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Informatica

Giovedì 21 giugno Facebook ha ospitato il primo Facebook Communities Summit a Chicago che ha visto la partecipazione di centinaia di amministratori di Gruppi. Durante l’evento, Mark Zuckerberg ha annunciato nuove funzionalità per supportare le community e ha comunicato una nuova mission che guiderà il lavoro dell’azienda nel corso del prossimo decennio: dare alle persone il potere di creare comunità e rendere il mondo più unito. Qui il testo del suo intervento. 

"Oggi abbiamo ospitato il nostro primo Facebook Communities Summit a Chicago che ha visto la partecipazione di centinaia di amministratori di Gruppi e in cui abbiamo annunciato nuove funzionalità per supportare le loro comunità su Facebook.

Mark ha aperto l’incontro soffermandosi sul ruolo che hanno i gruppi nella comunità di Facebook e ringraziando gli amministratori che li guidano. Mark ha anche annunciato una nuova mission per Facebook, che guiderà il nostro lavoro nel prossimo decennio: dare alle persone il potere di creare comunità e rendere il mondo più unito.

Una parte importante nella realizzazione della nostra nuova mission è dare supporto agli amministratori dei gruppi, che sono veri leader delle comunità su Facebook. Stiamo quindi aggiungendo diverse nuove funzionalità per aiutarli a crescere e gestire i propri gruppi:

·        Insight per i gruppi: gli amministratori dei gruppi ci hanno spesso fatto notare che una migliore comprensione di ciò che sta succedendo nei loro gruppi potrebbe aiutarli a prendere decisioni su come sostenere meglio i loro membri. Ora, con gli insight per i gruppi, potranno accedere a metriche in tempo reale relative a crescita, engagement e iscrizioni – come ad esempio il numero di post e i momenti in cui i membri sono più coinvolti.

·        Filtro per le richieste di iscrizione: gli amministratori ci hanno inoltre segnalato che l'ammissione di nuovi membri al gruppo è una delle cose che richiede loro più tempo. Abbiamo quindi progettato una nuova funzionalità che consente loro di ordinare e filtrare le richieste di iscrizione in base a categorie generiche, come il sesso e la posizione geografica, e quindi accettare o rifiutare tutto in una volta.

·        Rimozione di membri: per aiutare a mantenere le proprie comunità sicure dai cosiddetti “bad actors”, gli amministratori del gruppo possono ora rimuovere, con un solo passaggio, una persona e il contenuto che questa ha creato all'interno del gruppo, inclusi i post, i commenti e altre persone che ha aggiunto al gruppo.

·        Post programmati: gli amministratori dei gruppi ed i moderatori possono creare e pianificare comodamente i post in un determinato giorno e ora.

·        Collegamento tra i guppi: stiamo iniziando a testare per collegare i gruppi, che permette agli amministratori di un gruppo di suggerire ai propri membri gruppi simili o correlati al proprio. Questo è solo uno dei modi con cui vogliamo aiutare ad avvicinare comunità e sotto-comunità.

Più di 1 miliardo di persone in tutto il mondo utilizza i gruppi e più di 100 milioni di persone sono membri di "gruppi significativi". Questi sono gruppi che diventano rapidamente la parte più importante dell'esperienza degli utenti su Facebook. Oggi abbiamo un obiettivo: aiutare 1 miliardo di persone a partecipare a comunità rilevanti come queste. A Chicago, abbiamo celebrato gruppi costruiti intorno a quartieri, passioni condivise e esperienze di vita. Ad esempio, alcuni dei gruppi e degli amministratori che hanno partecipato includono:

·        Terri Hendricks ha fondato Lady Bikers of California, per far sì che le donne che guidano motociclette possano entrare in contatto tra loro, incontrarsi nella vita reale attraverso gite di gruppo e offrirsi reciprocamente supporto sia su argomenti relativi alla moto sia su questioni personali. Terri afferma che quando ha iniziato ad andare in moto era raro vedere altre donne condividere la stessa passione e invece ora nel gruppo non c'è "niente che queste donne non farebbero l’una per l’altra".

·        Matthew Mendoza, un ex tossicodipendente, ha aperto il Gruppo di Supporto  Affected by Addiction. Il gruppo è uno spazio sicuro per le persone che si stanno disintossicando da droga e alcol, così come per i loro amici e familiari, per offrire e avere supporto, oltre che condividere esperienze.

·        Kenneth Goodwin, ministro della Bethel Church di Decatur, GA, e amministratore di un Gruppo, utilizza il gruppo Bethel Original Free Will Baptist Church su Facebook per pubblicare annunci relativi alla comunità locale su tutto ciò che accade a Bethel. Gli amministratori condividono spesso informazioni su eventi, ora e luogo di incontri dei sacerdoti e trasmettono live i sermoni cosicché le persone che non possono partecipare alla messa possano seguire direttamente dalle loro abitazioni.

Siamo ispirati da queste storie e dalle centinaia di altre storie che abbiamo sentito dalle persone che hanno partecipato all'evento di oggi. Abbiamo in programma altri eventi per riunire gli amministratori dei Gruppi al di fuori degli Stati Uniti e non vediamo l'ora di condividere più dettagli a breve".

Quando un ex guida turistica riesce a creare la più grande piattaforma di e-commerce al mondo, vuol dire che ha avuto la capacità di guardare al futuro. Quando parla di avvenire, quindi, vale la pena ascoltarlo. Non sarà Nostradamus e a volte parlerà per interesse personale. Ma raramente lo farà senza cognizione di causa. Jack Ma, il padre di Alibaba, ha rilasciato a Cnbc un'intervista di quasi 30 minuti nella quale parla di intelligenza artificiale, futuro del lavoro, globalizzazione, Trump.

Intelligenza artificiale

Nonostante sia a capo di uno dei maggiori gruppi tecnologici al mondo (o forse proprio per questo) Jack Ma vede nell'intelligenza artificiale enormi potenzialità e altrettanti rischi. Le rivoluzioni tecnologiche (quelle vere, epocali) sono state, afferma, alla base della prima e della seconda guerra mondiale. Al di là di questa interpretazione della storia, Ma afferma che machine learning e intelligenza artificiale rappresentano “la terza rivoluzione tecnologica”. E quindi “potrebbero causare una terza guerra mondiale”. Sarà una battaglia tra uomo e macchine o tra Stati messi in ginocchio dalla disoccupazione? Non è dato sapere.

I prossimi trent'anni? “Dolorosi”

Jack Ma si dice “preoccupato” per il futuro. E prevede trent'anni in cui i dolori saranno superiori alle gioie. Se l'automazione fosse lasciata a uno sviluppo selvaggio, non ci dovremmo preoccupare di scenari distopici ma dei conflitti umani. Perché ci sarebbe un crescente divario tra ricchi e poveri (con i lavori meno qualificati sostituiti dalle macchine).

Tra trent'anni le persone potrebbero lavorare quattro ore al giorno

Per scongiurare questo problema, serve che i governi prendano “decisioni difficili”. Che però, nel lungo periodo, saranno premianti. Quali sarebbero? Jack Ma non dà risposte esplicite, ma accenna ad alcuni fattori.

AI e conflitti sociali

“Non penso che dovrebbe sviluppare macchine come gli uomini”, ha affermato Ma. “Dovremmo invece essere certi che facciano cose che l'uomo non è in grado di fare”. Tuttavia, la sostituzione di alcuni lavori è praticamente certa. E meno “qualitativa e creativa” sarà la formazione dei più giovani, maggiori saranno i rischi. Come se ne esce? Mitigando i conflitti sociali: l'uomo deve concentrarsi “su giovani, inclusione, povertà e ambiente”. E usare la tecnologia con un obiettivo: “Migliorare la vita delle persone”.

Leggi anche: cosa ha detto il ceo di Microsoft sull'Intelligenza artificiale

Pro globalizzazione (e contro Trump)

Jack Ma parla di intelligenza artificiale evocando un conflitto mondiale. Ma non accenna mai alla volontà di bloccare il processo in corso. Tentare di farlo è, semplicemente, “impossibile”. Erigere muri è quindi del tutto inutile. E qui il padre di Alibaba si rivolge a Trump: “La globalizzazione non si può fermare. Se non puoi fermarla, allora, migliorala, rendendola più inclusiva”. Un discorso che vale per il commercio e per gli uomini: “La mobilità è destinata ad aumentare”. Si può gestire, non annullare.

Come creare lavoro

“Il miglior modo per creare posti di lavoro – dice Ma – è aiutare i piccoli business a crescere”. Cioè a “produrre locale e vendere ovunque”. La globalizzazione e lo sviluppo tecnologico attuale sono stati costruiti da e per “le grandi compagnie” e si sono basati “sulla standardizzazione”. Il futuro è “dei piccoli” e della “personalizzazione”. Un'affermazione singolare, soprattutto perché detta da chi guida un gigante. Jack Ma, però, non pensa di mettersi da parte (e perché dovrebbe?): usa la prima persona plurale (“noi” grandi gruppi e governi) e il verbo “aiutare”.

Il futuro è “dei piccoli” e della “personalizzazione”

Il futuro visto da Jack Ma è un mondo nel quale pochi intermediari di grandi dimensioni sostengono la diffusione di piccoli business in un unico mercato globale. “L'evoluzione tecnologica metterà alla prova decine di settori. Se non aiutiamo i piccoli business a diventare globali ci saranno grossi problemi”. Per evitarli occorre “agire subito”, prima che diventino irrisolvibili: “Il tetto va riparato quando splende ancora il sole”, ha affermato Ma.

Lavorare meno

“Mio nonno – racconta il fondatore di Alibaba – lavorava in una fattoria 16 ore al giorno ed era molto occupato. Noi lavoriamo otto ore al giorno, cinque giorni a settimana e pensiamo di essere molto occupati”. “Tra trent'anni le persone potrebbero lavorare quattro ore al giorno o anche 4 ore alla settimana”. “Come fa a esserne certo?” gli chiede il giornalista David Faber. Nessuna risposta categorica: “Vedremo tra 30 anni (se sarò ancora vivo)”.

L'era dei Data

I dati saranno importanti come l'acqua, dice Ma. Perché sono i dati a nutrire l'intelligenza artificiale. Senza, “lo sviluppo è impossibile”. Oggi è solo “l'inizio dell'era dei Data”. Parliamo già di “Big” ma è solo una questione di proporzioni: ciò che oggi sembra grande, tra poco apparirà minuscolo. Ma visto che i dati sono come l'acqua, in futuro diventa ancor più importante “la loro protezione”.

“Vinceranno gli uomini”

Ma dopo i trent'anni di sofferenza? Jack Ma, in fin dei conti, si attende un lieto fine. È convinto che in un conflitto tra uomo e macchine “vinceranno gli uomini”. “Ne sono certo, garantito”. La competizione con i software a chi è più intelligente, secondo Ma, è persa: “Saranno più forti e veloci di noi”. L'uomo dovrebbe quindi puntare su una cosa che le macchine “non avranno mai: la saggezza”.  

Napoli si conferma città piena di iniziative e di grande fermento e il 'Think Tank Trinità dei Monti' continua la prestigiosa collaborazione, intrapresa già nel corso del 2017, con l’Università degli Studi di Napoli Federico II e l'assessorato ai Giovani del comune di Napoli, promotore della manifestazione 'Giugno Giovani'. Nell’ambito dell’edizione di Giugno Giovani 2017, la kermesse di arte, cultura, musica e approfondimenti rivolta al mondo dei giovani, Trinità dei Monti promuove lunedì 26 giugno un evento di una giornata dal titolo “La Digital Transformation. Come cambia il mondo del Lavoro” co-organizzato con il dipartimento di Ingegneria Elettrica e Tecnologie dell’Informazione DIETI sotto la preziosa direzione del Prof. Giorgio Ventre, Direttore anche dell'Academy iOS Apple di Napoli che ospiterà il dibattito nei suoi spazi.
 
L’evento, con un panel di relatori illustri esperti di settore, che verranno, oltre ad alcuni professionisti di primissimo piano della città, da Bruxelles, Milano e Roma per rivolgersi ai giovani di Napoli con l’obiettivo di approfondire il tema della trasformazione digitale nella sfera del mondo del lavoro e delle nuove professioni. Un focus a 360° di come il processo di digitalizzazione investa tutti gli ambiti, dal mondo imprenditoriale, accademico, istituzionale a quello legato alle nuove professioni di creatori di startup. La sessione mattutina sarà dedicata ad una panoramica sulla Digital Transformation e sulle opportunità ad essa correlate; nel pomeriggio si approfondirà il tema di come cambia il lavoro nella pubblica amministrazione, in azienda, nell'università, nella scuola, nelle libere professioni. Infine la chiusura del dibattito sarà dedicato ad una tavola rotonda dove si parlerà di come creare una start-up in Italia, e mantenere valore per il Paese trattenendo i propri talenti. Maggiori informazioni qui
 

Le startup vogliono un canale di comunicazione per dialogare con il legislatore. Il Parlamento rivendica il ruolo di regolatore: la richiesta arriva da Soundreef e Flixbus alla fine di un incontro tenuto a Luiss Enlabs, acceleratore romano di startup, e nella stessa occasione il presidente della commissione Bilancio della Camera Vincenzo Boccia ha rivendicato le funzioni del legislatore. I fondatori delle due imprese innovative hanno chiesto ufficialmente al ministero dello Sviluppo economico di "creare un organismo di tutela per le imprese innovative per interagire con lo Stato e le istituzioni in modo trasparente e regolamentato".

Sfida a Siae

Soundreef, società fondata da Davide d'Atri, è nota per aver sfidato il monopolio Siae nella gestione del diritto d'autore chiedendo la liberalizzazione del mercato.

Un emendamento frena Flixbus

Flixbus è stata limitata nella sua operatività dalla manovra dello scorso maggio, che le impedirà dal prossimo ottobre di offrire servizi di linea perché non possiede autobus di proprietà. Due casi che raccontano come società con business alternativi a quelli tradizionali abbiano trovato difficoltà ad operare in Italia, nonostante abbiano creato migliaia di posti di lavoro. E le difficoltà in questi casi, come in quello più famoso di Uber o della startup degli architetti Cocontest, arrivano da un freno voluto dal legislatore per tutelare gli interessi delle società che già operano sul mercato. "Negli ultimi anni – ha detto Davide d'Atri, amministratore delegato di Soundreef – società innovative come Soundreef e Flixbus hanno rivoluzionato i rispettivi settori di appartenenza, incontrando però contesti normativi sorpassati e inadeguati. Vogliamo costruire un dialogo costante con le istituzioni perché il nostro contributo in termini economici possa spingere la crescita stessa dell'intero Paese". Fabio Maccione, responsabile public affairs di FlixBus Italia ha da parte sua sottolineato che "se da un lato il legislatore dichiara di voler supportare e dare impulso al mondo delle startup e dell'imprenditoria giovanile, dall'altro lato sembra resistere al cambiamento, non fornisce adeguati strumenti legislativi, non aiuta gli imprenditori e blocca i processi innovativi del Paese".

Le due startup hanno avuto il supporto del rapper Fedez, primo fra i grandi cantanti a lasciare la Siae per affidare la gestione dei suoi diritti d'autore a Soundreef. "Mi sono esposto una volta e subito dopo hanno fatto due interrogazioni parlamentari accusandomi di vilipendio al capo dello Stato e di incitazione alla rivolta di piazza", ha premesso Fedez, che ha voluto comunque ribadire la sua volontà di impegnarsi a lottare "per un cambiamento e contro il mantenimento di posizioni di privilegio. La rivoluzione digitale – ha detto – è già in atto e anche la politica non potrà fermarne la forza dirompente".

Le prerogative del Parlamento

Vincenzo Boccia, Pd presidente della commissione Bilancio della Camera risponde nella stessa occasione che "Il mio dovere di legislatore è cercare di regolare il mercato in maniera tale che nessuno soffra dai cambiamenti portati dalle nuove tecnologie, come abbiamo fatto per il settore dei trasporti". Un emendamento della manovrina approvata lo scorso maggio di fatto impedirà all'azienda di operare nel settore dei trasporti su strada annullandone le licenze. "Io sono dalla parte di Flixbus e dell'innovazione", ha detto Boccia, "ma l'autorizzazione a operare come concorrente e ottenere delle licenze è qualcosa che deve decidere il Parlamento e non un tecnico del ministero dei Trasporti che dà le licenze. Con questo non voglio dire che Flixbus ha ricevuto dei favori dal ministero, ma questo è un settore su cui deve decidere il Parlamento". Boccia difende il provvedimento dicendo che il compito del legislatore oggi che "non c'è più differenza tra economia reale e economia digitale" è evitare che il digitale spazzi via interi settori dell'economia tradizionale aggirando alle leggi di un paese. L'accusa di Maccione però è diversa: "Noi siamo arrivati in Italia dopo aver letto e studiato la normativa, non abbiamo imposto il nostro modello in Italia ma abbiamo cambiato il nostro business modellandolo sulla normativa italiana. La vostra risposta invece è stata cambiare la normativa". 

Dopo una ‘lettera’ in cui ha spiegato ai fan tutte le sue ragioni, l’attore Alessandro Gassmann ha annunciato il suo addio all'account Twitter da 200 mila follower. La decisione è una risposta alle polemiche scoppiate negli ultimi giorni sui social dopo che l'attore aveva espresso la sua posizione favorevole allo Ius soli.

La lite sullo Ius soli

Tutto ha inizio dopo un duello sui migranti scoppiato su Twitter tra Gassmann e la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. Il motivo è il diritto di cittadinanza agli immigrati, lo Ius soli in discussione negli negli ultimi giorni alla Camera.

L’opinione espressa dall’attore e ambasciatore Unhcr in un post pubblicato il 19 giugno ha innescato la risposta di Meloni, che gli ha scritto: “La tua umanità radical chic mi lascia senza parole”. Lui ha replicato: “Non sono radical e non sono chic, dico quello che penso e rispondo a tono quando serve. Chi lavora nei campi senza contratto è uno schiavo”.

I contendenti hanno avuto rispetto per le reciproche opinioni. Ma a sconvolgere l'attore, come spiega Gassmann stesso in una ‘lettera ai follower’, è la zuffa che ne è seguita con altri internauti. “Sono stato insultato, minacciato, offeso, preso in giro in maniera violenta e continua, così anche la mia famiglia e le mie origini”, spiega l’attore. Questi i motivi che lo hanno spinto ad annunciare che lascerà Twitter.

Per approfondire leggi su L’Unità

Tutti gli ‘addii’ famosi

  • Lapo Elkann. “Vorrei vivere nella vita reale anziché in quella virtuale”, ha dichiarato Elkann a Gennaio 2017 sui suoi profili su Facebook e Instagram, annunciando l’abbandono dei suoi account. Una promessa mantenuta fin’ora, per iniziare una nuova vita dopo le ultime accuse che erano state archiviate.
  • Demi Lovato. Una promessa più evanescente quella della cantante americana. Il 21 giugno 2016 aveva chiuso i suoi account Twitter e Instagram, ma solo per 24 ore, dopo che era stata presa di mira dai fan della cantante Mariah Carey, per alcuni commenti.

  • Rosario Fiorello. Nel marzo 2012 aveva detto Fiorello aveva cancellato improvvisamente il suo account Twitter, suscitando una marea di commenti sui social network. Oggi il suo account è più attivo che mai e raccoglie 1,13 milioni di follower.

  • Laura Chiatti. Dopo il botta e risposta con alcuni utenti che le fanno notare gli errori grammaticali  presenti nei suoi post, l’attrice abbandona l’account Instagram nel gennaio 2016. Ma oggi si prende cura quotidianamente dei suoi 285 mila follower.

  • Selena Gomez. Per l’attrice e cantante americana l’addio a Instagram del 15 agosto 2016 era qualcosa di più. Coincideva con un’astinenza di 3 mesi durante la quale doveva ‘disintossicarsi’ dai social in una clinica psichiatrica.

  • Kekko Silvestre. L’annuncio della cancellazione data dal cantante del gruppo Modà in una intervista nel novembre 2015 è legata a una storia di stalking che coinvolgeva la famiglia. Oggi c’è un suo profilo Facebook privato.

  • Essena O’Neil. Questa adolescente australiana era diventata famosa Instagram, dove aveva collezionato 500 mila follone, e su youtube. La fama aumentò nell’ottobre 2015 quando annunciò che avrebbe cancellato i suoi profili social per vivere “la vera vita”.

Chi frequenta i negozi di dischi, anche ai tempi di spotify e itunes, conosce l'emozione che si prova nel far scorrere gli album tra le mani. Uno dopo l'altro, in ordine alfabetico o per genere. Sentirne la consistenza, osservarne la forma e il "contenitore", girarli e rigirali studiandone i particolari più nascosti, prima di rimetterli a posto o decidere di comprarli. Soprattutto quando non si ha un obiettivo preciso, magari un cd da regalare o un vinile da collezionare, ed è la curiosità a muovere dita e occhi. Oggi, invece, è il suono a dominare su tutto. Si clicca un bottone, si ascolta una canzone e si creano le proprie playlist. La copertina non ha più quel ruolo fondamentale nella scelta. Tra disegni e colori. Scritte e font. Messaggi e sguardi. È poco più di un accessorio che non tutti osservano e giudicano. 
 
C'è un sito che, al tempo di internet, ha deciso di restituire l'importanza dei colori nel mondo della musica. Si chiama Predominant.ly e ha come obiettivo quello di far muovere l'utente tra album musicali sconosciuti, evocati proprio dalla scelta di una specifica tonalità. Cliccando su un punto, all'interno dello schermo arcobaleno della home page, si accede automaticamente a una libreria musicale declinata per colore. Verranno proposti, cioè, tutti quegli album la cui "faccia" è dominata da quella determinata gradazione di blu, rosso giallo, verde e così via. Non importa il genere, non importa l'anno di pubblicazione. Importa la casualità, l'ispirazione e la voglia di stupirsi. Ah, ovviamente, una volta fatta la scelta si potrà ascoltare l'album su spotify o condividerlo sui social. Un modo per recuperare un gesto dimenticato adattandolo al mondo virtuale di oggi.

Ha 33 anni ed è il capo di Facebook, il social media più grande del mondo, che ha una capitalizzazione di mercato di 433miliardi. Niente male per un uomo così giovane, ma come fa Mark Zuckerberg a conciliare un lavoro così tanto impegnativo con la vita privata? Proviamo a capirlo, trascorrendo una giornata con lui.

Corsa mattutina e subito al lavoro

Mark – si legge sull'Independent – si sveglia alle 8 del mattino e per prima cosa controlla sul suo telefonino Facebook, Messenger e WhatsApp. Dopo i primi aggiornamenti del mattino, quando gli impegni glielo consentono, si tiene in forma andando a correre.  Prova a farlo almeno tre volte a settimana e spesso porta con sé il suo pastore ungherese Beast.  “Con lui mi diverto di più”, ha dichiarato Zuckerberg, “è come vedere correre un mocio”.

Subito dopo la corsa Mark fa colazione, ma non ha grandi esigenze da questo punto di vista. Dice di mangiare quello che capita perché non vuole perdere tempo dietro a queste cose. Questo è anche il motivo per cui si veste allo stesso modo ogni giorno. E’ come se indossasse una specie di uniforme: jeans, scarpe da ginnastica e t-shirt grigia. Quando qualche anno fa gli venne chiesto di descrivere il suo armadio lui rispose:“ Voglio facilitarmi la vita il più possibile, non ho tempo di concentrarmi sulla scelta dei miei vestiti, le uniche decisioni che voglio prendere sono quelle che riguardano la mia comunità di utenti”.

Zuckerberg lavora per Facebook almeno 50-60 ore la settimana, ma la sua mente non stacca mai, continua costantemente a pensare ai suoi social media.”Passo la maggior parte del mio tempo a pensare a come collegare il mondo e servire al meglio tutti coloro che usano i social network della mia piattaforma”. “In realtà non passo tante ore in ufficio, spesso devo incontrare delle persone”, ha detto alla Cnn. A nemmeno 40 anni Mark ha conosciuto già tutti i principali leader mondiali: da Papa Francesco a Barack Obama ed è amico di molti personaggi famosi, come Vim Diesel.

Leggi anche: Su Facebook tolleranza zero contro il terrorismo

Giornate sempre diverse

Difficilmente le giornate di Mark sono tutte uguali, anche perché viaggia molto per lavoro. E’ spesso in giro per il mondo e di recente si è spostato tanto per gli Stati Uniti, a tal punto che sono iniziate a girare delle voci su una sua possibile carriera politica.

12 persone gestiscono i suoi social

Gli impegni di Zuckerberg sono tanti e da solo non riuscirebbe a stare dietro a tutto. Un team di 12 persone segue i suoi profili social, ha rivelato ‘The Verge’. Gli esperti lo supportano per eliminare tutti i commenti non opportuni e per postare gli aggiornamenti sulla sua pagina Facebook.

Cosa fa per rilassarsi

Quando è molto stanco Mark cerca di distrarsi e distogliere l’attenzione dal lavoro. Sta imparando il mandarino e ama leggere libri. Nel 2015 si era posto l’obiettivo di leggere almeno un libro ogni 15 giorni. Cerca di trascorrere molto tempo con la moglie, Priscilla Chan, e la figlia Max. Quando è nata, a dicembre del 2015, si è concesso due mesi di pausa da Facebook per starle vicino. A marzo scorso la coppia ha annunciato di essere in attesa di un’altra bambina. Ogni sera, il Ceo di Facebook, rimbocca le coperte alla piccola Max e recita con lei una preghiera ebraica, il  "Mi Shebeirach".

Lunedì 19 giugno Vice Media ha ottenuto un aumento di capitale di 450 milioni di dollari dal fondo Tpg, lo stesso che ha investito in questi anni in aziende come Airbnb e Spotify. Una cifra di tutto rispetto che ha fatto schizzare la valutazione dell'azienda a 6 miliardi. Fondata nel 1994, sede a Williamsburg, Brooklyn, New York, finora ha raccolto 1,5 miliardi e l'ultimo aumento di capitale servirà probabilmente per preparare il terreno alla quotazione in borsa. Si tratta solo dell'ultimo di una serie di investimenti che i fondi hanno fatto in media company americane negli ultimi anni. Al giornalismo di Vox Media sono andati finora 300 milioni, a quello di BuzzFeed 440, Medium ne ha raccolti 132 e Upwothy 12. Potrà suonare strano alle orecchie di molti abituati a sentire storie di aziende editoriali che chiudono, ma c'è un giornalismo che cresce. E assume. 

A guardare questi investimenti fatti da fondi di venture capital e private equity la prima domanda è piuttosto scontata: perché? Perché società di investimento, chiamate a mettere soldi in aziende con il solo obiettivo di farne molti di più investono in aziende con un business così strano e incerto? Non stiamo parlando di gruppi industriali con interessi specifici nell'informazione, ma di fondi che hanno come unico obiettivo rendere più soldi a chi ha dato loro fiducia. Nomi che molto spesso sono ignoti alla maggior parte delle persone (come Tpg o Catamount Ventures) che però puntano cifre a 6 zeri. Nel giornalismo. 

Cosa cerca un investitore in una media company

Chi conosce un minimo il mercato del venture capital sa bene nessun fondo investirebbe a cuor leggero nel giornalismo. Il motivo è semplice: si tratta di aziende che devono assumere persone e pagarle per produrre contenuti per un mercato che spesso li legge gratis (l'elenco fatto sopra è solo di siti, e potrebbe essere lungo pagine intere. Qui l'elenco delle media company finanziate finora). La sola idea di finanziare un business che si basa sulla produzione di contenuti (giornalistici, per giunta) farebbe indietreggiare il più audace capitalista di ventura, abituato ad investire in un software con la capacità di scalare piuttosto che in una media company al massimo capace di aumentare lettori e credibilità. Ma la storia degli ultimi anni racconta un'inversione di tendenza. Per citare il caso di Vice, i soldi serviranno a "creare la più grossa libreria di video al mondo, aumentanto la nostra offerta di notizie, di contenuti sul mondo del cibo, della musica, dell'arte dei viaggi" (19 giugno, Shane Smith, ceo Vice Media, Cnbs

Vice, Vox, Fastcompany, Buzzfeed hanno reinventato il giornalismo online. Quanti hanno letto in giro articoli titolati '10 cose da sapere per…'? Copyright Buzzfeed, che dal 2010 ha generato sulle proprie pagine valanghe di click like e condivisioni (parliamo di 250 milioni di utenti al mese) proponendo un modo di fare giornalismo che all'inizio ha fatto drizzare più di qualche pelo ai puristi della professione. Con i grandi soldi però (dal round del 2014 in poi) sono arrivati anche i contenuti di 'qualità', giornalismo investigativo che ha fatto quadagnare a Buzzfeed diverse lodi e qualche richiamo in prima pagina del New York Times. "All'inizio i venture capital non rispondevano nemmeno alle nostre richieste di investimento" aveva spiegato nel 2015 John Peretti, ceo di Buzzfeed, "Ovviamente nessuno voleva investire in un'azienda che produce contenuti". Poi il vento è cambiato. Proprio a partire da quegli anni, con un lento raffreddamento negli ultimi due. 

La capacità di parlare ad un pubblico giovane

Ai venture piace la capacità di queste aziende di generare contenuti che piacciono. Il clickbating di Buzzfeed, ok, ma anche gli spiegoni di Vox.com (con tutti i suoi prodotti verticali), o la capacità di sperimentare linguaggi nuovi e nuove tendenze come Vice. Questa 'nuova' generazione di media company riesce a parlare alle nuove generazioni (lo stesso motivo per cui Snapchat piace ai fondi della Silicon Valley, che finora ci hanno messo 2 miliardi). E molte sono riuscite nella sfida più difficile di tutte: fare in modo che gli utenti tornino sulle loro pagine dopo averle viste una volta. "Devono costantemente reinventarsi e capire dove va il loro pubblico" ha spiegato a Brendan Syron, capo del fondo di investimento Scout Ventures. "Non solo, devono essere in grado di sapere dove sta andando Facebook, dove va Google, e presentare nuovi modi di diffondere le news, nuovi format. E' un business difficile da mettere in piedi. Trovare dei lettori, tenerli stretti e farli addirittura crescere è un lavoro complesso". (agosto 2016, Bloomberg)

Essere 'nella testa' del lettore

I venture cercano qualcosa di complesso da trovare. Lo ha spiegato durante il primo boom delle media company Techcrunch in un articolo ancora attuale. Prendete una società che fa videogiochi. Per funzionare deve avere un prodotto che piaccia. Che diverta. Che venga riconosciuto e che un 'utente' abbia voglia di tornarci a giocare volentieri. Il creatore di questo videogioco è in qualche modo 'nella testa' del suo utente. Così per le media company (marzo 2015, Techcrunch).

I direttori, gli editor, cercano un po' di essere nella testa del lettore, proponendo loro un linguaggio e un brand riconoscibile. Un titolo 'alla Buzzfeed' lo si individua tra migliaia (per un periodo era diventato anche un piccolo sfottò tra i giornalisti, 'fare un titolo alla Buzzfeed'), come un'analisi di Vox o una video inchiesta di Vice. Sono siti che hanno cambiato il giornalismo digitale. Ne sono stati tra i più intelligenti interpreti e ne hanno guidato il cambiamento. Senza scadere nel clickbaiting becero (con le dovute eccezioni), ma proponendo anche contenuti di qualità. Il traffico di un sito, anzi, sembra non essere nemmeno la prima preoccupazione se non come cartina tornasole della capacità di parlare al proprio pubblico. I soldi non vengono dal traffico, non solo almeno, ma dalla capacità parlare in modo autorevole ad una certa fetta di lettori (attraverso i siti principali e le decine di verticali che hanno sviluppato intonro, dal food agli animali, dalle sneakers allo sport), rendendo anche più accattivante un pubbliredazionale, gli articoli a pagamento che compaiono, segnalati adeguatamente, in tutti questi siti. Che insieme agli eventi, all'ecommerce e alla capacità di creare prodotti verticali su temi specifici ma con lo stesso linguaggio e stile della casa madre ne fanno aziende profittabili. Due esempi su tutti: Eater.com (Vox) o Motherboard (Vice), diventate rispettivamente bibbie del cibo e della tecnologia. 

Un mercato per grossi player (e prodotti di nicchia)

Non va tutto bene. Ci sono esempi che funzionano, altri che invece no. E sono tanti. Circa, che qualche anno fa era diventato il nuovo mantra dei giornalisti a là page, ha chiuso dopo qualche milione di finanziamenti. Mashable, bibbia del tech, da qualche tempo non se la passa benissimo e ha licenziato diversi editor. Sono centinaia le startup editoriali fallite. Il mercato dei media è per grossi (e grossissimi) player e i giochi della comunicazione giornalistica sul digitale sono almeno negli Usa già abbastanza fatti. Ma, parafrasando Syron, è un mercato in continua evoluzione e stare dietro ai cambiamenti di internet (social, motori di ricerca) non è facile. Un mercato del giornalismo ancora c'è, almeno online, e ci sarà per un bel po' di anni ancora. 

Il teletrasporto esiste. Almeno sul web. E per di più usarlo è facilissimo. Bisogna solo accedere su questo sito, geolocalizzarsi, e iniziare un viaggio in giro per il mondo. Apparentemente senza fine. Tutto attraverso scatti e coordinate, numeri e ritratti. Con le fotografie di Google Street View e le informazioni di Google Maps
 
Davanti ai nostri occhi si susseguono immagini diverse, imperfette, strane. Nessuna alta definizione ma visioni e sguardi a 360°. Da semplici panorami cittadini a luoghi simbolo, come quello che vedete qui sotto, la prima meta che ci è stata proposta nel nostro tentativo: Loch Ness, il suo lago e le sue leggende. Ma non è finita qui. In pochi minuti abbiamo visitato un parco pieno di vita e un'isola disabitata, un deserto sperduto e un ruscello di montagna. Pieni e vuoti tra evocazioni e curiosità.
 
 
Ma il difetto più grande di Telereport.me  a pensarci bene, è proprio questo. Non si può decidere dove andare ma è la casualità a scegliere ogni volta la meta successiva. D'altro canto, per sapere ogni volta dove ci troviamo, basterà cliccare sul nome del luogo, in alto, sulla destra. In questo modo si aprirà automaticamente una mappa che mostrerà la posizione della nuova tappa. Un modo leggero e intelligente per scoprire nuovi panorami e particolari di luoghi che ancora non conosciamo. O riconoscere posti che abbiamo già visto e che ci riportano alla mente ricordi e pensieri. Come se venissero teletrasportati con noi. Insomma, si tratta di una piattaforma perfetta per chi vuole prendersi qualche minuto per assecondare il desiderio, innato, di poter viaggiare senza fatica e in pochissimo tempo. Quello di un click. 

Dopo il business del trasporto pubblico su strada e quello delle consegne a domicilio di cibo con UberEat, il nuovo obiettivo di Uber è quello di offrire servizi per il trasporto navale. Il servizio si chiama UberBoat e dalla prossima settimana (26 giugno) sarà attivo in Croazia dopo aver lanciato il servizio in Egitto, dove offre corse per navigare il Nilo e il canale del Bosforo.  Due i servizi attivi. Uno permetterà di spostarsi da un punto all’altro della Croazia – da Spalato o dal suo aeroporto sino all’isola di Lesina o viceversa con motoscafi fino a 12 passeggeri.

La seconda opzione consentirà invece di noleggiare il motoscafo mezza giornata o un giorno interno in barca. Il servizio sarà disponibile da Spalato, Lesina e Dubrovnik. Sarà possibile condividere la tariffa con amici compagni di viaggio.  Davor Tremac, general manager di Uber per la Croazia e il Sudest Europa ha commentato: “La missione di Uber è dare a tutti la possibilità di spostarsi con un semplice tocco e siamo orgogliosi di aver portato il servizio ad un livello successivo. UberBoat offrirà ai turisti e agli abitanti nuovi modi di viaggiare ed esplorare la costa croata, consentendo di vivere un’avventura unica, e al tempo stesso semplice e sicura, tra le isole vicino a Spalato, Lesina e Dubrovnik. Siamo sicuri che il servizio contribuirà ad incrementare gli spostamenti on-demand verso le isole, contribuendo così alla crescita del turismo locale”.

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