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Informatica

Modelle e fotografi di moda, iniziate a tremare. Se non fate parte del giro delle sfilate che contano, presto l'intelligenza artificiale potrebbe rendere obsoleta la vostra occupazione. E sarà tutta colpa della startup americana Vue.ai, che sta proponendo sul mercato un programma che, partendo dalla fotografia di un vestito qualsiasi, è in grado di generare automaticamente un'immagine di una persona – di qualsiasi taglia, sesso, razza e foggia – con indosso l'abito. E ci aggiunge pure un paio di scarpe, quelle che volete. Sarà così possibile vedere come un vestito cadrà su una persona senza farlo provare a un essere umano. E, come ovvio, si potranno riempire pagine e pagine di cataloghi senza reclutare fotografi e indossatrici

Come funziona?

Ovviamente le grandi sfilate continueranno a esistere, così come la fotografia artistica. Però, sottolinea Quartz, "i giorni di modelle senza testa fotografate su uno sfondo bianco saranno presto finiti". La tecnologia è basata su due intelligenze artificiali: un "generatore" e "un critico". La prima dà vita all'immagine, la seconda la valuta. Si tratta di una tecnica di apprendimento delle macchine denominata GAN ("general adversarial network") di generazione relativamente recente. A inventarla era stato, nel 2014, Ian Goodfellow di Google, e la sua applicazione principale è stata finora la generazione di immagini. I due fondatori della startup, Anand Chandrasekaran e Costa Colbert, la hanno però portata decisamente a un altro livello: un esperimento dopo l'altro, sono riusciti a comprendere su quali nodi specifici dei circuiti neurali intervenire per modificare le caratteristiche di una figura umana.

Amazon va ancora più oltre: vuole anticipare le mode

Quella varata da Vue.ai potrebbe non essere l'applicazione più ambiziosa dell'intelligenza artificiale alla moda alla quale assisteremo nei prossimi anni. Di recente Amazon ha messo un team di neuroscienziati al lavoro su dei sistemi di apprendimento delle macchine che avranno il compito di dare vita a intelligenze artificiali in grado di intuire, anticipare e persino creare le prossime tendenze della moda.

Tutto parte da un gruppo di ricercatori di Amazon israeliani che ha sviluppato un algoritmo in grado di valutare, analizzando una serie di etichette connesse a delle fotografie, se un determinato look è di moda o no. Si tratta di un'importante intuizione: finora le macchine hanno avuto bisogno di un numero nutrito di tag per la valutazione di un'immagine. I nuovi algoritmi, invece, potranno elaborare anche fotografie accompagnate da una sola etichetta, come quelle che gli utenti carican su Instagram. "Compagnie come Amazon hanno compiuto un passo enorme nel tentativo di capire come la moda si sviluppa nel mondo", osserva Kavita Bala, esperto di machine learning della Cornell University, "e questo cambierà il settore completamente".

In arrivo la prima edizione di Museum Booster, l’hackathon ideato e promosso dal MAXXI, in collaborazione con Groupama Assicurazioni, rivolto a sviluppatori, programmatori, designer, maker, esperti di comunicazione e di marketing, copywriter, data analyst, art director: una maratona lunga 34 ore no-stop, dalle 9.00 di sabato 21 alle 19.00 di domenica 22 ottobre, per caricare di energia innovativa l’esperienza del museo. Obiettivo della sfida è la creazione di prototipi per servizi e prodotti che sappiano reinventare e migliorare l’esperienza museale, rendendo il MAXXI ancora più accessibile e aperto.

Sarà un’occasione per realizzare il proprio progetto grazie al supporto di mentor ed esperti che saranno presenti durante l’intero evento. Un’esperienza coinvolgente per conoscere persone che condividono la stessa passione per il digitale, le nuove tecnologie e per l’arte.

La partecipazione è gratuita e aperta a gruppi già formati in sede di registrazione (da un minimo di quattro a un massimo di otto persone) o a singoli individui che, dopo essersi registrati come tali, potranno creare il loro gruppo in loco autonomamente o con il supporto dell’organizzazione.
Per iscriversi è necessario registrarsi entro le ore 12:00 di venerdì 13 ottobre 2017.

Regolamento completo e iscrizioni su >>bit.ly/MuseumBooster o http://www.maxxi.art/events/museum-booster/

I primi 3 team classificati, decretati da una giuria di esperti, riceveranno un riconoscimento economico:

1° Team classificato: 5.000,00
2° Team classificato: 1.500,00
3° Team classificato: 800,00

Il progetto vincitore sarà sviluppato con il sostegno del Museo e il MAXXI ne diventerà luogo di sperimentazione per un anno.

La faccia di Silvio Berlusconi diventa il logo di un mercato a lui intitolato. Un luogo virtuale sito nella parte più oscura e profonda della Rete, nella cosiddetta darknet – rete criptata a cui si può accedere solo attraverso software dedicati che consentono di nascondere la propria identità dietro anonimato – dove si vendono e si comprano armi, droga e munizioni, creato da ‘imprenditori‘ specializzati in traffici illeciti. E se l’uomo di Arcore volesse reclamare i diritti sulla sua immagine si scontrerebbe contro l’impossibilità di pretendere qualcosa in quel far west che è la rete Tor, la più nota delle darknet, e nella quale si trova ‘Berlusconi Market’.

Il negozio virtuale di 'Angelino Alfano'

Il negozio illegale di e-commerce è stato inaugurato ad agosto ed è già tra i primi dieci siti del settore disponibili su darknet. I gestori della piazza virtuale, così come i venditori e i clienti sono anonimi, ma uniti da una simpatia per il Cavaliere, “conosciuto in tutto il mondo per la sua ilarità”, come spiega ad Agi il responsabile delle pubbliche relazioni della piattaforma, il cui nickname è ‘Angelino Alfano’.

Al 'Berlusconi Market' si comprano droga e armi

Su ‘Berlusconi Market’ un grammo di Mdma o Extasy costa meno di 15 euro, mentre su siti concorrenti può arrivare a costarne anche 25. Il mercato è estremamente dinamico, illegale e monitorato costantemente dalle forze dell’ordine. I siti che offrono questo tipo di servizi funzionano – con le opportune e specifiche differenze – sostanzialmente come eBay. Lo scopo delle piazze online è di far incontrare i venditori, certificati da un meccanismo di recensioni, e i venditori, che riconoscendo l’affidabilità dell'intermediario, si rivolgono ai negozi che ospita. Il tutto attraverso la darknet, che consente di nascondere le tracce dell’utente facendo rimbalzare la sua connessione attraverso una rete di server criptati distribuiti in tutto il mondo.

Nessuna regola sulla darknet…

Le merci più vendute su 'Berlusconi Market' riguardano “tutto il materiale inerente alle frodi informatiche, droga e prodotti digitali”, spiega il portavoce della piattaforma. Ma a passare dalla rete ai corrieri espressi sono anche armi e munizioni. Con cinquecento euro, per esempio, è possibile ordinare una Glock calibro 45, ma in catalogo anche silenziatori e granate, con buona pace di qualsiasi tentennamento etico legato alle conseguenze nel contribuire a un simile traffico: “nella darknet non c'e posto per questo tipo di considerazioni, abbiamo un nostro codice etico e c’è scritto ‘no alla pedofilia’”.
 

… anzi sì, una: no alla pedofilia

Quando si parla di darknet e Deep Web (dove le pagine presenti sul web non sono indicizzate dai motori di ricerca) inevitabilmente si pensa alla presenza di materiali pedopornografici. Secondo l’Europol, “anche se alcuni Paesi sostengono che la gran parte dei contenuti Csem (Child sex exploitation material, contenuti pedopornografici) sia disponibile sul web libero, diversi Paesi europei continuano a segnalare un aumento nell’utilizzo della darknet da parte di criminali che la usano per archiviare e diffondere contenuti Csem, e per formare comunità chiuse dove i criminali possono discutere delle loro preferenze sessuali con individui affini, legittimandone il comportamento”.

Eppure la stessa lotta alla pedopornografia avviene all’interno della darknet, nella quale il codice etico per molte piazze virtuali stabilisce il divieto categorico di favorire gli abusi sui minori: “La darknet è un posto che non conosce regole o moralità, dove ognuno può fare, dire, comprare, vendere quello che vuole. Il punto che dice che la pedofilia è vietata in ogni sua forma però viene prima”.

Operazione contro AlphaBay

l 20 luglio un’operazione di polizia condotta da Fbi, Dea e polizia nazionale olandese ha portato alla chiusura di due delle tre più grandi piazze virtuali anonime, AlphaBay e Hansa Market. Al tempo AlphaBay era il più grande  mercato criminale presente su piazza e contava 40mila venditori e più di 200mila acquirenti. Anche qui le merci più quotate sono documenti falsi, armi e soprattutto droga. Alcuni degli stupefacenti disponibili sui Dnms (darknet markets) sono di produzione domestica, sintetizzati o coltivati nello scantinato di casa e direttamente commercializzati in rete. Ma molti altri, soprattutto per quanto riguarda le sostanze chimiche, sono prodotti in Cina, Vietnam e Taiwan, da cui vengono spediti via mare per entrare in Europa attraverso i porti europei, come riportato dalla Stampa.

Al mercato virtuale si acquistano… sicari

Secondo i dati forniti dalle autorità, solo su AlphaBay, al momento della chiusura del sito le voci di vendita di stupefacenti erano 250mila. Un’offerta enorme, se si pensa a quanto è complesso il meccanismo di acquisto e vendita. Ma su AlphaBay era possibile acquistare anche armi e software di spionaggio. Sono molto comuni in questi ambienti gli hacker che mettono a disposizione le loro abilità per attaccare un bersaglio, ma anche sedicenti killer che si offrono, dietro lauti pagamenti, di eliminare fisicamente i target indicati, salvo poi rivelarsi quasi sempre delle truffe.

Il controllo di Tor vale 1 milione di dollari

“È triste ammetterlo, ma le possibilità di essere scoperti sono minime”, ha spiegato il maggiore della direzione centrale per i Servizi antidroga, Giuseppe Grimaldi. Per questa ragione uno zero-day – difetto di un prodotto informatico di cui lo sviluppatore non è ancora a conoscenza e che gli hacker possono sfruttare come ingresso segreto per eseguire degli attacchi – capace di prendere il controllo della rete Tor, può essere pagato anche un milione di dollari.

Un solo secondo di incertezza ogni 90 miliardi di anni, è questa la puntualità record promessa dal nuovo orologio atomico basato sullo stronzio anziché sul cesio. Sulla carta è lo strumento più preciso mai costruito, ma come sempre accade per le cose di scienza le dichiarazioni non bastano e la sua accuratezza dovrà essere convalidata. Con il tempo, se il sistema dovesse funzionare, potrà essere applicato a vari ambiti scientifici, per esempio alle misure delle deformazioni dello spazio-tempo causate dalle onde gravitazionali, per dedurre informazioni sulla relatività generale e sugli eventi cosmici che scatenano queste onde nel tessuto della realtà.

Leggi anche: Chi è il primo al mondo ad aver visto le onde da Nobel (un ricercatore di Padova)

Dalla costruzione al funzionamento

Un team di ricercatori della University of Colorado (Boulder) – si legge su Focus – coordinato da Jun Ye ha assemblato un nuovo orologio atomico basato sullo stronzio (38Sr), di diversi ordini di grandezza più preciso del precedente riferimento, basato su di un isotopo del cesio (55Cs). Il nuovo sistema utilizza stronzio allo stato gassoso in una struttura a griglie sovrapposte, a formare una sorta di cubo, mantenuta a -273 °C, ossia una frazione di grado al di sopra dello zero assoluto (-273,15 °C).

Il super freddo microcubo viene attraversato da un fascio laser e, rilevando il numero di oscillazioni degli elettroni degli atomi di stronzio, eccitati dall'energia del laser, si ottiene una scansione del tempo di una precisione mai raggiunta prima d’ora.

Una puntualità super

Gli attuali orologi atomici rilevano le oscillazioni degli elettroni del cesio 133 (isotopo stabile del cesio): dopo poco più 9 miliardi di oscillazioni diciamo che è passato 1 secondo. Nel nuovo meccanismo le oscillazioni, pari a 1 secondo,  sono circa un milione di miliardi (10^15: biliardo in Europa, quadrillion negli Usa e nel mondo anglosassone). I ricercatori sono inoltre riusciti a garantire più misurazioni (e quindi una maggiore precisione) usando molti più atomi, proprio grazie alla temperatura prossima allo zero assoluto, che evita che gli atomi collidano fra loro.

A tal proposito, Jun Ye ha dichiarato che la quasi totale assenza di calore (energia) porta gli atomi a un particolare stato della materia noto come gas quantistico: “A quella temperatura le particelle si muovono come onde, senza collisioni”. Fino a pochi anni fa l'orologio atomico più preciso aveva una incertezza di un secondo ogni 300 milioni di anni. “Nel 2014 l'orologio più accurato non avrebbe perso o guadagnato un secondo nell'intera vita dell'universo", afferma Ye, ma il nuovo orologio fa di meglio: ha una incertezza stimata in soli 3,5 secondi ogni 10^19 secondi: significa che siamo passati dalla precisione di un secondo ogni 14 miliardi di anni del 2014, a 1 secondo ogni 90 miliardi di anni.

Per oltre un anno milioni di utenti di PornHub, il sito pornografico più visitato del mondo, hanno rischiato di contrarre un malware travestito da aggiornamento del browser. Responsabile dell'attacco, rivela la ditta di cybersecurity Proofpoint, è il gruppo di hacker noto come KovCoreG, che ha preso di mira nello specifico i navigatori statunitensi, canadesi, britannici e australiani. Gli utenti italiani del sito dovrebbero essere, pertanto, al sicuro da questa specifica infezione. Ma non dalle altre numerosissime categorie di virus e trojan che colpiscono questo genere di portali. Perché c'è un motivo se gli hacker prendono di mira soprattutto i siti hardcore.

Dopo aver ricevuto la notifica da Proofpoint, PornHub ha provveduto subito a rimuovere il software malevolo, che però potrebbe essere ancora in agguato su altri siti. Kovter, questo il nome del malware, si nascondeva dietro le spoglie di un aggiornamento del proprio browser o del programma Adobe Reader. Una volta scaricato, Kovter apre sulle finestre del browser dell'utente una serie di messaggi pubblicitari. Lo scopo dell'infezione è quindi rastrellare fatturato dagli ad diffondendoli in maniera malevola sui computer dei cybernauti meno accorti, dirottando le connessione su siti di spam che nessuno visiterebbe altrimenti. Insomma, questa volta è andata bene. Perché con la stessa facilità milioni di utenti, concentrati sulle acrobazie della propria attrice preferita, avrebbero potuto beccarsi un ben più pernicioso ransomware, come il famigerato WannaCry​.

I punti deboli (dell'utente) sfruttati dagli hacker

Il drastico abbassamento della soglia di attenzione di chi visita siti porno è una delle ragioni principali per le quali siti come PornHub sono prediletti dagli hacker. Inoltre, se tanti utenti di pagine hard sono così sprovveduti da cliccare sugli ad che promettono rimedi miracolosi per allungare la propria virilità o appuntamenti senza impegno con signorine disponibili nella propria zona (se così non fosse, questo genere di inserzioni smetterebbe di apparire), esponenzialmente maggiore sarà la platea di coloro che, distratti dal filmato di turno, scaricheranno il malware. Non solo, chi si prende un virus da un sito porno ed è a digiuno di nozioni di cybersecurity, chiederà aiuto più difficilmente per non dover spiegare al tecnico sotto casa cosa ha visitato. O, ancor peggio, per addentrarsi nei recessi più oscuri di internet a volte si allentano apposta i cordoni della sicurezza.

"Il pubblico di un sito come PornHub probabilmente ha meno misure di sicurezza installate o attive, dal momento che viene già percepito dal pubblico come un luogo oscuro dove navigare", spiega al Guardian l'esperto di sicurezza informatica Mark James, della società specializzata ESET, "inoltre l'utente sarà meno propenso a chiedere aiuto e tenterà di addentrarsi tra i popup o installare un software da solo, non volendo che gli altri scoprano le sue abitudini di navigazione". Insomma, una sessualità non protetta ci mette a rischio di infezioni tanto online quanto nella vita privata.

Da Dario, studente del quinto anno di liceo classico, appassionato di algoritmi, a Qian Matteo Chen, primo alla CyberChallenge, passando per Andrea, che, quando non è impegnato nei Penetration Test, fa musica con la tromba o si fa la birra in casa. Fino a Lorenzo, veneziano, che si occupa di ethical hacking e si diverte con la breakdance.

Sono alcuni degli otto componenti della squadra italiana di cybersecurity, in ritiro a Lucca da oggi, fino al 12 ottobre per prepararsi alla European Cybersecurity Challenge, in programma a Malaga dal 30 ottobre al 3 novembre. Sono stati selezionati dalla CyberChallenge, il programma di formazione sulla cybersecurity organizzato dal Centro di ricerca di Cyber Intelligence e Information Security dell'Universita' La Sapienza di Roma, curato da Camil Demetrescu, 46 anni, docente di Ingegneria Informatica alla Sapienza, esperto di malware e coordinatore nazionale dell'iniziativa. "Insegnare ai ragazzi – dice – prima di tutto è una grande passione. La Cybersecurity poi mette insieme competenza tecnica e utilità sociale. In questo momento storico ce n'è bisogno. Tutte le migliori energie vanno concentrate per un'emergenza che va affrontata con grandissima urgenza". Eccola intanto nel dettaglio la squadra dei magnifici otto.

Dario Petrillo, romano, studente del quinto anno del Liceo Classico Bertrand Russell, ha vinto la medaglia d’argento alle Olimpiadi d’Informatica Italiane nel 2016, dopo essere stato selezionato (insieme ad altri 2) per le finali nazionali per la Regione Lazio. Per prepararsi ha seguito il corso organizzato da Ingegneria Informatica all'Università di Tor Vergata. E' stato anche medaglia di Bronzo alle Balkan Olympiad in Informatics, disputate nell'estate 2017.

Qian Matteo Chen, nato a Roma da genitori cinesi, bronzo alle Olimpiadi di Matematica. Nel corso della CyberChallenge (è arrivato primo ex-aequo insieme ad Andrea Fioraldi) ha partecipato a simulazioni su come proteggere i computer dagli attacchi. A proposito del "ritiro" con la Nazionale degli hacker a Lucca, ha detto: "Stiamo facendo esperienze e gare per imparare gli uni dagli altri. Ognuno di noi ha portato un argomento di sicurezza informatica da condividere. Io ho riprodotto un esperimento del 2012 raccogliendo da fonti pubbliche i certificati di autenticità dei siti web protetti dalla crittografia per certificare i siti". Qian Matteo Chen è uno studente del corso di laurea triennale in Informatica all'Università La Sapienza di Roma. 

Pietro Borrello, romano. “Ho cominciato ad appassionarmi di informatica a scuola per merito di un amico, adesso sarei contento di poter aiutare gli altri con quello che so fare”, ha detto a proposito di sé e della cybersecurity. Terzo alla CyberChallenge. E' uno studente magistrale di Engineering in Computer Science all'Università La Sapienza di Roma. Mostra interesse nella CyberSecurity fin dall'inizio della sua carriera universitaria, partecipando all'Honors Program (sorta di percorso formativo parallelo) della sua facoltà su Symbolic Execution applicata all'analisi dei malware. Nel tempo libero pratica il Krav Maga (tecnica di combattimento di origine israeliana), partecipando a manifestazioni di livello nazionale. Nel futuro Pietro sogna di "lavorare in una grande azienda della Silicon Valley, o in un centro di calcolo magari legato al nucleare o nella sicurezza informatica".

Andrea Fioraldi, nato a Pontinia (provincia di Latina) è uno studente di Ingegneria Informatica e Automatica della Sapienza di Roma. Primo alla CyberChallenge (ex-aequo con Qian Matteo Chen). Con la sua squadra è arrivato secondo nella parte di pentesting (o Penetration Test, processo di valutazione della sicurezza di un sistema o di una rete). Si è sempre interessato di linguaggi e compilatori (il programma che traduce le istruzioni scritte in un determinato linguaggio). Nel tempo libero si dedica alla musica (è un trombettista), alla birra fatta in casa, alla mountain bike. E' un appassionato di Dragon Ball.

Simone Primarosa, romano, è uno studente del corso di laurea triennale in Informatica all'Università La Sapienza di Roma. Ex-olimpionico delle Olimpiadi d’Informatica Italiane, partecipa attivamente a competizioni a livello nazionale e internazionale dall'età di 15 anni. Nell'ultimo anno oltre ad aver rappresentato la sua università durante le ACM-ICPC (gara internazionale di programmazione per studenti universitari) è anche stato premiato per la prima posizione nella sfida di Penetration Testing a squadre al CyberChallenge. Nel tempo libero ama fare il runner e dedicarsi a progetti open-source.

Marco Festa è uno studente di laurea magistrale in Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano. Fa parte del team Tower of Hanoi dal secondo anno di università. Ha partecipato alle finali delle RuCTF (competizione annuale di sicurezza informatica, organizzata dall'Università Federale degli Urali) e ha contribuito all'organizzazione della maratona di programmazione PoliCTF 2017. Da maggio 2017 lavora part-time per Cefriel (centro di ricerca e formazione nel settore dell'Information & Communication Technology) come Cyber Security Engineer, offrendo consulenza in materia per grandi aziende italiane tra cui vulnerability assessments (attività che ha l'obiettivo di individuare tutte le vulnerabilità che affliggono un sistema informativo) e penetration testing.

Francesco Benvenuto è uno studente del corso di laurea triennale in Informatica all'Università Ca' Foscari di Venezia. Appassionato in sicurezza informatica, si sta specializzando in reversing e binary exploitation. Come membro dei c00kies@venice, nell'ultimo anno ha partecipato a numerose competizioni di cybersecurity (CTF) tra cui la finale del RuCTF 2017, a Yekaterinburg, Russia.

Lorenzo Veronese è uno studente del corso di laurea magistrale dell'Università Ca' Foscari di Venezia. Nell'ultimo anno ha partecipato attivamente a competizioni internazionali di ethical hacking entrando a far parte del team c00kies@venice. I suoi principali interessi includono la sicurezza delle reti, la programmazione funzionale e la verifica dei programmi. Nel tempo libero, quando non è impegnato con i compilatori dei linguaggi che sta studiando, pratica la breakdance assieme ad un gruppo di amici, con il quale ha pertecipato a competizioni a livello nazionale.

 
 
 
 

 

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è collegato con l'astronauta ESA Paolo Nespoli dalla Stazione Spaziale Internazionale. L'evento viene trasmesso in diretta streaming. Nespoli è partito il 28 luglio scorso per la missione VITA (Vitality, Innovation, Technology, Ability), la terza di lunga durata dell'Agenzia Spaziale Italiana, che terminerà a dicembre. Con la missione VITA, Paolo Nespoli torna per la terza volta nello spazio dopo la missione Esperia del 2007 a bordo dello Shuttle Discovery e la missione MagISStra del 2010.

 

Il 9 ottobre Mark Zuckerberg ha trasmesso sul suo canale Facebook un live streaming dove un suo avatar girava per Porto Rico, l'isola caraibica devastata dal passaggio degli uragani Irma e Maria.

Insieme a Rachel Franklin, responsabile del reparto di Facebook che si dedica alla realtà virtuale, ha cercato di raccontare, in tono leggero, cosa sta succedendo sull'isola e, insieme, le potenzialità di questa nuova tecnologia. Un modo per visitare luoghi lontani, compresa la Luna, indossando semplicemente un visore.

Il video, però, ha ricevuto molte critiche visto che la situazione a Porto Rico è tragica e la popolazione sta vivendo una crisi umanitaria profonda. Zuckerberg si è scusato con chi si è sentito offeso, ricordando che l'obiettivo del video era quello di dimostrare come la "Realtà Virtuale", nel prossimo futuro, sarà in grado di renderci più consapevoli su cosa accade nel mondo. Facebook ha donato per la ricostruzione di Porto Rico un milione e mezzo di dollari.

Si fa presto a dire “settore automobilistico”. Il futuro su quattro ruote non è fatto solo di volante, motore e sedili: stanno salendo e saliranno a bordo tecnologie come realtà virtuale, riconoscimento biometrico, ologrammi. La parola d'ordine, secondo un report di Frost & Sullivan, è “gamification”. Cioè l'applicazione di meccanismi nati con giochi e videogiochi a settori che nulla hanno a che fare con joypad e console.

Le automobili del 2025
 

L'abitacolo e le innovazioni digitali

Il report intitolato “Gamification in the Automotive Industry, Forecast to 2025” immagina un futuro in cui l'abitacolo sarà un concentrato di innovazione digitale. Vestiremo dispositivi indossabili, ci muoveremo in un ambiente capace di riconoscere i nostri gesti, popolato da proiezioni olografiche. Senza dimenticare la proliferazione di app pensate e sviluppate proprio per essere utilizzate a bordo.

La biometria applicata

Le auto del futuro riconosceranno il passeggero e raccoglieranno dati per adattarsi alle sue preferenze. È la biometria applicata alle auto: i sensori integrati nei sedili o sul volante e i dispositivi indossati dagli utenti (smartwatch, occhiali, bracciali per il fitness) consentiranno di leggere e analizzare lo stato dei passeggeri. L'intelligenza artificiale farà il resto, imparando dall'esperienza per offrire servizi personalizzati.

L'esempio di Nissan e Bmw

Qualche esempio: nel 2013 Nissan ha lanciato (per il suo reparto corse) Nismo, uno smartwatch che traccia sia l'attività di chi lo indossa (come il battito cardiaco) sia quella dell'automobile (velocità, condizioni atmosferiche esterne).

 Bmw, nel corso del Ces 2017 di Las Vegas, ha proposto un'integrazione tra le proprie auto e i servizi di Amazon. Da Echo alle ordinazioni di Prime.

Un'opportunità di crescita

Per gli analisti di Frost & Sullivan non si tratta solo di un'evoluzione tecnologica ma di una “opportunità di crescita dell’ecosistema automobilistico”: secondo il report, la “gamification” applicata al settore varrà 14,5 miliardi di dollari nel 2025. Con una crescita media annua del 18,28%.

Auto abbracciano 'gamification'

“Il settore automobilistico – afferma Meena Subramanian, analista di Frost & Sullivan – sta abbracciando le tecnologie di gamification per dare slancio alle vendite, migliorare il ritorno sugli investimenti, favorire l’interazione dei dipendenti e ottenere un’elevata soddisfazione del cliente”. 

Obiettivi che però non sembrano poter essere raggiunti solo attraverso lo sviluppo interno: “Con l’innovazione e la convergenza tecnologica – continua Subramanian – gli operatori dell’ambito automobilistico devono lavorare insieme ad altri attraverso partnership e collaborazioni per cogliere opportunità di crescita ancora non sfruttate”.

Il 4 ottobre 2017 è stato venduto il primo megawatt di energia elettrica attraverso una rete blockchain. Una piccola rivoluzione nel campo del mercato delle utility, avvenuta nel silenzio quasi totale, ma che presto potrebbe toccare la vita di tutti.  Un computer della sede ungherese della società tedesca E.On ha chiesto ad una rete di altri computer fatta da 33 società consorziate di certificare l’acquisto di quel megawatt di energia da un venditore, che ha anche promosso e spinto per la nascita di quella rete: Enel. 

"Renderemo più accessibile il mercato"

“È una grande novità”, spiega ad Agi Ernesto Ciorra, direttore per l’innovazione e la sostenibilità di Enel: “Finora quando dobbiamo comprare o vendere energia, o qualunque altra cosa  tra società, dobbiamo usare diverse  piattaforme , e avere a che fare con più  intermediari. La nostra rete blockchain ci ha permesso per la prima volta di evitarlo. C'è  in prospettiva un buon potenziale di abbassamento dei costi  e di celerità nella transazione, nonché la possibilità di rendere più accessibile il mercato a tutti gli operatori, compresi quello medio/piccoli e, quindi, attraverso una maggiore liquidità, potenzialmente abbassare i costi complessivi che gravano  sul consumatore finale”.

Cos'è la blockchain

La blockchain è un software retto da una rete di computer collegati tra loro. È nota per essere il ‘motore inarrestabile di bitcoin’, e  di tutte le criptomonete. Traccia tutte le transazioni, che per avere luogo devono essere approvate dalla rete stessa: una sorta di libro mastro digitale, che deve essere scritto esattamente alla stessa maniera da tutti, nello stesso tempo. È un sistema perfetto, inattaccabile, che deve la sua invulnerabilità proprio al registro diffuso delle transazioni. E dove la sicurezza viene data da quella che possiamo definire una stretta di mano digitale, contemporanea e globale tra tutti i nodi (aziende, ma anche privati) della rete. 

Enel ha creata una propria blockchain. L’ha fatta sviluppare in Germania, e proposta ad una serie di aziende dell’energia in Europa. Chiedendo loro qualcosa come: perché non ci gestiamo tra di noi in maniera più veloce e senza eccedere in lungaggini e costi di commissione? La tecnologia ci offre un modo per farlo in maniera facile e senza costi. “Ne abbiamo convinte 32, che con Enel diventano 33. Funziona, e vogliamo allargarla a quanti più operatori possibile”.

Ma blockchain è stata sempre legata a bitcoin, che ne garantisce in qualche modo la stabilità e la sicurezza. Enel però ha preferito evitare il pagamento in criptovalute e tracciare solo la compravendita di energia, certificandola attraverso i nodi della rete, e di mantenere il corrispettivo di denaro in euro. Una blockchain un po’ meno autentica, un po’ meno blockchain se vogliamo.  “Il corrispettivo dello scambio è un certificato e in euro, è iscritto nella catena di blocchi, che ha valore legale”, continua Ciorra.

"Chiunque può vendere, comprare o regalare energia"

Il motivo, secondo Ciorra, è che apre un futuro in cui tutti possono comprare, vendere o, volendo, regalare energia a tutti i nodi della rete. Che per ora sono aziende, grosse società europee, ma che in futuro potrebbero essere privati, istituzioni, ospedali. “Se produco energia con un pannello fotovoltaico sul tetto di casa mia, e desidero venderla direttamente  ad una società, oppure regalarla all’ospedale del mio paese,con una  rete blockchain, in futuro potrò farlo direttamente.

L’energia è solo uno dei campi in cui questo protocollo diffuso di compratori, venditori e certificatori può essere applicato. La blockchain è allo studio di tutte le maggiori società finanziarie globali per il trasferimento di capitali da una parte all’altra del globo, delle società di assicurazione, delle case d’asta per garantire l’autenticità delle opere d’arte. E in molti sono certi che sarà la prossima grande rivoluzione tecnologica. Di un impatto sulle nostre vite pari a quella avuta da Internet. 

@arcangeloro

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