di Corea (Wpk) e la notizia, tramite l'agenzia stampa del regime Kcna, ha fatto il giro del mondo. "Non abbiamo più bisogno di condurre altri test nucleari, test a medio o lungo raggio o test con Icbm (missili balistici intercontinentali). Ci uniremo agli sforzi internazionali per fermare insieme i test atomici", ha dichiarato Kim facendo esultate il presidente americano Donald Trump.

"Questa è una notizia molto buona per la Corea del Nord e per il mondo", ha twittato il miliardario dal suo resort della Florida, definendosi "ansioso" di incontrare Kim in occasione dello storico bilaterale in programma entro l'inizio di giugno.

Dimostrare la vera volontà di trattare, dopo le tante promesse infrante dalla sua dinastia, è proprio quello che la comunità internazionale ora chiede a Kim, scrive Repubblica. Sia il presidente del Sud Moon Jae-in, che lo incontrerà venerdì prossimo nella zona demilitarizzata al confine tra le due Coree, sia soprattutto Donald Trump, che ha sempre detto di aspettare passi concreti prima di immaginare qualsiasi tipo di accordo (o un alleggerimento delle sanzioni).

Nonostante l’entusiasmo di Trump, alcuni esperti invitano alla cautela perché la mossa di Kim potrebbe essere tattica, cioè a dire volta a mettere sotto pressione l’amministrazione Usa affinché accetti i termini di un’intesa prima che la Corea del Nord rinunci concretamente al suo programma nucleare, sottolinea La Stampa.

Secondo il New York Times, gli analisti della regione sono profondamente divisi sulle motivazioni di Kim. Alcuni sostengono che il voglia solo usare i negoziati per guadagnare tempo e alleviare le sanzioni internazionali, senza mai rinunciare alle sue armi nucleari. Ma altri dicono che potrebbe essere pronto a rinunciare all'arsenale nucleare già disponibile se gli venissero forniti i giusti incentivi, come garanzie di sicurezza,  un trattato di pace e legami normalizzati con Washington, oltre all'aiuto economico di cui ha bisogno per ricostruire l'economia nordcoreana.

Anche Catherine Dill, ricercatrice associata presso il Middlebury Institute of International Studies di Monterey citata dal Guardian, ha sottolineato che la promessa di porre fine ai test missilistici e nucleari "non equivale allo smantellamento dei programmi nucleare e missilistico". "Forse indica che la Corea del Nord è abbastanza fiduciosa nei suoi programmi nucleari e missilistici per fermare i test mentre concede la prospettiva di uno smantellamento verificabile, un processo è che però è complesso e richiede molta più negoziazione e molta più fiducia di quanto non sia in questo momento. A questo punto, anche se sono ottimista, dobbiamo ricordare che la Corea del Nord può facilmente invertire la rotta"

Sul fronte cinese, il governo ha affidato a una nota la propria "soddisfazione" per la decisione di Kim.

 

Strade ricoperte di blocchi che assomigliano a tavolette di cioccolata, fatti di plastica riciclata e sabbia compressa, in grado di resistere per centinaia di anni. È questo un modo di riutilizzare la plastica che arriva dal Ghana dove, secondo il World Economic Forum, solo il 2% dei rifiuti in plastica viene riciclato. 

L’uomo dietro questo innovativo prodotto si chiama Nelson Boateng, è un ingegnere ghanese che vive e lavora ad Achaiman, vicino Accra ed è la persona a capo della Nelplast Ghana Ltd, un’azienda che si occupa di riciclo di materiali plastici. 

Grazie alla lunga esperienza nel settore Boateng, che ha iniziato vent’anni fa separando la plastica e vendendola ai cinesi, nel 2017 pensa e realizza un macchinario. L’ingegnoso ingranaggio, anch’esso messo insieme con rottami metallici, fili elettrici e pezzi di motori riciclati, serve a realizzare i blocchi formati per il 60% di plastica e per il 40% di sabbia. 

Nel giro di poche settimane dopo la messa a punto del mezzo Boateng riesce a far raccogliere 2000 kg di rifiuti di plastica con cui realizza i primi pezzi che poi dispone gratuitamente nelle aree più dissestate del suo comune. 

“Spero che le strade così ricoperte possano durare 500 anni, proprio tanto quanto vive un rifiuto di plastica” afferma Boateng soddisfatto quando ci mostra il processo che dalla plastica riciclata porta al prodotto finito. 

Con il sistema creato da Boateng, una catena di montaggio che lavora 7 giorni su 7 e 24 ore su 24, si riescono a realizzare 200 pezzi al giorno, ma il sogno dell’imprenditore ghanese è quello di vedere tutte le strade del Ghana pavimentate con i suoi blocchi che, afferma "marciscono difficilmente e durano più a lungo del cemento". 

In una anno la Nelplast è riuscita a dare lavoro a 63 persone e sta offrendo una possibilità di sopravvivenza a più di 200 donne che ogni giorno si presentano ai cancelli dello stabilimento cariche di sacchi colmi di plastica da riciclare. 

Il prodotto di Boateng ha suscitato l’interesse del ministero per l’ambiente ghanese che ha disposto l’utilizzo dei blocchi in alcune aree del paese. Per crescere però, ci spiega l'ingegnere, occorre modernizzare il processo e naturalmente occorrono investimenti. 

Con la Nelplast il Ghana, che produce oggi 22.000 tonnellate di rifiuti di plastica all'anno, sta affrontando, se non ancora risolvendo, due grandi problemi, quello delle strade dissestate e quello della montagna di rifiuti sparsi sul territorio.

La quota di rifiuti urbani da riciclare passerà dall'attuale 44% al 55% nel 2025, fino al 65% nel 2035. Entro il 2035 non più del 10% dei rifiuti potrà essere smaltito nelle discariche (in Italia è al 28% per il 2016). Inoltre la raccolta differenziata sarà fatta anche per i rifiuti tessili o pericolosi. È quanto prevede il pacchetto sull'economia circolare approvato dal Parlamento europeo in seduta plenaria. Il testo ora tornerà al Consiglio per un'approvazione formale, prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea (pubblicazione prevista entro 20-30 giorni. Poi si aprirà un periodo di circa 24 mesi per il recepimento in Italia).

Entro il 2025, almeno il 55% dei rifiuti urbani domestici e commerciali dovrebbe essere riciclato, si legge nel testo. L'obiettivo salirà al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. Il 65% dei materiali di imballaggio dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. Vengono fissati inoltre degli obiettivi distinti per materiali di imballaggio specifici, come carta e cartone, plastica, vetro metallo e legno.

La proposta di legge limita inoltre la quota di rifiuti urbani da smaltire in discarica a un massimo del 10% entro il 2035. Nel 2014, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Olanda e Svezia non hanno inviato praticamente alcun rifiuto in discarica, mentre Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta hanno interrato più di tre quarti dei loro rifiuti urbani. L'Italia nel 2016 ha smaltito in discarica 26,9 milioni di tonnellate di rifiuti, circa 123 chili pro capite che corrispondono al 27,64% della quota di rifiuti prodotti.

Il pacchetto stabilisce inoltre che i prodotti tessili e i rifiuti pericolosi provenienti dai nuclei domestici dovranno essere raccolti separatamente entro il 2025, così come i rifiuti biodegradabili che potranno essere riciclati anche direttamente nelle case attraverso il compostaggio. Inoltre, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, gli Stati membri dovrebbero ridurre gli sprechi alimentari del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030. Al fine di prevenire lo spreco di alimenti, i Paesi UE dovrebbero incentivare la raccolta dei prodotti invenduti e la loro ridistribuzione in condizioni di sicurezza. Per i deputati si deve puntare anche sul miglioramento della consapevolezza dei consumatori circa il significato dei termini "da consumarsi entro" e "da consumarsi preferibilmente entro". 

"L'approvazione delle 4 direttive sull'economia circolare da parte del Parlamento Europeo a larga maggioranza con quasi 600 voti è un grande risultato che non rappresenta tanto un punto di arrivo quanto un punto di partenza che porterà a una diversa concezione dei rifiuti che non saranno più intesi come un problema, ma come una risorsa". Lo ha dichiarato l'europarlamentare del Pd, Simona Bonafè, relatrice delle 4 direttive sull'economia circolare approvate mercoledì a Strasburgo. 

"L'innalzamento dei target di riciclaggio dei rifiuti urbani e da imballaggio, l'inserimento di un limite di conferimento massimo in discarica pari al 10 per cento, l'estensione degli obblighi di raccolta separata ai rifiuti organici, tessili e domestici pericolosi sono le principali novità di questo pacchetto che sancisce un cambio di passo e di visione che avrà ricadute concrete. A partire – aggiunge Bonafè – dai 600 miliardi di risparmi annui per le aziende, ai 617 milioni di tonnellate di Co2 in meno entro il 2035, a bollette sui rifiuti più leggere. Questo significa – prosegue Bonafè – ridurre anche la pressione sul nostro pianeta per l'utilizzo delle materie prime e passare da un modello economico lineare a un modello in cui la crescita diventa sostenibile". 

"Dopo più di tre anni di lavoro, oggi, possiamo dire che l'economia circolare diventa una delle priorità della UE che è riuscita a far sì che, per la prima volta, gli Stati membri siano obbligati a seguire un quadro legislativo unico e condiviso. Per questo – conclude Bonafè – la mia soddisfazione è ancora più grande, pur nella consapevolezza che in questo processo gli investimenti finanziari avranno un ruolo strategico". 

In una intervista al magazine Vita, Bonafè ha quantificato l'impatto della nuova normativa sull'occupazione. "Ci sono diversi studi che girano: lo studio della Ellen MacArthur Foundation, l’impact assestment della Commissione e il dossier del Parlamento. Sono studi molto simili che danno range diversi. Se dovessi guardare nel mezzo direi che sono previsti fino a 500 mila posti di lavoro in più (la Commissione ne prevede un milione). Sono posti di lavoro specializzati. Economia circolare significa investire in innovazione e tecnologie. Sono professioni tipicamente della nuova economia. Sulla crescita del Pil ci sono dati, in particolare quelli del Parlamento, che addirittura dicono che si possa arriva al 7% in più entro il 2035. A me questo dato sembra ottimistico, ma il 5% credo sia un target raggiungibile".

C'è una startup che non ha preso bene gli articoli di un giornalista che l'hanno trasformata da astro nascente a stella cadente del bio-tech. E i suoi dipendenti hanno pensato bene di vendicarsi sparando in testa all'inopportuno cronista, seppure solo per gioco. 

L'azienda è Theranos, la startup che prometteva di rivoluzionare le analisi del sangue, ma che non supererà la prossima estate a meno che non raccolga un bel po' di soldi dagli investitori.

Colpa di una tecnologia che non funziona e di una gestione avventurosa, ma per chi lavora a Theranos, la responsabilità ha un nome e un cognome: John Carreyrou, il reporter del Wall Street Journal che ha rivelato che le promesse dell'azienda erano un bluff.

Così hanno creato un videogioco in stile "Space Invaders" in cui si fanno punti sparando alle testoline che si muovono sullo schermo e che hanno tutte le fattezze del giornalista. Dopo che Business Insider ha rivelato l'esistenza del gioco, qualcuno dal'interno dell'azienda ha fatto un video dei dipendenti con il controller in mano e John Carreyrou sul maxischermo.

Cosa è Theranos e cosa presto non sarà più

Theranos valeva 9 miliardi di dollari ed era sostenuta da grandi nomi come l'ex segretario di Stato George Shultz e il venture capitalist Tim Draper. Il suo amministratore delegato, Elizabeth Holmes, compariva in panel con personalità importanti come l'ex presidente Bill Clinton e il presidente di Alibaba, Jack Ma.

Prometteva di rivoluzionare le analisi del sangue permettendo alle persone di fare esami in posti come i supermercati Walgreens con solo una goccia di sangue. Ma c'era un problema: la sua tecnologia non funzionava.

Fu Carreyrou a scrivere una serie di articoli nel 2015, contribuendo a rallentare la raccolta fondi e rendendosi il nemico numero uno di Theranos.

La società ha arruolato David Boies, un leggendario avvocato che ha cercato di intimidire e minacciare il Wall Street Journal con azioni legali, secondo un rapporto di Vanity Fair. E in una riunione i dipendenti hanno persino intonato "Fottiti, Carreyrou!" accompagnando la canzoncina con il ritmo del battito delle mani.

Dopo che la fondatrice e amministratore delegato di Theranos, Elizabeth Holmes, ha accettato di pagare 500mila dollari di multa alla SEC (la commissione americana di vigilanza per le operazioni di borsa) per una "massiccia frode" i circa 200 investitori cercano di rientrare delle centinaia di milioni di dollari versate nelle casse dell'azienda attraverso i fondi di investimento.

Ascesa rapida, caduta precipitosa

Holmes e il suo vice-capo sono stati accusati di aver mentito per anni sulla loro tecnologia, di aver ingannato i media, e di aver usato la pubblicità per convincere gli investitori a versare più di 700 milioni di dollari per sostenere la società, riporta Bloomberg.

Alla fine Theranos ha dovuto ritirare o correggere i risultati di decine di migliaia di test medici. Alla fine del 2017 era sull'orlo del fallimento, ma ha ottenuto un prestito per vederlo attraverso un altro anno.

Hans Asperger, il pediatra austriaco da cui prende il nome la “sindrome dell'autismo senza ritardo mentale”, ha aiutato i nazisti a eliminare i bambini disabili. Lo rivela un nuovo studio di Herwig Czech, storico all'Università medica di Vienna, secondo cui il medico ebbe un ruolo fondamentale nell’operazione di ‘eutanasia’ a Spiegelgrund, nell'ospedale psichiatrico di Steinhof.

E’ lì che trovarono la morte circa 800 bambini con disabilità, alcuni dei quali vi arrivarono dopo essere stati visitati dal dottor Asperger. Secondo lo studio, in particolare, il medico spedì a Steinhof due bambine di 2 e 5 anni ritenute “prive di purezza razziale” e “impossibili da educare”. Con la sua condotta, inoltre, sostiene lo storico di Vienna, Asperger ha “legittimato le politiche di igiene razziale tra cui le sterilizzazioni forzate e, in diverse occasioni, ha cooperato attivamente".

“Non fu l’eroe anti-regime che pensavamo”

Lo studio ribalta la narrativa he vede in Asperger un forte oppositore del regime e un difensore dei suoi pazienti a rischio eutanasia. Quello che emerge dai documenti consultati – si legge nell’abstract –  è il ruolo controverso del pediatra in queste operazioni di epurazione. Le teorie di Czech derivano da “un lungo studio su documenti di archivio mai consultati prima e sulle cartelle cliniche di diversi pazienti di Asperger”.

Cos’è la syndrome di Asperger

La sindrome di Asperger (abbreviata in SA) è considerata un disturbo pervasivo dello sviluppo, imparentato con l'autismo, che tuttavia non presenta compromissione dell'intelligenza, della comprensione e dell'autonomia, a differenza delle altre patologie classificate in questo gruppo. Per questa ragione è comunemente considerata un disturbo dello spettro autistico "ad alto funzionamento". Il termine fu coniato dalla psichiatra inglese Lorna Wing in una rivista medica del 1981 in onore di Hans Asperger, uno psichiatra e pediatra austriaco, il cui lavoro non fu riconosciuto fino agli anni novanta.

Gli individui portatori di questa sindrome, la cui causa è ignota, presentano una persistente compromissione delle interazioni sociali, schemi di comportamento ripetitivi e stereotipati, attività e interessi in alcuni casi ristretti. Diversamente dall'autismo, però, non si verificano significativi ritardi nello sviluppo del linguaggio o nello sviluppo cognitivo.

Gli Aspie – come vengono chiamati coloro che sono affetti dalla sindrome – hanno comportamenti e modi di comunicare inusuali, che spesso mettono a disagio oppure annoiano l’interlocutore. Per questo rischiano l’emarginazione e la solitudine.

Come riconoscere un bimbo Asperger

Ecco le principali caratteristiche dei bambini affetti dalla sindrome di Asperger:

  • Ritardo nella maturità sociale e nel pensiero sociale
  • Difficoltà nel fare amicizie e spesso vittime di bullismo
  • Difficoltà nel controllo e nella comunicazione delle emozioni
  • Insolite capacità linguistiche che includono un ampio vocabolario e una sintassi elaborata ma in concomitanza con capacità di conversazione immature, prosodia insolita e tendenza ad essere pedanti.
  • Interessi insoliti per argomento o intensità
  • Profilo insolito nelle difficoltà di apprendimento
  • Necessità di assistenza nell´organizzazione e nell´auto-aiuto.
  • Goffaggine nel modo di camminare e nella coordinazione
  • Sensibilità a suoni, sapori e consistenze specifiche o sensibilità tattili

Gli Aspie geniali

Gli “Asperger” dimostrano spesso un talento non comune, hanno la capacità di essere molto sistematici e di applicarsi in maniera focalizzata ai propri compiti, e a questa loro caratteristica si potrebbero forse attribuire alcuni progressi significativi nell’arte e nella scienza, si legge sul Corriere.

Tanto che secondo alcuni studi sarebbe possibile attribuire forme più o meno marcate di sindrome di Asperger a personaggi del calibro di Charles Darwin, Vincent van Gogh e soprattutto Albert Einstein, grande scienziato, capace di pensare in modo “diverso”, ma uomo considerato scarsamente capace di affetti personali profondi. E ancora, Friederich Nietzsche ed Ettore Maiorana. Più di recente la diagnosi è stata formulata anche per Syd Barret, il “diamante pazzo” dei Pink Floyd che si isolò dal gruppo e visse come un eremita in balia dei suoi disturbi per oltre 40 anni, fino alla morte avvenuta nel 2006.

 

 

Cuba volta pagina con Miguel Diaz-Canel, il 57enne scelto oggi come nuovo presidente che avrà il principale compito di traghettare il Paese in una transizione storica ma restando comunque in linea con il regime di Castro.

"Il mandato dato dal popolo a questa legislatura è di continuare la rivoluzione cubana in un momento storico cruciale", ha dichiarato nel suo primo discorso da presidente del Consiglio dello Stato, ricordando tuttavia che vanno proseguite le riforme economiche avviate da Raul Castro. "Vengo al lavoro, non vengo a promettere", ha sottolineato Diaz-Canel prima di riaffermare la sua "fedeltà all'eredita' del comandante Fidel Castro, ma anche all'esempio, al valore e agli insegnamenti" del fratello del lider maximo.

Inoltre, ha assicurato che "Raul Castro presiederà a decisioni di grande importanza per il presente e il futuro della nazione". Quest'ultimo, che lascia la presidenza a 86 anni dopo più di sessant'anni di potere, non rinuncerà completamente alle redini del suo successore, poiché deve mantenere le funzioni di presidente del potente Partito comunista di Cuba (Pcc) fino al 2021. Il nuovo presidente ne sarà invece il segretario. 

Il volto riformista della rivoluzione

Nominato candidato unico mercoledì, Diaz-Canel è stato eletto dai deputati come previsto per un mandato rinnovabile di cinque anni, "con 603 voti su 604 possibili, o il 99,83% dei voti", ha annunciato in Assemblea il presidente della Commissione elettorale nazionale, Alina Balseiro. Numero due del regime dal 2013, Miguel Diaz-Canel si è gradualmente imposto al fianco di Raul Castro, restando comunque nell'ombra.

Convinto sostenitore dello sviluppo di Internet e della necessità di una maggior libertà di stampa nell'isola, ha saputo darsi un'immagine di modernità pur restando cauto nelle dichiarazioni. Ma è anche in grado essere intransigente nei confronti del dissenso o dei diplomatici troppo inclini a criticare il regime. Nel suo discorso da presidente, ha proposto di "usare meglio e più tecnologia" per promuovere una rivoluzione che ha giurato di "difendere fino al suo ultimo respiro".

Le sfide che attendono 'el lindo'

Il presidente uscente lo preparò ad assumere l'incarico più alto inviandolo a rappresentare il governo dell'isola all'estero mentre i media statali gli davano sempre più spazio. Incaricato di condurre una transizione storica, sarà il primo leader cubano che non ha partecipato alla presa del potere rivoluzionaria del 1959 (nacque un anno dopo) ed è chiamato a conquistarsi la propria legittimità popolare.

La sua missione sarà di mantenere l'equilibrio tra riforma e rispetto dei principi essenziali del castrismo, e dovrà immediatamente sforzarsi di continuare il rilancio di un'economia ancora di proprietà statale all'80% e ostacolata dal 1962 dall'embargo statunitense. A livello diplomatico, affronterà anche un rinnovato antagonismo con l'eterno "nemico" americano, incarnato oggi dal presidente repubblicano, Donald Trump, che impone da un anno un serio freno al riavvicinamento condotto alla fine del 2014 da Barack Obama. Per guidarlo in questo progetto, il partito unico e il Parlamento avevano precedentemente votato "linee guida" che delineano gli orientamenti politici ed economici che dovranno essere seguiti entro il 2030 e che fungeranno da tabella di marcia.

La posizione del primo vicepresidente, il numero due de facto del regime, viene assegnata a Salvador Valdes Mesa, un sindacalista di 72 anni e membro anziano del partito.

L'Austria ha ritirato il disegno di legge per la protezione consolare degli altoatesini. Si è concluso così il braccio di ferro tra Roma e Vienna sui sudtirolesi di lingua tedesca e ladina.

A darne notizia con "soddisfazione" è stato il ministro degli Esteri Angelino Alfano. L'iter del procedimento legislativo è stato bloccato e lo stop al testo, sottolinea Alfano, "è la giusta risposta all'impegno e alla solerzia con cui la Farnesina ha seguito la vicenda sin dall'inizio, fino ad arrivare a dare, proprio ieri, indicazioni precise – al nostro ambasciatore a Vienna – di rappresentare le giuste ragioni dell'Italia, presentando una formale lettera di protesta al governo austriaco".

Il ritiro del ddl è stato confermato all'agenzia Apa dal portavoce del ministero degli Esteri austriaco, Thomas Schnoll. "È ancora una bozza ed è stato trasmesso per errore al parlamento, per questo lo abbiamo ritirato", ha detto sottolineando che "il progetto è ancora in discussione tra i partner della coalizione di governo".

È un progetto, ha sottolineato Alfano in una nota, "assolutamente non conforme alle norme Ue in materia di cittadinanza europea e in materia consolare e del tutto contrario al diritto internazionale, oltre ad essere assolutamente non in linea con la collaborazione che dovrebbe esistere tra Paesi europei". Per questo Alfano aveva dato mandato all'ambasciatore d'Italia a Vienna, Sergio Barbanti, "di presentare una formale protesta al governo austriaco basata su puntuali elementi di diritto".

Cosa prevedeva il testo

Il progetto di legge trasmesso dal governo di destra del cancelliere Sebastian Kurz al Parlamento austriaco prevede che dal primo maggio i cittadini altoatesini possano rivolgersi per la protezione consolare all'estero anche ai consolati austriaci. Sulla carta, la misura punta a dare attuazione alla direttiva europea relativa alla protezione consolare dei cittadini Ue laddove i loro Paesi non abbiano rappresentanze diplomatiche.

Ma il testo proposto dal governo di Sebastian Kurz va oltre perché offre ai cittadini del versante italiano del Tirolo, di lingua tedesca e ladina, la protezione consolare anche laddove siano presenti uffici consolari italiani. In pratica, un altro schiaffo all'Italia dopo la volontà espressa da Vienna di concedere agli altoatesini la cittadinanza austriaca in aggiunta a quella italiana.

Sono arrivate in migliaia, silenziose, accompagnate dal vento, e in poco tempo hanno ricoperto Victorville, città a nord-est di Los Angeles, nel deserto californiano. A sorprendere gli abitanti sono stati degli invasori ‘stravaganti’: le rotolacampo, piante che arrivate a un certo periodo di maturazione, staccano le loro radici dal terreno, assumono l’aspetto di un cespuglio secco e rotolano trasportate dal vento spargendo così i loro semi.

“E’ un’invasione”, hanno detto i residenti che in tanti hanno chiamato il 911 in cerca di aiuto. “Mai viste cosi tante”, ha detto al Guardian Tanya Speight, un’abitante del luogo. Un suo concittadino, Nav Mangat, ha raccontato di essere rimasto intrappolato in casa per ore, finché gli incaricati alla rimozione delle rotolacampo non sono riusciti a liberare l’ingresso. “Centinaia di cespugli bloccavano l’entrata. Volavano come in un tornado”, ha spiegato Mangat.

Il portavoce dell’amministrazione della cittadina ha stimato che le abitazioni colpite da questa surreale invasione sono tra le 100 e le 150. Al lavoro oltre agli operatori della pubblica amministrazione della città, ci sono anche i vigili del fuoco di San Bernardino e della società Burrtec Waste Industries.

"Santo Padre, salva il nostro bambino": Tom Evans, il padre di Alfie, il bimbo britannico di 2 anni appena, affetto da una malattia neurodegenerativa incurabile, è volato a Roma per incontrare papa Francesco e chiedergli personalmente di accogliere la famiglia in Vaticano perchè il bimbo sia curato all'ospedale pediatrico Bambino Gesù.

L'incontro è avvenuto nella residenza papale di Santa Marta e al termine il Pontefice, nell'udienza generale a Piazza San Pietro, ha ricordato che l'unico che può dare o togliere la vita è Dio: "L'unico padrone della vita è Dio e nostro dovere è fare di tutto per custodirla. Preghiamo che sia rispettata la vita di tutte le persone e specialmente di due fratelli nostri, Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra".

Domenica, dopo il Regina Coeli, Francesco aveva ugualmente chiesto che si rispetti "la dignità" dei malati. "Sono situazioni delicate, molto dolorose e complesse", aveva sottolineato, richiamando la necessità del "rispetto per la vita". "Preghiamo perchè ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione, con l'apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari".

Alfie Evans è ricoverato in uno stato semivegetativo all'Alder Hey's Children Hospital di Liverpool. Per lui questi potrebbero essere gli ultimi giorni di vita dopo le decisioni dei giudici che, in diversi gradi di giudizio (fino alla Corte europea dei diritti umani) hanno stabilito che si stacchi la spina. Il caso è stato accostato per due volte dal Papa a quello di Vincent Lambert, il 41enne francese da 10 anni in stato vegetativo, ricoverato all'ospedale di Reims.

Sulla sua sorte, già discussa anche in questo caso in tutte le sedi giudiziarie, Corte europea inclusa (per tentare vanamente di comporre lo scontro tra la moglie che vorrebbe staccare la spina e i genitori, che si battono per tenerlo in vita) è giunta come una condanna definitiva la decisione di Vincent Sanchez, il suo medico curante. A suo avviso il paziente, il cui caso sin dalla prima sentenza del 2013 divide l'opinione pubblica francese, sarebbe oggetto di una "ostinazione irragionevole"; e dunque, a norma della legge sul fine vita vigente in Francia, andrebbero sospesi i trattamenti che lo tengono in vita. Sanchez ha notificato alla famiglia la sua determinazione, dando 10 giorni di tempo per fare ricorso alla giustizia amministrativa.

Una battaglia disperata è anche quella dei due giovani genitori di Alfie: lunedì hanno perso l'ultimo capitolo della battaglia legale per impedire che i medici staccassero il bambino dalle macchine che lo tengono in vita; e hanno già chiesto il permesso per portare un'altra volta il caso di fronte all'Alta Corte, massima istanza giudiziaria nel Regno Unito, perchè la giustizia ribalti la sentenza che autorizza i medici a staccare la spina. Nella sentenza di lunedì i giudici hanno sottolineato che "trasferire Alfie in un ospedale in Italia è contrario al suo miglior interesse".

I medici hanno ripetuto in più occasioni che la situazione di Alfie è "irreversibile" e che prolungare le cure non porterebbe a un miglioramento del suo stato. I genitori invece sostengono di aver notato un miglioramento nelle ultime settimane e comunque vogliono tentare una cura sperimentale nell'ospedale pediatrico italiano. Anche il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ne ha voluto parlare con il collega britannico, Boris Johnson: "Sia accolto – gli ha detto – il desiderio dei genitori di Alfie di trasferire il bambino al Bambin Gesù".

La vicenda è molto seguita dall'opinione pubblica britannica e decine di persone, 'l'Alfiès Army', si riuniscono da giorni dinanzi all'ospedale, creando anche problemi di ordine pubblico sui quale adesso indaga la polizia. Il giovane padre, che martedì ha rivolto un emozionante appello dinanzi all'ospedale, stasera ha chiesto ai sostenitori di abbassare il tono, anche per non disturbare la quiete degli altri piccoli malati ricoverati. 

Facebook pianifica la fuga dal vecchio continente. Secondo l'Irish Times, con l'imminente entrata in vigore della Normativa europea sul trattamento dei dati personali (Gdpr), il social network intende spostare la ‘residenza’ di 1,5 miliardi di utenti al di fuori dell’Irlanda, dove ha sede la sua sussidiaria per i profili di Asia, Africa e Sud America, oltre quelli europei. L’azienda vorrebbe ridurre la quantità di persone tutelate dal nuovo regolamento, che è molto più restrittivo rispetto alle leggi sulla privacy statunitensi.

Durante l’audizione al Congresso americano, dove Mark Zuckerberg è stato chiamato a rispondere dell’uso improprio dei dati personali di 87 milioni di utenti di Facebook da parte di Cambridge Analytica, il fondatore del social network aveva detto di condividere “lo spirito” della Gdpr, eludendo qualsiasi domanda sulla necessità di importare un simile regolamento anche negli Stati Uniti. Ora ha deciso di eludere l’effetto stesso della legge, sotto la cui tutela cadrebbero tutti gli utenti della piattaforma al di fuori di quelli negli Stati Uniti e Canada, dove si applicano leggi più morbide.

Entro un mese un miliardo e mezzo di profili verranno migrati dai server irlandesi dell’azienda, probabilmente verso quelli di Menlo Park, come già confermato a Reuters.

Cosa sarebbe successo se la nuova norma fosse stata già in vigore

Se la Gdpr fosse stata in vigore all’epoca del caso Cambridge Analytica, le autorità europee avrebbero potuto sanzionare pesantemente Facebook per l’uso improprio delle informazioni degli utenti da parte di terzi. Fino al 4 per cento del suo fatturato annuo. Dal punto di vista pratico, gli utenti non residenti nell’Unione Europea coinvolti nel Datagate non potranno ricorrere alle autorità per la privacy irlandesi, ma dovranno rifarsi alle normative americane, ha spiegato a Reuters Michael Vale, ricercatore dello University College di Londra.

Il regolamento sulla privacy dell’Unione Europea entrerà in vigore il 25 maggio, e comporterà un sensibile rafforzamento dei diritti dei cittadini, stabilendo severe regole e limiti di utilizzo in materia di trattamento dei dati personali. Il regolamento introduce precisi doveri nei confronti di chiunque abbia a che fare con dati personali, come operatori telefonici, pubbliche amministrazioni e social network.

E proprio in Europa la settimana scorsa si è discussa la proposta avanzata dal Garante italiano per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, di estendere il mandato della commissione costituita a suo tempo per il caso Facebook-Whatsapp, anche al Datagate. Il 24 aprile Soro riceverà – come da lui stesso confermato ad Agi – Stephen Deadman, numero due dell’ufficio privacy di Facebook, al quale chiederà “ulteriori elementi per una piena valutazione" del caso Cambridge Analytica.

Leggi anche: Il Garante per la privacy vuole chiarimenti sui 214 mila italiani 'venduti' dai data broker