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Informatica

Tra SpaceX, Blue Origin e Virgin Galactic, i viaggi commerciali nello spazio saranno presto realtà. Ma, per un bel po' di tempo, saranno anche molto cari. Non sarà la stessa cosa, ma se non avete qualche centinaia di migliaia di euro da spendere per uno sfizio, da oggi potete fare un piccolo tour fuori dall'atmosfera terrestre con Google Street View. Il progetto di Big G che fotografa il mondo a 360 gradi è approdato sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss).

Street View inserisce lo spazio nelle esplorazioni

Street View festeggia così il suo decimo compleanno. Gli utenti possono visitare tutti i 15 moduli dell'Iss e i 2 veicoli usati per l'attracco alla stazione (uno è la capsula Dragon di Elon Musk). Come in tutte le immagini a 360 gradi, si può giocare con lo sguardo, scegliendone la direzione. Insomma: Street View in versione extraterrestre funziona esattamente come se esplorassimo piazza Duomo e via Veneto.

A catturare le immagini è stato Thomas Pesquet, astronauta francese della European Space Agency (Esa) che ha passato in orbita sei mesi. È stato un modo, ha affermato, “per mostrare l'interno della stazione ma anche per condividere come appare la Terra dallo spazio”. Un punto di vista che gli avrebbe regalato una nuova prospettiva sul mondo (e spera che possa contribuire a cambiare quella altrui). Non sarà semplice. Come semplice non è stato il lavoro di Pesquet. Colpa di “ostacoli, poco tempo a disposizione (gli astronauti lavorano 12 ore al giorno), assenza di gravità” e un ambiente piccolo, condiviso da sei persone.

Il tour nasce da una collaborazione tra Google e Nasa

Il tour è stato il frutto della collaborazione tra l'equipaggio in quota e un team terrestre composto da specialisti di Google Street View e Nasa. Serviva infatti progettare un sistema che permettesse di creare immagini a 360 gradi con le fotocamere già presenti sulla stazione (per risparmiare i costi di trasporto ed evitare di rubare spazio a bordo). Le foto scattate da Pesquet sono state spedite sulla Terra (dove l'astronauta è tornato a giugno) e assemblate per produrre le immagini immersive che oggi possiamo navigare.

L'approdo di Street View sull'Iss è solo una delle tre “prime volte” della missione cui ha partecipato l'astronauta francese. La seconda riguarda Peggy Whitson, diventata la prima donna al comando di due missioni (oltre a essere diventata, a 56 anni, la più anziana di sempre in orbita). La terza prima volta riguarda sempre Google Street View. L'esplorazione a 360 gradi utilizza una tecnologia fino a ora usata solo nei musei, dalla piattaforma Arts&Culture. In cosa consiste? Mentre l’utente galleggia attraverso i moduli, vedrà comparire informazioni sull'attrezzatura e sui moduli: brevi note sulla vita degli astronauti, sugli esercizi che compiono, sul cibo che mangiano e sugli esperimenti scientifici che conducono.“Oggi – dice Pesquet – chiunque può farsi il suo tour sull'Iss, un posto in cui solo pochi di noi hanno avuto il piacere di mettere piede (o di galleggiare)”.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha lanciato il 13 luglio il progetto WiFi°Italia°it, che prevede il collegamento tra le reti WiFi pubbliche presenti sul territorio nazionale per permettere l'accesso con la stessa applicazione e la stessa password in qualsiasi località.  Per ora il numero di aree servite è limitato e il servizio sarà progressivamente disponibile per le reti della Regione Toscana, della Regione Emilia Romagna, della Provincia autonoma di Trento e quelle dei comuni di Roma, Firenze, Milano, Prato e Bari. A tendere, il progetto vuole coprire il territorio nazionale grazie alla collaborazione delle varie reti pubbliche.

Come funziona WiFi Italia

Questo progetto nasce dall'accordo sottoscritto nel 2016 dal Ministero per lo sviluppo economico, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dall'Agenzia per l'Italia digitale.  L'applicazione rilasciata  è compatibile con i sistemi operativi iOS e Android e può quindi funzionare con la maggior parte dei telefoni cellulari oggi presenti in Italia.

A questa rete potranno collegarsi anche altri operatori e, per esempio, RFI ha già annunciato l’adesione.

Quindi cittadini e turisti potranno progressivamente connettersi in modo semplice e automatico alle reti pubbliche utilizzando l'applicazione, che deve essere preventivamente scaricata e installata sul proprio telefono e prevede qualche passo di semplice registrazione via sms (o via spid, il sistema di identità digitale nazionale). L'applicazione permette anche di verificare sulla mappa dove è presente una delle reti alle quali è possibile collegarsi. Già oggi sperimentiamo il passaggio, permesso dagli attuali smartphones, tra le varie tecnologie di reti mobili (3G, 4G, LTE) e le reti wifi, ad esempio quelle di casa. Il permettere l’accesso sul territorio nazionale coperto dalle reti pubbliche tramite la medesima userid e password, sarà certamente un servizio utile e importante.

Per una volta più avanti di tutti

Va sottolineato che forse per la prima volta l’Italia si pone all’avanguardia in Europa nell’ambito del digitale, essendo partita prima e con un progetto più organico e innovativo rispetto al progetto europeo wifi4EU, lanciato qualche settimana fa.

Oggi, tutti noi amiamo condividere le nostre esperienze inviando foto e video a amici e conoscenti. Come si dice, il turismo oggi è “esperienziale” e, non a caso, il video Italian Emotions  è stato realizzato per la promozione del nostro Paese con lo scopo di generare nei potenziali turisti l’emozione che nasce dal ripercorrere storie ambientate in Italia.

Il filo conduttore del breve video clip è esattamente quello di permettere a ognuno di “girare il proprio film”, cioè di raccontare e condividere la propria esperienza. Questa è una delle leve che ha fatto partire questo progetto, con l’obiettivo di permettere a milioni di turisti di condividere più facilmente le emozioni di un viaggio in Italia, cosa naturalmente comunque già oggi possibile tramite le reti degli operatori di telefonia mobile.

Una app che serve ai turisti, ma anche a chi i turisti li studia

Ma è agli operatori turistici che il progetto WiFi°Italia°it permetterà di fare grandi passi avanti: verrà infatti costituita una banca dati con le informazioni fondamentali sui flussi turistici in Italia, gestita da un ente pubblico, disponibile in modalità open data, sui punti più visitati e gli spostamenti. Inoltre, nel caso in cui chi si connetta dia il consenso al trattamento dei dati, saranno possibili iniziative promozionali mirate e propositive, informando le persone riguardo a prossimi eventi, mostre, nuove realizzazioni. Non solo comunque un contributo per la gestione del turismo in Italia, la disponibilità di enormi quantità di dati darà l’opportunità a società grandi e piccole, a start-up, di sviluppare nuove applicazioni e utilizzi innovativi di motori di ricerca consolidati e di nuova concezione e di offrire nuovi servizi ai cittadini.

Una nuova piazza, non solo virtuale

Va anche sottolineato l’effetto positivo sulle relazioni sociali e sul business nelle città. Per anni abbiamo parlato di utilizzo dei centri cittadini e del verde: la creazione di luoghi con disponibilità del servizio wifi porta più persone a recarsi nei luoghi serviti, tipicamente in primis i centri storici e i parchi, per entrare in connessione, lavorare, giocare, e così via. Questo può quindi creare un incremento di socializzazione nelle aree pubbliche di paesi e città e conseguentemente genera la possibilità di business aggiuntivi per i gestori di attività in questi luoghi.

Perché tutto ciò accada, è necessario che l’implementazione del progetto sia rapida e professionale. Le aree servite devono rapidamente crescere, in modo da assicurare al più presto la connettività nelle aree annunciate. Inoltre devono essere avviate subito una serie di azioni relative al servizio da prestare agli utenti. La disponibilità sul sito di una sezione FAQ multilingua (frequently asked questions) è auspicabile, così come è necessario un punto di contatto multilingua che risponda rapidamente ai quesiti degli utenti.

Purché funzioni…

Fornire un servizio di qualità da subito è essenziale per non disincentivare l’utilizzo dell’applicazione, alla seconda o terza difficoltà di accesso, gli utenti normalmente disinstallano le applicazioni che non rispondono alle loro necessità. Allo stesso modo, è essenziale che nell’aggregare nuove reti, sia posto un livello minimo di servizio, perché, una volta collegato con l‘applicazione WiFi°Italia°it, l’utente valuterà la qualità del servizio indipendentemente dalla località dove sarà collegato. Inoltre le reti connesse, nonché il database centrale, dovranno utilizzare le più accurate misure per la protezione dei dati. Il servizio sarà infatti utilizzato e utile, nella misura nella quale cittadini e turisti potranno collegarsi in modo semplice, ma anche da quanto si sentiranno sicuri nello scambiare informazioni personali tramite la connessione.

Anche dal punto di vista del supporto al business del turismo, l’effettiva aggregazione delle reti pubbliche è un elemento chiave: l’utilità della base dati è infatti ovviamente correlata al numero di cittadini e turisti che la applicazione riuscirà a gestire. In conclusione, questo è un progetto importante, la sfida ora è nell’implementazione: il servizio deve rapidamente estendersi sul territorio nazionale e le società che gestiscono il servizio di accesso devono assicurare e mantenere reti in grado di offrire agli utenti un servizio di qualità, efficiente e sicuro.

“Cara pubblica amministrazione, hai speso soldi per farci nascere, adesso perché non ci sfrutti?”. Firmato, uno startupper. Massimo Ciuffreda ha fondato WiMan, una società (e poi un'app) che mappa e (grazie al machine learning) valuta le connessioni wifi libere. Per connettersi in automatico quando si passa dagli hotspot disponibili. Più o meno è quello che sta cercando di fare WiFi Italia, l'app che intende federare le reti su territorio italiano. È stata lanciata da pochi giorni e, per stessa ammissione del ministero dello Sviluppo economico, ha ancora molta strada da fare.

All'app manca qualcosa: il primo una community

Il sito ha qualche difetto di usabilità: uno su tutti, la mappa – che poi è il cuore del progetto – è un riquadro che si naviga con una certa fatica. Sull'app, il processe di registrazione è piuttosto pulito e intuitivo. Il problema, però, è che non funziona ancora a dovere. Repubblica ha indicato i difetti: pochi hotspot disponibili e non ancora accessibili. Le valutazioni su Play Store sono severe: molti riconoscono la bontà dell'idea (quella è innegabile) ma quasi tutti descrivono un'applicazione non ancora pronta. Insomma: c'è da lavorare. Il problema è che implementare il sistema, secondo Ciuffreda, non sarà semplice. “Richiede una community proattiva e – prevede – un paio d'anni di tempo”. Tanto per un progetto che ha trovato compimento con qualche anno di ritardo (meglio tardi che mai) e che dovrebbe quindi accelerare nel più breve tempo possibile.

'Abbiamo mostrato loro Wiman, poi sono spariti'

Ma cosa c'entra Ciuffreda con WiFi Italia? WiMan (partecipata da Tim Venture, Nana Bianca, P101, CII2 e Matteo Riffeser Monti) una mappa (da quasi 80 milioni di hotspot nel mondo) e una tecnologia ce l'aveva già. Per questo, quando si parla di connettività in Italia, è spesso un interlocutore. Lo è stato, per un breve periodo, anche del ministero dello Sviluppo Economico. “Ci siamo incontrati due volte nella fase di progettazione, circa un anno fa. Abbiamo presentato la nostra app, che sembrava essere piaciuta, e i suoi vantaggi. Ma poi sono spariti”. Si saranno spaventati dei costi? “Non siamo arrivati a parlarne. Certo, siamo un'impresa for profit – racconta Ciuffreda – ma ci sono tanti modi per monetizzare. E saremmo stati disposti a fornire la tecnologia necessaria per implementare l'app o ad aprire i database degli hotspot”.

'Non ce l'ho col Mise, ma perché non ci sfruttano?'

Ciuffreda, tiene a precisare, non protesta contro il Mise per non essere Stato coinvolto (anche perché si è trattato di sondaggi e non di una collaborazione finita male). Il punto è un altro. “Mi fa rabbia perché non ci sfruttano”. E la prima persona plurale non è riferita a WiMan ma alle startup. “Mi chiedo: quante società pubbliche nascono? E quanto costano? Nel nostro piccolo, abbiamo creato valore. Se non collaboriamo adesso, quando lo faremo? Perché progetti come WiFi Italia non vengono affidati o non coinvolgono le startup che hanno già il know how necessario?”.

Investimenti e finanziamenti destinati alle startup italiane sono pochi, non è una novità. Ma sono diverse le iniziative sostenute dalla mano pubblica. “Non si capisce perché lo Stato investe in startup e poi non usi l'innovazione che producono. Perché abbandonare anche quel poco che riusciamo a creare?”.

Perché lo Stato non usa le tecnologie in cui ha investito? 

Il rischio, secondo il fondatore di WiMan, è dare vita a “progetti fatti male”. “Creare un'app di connettività – continua – non è semplice. Per arrivare al livello attuale, noi abbiamo impiegato due anni”. Considerando che WiFi Italia punta a una rete nazionale e non globale e “per essere ottimisti”, i tempi potrebbero accorciarsi “a un anno e mezzo”. Ma il ritmo di crescita non può essere definito in modo puntuale. Perché l'espansione dipende dall'attività della community. “Va seguita e stimolata, a volte è imprevedibile”, dice Ciuffreda. “E poi non basta mappare le reti ma è necessario valutare quali sono le più veloci e accessibili”.

“Il ministero non può dire di non conoscerci. E avrebbe potuto coinvolgerci, anche solo per dei consigli”. Ad esempio sulla user experience: WiMan è stata segnalata da Google (unica italiana) tra i 17 esempi di app Android dal design virtuoso. Accanto a – tra gli altri – a Tumblr, New York Times, BuzzFeed, Lyft, Runtastic, Evernote e Indiegogo.

Ma cosa sarebbe successo se il governo avesse scelto Wiman? 

Domanda: ma cosa sarebbe successo se il ministero avesse aperto una collaborazione con una società privata partecipata da Tim Ventures (gruppo Telecom Italia) e da Nana Bianca (acceleratore fondato da Paolo Barberis, consigliere per l’innovazione del presidente del Consiglio)? Le congetture, forse, si sarebbero sprecate. “In Italia siamo bravi a scavare in queste cose. Infatti non è solo un problema di rapporto tra startup e Pa. È un problema culturale. I progetti pubblici dovrebbero rendere le cose più semplici, sfruttando in modo intelligente le competenze delle imprese che innovano”.

In teoria, il ministero potrebbe anche fare per conto proprio. WiMan mette infatti a disposizione (di tutti) un software development kit, cioè un pacchetto di sviluppo che permetterebbe di integrare le funzioni della piattaforma in altre app. “Non abbiamo mica inventato la ruota – dice Ciuffreda –, tutto è replicabile”. A patto di farlo bene. “L'app ha bisogno, più che di download, di utenti attivi. Gli obiettivi e i propositi di WiFi Italia sono giusti, ma ho paura che non abbiano compreso fino in fondo quanto tempo serva e quanto sia difficile gestire reti cittadine”. Speriamo si sbagli.

 
L'intelligenza artificiale è il più grande rischio per la civiltà umana. L'allarme arriva dal Ceo di Tesla e SpaceX, Elon Musk . Uno che – per intenderci – non si spaventa facilmente di fronte alle nuove sfide, considerando che ha messo su strada le auto elettriche e che ha creato una compagnia aerospaziale privata. "Ho accesso al massimo dei vantaggi che l'Ai possa offrire e ritengo che la gente debba iniziare seriamente a preoccuparsi", ha dichiarato nel suo intervento all'Associazione nazionale dei Governatori. "Continuo a lanciare i campanelli d'allarme ma finché le persone non vedranno i robot scendere in strada e uccidere qualcuno non capiranno. E' una cosa troppo eterea". 

"Necessaria una regolamentazione proattiva"

E' per questo che, per Musk, è necessario da subito iniziare a lavorare a una regolamentazione, senza "aspettare che si verifichi un disastro". Quello dell'intelligenza artificiale "è uno dei rari casi in cui bisogna essere proattivi anziché reattivi, perché altrimenti potrebbe essere troppo tardi". "La minaccia per l'uomo è talmente forte che nessun incidente aereo, stradale, farmaco difettosi o i cibo dannoso ha mai toccato questi livelli". E il rischio è tale che l'intelligenza artificiale possa persino "far scoppiare una guerra partendo dalle fake news e manipolando le informazioni e attribuendole a persone estranee ai fatti".  Le stesse auto a guida autonoma – ha specificato il 46enne imprenditore sudafricano – corrono il rischio di restare vittima di attacchi hacker. 

 
 

L'ostacolo delle imprese

Di certo mettere giù una regolamentazione è più facile a dirsi che a farsi, ha ammesso Musk. L'ostacolo risiede nelle grandi imprese che si sono avvicinate all'Ai e che tradizionalmente si mostrano allergiche alle regole generali. "Se i regolatori stabiliscono che è sicuro procedere su quella strada ok, altrimenti devi rallentare". 

"Sul lavoro i robot sono meglio di noi"

Il Ceo di Tesla ha poi sottolineato che un altro motivo per cui è necessario regolamentare l'intelligenza artificiale è che comporterà non pochi problemi nel mondo del lavoro perché "i robot sono in grado di fare tutto meglio di noi. E intendo tutti noi". A questo proposito, già all'inizio dell'anno, Elon Musk aveva dichiarato che "gli esseri umani devono unirsi ai robot per non diventare irrilevanti ed evitare la dominazione". 

Una donna californiana, host di Airbnb, è stata condannata a pagare 5000 dollari di multa per aver cancellato la prenotazione a una ragazza "perché asiatica". La vicenda risale allo scorso febbraio ma la condanna da parte di un tribunale californiano è arrivata solo giovedì. Una decisione che vede per la prima multato uno degli host della community.

"Via gli asiatici"

Il fatto risale allo scorso 17 febbraio: Dyne Suh era in macchina con alcuni amici, guidando nella tormenta di neve per raggiungere lo chalet che aveva prenotato a Big Bear, in California, quando ricevette il messaggio sull'app di Airbnb da parte di Tami Barker. La donna voleva informarla che Dyne e i suoi amici non erano più i benvenuti perché non aveva alcuna intenzione "di affittare l'alloggio agli asiatici". A nulla sono servite le proteste di Dyne, studentessa della facoltà di legge dell'Università Ucla. Né le rassicurazioni sul fatto che le sue origini sono sì asiatiche, ma che vive in Usa da quando dall'età di tre anni ed è a tutti gli effetti una cittadina americana. "Non possiamo permettere che gli stranieri ci dicano cosa fare", ha scritto la host, aggiungendo: "Ecco perché abbiamo Trump" al potere.

La condanna: 5000 dollari di multa e a lezione sull'Asia 

Dyne non è rimasta a guardare e appena scossa dalla notizia, in lacrime, ha girato un video di denuncia. Proprio lì dove aveva ricevuto il messaggio, nel bel mezzo del nulla e con la neve che continuava a cadere. Poi ha pubblicato il video online e la rete non è rimasta indifferente. Il risultato? L'agenzia americana ha condannato l'host non solo a una multa da 5000 dollari (il minimo della penalità per discriminazioni prevista dalle leggi californiane è 4000 dollari), ma anche a tornare sui banchi: Tami dovrà seguire un corso universitario di studi asiatico-statunitensi. "La signora è pentita per la sua reazione ed è felice di aver risolto il diverbio con Dyne Suh", ha fatto sapere l'avvocato della donna, Edward Lee. 

 

Il caso di Amsterdam

Quello di Big Bear non è un caso isolato: solo qualche giorno fa un host di Amsterdam aveva letteralmente lanciato giù dalle scale una donna di colore perché non aveva rispettato l’orario concordato urlandole contro “questa non è l’Africa”. La vittima è l'artista sudafricana Zanele Muholi, che ha denunciato la vicenda documentata grazie a un video girato dalle sue amiche. L’uomo, secondo quanto riportano i media locali, è stato arrestato.

Airbnb: "Fuori dalla piattaforma chi discrimina"

Quanto all’Italia, fanno sapere da Airbnb, non sono mai stati segnalati casi del genere. “La signora californiana è stata multata da un tribunale locale, noi non comminiamo pene, ma l’anno scorso abbiamo aggiornato i termini delle condizioni. E chi le accetta sa benissimo che in caso di discriminazione razziale viene buttato via dalla piattaforma”, spiega all’Agi Airbnb Italia. Ma non solo. “Oltre alle varie iniziative di sensibilizzazione, cerchiamo di favorire l’opzione dell’instant booking che consiste nell’approvazione immediata della richiesta solo sulla base della disponibilità. Saltando quindi una fase di selezione. Inoltre abbiamo deciso di ridurre il formato della foto a favore di altri dati, proprio per scoraggiare atteggiamenti discriminatori”. 

Si chiama MySermetra ed è un'applicazione pensata per consentire all'automobilista di tenere sotto controllo tutte le scadenze inerenti i propri veicoli e i propri documenti di guida direttamente dal proprio Smartphone o Tablet. Ma MySermetra può rappresentare una  soluzione anche per le piccole imprese che per le dimensioni contenute non hanno in genere una struttura dedicata alla cura del parco veicolare.

“Con MySermetra il nostro intento – sottolinea Silvia Ferracuti, presidente di Sermetra  – è quello di offrire attraverso le nuove tecnologie un supporto che consenta di impedire all'utente di incorrere nelle pesanti sanzioni derivanti dalla violazione del codice della strada, dal mancato versamento dei tributi relativi ai veicoli e dal mancato rinnovo dei documenti di guida”.

La app permette di tenere sempre sotto controllo le scadenze di:

  • · documenti di guida personali e professionali
  • · revisione veicoli
  • · tassa di proprietà
  • · assicurazione RC
  • · qualsiasi altra scadenza inerente veicoli e/o documenti

Come funziona: l'applicazione è di facile utilizzo e ssi può scaricare direttamente dal sito www.mysermetra.it oppure on line dagli Store (Apple Store e Play Store di Google) si ha la possibilità di accedere all'area MySermetra e procedere alla propria registrazione. Attraverso semplici schede l’utente potrà caricare e monitorare sul proprio profilo tutti i suoi veicoli, i suoi documenti, quelli della sua famiglia ed eventualmente della propria impresa.

Con un preavviso calcolato con un tempo sufficiente, arriverà la notifica sul proprio smartphone o  tablet che ricorderà la scadenza che sarà ripetuta con un ulteriore margine di tempo utile fino a ricordarla anche il giorno stesso della scadenza qualora l'utente non abbia ancora provveduto.

MySermetra mette inoltre a disposizione dell'utente la possibilità di appoggiarsi alla rete Sermetra che con i suoi 1200 Studi di Consulenza Automobilistica e Autoscuole offre in modo capillare consulenza e assistenza agli automobilisti su tutto il territorio nazionale.

Fa il suo debutto oggi “WiFi°Italia°it”, una app che permetterà di connettersi gratuitamente e in modo semplice a una rete wifi libera e diffusa su tutto il territorio nazionale. Realizzata dal ministero dello Sviluppo Economico, da quello dei Beni Culturali e dall’Agenzia per l’Italia Digitale, “WiFi°Italia°it” debutta oggi con le adesioni di Roma, Milano, Firenze, Prato, Trento e delle Regioni Emilia Romagna e Toscana.

Per fare ciò si dà il via a un processo che consentirà di:

  • Federare tutte le reti pubbliche e private per avere un unico e semplice sistema di accesso al Wi-Fi a disposizione di cittadini e turisti
  • Far crescere la rete di accessi Wi-Fi, in particolare nei luoghi del turismo e della cultura.
  • Sfruttare la rete di accessi per arricchire di dati l’ecosistema del turismo (analisi statistica dei dati, opportunamente anonimizzati, per studiare comportamenti e preferenze degli utenti e conseguentemente migliorare i servizi)

Come funziona la app WiFi°Italia°it

Può essere installata sul proprio dispositivo e, una volta compiuta la registrazione, permette di gestire il collegamento e l’autenticazione sulla rete wifi sotto la cui copertura ci si trova in quel momento. Questo permette a ciascun utente di accedere in maniera trasparente e immediata a tutta la federazione di reti WiFi°Italia°it e di usufruire dei servizi centralizzati o locali che saranno messi a disposizione nella app stessa (informazioni, servizi di acquisito biglietti e/o consultazione di contenuti ecc).

  1. Il cittadino o turista dopo aver scaricato la app, potrà dunque navigare in tutte le reti federate distribuite sul territorio nazionale e nei nuovi punti di accesso che saranno posizionati con particolare attenzione ai luoghi del turismo e della cultura. L’accesso alla rete avverrà in modalità automatica e trasparente al cittadino: cioè senza che questi si debba nuovamente autenticare. Una volta scaricata la app, per i cittadini italiani che già sono in possesso di un account SPID l’accesso è automatico; per tutti gli altri utenti la procedura di registrazione prevede una fase di identificazione attraverso l’inserimento di alcuni dati anagrafici.

Protocollo per diffusione piattaforme intelligenti

Pietra d’angolo del progetto WiFi°Italia°it, di cui la app rappresenta l’elemento principale, è il Protocollo “per la diffusione di piattaforme intelligenti al servizio del turista sul territorio italiano” siglato dal Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dei Beni e le Attività Culturali e l’Agenzia per l’Italia Digitale.

Da leggere il commento di Riccardo Luna: Wifi, in tutta Italia con una sola app (sperando che sia ben fatta)

Il protocollo promuove, attiva e sviluppa processi d’innovazione volti alla creazione di un ecosistema digitale del turismo in grado, da un lato, di facilitare l’accesso dei cittadini e dei visitatori al patrimonio artistico, naturale e culturale distribuito sull’intero territorio nazionale, dall’altro di creare un ambiente fertile per il settore privato all’interno del quale sviluppare applicativi e servizi a valore aggiunto. 

Niente gadget elettronici o imperdibili occasioni altrimenti proibite: per il Prime Day 2017 i clienti italiani di Amazon sono andati sul concreto e hanno comprato in massa detersivi, spazzolini e caffè. 

Il Prime Day è stata la più grande giornata di shopping a livello globale della storia di Amazon, e anche la più grande giornata di shopping di sempre su Amazon.it. Ma, a parte di dati economici per il colosso dell'ecommerce, a sorpresa si scopre che la promozione più acquistata è stata Finish All in One Max 110 Lemon pastiglie per lavastoviglie. Insieme al Caffè Vergnano 1882.

Dieci curiosità sul Prime Day 2017 

  1. Oltre al detersivo e al caffè, i prodotti più venduti sono stati: Oral-B Pro CrossAction 2000 Spazzolino Elettrico Ricaricabile, Braun Silk-Épil Wet & Dry, Harry Potter Collezione Completa (8 Blu-Ray).
  2. Il prodotto consegnato più velocemente con Prime Now a Milano è stato un Samsung Galaxy S8, recapitato in 16 minuti dall’ordine.
  3. Il prodotto più venduto tra le promozioni di Prime Now è stato Hamburger di Scottona – Chianina IGP.
  4. Acquistati oltre 100.000 prodotti all’interno del negozio PC.
  5. Acquistati oltre 50.000 prodotti nella categoria fai-da-te, per iniziare nuovi progetti.
  6. I cuochi amatoriali hanno acquistato oltre 70.000 utensili e gadget per la cucina.
  7. Gli sportivi hanno acquistato quasi 100.000 articoli nella categoria sport.
  8. Durante le prime sei ore di Prime Day, il 10 luglio, sono stati venduti: tanti barbecue da poter grigliare più di 2 tonnellate di hamburger contemporaneamente; tante confezioni di Oreo da poter offrire un biscotto a tutti gli abitanti di Messina. Inoltre, sono stati venduti tanti dvd di Tim Burton da poter riempire tutte le sale cinematografiche italiane.
  9. Durante le prime 12 ore del giorno 11 luglio sono state vendute tante schede SD da poter contenere un foto-ritratto di ciascun residente in Italia, tante Goleador da poter offrire una caramella a tutti gli spettatori del Gran Premio di Monza di Formula 1.
  10. Entro le ore 17:30 dell’11 luglio sono stati venduti tanti estrattori di succo che, messi uno sopra l’altro, supererebbero l’altezza dell’Empire State Building e abbastanza capsule del caffè da poterne servire una tazzina a tutti gli spettatori dello Stadio San Siro e dell’Olimpico di Roma nello stesso momento.

 

Il Web è un mondo costituito da infinite strade. Ci sono quelle che ci permettono di avere miliardi di informazioni con un semplice click; quelle che ci portano a parlare con persone lontanissime da noi; quelle che ci fanno viaggiare nel tempo e nella Storia e quelle attraverso le quali possiamo costruirci una nuova identità.

Ci sono poi quelle sommerse, meno note, dove l’illecito si muove in canali che, quotidianamente, ignoriamo. E poi, non meno diffuse, ci sono quelle che mettono in evidenza quanto il web sia, per certi versi, completamente inutile. Un’inutilità che si fonde con il surreale e che, per divertimento, trascende ogni forma di normale funzionalità. E c’è un sito, The Useless Web, che raccoglie tutti questi siti creati senza alcuna velleità. Una sorta di teletrasporto virtuale che conduce l'utente verso un’unica direzione: il non-sense. 

10 siti che non servono proprio a nulla

Abbiamo così provato a fare un viaggio dentro a questo grande calderone di strani indirizzi web. Nelle prime 10 tappe, totalmente casuali, ci è apparso subito chiaro quanto si tratti di una forma di intrattenimento destinata, velocemente, a mutarsi in dipendenza.

Sono "luoghi" minimali, semplici, senza pretesa. E che non comportano sforzi mentali o ricerche di logicità. Sono solo una palese e dichiarata perdita di tempo. Ed è proprio per questo che è così difficile smettere una volta che si è iniziato. Provare per credere (ma non dite che non vi avevamo avvertito…). 

  1. Random Colour: È semplicissimo: aggiornate la pagina per farle cambiare colore. 
  2. KoalaStoTheMax: Moltiplicate tondi all’infinito. Così, senza motivo. 
  3. Cat-Bounce: Qui potete far saltellare dei gatti. 
  4. Leduchamp Se non sapete cosa fare potete far girare questa ruota.  
  5. r33b Fatevi ipnotizzare dall’ipno-rospo 
  6. Sad For Japan Qui potete muovere il cerchio rosso all’interno della bandiera del Giappone. All’infinito. 
  7. Ringing telephone Qui il telefono suona sempre. Senza sosta.  
  8. I love you like fat lady loves apples Qui potete dar da mangiare a una signora grassa che ama le mele.
  9. Much better than this Un sito per imparare a baciare. Meglio. 
  10. http://www.wutdafuk.com/ Ecco, questo è il messaggio che meglio descrive, in generale, questo tipo di siti.

 

 

 

L’uso delle applicazioni di messaggistica istantanea è diventata una consuetudine per gli italiani. Le chat moderne hanno sostituito gli SMS, poveri di funzioni, aggiungendo al testo, immagini, video, audio ed emoticons. Ecco perché hanno conquistato anche quella parte di popolazione che non vuole rinunciare alla ricchezza espressiva che i social media hanno introdotto, ma che, nel contempo, non desidera esporsi ad pubblico ampio e indistinto (qui le statistiche sugli italiani che usano i social media).

Quanti sono gli italiani che usano le maggiori applicazioni di messaggistica?
In assenza di statistiche ufficiali, ma grazie ad una serie di dati in mio possesso, acquisiti da diversi provider, ho provato a stimare gli utilizzatori attuali (a gennaio 2017).

WhatsApp è usato da 22 milioni di italiani (mentre a livello mondiale ha 1,2 miliardi di utenti attivi al mese), in crescita del 19% rispetto allo scorso anno. Il servizio si è imposto sul mercato per la sua semplicità di utilizzo, basato su un meccanismo di iscrizione (basta avere un numero di cellulare) e di avvio (usa la rubrica telefonica quindi non bisogna costruire una rete di contatti) immediati.
Di conseguenza la sua base utenti è molto trasversale, dai più giovani ai più anziani, che lo usano in media 11 ore e 30 minuti a testa, ogni mese. Anche se tra gli heavy users, che usano l’app più volte al giorno, il segmento 15-24 è il più sviluppato (dati demografici emersi dalla survey Blogmeter).

Leggi anche: le cinque alternative a WhatsApp

Facebook Messenger viene usato da 15 milioni di italiani (nel mondo da 1,2 miliardi di utenti attivi al mese), con una crescita del 25% rispetto al 2016. La sua utenza è meno sviluppata perché inizialmente imponeva l’iscrizione a Facebook per poter essere usato. Infatti gli heavy user sono soprattutto quelli appartenenti alla fascia dei 25-44enni. Il tempo di utilizzo mensile per persona è di 1 ora, quindi se ne può dedurre che viene sfruttato per comunicazioni brevi intrapersonali e non per lunghe discussioni in gruppo (tipiche di WhatsApp).

Legi anche: Facebook fa male, lo dice uno studio di Harvard

Skype segue con 8 milioni di utilizzatori italiani, ma in decrescita del 16% (nel mondo ha 300 milioni di utenti mensili). L’applicazione lanciata nel 2003 e poi acquisita da Microsoft nel 2011, ha avuto successo tra i consumatori e le aziende per la qualità delle chiamate (inizialmente basate su tecnologia peer to peer), ma il suo utilizzo è meno immediato delle app pure di instant messaging (processo di iscrizione più laborioso). Gli heavy users sono nella fascia 25-44 e anche qui l’uso per persona si ferma ad 1 ora al mese.

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A sorpresa, al quarto posto, si piazza Telegram usato da circa 3,5 milioni di italiani, in crescita del 150% rispetto allo scorso anno (nel mondo sono oltre 100 milioni). L’utenza più attiva è quella dei 15-24enni, che lo usano per le sue caratteristiche di segretezza (è stato il primo ad introdurre una criptatura end-to-end) e per la presenza di BOT, che automatizzano il delivery dei messaggi. Queste funzioni stimolano un’attività media di 2 ore e 30 minuti a persona.

Viber è usato da circa 1 milione di italiani, in calo del 40% rispetto al 2016 (ma nel mondo è apprezzato quanto da 260 milioni di persone). Lo zoccolo duro è composta da italiani di età 25-44 che lo usa per 1 ora e 50 minuti in media al mese.

Chiudono la classifica WeChat ustilizzato da 280.000 italiani (in calo del 25%) per ben 6 ore (probabilmente soprattutto dalla comunità cinese in Italia) e Windows Live Messenger usato da 150.000 persone per circa 5 minuti, in caduta libera dopo il successo iniziale.

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