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Informatica

Si occupano di medicina, scienze ambientali, astrofisica. Collaborano con le università e i laboratori più prestigiosi al mondo e spesso progettano di tornare in Italia. Sono i 16 migliori ricercatori italiani under 40 che lavorano negli Stati Uniti. Sono i finalisti degli Issnaf Award, il riconoscimento messo in palio dalla fondazione che riunisce oltre 4mila ricercatori e docenti italiani in Nord America. Ne saranno premiati 5 nel corso, nel corso di un evento che si terrà il 7 e l'8 novembre a Washington. Queste sono le loro storie.

1. Alessandro Arlotto – Nato a Cuneo nel 1982, dopo la laurea triennale in Banca, Borsa, ed Assicurazione all’Università degli Studi di Torino e la magistrale in Finanza Aziendale e Mercati Finanziari, nel 2007, a 24 anni atterra a Philadelphia. Oggi è professore associato di Business Administration, Mathematics and Statistical Science presso la Fuqua School of Business, una scuola universitaria di specializzazione in economia aziendale della Duke University a Durham, nella Carolina del Nord.

2. Angela Bononi – Classe 1983, nata a Rovigo e cresciuta a Fiesso Umbertiano (Rovigo), nel 2007 si è laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’Università di Ferrara. Nel 2013 si all'University of Hawaii Cancer Center, Thoracic Oncology, concentrando l'attenzione sul legame tra tumori e genetica. “Qui in America siamo liberi di avere idee sbagliate e poter cambiare direzione”.

3. Erica Bresciani – Bresciana, classe 1981, si è laureata in biologia all’Università di Milano, dove ha poi conseguito un dottorato in Biologia Cellulare e Molecolare nel 2010. Nel 2011 ha cominciato un post-doc presso il National Human Genome Research Institute presso il NIH di Bethesda, il più grande istituto di ricerca federale degli Usa in ambito medico. Studia lo sviluppo delle cellule staminali del sangue e dal 2016 è senior post-doctoral Research Fellow. “Spero un giorno di poter mettere a frutto questa rete di conoscenze per tornare a fare ricerca in Europa o in Italia”.

4. Sara Buson – Nata nel 1979 a Pernumia (Padova), si è laureata in astrofisica e ha ottenuto il dottorato di ricerca nel 2013 nell'Università della città veneta. Poi è arrivata l'offerta di lavorare negli Stati Uniti al Goddard Space Flight Center, il centro della NASA dedicato alla ricerca spaziale. “Il focus della mia ricerca è l’Universo degli eventi più energetici e violenti conosciuti, studiati tramite i raggi gamma catturati dal telescopio Fermi”.

5. Matteo Cargnello – Da Pocenia, in provincia di Udine, a 33 anni Cargnello è Assistant Professor alla Stanford University, in California, dove è a capo di un gruppo di ricerca. È un chimico: sintetizza nuove molecole in grado di combattere il cambiamento climatico. Come? Ad esempio trasformando le molecole di CO2 in combustibile o quelle di azoto in ammoniaca.

6. Antonio D’Amore – Classe 1977, si è laureato in ingegneria meccanica all’Università di Palermo e in ingegneria biomedica a Londra. Poi vola negli Stati Uniti e ottiene il titolo di dottore di ricerca con un focus in Biomechanics and Tissue Engineering. Vince una borsa di studio per il programma post-doc di Ri.MED, una fondazione partecipata da Regione Siciliana, CNR, University of Pittsburgh e UPMC. “Adesso – dice – è venuto il momento di riportare indietro questo bagaglio di conoscenze e provare a contribuire allo sviluppo del territorio, soprattutto in Sicilia”.

7. Giuliano Iurilli – Nato a Ruvo di Puglia nel 1979 e passato per Pisa, ha ottenendo il dottorato in Neuroscienze e Robotica all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. Nel 2012 è approdato alla prestigiosa Harvard Medical School di Boston dove prosegue la sua ricerca con un contratto post doc: si occupa di capire i meccanismi che legano cervello e olfatto.

8. Sara Lovisa – Da Pordenone a Houston, Texas, nel più grande polo medico del mondo, per combattere il tumore attraverso lo studio dei meccanismi di danno e rigenerazione dei tessuti del nostro corpo. È il percorso di Sara Lovisa, 34enne di Azzano Decimo. “Sogno un giorno di poter riportare in Italia la professionalità e l’esperienza che ho acquisito”.

9. Camilla Pacifici – Nata a Monza nel 1984, oggi lavora con un NASA Postdoctoral Program Fellowship al Goddard Space Flight Center di Greenbelt, nel Maryland. Si è laureata all’Università Bicocca di Milano, conseguendo la laurea triennale in fisica nel 2006 e la specialistica in astrofisica nel 2008. “Ho lavorato molto con dati ottenuti dal telescopio spaziale Hubble e ora mi sto preparando per i dati che ci invierà il James Webb Space Telescope, che verrà lanciato nel 2019 per svelare i misteri dell’universo più giovane”.

10. Marco Pavone – Nato nel 1980, torinese cresciuto tra Genova, Roma e L'Aquila, è Assistant Professor di aeronautica e astronautica alla Stanford University. Ha sviluppato un software che permette ai robot aerospaziali di agire in autonomia, per esempio per esplorare ambienti sconosciuti ed inospitali nel sistema solare, per riparare satelliti in orbita, o per assemblare strutture nello spazio.

11. Fabiana Perna – Nata a Napoli nel 1980, dove si è laureata in medicina all’Università Federico II e ha cominciato la specializzazione in ematologia. L’ultimo anno però ha deciso di passarlo all’estero, e precisamente al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, dove lavora dal 2008. La sua ricerca insegna alle cellule del sistema immunitario a riconoscere e reagire alla leucemia.

12. Andrea Piunti – Nato a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) nel 1984, ha studiato Biotecnologie a Urbino, dove si è laureato nel 2006. Ha ottenuto un master nel 2009 alla Libera Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, per poi trasferirsi negli Stati Uniti. Oggi lavora con un assegno di ricerca post doc alla Northwestern University. La sua ricerca punta a identificare una terapia per combattere un glioma, un tumore pediatrico fatale, basata su studi molecolari.

13. Emmanuele Ravaioli – 33 anni, è un ingegnere bolognese che da due anni lavora al Lawrence Berkeley National Laboratory, in California, dopo una lunga esperienza al Cern, l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Si occupa di costruire e testare i magneti che sono alla base dell'LHC (Large Hadron Collider) del Cern, il più grande acceleratore di particelle al mondo.

14. Marco Ruella – La CAR-T è una nuova terapia che sfrutta il sistema immunitario del paziente per battere i tumori. È stata ideata all’University of Pennsylvania dal gruppo del professor Carl June e successivamente sviluppata dalla Novartis in larga scala. Del team di ricerca fa parte Marco Ruella, medico torinese 35enne che lavora a Filadelfia al Center for Cellular Immunotherapies della University of Pennsylvania (Upenn) da cinque anni.

15. Giulia Saccà – Matematica pura ad altissimi livelli: è il campo di ricerca di Giulia Saccà, 33 anni. Studi e ricerca l'hanno portata da Roma a Parigi, New York, Bonn, Princeton. Fino a Boston, dov'è assistant professor al Mathematics Department del MIT di Boston. “Le prospettive future? Per me è difficilissimo rispondere, di sicuro almeno per un po’ voglio restare qui, dove l’ambiente e le strutture sono più favorevoli alla ricerca rispetto all’Italia”.

16. Anna Tenerani – La sonda Parker Solar Probe͟ della NASA sarà lanciata nello spazio fra luglio e agosto 2018: esplorerà per la prima volta le regioni all’interno dell’orbita di Mercurio. Da cinque anni una 32enne ricercatrice italiana, nata Pietrasanta e cresciuta a Massa Carrara, lavora nel team del California Institute of Technology di Pasadena.

La biologa Rita Rossi Colwell riceverà l’Issnaf Life Achievement Award, premio alla carriera dato ogni anno a scienziati di origine italiana che hanno onorato il Paese d'origine con un significativo contributo alla ricerca. Oggi Distinguished University Professor alla University of Maryland, già prima donna direttore della National Science Foundation. Colwell è considerata una delle fondatrici della ricerca per lo sviluppo delle biotecnologie marine. Il suo nome è legato alle scoperte sulla sopravvivenza del vibrione del colera che hanno portato a importanti risultati sul fronte della prevenzione delle epidemie.

 

Whatsapp, il servizio di messaggistica tra i più popolari al mondo, ha avuto nel pomeriggio del 30 novembre un blocco di diversi minuti. È la terza volta che succede nell'ultimo anno, minuti in cui è impossibile inviare o ricevere messaggi, e come succede ogni volta Twitter si popola di persone che ne segnalano il disfunzionamento scatenando la propria fantasia. Downdetector spiega che il servizio non è disponibile in molte delle nazioni europee, asiatiche, compresa l'India, negli Usa e in Sud America. Alcuni dei tweet che potete trovare online in queste ore con l'hashtag #whatsappdown

 

Lo sviluppo dell'automazione, della robotica e dell'intelligenza artificiale avrà un impatto enorme sul mondo del lavoro nei prossimi anni, arrivando a coinvolgere fino a 375 milioni di posti a livello globale entro il 2030.

Lo rivela un rapporto della McKinsey. “Il nostro scenario – si legge nel rapporto, secondo il quale l'attuale rivoluzione potrebbe perfino superare l'impatto di quella industriale – suggerisce che entro il 2030 da 75 a 375 milioni di lavoratori (dal 3% al 14% dell'attuale forza lavoro globale) dovranno cambiare lavoro. Oltretutto, tutti i lavoratori dovranno adattarsi, per stare dietro all'evoluzione tecnologica delle loro occupazioni".

Il 30% delle attività automatizzato

"Mentre circa la metà di tutte le attività lavorative a livello globale hanno il potenziale tecnico di essere automatizzate – si legge ancora nel rapporto – la percentuale di lavoro che effettivamente subirà uno spostamento entro il 2030 sarà probabilmente inferiore, a causa di fattori tecnici, economici e sociali che influenzeranno l'adozione delle tecnologia".

In pratica, secondo il rapporto, nei prossimi anni il 30% delle attività lavorative potra' essere automatizzato.

Salvatore Ippolito è Digital Media Person of the Year: si è svolto ieri il Galà dei vincitori della sesta edizione degli Nc Digital Awards, il premio di Adc Group dedicato alla migliore comunicazione digitale. Protagoniste dell'evento, le campagne più brillanti, le aziende e le agenzie che hanno saputo sfruttare nel modo più innovativo ed efficace le potenzialità del digitale di coinvolgimento del target. 

"In uno scenario caratterizzato da una evoluzione per molti aspetti travolgente, il premio Speciale Digital Media Person of the Year, intende riconoscere il valore delle persone che si sono distinte per capacità di visione, innovazione e gestione del cambiamento nella vasta area dei mezzi", si legge sul sito della manifestazione.

"Il premio quest'anno va a Salvatore Ippolito, nominato lo scorso aprile amministratore delegato dell'agenzia Agi. Ippolito – si legge nelle motivazioni – ha attraversato il digitale in tutte le sue forme, dai primi dati di internet audience, ai più rilevanti portali locali e internazionali, fino all'esperienza in Twitter, una piattaforma di informazione in tempo reale che ha attentato profondamente, alle realtà che da sempre hanno costituito il primo gradino dell'informazione giornalistica, le agenzie di stampa. E, in una sorta di nemesi, da pochi mesi Ippolito è al lavoro per far in modo che le agenzie possano riguadagnare il tempo perduto. Nata ai tempi delle telescriventi in pochi mesi AGI è diventata la prima agenzia mobile first, con una piattaforma digitale tutta nuova. In pochi mesi il traffico è aumentato del 162%. E da pochi giorni si presenta al mercato con una nuova 'creatura', Agifactory. Se in ambito giornalistico per Agi, 'la verità contà, con Agifactory, 'da oggi raccontà con un approccio 'full digital' e con alle spalle la forza di un'agenzia storica". 

 Tra gli altri premiati, oltre a numerose aziende, Nicola Novellone, direttore Brand & Advertising di Vodafone, ha ricevuto il riconoscimento di Manager digitale dell'anno (un premio che va al manager di agenzia o di azienda che si è distinto per meriti particolari nell'area digitale) "per la continuità del suo impegno nell'utilizzo e nella valorizzazione della comunicazione digitale".

"Grazie al suo poliedrico curriculum, fatto di esperienze significative maturate nell'ambito delle agenzie di comunicazione, dei mezzi e, infine, del mondo aziendale, nel corso degli anni Novellone ha saputo creare un valore del brand forte instaurando con i consumatori un rapporto coinvolgente utilizzando in maniera sapiente ed efficace tutte le leve della comunicazione moderna, dal digital brand entertainment alla comunicazione attraverso app, eventi digitali, piattaforme social e e-commerce. – si legge – Un approccio coerente e integrato che si è tradotto in campagne di grande successo e premiate più volte anche all'interno degli NC Digital Awards (nell'edizione di quest'anno Vodafone si è aggiudicata anche l'importante riconoscimento quale Best Digital Company). Il brand Vodafone si pone oggi come benchmark di riferimento per il mondo della telefonia e, più in generale per il tutto il mercato della comunicazione".

Facebook integra una nuova funzione: un sistema anti-suicidio basato sull'intelligenza artificiale. Dopo alcuni casi di utenti che si sono tolti la vita in diretta (o hanno minacciato di farlo), il social network ha cercato un metodo per arginare il fenomeno.

Lo avrebbe trovato in questo sistema che, dopo una fase di test, sarà lanciato in tutto il mondo, Unione europea esclusa a causa di norme sulla privacy più restrittive. Lo ha annunciato il ceo di Facebook Mark Zuckerberg in un post, affermando che "solo nell'ultimo mese" la funzione a contribuito a fornire un intervento rapido "in più di cento casi".

L'intelligenza artificiale sarebbe in grado di riconoscere i segnali associati al suicidio. Come alcune parole pronunciate dall'utente o le frasi scritte nei commenti dai suoi amici (come ad esempio "Va tutto bene?"). In caso di pericolo (reale o presunto), il software lancia l'allarme a un addetto in carne e ossa (c'è un team dedicato attivo 24 ore su 24). Sarà quindi l'uomo e non la macchina a decidere se è il caso di intervenire o meno, avvertendo nel caso i contatti più assidui o i familiari dell'utente.

Il machine learning (cioè la capacità dell'intelligenza artificiale di imparare dai dati raccolti) dovrebbe migliorare la funzione in corso d'opera, percependo, scrive Zuckerberg, "anche sottili sfumature del linguaggio". In prospettiva, lo stesso metodo e la stessa tecnologia potrebbero essere usati non solo per i suicidi ma anche per altri temi sensibili, come "bullismo e odio online". Il ceo di Facebook, ormai alfiere dell'intelligenza artificiale, non rinuncia a una frecciata nei confronti di chi (come Elon Musk, ceo di Tesla e di SpaceX) sottolinea i rischi derivanti dalle macchine intelligenti: "Visto il timore che l'intelligenza artificiale possa essere pericolosa, è bene ricordarci che sta aiutando a salvare la vita delle persone".

Un nuovo rapporto statunitense svela l'avanzamento tecnologico della Cina nel campo dell'intelligenza artificiale applicata al settore militare. Entro cinque anni, le Forze Armate della Cina potrebbero eguagliare e superare quelle degli Stati Uniti per questo tipo di tecnologie. Il gap tra i due eserciti si sta riducendo, secondo uno studio del Center for New American Security. "La Cina non è più in una posizione di inferiorità tecnologica rispetto agli Stati Uniti, ma è piuttosto diventata un pari che può superare gli Stati Uniti nell'intelligenza artificiale", sottolinea la curatrice del rapporto, Elsa Kania. 

La previsione, per gli Usa, è quella di continuare a essere leader tecnologico per i prossimi cinque anni, ma in un orizzonte temporale più ampio diventerà più difficile mantenere il primato. I segnali dell'avanzamento tecnologico cinese sarebbero già arrivati: ad assicurarsi il primo premio di una competizione sulle tecnologie di riconoscimento facciale indetta da un gruppo di ricerca collegato all'intelligence statunitense è stata una start-up cinese, Yitu Tech, che nella competizione aveva individuato il numero più alto di passeggeri che camminavano sulla rampa di una portaerei grazie ai propri software. Un'altra start-up cinese, Face++, a inizio novembre ha ottenuto finanziamenti per 460 milioni di dollari, in gran parte provenienti da un fondo governativo di Pechino, per lo sviluppo di tecnologie pionieristiche in questo settore.

I tre colossi alla guida della rivoluzione

Gli investimenti cinesi nell'Intelligenza Artificiale sono, oggi, di primo piano e strategici per l'ammodernamento dell'apparato industriale, e Pechino sta investendo in maniera massiccia nello sviluppo dell'intelligenza artificiale. L'obiettivo è quello di creare un'industria da 150 miliardi di dollari entro il 2030 e superare gli Stati Uniti. A guidare lo sviluppo tecnologico sotto questo profilo sono tre giganti di internet: Baidu, che gestisce il motore di ricerca più utilizzato in Cina e che già lavora allo sviluppo di auto a guida autonoma; Alibaba, il colosso dell'e-commerce fondato da Jack Ma, e TenCent, il gruppo che gestisce la piattaforma di messaggistica istantanea WeChat. Assieme sono "Bat", la sigla creata dalle iniziali dei tre gruppi da cui il Ministero della Scienza e della Tecnologia si aspetta i progressi maggiori in questo campo

Gli spioni delle chat altrui hanno i giorni contati: è in arrivo il “protettore elettronico dello schermo” di Google che, grazie all’intelligenza artificiale, riesce a capire (e segnalare) se un’altra persona sta guardando lo schermo. 

Presto scopriremo come funziona 

La novità verrà presentata la settimana prossima, in occasione della Neural Information Processing Systems conference che di terrà a Long Beach, in California. I ricercatori del colosso americano, Hee Jung Ryu e Florian Schroff, spiegheranno nel dettaglio come funzionerà il programma. Ma un assaggio lo hanno già dato con un video che mostra come il dispositivo identifica l’intruso (in pratica la seconda persona a guardare lo schermo) attraverso la telecamera frontale e un software per captare lo sguardo. A quel sullo schermo appare una cornice quadrata che incornicia il viso dello spione e una banda arcobaleno che la indica. 

Bastano 2 millisecondi 

Ryu e Schroff hanno assicurato che il sistema funziona in qualsiasi posizione e sotto qualsiasi luce, ed è in grado di riconoscere una persona in 2 millisecondi. Il “protettore di schermo” è solo l’ultimo di una serie di passi in avanti compiuti da Google per integrare l’intelligenza artificiale in Android e nei dispositivi mobili. 

Franco Carlini è considerato uno massimi esperti di Internet in Italia ai suoi albori, uno dei primi a intuire la portata della grande trasformazione digitale che avrebbe anche travolto il giornalismo e ne avrebbe cambiato le dinamiche. Lo ha fatto quando pochi parlavano di Rete. Si e' occupato di digitale e comunicazione digitale per Il Manifesto, L'Espresso, il Corriere della Sera.

Proprio 'Chips&Salsa', una delle sue rubriche più note, è il titolo del convegno in programma il 1 dicembre a Genova, a Palazzo Ducale. Interverranno tra gli altri Luca De Biase (Nòva – Il Sole 24 Ore), Anna Masera (La Stampa, Università di Torino), Marco Pratellesi (Agi), Andrea Dambrosio (Skytg24), Benedetto Vecchi (Il Manifesto). Chips&Salsa – Giornalismo, innovazione, democrazia, il titolo del convegno per esteso. L'occasione per parlare del dialogo fra giornali e lettori, di whistleblowing, di data e visual journalism e di redazioni che cambiano.

Scomparso prematuramente nel 2007, Carlini ha fondato alla fine degli anni Novanta Totem, una sua agenzia stampa, un progetto da lui ideato e portato avanti insieme a una redazione di 13 giovani giornalisti. Il convegno di Genova è anche l'occasione per ricordarne la figura. Una delle grandi intuizioni di Carlini è stato capire come Internet avrebbe cambiato il giornalismo: i suoi strumenti, il metodo, le fonti.

Un atteggiamento il suo non negativo, Carlini vedeva nella Rete una sintesi dei suoi ideali di partecipazione, apertura e condivisione di idee. E come positiva la caduta delle barriere tra il giornalista, il suo ruolo privilegiato, e i lettori. Cittadini che con Internet sono diventati addirittura protagonisti dell'informazione, come nel caso del citizen journalism. Ottimista, senza però nascondere le criticità che Internet avrebbe portato all'informazione e non solo.
 

Elon Musk, fondatore di Tesla e Paypal, non è nuovo a questo genere di tweet. Teme le implicazioni geopolitiche dell'intelligenza artificiale, teme i robot, non più di quanto li temano scienziati come Stephen Hawking. Nella notte tra domenica e lunedì ha condiviso un tweet con i suoi 15,5 milioni di follower. Lo ha ripreso da Alex Medina, reporter di Vox, sito di informazione statunitense: un video di un robot che si dimostra in grado di saltare agilmente e velocemente tra pilastri e afferma, con un commento piuttosto esplicito: "Siamo Morti". 

Musk lo riprende e scrive: "Questo è niente. In qualche anno questo robot si muoverà così velocemente che avrete bisogno di una luce stroboscopica per individuarlo". E aggiunge: "Sogni d'oro"

 

Dopo qualche minuto condivide un nuovo tweet, dove spiega meglio le sue paure, e scrive: "Dobbiamo regolamentare l'intelligenza artificiale e i robot, come facciamo con il cibo, con le medicine, con le auto e gli aerei. I rischi per le persone richiedono regolamentazioni". Nella lunga serie di Tweet che seguono c'è anche un sondaggio, con 3mila voti e l'80% dei voti a favore di una regolamentazione immediata del settore. 

 

L'Indonesia è, dopo la Cina, il Paese che riversa più plastica nel mare, contribuendo a rendere sempre più grandi i già enormi agglomerati di materie sintetiche che galleggiano nel Pacifico, e ha fiumi tra i più inquinati del mondo. Per arretrare da questi poco invidiabili primati, un'azienda locale, Evoware, ha avuto un'idea: produrre bicchieri commestibili, fatti di alghe, senza alcun additivo chimico. Un'idea che è piaciuta al produttore di cibi e bevande Ong Tek Tjan, che sta utilizzando i contenitori di Ecowave per i suoi gelati e le sue bibite.

I bicchieri sanno di gelatina e sono disponibili in diversi aromi, dalla menta al tè verde. David Christian, cofondatore di Ecowave, spiega di aver avuto l'idea assistendo alla crescita inarrestabile dei rifiuti plastici nella capitale Jakarta, dove è nato e vive: "Ho visto quanti rifiuti di plastica vengono prodotti qui: richiedono centinaia e migliaia di anni per degradarsi e contaminano tutto". 

Il successo del prodotto è però ancora affidato alla sensibilità ambientale dei consumatori: un gelato 'green' può essere infatti – scrive Business Insider – fino a cinque volte più costoso di quelli contenuti in coppette di plastica, dato che sono ancora prodotti a livello artigianale. Non solo, gli stessi bicchieri di alghe al momento, per poter mantenere la loro consistenza, vengono avvolti in una confezione di plastica

 

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