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Politica

L’edificio ha l’aspetto di una di quelle dimore di campagna che ospitavano il Buen Retiro estivo di qualche zucchetto porpora, ai tempi del Papa Re. Probabilmente lo era: al di là del suo cancello si apre ancora oggi la Pineta Sacchetti, prima avvisaglia della campagna romana. Oggi c’è anche il traffico di uno dei punti più congestionati di Roma, nonostante di lì inizi il tunnel del Grande Giubileo che porta dritti alla Farnesina, e proseguendo si arriva alla Salaria.

Villa Nazareth è villa della campagna romana anche nel suo aspetto un tantino delabrè, tipico del rustico ecclesiastico che si riscontra anche ai Castelli. Difficile immaginare che dentro fioriscano giovani cervelli, poveri ma belli, pronti ad andare ad occupare i gangli della pubblica amministrazione, o le cattedre accademiche. Da studente universitario, Giuseppe Conte, premier incaricato, ha frequentato Villa Nazareth. Un dettaglio non irrilevante per capire la personalità del giurista alle prese in queste ore con le consultazioni per formare il governo, visto che quel luogo è noto come il tempo del cattolicesimo democratico. Da Villa Nazareth confermano e ricordano bene Conte: "Fa parte del Comitato e continua a darci il suo contributo, a livello nazionale e internazionale. È stato molto attivo quando abbiamo stretto rapporti con alcune Università negli Stati Uniti", dice all'HuffPost il professor Carlo Felice Casula, che guida il Comitato scientifico.

La meglio gioventù

Da Villa Nazareth esce, silenziosamente ma costantemente, un ininterrotto flusso di giovani talentuosi, giunti lì da tutta Italia per essere tirati su da una Chiesa che, almeno dall’epoca tridentina, conosce l’importanza di far crescere chi ci sa fare, aiutando magari chi non ce la farebbe non per scarsa volontà o interessi, ma per ridotte possibilità economiche.

È un collegio universitario, nel senso che ospita studenti ma non è un mero studentato. Tutt’altro: chi entra segue i percorsi curricolari delle accademie di iscrizione, ma integra con corsi, conferenze, testimonianze. È curato nemmeno fosse al Christ Church di Oxford, ha tutor a disposizione e libri a volontà come alla Normale di Pisa.

Insomma: un po' San Filippo Neri, un po' Sant'Ignazio di Loyola, e lo iato che divise la Chiesa tridentina non esiste più.  Grazie anche al fatto che qui si affacciano in continuazione i più noti – e graditi – volti della politica e dell’economia.

Quando Scalfaro raccontava la Costituzione

Oscar Luigi Scalfaro vi era di casa, grazie anche ad una immarcescibile amicizia con il cardinal Achille Silvestrini, mente della politica estera vaticana ai tempi di Casaroli e dell’Ostpolitik di Paolo VI. Veniva, raccontava, spiegava il senso e la lettera della Carta Costituzionale.

Prodi vi faceva capolino anche quando era responsabile dell’Iri. Leopoldo Elia, che oggi è incomprensibilmente dimenticato o quasi, vi riferiva della sua esperienza nelle commissioni dedicate alle riforme costituzionali.

L’avere tali maestri non comporta però l’esserne irreggimentati. Ad esempio Elia è stato fino all’ultimo giorno un convinto proporzionalista, magari di osservanza luterana (nel senso di sbarramento alla tedesca), ed i suoi allievi di quei tempi sono in buona parte per il maggioritario secco. Pazienza. Le vie del Signore sono infinite. Considerando che tra i frequentatori più recenti c’è anche Enrico Letta magari la prossima infornata tornerà ad essere per il proporzionale.

Bastian contrari? No, solo che a certa Chiesa piace chi, insieme alla testa, ha anche il carattere. Una lezione che certo non è stata dimenticata quando a Villa Nazareth studiava un certo Giuseppe Conte, oggi presidente del Consiglio incaricato, sotto la supervisione del cardinal Parolin, che attualmente gestisce la segretaria di Stato vaticana. Come si vede, nel solco di Silvestrini, il quale era un acceso europeista.

Il Papa contro i preti

Un paio di anni fa si è fatto vedere anche Papa Francesco. È interessante vedere cosa disse, dalla necessità dell'accoglienza (a partire dai migranti «che fuggono dalla fame e dalle guerre») alla cultura del provvisorio, dall'economia che ha messo al centro il dio denaro e uccide al capovolgimento di valori, dalle chiacchiere alla necessità di essere veri testimoni cristiani (sì, anche questo: l’anticonformista).

Cominciò con la parabola del Buon Samaritano per concludere: «Il Signore ci liberi dai preti che hanno fretta”. Certe volte per fare le cose ci vogliono anche 80 giorni. A Villa Nazareth lo sanno bene.

Come va interpretato il primo discorso del neo presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte? Perché Sergio Mattarella gli ha affidato l’incarico nonostante la bufera mediatica sul suo curriculum? E cosa bisogna aspettarsi dal suo mandato? Se lo chiedono i giornali italiani e stranieri che provano a fare un’analisi su quello che fino a qualche giorno fa era un Carneade.

La Repubblica

“Il nuovo inizio ha un volto sconosciuto che tutti abbiamo scrutato con curiosità per provare a capire che persona fosse. Perché mai avevamo avuto un premier di cui nessuno conosceva la voce e le idee”, scrive Mario Calabresi nel suo editoriale su Repubblica. “Ma il fatto che sia un Signor Nessuno è anche una scelta ben precisa, utile a sottolineare che a Palazzo Chigi non ci sarà più un membro dell’elite ma un cittadino qualunque. Non importa che il professore avvocato, uomo non del popolo ma dell’establishment universitario non abbia nessuna esperienza politica, non conosca il Parlamento o i dossier europei. Nel nuovo mondo tutto ciò è titolo di merito e lo rende più credibile.

Il Corriere della Sera

Per la prima volta nella storia della Repubblica, a Palazzo Chigi c’è al timone “un uomo con un profilo da marziano”, si legge sul Corriere della Sera. “Il passato e i particolari privati della vita di Conte sono protetti dalla sua lontananza politica e dal cordone dei colleghi giuristi che per rispetto istituzionale non parlano volentieri delle possibili malefatte del collega”.

Il Fatto Quotidiano

L’equilibrista. Lo definisce così Il Fatto Quotidiano riassumendo le intenzioni del neopremier espresse nel suo primo discorso: tenere insieme l’Ue, il Colle e i valori dei 5 Stelle e Lega. “Forse Giuseppe Conte sarà un premier pessimo, o forse buono, o eventualmente discreto. Lo giudicheremo giorno per giorno dagli atti. L’unica cosa che possiamo dire ora, salvo smentite, è che nulla di ciò che viene scritto su e contro di lui è un impedimento a o un ostacolo a fare il premier”, scrive nel suo editoriale Marco Travaglio che dopo aver osservato come le accuse di aver gonfiato il curriculum siano essenzialmente delle “fake news”, lo invita a “chiarire tutto alla stampa. Com’è doveroso per un presidente del Consiglio”.

Il Giornale

Per il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, “Questo finale di partita così assurdo da affidare il governo allo sconosciuto e inesperto Giuseppe Conte – taroccatore di curriculum e incerto pagatore di tasse – non lo si può spiegare solo con la legittima ambizione dei due giovani, Di Maio e Salvini, a occupare poltrone importanti. Ci deve essere dell’altro, un non detto che chissà quando lo scopriremo”: Per Sallusti resta “inspiegabile la decisione di Mattarella di negare al Centrodestra unito la possibilità di trovare in Parlamento i pochi numeri che gli mancavano a essere maggioranza. Se l’alternativa a questo era di finire nelle mani di Giuseppe Conte – cioè il nulla – tanto valeva provarci”.

Il Messaggero

Per Marco Gervasoni del Messaggero “Una soluzione diversa dall’incarico a Conte sarebbe stata giustamente percepita dagli italiani come un ripiegamento di fronte alle pressioni della Commissione europea, di altri governi o di poteri più o meno nascosti. Nonché un mancato rispetto della volontà popolare”. Nel profilo tracciato da Mario Ajello si legge che Conte , “un ufo atterrato al Colle in stile Dc”, è uno “capace a stare nei Palazzi. Felpato e scafato come un politico volenteroso o comunque come un avvocato abituato a trattare o comunque come un professionista meridionale concavo e convesso (altro che tecnico! Aktro che Monti!), Conte si mette subito a parlare la lingua mattarelliana”. Poi continua: “il primo esame lo ha superato, non ha fatto la figura del re travicello, ma la strada è ancora lunga”.

La Stampa

È bastata una frase pronunciata dal neo premier per far “tornare di moda l’ambizioso Robespierre”, osserva Lucia Annunziata su La Stampa. “Mi propongo di essere l’avvocato difensore del popolo italiano, sono disponibile a farlo senza risparmiarmi”, ha detto Conte.  “Da Avvocato incaricato Presidente del Consiglio ad Avvocato del Popolo, il clima cambia in un secondo. Giuseppe Conte dà voce alla aspirazione neomoderna della politica, ma la suggestione che lancia ha radici profonde”, spiega Annunziata. “Il distacco tra ‘governanti’ e ‘governati’ è tema antico. Da Sparta, a Roma, gli avvocati del popolo sono stati una forte istituzione, e i più famosi sono di sicuro i Tribuni plebis, il cui ruolo fu così vitale che Cicerone affermò che senza il Tribunato non vi sarebbe stata neppure la Repubblica e la democrazia. Da allora ad ogni svolta ambiziosa della storia, l’uomo che prende nelle sue mani i diritti dei cittadini fa la sua ricomparsa. Soprattutto negli Stati moderni: nella Rivoluzione francese, in età napoleonica e nella Repubblica romana risorgimentale. Compare in Locke, Rousseau ma anche in Lenin”. 

Nel nominare questo titolo – continua Lucia Annunziata – “il colto avvocato Conte certamente sapeva quali echi avrebbe lasciato sotto le volte del Palazzo dei Papi sul Colle: è stato l’annuncio di un ribaltamento di ordini. Di cui il giuramento di fedeltà europeista non ha ammorbidito lo strappo”.  

Ma, appunto, come si legano, se si legano, la fede nell’Europa delle nazioni, e quella di un esercizio diretto della voce del popolo? “Il premier, nel senso della Costituzione italiana, è figura tipica della modernità democratica che ha forma rappresentativa. Segna l’accordo e i programmi convergenti di uno o più partiti; è uomo di servizio che opera a quell’incrocio rappresentato dal bene particolare di un partito con il bene generale di tutti i cittadini. Un premier è per definizione negoziatore, equilibratore di interessi, esponente di un accordo che esiste nel tempo e nelle condizioni date; e che per questo è necessariamente deperibile, non rinnovabile”.

Le Monde

“Una settimana fa, era solo un illustre anonimo”, osserva Le Monde. “Nemmeno la prodigiosa immaginazione degli sceneggiatori dell'età d'oro di Cinecittà avrebbe potuto prevedere che questo giurista di 53 anni discreto ed elegante sarebbe diventato il nuovo uomo forte della scena politica italiana. Ma Giuseppe Conte è stato nominato mercoledì 23 maggio, presidente del Consiglio italiano, dopo una soap opera politica durata oltre due mesi”. Il quotidiano francese continua poi: “Mai eletto, lui è uno di quei tecnocrati, tanto criticato dai due partiti politici populisti”. Poi, Le Monde mette in guardia sul timore dei giornali italiani: “la nascita di un "fantoccio" mosso dietro le quinte dai due leader populisti, Pulcinella e Scaramuccia”.

The New York Times

Dopo 80 giorni di colloqui – scrive il New York Times – “il presidente Sergio Mattarella ha affidato il mandato di formare il governo a Giuseppe Conte, un avvocato poco conosciuto con nessuna esperienza di governo”. "In Italia i populisti hanno fatto un grande passo verso il potere", “hanno ottenuto semaforo verde per un governo”, osserva il quotidiano che si chiede se non si trasformerà in "una minaccia per l'Europa".

The Guardian

“L’uomo nominato come future premier italiano è rispettato nell’ambiente legale e in quello accademico ma è lontanissimo dall’ingarbugliato mondo politico”, scrive il Guardian. Ma la domanda dominante – continua il quotidiano britannico – “è in che modo Conte riuscirà a tenere uniti i programmi di M5S e Lega e gli impegni con l’Europa”.

Il primo passaggio è una nota del Quirinale, l'ultimo il voto di fiducia in Parlamento. In poche mosse un 'semplice' cittadino diventa presidente del Consiglio e guida un governo, spesso bastano pochissimi giorni, a volte passano settimane dal primo all'ultimo step. Ecco tutti gli adempimenti previsti.

  • Il conferimento dell'incarico

Il Quirinale, con un comunicato, annuncia che il presidente della Repubblica ha convocato la personalità prescelta al Colle. Un'ora prima dell'arrivo al Colle, viene aperta la sala stampa della Presidenza. Quando il prescelto giunge al Quirinale entra nello studio alla Vetrata e il Capo dello Stato gli annuncia di volergli conferire l'incarico di formare il nuovo Governo. L'incaricato, come ha fatto Giuseppe Conte, può accettare con riserva. In questo caso, solitamente nei giorni successivi al conferimento dell'incarico, svolge sue consultazioni con le forze politiche e compila la lista dei ministri. Conte ha già fatto sapere che svolgerà delle consultazioni e nei prossimi giorni tornerà al Quirinale per sciogliere la riserva e, se l'incarico avrà esito positivo, presentare la lista dei ministri.

  • La lista dei ministri

Una volta stilata la lista di ministri, dunque, il presidente del Consiglio incaricato sale al Quirinale, scioglie la riserva e propone la sua lista al Capo dello Stato che, accoltala in toto o con qualche variazione concordata con il premier, nomina i ministri.

  • Il giuramento

A quel punto il governo è pronto per la cerimonia del giuramento, che avviene nel salone delle Feste del Quirinale. 

  • La cerimonia della campanella

Subito dopo il giuramento il premier, da quel momento effettivamente in carica, va a palazzo Chigi dove si svolge la cerimonia della campanella, cioè il passaggio di consegne con il premier uscente. La campanella che i due si passano come testimone è quella che viene suonata per aprire le riunioni del Consiglio dei ministri.

  • La prima riunione del Cdm

Solitamente immediatamente dopo il passaggio della campanella si svolge la prima riunione del Consiglio dei ministri. Nei giorni o nelle ore successivi, il presidente del Consiglio scrive il discorso con il quale si presenterà alle Camere per chiedere il voto di fiducia.

  • La fiducia in Parlamento

Il nuovo governo si presenta dunque alle Camere, pronuncia il discorso programmatico e chiede la fiducia. Segue un dibattito e il voto. Se il Parlamento vota a favore, il governo è nel pieno delle sue funzioni e può cominciare la sua attività. In base alla cosiddetta 'regola della culla', questa volta il presidente del Consiglio chiederà per prima la fiducia all'Aula del Senato.

  • Sfiducia, e dimissioni

Se il Parlamento non concede la fiducia, il premier sale al Quirinale e rassegna le dimissioni al Capo dello Stato, che solitamente le accoglie ma chiede al presidente del Consiglio di restare in carica per gli affari correnti. 

Giuseppe Conte è rimasto a casa fino alle 17 per preparare l'incontro con il Capo dello Stato. La lettura dei giornali, riferisce chi gli ha parlato, non è stata facile. Ed è consapevole che arriveranno altri attacchi dopo quelli legati al suo curriculum. Ora il giurista dovrebbe prendersi fino a venerdì: un tempo disponibile per definire la lista dei ministri. "Quello che sta per nascere sarà il governo del cambiamento", ha spiegato accettando con riserva l'incarico per formare l'esecutivo.

Se salta Savona, Giorgetti è pronto

Al Quirinale, riferiscono autorevoli fonti parlamentari, potrebbe giurare venerdì sera o sabato, mentre la fiducia potrebbe esserci all'inizio della prossima settimana. Conte si appresta quindi ad essere il 65esimo presidente del Consiglio ma sulla squadra di governo è ancora 'totoministri'. La Lega insiste su Paolo Savona al dicastero di via XX settembre. "Se ci sono veti occorrerà spiegarli agli italiani", ha detto Salvini ai suoi. Anche fonti del partito di via Bellerio hanno ribadito di puntare sul nome dell'economista circolato in questi giorni: per noi è lui il candidato per il Tesoro, hanno chiarito. Giorgetti preferirebbe andare a ricoprire il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ma, riferisce un big della Lega, qualora dovesse essere lui lo 'scoglio' per far partire il governo, non si tirerà indietro. E nel caso verrà invitato a fare un passo avanti. Ma solo se, sottolineano le stesse fonti, dovesse essere esplicitata la richiesta di cambiare cavallo in corsa.

Il 'piano B'

Il partito di via Bellerio e il Movimento 5 stelle insistono in ogni caso sulla necessità di una figura che non sia un 'europeista ortodosso': il messaggio è che con Bruxelles occorrerà discutere apertamente e non chinare la testa. Ma il problema è che se dovesse saltare Savona, come sembra probabile, si rischia di dover modificare tutto lo schema. A partire dalle caselle delle Politiche comunitarie (in pole position Moavero Milanesi) e gli Esteri (in pista Massolo). Il 'piano B' – con Giorgetti all'Economia – porterebbe Fontana, attuale vice presidente della Camera, ad essere sotto segretario alla presidenza del Consiglio, con delega sull'autonomia e i fondi Ue.

Salvini al Viminale e Di Maio al Mise: tutto confermato

La delega sui servizi sarà affidata a M5s. Al Viminale è previsto Salvini mentre Di Maio dovrebbe essere ministro dello Sviluppo ma è ancora da chiarire (la Lega farebbe resistenza) se ci sarà un accorpamento con il Lavoro. Un dicastero che comunque potrebbe essere destinato ad un esponente grillino. Nel nuovo schema alla Lega andrebbe anche la Sanità (potrebbe andare l'assessore alla Sanità della regione Veneta), oltre all'Agricoltura (ipotesi Candiani), al dicastero sulla disabilità (Bordonali) e al Turismo (Centinaio). Alla Difesa potrebbe esserci una figura terza. Nella delegazione dei pentastellati dovrebbe esserci Bonafede alla Giustizia mentre la casella riguardante le Infrastrutture è ancora da definire. 

Il leader del Carroccio incontra Maroni

Stamane, dopo l'incontro con Luigi Di Maio, Salvini si è intrattenuto con il suo predecessore alla guida della Lega, l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni. L'incontro sarebbe stato chiesto da Salvini. I due avevano già avuto un faccia a faccia chiarificatore a Milano dopo il raffreddamento dei rapporti in seguito alla rinuncia di Maroni a correre per un secondo mandato a Palazzo Lombardia. Durante l'incontro Maroni, come ha confermato lo stesso Salvini, non sarebbe stato 'sondato' in merito alla sua disponibilità, che non ci sarebbe d'altronde, per un posto di governo. Ma Salvini potrebbe pensare all'esperienza dell'ex governatore cui lui stesso fa riferimento non per l'esecutivo ma per eventuali incarichi nelle aziende di Stato. 

Il nodo della Farnesina

Oltre al nodo dell'Economia, c'è quello degli Esteri. Poltrona, quest'ultima, riservata al presidente di Ispi e Fincantieri, Giampiero Massolo, se dovesse 'resistere' lo schema che prevede Savona al Tesoro. Ma che sarebbe messo in discussione in caso di stravolgimento di questo impianto. Anche per la Difesa si parla di una figura 'terza' e il nome che circola è quello di Elisabetta Trenta, ex consigliere per i ministeri di Esteri e Difesa in Iraq e in Libano, presentata dai M5s come potenziale ministro durante la campagna elettorale.

Dopo il conferimento dell'incarico per formare un governo a Giuseppe Conte e appena concluso il discorso d'accettazione del professore, sui taccuini dei cronisti e sulla nuova tribuna dei social network iniziano a rincorrersi le reazioni dei partiti, sia dei sostenitori che degli oppositori, al primo passo verso la costruzione dell'esecutivo giallo-verde.

Sarcastiche e allarmate quelle del Pd.

 

"Forza Italia farà opposizione e non voterà la fiducia a un governo che nasce con un programma che ci preoccupa perché non risolve i veri problemi dei cittadini e le tante emergenze che assillano l'economia, le famiglie, le imprese. Saremo vigili su un esecutivo che nasce sbilanciato sul M5S, di cui non abbiamo alcuna fiducia e che reputiamo immaturo per guidare l'Italia", dichiara invece la capogruppo azzurra al Senato, Anna Maria Bernini.

Parole dure anche da Leu.

Giorgia Meloni, alle prese con le dimissioni da parlamentare del cofondatore di Fratelli d'Italia Guido Crosetto e dall'altra con gli impegni elettorali a Siena, si limita per ora a ribadire che, se Salvini ha avuto un via libera per la costituzione di un governo con i pentastellati, la ha avuta da Berlusconi, non certo da lei.

Salvini, da parte sua, festeggia con i suoi follower. 

Salvini: "Sarà un governo dell'orgoglio"

"Soddisfazione, voglia di cominciare a lavorare con la speranza che nessuno metta altri ostacoli alla nascita di un governo che gli italiani stanno aspettando", commenta poi in una nota il capo del Carroccio. "Noi non andiamo" in Europa "a sfasciare niente, andiamo a ricostruire ma con orgoglio", aggiunge parlando con i cronisti, "il mondo va avanti, gli italiani hanno voglia, fame. Sarà un governo dell'orgoglio. Spero nessuno metta veti".

Di Maio: "Una vera e propria liberazione"

Luigi Di Maio si rivolge invece ai sostenitori in diretta su Facebook.  "Il cambiamento non è mai stato così vicino", afferma, "Mattarella è stato pienamente rispettoso della nostra Costituzione, lo ringraziamo per quello che ha fatto. Oggi è stata una vera e propria liberazione. Abbiamo tante cose da fare. Non dico che sarà tutto facile, c'è stato un livello di attacchi inimmaginabile. Ma abbiamo resistito. Io sono uno che non si gode mai niente ma questo momento ce lo dobbiamo godere. Conte avrà la possibilità di far volare questo paese, renderlo più leggero, più snello e con più diritti. E Conte deve sapere che tutto il Movimento è con lui".

Grillo: "Non ci vergogneremo più di chi ci rappresenta"

E Beppe Grillo? In un post sul suo blog intitolato "In alto i cuori!, saluta "con grande piacere il Professor Giuseppe Conte, lo abbiamo visto attraversare una foresta di dubbi e preoccupazioni maldestre, faziose e manierate, che ha saputo superare grazie a dei requisiti fondamentali per la carica che è destinato a ricoprire: la tenuta psicologica e l'eleganza nei modi. Abbiamo portato di fronte al Presidente della Repubblica un uomo che escludo ci farà sfigurare nel mondo. Non soltanto perché conosce le lingue ed è molto ben orientato nelle regole che governano il mondo latino ed anglosassone. Ma, e sopratutto, perché non si riconosce in lui traccia del macchiettismo compulsivo della stragrande maggioranza dei suoi predecessori. Anche per questo non vivrà conflitti interiori "fracchiani" ogni qualvolta dovrà scegliere fra le ragioni delle persone e quelle delle caste che imperversano nel mondo. Finalmente potremo pensare al governo come ad un sistema immunitario sano, pronto a trovare il giusto equilibrio fra questo splendido popolo e le sue istituzioni; così come quelle oltre confini sempre diversi, a seconda di cosa si stia parlando. Non fosse per la testimonianza della nipote di una bidella, che riferisce di una bocciatura in seconda elementare per cattiva condotta, saremmo a posto! In alto i cuori e prepariamoci a non dover più vergognarci di chi ci rappresenta".

Dopo oltre due ore di colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Giuseppe Conte si rivolge al Paese da premier incaricato. Quattro minuti di discorso d'accettazione. Poche parole prima di entrare in un taxi, che lo condurrà dai presidenti di Camera e Senato per le prime consultazioni. Parole che appaiono scelte con cura e che contengono messaggi chiari, e risposte nemmeno troppo implicite alle polemiche dei giorni scorsi. Vediamo come interpretarle.

"Il presidente della Repubblica mi ha conferito l'incarico di formare un governo, se riuscirò a portare a compimento l'incarico, esporrò alle Camere il programma basato sulle intese intercorse tra le forze politiche della maggioranza".

Il programma di governo è quindi, come inevitabile, quello concordato da Lega e M5s, le due forze che hanno sostenuto il conferimento dell'incarico a Conte.

"Il contratto su cui si fonda l'esecutivo, a cui ho dato un contributo, rappresenta in pieno le aspettative di cambiamento dei cittadini, lo porrò a fondamento dell'azione di governo". Questo, ha sottolineato Conte, "nel pieno rispetto delle prerogative che la Costituzione attribuisce al presidente del Consiglio e nel rispetto e delle altre previsioni e regole costituzionali. Il mio intento è dar vita a un governo dalla parte dei cittadini, che tuteli i loro interessi".

Conte non era tra gli sherpa che hanno partecipato ai colloqui del Pirellone durante i quali è stato steso il contratto di governo. Ma ci tiene a sottolineare che non era del tutto all'oscuro dei suoi contenuti. L'intento, insomma, è allontanare l'immagine di mero esecutore dei voleri di Di Maio e Salvini. Molto importante, infatti, il passaggio nel quale il professore si richiama al "pieno rispetto delle prerogative che la Costituzione attribuisce al presidente del Consiglio". A partire dalla stesura della lista dei ministri.

"Con il presidente della Repubblica abbiamo parlato della fase delicata che stiamo vivendo. E delle sfide che ci attendono e di cui sono consapevole. Così come sono consapevole della necessità di confermare la collocazione europea e internazionale dell'Italia". 

Come sappiamo, la principale preoccupazione di Mattarella era quella di un governo anti-establishment che portasse l'Italia fuori non solo dall'orbita della Ue ma anche di quella della Nato. Di Maio, che con il capo dello Stato ha costruito un rapporto piuttosto stretto, ha mostrato sempre toni rassicuranti su questo punto. Ma le aspre polemiche (che hanno coinvolto soprattutto Salvini, il "poliziotto cattivo" del duo) con i funzionari Ue e la reazione convulsa dei mercati hanno reso gli ultimi giorni assai agitati, suscitando forte preoccupazione nel Colle. 

​"Fuori da qui c'e' un Paese che giustamente attende la nascita di un esecutivo e attende delle risposte. Il governo dovrà cimentarsi da subito sui negoziati in corso sul bilancio europeo, sulla riforma del diritto d'asilo e sul completamento dell'unione bancaria. Il mio intendimento è impegnare a fondo l'esecutivo su questo terreno operando le alleanze opportune e facendo sì che la direzione di marcia rispetti l'interesse nazionale".

Conte elenca i dossier europei che lo vedranno impegnato da subito. Scontato il richiamo all'interesse nazionale, stella polare di quello che sarà il "governo del cambiamento", parola chiave che non ha mancato di citare, così come altre formule care ai due partiti che lo appoggiano (quel "cittadini" con la sfumatura vagamente giacobina che mettono i pentastellati). Molto interessante il richiamo alle "alleanze". Ci si riferisce ad altre forze politiche europee da coinvolgere per portare a termine le battaglie che il governo giallo-verde intende ingaggiare in Europa? Sembrerebbe di sì. E allora quali saranno?

"Sono un professore e sono un avvocato. Nel corso della mia vita ho perorato le cause di tante persone, ora mi accingo a difendere gli interessi di tutti gli italiani, dialogando con le istituzioni europee e internazionali. Mi propongo di essere l'avvocato difensore del popolo italiano senza risparmiarmi e con il massimo impegno e la massima responsabilità. Mi accingo a difendere gli interessi di tutti gli italiani, dialogando con le istituzioni europee e internazionali". 

La formula dell'"avvocato difensore del popolo italiano" è un po' la frase a effetto che domani troverete su tutte le prime pagine. Ma perché premettere anche di essere un professore? Parrebbe quasi un mettere le mani in avanti: 'non sono un 're travicello' ma non sono manco un politico, e lo so per primo', parrebbe di leggere tra le righe. Il richiamo al dialogo è invece un'altra rassicurazione nei confronti degli interlocutori istituzionali. Si va in Europa per cambiare le cose, insomma, ma con le buone. 

Come inevitabile, la gestazione in Italia di un governo formato da due forze anti-establishment, sia pur non facilmente comparabili con i loro omologhi stranieri, ha suscitato l'entusiasmo di tutti i movimenti sovranisti che nello spazio di due anni hanno cambiato radicalmente la geografia politica occidentale. A partire da due campioni del nazionalismo come la leader del Front National, Marine Le Pen, e l'ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon, che ha rotto con l'immobiliarista diventato presidente dopo essere stato il principale artefice del suo successo. In un'intervista al Corriere la prima, in una conversazione con La Stampa il secondo, entrambi hanno detto la loro su un esperimento politico senza precedenti.

"L'Italia capofila europeo del movimento populista"

"L’Italia, con il suo 'governo di unità', diventerà la capofila in Europa del movimento populista anti-establishment. Per la prima volta, Bruxelles sarà costretta a trattare con un governo anti-sistema in un paese fondatore dell’Unione. Un governo che può godere del sostegno travolgente del suo popolo", dice l'ex chief strategist della Casa Bianca, che ha sempre guardato con interesse alle vicende italiane e, dopo il piccolo "tour elettorale" dello scorso marzo, tornerà nella penisola questa domenica. "Penso che quello tra M5S e Lega sia un patto intelligente, sono certo che farà gli interessi del popolo italiano. Dimostra inoltre la maturità e la saggezza politica di leader come Di Maio e Salvini, capaci di mettere da parte le ambizioni personali per il bene del loro Paese", prosegue Bannon, che però, interpellato direttamente sul rebus rappresentato dalla figura di Giuseppe Conte, glissa: "Il popolo ha eletto i partiti. Questi stessi partiti stanno ora lavorando per raggiungere un compromesso positivo. Saranno poi i cittadini, alle prossime elezioni, a decidere se premiare oppure no il lavoro che sarà stato fatto". La priorità del governo giallo-verde? Bannon non ha dubbi: "L'emergenza immigrazione".

"Le prossime elezioni europee potranno essere un terremoto"

La pasionaria dell'ultradestra francese va più al sodo e guarda all'appuntamento con le prossime elezioni europee, dalle quali si aspetta una replica in grande di quanto avvenuto in Italia, ovvero un arretramento delle forze tradizionali – popolari e socialisti – a favore di quelle antisistema: "Trovo questa situazione entusiasmante perché le prossime elezioni europee potranno essere un vero terremoto: una maggioranza euroscettica a Strasburgo potrebbe decretare la fine di questa corsa folle dell’Unione europea". Ma se il suo amico Salvini si allea con Di Maio, che ha una base elettorale prevalentemente di sinistra, perché Le Pen non si allea con Jean-Luc Mélenchon? "Intanto, siamo onesti, esiste un’enorme differenza tra i Cinque Stelle e Mélenchon: il movimento italiano non è favorevole a una immigrazione sfrenata. E poi i Cinque Stelle sono chiari nella loro opposizione alle politiche di Bruxelles, a differenza dell’ambiguo Mélenchon".

 

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per le 17,30 al Quirinale il giurista Giuseppe Conte, indicato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini come premier del governo giallo-verde. Prima della convocazione, il capo dello Stato ha sentito i due leader per avere conferma del nome proposto. "Finalmente inizia la terza Repubblica", esulta Di Maio. E la Lega esprime "soddisfazione" e si dice "pronta a partire".

Per il capo politico pentastellato, il governo "non si baserà sui voltagabbana" e Conte "sarà il presidente del Consiglio più politico che abbiamo mai avuto". Ma a segnare la giornata del possibile conferimento dell'incarico a Conte è la polemica che scoppia dopo le parole di Alessandro Di Battista, che chiama in causa direttamente il Colle lanciando una sorta di avvertimento: non si opponga alla volontà degli italiani (Il Fatto Quotidiano).

L'ex deputato M5s scrive su Facebook: "Il Presidente Mattarella ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica ovvero ai cittadini ai quali appartiene la sovranità". "Per settimane, in una fase delicatissima dal punto di vista istituzionale, ha ricordato ai partiti politici le loro responsabilità. Per giorni ha insistito sull’urgenza di formare un governo nella pienezza delle sue funzioni. Ebbene, finalmente, una maggioranza si è formata, una maggioranza che piaccia o non piaccia al Presidente Mattarella o al suo più stretto consigliere, rappresenta la maggior parte degli italiani”.

L’ex parlamentare dei 5 stelle ha ribadito quindi la necessità di dare vita a “un governo forte, un governo capace di intervenire, se necessario con la dovuta durezza, per ristabilire giustizia sociale. Un governo capace soprattutto di ristabilire un principio sacrosanto in democrazia: il primato della politica sulla finanza […] Mi rendo conto che ristabilire questo principio possa far paura a qualcuno ma non dovrebbe intimorire chi ha l’onore di rappresentare l’unità nazionale. Il Presidente della Repubblica non è un notaio delle forze politiche ma neppure l’avvocato difensore di chi si oppone al cambiamento. Anche perché si tratterebbe di una causa persa, meglio non difenderla”. Il politico romano ha poi invitato i cittadini a farsi sentire con l’hashtag #VoglioIlGovernoDelCambiamento per sollecitare il Quirinale.

Durissima la reazione del Pd, che con Stefano Ceccanti definisce la posizione del pentastellato "eversiva e intimidatoria", mentre il vicepresidente dem della Camera, Ettore Rosato, invita Di Battista a mantenere fede alla sua promessa e partire per il Sudamerica (La Repubblica).

Al Colle si rivolge anche il grillino Angelo Tofalo, che si dice certo che il Capo dello Stato "saprà trovare una sintesi" e sottolinea che "la maggioranza è solida". Nel giorno del possibile incarico a formare il governo, e all'indomani delle numerose polemiche che hanno travolto proprio il professor Conte a causa del suo curriculum, torna a farsi anche Beppe Grillo, che blinda Di Maio ("ha tutto il mio appoggio") e liquida le critiche come "il brulicame di microscopici colpi di coda, davvero un brutto spettacolo, inscenato senza alcuna regia preordinata. È la casta che decade, che si agita per puro istinto di sopravvivenza".

Sul caso è intervenuto anche Francesco Giro, senatore e membro dell’ufficio di presidenza di Forza Italia. “Dopo la grottesca vicenda del curriculum farlocco di Conte, oggi Di Battista bacchetta il presidente Mattarella e impartisce lezioni di educazione civica. Siamo a scherzi a parte, una telenovela infinita”, ha detto.

Infine, dalla Lega arriva un avvertimento: "Se il Colle dicesse no a Savona per le sue idee avremmo un problema", mette in guardia Claudio Borghi, riferendosi all'economista euro-scettico, voluto dal Carroccio per rivestire il ruolo di ministro dell'Economia. Ma Di Maio, che oggi ha nuovamente avuto un faccia a faccia con Salvini, getta acqua sul fuoco: "Nessuna polemica, i ministri li sceglie il presidente della Repubblica, non c'è nessuna discussione in atto" (Corriere della Sera). 

Il clima si surriscalda, scrive La Stampa, e "lascia intravedere cosa potrebbe essere una campagna elettorale del Movimento al grido di 'ci hanno impedito di governare', magari gridando 'golpe contro di noi!'". Nel frattempo le quotazioni del professor Conte sono stabili, dopo essere affondate nel pomeriggio di ieri, in serata erano risalite abbastanza, e resta in pista, sia pure ammaccato. Ma nel M5S c’è una certa confusione, e dichiarazioni sparse. Esclude che Conte possa saltare? "Non escludo questo, perché non sappiamo cosa succederà oggi", ha detto l’esponente M5s Emilio Carelli in tv. A proposito, invece, dell’eventualità che con Paolo Savona all’Economia il governo M5s-Lega potrebbe lavorare all’uscita dell’Italia dall’euro, il deputato M5s – a sua volta dato tra i papabili per un dicastero nel “governo del cambiamento” – dice "lo escludo". Sempre ad Agorà Carelli rileva, anzi, che «se le cose vanno come abbiamo previsto, non c’è alcuna necessità". 

Alle 17,30 nascerà finalmente, dopo oltre 70 giorni di crisi, mosse tattiche e colloqui, il primo governo di M5S e Lega nella storia della Repubblica. Sergio Mattarella fa partire l'invito per Giuseppe Conte, e contemporaneamente fa precisare che sul suo nome  i due partiti hanno ribadito la propria fiducia. Che è come dire: ora si assumono le loro responsabilità. 

Poche ore prima i grillini erano partiti all’attacco del Quirinale. A farlo senza mezzi termini, Alessandro Di Battista, che in questo periodod ha alternato annunci sulla sua partenza per l’altro emisfero a prese di posizione ben piantate nella terraferma italiana.

La pesante critica di Di Battista a Sergio Mattarella è arrivata alla fine di una mattinata in cui dai grillini sono arrivati segnali quasi contrastanti sul futuro di Giuseppe Conte come premier, e su quello di Silvio Spaventa come ministro dell’economia. Una situazione che ha permesso alle opposizioni, e agli stessi ex alleati della Lega, di riprendere fiato

 

“Mattarella segua la volontà del popolo”

"Il Presidente Mattarella ha prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica ovvero ai cittadini ai quali appartiene la sovranità", manda a dire in direzione del Colle Di Battista, "Una maggioranza si è formata, una maggioranza che piaccia o non piaccia al Presidente Mattarella o al suo più stretto consigliere – trasparente qui il riferimento al Segretario generale del Quirinale – rappresenta la maggior parte degli italiani".    

Mattarella, scriveva oggi il Corriere della Sera, ha intenzione di prendere tempo per arrivare ad una soluzione il più possibile serena e soddisfacente. E oggi ha fatto sapere attraverso fonti non ufficiali: "Nel corso della mattinata i leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, e della Lega,  Matteo Salvini, su espressa domanda della presidenza della Repubblica, hanno confermato la proposta di conferimento dell'incarico per la formazione del governo al professor Giuseppe Conte". 

Le certezze di Di Maio

"Conte è e resta assolutamente il candidato premier del M5s e della Lega”, aveva ribadito quasi in contemporanea a Di Battista, Luigi Di Maio, capo politico del Movimento 5 Stelle. E Danilo Toninelli, capogruppo al Senato: “Per me non ci sono alternative: o Conte o il voto. Quanto all’ipotesi di una decisione diversa da parte di Mattarella e per me non è commentabile".

Forse perchè lo stesso  Emilio Carelli, stella nascente del Movimento, era stato meno categorico. Parlando ad Agorà, trasmissione televisiva su Rai Tre, si era trovato a dover rispondere ad una domanda diretta: esclude che Conte possa saltare? “Non escludo questo, perché non sappiamo cosa succederà oggi”, aveva rosposto lui. 

A proposito, invece, dell'eventualità che con Paolo Savona all’Economia il governo M5s-Lega potrebbe lavorare all'uscita dell'Italia dall’Euro, il deputato M5s – a sua volta dato tra i papabili per un dicastero nel 'governo del cambiamento' – aveva detto: “lo escludo”. Anche Il Foglio la pensa allo stesso modo.  

Gli ex alleati puntano alla Lega

"Quello che sta per nascere è un governo a trazione grillina, con l'aggravante di avere un premier espressione del M5S che è un tecnico – quindi il Mario Monti di Di Maio – col cuore che batte a sinistra, amico della Boschi e di Napolitano". Già da stamane la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, aveva classificato la svolta.

"Salvini ha pensato solo agli interessi della Lega" e FdI "non voterà la fiducia. Il centrodestra così come l'abbiamo conosciuto non esisterà più", erano state le sue parole, intervistata da 'Repubblica'.

E il Pd può fare opposizione

Lega e del Movimento 5 stelle "stanno prendendo in giro gli italiani", rincara il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina, arrivando all'assemblea di Confindustria.

"Lega e 5 stelle si sono dimenticati di dire come bloccheranno l’aumento Iva. Nel Contratto non ne parlano”, aggiunge.

Elsa Fornero difende il collega tecnico Conte, ma gli lancia un avvertimento

"Il tecnico viene usato cinicamente e vigliaccamente e poi buttato via e accusato" denuncia nel frattempo Elsa Fornero,

“Io che ho fatto parte di un governo tecnico dico che la politica deve essere fatta dai politici. I tecnici vengono usati, lasciati soli e non hanno la possibilità di arrivare a parlare con le persone": parole che, ora che il governo Conte stya per vedere la luce, non sembrano di buon auspicio.

Ancora qualche ora. La decisione sul conferimento dell'incarico da parte di Sergio Mattarella necessita ancora di qualche riflessione e dunque potrebbe arrivare più facilmente giovedì mattina che mercoledì sera. Il capo dello Stato già ieri aveva fatto sapere che si sarebbe preso almeno un giorno per riflettere sul profilo del nome indicato dai due partiti di maggioranza per la casella di Palazzo Chigi. Una casella che il presidente giudica ovviamente cruciale per le sorti del futuro governo sia per la politica nazionale che per quella internazionale.

A questa riflessione si è aggiunto un supplemento di attenzione dopo le notizie cominciate a circolare in mattinata sul curriculum di Giuseppe Conte, il candidato indicato ieri sia da Luigi Di Maio che da Matteo Salvini. E infine ci si sono messi anche i rumors che rimbalzavano dai palazzi della politica e che raccontavano di qualche dubbio sorto in giornata sulla figura di Conte anche nelle fila di M5s e Lega.

Al Quirinale avevano dunque deciso di attendere ancora qualche ora perchè si chiarissero tutte queste vicende per assumere una decisione a bocce ferme una volta dissipati tutti gli interrogativi. Inutile correre e affidare un incarico a chi magari il giorno dopo fosse messo talmente in discussione da doversi dimettere. Ma gli interrogativi, va detto, riguardano soprattutto lo standing di Conte a livello internazionale e il suo peso politico nei confronti dei partiti di maggioranza.

Di certo il capo dello Stato vuole infatti discutere con il possibile futuro premier valutando il programma che questi gli presenterà e sul quale chiederà poi la fiducia alle Camere. Da quello dipenderanno tutte le successive decisioni a cominciare dai nomi della squadra dei ministri, perchè è chiaro che Mattarella non accetterà un pacchetto precostituito nei colloqui tra Movimento 5 Stelle e Lega. Ma è anche ovvio che ogni valutazione sui nomi che verranno proposti dal Premier sarà influenzata dalle linee programmatiche indicate da quest'ultimo. Se non ci sarà una linea troppo euroscettica o indulgente sul deficit, ad esempio, farà fede il programma più del nome del ministro.

Da parte del Quirinale, dunque, da giorni e ancora oggi si ripete che non ci sono preclusioni sui nomi, e su questo in queste ore non ci sono stati contatti ufficiali con i partiti, si assicura. In serata Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno confermato lo schema che prevede Giuseppe Conte a Palazzo Chigi e Paolo Savona al Ministero dell'Economia, mentre il leader leghista ha anche lanciato una sorta di aut aut tra la nascita del governo o il ritorno alle urne. Ma il Colle attende che si chiariscono tutti i dettagli, solo dopo, pur senza nessuna preclusione, procederà ad affidare l'incarico a Conte e a discutere con lui, e solo con lui, si programma e ministri.