Newsletter
Flag Counter
Facebook Page
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Politica

"Ho usato un'espressione sbagliata e di questo mi dolgo". Lo ha affermato il candidato del centrodestra alle elezioni regionali, Attilio Fontana, intervistato da Radio Rtl 102.5, tornando sull'uso del termine 'razza bianca'. "Partiamo dal presupposto che sicuramente ho usato un'espressione infelice e sbagliata – ha spiegato – questo l'ho detto nell'immediato e lo ribadisco in questa sede. Il merito però deve essere oggetto di attenzione. Io credo che questa immigrazione incontrollata rischi di creare dei grossi problemi al futuro del nostro Paese, questo è il significato di quello che volevo dire. Ho usato un'espressione sbagliata e di questo mi dolgo".

Il governo dovrebbe presentare un progetto sui migranti indicando il numero di quanti ammessi a entrare nel nostro paese. Lo ha affermato Attilio Fontana, candidato del centrodestra alle elezioni regionali in Lombardia, intervistato da Radio Rtl 102.5. "Qualunque sia il governo pretenderei che si organizzasse, nel senso che presentasse un progetto, ci dicesse come, dove e quanti immigrati intende far entrare – ha detto – io credo che la cosa più sbagliata sia lasciare che chiunque possa entrare senza un controllo, senza un progettazione che ci dica che lavoro faranno, che scuola faranno, dove vivranno, che servizi sociali potranno assisterli. Così è una follia che ritengo pericolosa per il nostro futuro e per il futuro dei nostri figli. Bisogna conoscere il programma che il Governo ritiene di applicare a tutto il territorio nazionale, declinandolo poi sul nostro territorio". Quanto all'uso del termine 'razza bianca', precisa ancora "ho detto che il nostro popolo rischia di essere sommerso, ho usato un termine sbagliato e lo riconosco". 

La Commissione europea irrompe nel dibattito politico italiano. Lo fa con le parole di Pierre Moscovici, commissario agli Affari Economici che dice senza mezzi termini: "L'Italia è tra i rischi del 2018 per l'Unione europea" e definisce l'appuntamento elettorale del 4 marzo "un rischio politico", come riporta Repubblica.

A preoccuparlo è la legge elettorale e che non garantirà, salvo sorprese, un esito certo. Il rischio è che si replichi lo stallo già visto in Spagna e in Germania. Ma sono anche le tante voci in campo critiche rispetto la moneta unica (Salvini e Di Maio) e, più in generale, rispetto alle regole europee.


Chi è Pierre Moscovici

Durante la campagna presidenziale del 2012, è stato direttore di campagna del candidato socialista François Hollande. Nel 2014 viene indicato come Commissario europeo per gli affari economici e monetari nella nuova Commissione Juncker.

Cosa fa

La sua posizione ha una grande importanza, dovuta all'impatto che l'Unione europea ha sul mondo dell'economia, ma non è l'unico a occuparsi di questioni economiche: ci sono i commissari alle imprese e all'industria, al mercato interno ed ai servizi, alla concorrenza, al commercio, alla fiscalità ed all'unione doganale, alla programmazione finanziaria ed al bilancio, all'energia e alla politica dei consumatori. Il Commissario è anche l'interlocutore naturale della Banca centrale europea e a lui fa capo la Direzione Generale per gli affari economici e finanziari, attualmente diretta dall'italiano Marco Buti.


Di qui è nato anche il botta e risposta a distanza tra Moscovici e Luigi Di Maio. "La proposta di sfondare il tetto del 3 per cento nel rapporto deficit-Pil è un controsenso assoluto", ha detto il commissario Ue riferendosi a un passaggio di Luigi Di Maio riguardante il programma M5s. Parole che Di Maio incassa per poi dirsi "dispiaciuto dall'ingerenza" e chiedere un "confronto pubblico".

Ma non sono sfuggite al Commissario europeo le parole del candidato del centrodestra in Lombardia, Attilio Fontana, che ha parlato di "razza bianca" e dei rischi connessi all'arrivo di migranti nel nostro Paese. Ed ecco la reazione da Bruxelles: "Queste affermazioni sono evidentemente scandalose, ma ho fiducia nel popolo italiano", riporta La Stampa. E' a fronte di tutto questo che Moscovici si spinge ad auspicare la vittoria di una coalizione "pro Ue e pro Euro", fino a citare direttamente Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan: "Non è un segreto che sugli orientamenti europei e le decisioni da prendere sulla zona euro c'è una convergenza di vedute molto chiara con Gentiloni, Padoan e il governo".

La reazione

Inevitabile che, al di qua delle Alpi, insorgessero le forze di opposizione. Giorgia Meloni invita senza giri di parole Moscovici a "farsi i fatti suoi". Per Matteo Salvini, ci si trova di fronte a una "inaccettabile intrusione". Per Sandra Savino, capogruppo di Forza Italia in Commissione politiche Ue alla Camera, "Moscovici può dormire sonni tranquilli perché all'orizzonte in italia si prevede una netta vittoria del centrodestra".

C'è chi dichiara di non volersi più ricandidare per "scelta di vita" o, più prosaicamente, perché ha fiutato l'aria e preferisce anticipare una decisione imbarazzante da parte del gruppo dirigente del proprio partito. Ma c'è anche chi di tornarsene a casa non ne ha voglia e si sta preparando a resistere per tentare di conservare il proprio seggio parlamentare. Fatto sta che per i pezzi da Novanta di Montecitorio e Palazzo Madama i tempi si sono fatti difficili, come testimoniano le defezioni eccellenti annunciate da alcuni veterani nei giorni scorsi.

Bisognerà vedere a quale delle due categorie appartiene Umberto Bossi, ora che il leader leghista Matteo Salvini ha scoperto le carte riguardo all'eventuale ricandidatura del Senatur: Salvini ha ribadito che non ha nulla in contrario a ricandidarlo a Roma, a patto che il senatur limiti le sue critiche, molto aspre in passato, alla linea nazional-sovranista impressa dal 'capitano' leghista. Forse per questo Bossi negli ultimi tempi è parso fare un passo di lato, limitando dichiarazioni e visibilità. Per lui – se tutto andrà bene – si potrebbe aprire una possibilità a Palazzo Madama, dove è certa la ricandidatura di un altro big storico come Roberto Calderoli. Sarebbe una novità per Bossi che, malgrado il soprannome senatur, è sempre stato eletto a Montecitorio, tranne il primo mandato da parlamentare.

Sembra invece tramontata l'ipotesi di candidare il vecchio 'capo' al Pirellone, come si vociferava nei mesi scorsi. Una prima scrematura delle candidature è attesa per mercoledì, quando si terrà una riunione ad hoc in Bellerio. Le liste dei candidati alle politiche, come da tradizione in Lega, sono fatte dal segretari nazionali (regionali) ma l'ultima parola, in particolar modo su Bossi, spetta a Salvini.

Chi parte e chi resta

Nel caso di esito negativo, il nome di Bossi si andrebbe ad aggiungere a quelli di altri parlamentari di lungo corso ormai sul piede di partenza, come il ministro degli Esteri Angelino Alfano, Anna Finocchiaro, Carlo Giovanardi, i forzisti Martino e Colucci, i Dem Bindi, Chiti, Sposetti e Lanzillotta, con un punto interrogativo per Luigi Manconi. Nomi che, a loro volta, si aggiungono a quello di chi, come il grillino Alessandro Di Battista, ha detto basta per motivi personali dopo un solo giro o ai peones che cadranno preda della regola dei due mandati e non potranno beneficiare della deroga.

A rimpolpare le fila dei parlamentari vintage ci dovrebbe essere l'annunciato rientro dell'ex-premier ed ex-segretario Ds Massimo D'Alema, in rampa di lancio nello storico collegio di Gallipoli con Liberi e Uguali, mentre non mancano casi, come ad esempio quello della vicepresidente Dem della Camera Marina Sereni, di parlamentari che sarebbero anche disposti a lasciare ma che potrebbero essere invitati a restare in sella a causa del loro peso sul territorio. Il ritorno dei collegi uninominali, infatti, potrebbe costringere alcuni big a rinviare il congedo, per risparmiare al proprio partito sconfitte clamorose in collegi amici, laddove non esista un rimpiazzo di qualità.

 

L'obiettivo è quello di creare una Fintech Valley in Italia. Non solo per le startup ma per tutto ciò che ruota attorno all'economia del futuro ed alla blockchain. Servirsi, per esempio, della blockchain e del Bitcoin per rendere trasparente tutta la pubblica amministrazione. Stanno preparando tra l'altro una proposta di legge per regolamentare e rendere di uso quotidiano il mercato dei bitcoin e delle criptovalute e rendere questa rivoluzione legale e usufruibile nel nostre Paese. Si rivolgono ai giovani, a quei millenials che sfiduciati pensano ancora di disertare il voto. Si pongono in antitesi al Movimento 5 stelle, guardano come modello a formazioni politiche innovative come Ciudadanos e Podemos. Sono le competenze ed i risultati a dover indirizzare la politica, il loro motto.

Nel panorama politico si è affacciato un nuovo movimento. Si chiama 'Dieci volte meglio' ed è stato fondato da giovani imprenditori come Andrea Dusi, Gian Luca Comandini e Stefano Benedikter. "Un partito – spiega Comandini, creatore di You&web", società di marketing digitale – che si basa sulle nuove tecnologie, sul turismo, su una riforma dell'istruzione e sulle competenze concrete di chi vuole cambiare il paese. La politica non sa e non è in grado di sapere di cosa parlano i giovani. Siamo il nuovo che avanza contro il vecchiume. Ho sentito Di Maio parlare di Blockchain, mi sono venuti i brividi, è pericolosissimo riempirsi la bocca di termini che non si conoscono per racimolare qualche voto, lo sfido in un confronto pubblico a spiegarmi cosa è secondo lui il bitcoin. Lasci spazio piuttosto a chi con l'innovazione ci lavora da anni…".

"Per digitalizzare l'Italia servono 300 geni. Subito un ministero dell'Innovazione"

"'Dieci volte meglio' – recita lo slogan – è un partito che si propone di portare una nuova leadership politica per un cambiamento radicale dell'Italia attraverso competenza ed esperienza". "Per digitalizzare la pubblica amministrazione Renzi ha cercato di avvalersi di una decina di persone. Non bastano. Servono almeno 300 geni italiani, se non 3.000". Si punta ad una rivoluzione, quindi. "Credere in 10 Volte Meglio – si legge nella pagina web – non vuol dire solo credere nelle nostre persone, ma sentirsi parte di quell'Italia che, tramite questo Gruppo, punta ad un reale "risorgimento" italiano. Questo Risorgimento sarà possibile se e solo se l'Italia lo vuole".

Comandini, appena 27enne, è uno dei personaggi italiani più citati quando si parla di innovazione e mondo digitale. Presiede da oltre tre anni un corso di Web e Social Media Marketing all'Università Sapienza di Roma e diversi seminari in molti altri atenei. è un appassionato divulgatore e studioso di criptovalute (tra cui gli ormai celebri bitcoin) e di tecnologia blockchain.

"Occorre arrivare subito ad un ministero dell'innovazione. L'Italia – spiega ancora Comandini – può essere la patria di un nuovo sistema economico che si sta sviluppando già nel resto del mondo. Può essere la Silicon Valley europea del futuro e attirare capitali da ogni parte con la creazione di milioni di posti di lavoro in settori come: fintech, blockchain, intelligenza artificiale, robotica, startup, turismo, cultura".

Il programma di 10 volte meglio

Dieci volte meglio può contare su oltre 800 mila euro per la campagna elettorale ottenuti finora attraverso la raccolta fondi. Stanno raccogliendo le firme in tutto il territorio nazionale per presentarsi da soli, e a meno di una settimana ne hanno già raccolte più della metà necessarie. Con un programma a dieci anni, non di una semplice legislatura perché – spiegano i promotori del movimento – "l'Italia ha bisogno di un cambiamento profondo, di energia e di passione. Ha bisogno di una politica onesta, concreta, trasparente, al servizio di tutti, lasciamo spazio ai fatti e non alle parole".

Una cerchia di esperti sta studiando il programma. Tra i vari punti si mira a "rilanciare il turismo trasferendo la sua gestione dal ministero della Cultura a quello dello Sviluppo Economico", ad "un profondo cambio nell'istruzione", ad una "free tax area per 20 anni", ad un vero piano per il Sud. Lo scopo è quello di avviare una vera e propria rivoluzione culturale e tecnologica. I candidati saranno tutti manager, imprenditori, ricercatori, molti dei cervelli che si sono trasferiti all'estero e che proprio per queste elezioni hanno deciso di tornare in Italia. Tra i nomi che saranno in lista Piera Levi Montalcini e Edoardo Colombo.

Il sindaco di Livorno Filippo Nogarin è indagato per concorso in omicidio colposo nell'inchiesta sull'alluvione che lo scorso 10 settembre colpì la città è in cui persero la vita otto persone. Ad annunciarlo lo stesso Nogarin in un post sul suo profilo Facebook.

"Ho operato nel massimo rispetto delle leggi"

"Questa mattina sono stato interrogato dai pubblici ministeri di Livorno che stanno indagando sull'alluvione del 10 settembre. Mi è stato comunicato di essere indagato per concorso in omicidio colposo", scrive Nogarin che aggiunge: "Non sono stupito per questa indagine, visto che in quanto sindaco sono il diretto responsabile della Protezione civile comunale. Io so di aver operato nel massimo rispetto delle leggi e delle procedure, ma è chiaro che davanti alla morte di 8 persone gli investigatori debbano approfondire ogni dettaglio ed esaminare la condotta di ciascuno degli attori in campo quella notte e non soltanto.
L'ipotesi di accusa è molto pesante, sarei un irresponsabile e un pazzo se la sottovalutassi". Quindi Nogarin fa sapere: "Oggi ho fornito agli inquirenti tutte le risposte e le spiegazioni che mi sono state richieste e sono a completa disposizione dei magistrati per chiarire loro, anche nei prossimi giorni, ogni eventuale dubbio".

"Questo è un momento per me molto difficile, sia come sindaco che come uomo. Ma voglio rassicurare i miei concittadini: continuero' a lavorare con il massimo impegno e dedizione anche nei prossimi mesi per portare a compimento quel percorso di miglioramento della città di Livorno, che abbiamo cominciato ormai 3 anni e mezzo fa" conclude.

I sospetti della Procura

L'annuncio del sindaco del Movimento 5 Stelle ha subito suscitato reazioni, tra le quali non sono mancati attestati di stima e di solidarietà. Soprattutto, riemerge il ricordo di quella notte da incubo dopo poco più di 4 mesi. L'alluvione del 10 settembre mise in ginocchio la città, provocando la morte di otto persone tra cui un'intera famiglia (più un uomo che poco dopo si suicidò per lo sconforto). La Procura di Livorno aprì subito un fascicolo contro ignoti per omicidio e disastro colposo: indagine a 360 gradi, in cui vennero prese in considerazione tutti gli aspetti della tragedia, comprese la situazione urbanistica della città, le tombature dei fiumi ma anche l'eccezionalità dell'evento. Quella notte caddero infatti più di 250 millimetri di pioggia, ed esondarono il Rio Ardenza, principale corso d'acqua della città, il Rio Maggiore e il Rio Banditella. 

"Il sospetto", sottolinea il Corriere, "è che le passate amministrazioni abbiano ignorato l’emergenza idrogeologica, «tombando» (cioè chiudendo con il cemento) corsi d’acqua, costruendo in zone pericolose, ignorando fondamentali principi di sicurezza soprattutto nella zona periferica e collinare della città. Ancora oggi a gravissimo rischio".

"Che i vaccini siano utili è fuori di dubbio, io i miei figli li ho vaccinati ma vanno bene 4 vaccini", come funzionava prima della legge Lorenzin, " ma che 10 vaccini siano un rischio è altrettanto fuori di dubbio. Io contesto che ci sia la verità da una parte e la Lega dall'altra. I vaccini sono utili ma imporre indiscriminatamente 10 vaccini contemporaneamente è un rischio enorme per i bambini". Lo ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, ai microfoni di 'Radio anch'io'. 

Il giorno dopo la polemica sulle parole di Attilio Fontana, candidato del centrodestra al governo della Lombardia che ha paventato minacce alla "razza bianca" causate dall'immigrazione incontrollata, l'interessato prova a chiudere la polemica con un'intervista al Giornale, mentre Matteo Salvini blinda l'ex sindaco leghista di Varese. Da parte sua Berlusconi, in un colloquio con il Quotidiano Nazionale, prova a gettare acqua sul fuoco e parla di "espressione infelice". In privato, però, avrebbe utilizzato con i suoi toni molto più duri.

Non sono razzista. A dimostrarlo ci sono anni di politica senza macchia", assicura Fontana, che torna a definire "lapsus" la sua discussa esternazione. "La Lega non è razzista", sostiene, "invece di razza dovevo dire popolo italiano o cultura nazionale che vanno difesi da un'invasione che rischia di distruggerci". Secondo Fontana, "emigrare è la cosa peggiore che possa capitare, dobbiamo impedirla. Non possiamo accogliere un miliardo di persone". Il candidato promette che non dirà piu' 'razza bianca' "ma dirò sempre – si impegna – che la nostra gente e la nostra cultura vanno difese".

Berlusconi: io l'ho detto che non era adeguato

"Ogni riferimento al concetto stesso di razza è ovviamente lontano dalla mia cultura e dai miei valori. In questo caso si è trattato di un'espressione infelice della quale l'avvocato Fontana, che è persona moderata ed equilibrata, si è gia' scusato. Però trovo sia un grave errore focalizzare l'attenzione su una parola sbagliata e non sul rischio che l'Europa perda la sua identità per effetto di un atteggiamento sbagliato, rinunciatario, di un falso buonismo che spesso prende il posto del giusto rispetto per le altre culture", è il commento rilasciato da Berlusconi a Qn, "questo fenomeno, sotto la spinta di ondate migratorie incontrollate, può minare le basi della nostra stessa civiltà".

In privato, secondo un retroscena di Repubblica,  il Cav si sarebbe però sfogato così con i suoi: "Ecco a cosa porta l'inesperienza, quando dicevo che era uno uscito dal giro della politica da troppo tempo, mi riverivo proprio a questo". "La paura è che uscite come queste possano terrorizzare l'influente borghesia milanese, che un suo peso sul voto lo ha", sottolinea il quotidiano di Largo Fochetti, "ma anche che l'eco fuori confini dell'uscita sulla 'razza' possa imbarazzare ancor più i leader Ppe che ancora credono nel Berlusconi capace di arginare gli alleati populisti in Italia".

Salvini: "Nessun passo indietro"

Passo indietro di Fontana? "Ma figurarsi… Di cosa stiamo parlando?", è invece la risposta di Salvini, interpellato sull'argomento da Radio Anch'io. Per il leader del Carroccio "è incredibile come in Italia si riesca a parlare di un sostantivo e di un aggettivo e non del problema: la nostra cultura rischia di scomparire, Fontana dice che c'è un'invasione fuori controllo, parla di un rischio islamizzazione di cui parlava la Fallaci 15 anni fa. "Dobbiamo farne arrivare di più? I primi giorni di gennaio gli sbarchi sono stati più del 15% rispetto all'anno scorso e non se ne parla. Quotidianamente nelle cronache locali, ormai queste notizie sono confinate lì, ci sono furti, rapine e violenze sessuali ad opera di richiedenti asilo che nell'attesa si dedicano a delinquere. Io prendo atto che nelle carceri italiane quasi 40% sono immigrati. Se gli immigrati regolari sono l'8% e il 40% dei criminali sono immigrati c'è qualcosa che non va nelle percentuali", conclude Salvini.

Migranti e vaccini sono i temi al centro della nuova polemica politica che coinvolge direttamente Lega e Movimento 5 Stelle. A far scoppiare la bufera è una frase del candidato leghista alla carica di governatore della Lombardia, Attilio Fontana, che ai microfoni di Radio Padania ha parlato di pericolo invasione e di rischio per la "razza bianca" a seguito dei tanti arrivi. Parole che suscitano la reazione indignata bipartisan (con alcune singole eccezioni) delle altre forze politiche e la Lega finisce nel mirino. Anche i pentastellati, però, si 'guadagnano' la loro dose di polemiche: è il candidato premier Luigi Di Maio a finire sul banco degli imputati, 'reo' di aver annunciato che, una volta al governo, cancellerà la legge Lorenzin sull'obbligo vaccinale.

Andiamo con ordine: il 14 gennaio, in un intervento radiofonico, Fontana ha spiegato, parlando del fenomeno dei migranti, che non si possono accettare tutti "perché vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come realtà sociale, come realtà etnica". Il motivo, secondo l'ex sindaco di Varese, è semplice: "loro sono molti più di noi" e "qui è questione di essere logici, razionali. Noi non possiamo accettarli tutti perché tutti non ci stiamo" e si deve "decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società deve continuare a esistere".

Le reazioni sono durissime: "Questa è una vergogna razzista", tuona il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato. Il segretario dem, Matteo Renzi, osserva: "Altro che farneticanti dichiarazioni sulla 'razza bianca': il derby tra rancore e speranza è la vera sfida che caratterizzerà il 4 marzo, in Lombardia come nel resto del Paese". Anche Di Maio stigmatizza le parole di Fontana: "Berlusconi dice che loro sarebbero i moderati e noi gli estremisti. Ma dopo la frase detta da Fontana sulla razza bianca siamo sicuri che siano loro i moderati? Se è cosi', io sono Ghandi", ironizza il pentastellato.

"Un candidato presidente che si lancia in dichiarazioni cosi' deliranti dimostra drammaticamente di non essere all'altezza della più importante regione del Paese", afferma il numero due del Nazareno, Maurizio Martina. Il leader della Lega, Matteo Salvini, però, difende il suo candidato: "il colore della pelle non c'entra niente, c'è un pericolo molto reale: secoli di storia che rischiano di sparire se prende il sopravvento l'islamizzazione finora sottovalutata".

 A metà giornata Fontana corregge il tiro e parla di equivoco, qui pro quo, lapsus. Qualche imbarazzo nel centrodestra, dove si cerca di smorzare la polemica: "lo conosco da tempo, è una persona seria e moderata, non un razzista. Si è trattato di una frase infelice della quale si è già scusato", sottolinea Maria Stella Gelmini (FI).

Ma per il Guardasigilli Andrea Orlando "le parole di Fontana non possono che preoccupare: "credo che dietro a molta della propaganda xenofoba che è stata alimentata in questi ultimi anni ci sia anche un tratto razzista". 

Quanto ai vaccini, è Di Maio ad innescare la miccia: al governo, annuncia, "faremo una legge sulla raccomandazione dei Vaccini, noi siamo a favore della raccomandazione" e non per l'obbligo. Dunque, per Di Maio si dovrebbe tornare a "come era prima del decreto Lorenzin". A replicare è la stessa ministra della Salute e leader di Civica popolare, Beatrice Lorenzin: "Di Maio come Salvini, sui vaccini, come su tutto il resto, il populismo parla la stessa lingua. Gli italiani sapranno valutare la serietà dei programmi e delle persone", afferma.

Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e in odore di candidatura nelle file del Pd, scrive su Twitter: "Bravo Di Maio, abroghiamo la legge Lorenzin che sembra funzionare, non sia mai che qualcuno ci strappi il quinto posto nella classifica mondiale del morbillo". Riunisce i due temi il senatore dem Andrea Marcucci: "C'è un'unica destra populista, che viene da un altro secolo e da un altro Paese, e che mette insieme Di Maio, Salvini, e Berlusconi. M5s e Salvini all'unisono vogliono abolire la legge sui vaccini, l'incredibile candidato leghista in Lombardia che parla di invasione e di razza bianca Il 4 marzo gli elettori devono essere consapevoli che ogni voto non dato al Pd e disperso in altre liste sarà un regalo ai populisti Salvini, Berlusconi e Di Maio, un vero pericolo per il Paese".

La "razza bianca", la "nostra società" rischiano di essere "cancellate" dal fenomeno dell'immigrazione non controllata. Ne è convinto il candidato alla presidenza della Regione Lombardia, Attilio Fontana. In un'intervista trasmessa da 'Radio Padania', l'ex sindaco di Varese ha usato espressioni dure e nette, che faranno discutere.

"Noi non possiamo accettare tutti" gli immigrati "perché, se dovessimo accettarli tutti, vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come realtà sociale, come realtà etnica", ha sostenuto. "Perché – ha proseguito – loro sono molti più di noi, più determinati nell'occupare questo territorio, di noi. Noi, di fronte a queste affermazioni, dobbiamo ribellarci, non possiamo accettarle: qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, qui è questione di essere logici, razionali. Noi non possiamo, perché tutti non ci stiamo. Quindi, dobbiamo fare delle scelte: decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società deve continuare a esistere o la nostra società deve essere cancellata: è una scelta".

 

Una bacchetta magica da circa 50 miliardi di euro. Tanto vale la flat tax al 23% in termini di mancato gettito per le casse dello Stato. E a brandire il magico strumento, al momento, sono Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.

Mentre il Partito democratico mette in guardia: non ci sono coperture, ha avvertito nelle scorse ore Matteo Renzi. E comunque, con il notaio a versare quanto il contadino, ci si troverebbe di fronte a una misura che è il contrario dell'equità, rincara il vice segretario dem, Maurizio Martina.

Nonostante questo, la flat tax tiene banco negli studi televisivi che oggi ha ospitato i leader del centro destra e un ministro di peso, candidato del Pd, come Pier Carlo Padoan (Il Sole 24 Ore). Salvini, da Lucia Annunziata, frena sulla portata dell'aliquota: sarà sicuramente inferiore al 20 per cento, quindi più leggera per lo Stato (Huffington Post).

Padoan: "Così si avvantaggiano i più ricchi"

Padoan, più tardi nello stesso studio, avverte: la flat tax proposta dal centrodestra "È il tipico prodotto bacchetta magica, sembrerebbe che la sua introduzione, indipendentemente dall'aliquota, produca semplificazione e l'abbattimento delle tasse" ma "non è sostenibile. Capisco che dire che si farà la flat tax susciti entusiasmo. Ma ci sono due aspetti da considerare: primo, diteci dove trovate le decine e decine di miliardi che servono a coprire la flat tax. Secondo, diteci come si evita che la flat tax produca un risultato ben noto, cioè quella di essere regressiva, ovvero di avvantaggiare i più ricchi".

La risposta arriva da un altro studio e su un'altra rete: luci sparate, musiche ad effetto, applausi e urla da concerto rock accompagnano l'ingresso di Silvio Berlusconi nell'arena di Barbara D'Urso. Il cavaliere gioca in casa, a Canale 5, e snocciola una dopo l'altra tutte le cifre della sua equazione per la crescita: meno tasse, più soldi nelle tasche degli italiani, più consumi, quindi più produzione industriale e piùlavoro. Il fulcro dell'equazione è proprio la flat tax.

Berlusconi: "La nostra religione è sempre stata meno tasse"

"La nostra religione laica è sempre stata meno tasse, meno tasse, meno tasse. Siamo sotto una oppressione fiscale ed è qualcosa che incide negativamente su tutti. Serve una vera e propria rivoluzione fiscale che si chiama flat tax", premette il presidente di Forza Italia che, poi, aggiusta il tiro di Salvini fissando l'asticella dell'aliquota, non al 20 per cento ma al 23 per cento. "C'è una unica aliquota, pari o inferiore all'aliquota piùbassa che oggi è al 23 per cento. L'aliquota che si applica è al 23 per cento".  

E le coperture? Qui Berlusconi rivede al ribasso il peso per lo Stato. Non 50 miliardi di entrate minori, ma "circa 30 il primo anno" a fronte della quali "andremo a prendere almeno 40 miliardi dalla non elusione e dalla mancata evasione. Sarà un toccasana per l'erario, le imprese, l'economia", promette.

L'altro terreno di scontro tra centrodestra e Partito democratico è quello del Jobs Act. Il ministro dell'Economia apre a modifiche: "Penso che il Jobs Act deve dare ancora suoi frutti peri-strutturali. Si puo' ragionare sull'insieme degli incentivi fiscali che accompagnano il Jobs Act, sono 300 milioni perché non dobbiamo dimenticarci dei vincoli di bilancio, con buona pace di Salvini".

E, ancora: "Non c'è niente di male nei prossimi mesi di rivedere al margine la struttura del Jobs Act per rivedere un mercato del lavoro che taluni ritengono squilibrato". Salvini, però, non retrocede dall'idea di smontare "l'intero impianto della legge", oltre a debellare il sistema Fornero sulle pensioni, e attacca: "Aver precarizzato milioni di italiani non è sicuramente un aspetto positivo. Magari ci fosse una sola modifica da portare al Jobs Act. È l'intero impianto che va modificato. è l'intero sistema del mondo del lavoro che va rivisto, magari inserendo una tassa unica"