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Estero

(AGI) – Londra, 12 lug. – La passione crescente per il “risotto” in Gran Bretagna, tra i tanti sudditi di Sua Maesta’ lo adorano David e Samantha Cameron, ha fatto venire alla luce una frode: riso ribe, di qualita’ inferiore, venduto come il piu’ raffinato arborio. Secondo quanto scrive il Mail on Sunday a scoprire la truffa, il ‘risottogate’ e’ stata la societa’ italiano “Riso Gallo”, il piu’ grande importatore di riso nel Regno Unito. L’azienda, infatti, ha come pratica abituale quella di verificare direttamente nei punti vendita di tutta Europa i prodotti esposti con il loro marchio. Dopo averne testati diverse pacchetti in centinaia di supermecati, in una catena britannica ha scoperto che vendevano – probabilmente a loro insaputa – il ribe spacciato come arborio. Il direttore generale della societa’, Carlo Preve ha raccontato al Mail che “e’ difficile spiegare la differenza ed e’ per questo che e’ facile per i truffatori sostituire una varieta’ con un’altra”. Anche se poi nel piatto la differenza prima si vede e poi si gusta, se si tratta di arborio, perche’, scrive il Mail, a differenza del primo, il ribe assorbe il brodo e gli ingredienti in esso disciolti piu’ facilmente. Il risultato finale e’ una massa glutinosa che non ricorda neanche alla lontana il ‘risotto’ (scritto sempre in italiano nel pezzo). A favorire le frodi la differenza abissale di costo tra i due tipi: l’arborio, a causa anche di cattivi raccolti, e’ passato dai 401 euro a tonnellata del 2013 ai 1.992 dell’ultimo campagna. Il ribe costa solo 764 euro. (AGI) .

(AGI) – Skhirat (Marocco), 12 lug. – L’accordo di pace e di riconciliazione proposto dall’Onu per la Libia e’ stato firmato oggi a Skhirat in Marocco, a sud di Rabat. Ma – particolare non del tutto trascurabile – al testo preparato con scrupolo e attenzione dall’inviato Onu, il diplomatico spagnolo Bernardino Leon, manca la firma di una delle due parti in conflitto e che controllano la Libia: il Parlamento islamista di Tripoli. A firmare, oltre Leon come garante, e’ stato il governo internazionalmente riconosciuto di Tobruk, che controlla pero’ solo parte della Cirenaica, la turbolenta provincia orinetale libica. Da parte sua Leon ha comunque sostenuto che la firma, seppur di una sola delle parti in conflitto, rappresenta “un cornice globale per continuare la transizione politica iniziata nel 2011”. Riferimento, prima all’instabilita’ totale, e da oltre un anno, al conflitto in corso, con la fine del regime del colonnello Muammar Gheddafi abbattuto con l’aiuto determinante dei raid aerei voluti dal presidente francese Nicolas Sarkozy, sostenuti con convinzione dal premier britannico David Cameron, ed il riluttante appoggio degli Stati Uniti e di quello recalcitrante dell’Italia.

   Il documento, che prevede la fine dei combattimenti e la formazione di un governo di unita’ nazionale, e’ stato firmato anche da altre fazioni minori. Tra queste la piu’ importante e’ quella della citta’ di Misurata, alleata con la coalziione Alba Libica che controlla dallo scorso agosto Tripoli e la Tripolitania.

   Leon, prendendo atto che Tripoli non ha firmato l’intesa, ha comunque voluto “lanciare il messaggio che le porte restano aperte a coloro che hanno scelto di non essere qui”. Il rappresentante ai negoziati in Marocco del General National Congress (Gnc, il Parlamento) di Tripoli (formalmente decaduto dopo le elezioni del 25 giugno 2014 del Parlamento che, minacciato dagli islamisti sconfitti dal voto, si e’ poi dovuto insediare a Tobruk), Mowafaq Hawas ha sottolineato che “noi siamo ancora coinvolti nel dialogo ma non comprendiamo onestamente questa fretta a firmare (l’intesa) prima che tuttele parti siano d’accordo”. Tripoli da parte sua sostiene l’illegittimita’ del governo riconosciuto dalla comunita’ internazionale, quello del premier Abullah al Thani, in forza di una sentenza della Corte Suprema di Tripoli dello scorso novembre, condizionata dagli islamisti che controllano la citta’, che ha sciolto il Parlamento di Tobruk. Il testo dell’intesa Onu prevede la formazione di un governo di unita’ nazionale guidato da un premier e due vice, non di facciata ma dotati di poteri concreti, per un anno. Nel dopcumento si prevede, passo decisivo, che l’unico Parlamento riconosciuto sia quello di Tobruk. L’aspetto che rende – salvo colpi di scena – inaccettabile il piano a Gnc di Tripoli. 

   Il problema e’ che i diplomatici e gli esponenti ‘colloquianti’ dei due governi riferiscono di essere sotto pressione dei falchi che preferiscono una soluzione militare al conflitto, rispetto ad una negoziata. Ad aggravare il caos libico l’insediamento nel Paese di Isis, che ha la roccaforte a Derna ma ha gia’ colpito piu’ volte Tripoli e assedia Sirte. La minaccia di Isis, hanno ripetutamente sostenuto i ministri degli Esteri di Italia, Usa, Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna (tutti schierati con l’inviato Onu Leon), dovrebbe essere proprio la molla per far scattare la solidarieta’ nazionale tra Tripoli e Tobruk contro il comune nemico. Ma finora questa logica non sembra aver fatto presa tra le due fazioni. (AGI)

(AGI) – Il Cairo, 11 lug. – Autobomba contro il consolato italiano al Cairo: all’alba una deflagrazione ha investito su El Galaa Street, nel cuore della capitale egiziana, uccidendo un poliziotto e ferendo nove persone, tra cui una donna e i suoi tre figli adolescenti, tra cui un tredicenne che e’ in gravi condizioni.

L’attentato, il primo contro una rappresentanza straniera in Egitto dall’avvio della campagna di attacchi jihadisti, e’ stato rivendicato dall’Isis su Twitter: “Con la benedizione di Allah, i soldati dell’Isis sono stati in grado di detonare un’autobomba parcheggiata con 450 chili di esplosivo presso la sede del consolato italiano nel centro del Cairo”, ha scritto il gruppo jihadista sul suo account Twitter.
  “Raccomandiamo che i musulmani si tengano alla larga da questi covi che sono obiettivi legittimi per gli attacchi dei mujaheddin”, si legge nella rivendicazione.

La bomba, piazzata sotto un’auto parcheggiata, e’ stata azionata a distanza. Il consolato, che si trova nel quartiere residenziale di Boulac a poca distanza dalla Corte suprema e dall’ufficio del procuratore, era ancora chiuso e anche per questo nessun italiano e’ rimasto coinvolto, ma la deflagrazione ha causato ingenti danni. La facciata e’ stata devastata e ci sono stati crolli negli uffici del consolato. La vicina scuola italiana (materna, elementare, medie e liceo scientifico) e’ inagibile, dopo che la deflagrazione ha fatto saltare il portone e gli infissi delle finestre. Danni anche alla sede della societa’ Dante Alighieri, nello stesso palazzo, e a una cinquantina di edifici vicini.

 

 

Guarda la galleria fotografica

 

La rivendicazione dell’Isis, se ne fosse confermata l’autenticita’, segnalerebbe una crescente saldatura tra il gruppo jihadista e la galassia del fondamentalismo islamico che si contrappone al presidente Abdel Fattah al-Sisi, che due anni fa aveva deposto Mohammed Morsi, esponente dei Fratelli musulmani. Una saldatura iniziata gia’ a novembre dopo che Ansar Bayit al Maqdes, l’ex formazione qaedista della penisola del Sinai, si era alleata con l’Isis scatenando un’offensiva contro l’esercito con il nuovo nome di Provincia del Sinai.

L’attentato arriva a meno di due settimane da un’akltra autobomba che aveva ucciso il procuratore generale Hisham Barakat, impegnato nella lotta contro i gruppi fondamentalisti e mentre il governo di Sisi si accinge a varare una controversa legge antiterrorismo che assicura a poliziotti e soldati una quasi impunita’ nelle operazioni di contrasto questa piaga e prevede la pena di morte per chi aderisce a un’organizzazione terroristica.

Per il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, si e’ trattato di “una forma di avvertimento e intimidazione” contro l’Italia a cui “occorre rispondere con fermezza ma anche con sobrieta e senza allarmismi”. Questa “non e’ una sfida che l’Occidente vince da solo: e’ una sfida che vinciamo assieme a una grande maggioranza della comunita’ islamica e dei governi arabi”, ha spiegato Gentiloni, rinnovando l’impegno per la lotta all’Isis.

Matteo Renzi ha telefonato ad Al Sisi: “L’Italia sa che quella contro il terrorismo e’ una sfida enorme che segna in profondita’ la storia del nostro tempo”, ha affermato il premier, “non lasceremo solo l’Egitto: Italia ed Egitto sono e saranno sempre insieme nella lotta contro il terrorismo”.

“Saremo a fianco dell’Egitto e di ogni altro Paese oggetto dei tentativi di destabilizzazione e invitiamo l’Unione Europea e la comunita’ internazionale ad assumere iniziative efficaci e tempestive in questa direzione”, ha scritto in una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Sono certo che l’Italia manifestera’ la coesione e la compattezza che sa mettere in campo nei momenti difficili, a sostegno dell’azione di tutela della sicurezza”.

Condanna per l’attacco e solidarieta’ all’Egitto e all’Italia sono state espresse dalla Lega araba mentre il premier egiziano, Ibrahim Mahlab, ha avvertito che “i Paesi devono coordinare i loro sforzi nella lotta al terrorismo”. Dopo l’attentato sono state rafforzate le misure di sicurezza anche all’ambasciata e all’Istituto italiano di cultura.(AGI)

(AGI) – Roma, 11 lug. – Un accordo per la Grecia sara’ raggiunto “entro 24 ore”: lo ha assicurato, in un’intervista alla Bbc, il ministro dell’Economia di Atene, Giorgos Stathakis. Stathakis ha spiegato che “le ultime proposte” sarebbero state accettate dai ministri delle Finanze dell’Eurogruppo. “Entro oggi o domani sigliamo l’accordo”, ha assicurato il ministro, sottolineando che il governo di Alexis Tsipras e’ “impegnato ad andare avanti”. “Passo dopo passo costruiremo la fiducia” nei partner europei, ha assicurato Stathakis. Rispondendo a una domanda sulla possibilita’ di un accordo “nelle prossime 24 ore”, il ministro ha detto: “Sicuramente si'”. “Le proposte sono state accettate, c’e’ stato un gruppo di lavoro molto proficuo questa mattina, credo che gia’ stasera o con il summit di domani (dei capi di Stato e di governo Ue) si raggiungera’ l’accordo”. .

(AGI) – Asuncion, 11 lug. – Papa Francesco ha voluto rendere oggi pubblicamente omaggio alle “donne e madri paraguayane, che con gran coraggio e abnegazione, avete saputo rialzare un Paese distrutto, sprofondato, sommerso dalla guerra”. “Voi – ha detto a conclusione dell’omelai pronunciata nel Santuario di Caacupe’ – avete la memoria, il patrimonio genetico di quelle che hanno ricostruito la vita, la fede, la dignita’ del vostro Popolo. Come Maria, avete vissuto situazioni molto ma molto difficili, che secondo una logica comune sarebbero contrarie ad ogni fede”. “Come Maria – ha continuato – spinte e sostenute dal suo esempio, avete continuato a credere, anche ‘sperando contro ogni speranza’. Quando tutto sembrava crollare, insieme a Maria vi dicevate: Non temiamo, il Signore e’ con noi, e’ col nostro Popolo, con le nostre famiglie, facciamo quello che Lui ci dice. E li’ avete trovato ieri e trovate oggi la forza per non lasciare che questa terra finisca nel caos. Dio benedica questa tenacia, Dio benedica e conforti la vostra fede, Dio benedica la donna paraguayana, la piu’ gloriosa d’America”. “Come Popolo – ha aggunto – siamo venuti alla nostra casa, alla casa della Patria paraguayana, ad ascoltare ancora una volta queste parole che ci fanno tanto bene: ‘Rallegrati, il Signore e’ con te'”. Questo, ha spiegato, “e’un appello a non perdere la memoria, le radici, le tante testimonianze che avete ricevuto di gente credente e messa a rischio dalle sue lotte”. Una fede che si e’ fatta vita, una vita che si e’ fatta speranza e una speranza che ci porta a precedere nella carita’. Si’, alla maniera di Gesu’, precedere nell’amore”. “Siate voi – ha chiesto infine il Papa rivolgendosi a titti i paraguayani – i portatori di questa fede, di questa vita, di questa speranza. Siate voi i costruttori di questo oggi e domani paraguayano”. .

(AGI) – Potocari (Bosnia), 11 lug. – Ventennale tra rabbia e polemiche a Srebrenica, dove il gesto distensivo del premier serbo Aleksandar Vucic – venuto ad onorare gli oltre 8mila musulmani trucidati nel luglio 1995 dalle forze serbo-bosniache – ha scatenato l’ira della folla presente alla cerimonia.

La dura contestazione e’ sfociata nel lancio di bottigliette e sassi, uno dei quali ha ferito il primo ministro alla bocca costringendolo a fuggire via con la sua delegazione mentre da Belgrado il governo gridava al “tentato omicidio”. Il premier ha anche perso gli occhiali che si sono rotti cadendo a terra.

Per i 20 anni di quello che e’ ricordato come il peggior massacro in Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale, al mausoleo di Potocari si sono raccolte 50mila persone. Presenti, fra le oltre 80 delegazioni con capi di Stato e di governo e ministri degli Esteri, Bill Clinton, all’epoca inquilino della Casa Bianca, l’ex segretario di Stato, Madeleine Albright, i presidenti di Croazia, Montenegro e Slovenia, i primi ministri di Turchia e Albania, la regina Noor di Giordania e numerosi ministri degli Esteri. Per l’Italia, la presidente della Camera, Laura Boldrini.

“Mi duole che ci sia voluto cosi’ tanto tempo” per arrivare alla pace in Bosnia-Erzegovina, “non voglio vedere mai piu’ un campo di sterminio come questo”, e’ stato il ‘mea culpa’ di Clinton, le cui parole erano state precedute da un messaggio del presidente Barack Obama, che invitava ad “imparare” dalla tragedia di Srebrenica, definita senza mezzi termini un “genocidio”.

Proprio su questa definizione si era consumata l’ultima polemica in vista dei 20 anni della strage: mercoledi’, infatti, la Russia aveva posto il veto su una risoluzione – all’esame del Consiglio di Sicurezza – che definisce il massacro appunto un “genocidio”. E il ‘niet’ di Mosca era stato accolto con favore dal governo di Vucic. Al premier ultranazionalista, inoltre, i musulmani non perdonano la frase pronunciata nell’Assemblea Nazionale Serba il 20 luglio 1995, pochi giorni dopo il massacro: “Per ogni serbo morto, uccideremo 100 musulmani”.

Cosi’, sono sembrate quasi premonitorie le parole di Clinton che, indicando il primo ministro serbo, ne ha elogiato “il coraggio a presenziare alla cerimonia”. E non e’ bastata la lettera aperta in cui Vucic, prima di arrivare a Srebrenica, parlava del massacro come di “un crimine orribile”. Il premier di Belgrado ha fatto in tempo a lasciare il suo nome nel libro delle condoglianze. E a deporre un fiore davanti al mausoleo dove riposano le circa 6mila vittime identificate, e altre 136 ne sono state tumulate oggi. Poi e’ scattata la rabbia della folla. Grida, ‘buu’, cori per “Allah il Grande”. Ma soprattutto un fitto lancio di pietre, bottigliette e un vero e proprio ‘inseguimento’ oltre le transenne, che ha costretto i body guard a stringersi attorno al premier, per fargli da scudo, e trascinarlo in una corsa sopra la collina dove erano parcheggiate le macchine della delegazione.

Malgrado gli ombrelli aperti, Vucic – cosi’ ha riferito l’agenzia serba – e’ stato raggiunto alla testa da una pietra che gli ha anche rotto gli occhiali. Immediata la reazione di Belgrado. “E’ un attacco scandaloso e possiamo ritenerlo un tentativo di omicidio”, ha affermato il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic. “E’ un attacco a tutta la Serbia”, gli ha fatto eco il titolare degli Esteri, Ivan Dacic. Piu’ tardi lo stesso Vucic e’ intervenuto per ricomporre l’incidente, assicurando che “la mia mano rimane tesa” e che la “politica di riconciliazione” tra i due Paesi balcanici andra’ avanti.

“Il genocidio di Srebrenica e’ la tragedia umana piu’ grave che si e’ consumata in terra europea dopo la fine della seconda guerra mondiale. Fu una sconfitta dell’umanita’, il cui peso morale e politico grava ancora sulla comunita’ internazionale per l’incapacita’ di prevenire i conflitti che dilaniarono la Jugoslavia, con le tremende atrocita’ che li caratterizzarono, e di attuare strategie in grado almeno di arrestarli e di salvare vite umane”, ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del ventesimo anniversario.

Anche il premier, Matteo Renzi, ha ricordato il ventennale dell’eccidio con un intervento su Facebook: “Ci sono molte responsabilita’, innanzitutto politiche, per quello che e’ successo nel Balcani 20 anni fa. La mia generazione e’ cresciuta avendo negli occhi quel dolore e quella strage. Ci siamo detti allora, mai piu’ permetteremo che questo succeda qui a casa nostra. Per questo una parte del nostro impegno politico e’ nato li’, in Bosnia, a Sarajevo, a Srebrenica”.

“A Srebrenica fu scritta una pagina atroce. L’Europa falli’. Una simile tragedia non deve accadere mai piu'”, ha commentato l’alto rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini. La strage di Srebrenica “pesera’ per sempre sulle nostre coscienze”, “tutti noi portiamo una parte di responsabilita’ per il genocidio”, e’ stato invece il messaggio portato dalla presidente Boldrini che ha ricordato di esser stata all’epoca in missione nei Balcani per assistere i rifugiati per conto delle agenzie umanitarie dell’Onu. (AGI)

(AGI) – Il Cairo, 11 lug. – Autobomba contro il consolato italiano al Cairo: all’alba una deflagrazione ha investito su El Galaa Street, nel cuore della capitale egiziana, uccidendo un poliziotto e ferendo nove persone, tra cui una donna e i suoi tre figli di eta’ compresa fra gli 11 e i 13 anni. Il tredicenne e’ in gravi condizioni.

L’attentato e’ stato rivendicato dall’Isis su Twitter: “Attraverso la benedizione di Allah, i soldati dell’Isis sono stati in grado di detonare un’autobomba parcheggiata con 450 chili di esplosivo presso la sede del consolato italiano nel centro del Cairo”, ha scritto il gruppo jihadista sul suo account Twitter. “Raccomandiamo che i musulmani si tengano alla larga da questi covi che sono obiettivi legittimi per gli attacchi dei mujaheddin”, si legge nella rivendicazione.

La bomba, piazzata sotto un’auto parcheggiata nel perimetro del consolato, e’ stata azionata a distanza. Il consolato, che si trova nel quartiere residenziale di Boulac, era ancora chiuso e anche per questo nessun italiano e’ rimasto coinvolto, ma la deflagrazione ha causato ingenti danni. Si parla di crolli negli uffici del consolato mentre la vicina scuola italiana (materna, elementare, medie e liceo scientifico) e’ inagibile, dopo che la deflagrazione ha fatto saltare il portone e gli infissi delle finestre.Danni anche alla sede della societa’ Dante Alighieri, nello stesso palazzo.

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La rivendicazione dell’Isis, se ne fosse confermata l’autenticita’, segnalerebbe una crescente saldatura tra il gruppo jihadista e la galassia del fondamentalismo islamico che si contrappone al presidente Abdel Fattah al-Sisi, che due anni fa aveva deposto Mohammed Morsi, esponente dei Fratelli musulmani. Una saldatura iniziata gia’ a novembre dopo che Ansar Bayit al Maqdes, l’ex formazione qaedista della penisola del Sinai, si era alleata con l’Isis scatenando un’offensiva contro l’esercito con il nuovo nome di Provincia del Sinai.

 

Per il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, si e’ trattato di “una forma di avvertimento e intimidazione” contro l’Italia a cui “occorre rispondere con fermezza ma anche con sobrieta e senza allarmismi”. Questa “non e’ una sfida che l’Occidente vince da solo: e’ una sfida che vinciamo assieme a una grande maggioranza della comunita’ islamica e dei governi arabi”, ha spiegato Gentiloni, rinnovando l’impegno per la lotta all’Isis.

Matteo Renzi ha telefonato ad Al Sisi: “L’Italia sa che quella contro il terrorismo e’ una sfida enorme che segna in profondita’ la storia del nostro tempo”, ha affermato il premier, “non lasceremo solo l’Egitto: Italia ed Egitto sono e saranno sempre insieme nella lotta contro il terrorismo”.

“Saremo a fianco dell’Egitto e di ogni altro Paese oggetto dei tentativi di destabilizzazione e invitiamo l’Unione Europea e la comunita’ internazionale ad assumere iniziative efficaci e tempestive in questa direzione”, ha scritto in una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “Sono certo che l’Italia manifestera’ la coesione e la compattezza che sa mettere in campo nei momenti difficili, a sostegno dell’azione di tutela della sicurezza”.

Condanna per l’attacco e solidarieta’ all’Egitto e all’Italia sono state espresse dalla Lega araba. Dopo l’attentato sono state rafforzate le misure di sicurezza anche all’ambasciata e all’Istituto italiano di cultura. (AGI)

(AGI) – Potocari (Bosnia), 11 lug. – Ventennale tra rabbia e polemiche a Srebrenica, dove il gesto distensivo del premier serbo Aleksandar Vucic – venuto ad onorare gli oltre 8mila musulmani trucidati nel luglio 1995 dalle forze serbo-bosniache – ha scatenato l’ira della folla presente alla cerimonia.

La dura contestazione e’ sfociata nel lancio di bottigliette e sassi, uno dei quali ha ferito il primo ministro alla bocca costringendolo a fuggire via con la sua delegazione mentre da Belgrado il governo gridava al “tentato omicidio”. Il premier ha anche perso gli occhiali che si sono rotti cadendo a terra.

Per i 20 anni di quello che e’ ricordato come il peggior massacro in Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale, al mausoleo di Potocari si sono raccolte 50mila persone. Presenti, fra le oltre 80 delegazioni con capi di Stato e di governo e ministri degli Esteri, Bill Clinton, all’epoca inquilino della Casa Bianca, l’ex segretario di Stato, Madeleine Albright, i presidenti di Croazia, Montenegro e Slovenia, i primi ministri di Turchia e Albania, la regina Noor di Giordania e numerosi ministri degli Esteri. Per l’Italia, la presidente della Camera, Laura Boldrini.

“Mi duole che ci sia voluto cosi’ tanto tempo” per arrivare alla pace in Bosnia-Erzegovina, “non voglio vedere mai piu’ un campo di sterminio come questo”, e’ stato il ‘mea culpa’ di Clinton, le cui parole erano state precedute da un messaggio del presidente Barack Obama, che invitava ad “imparare” dalla tragedia di Srebrenica, definita senza mezzi termini un “genocidio”.

Proprio su questa definizione si era consumata l’ultima polemica in vista dei 20 anni della strage: mercoledi’, infatti, la Russia aveva posto il veto su una risoluzione – all’esame del Consiglio di Sicurezza – che definisce il massacro appunto un “genocidio”. E il ‘niet’ di Mosca era stato accolto con favore dal governo di Vucic. Al premier ultranazionalista, inoltre, i musulmani non perdonano la frase pronunciata nell’Assemblea Nazionale Serba il 20 luglio 1995, pochi giorni dopo il massacro: “Per ogni serbo morto, uccideremo 100 musulmani”.

Cosi’, sono sembrate quasi premonitorie le parole di Clinton che, indicando il primo ministro serbo, ne ha elogiato “il coraggio a presenziare alla cerimonia”. E non e’ bastata la lettera aperta in cui Vucic, prima di arrivare a Srebrenica, parlava del massacro come di “un crimine orribile”. Il premier di Belgrado ha fatto in tempo a lasciare il suo nome nel libro delle condoglianze. E a deporre un fiore davanti al mausoleo dove riposano le circa 6mila vittime identificate, e altre 136 ne sono state tumulate oggi. Poi e’ scattata la rabbia della folla. Grida, ‘buu’, cori per “Allah il Grande”. Ma soprattutto un fitto lancio di pietre, bottigliette e un vero e proprio ‘inseguimento’ oltre le transenne, che ha costretto i body guard a stringersi attorno al premier, per fargli da scudo, e trascinarlo in una corsa sopra la collina dove erano parcheggiate le macchine della delegazione.

Malgrado gli ombrelli aperti, Vucic – cosi’ ha riferito l’agenzia serba – e’ stato raggiunto alla testa da una pietra che gli ha anche rotto gli occhiali. Immediata la reazione di Belgrado. “E’ un attacco scandaloso e possiamo ritenerlo un tentativo di omicidio”, ha affermato il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic. “E’ un attacco a tutta la Serbia”, gli ha fatto eco il titolare degli Esteri, Ivan Dacic. Piu’ tardi lo stesso Vucic e’ intervenuto per ricomporre l’incidente, assicurando che “la mia mano rimane tesa” e che la “politica di riconciliazione” tra i due Paesi balcanici andra’ avanti.

“Il genocidio di Srebrenica e’ la tragedia umana piu’ grave che si e’ consumata in terra europea dopo la fine della seconda guerra mondiale. Fu una sconfitta dell’umanita’, il cui peso morale e politico grava ancora sulla comunita’ internazionale per l’incapacita’ di prevenire i conflitti che dilaniarono la Jugoslavia, con le tremende atrocita’ che li caratterizzarono, e di attuare strategie in grado almeno di arrestarli e di salvare vite umane”, ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del ventesimo anniversario.

Anche il premier, Matteo Renzi, ha ricordato il ventennale dell’eccidio con un intervento su Facebook: “Ci sono molte responsabilita’, innanzitutto politiche, per quello che e’ successo nel Balcani 20 anni fa. La mia generazione e’ cresciuta avendo negli occhi quel dolore e quella strage. Ci siamo detti allora, mai piu’ permetteremo che questo succeda qui a casa nostra. Per questo una parte del nostro impegno politico e’ nato li’, in Bosnia, a Sarajevo, a Srebrenica”.

“A Srebrenica fu scritta una pagina atroce. L’Europa falli’. Una simile tragedia non deve accadere mai piu'”, ha commentato l’alto rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini. La strage di Srebrenica “pesera’ per sempre sulle nostre coscienze”, “tutti noi portiamo una parte di responsabilita’ per il genocidio”, e’ stato invece il messaggio portato dalla presidente Boldrini che ha ricordato di esser stata all’epoca in missione nei Balcani per assistere i rifugiati per conto delle agenzie umanitarie dell’Onu. (AGI)

(AGI) – Pamplona (Spagna), 11 lug. – Secondo gli esperti non accadeva dagli anni ’20 del secolo scorso: un toro si e’ fermato dopo aver percorso appena un centinaio di metri nella tradizionale corsa annuale dei ‘Sanferminos’ di Pamplona ed e’ tornato indietro. Curioso I, questo il suo nome, chiudeva il gruppo di sei tori impegnati nel quinto ‘encierro’ quando improvvisamente ha fatto una mezza giravolta ed e’ tornato indietro, ribellandosi Recuperato dagli addetti dell’organizzazione prima che potesse ferire , il toro e’ stato trasferito a bordo di un camion mentre la corsa veniva dichiarata chiusa all’arrivo degli altri cinque tori, dopo 850 metri percorsi in due minuti. Nell’unico precedente di piu’ di 90 anni fa, il toro “ribelle” aveva poi completato il percorso sotto la guida di un cane intervenuto per indirizzarlo verso la ‘plaza de toros’. La quinta corsa dell’edizione di quest’anno della “Fiesta” resa celebre da Ernest Hemingway ha fatto registrare nove feriti tra cui due americani, un 34enne che versa in gravi condizioni e un ventenne incornato a un gluteo in modo superficiale. .

(AGI) – Roma, 11 lug. – Con l’attentato contro il consolato italiano del Cairo si e’ voluto colpire “un simbolo della lotta al terrorismo”. Lo ha affermato l’ambasciatore d’Italia al Cairo, Maurizio Massari, sottolineando che “siamo di fronte a una escalation della minaccia terroristica in Egitto”. Riguardo alla rivendicazione dell’Isis, Massari ha osservato che se fosse confermata proverebbe la “saldatura” che sta emergendo tra jihadisti del Daesh e gruppi fondamentalisti egiziani. “La minaccia si e’ diffusa nel Paese e anche al Cairo”, ha aggiunto Massari, spiegando che l’attacco ha dimostrato come obiettivo dei terroristi non siano solo le forze di sicurezza egiziane, ma anche la presenza internazionale. “L’unico modo per combattere” il terrorismo “e’ la solidarieta’ tra Paesi amici e Paesi della regione”, ha sottolineato il diplomatico. (AGI) .

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