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Estero

(AGI) – Washington, 2 lug. – Bufera su Donald Trump, il miliardario americano candidato alle primarie repubblicane per la Casa Bianca nel 2016: abituato alle uscite sopra le righe, il ricchissimo uomo d’affari ha scatenato l’indignazione della comunita’ ispanica, quando – proprio in occasione del lancio della sua candidatura a giugno – ha detto che i migranti clandestini che attraversano la frontiera dal Messico verso gli Usa portano con se’ “un sacco di problemi”, in primis “droga” e “crimine”, e sono anche “stupratori”. Accuse che ha ribadito in un’intervistato alla Cnn, in cui ha insistito che “se si guardano le statistiche sulla gente che arriva per quanto riguarda stupri, crimini e qualunque cosa che entri illegalmente nel Paese, sono cifre da capogiro”. Il rilancio di Trump e’ destinato a far infuriare ancor piu’ il mondo ispanico americano, da due settimane sul piede di guerra: le principali emittenti in spagnolo degli Stati Uniti -Univision, la principale, ma anche le altre reti ‘consorelle’, Nbc Universal e Televisa- gli hanno tutte voltato le spalle; e l’indignazione e’ stata tale che uno dei prodotti di maggior successo dell’eclettico miliardario, l’organizzazione del concorso di Miss Universo – che raccoglie le varie Miss Universo, Miss Usa, e Miss Teen Usa – e’ stato boicottato: le tre emittenti hanno tutte rinunciato ai diritti di emissione del concorso. Ma non solo: uno dopo l’altro, vari Paesi latino-americani hanno cominciato a tirarsi indietro. Bogota’ ha ritirato la sua richiesta di essere sede del concorso; ma prima del governo colombiano, il Messico e anche il Costa Rica avevano gia’ annunciato la rinuncia ad inviare una miss al concorso. E non basta, perche’ sull’onda delle crescenti reazioni a catena, mercoledi’ i grandi magazzini Macy’s hanno deciso di boicottare la linea di abbigliamento con il marchio Donald Trump, non solo abiti, ma anche camicie, cravatte e gemelli. “Siamo a favore della diversita'”, ha fatto sapere l’azienda e le parole di Trump “non sono in linea con i valori di Macy’s”. Trump, da parte sua, ha scelto le vie legale per rispondere al boicottaggio di Univision. Parlando alla Cnn, ha accusato l’emittente di aver infranto un contratto blindato di 5 anni e ha fatto sapere che presentera’ una richiesta di risarcimento danni per 500 milioni di dollari. .

(AGI) – Lahore (Pakistan), 2 lug. – E’ di almeno dodici morti accertati e sei dispersi il bilancio ancora provvisorio del crollo di un ponte ferroviario in Pakistan, nella provincia settentrionale del Punjab, proprio al passaggio di un convoglio militare proveniente da quella del Sindh, al sud, con a bordo circa trecento persone tra membri di una divisione dell’Esercito e loro familiari. Secondo quanto riferito all’emittente ‘Geo Tv’ dal ministro federale delle Ferrovie, Khawaja Saad Rafiq, quattro vagoni sono piombati nel canale sottostante trascinando con se’ i passeggeri. Una cinquantina finora coloro che sono stati tratti in salvo, e otto i cadaveri recuperati. Tra le vittime anche uno dei comandanti del reparto. Rafiq non si e’ pronunciato sulle cause della tragedia, ma a detta di fonti militari riservate si sarebbe trattato del risultato di un “atto di sabotaggio”, dal momento che “le traversine dei binari erano state manomesse”. Non e’ peraltro neppure esclusa la pista dell’omessa manutenzione, tanto che stando ai mass media locali la struttura era da tempo considerata “estremamente pericolosa”. La zona del sinistro, il distretto di Gujranwala, e’ considerata ad alto rischio: dista infatti poche decine di chilometri dalle frontiere con la rivale India, e in particolare dalla porzione della regione contesa del Kashmir sotto la sovranita’ di New Delhi. Sull’intero Paese incombe poi lo spettro degli attentati dei Talebani e dei loro alleati di al-Qaeda. Non molto piu’ a nord, nell’area contesa di Gilgit, l’8 maggio scorso gli ex studenti coranici rivendicarono l’abbattimento con un missile terra-aria di un elicottero che trasportava un gruppo di diplomatici stranieri, impegnati in un sopralluogo per valutare le potenzialita’ turistiche del sito: oltre a pilota e co-pilota persero la vita gli ambasciatori di Norvegia e Filippine, rispettivamente Leif H. Larsen e Domingo D. Lucenario Junior, e le mogli dei pari grado di Malaysia e Indonesia. Feriti anche i titolari delle legazioni polacca e olandese, Andrzej Ananiczolish e Marcel de Vink. .

(AGI) – Washington, 2 lug. – Non c’e’ nessuna vittima o ferito nella Navy Yard, una sede della Marina a Washington isolata dalla polizia dopo la notizia di spari all’interno. Lo riferisce la Cbs News citando portavoci della struttura della e del dipartimento dei vigili del fuoco. Non e’ stato individuato neanche il presunto uomo armato. Gia’ il tenente colonnello Scott Williams aveva riferito poco prima alla Cnn di non aver udito alcuno sparo, ma solo di aver visto persone fuggire e urlare di “stare lontani dalla caffetteria”. Williams, insieme a dei colleghi, si era prima chiuso in ufficio ed era stato poi scortato fuori dal complesso. .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Se al referendum di domenica in Grecia “vincono i si’ mi dimettero'”. Lo fa sapere il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, intervistato a Bloomberg tv, precisando che Atene non firmera’ nessun accordo “senza la ristrutturazione del debito”. “Io voglio disperatamente restare nell’euro” aggiunge il ministro, spiegando che il referendum riguarda il modo in cui si “riesce a stare nell’euro”. Di diverso avviso il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, secondo il quale una vittoria dei no al referendum di domenica in Grecia “non rafforzera’ il negoziato”, mettendo Atene e l’Europa in una “posizione molto difficile. A giudizio di Dijsselbloem, chi votera’ si’ consentira’ di “migliorare la prospettiva di una ripresa dei negoziati”. Inoltre il referendum, secondo il numero uno dell’Eurogruppo, rappresenta un pronunciamento per capire “se i greci sono preparati ad accettare una dolorosa austerita'”.

Mattarella: “auspico intesa equilibrata e che Atene resti nell’euro”

Dijsselbloem sostiene anche che i leader greci hanno “fatto a pezzi” le proposte delle istituzioni, mentre la discussione con le autorita’ elleniche sono “diventate molto politicizzate” e questo “fa perdere tempo”. Oggi la Commissione europea ha ribadito il “pieno sostegno alla determinazione dei greci di rimanere parte dell’Europa”. Lo ha detto Margaritis Schinas, portavoce del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, confermando che “non ci saranno ulteriori colloqui prima del referendum”.

Tsipras: il Paese restera’ unito dopo il referendum

Il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker “vuole che la Grecia resti nell’euro” e appoggia la “determinazione dei greci a restare nell’area euro. Tuttavia, spiega il portavoce di Juncker, Margaritis Shine “questo e’ il momento che i greci decidano del loro futuro” e la commissione intende “aspettare l’esito del referendum” per riprendere a negoziare. Vista la situazione, il presidente greco, Pokopis Paulopoulos ha cancellato il suo viaggio a Berlino in programma per martedi’ prossimo.

Grecia: Pappas, banche riapriranno quando ci sara’ accordo

La banche greche riapriranno quando ci sara’ un accordo coi creditori. Lo sostiene il ministro dello Stato, Nikos Pappas, bracio destro del premier Alexis Tsipras. Ai giornalisti che gli chiedevano quando tornera’ normale il sistema bancario, Pappas replica “nel momento in cui avremo un risultato chiaro”. “Le banche – precisa poi – riapriranno non appena raggiungeremo un accordo”, aggiungendo che il governo “non prendera’ mai in considerazione” un taglio dei depositi.

(AGI) – Pechino, 2 lug. – Economia in primo piano nella visita del primo ministro cinese, Li Keqiang in Francia, segnata dall’accordo da 18 miliardi di dollari con Airbus per la fornitura alla Cina di 45 aerei A330, piu’ altri trenta opzionali. Il premier cinese si e’ incontrato con il presidente francese, Francois Hollande, che lo ha ricevuto all’Eliseo, con cui ha parlato delle nuove aree di cooperazione tra i due Paesi e delle questioni di interesse comune tra Pechino e Parigi. Li Keqiang ha sottolineato soprattutto la cooperazione nei temi dell’energia nucleare, dell’aviazione e dello spazio e la cooperazione tra Cina e Francia nelle aree della digitalizzazione, della finanza, dello sviluppo sostenibile, del turismo e dell’agricoltura. I due Paesi hanno poi raggiunto accordi per cooperare anche nei settori del contrasto alle epidemie e alle nuove malattie infettive. Sul piano politico, il capo di Stato francese e il primo ministro cinese hanno parlato del coordinamento tra Francia e Cina negli organismi internazionali come le Nazioni Unite, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e la nuova banca di investimenti per le Infrastrutture asiatica a guida cinese, la Asian Infrastructure Investment Bank. Un ultimo riferimento, infine, alla Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, che si terra’ a fine anno: il premier cinese ha ringraziato il presidente Hollande per il ruolo della Francia come Paese ospitante e ha promesso l’impegno del proprio Paese per l’esito positivo dell’evento. In base all’ultimo piano presentato, la Cina punta a ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra del 60-65% rispetto ai dati del 2005, e ad aumentare nel proprio mix energetico le fonti di energia non provenienti da combustibili fossili fino al 20% del totale. Il 2030 e’ la data fissata nel novembre scorso dalla Cina come momento in cui verra’ raggiunto il picco delle emissioni inquinanti per poi scendere, anche se alcuni studi presentati recentemente prevedono che il picco delle emissioni cinesi possa essere raggiunto gia’ nel 2025. I temi dell’economia sono stati al centro dell’incontro con il suo omologo, Manuel Valls, che ha sottolineato lo squilibrio negli scambi commerciali, a favore della Cina, tra Pechino e Parigi. “Gli investitori cinesi sono i benvenuti in Francia”, ha sottolineato il primo ministro francese, che ha pero’ parlato della necessita’ di un “riequilibrio” della bilancia commerciale. Protagonisti degli accordi di questi giorni anche altri grandi gruppi francesi come Alstrom, il gruppo di spedizioni marittime, Cma-Cgm e il gruppo dell’energia elettrica francese Engie. Airbus tornera’ protagonista, poi, in occasione dell’ultima tappa in Francia di Li prima del ritorno in Cina, quando a Tolosa visitera’ gli stabilimenti dell’azienda. Sempre a Tolosa, Li e Valls prenderanno, infine, parte a un seminario dove e’ prevista la partecipazione di centinaia di imprenditori cinesi che vivono in Francia. A Parigi, Li Keqiang ha poi visitato la sede dell’Ocse, in occasione dei venti anni dall’inizio della cooperazione. Il premier cinese e’ stato ricevuto dal segretario generale dell’Organizzazione per la Cooperazione allo Sviluppo Economico, Angel Gurria. La visita e’ stata seguita dall’annuncio cinese di collaborare con il centro di Sviluppo dell’Ocse. “La Cina e l’Ocse stanno affrontando cambiamenti sostanziali nel ventunesimo secolo – ha affermato Gurria – Gli accordi di oggi sono una testimonianza della attuale partnership e del desiderio reciproco di creare politiche migliori per condizioni di vita migliori. La prossima presidenza del G20 nel 2016 offrira’ un’altra opportunita’ per perseguire questi obiettivi di cui beneficeranno molti popoli”. Durante la visita, e’ stato poi firmato un accordo sulla visione di medio termine nei rapporti tra Pechino e l’Ocse nei settori della gestione macro-economica, delle riforme strutturali e dello sviluppo rispettoso dell’ambiente. La Cina ha poi annunciato la collaborazione con il Centro per lo Sviluppo dell’Ocse. “La Cina non puo’ raggiungere lo sviluppo senza il mondo, e la prosperita’ del mondo ha bisogno del contributo della Cina” ha dichiarato Li Keqiang in un discorso in cui ha auspicato un ruolo maggiore dell’Ocse in termini di sostegno alle politiche cinesi di sviluppo e di modernizzazione del proprio apparato economico. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Cina e Russia minacciano la sicurezza degli Stati Uniti e c’e’ “una bassa ma crescente” probabilita’ che Washington possa ritrovarsi a combattere una guerra con una di queste potenze, con conseguenze “immense”. E’ l’allarme contenuto nell’aggiornamento della strategia globale di difesa del Pentagono. La Russia “ha ripetutamente dimostrato che non rispetta la sovranita’ dei suoi vicini (Ucraina) e la sua volonta’ di ricorrere all’uso della forza pur di raggiungere i suoi obiettivi”, si legge nel “2015 National Military” preparato dal generale Martin Dempsey, il capo di Stato Maggiore delle forze armate Usa. Il documento e’ stato accolto con “rammarico” da Mosca: “L’emergere di tale linguaggio nel documento testimonia un atteggiamento di contrapposizione, privo di qualsiasi obiettivita’ nei confronti del nostro Paese, anche nel lungo termine”, ha lamentato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha rivolto un appello alla cooperazione internazionale, ribadendo che da soli gli Usa non possono risolvere nemmeno uno dei conflitti in corso. Nel testo del Pentagono si ribadisce che “le azioni militari russe stanno minacciando direttamente o per procura la sicurezza regionale”, riferimento alla presenza di truppe russe in Ucraina. Grande preoccupazione e’ espressa per lo sviluppo delle tecnologie che stanno facendo perdere agli Usa il vantaggio che avevano sempre avuto nel settore: “Quando si applicano a sistemi militari, questa diffusione di tecnologia va a sfidare il vantaggio competitivo a lungo detenuto dagli Usa in settori come l’allarme rapido (“early warning”), per l’individuazione di una minaccia (come il lancio di un missile balistico intercontinentale, ndr) e i bombardamenti di precisione”. Apparentemente indifferente ai negoziati sul programma nucleare iraniano, su cui entro il 7 luglio e’ prevista un’intesa, il Pentagono continua a inserire l’Iran, accanto a Cina, Russia e Corea del Nord, nella lista di Paesi che pongono “gravi preoccupazioni di sicurezza” all’America e ai suoi alleati. “Dalla pubblicazione dell’ultima analisi di strategia militare, 4 anni fa, il disordine globale e’ cresciuto mentre alcuni dei nostri vantaggi tecnologici hanno iniziato a ridursi”, ha sostenuto Dempsey. Venendo alla Cina, per il Pentagono “le sue attivita’ stanno alimentando la tensione nella regione Asia-Pacifico”. Il riferimento e’ alla costruzione di isole artificiali su barriere coralline, a migliaia di chilometri dalla costa cinese, pur di rivendicare la territorialita’ dell’80% del Mar Cinese Meridionale seguendo la dottrina militare della ‘linea dei nove punti’, in contrasto con le nazioni vicine, Giappone, Filippine, Vietnam, tra le altre. (AGI) .

(AGI) Atene, 2 lug. – Il premier greco, Alexis Tsipras dichiara che la Grecia restera’ unita dopo il referendum di domenica. “Il giorno dopo i referendum – dice – resteremo uniti”, per superare “le difficolta’ temporanee” che dovremo affrontare. Intanto il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis dichiara che se al referendum di domenica in Grecia vincono i si’ “mi dimettero'”. Intervistato a Bloomberg tv, ha precisato che Atene non firmera’ nessun accordo “senza la ristrutturazione del debito”. “Io voglio disperatamente restare nell’euro” aggiunge il ministro, spiegando che il referendum riguarda il modo in cui si “riesce a stare nell’euro”. .

(AGI) – Washington, 2 lug. – Spari sono stati uditi nel Navy Yard, una sede della Marina americana nella zona sud-orientale di Washington. Secondo l’Huffington Post, la polizia e’ intervenuta e il complesso e’ stato isolato. Chiuse anche le strade circostanti. Per il momento non si sa se ci siano vittime. Ex cantiere navale, il Navy Yard e’ stato trasformato in una sede amministrativa e di rappresentanza della Us Navy che ospita il Comando delle operazioni navali. Nel settembre 2013, un contractor civile, Aaron Alexis, aveva aperto il fuoco nel quartier generale del Comando dei sistemi navali del Navy Yard, uccidendo 12 persone prima di essere freddato dagli agenti nella sparatoria con la polizia. (AGI)

(AGI) – Roma, 2 lug. – Se al referendum di domenica in Grecia “vincono i si’ mi dimettero'”. Lo fa sapere il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, intervistato a Bloomberg tv, precisando che Atene non firmera’ nessun accordo “senza la ristrutturazione del debito”. “Io voglio disperatamente restare nell’euro” aggiunge il ministro, spiegando che il referendum riguarda il modo in cui si “riesce a stare nell’euro”. Di diverso avviso il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, secondo il quale una vittoria dei no al referendum di domenica in Grecia “non rafforzera’ il negoziato”, mettendo Atene e l’Europa in una “posizione molto difficile. A giudizio di Dijsselbloem, chi votera’ si’ consentira’ di “migliorare la prospettiva di una ripresa dei negoziati”. Inoltre il referendum, secondo il numero uno dell’Eurogruppo, rappresenta un pronunciamento per capire “se i greci sono preparati ad accettare una dolorosa austerita'”.

Mattarella: “auspico intesa equilibrata e che Atene resti nell’euro”

Dijsselbloem sostiene anche che i leader greci hanno “fatto a pezzi” le proposte delle istituzioni, mentre la discussione con le autorita’ elleniche sono “diventate molto politicizzate” e questo “fa perdere tempo”. Oggi la Commissione europea ha ribadito il “pieno sostegno alla determinazione dei greci di rimanere parte dell’Europa”. Lo ha detto Margaritis Schinas, portavoce del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, confermando che “non ci saranno ulteriori colloqui prima del referendum”. Il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker “vuole che la Grecia resti nell’euro” e appoggia la “determinazione dei greci a restare nell’area euro. Tuttavia, spiega il portavoce di Juncker, Margaritis Shine “questo e’ il momento che i greci decidano del loro futuro” e la commissione intende “aspettare l’esito del referendum” per riprendere a negoziare. Vista la situazione, il presidente greco, Pokopis Paulopoulos ha cancellato il suo viaggio a Berlino in programma per martedi’ prossimo.

Grecia: Pappas, banche riapriranno quando ci sara’ accordo

La banche greche riapriranno quando ci sara’ un accordo coi creditori. Lo sostiene il ministro dello Stato, Nikos Pappas, bracio destro del premier Alexis Tsipras. Ai giornalisti che gli chiedevano quando tornera’ normale il sistema bancario, Pappas replica “nel momento in cui avremo un risultato chiaro”. “Le banche – precisa poi – riapriranno non appena raggiungeremo un accordo”, aggiungendo che il governo “non prendera’ mai in considerazione” un taglio dei depositi.