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Informatica

Sarà realizzato in Europa e più precisamente a Tolosa, in Francia, il primo sistema HyperloopTT a grandezza naturale: il treno ideato dal fondatore di Tesla e SpaceX​ Elon Musk che viaggia alla velocità del suono. E c'è anche una parte importante d'Italia: al progetto internazionale lavorano 30 italiani, così come italiano – nato a Terni e cresciuto ad Arezzo – è anche Bibop Gresta, co-ideatore di Hyperloop insieme a Musk. 

Cos'è Hyperloop

Hyperloop è un treno supersonico che consiste in una capsula che viaggia a lievitazione magnetica dentro una struttura a bassa pressione. Con un diametro interno di 4 metri, il primo sistema di HyperloopTT in Europa e nel mondo è stato progettato sia per le capsule passeggeri che per i container merci e prevede un percorso di 320 metri, operativo da quest'anno. Inoltre nel 2019 sarà completato un secondo sistema di 1 km, costruito su piloni a un'altezza di 5,8 metri.

Entrambi i primi due sistemi francesi saranno utilizzati da HyperloopTT e dalle aziende partner. La capsula passeggeri, che sta per essere ultimata a Carbures in Spagna, sarà consegnata al dipartimento di R&S di HyperloopTT a Tolosa questa estate per l'assemblaggio e l'integrazione.

È sicuro viaggiare alla velocità del suono?

Il progetto Hyperloop è una capsula che si libra sospesa, all’interno di una struttura a bassa pressione. Così come per un aereo in alta quota, la capsula incontra meno resistenza. L’aria rimanente di fronte alla capsula viene convogliata verso la parte posteriore della struttura utilizzando un compressore, che consente di raggiungere velocità incredibili fino ad arrivare a oltre 1.200 km/h e con pochissimo consumo di energia elettrica.

Il sistema è stato progettato con i massimi standard di sostenibilità, in modo da avere un minimo impatto al suolo. L’intero sistema dei tubi è infatti costruito su piloni, in modo da ridurre i costi di acquisizione dei terreni e garantire l’isolamento da condizioni climatiche e ambientali.

La progettazione dei piloni è tale da rendere la struttura a prova di terremoto, nonché autosufficiente in termini energetici. Grazie ai pannelli solari posti lungo tutta la parte superiore delle strutture e grazie a un sofisticato sistema di recupero energetico, Hyperloop è in grado di produrre più elettricità di quanta ne consumi.

Chi lavora ad Hyperloop

Fondata nel 2013, HyperloopTT ha un team di oltre 800 ingegneri, creativi ed esperti di tecnologia e 40 partner aziendali e universitari in tutto il mondo. HyperloopTT, con sede a Los Angeles, ha uffici ad Abu Dhabi, Dubai, Bratislava, Tolosa, Contagem (Brasile) e Barcellona. HyperloopTT ha firmato accordi negli Stati Uniti per il primo collegamento interstatale. In particolare, Il treno supersonico collegherà Chicago, nell'Illinois, e Cleveland, capoluogo amministrativo nello Stato dell'Ohio, percorrendo oltre 500 km in 28 minuti e viaggiando alla velocità del suono, a circa 1.200 km orari. Ma la società ha già stretto collaborazioni anche in Slovacchia, ad Abu Dhabi, nella Repubblica Ceca, in Francia, India, Indonesia, Brasile e Corea.

"Un impegno a lungo termine"

Per Bibop Gresta, co-fondatore e presidente di HyperloopTT e di Digital Magics, che ha investito 320.000 Euro in Jumpstarter, piattaforma di crowdsourcing, "Costruire a grandezza naturale significa impegnarsi per l'innovazione a lungo termine. Siamo stati i pionieri della tecnologia e abbiamo dimostrato che è un progetto estremamente affidabile, che è stato assicurato dalla più grande compagnia di assicurazioni al mondo, Munich RE. Abbiamo stretto accordi in 9 Paesi, in cui stiamo lavorando su fattibilità e regolamenti. Oltre al dipartimento di Tolosa, abbiamo anche un centro di ricerca per il trasporto merci in Brasile. Hyperloop non è più futuro, ma è diventato oggi industria reale". Gli fa eco Dirk Ahlborn, co-fondatore e CEO di HyperloopTT: “Cinque anni fa abbiamo deciso di risolvere i problemi più urgenti dei mezzi di trasporto: efficienza, comfort e velocità. Oggi facciamo un importante passo in avanti per iniziare a raggiungere questo obiettivo. Hyperloop è molto più di un treno supersonico; la vera opportunità è creare un sistema efficiente e sicuro con un'esperienza passeggeri senza precedenti”.
 

Ambienti di vita assistiti e tecnologie a sostegno della qualità di vita e assistenza alla persona anziana: innovazione tecnologica e applicazioni digitali sono gli  strumenti strategici per affrontare la sfida della sostenibilità del sistema sanitario nazionale. 

In Italia, complice anche l’invecchiamento della popolazione,  la spesa sanitaria, in termini nominali, cresce: dai 143,6 miliardi di euro del 2013 si è arrivati ai 149,5 miliardi del 2016. Gli indicatori mostrano che, tra i fattori che incidono in modo rilevante sull’equilibrio del sistema, c’è il cronicizzarsi di alcune patologie, conseguenza dell’invecchiamento demografico e della lunga sopravvivenza.

Ed è una situazione destinata a complicarsi: se infatti gli italiani sopra i 65 anni sono 13,4 milioni (il 22% della popolazione), 8 su 10 soffrono di patologie croniche. Di questi, 4 sono affetti da almeno due patologie e 3 ne presentano una grave: percentuali decisamente superiori alla media e che fanno sì che il costo sanitario di un over 65 sia circa 4 volte superiore a quello di un under 65.

Inoltre, il tasso di riospedalizzazione delle persone anziane, in Italia, si aggira attorno al 20%. Nel 2045 gli ultra sessantacinquenni passeranno dall’essere l’attuale 22% al 32,5% della popolazione con un costo medio pro capite della spesa sanitaria specifica che salirà dall’attuale 2,8 al 3,5%.  Il sostegno alla “vita quotidiana” degli anziani che ancora possono restare nella propria abitazione è un intervento di prevenzione e quindi produrrà, per il futuro, un risparmio.

Cosa vedremo a Exposanità

Sarà presentato ad Exposanià – mostra internazionale dedicata alla sanità e all’assistenza, in calendario dal 18 al 21 aprile a Bologna, giunta alla sua 21esima edizione (in contemporanea, il 20 e 21 aprile,  con Cosmofarma), –  il progetto speciale Habitat. Coordinato da CIRI-ICT, Centro di Ricerca Industriale dell’Università di Bologna e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, Habitat ha come obiettivo lo studio di una piattaforma che consenta di far dialogare gli oggetti di uso quotidiano mediante l’uso delle tecnologie dell’Internet of Things (IoT) come la radio-frequenza, wearable electronics, wireless sensor networks e l’intelligenza artificiale.

Lo scopo è garantire un continuo e affidabile monitoraggio dei comportamenti quotidiani dei soggetti in fragilità, come  le persone anziane, che  saranno connesse con la rete dei servizi socio sanitari e con le figure di riferimento familiare. Le soluzioni tecnologiche individuate sono a basso consumo energetico e non invasive. Ad Exposanità sarà possibile vedere e provare le potenzialità di questa piattaforma.

Le 5 innovazioni in mostra

My Doro Manager: consente da remoto di 'controllare' il dispositivo del 'senior', e in particolare di configurare i numeri da chiamare in caso di emergenza, abbassare o alzare la suoneria, verificare lo stato della batteria. Con Doro connect & care – messa in atto da Doro, azienda leader a livello mondiale nel settore della telefonia semplificata –   invece, si crea una vera e propria rete tra persone autorizzate, all'interno della quale il senior può chiedere aiuto, per esempio, per fare la spesa o per andare a una visita medica. azienda leader a livello mondiale nel settore della telefonia semplificata

CollegaMENTI:  è un progetto innovativo sviluppato da Cba Group, azienda informatica trentina con sede a Rovereto fondata nel 1974 ( 9 milioni di fatturato, 130 dipendenti, leader nel campo dell'informatizzazione dei processi delle Rsa). Partito due anni fa, conta di diventare operativo tra meno di un anno: l'obiettivo è creare una rete virtuale tra i 3 protagonisti principali (anziani, operatori, familiari), per farli comunicare tra loro. Sulla piattaforma“CollegaMENTI” verranno aggiornati il profilo dell'anziano, il suo stato di salute ma anche sociale, in modo da permettere a tutti i soggetti coinvolti di interagire, e ai parenti di tenersi informati sulla vita del proprio caro grazie a informazioni che arrivano direttamente sullo smartphone. Le app, assieme ad altre soluzioni tecnologiche permetteranno anche di tenersi in stretto contatto con l'anziano, perfino tramite videoconferenza, mantenendo un legame anche quando si è distanti fisicamente.

App Storygram:  è questa una vera e propria 'chicca' in CollegaMENTI, pensata soprattutto per quei 'nonni' affetti da demenza senile, una patologia purtroppo sempre più diffusa: si tratta di una  app  che non a caso richiama nel nome il più famoso social di foto, e che realizza l'album dei ricordi digitale dell'ospite. Qui vengono raccolti foto e racconti caricati o condivisi sui social da familiari e dalla comunità: una sorta di diario virtuale che compone la vita dell'anziano così da recuperare contatti e storie comuni che andrebbero dimenticate. 

WiMonitor:  sempre da Rovereto arriva WiMonitor, giovanissima startup innovativa nata nel 2017, con l'idea di sfruttare la tecnologia a vantaggio dell'assistenza, in modo da favorire l'indipendenza delle persone e la domiciliarità.

Tre i prodotti di punta che saranno presentati al salone:

  • WiMBeds, adatto per strutture e ospedali in cui il personale di assistenza abbia la necessità di essere tempestivamente avvisato, via telefono, se un particolare ospite ha abbandonato il letto. 
  • Il sistema WiMHome invece permette di monitorare continuamente un ambiente domestico, fornendo informazioni sulla regolarità delle attività in casa della persona anziana e segnalando tempestivamente le anomalie (caduta, chiamata di soccorso, abbandono letto, fuga da appartamento…). Il sistema si basa su tecnologia wireless, così da minimizzare l'invasività dell'installazione. Tramite l'impiego di piccoli sensori ambientali e personali si possono distinguere profili regolari da quelli irregolari, oltre a ricevere le tempestive segnalazioni di allarme. Tutte le segnalazioni critiche sono inviate al destinatario (parente o assistente) tramite chiamata telefonica: è possibile, inoltre, grazie l'applicazione web, avere accesso al monitoraggio continuo e ai dettagli di tutti gli eventi che si verificano. Il sistema è particolarmente indicato per persone anziane che necessitano di essere supervisionate.
  • WiMDoor, adatto a strutture residenziali e privati che abbiano la necessità di minimizzare i rischi di fuga delle persone assistite. Il sistema permette, infatti, di segnalare tempestivamente un allarme quando la persona monitorata si avvicina o oltrepassa una soglia (porta o varco) stabilita. Il sistema è composto da una centralina di prossimità (una per ogni varco monitorato) e da uno o più braccialetti di identificazione (di cui esiste anche la versione con cinturino "non rimovibile").

Sensor-Care: Neuranix, di Treviso, presenta SENSOR-CARE che consente all'anziano di mantenere la propria indipendenza il più a lungo possibile.  Il sistema opera in modo discreto, nel pieno rispetto della privacy – non utilizzando telecamere o microfoni – offrendo informazioni tempestive e continue 24 ore su 24. Il monitoraggio costante è in grado di individuare le possibili situazioni anomale, come l’alterazione dei ritmi di alimentazione, dell'igiene personale, del rapporto sonno/veglia, l’irregolarità delle attività quotidiane etc. Le informazioni, elaborate in tempo reale, segnalano automaticamente – attraverso sms, email e notifiche eventuali anomalie rispetto ad attività e abitudini quotidiane consolidate nonché, con l’aggiunta di altri sensori opzionali, di eventi quali la presenza di gas, fumo o acqua.

In Francia un euro al giorno per l'assistenza da casa

E mentre nelle case degli italiani non sono ancora entrate soluzioni quali quelle proposte dalla robotica, il telemonitoraggio, la teleassistenza, in Francia, al costo di un solo euro al giorno a carico dell’utente, esiste un servizio pubblico di teleassistenza e di intervento sanitario che consente alle persone anziane e malate di starsene a casa e ricorrere all’aiuto solo quando serve e se serve. La personalizzazione delle risposte terapeutiche e riabilitative viene comunque riconosciuta come la strada per affrontare l’invecchiamento della popolazione, una strada che passa attraverso una rivoluzione culturale e politica sostenuta dall’avvento delle nuove tecnologie.In Europa oltre il 90% degli over 65 vive a casa ma, sempre più spesso, in solitudine. Infatti, nella fascia dai 65 agli 80 anni, oltre il 30% degli anziani vive da solo e, superati gli 80, tale percentuale è prossima al 50%.

“L’Italia non sa riconoscere il valore dei suoi scienziati. E non solo in astronomia e fisica”. Eppure “ce ne sono di bravissimi”. Più che un affondo è un’amara considerazione quella di Marica Branchesi, astrofisica appena eletta da Time tra le 100 personalità più influenti al mondo.

Non lo dice da cervello in fuga: la Branchesi si divide tra l’Italia e la gli Stati Uniti nell’ambito della collaborazione internazionale di Ligo-Virgo​ che ha ascoltato le onde gravitazionali. Ed è per il suo lavoro (anche di divulgazione) sulle “increspature dell’universo” – già teorizzare da Albert Einstein – che è finita nella categoria “Pionieri” della rivista americana. L’unica italiana insieme a Giuliano Testa, il chirurgo che ha realizzato il primo trapianto di utero negli Usa a una donna poi diventata mamma.

“Troppa superficialità. E paura”

La menzione arriva quattro mesi dopo che “Nature” l’aveva inserita tra le 10 personalità più influenti del 2017. E non è un caso se si tratta di due giornali stranieri. In Italia “vedo molta superficialità. A tanti la scienza fa paura e invece è più vicina a ognuno di noi di quanto si pensi”, spiega la ricercatrice alla Stampa, rispondendo a una domanda “sulle scie chimiche” e sulle campagne no-vax.

“Ai miei figli parlo già di onde gravitazionali”

E per non correre rischi, Marica Banchesi, 41enne, professoressa al Gran Sasso Science Institute dell’Aquila, ai suoi due figli Diego e Damien, di tre anni e uno e mezzo, parla già da tempo delle onde gravitazionali. E così fa anche suo marito: Jan Harms, ricercatore tedesco conosciuto al Caltech, in California. “Il più grande, Diego, si diverte a guardare la luna e le stelle. Lui e il fratello viaggiano spesso con noi. Sono le mascotte”. Da mamma e astrofisica, poi, dà un consiglio a tutti i giovani scienziati in erba: “Lavorare sodo, essere onesti e sapere che i sogni si possono realizzare”.

 

 

Un miliardo e mezzo di utenti Facebook, che pur non essendo europei avrebbero avuto la possibilità di essere protetti dalle nuove norme europee sulla privacy, non godranno di tale beneficio. Dal prossimo mese, quando sarà pienamente applicabile il nuovo Regolamento europeo sulla privacy (Gdpr), saranno infatti soggetti a nuovi termini di servizio della piattaforma e, invece di ricadere come oggi sotto Facebook Irlanda (quartier generale per utenti europei e non-europei ad esclusione di Usa e Canada), saranno spostati sotto Facebook Usa.

Facebook, ha rivelato Reuters, sta facendo alcune modifiche ai suoi termini di servizio per fare in modo che utenti non-europei che finora ricadevano sotto Facebook Irlanda non siano protetti dalle nuove norme previste dal Regolamento Ue sulla privacy. In sostanza stiamo parlando di utenti di Africa, Asia, Oceania e America Latina, circa 1,5 miliardi di persone. 

Cosa si perderanno questi utenti

Questi utenti fino ad oggi – diversamente da quelli di Stati Uniti e Canada – sottoscrivevano i termini di servizio con la sede Facebook in Irlanda. E quindi, una volta entrato in vigore il Gdpr, avrebbero potuto beneficiare – almeno in linea teorica – di una serie di tutele previste dallo stesso, in particolare la possibilità di avviare un'azione legale in un tribunale irlandese, nel caso di violazioni della loro privacy. Violazioni che sotto il nuovo Regolamento europeo possono prevedere multe salate, fino al 4 per cento del fatturato dell'azienda. Ma dal prossimo mese i termini di servizio per questi utenti saranno modificati in modo da rientrare sotto la sede americana di Facebook, che segue le meno restrittive leggi statunitensi sulla privacy. Si spiega così il balletto di posizioni tenuto da Mark Zuckerberg nei giorni scorsi sulla estensione delle tutele del Gdpr a tutti gli utenti e le sue dichiarazioni sul fatto che il Gdpr sarebbe stato esteso "in spirito".

Centinaia di siti web ospitano strumenti per il tracciamento di altre società che raccolgono i dati dei visitatori quando questi effettuano un'iscrizione usando la funzione di Login via Facebook. Il Login via Facebook (o Pulsante Accedi) permette ai siti web di far iscrivere i loro visitatori cliccando su un bottone che va a prendersi alcuni dati dei loro profili sul social (invece di far inserire i dati a mano).

Ora, ricercatori dell'università di Princeton hanno scoperto che 434 siti tra il milione di quelli più visitati caricano pezzi di codice Javascript di terze parti che intercettano ed estraggono alcune informazioni degli utenti quando questi usano il loro profilo Facebook per accedere al sito in questione. I dati estratti possono essere l'identificativo usato su Facebook ma anche l'email, il nome utente, il genere, e la foto profilo. Anche se molti di questi siti non sarebbero consapevoli di tale appropriazione di dati da parte di società esterne.

Come funziona

Quando un utente clicca su Login con Facebook su un sito web, gli sta consentendo di accedere ad alcune informazioni del proprio profilo. Ma se sono presenti sulla pagina web dei tracker di altre società, ovvero degli strumenti, dei codici che raccolgono dati sull'attività svolta su quelle pagine, anche questi tracker, e di conseguenza le società cui sono collegati, possono accedere alle informazioni Facebook dell'utente. Che invece dovrebbero passare solo al sito web che sta visitando. 

"L'esposizione non voluta di dati Facebook a terze parti non è frutto di un baco nella funzione di login di Facebook, ma della mancanza di confini di sicurezza" nel web attuale tra chi fornisce il servizio e i tracker utilizzati da altre società, scrivono i ricercatori nello studio intitolato "Nessun confine per i dati Facebook: i tracker di terze parti abusano il login via Facebook".

La scoperta arriva in un momento difficile per Facebook, dopo lo scandalo Cambridge Analytica e dopo che il social network ha preso una serie di misure correttive, tra cui un aggiornamento delle impostazioni per gli utenti in modo da adeguarsi al nuovo Regolamento europeo sulla privacy, pienamente effettivo dal 25 maggio.

Astrofisica, 41 anni, originaria di Urbino lei, chirurgo originario di Padova lui: sono Marica Branchesi e Giuliano Testa, gli unici due italiani nella classifica delle cento persone più influenti del mondo stilata dalla rivista americana Time.

Nota per aver “ascoltato” le onde gravitazionali, Branchesi figura nella categoria “pionieri” della rivista per il suo lungo impegno all'interno della collaborazione internazionale di Ligo-Virgo​ per la rivelazione delle onde gravitazionali.

Testa, che lavora al Baylor University Medical Center di Dallas, è a capo del team che ha realizzato il primo trapianto di utero negli Usa la cui ricevente ha dato alla luce un bambino nel 2017. "Facciamo trapianti di continuo, tutti i giorni. Ma questa non è la stessa cosa. Ho completamente sottovalutato ciò che questo tipo di trapianto significa per queste donne. Quello che ho imparato emotivamente non riesco a descriverlo a parole", aveva dichiarato allora il chirurgo. E oggi a scrivere l’articolo che presenta il medico è stata proprio quella donna. Poche le informazioni su Testa, se si esclude una mini biografia che ripercorre il suo percorso di specializzazione in trapianti da viventi tra Italia e Usa. Segue un lungo elenco di paper accademici

“Ho letto l’email tre volte”

La mail di Time ha completamente colto Marica di sorpresa: “E’ arrivata del tutto inattesa. L’ho dovuta leggere tre volte per capire che non fosse spam. Ma ora mi sto organizzando e l’idea comincia ad affascinarmi”, ha detto a Repubblica. Quanto al galà che organizzerà la rivista, Branchesi è ancora “impreparata”: “Non ho nulla, né il vestito né i biglietti”.

Di cosa si occupa

Di lei si sa poco, ma il suo curriculum vitae parla da sé: presidente della commissione di Astrofisica delle onde gravitazionali della Unione Astronomica Internazionale e membro del Comitato internazionale per le onde gravitazionali, Marica Branchesi è entrata a far parte di Virgo nel 2009 ed è ricercatrice al Gran Sasso Science Institute e associata presso l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

Da medico ad astrofisico

Prima del Time era stata la rivista Science ad accorgersi dell’astrofisica nel dicembre del 2017 inserendola, unico scienziato italiano, nella top ten internazionale dei dieci ricercatori più influenti del 2017. E pensare – ha confidato in un’intervista al Corriere – che “da studente era incerta se diventare medico o architetto”. Alla fine ha trovato la sua strada. Tra le stelle.

Dopo aver studiato radioastronomia a Bologna indagando buchi neri e ammassi di galassie, si è concentrata sui fenomeni più violenti dell’universo condividendo le ricerche in varie università straniere e approdando, infine, al mitico Caltech, il politecnico della California, dove ha trovato anche l’amore: un fisico tedesco, Jan Harms, con cui ha due bambini. “Ma nel 2013 — racconta — mi è stato assegnato un progetto di ricerca Firb del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di un milione di euro destinato ai giovani scienziati e anche se mi avevano proposto di rimanere in California ho scelto di rientrare. Era un sogno; potevo coordinare un gruppo tutto mio di ricercatori delle Università di Pisa, Padova e Urbino. Purtroppo queste opportunità nel nostro Paese sono poche”.

Lo studio delle onde

L’indagine riguardava proprio come studiare gli eventi cosmici utilizzando le onde gravitazionali e le onde elettromagnetiche, le uniche usate finora per guardare il cielo nelle diverse lunghezze d’onda: dal visibile ai raggi X. Ed è appunto il compito che ora la impegna coordinando i 1.200 ricercatori della collaborazione Ligo americana e del gruppo italo-francese di Virgo, più gli altri osservatori con telescopi diversi. “Scrutando in modi differenti riusciamo a decifrare fenomeni finora rimasti misteriosi. E presto puntiamo a fare queste analisi anche con i neutrini”.

Il prossimo passo

“Abbiamo molte novità in programma”, ha detto a Repubblica. “Le antenne gravitazionali, sia in Italia che negli Stati Uniti, sono in pausa per dei miglioramenti. Alla fine del 2018 o all’inizio del 2019 raggiungeranno una sensibilità molto più alta. Potranno rilevare le onde gravitazionali in un volume di universo quattro volte più grande. Un nuovo strumento verrà inaugurato presto in Giappone. Si sta lavorando anche per gli strumenti di prossima generazione che amplieranno il nostro orizzonte di mille volte. Sarà osservabile praticamente tutto il cosmo. Un ottimo sito dove posizionarli è in Sardegna, in una miniera di metalli dismessa. Costruire le antenne sottoterra aiuterà a ridurre i tremori sismici che disturbano le misurazioni”.

Migliaia di dipendenti di Google sono in rivolta contro la decisione della casa madre, Alphabet, di mettere a disposizione del Pentagono la propria intelligenza artificiale a scopi militari. 

A molti, riporta Bloomberg, non è piaciuto il forte sostegno dato da Eric Schmidt, ex amministratore delegato di Google e direttore di Alphabet, durante un'audizione al Comitato sulle Forze armate della Camera, alla proposta del Pentagono di un nuovo centro di intelligenza artificiale e alla  collaborazione con aziende tecnologiche.

"La natura dell'intelligenza artificiale è quella di una tecnologia a lungo termine che sarà utile anche per scopi difensivi e forse offensivi", ha detto Schmidt, che presiede anche l'Innovation Board del Dipartimento della Difesa. Ogni sforzo per "rendere più facile" per il Pentagono lavorare con l'industria privata sarebbe il benvenuto, ha aggiunto.

Schimdt si è dimesso dal suo ruolo di presidente di Alphabet a dicembre, ma rimane nel consiglio di amministrazione dell'azienda. Le recenti trattative di Google con il governo per i servizi di cloud computing hanno suscitato un acceso dibattito all'interno dell'azienda.
Un programma del Pentagono, Project Maven, metterà a disposizione il software cloud AI di Google per analizzare i filmati dei droni. Google ha detto che il lavoro non è per scopi offensivi. Più di 3.000 dipendenti hanno scritto al CEO Sundar Pichai all'inizio del mese contestando il contratto. Sostenevano che Google "non dovrebbe essere nel business della guerra" e hanno chiesto che la società non metta nero su bilancio che non "costruirà mai la tecnologia bellica".

Durante l'audizione, Schmidt ha rifiutato di fare direttamente riferimento alle proteste di Google. "Approfittiamo della ricerca finanziata con fondi militari", ha detto sottolineando di parare a titolo personale e non dell'azienda. "Se si tratta di un programma militare, allora deve essere fatto sulla base di un rapporto costi-benefici".

Che cosa è il Progetto Maven

l Progetto Maven è stato avviato nell'aprile del 2017 con l'obiettivo di "accelerare l'integrazione di big data e machine learning nel dipartimento della Difesa", che lo scorso anno, secondo il Wall Street Journal, ha investito 7,4 miliardi di dollari nell'intelligenza artificiale. Il primo compito assegnato al progetto è stato aiutare il Pentagono a elaborare l'enorme quantità di riprese video che viene effettuata ogni giorno dai suoi droni, una mole di filmati tale da non poter essere analizzata da operatori umani. Da qui la necessità di ricorrere a sistemi di machine learning perché identifichino gli oggetti catturati dalle fotocamere aeree. Oltre a quelli di natura etica, però, esistono anche dubbi di natura tecnica

"L'intelligenza artificiale è già utilizzata dalle forze dell'ordine e da applicazioni militari ma i ricercatori avvertono che questi sistemi possono essere notevolmente parziali in maniere che non sono facili da rilevare", sottolinea Gizmodo, "per esempio, ProPublica ha segnalato nel 2016 che un algoritmo utilizzato per prevedere le probabilità di recidiva tra i detenuti ha regolarmente mostrato pregiudizi razziali". 

Apple ci riprova con i media e l’informazione. La casa di Cupertino starebbe infatti progettando di lanciare un suo servizio di abbonamento a più riviste entro l’anno, attraverso il restyling della sua app Apple News, secondo quanto riferito da Bloomberg.

Il produttore di iPhone punterebbe dunque ad integrare una app per la lettura di riviste, Texture, recentemente acquisita, nel suo servizio Apple News, lanciando al contempo un abbonamento. Texture, applicazione che negli Usa permetteva di abbonarsi a più di 200 riviste per 9,99 dollari al mese e che era  soprannominata “il Netflix dei magazine”, è stata comprata lo scorso mese da Apple per una somma non precisata.

Veniva prodotta da una società controllata da più editori, tra cui Hearst e News corp, e offerta nei negozi digitali di Apple, Google e Amazon. Il suo catalogo includeva magazine come Vanity Fair, Vogue, Billboard, e Bloomberg Businessweek. Nel 2014 una società di private equity, KKR, ci ha investito 50 milioni di dollari.

Che fine farà Apple News

Ora la sua tecnologia (e lo staff rimasto, dopo i tagli) dovrebbe essere integrata in Apple News per la realizzazione di un’offerta premium basata sullo stesso modello. Una fetta degli abbonamenti al servizio andranno agli editori che vi parteciperanno. La mossa rientra nei piani di Apple di aumentare i ricavi provenienti da servizi e contenuti online. Ma la decisione sarebbe anche un cambio di rotta nella strategia sui contenuti editoriali. Apple aveva iniziato a integrare riviste e giornali nei suoi device attraverso la app Newsstand nel 2011, che aveva poi rimpiazzato con Apple News. Rispetto a queste due, in cui gli utenti potevano abbonarsi solo a singoli magazine, il nuovo progetto dovrebbe prevedere un’offerta onnicomprensiva, un abbonamento per accedere a più testate. Un modello non dissimile dalla sottoscrizione mensile ad Apple Music, il servizio di streaming musicale presente nella app Music.

Ancora troppi interrogativi

Sarà un servizio che potrà includere anche l’accesso alle versioni a pagamento (dietro paywall) dei giornali?, si chiede intanto un articolo del Nieman Lab – progetto dedicato al giornalismo dell’università di Harvard. Tanto più che Apple News prevede la possibilità di abbonarsi ad alcune testate come il Washington Post e il Wall Street Journal? E ci saranno dei modelli di pagamento differenziati? E quanto prenderanno gli editori? Per ora ci sono più domande che risposte. Attualmente, la Apple incassa il 15 per cento dalle sottoscrizioni vendute su App Store

Twitter non funziona in alcune parti del mondo, compresi gli Stati Uniti, l'Europa e il Giappone. Il sito Down Detector mostra pesanti interruzioni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Spagna e Giappone. Ma Twitter al momento non è raggiungibile nemmeno dall'Italia. Dalle 16.15 circa del 17 aprile Twitter non risulta più raggiungibile, la versione desktop non si apre e presenta un messaggi di scuse per un "errore tecnico", mentre la app per iOs e Android non si aggiorna con in nuovi contenuti.

No, l'intelligenza artificiale non può ancora tradurre in parole i pensieri dei cani. Però può già dirci molto sul loro punto di vista. Per capirlo meglio e per imparare. Lo afferma uno studio dell'Università di Washington e dell'Allen Institute for Artificial Intelligence.

I ricercatori hanno equipaggiato un malamute di nome Kelp con alcuni sensori (sul dorso, sulle zampe e sulla coda) e con una videocamera GoPro. E gli hanno fatto fare la solita vita da cani, tra pappa, giochi e passeggiate. Ne sono venuti fuori 380 brevi video e una discreta mole di dati.

Con i quali è stata nutrita l'intelligenza artificiale. Nonostante una quantità di informazioni non eclatante (un solo cane, qualche centinaio di video e rilievi di sei sensori), l'AI è riuscita a ricostruire con accuratezza come Kelp legge la realtà. Capendo ad esempio come individua un gioco, il proprio padrone o una superficie percorribile.

Da qui a dire che il software sia in grado di predire il comportamento ce ne passa. L'intelligenza artificiale è in grado di capire se il cane ha adocchiato un corridoio o una rampa di scale percorribili. Ma non può sapere se farà una corsa per i gradini o se rimarrà al suo posto.

In altre parole, come ha spiegato a The Verge Kiana Ehsani, uno dei ricercatori, "nessuno sa se il cane vedrà un giocattolo o un oggetto e deciderà di inseguire". I padroni, quindi, per ora si rassegnino. Le reazioni bizzarre dei cuccioli restano ancora un mistero. E allora a cosa serve un'intelligenza artificiale che pensa come un cane? La ricerca americana, prima di tutto, è solo un punto di partenza. Quindi, anche se non è prospettiva immediata, in futuro si potrebbe leggere con più accuratezza il pensiero degli animali. Nel frattempo, però c'è un'altra applicazione. Forse meno affascinante ma non meno utile: raccogliere dati per istruire i robot.

Chiunque abbia fatto una passeggiata con un cane su un terreno scosceso sa quello che dice Ehsani: "I cani sono davvero bravi a trovare dove camminare, dove possono andare e dove no. Sanno se una superficie è appuntita, scomoda o troppo ripida. Trasferire queste capacità a un computer è difficile – continua il ricercatore – perché comportano molte conoscenze pregresse. Programmare un robot seguendo queste regole sarebbe difficile. Un cane, invece, le conosce già". Ecco allora che "la rete neurale potrebbe apprenderle osservando il comportamento di Kelp". Il professor cane insegna ai robot.