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Estero

(AGI) – Los Angeles, 1 lug. – Duro attacco dell’attore americano Jim Carrey che si e’ scagliato contro le nuove norme sui vaccini per i bambini in California. “Il governatore della California dice si’ all’avvelenamento dei bambini con mercurio e alluminio contenuti nei vaccini obbligatori, questa impresa fascista deve essere fermata”, ha intimato su Twitter.

In un altro messaggio, l’attore ha chiarito di non essere contro i vaccini tout court, ma ha accusato lo Stato americano di utilizzare sieri che contengono neurotossine, come il mercurio. “Quello che chiedo e’ ‘togliete le neurotossine dai vaccini’, fateli senza tossine”, ha aggiunto Carrey, “la storia mostrera’ che e’ una giusta richiesta”.

Secondo l’attore, la componente tossica e’ il thimerosal che viene utilizzato per la conservazione dei sieri. La denuncia dell’attore e’ arrivata dopo che il governatore, Jerry Brown, ha firmato una legge che aumenta i vaccini obbligatori per i bambini, dopo la segnalazione di un gran numero di casi di morbillo. (AGI)

(AGI) – Londra, 1 lug. – E’ morto all’eta’ di 106 anni Nicholas Winton, lo ‘Schindler inglese’ che a Praga nel 1939 salvo’ dai nazisti 669 bambini ebrei destinati ai campi di concentramento. Winton e’ morto nel sonno al Wexham Hospital di Slough, ovest di Londra. Nato nella capitale inglese da genitori ebrei tedeschi, Winton viaggio’ nella Cecoslovacchia occupata dai nazisti come impiegato della Borsa di Londra e fu li’ che riusci’ a organizzare il trasferimento in treno di 669 bambini ebrei in Gran Bretagna, salvandoli cosi’ dai campi di concentramento. Da qui l’appellativo dello Schindler inglese, in riferimento a Oskar Schindler, l’imprenditore tedesco che porto’ il salvo centinaia di ebrei polacchi durante la guerra. .

(AGI) – Roma, 1 lug. – Tra 20 giorni, la bandiera a stelle e strisce tornera’ a sventolare nel cielo dell’Avana. Con uno scambio di lettere, Barack Obama e Raul Castro hanno annunciato formalmente la riapertura delle ambasciate nei rispettivi Paesi il prossimo 20 luglio.

Un “passo storico”, dopo 54 anni, che inaugurera’ un “nuovo capitolo” nelle relazioni tra Stati Uniti e Cuba, ha sottolineato il presidente americano, dal giardino delle rose della Casa Bianca, in un discorso trasmesso in diretta tv a Cuba.

Dopo la riapertura delle rappresentanze diplomatiche, il passo successivo, e di gran lunga piu’ complesso, sara’ la rimozione dell’embargo, principale richiesta di Castro. Una prerogativa che appartiene esclusivamente al Congresso, controllato dai repubblicani, al quale e’ tornato a rivolgersi Obama. “Fate tutti i passi necessari per revocare l’embargo che impedisce agli statunitensi di viaggiare e di fare affari con Cuba, vi chiedo di cominciare a lavorare su questo”, ha affermato il presidente. Obama ha quindi insistito sulla necessita’ di mettere fine a oltre 50 anni di isolamento, raccogliendo “l’entusiasmo” dei cittadini di entrambi i Paesi: “C’e’ voluto molto tempo per realizzare che l’embargo non funziona e non ha funzionato per 50 anni”, ha avvertito.

Il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha assicurato che l’amministrazione Usa e’ convinta di trovare un sostegno bipartisan in Congresso. Ma dall’ex governatore della Florida e candidato repubblicano per la Casa Bianca, Jeb Bush, sono arrivate dure critiche: la riapertura delle ambasciate “legittima ulteriormente il regime brutale di Castro”, ha affermato Bush.

Sulla stessa linea l’altro candidato alle primarie repubblicane, il senatore della Florida Marco Rubio, figlio di immigrati cubani, che ha accusato il regime di Castro di aver intensificato la repressione sul proprio popolo e Obama di “continuare a voltarsi dall’altra parte”.

Sulla questione del rispetto dei diritti umani e’ intervenuto da Vienna Kerry, che sara’ a L’Avana il 20 luglio per issare la bandiera americana, mentre a Washington si terra’ la stessa cerimonia con il collega cubano, Bruno Rodriguez. Le sedi diplomatiche aiuteranno a “interagire piu’ di frequente, in modo franco e ampio” e saranno utili per coinvolgere il governo dell’Avana, “con il quale ci sono ancora nette differenze” sulla democrazia e i diritti umani, ha sottolineato il capo della diplomazia Usa.

Washington e L’Avana avevano rotto le relazioni diplomatiche nel 1961, quando l’allora presidente Dwight Eisenhower aveva ordinato la chiusura della rappresentanza all’Avana. L’ultimo passo verso un ritorno alla normalita’ tra i due Paesi era stato compiuto lo scorso 29 maggio con l’annuncio del Dipartimento di Stato americano della cancellazione di Cuba dalla lista nera degli Stati considerati sponsor del terrorismo. (AGI)

(AGI) – Atene, 1 lug. – Il referendum convocato dal governo greco sulle condizioni poste dai creditori internazionali per riprendere i finanziamenti “non riguarda il restare o meno nell’euro”. Lo ha dichiarato il premier ellenico, Alexis Tsipras, in un discorso televisivo alla nazione. “Il referendum di domenica non riguarda il nostro posto nell’euro che e’ dato per scontato e nessuno puo’ dubitarne”, ha proseguito Tsipras, “l’opzione democratica e’ il nucleo della tradizione europea e, purtroppo per la Grecia, non mi sarei aspettato che l’Europa democratica non desse al popolo greco lo spazio per decidere”. “Ricattando il governo, stanno ricattando ogni singolo cittadino”, ha detto ancora il premier ellenico, che ha definito una “vergogna” le immagini di banche chiuse. “La nostra unica via d’uscita era rivolgersi al popolo ed e’ quello che stiamo facendo”, ha concluso Tsipras, che si e’ preso la “responsabilita’ di una piena soluzione dopo il referendum”.

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Il governo greco “resta al tavolo delle trattative” e “rispondera’ immediatamente all’Eurogruppo se ci sara’ un risultato positivo”, ha detto il premier ellenico. “Il fermo proposito del governo e’ trovare una soluzione, decideremo se approvare una qualsiasi soluzione sostenibile”, ha detto ancora Tsipras, “vogliamo un’intesa ma che sia sostenibile”. Nel suo appello televisivo alla nazione, il primo ministro greco, Alexis Tsipras, ha chiesto ai cittadini di votare ‘no’ in occasione del referendum sulle condizioni poste dai creditori per riprendere i finanziamenti.

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“Votare no e’ il passo necessario per ottenere un accordo migliore dai creditori”, ha affermato Tsipras, “un ‘no’ non equivale a una rottura con l’Europa, significa una pressione piu’ forte per un accordo sostenibile economicamente e socialmente sostenibile che riportera’ il Paese sui mercati internazionali”. “Vi chiedo di votare no alle ricette del piano di salvataggio e’ si’ alla prospettiva di una soluzione percorribile”, ha concluso Tsipras. Per i cittadini greci “si preparano giorni difficili” ma “non e’ una situazione che durera’ a lungo” e “le pensioni e i salari non verranno perduti”.

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Lo ha dichiarato il primo ministro ellenico, Alexis Tsipras, in un messaggio televisivo alla nazione. “I depositi bancari non verranno perduti di fronte a un ricatto, stiamo combattendo per proteggere le pensioni”, ha affermato Tsipras, garantendo che il governo ha “adottato misure perche’ le pensioni vengano depositate sui conti correnti”. “Sono pienamente conscio delle difficolta’, faro’ tutto quello che posso perche’ siano temporanee”, ha aggiunto il primo ministro greco, “voglio assicurarvi che questa situazione non durera’ a lungo, le pensioni e gli stipendi non saranno perduti”. (AGI)

Pechino, 1 lug. – La Cina non vuole una crisi nel cuore dell’Europa ed e’ spaventata dal possibile default della Grecia. Ma Pechino al momento non ha intenzione di offrire aiuti finanziari ad Atene. Ne sono convinti Michele Geraci, direttore del China Economic Research Program presso la Nottingham University Business School China e direttore del Global Policy Institute China, e Alberto Forchielli Presidente di Osservatorio Asia intervistati oggi da Radio Radicale all’interno della rubrica in collaborazione con AgiChina. Pechino oggi ha chiesto che i negoziati tra Atene e i suoi creditori continuino dopo il mancato pagamento della Grecia al Fmi. “Ci auguriamo – ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino – che i principali creditori mantengano aperti i colloqui con la Grecia e cerchino di raggiungere un accordo nel modo piu’ veloce possibile per risolvere questa crisi”. La posizione di Pechino non e’ nuova con Atene che rappresenta per il gigante asiatico la porta d’ingresso per la distribuzione dei prodotti cinesi in Europa e Africa. Questa settimana lo stesso premier Li Keqiang, in visita a Bruxelles, ha fatto sapere che oltre Muraglia nessuno vuole assistere a una Grexit ed ha assicurato che Pechino continuera’ ad acquistare debito europeo. Alla Cina la partita greca interessa molto e un eventuale grexit terrorizza Pechino. “La Grecia puo’ rappresentare il punto di arrivo della nuova via della seta. La Cina e’ gia’ presente con investimenti nel porto del Pireo” continua Geraci, che aggiunge: “Molte sono le societa’ presenti nel paese e non pochi i potenziali investitori che al momento sono al palo in attesa di capire l’evoluzione della crisi. Di sicuro la Cina non sara’ oggi disponibile a dare soldi per aiutare la Grecia a risollevarsi. Pechino si aspetta che le cose peggiorino”. “La Cina dara’ soldi alla Grecia quando la frittata sara’ fatta e andra’ a raccogliere i cocci. Arriveranno altre aziende cinesi, come Cosco nel Pireo, interessate a investire su aeroporti e autostrade che possano collegare per esempio il porto ai Balcani, come China Pacific Construction” scandisce Geraci. La Cina ha piu’ di un interesse in Grecia. Lo scorso febbraio il premier greco, Alexis Tsipras, ha ribadito l’importanza del suo Paese come porta d’accesso al mercato europeo per la Cina, mentre era a bordo della nave della Marina cinese che in quei giorni e’ al porto del Pireo per una missione cominciata lunedi’ scorso. “Diamo una speciale importanza agli esistenti investimenti cinesi in Grecia, incluse le importanti attivita’ di Cosco nel porto del Pireo”, ha dichiarato il primo ministro di Atene. Negli stessi giorni il premier Li Keqiang ha fatto pressioni su Tsipras per assicurare la tutela dei diritti delle societa’ cinesi e appoggiare progetti nel porto. Cosco, il piu’ importante gruppo di spedizioni marittime cinese, e’ nella shortlist di uno schema di privatizzazioni del porto del Pireo, assieme ad altri quattro gruppi, per aggiudicarsi una quota di maggioranza del 67% dello scalo marittimo greco. L’espansione del porto siglata il 27 giugno del 2013 prevede un investimento da parte del gruppo cinese di 224 milioni di euro. L’interesse di Cosco non si ferma solo al settore dei porti: Wei Jiafu, a capo di Cosco, aveva dichiarato in quell’occasione, come scriveva il giornale greco Ekathimerini, che Cosco era pronto a compiere il passo di investitore strategico nel porto del Pireo a investitore strategico nel Paese, esprimendo l’interesse del gruppo anche per altre strutture presenti sul suolo greco. Anche i giganti delle telecomunicazioni cinesi hanno iniziato a guardare verso Atene. L’anno scorso Zte Corporation (Zhongxing Telecommunication Equipment Corporation) ha ottenuto una prelazione sull’uso del Pireo come base logistica per il commercio in Europa. Quest’anno – secondo rumors – e’ il colosso Huawei a cercare un modo per penetrare il mercato greco. .

(AGI) – Bruxelles, 1 lug. – L’Eurogruppo non riprendera’ le trattative con Atene prima di conoscere l’esito del referendum greco sulle condizioni poste dai creditori per riprendere i finanziamenti. Lo scrive su Twitter il ministro delle Finanze slovacco, Peter Kazimir. “L’Eurogruppo e’ unito nella decisione di attendere l’esito del referendum in Grecia prima di ogni ulteriore trattativa”, afferma Kazimir, “non mettiamo il carro davanti ai buoi”. A questo punto suona quasi Secondo l’Eurogruppo, le ultime proposte negoziali di Atene vanno “nella giusta direzione”. Lo ha affermato il ministro delle Finanze ellenico, Yanis Varoufakis, al termine della teleconferenza dei ministri delle Finanze Ue. .

(AGI) – Washington, 1 lug. – Il presidente americano, Barack Obama, ha rivolto un appello al Congresso affiche’ rimuova l’embargo nei confronti di Cuba. Obama ha annunciato la prossima riapertura dell’ambasciata Usa a L’Avana, passo cruciale per la storica ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Uno “storico passo avanti”, secondo Obama, cui deve seguire la fine dell’embargo. “Entro la fine dell’estate, il segretario di Stato, John Kerry, sara’ formalmente a L’Avana per issare con orgoglio la bandiera americana sulla nostra ambasciata”, ha annunciato Obama.

Riapertura delle ambasciate a partire dal 20 luglio

(AGI) – Ginevra, 1 lug. – Un autentico tsunami di 137.000 disperati nei soli primi mesi del 2015 ha attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Lo riferisce l’Agenzia Onu per i profughi, Unhcr, sottolineando che il numero e’ cresciuto di ben l’83% rispetto ai primi sei mesi del 2014 “L’Europa sta vivendo una crisi dei profughi di proporzioni storiche”, ha detto l’agenzia Onu. In Italia, dove nel 2014 erano sbarcati 170.000 migranti, nei primi sei mesi del 2015 gli arrivi hanno raggiunto quota 67.500. In Grecia gli arrivi sono gia’ nettamente aumentati (68.000) rispetto a tutto l’anno scorso (43.500). Oltre al dato record sugli arrivi, in forte aumento e’ anche il numero dei morti durante le traversate che sono gia’ 1.867 in questi sei mesi, di cui 1.308 soltanto ad aprile. L’intensificazione delle operazioni di soccorso con la collaborazione di unita’ di vari Paesi europei ha permesso di ridurre il numero dei morti a 68 a maggio e a 12 a giugno. “Con le giuste politiche, sostenute da un’efficace risposta operativa, e’ possibile salvare piu’ vite in mare”, ha osservato l’Alto commissario per i rifugiati, Antonio Guterres. Lo stesso Guterres ha sottolineato che “la maggior parte delle persone che arrivano per mare in Europa sono profughi che cercano protezione da guerre e persecuzioni”. Un terzo degli arrivi in Italia e Grecia del 2015 proveniva dalla Siria mentre un 12% era originario dell’Afghanistan e un altro 12% dell’Eritrea. Altri Paesi di provenienza sono Somalia, Nigeria, Iraq e Sudan. Nei primi sei mesi del 2014 gli arrivi erano stati 75.000 ma poi raddoppiarono nella seconda meta’ dell’anno e questo fa pensare che nei mesi estivi i numeri possano salire ancora. Il rapporto saluta con favore la decisione dell’Ue di redistribuire fra gli Stati membri 40.000 richiedenti asilo siriani ed eritrei gia’ arrivati in Europa. (AGI)

(AGI) – Il Cairo, 1 lug. – Almeno 70 persone, soprattutto soldati ma anche civili, sono rimaste uccise negli attacchi sferrati oggi da miliziani pro-Isis nel nord del Sinai. Lo riferiscono fonti ufficiali.Negli scontri, secondo fonti mediche e della sicurezza, sono morti anche 38 jihadisti. I miliziani pro-Isis hanno sferrato un’offensiva coordinata contro almeno cinque chekcpoint. Caccia F-16 egiziani hanno bombardato le posizioni dei miliziani filo-Isis dello Stato del Sinai nella zona di Sheikh Zuweid, nel nord della penisola, dove i jihadisti hanno lanciato stamane un’ondata di attacchi, colpendo almeno cinque postazioni dell’esercito e minando le strade attorno a un commissariato di polizia. Due esplosioni sono state udite nella citta’ egiziana di Rafah, al confine con la Striscia di Gaza, nel Sinai del nord. Lo hanno riferito fonti della sicurezza e testimoni. In seguito all’ondata di attacchi Israele ha rafforzato le misure di sicurezza lungo la frontiera con l’Egitto e ha chiuso i valichi di Nitzana (verso la penisola) e di Kerem Shalom, all’estremita’ meridionale della Striscia di Gaza. L’Italia e’ vicina al popolo e al governo egiziano di fronte ai gravissimi attacchi terroristici che hanno provocato decine di vittime nel nord del Sinai. L’Egitto, sottolinea una nota della Farnesina, e’ un pilastro di stabilita’ nella regione e l’escalation della minaccia terroristica non riuscira’ a piegare la determinazione del popolo e del governo. I partiti politici egiziani condannano la serie di attacchi terroristici contro le forze di sicurezza avvenuti nel Sinai settentrionale. Il leader del Partito della liberta’ (centro-sinistra), Salah Hasballah, ha dichiarato che l’insurrezione in Sinai sta acquisendo un profilo molto serio e ha esortato a lavorare per sconfiggere il terrorismo. Anche il responsabile del Partito salafita al Nour, Younes Makhioun, ha condannato gli attacchi di oggi, dichiarando che “le operazioni criminali in Sinai non mineranno la determinazione del popolo egiziano”. Parole di cordoglio per le forze di sicurezza uccise giungono dall’Alleanza socialista popolare, che in un comunicato stampa ha sottolineato quanto “gli attacchi di oggi mostrino il tentativo dei terroristi di distruggere lo stato egiziano”, chiedendo che i criminali vengano portati davanti alla giustizia. Per il Partito nazionale dell’unione progressista (Tagammu), la serie di assalti avvenuti nel Sinai e’ scioccante, soprattutto perche’ avviene nel mese sacro del Ramadan. In un comunicato, il Tagammu ha sottolineato che “l’Islam non accetta tali atti di violenza”. (AGI)

(AGI) – Roma, 1 lug. – Secondo il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ci sono poche chance di progresso nella trattativa sulla Grecia alla luce del discorso alla nazione nel quale il primo ministro ellenico, Alexis Tsipras, ha chiesto agli elettori di votare ‘no’ alle proposte dei creditori sottoposte a referendum. “Parleremo delle proposte ma con questo ultimo discorso vedo poche prospettive di progresso”, ha dichiarato Dijssebloem ai giornalisti. Su Twitter il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, aggiunge; “L’Europa vuole aiutare la Grecia ma non puo’ aiutare nessuno contro il suo volere. Aspettiamo i risultati del referendum greco”. 

Grecia: fonti, Fmi decidera’ su pagamento in prossime settimane 

Il Fondo Monetario Internazionale decidera’ “nelle prossime settimane” se non mettere la Grecia in mora sul mancato pagamento della rata di 1,6 miliardi di euro in scadenza ieri, procedura che tra un mese sancirebbe il default in maniera definitiva. Lo riferiscono all’agenzia France Presse fonti dell’istituto di Washington. Atene ha chiesto di non essere considerata in default sul versamento non effettuato sulla base di una clausola dello statuto del Fmi, utilizzata per l’ultima volta nel 1982 a favore di Nicaragua e Guyana, che consente un rinvio fino a cinque anni della scadenza nel caso il rimborso possa causare uno stato di “eccezionale privazione” per il debitore. .