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Politica

Con il via alle votazioni per l'elezione del candidato premier del Movimento 5 Stelle torna a farsi vivo su Twitter Evariste Galois, l'hacker 'buono' (withe hat, in gergo) che l'8 agosto denunciò lo scarso livello di sicurezza dei server della Casaleggio Associati. "Penso che i problemi di Rousseau che ho evidenziato allora siano stati risolti. Però ho provato ad inserire un parametro che il sito non si aspettava e ho ricevuto un messaggio d'errore che non fa presagire nulla di buono".

"Un errore che non fa presagire nulla di buono"

Questo segnale d'errore potrebbe essere la 'spia' che qualcosa nei server della Casaleggio ancora non va – l'azienda, contattata da Agi nei giorni scorsi, ha rifiutato di commentare l'attuale situazione di sicurezza. Ma questa nuova vulnerabilità però potrebbe non poter essere utilizzata per violare i database. Anche se a chi su Twitter chiede a Evariste di "entrare e cambiare i voti" lui risponde: "Sono totalmente disinteressato".

Il withe hat sostiene di non aver tentato nuovamente l'accesso ai database ma di aver solo modificato il valore di un parametro presente su un link pubblico e di aver ricevuto dal sito un messaggio di errore, che, potrebbe essere la spia di una possibile porta d'accesso ai database. Questa operazione viene fatta generalmente con una tecnica chiamata Sql Injection e che serve ad attaccare i dati di un sito sfruttandone le vulnerabilità della sicurezza. Evariste ribadisce di non aver tentato questa volta di entrare, come aveva fatto ad agosto. 

Rousseau è lento, ma difficile che sia per via di un attacco

Difficile dire se adesso sia in corso un attacco a Rousseau e se sia questo il motivo della lentezza con cui si stanno svolgendo le operazioni di voto (dovrebbero essere circa 100mila i votanti). Sui social intanto diversi iscritti hanno lamentato di non riuscire a dare le loro preferenze ai candidati per errori del sistema. Questa mattina ad Agi Danilo Toninelli aveva detto che attacchi hacker a Rousseau "sicuramente ci saranno" ma che la Casaleggio "ha lavorato in questi mesi per aumentare la sicurezza della piattaforma". 

Evariste Galois invece dice che gli errori che sta dando Rousseau dimostrano solo che "Il database non è ancora ben configurato". Lui, che mutua il suo nome su Twitter dal matematico francese noto per i suoi teoremi di algebra e morto a 21 anni in duello, non spiega meglio cosa può succedere: "Non mi sono permesso di fare test di nessun genere, visto la precedente risposta ricevuta in una situazione analoga", riferendosi alle accuse che gli sono state rivolte dal blog di Beppe Grillo (che in quel caso minacciò azioni legali) dopo aver pubblicato le criticità di Rousseau, ma aggiunge: "Se la vulnerabilità fosse sfruttabile allora sì, si potrebbe trattare dello stesso errore di quello denunciato ad agosto".

Un altro hacker aveva dimostrato di avere privilegi da amministratore

Quindi qualche criticità sarebbe stata riscontrata ma non si può dire che sia la stessa denunciata il 7 agosto e che, secondo quanto risulta ad Agi, avrebbe potuto permettere anche la modifica del voto online. Sappiamo infatti che un altro hacker, su Twitter Rogue_0 ha pubblicato in queste settimane diversi screenshot nei quali dimostrava di avere privilegi per modificare le operazioni di voto, o direttamente i voti nei database della Casaleggio. Tuttavia, l'aumentata sicurezza dei server fatta nelle ultime settimane dalla Casaleggio associati potrebbe averlo davvero messo fuori gioco come avevano assicurato dall'azienda dopo il primo attacco

@arcangeloro

Beppe Grillo e il suo movimento godono di buona salute (confermata dai sondaggi) malgrado i molti problemi anche giudiziari in cui sono incappati. L’ultimo in ordine di tempo è il ricorso dell’attivista Mauro Giulivi che ha portato alla sospensione delle ‘regionarie’. Prima di lui, però, c’era stato il caso della Cassimatis a Genova. Poi ci sono i molti attivisti che chiedono se l’associazione Rousseau (e quindi Grillo e Casaleggio) sia in possesso dei loro dati sensibili dopo l’hackeraggio di cui si è saputo ad agosto (leggi intervista Agi all’hacker), per finire con il consigliere di Virginia Raggi, Cristina Grancio, sospesa dal M5S. E adesso in ballo ci sono le primarie con molti attivisti, esclusi, che potrebbero fare causa.

Una spada di Damocle su Beppe Grillo

Tecnicamente, le varie cause (si aggiungono quelle vinte da 23 ricorrenti napoletani e tre romani, espulsi e poi riammessi), rappresentano una spada di Damocle per Beppe Grillo che, in quanto capo politico del M5S, potrebbe dover pagare risarcimenti milionari (per perdita di chance e lesione di diritti politici in senso lato).

Ma cosa hanno in comune tutti queste vicende giudiziari che affliggono (e lo faranno sempre di più in futuro) il Movimento? Tutto si riassume in un nome e un cognome: Lorenzo Borrè, di professione avvocato. È lui, come scrive Jacopo Iacoboni su La Stampa, la ‘bestia nera’ di Beppe Grillo.

Chi è l'avvocato Lorenzo Borrè

Iscritto al M5S dal 2012 al 2016 quando, raccontò in un’intervista al quotidiano torinese “aveva ancora consensi da prefisso telefonico”, poi se ne andò quando Grillo iniziò a espellere chiunque fosse in disaccordo con lui "senza possibilità di contraddittorio".

La delusione

L’avvocato spiega al Giornale che la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’esclusione di un amico, un'attivista della prima ora: Andrea Aquilino, avvenuta senza possibilità di contraddittorio e di difesa. Un fatto che, racconta, gli procurò inquietudine. Che “divenne certezza quando si presentarono da me i tre attivisti espulsi in occasione delle comunarie di Roma del 2016 (Palleschi, Motta e Caracciolo) – dice al giornale – e lessi le motivazioni, e soprattutto la procedura seguita: qualche giorni dopo inviai la comunicazione di recesso dal M5S. Poi con i primi successi giudiziari sono diventato un punto di riferimento per quanti venivano raggiunti da sanzioni disciplinari, sanzioni che fino ad oggi non hanno retto il vaglio giudiziario”.

La 'bestia nera' di Grillo

Da quel momento l’ex ‘grillino’ è diventato il nemico numero uno per Grillo e la Casaleggio Associati: ha permesso il reintegro di alcuni attivisti espulsi, ha vinto il ricorso della Cassimatis a Genova, quella di Giulivi in Sicilia.

Ha poi ricevuto mandato da una decina di iscritti del Movimento 5 Stelle, per presentare un esposto al garante della privacy in merito all'hackeraggio del sito avvenuto a luglio (“i miei assistiti vorrebbero sapere se e perché l’associazione Rousseau tratta i dati personali degli iscritti al Movimento 5 stelle senza che loro abbiano mai consapevolmente autorizzato l’associazione, che è un soggetto terzo rispetto al movimento”, si legge sulla Stampa). Quindi c’è il caso del consigliere comunale di Roma, Cristina Grancio, destinataria di un provvedimento disciplinare di ‘sospensione cautelare’ per asserite condotte “di cui non è dato capire la concreta consistenza, in quanto il provvedimento si basa su espressioni generiche”.

I possibili ricorsi contro le primarie

Infine, dulcis in fundo, la possibile e ventilata class action dei tanti che non sono stati ammessi alle primarie del M5s. Borrè racconta a Jacobo Iacoboni di essere stato contattato da moltissimi iscritti. “C’è un grande fermento – spiega – una questione giudiziaria nel Movimento”. Una questione che potrebbe abbattersi su Beppe Grillo, anzi sul suo portafogli perché, spiega l’avvocato, nel risarcimento dei danni dovrebbe pagare “chi ha agito in nome e per conto del Movimento”.

Quindi il capo politico, Beppe Grillo. Ed è per questo, forse, che l’ex comico genovese vuole spogliarsi della veste di ‘capo’. “Questo non posso dirlo io – la diplomatica risposta di Borrè -. A me le ragioni sono oscure”. 

"Passerà anche questa” avevano scritto su Facebook i ragazzi, tutti minorenni, che a luglio hanno violentato una quindicenne a Napoli. Poi le violenze di Roma, il branco di Rimini, e l’omicidio di una sedicenne, uccisa il 3 settembre, dopo che aveva scritto sul suo profilo “Non è amore se fa male”.

I numeri della violenza

I numeri della violenza sulle donne in Italia sono anche la cifra di quello che non stiamo facendo per fermare questa barbarie. Nel nostro Paese vengono stuprate dieci donne al giorno, e il 75% di queste violenze sono compiuti da mariti, fidanzati, conoscenti. Le denunce però sono appena il 14%, addirittura il 10% se a compiere la violenza è una persona conosciuta dalla vittima. Eppure le violenze in Italia sono in calo: nei primi sei mesi del 2017 sono state 2.333 – duemilatrecentotrentatré – dodici in meno rispetto all’anno scorso. E smentiscono “L’escalation di violenze” denunciata dalla sindaca di Roma Virginia Raggi. La verità, più tragicamente, è che non si tratta di un’emergenza inaspettata, ma di ‘persistenza’, come l’ha definita Chiara Saraceno, sociologa e filosofa, in prima linea sul tema della violenza sulle donne, e da poco in libreria con ‘L’equivoco della famiglia’ (Laterza).

“Questi atti sono gravissimi e lo sarebbero anche se fosse un solo episodio, ma non si può parlare di aumento delle violenze. Più che altro assistiamo a periodiche fiammate di attenzione. Ci comportiamo come se fossimo di fronte a un’emergenza imprevista, ma il problema è la consuetudine, una malattia cronica.”

Che agenda dovremmo adottare secondo lei per contrastare il fenomeno?

“Servono azioni sistematiche e strutturate, a partire dall’educazione dei bambini, cui si dovrebbe insegnare il rispetto reciproco. E le ragazze dovrebbero essere educate prima di tutto al rispetto verso se stesse, ai sentimenti. Anche quando ti dice che ti ama, e quando è il tuo fidanzatino. È fondamentale saper stare attenti e cogliere ogni segnale. Tra i maschi a volte scatta un meccanismo di complicità…”

Pensa dello stupro di Pimonte, quando una ragazzina di 15 anni è stata violentata da 12 coetanei, di cui uno era il fidanzato?

“Quello è un esempio. Ma è evidente che ci sono numerosi problemi, tra i quali quello della territorialità. Nel momento in cui il sindaco di una comunità arriva a derubricare una simile vicenda a ‘bravata’, capisci che il problema non è solo del singolo sindaco o dei ragazzi che hanno commesso il fatto, ma è proprio una questione di mentalità condivisa.”

È così arriviamo alla vicenda di Rimini… Non c’è stata sufficiente sensibilità in quel caso?

“Anche quest’estate c’è stata una strumentalizzazione politica. Tutti pensano che l’emergenza sia quella degli stupri per mano di stranieri, poi salta fuori uno stupro compiuto da due carabinieri e i toni improvvisamente cambiano. Sembra quasi che la colpa sia delle studentesse in quel caso. Sono tutte vittime allo stesso modo, sia quelle dei migranti che quelle dei carabinieri, ma per me la più grave è la seconda non la prima.”

Perché?

“Quando è il migrante a compiere una violenza è più facile darsi una spiegazione, perché sono ‘ospiti’, ‘stranieri’. Ma credo che uno stupro compiuto da chi indossa un’uniforme e la cui missione è di proteggere le persone sia molto più grave. Si attaccano i migranti perché tutto fa brodo pur di battere sempre sullo stesso problema, mentre noto un tuonante silenzio sullo stupro compiuto dai carabinieri. Nella testa delle persone con i migranti entra in gioco il ruolo del possesso: non devono toccare ‘le nostre donne’. Come in quel manifesto fascista…”

Quello di Forza Nuova?

“Esatto, proprio quello. ‘Difendila dall’invasore’, con il sottotesto del possesso della donna.  Ma glielo chiedo io: donne di chi? Di chi dovremmo essere secondo loro?

Anche una donna però ha gridato all’emergenza. La sindaca Raggi ha chiesto che ci fosse più controllo da parte delle forze dell’ordine e ha parlato anche lei di un’esclation di violenza, che ne pensa?

“Sicuramente serve più controllo e quella è una richiesta che un sindaco deve fare al Governo. Ma servono anche più pulizia, meno degrado e maggiore illuminazione nelle città, e quello è qualcosa a cui deve provvedere l’amministrazione comunale. In ogni caso la Raggi sbaglia, non c’è nessuna escalation e non è quello il problema, ma la routine. Anzi, la gran parte delle violenze avvengono dietro le mura domestiche, e non vedo come l’intervento chiesto dalla Raggi possa fare qualcosa per avere ragione di questi casi. La priorità dovrebbe essere un lavoro serio e costante sul territorio, nelle scuole e soprattutto all’interno delle famiglie.

Lei cosa farebbe se assistesse a una scena di potenziale pericolo per una donna?

“Quando ho sentito degli uomini apostrofare delle ragazze o avvicinarle per strada mi sono fermata e sono intervenuta”.

Ma a volte si tratta anche di piccoli gesti quotidiani dettati anche da un contesto goliardico. In quei casi?

“Dovreste evitare… Voglio dire, si dovrebbe evitare…”

Il ‘voi’ va benissimo, siamo noi che a volte non ci rendiamo conto

“Bene, dovreste pensare che talvolta quello che dite può non essere gradito. Naturalmente in certe situazioni, magari con una barzelletta, si rischia di diventare pesanti se si fa emergere sempre il problema. Ma ecco, sono anche quelle una violenza spesso. Non le trovo divertenti, e questo è il genere di piccoli dettagli che, se corretti, porterebbero ogni giorno a rafforzare la lotta contro la violenza sulle donne.” 

"Una ragazza deve poter vestirsi come vuole. Non è possibile che la responsabilità ricada su di lei perché non si è coperta. Ma che facciamo, invochiamo il burqa? Trovo assurdo il livello del dibattito su questo tema". Lo dice la presidente della Camera, Laura Boldrini, conversando con i cronisti a Montecitorio.
"Trovo inaccettabile la dimensione di chi dice che se una donna si veste in un certo modo provoca – osserva Boldrini – Ma provoca cosa? Noi dobbiamo aiutare i nostri giovani e le nostre ragazze a rispettarsi reciprocamente. E' in famiglia che si deve parlare del rispetto dei due generi. Ed è importante iniziare dalle scuole", conclude la presidente della Camera. 

Vista / Alexander Jakhnagiev – Agi

 

Dopo la decisione di sospendere le 'regionarie' del Movimento cinque stelle che a luglio hanno incoronato Giancarlo Cancelleri candidato presidente della Regione siciliana da parte del Tribunale di Palermo, il Movimento 5 stelle va avanti come se nulla fosse. Il provvedimento giudiziario riguarda i candidati per l'Assemblea regionale nella sola sezione di Palermo. Ma non solo: come si legge su Repubblica, arriva lo stop del giudice anche all'esito del secondo turno che ha incoronato Giancarlo Cancelleri come concorrente per la presidenza della Regione.

Giancarlo Cancelleri

"Siamo fuori tempo massimo"

Tutto da rifare? Neanche per sogno. Sul blog di Grillo compare un post a grosse lettere: "Giancarlo Cancelleri era, è e sarà il candidato presidente del Movimento cinque stelle. #SceglieteIlFuturo". E lo stesso Cancelleri, che ha annunciato ricorso contro la decisione del giudice della quinta sezione civile, Claudia Spiga, ha escluso che si possa votare di nuovo on line: "Siamo fuori tempo massimo – scrive, come si legge sul Corriere della Sera -. La scadenza per presentare il simbolo è questo sabato 23 settembre e dobbiamo inoltre raccogliere 3.600 firme per la presentazione della lista. Per questo motivo il Movimento 5 Stelle sarà presente alle regionali siciliane del 5 novembre con il sottoscritto, Giancarlo Cancelleri, candidato alla Presidenza della Regione e con la lista, a me collegata, votata dagli iscritti il 4 luglio 2017".

Giulivi: "ripetere regionarie"

Secondo Mauro Giulivi, l'attivista dal cui ricorso è nato il caos (leggi la nostra intervista), non c'è alternativa alla ripetizione, a meno di non volere sconfessare "i valori di onestà del M5S: il Movimento non può che ripetere le 'regionarie'. E' una questione di rispetto delle regole, di legalità e democrazia. Il provvedimento del giudice mi dà ragione e la strada non può che essere questa, altrimenti siamo come gli altri". Il giudice, come si legge sul Post, rileva una "violazione delle regole del medesimo regolamento invocato dal movimento". Ma non è del tutto chiaro cosa comporterà questa decisione. 

Mauro Giulivi

La decisione del giudice

Il giudice ha confermato la decisione che in via cautelare era stata presa il 12 settembre sulla base del ricorso dell'attivista 5 stelle escluso dalla consultazione on line, Mauro Giulivi. Ha scritto nel decreto di sospensione che non può ordinare al Movimento siciliano una nuova votazione. Inoltre, ha scritto che la legge consente di sospendere l’esito delle “regionarie” soltanto perché gli effetti di quella votazione "non possono dirsi definitivamente esauriti", in quanto "non risulta proposta la candidatura ufficiale con la presentazione e deposito delle liste dei candidati". In altre parole, sembra sostenere il giudice, la sospensione è stata possibile soltanto perché il Movimento 5 Stelle non ha ancora provveduto a presentare ufficialmente la candidatura di Cancelleri, cosa che avrebbe reso “esauriti” gli effetti della votazione e quindi ne avrebbe impedito la sospensione.

Cancelleri: "M5s non vuole Giulivi"

Il candidato presidente della Regione siciliana M5s, Giancarlo Cancelleri, ha spiegato a diMartedì di La7 che "siamo di fronte a un cittadino (Mauro Giulivi, ndr) che ha fatto ricorso perché voleva candidarsi con il Movimento. Ma il Movimento non lo vuole candidare. La selezione è un fatto interno ad una forza politica. Noi abbiamo agito facendo scegliere i cittadini". Giancarlo Cancelleri ribalta le accuse di Giulivi: "Nel nostro movimento ci sono delle regole e chi non le rispetta è fuori. Questo candidato è stato l'unico a non voler firmare il codice di comportamento e questo per noi è un problema perché chi non vuole rispettare il codice etico e di comportamento non può fare parte di una lista del M5S", ha spiegato.

"Noi continuiamo – prosegue – rispettando le regole della legge regionale a sostenere che io sarò il candidato del M5S alla Regione".

Gli insulti di Beppe Grillo

Tutto bene, dunque? Forse, ma di sicuro Beppe Grillo non sembra tranquillo. Il caso-Sicilia si va a sommare alle primarie-farsa per il candidato premier dove Di Maio corre da solo e aspetta la benedizione dei 140mila iscritti. Una consultazione che scatena l'ironia di politici e giornalisti e che fa infuriare Grillo. "Questo sequestro di persona, io vi mangerei soltanto per il gusto di vomitarvi, voi siete i principi del pettegolezzo, quindi non mi coinvolgerete più", ha detto ieri uscendo dall'hotel Forum rivolgendosi ai cronisti che lo attendevano, come si legge su Rai News. "Un minimo di vergogna voi la percepite per il mestiere di che fate, sì o no? O perché fate il vostro lavoro da 10 euro al pezzo" pensate che "giustifichi tutto questo", l'attacco che Grillo, salendo sulla sua auto, ha rivolto ai media. "Su questa città, sulla realtà delle cose vi ponete un minimo di responsabilità di quello che mandate in onda sui giornali e nelle tv? Un minimo di amor proprio per questa terra qua, ce l'avete o no? Non avete nessun tipo di responsabilità", le parole di Grillo. 

Il tribunale di Palermo ha deciso di sospendere l'esito delle Regionarie. Ha accolto il ricorso dell’attivista Mauro Giulivi (qui un' intervista dove spiega le sue ragioni)  che era stato escluso dalla lista dei candidati per non aver sottoscritto in tempo utile il codice etico. 

"La candidatura di Cancelleri è in bilico"

“Il giudice, Claudia Spiga” scrive Repubblica “blocca il provvedimento del movimento a carico di Giulivi e decide di sospendere l'esecuzione della determina del 4 luglio con cui sono stati individuati i 16 candidati più votati a Palermo, inseriti nella lista per l'Assemblea regionale”. La  competizione a cui avrebbe dovuto partecipate Giulivi. Ma non solo, sempre secondo Repubblica “lo stop del giudice anche all'esito del secondo turno che ha incoronato Giancarlo Cancelleri come concorrente per la presidenza della Regione. “La candidatura di Cancelleri è in bilico”.

"Ricorso contro i giudici o rifare le elezioni"

“Tutto sbagliato, tutto irregolare, tutto da rifare” scrive La Stampa. “Si tratta di un’altra decisione che sconvolge i precari equilibri politici dentro il Movimento, alle prese con le fragili primarie online per la scelta del candidato premier. Ora c’è anche un caso Cancelleri, perché Cancelleri è uomo di Di Maio e della linea vincente, e adesso il Movimento ha davanti a sé due possibilità: o tentare un difficile ricorso contro la decisione dei giudici, oppure rifare completamente le elezioni, cosa che paradossalmente potrebbe risultare fattibile, ma comporta un altro gravissimo danno d’immagine per i sostenitori delle regole, della trasparenza, della democrazia diretta”. Che aggiunge: “Il tribunale conferma un principio importantissimo: le mail spedite dai server della Casaleggio, da parte dell’Associazione Rousseau, non valgono come instaurazione di procedimento disciplinare”. 

Il mero invito a fornire chiarimenti – scrive la giudice Claudia Spiga – non risulta preordinato a garantire il necessario diritto di difesa al destinatario, bensì, in assenza di alcuna esplicitazione, costituisce un semplice invito informale a chiarire la volontà in ordine all’invito alla sottoscrizione del cosiddetto codice etico, o ancora a fornire le eventuali motivazioni

Cosa succede adesso al Movimento 5 Stelle in Sicilia?

“Lo staff di M5S, in queste ore, sta decidendo a Milano il da farsi” scrive Il Fatto Quotidiano che anticipa due possibili soluzioni. 

  • "La prima è una ripetizione delle selezioni on-line, sia di primo che di secondo grado. Ma dovrebbe rimettersi in moto, in tempi da record, la macchina organizzativa. Il termine per la presentazione dei simboli è fissato per sabato, mentre le liste provinciali (e il listino del candidati presidente) vanno depositati entro il 6 ottobre". 
     
  • "Una seconda soluzione, suggerita da alcuni legali, è quella di una espulsione di Giulivi che comporterebbe una “carenza di interesse” da parte del ricorrente e potrebbe sanare la situazione: ma sarebbe una via d’uscita da approfondire giuridicamente e comporterebbe un danno d’immagine per il movimento. A stretto giro di posta arriva il commento di Giulivi: “Adesso – dice – spero solo che il movimento rispetti le sentenze della magistratura come ha sempre detto di voler fare"".
 
 
 

La stampa, tutta, anche quella meno ostile ai Cinque Stelle, boccia le primarie del Movimento e irride i candidati che sfidano il 'prescelto' Luigi Di Maio. "Sconosciuti" nella più soft delle definizioni, "Nani", "Carneadi" e "Comparse" nelle altre. Che non risparmiano critiche al sistema voluto da Beppe Grillo e Davide Casaleggio, ma soprattutto alla scelta di unificare la figura di candidato premier e quella di leader del Movimento.

Il Corriere della Sera parla di "Carneadi" e riporta il "malumore" di quello che sarebbe dovuto essere il vero sfidante, Roberto Fico, che "non ha apprezzato l'abbinamento di candidatura e leadership". Il quotidiano riferisce di "più di un mal di pancia tra i Cinque Stelle più avveduti che si erano accorti per tempo del rischio" e accusano Casaleggio di voler "evitare il doppio turno, ripetendo uno schema già visto, per paura degli hacker, ma anche perché incurante delle accuse sul plebiscito in stile coreano".

Per La Stampa, "se fosse una fiaba potrebbe intitolarsi 'Luigi e i sette nani'. Il quotidiano torinese sottolinea la mutazione di Di Maio, "che pare aver abbandonato lo spontaneismo dei primi tempi", ben incarnato, ad esempio, da uno dei sette altri candidati, Vincenzo Cicchetti da Riccione, secondo cui "l'incoronazione di Di Maio è uno schiaffo al Paese e ai giovani" perché "non possiamo presentarci con uno che non è laureato, non ha mai lavorato e non sa l'inglese".

E a Cicchetti si rifà anche Il Messaggero per ricordare la "faglia pentastellata romagnola dove ci sono diversi gruppi M5S in contrasto tra di loro", mentre Repubblica ricostruisce la giornata romana di Beppe Grillo, "arrivato a Roma per tentate un'ultima mediazione" e in sostanza convincere un altro big, nello specifico il solito Fico, a sfidare D Maio per dare un minimo di pepe alla sfida. 

Il Fatto, da parte sua, non risparmia stoccate e definisce "comparse, improbabili come nessuno poteva attendersi" gli sfidanti di Di Maio. "Una sfilata di Carneadi che fa infuriare molti lealisti" e fa piovere critiche sulla scelta di Casaleggio di abbandonare le Quirinarie (dove gli iscritti indicavano il loro candidato ideale) in favore delle autocandidature. 

 

Roberto Saviano 'si candida' a premier per il Movimento 5 Stelle. La provocazione è stata postata quindici minuti fa su Facebook. "Questa mattina – scrive Saviano – mi sono svegliato con il desiderio di omaggiare Marco Pannella e la sua eterna capacità di sorprendere e sparigliare le polverose strutture della politica tradizionale. Nel 2007 si candiò alle primarie del PD ma fu escluso perché non soddisfaceva i requisiti richiesti dal neonato Partito democratico”.

“Ebbene, approfitto di questa sede per ufficializzare la mia candidatura a premier per il M5S. Lo faccio anche per trarre il MoVimento dall'impaccio di una situazione patetica per non dire bulgara. Per spezzare una lancia in mio favore, ammetto di non essere iscritto al MoVimento, ma condivido con Luigi Di Maio lo status di indagato per diffamazione (incidenti del mestiere). Votatemi!". 

Saviano quindi apre il fuoco sui 5 Stelle poco dopo l'ufficializzazione dell'unico candidato premier: Di Maio appunto, dopo che nessuno ha provato nemmeno a sfidarlo. Una provocazione che gli ricorda Pannella. Ma anche lo stesso Grillo provò a candarsi alle primarie del Pd nel 2009 contro Bersani, Franceschini e Marino: "Offro un'alternativa al nulla" disse allora. Nel 2017 mancano le alternative. 

Beppe Grillo, la dinastia Casaleggio, il Blog e Rousseau: in un lungo articolo, il Financial Times fa il punto sul M5S, riassumendone i principali punti critici, a cominciare proprio dalla figura di Davide Casaleggio, il figlio di Gianroberto, co-fondatore del partito morto ad aprile 2016. Davide, 41enne presidente della Casaleggio Associati, la società di consulenza digitale che gestisce il Blog di Beppe Grillo e Rousseau, la piattaforma del M5S, viene definito "la più importante forza dietro i Cinque Stelle".

I dubbi sulla Casaleggio e sul blog di Grillo

I dubbi riportati dal Financial Times riguardano anche altri aspetti: la fonte di profitti della società di Casaleggio e il funzionamento del blog di Grillo, la trasparenza nella gestione dell'attività politica, la sicurezza delle votazioni che il M5S propone su Rousseau, il sistema che nelle dichiarazioni dei grillini dovrebbe rappresentare lo strumento di partecipazione degli iscritti alla vita del M5S, consentendo ai militanti del Movimento di votare per scegliere i candidati e per definire le posizioni del partito, oltre a proporre leggi, il Financial Times spiega come i numeri raccontino una verità diversa da quella democrazia diretta e trasparente un tempo al centro delle promesse grilline. "Ad oggi gli iscritti sono 140mila, su un totale di 9 milioni di voti raccolti alle elezioni del 2013, e solo chi è membro del partito da prima di luglio 2016 può votare sui temi principali", quelli che dettano la linea politica.

I problemi di sicurezza di Rousseau, il gioiello di famiglia

Dal Movimento fanno sapere che l'obiettivo è portare a un milione il numero di sottoscrizioni al sito, che peraltro è stato ripetutamente violato nel corso dell'estate, rivelando grosse falle nella sicurezza. Le procedure sono lente a causa delle necessarie verifiche dei profili, dicono dal partito, ma c'è chi crede che tenere un basso numero di iscrizioni possa servire a "minimizzare l'opposizione interna", scrive il Financial Times. Ma il dibattito è in corso anche nella vera e propria arena politica, prosegue il quotidiano britannico, che riporta come "anche alcuni membri del Movimento stesso chiedano maggiore democrazia".

Anche per quanto riguarda il Blog, poi, il Financial Times rivela i propri dubbi: "Non è chiaro chi decide quali post vengono pubblicati e nemmeno chi li scriva". Un sito che di fatto "è il principale veicolo di informazione di partito", ma che è "privo di una chiara responsabilità". 

"Credo che una volta sgomberato il campo con la legge Finanziaria sia possibile approvare la legge sullo Ius Soli". Lo ha affermato Romano Prodi ospite di Radio Capital (l’articolo di Repubblica). "È ancora possibile farcela – ha aggiunto Prodi -. Dipende dall'insistere sul contenuto vero dell'operazione: bisogna capire che questi ragazzi hanno studiato qui, che hanno bisogno di lavoro, i più bravi di questi se ne vanno via perché si trovano fuori dal nostro paese. Abbiamo speso per farli studiare e poi non gli diamo la cittadinanza".

"Legge non permissiva, dibattito andato in un'altra direzione"

"Non è una legge totalmente permissiva – ha aggiunto Prodi -. Il problema è che il dibattito è scivolato in un'altra direzione". Importante sarà, secondo Prodi, "ritrovare una politica europea che avrà effetto tra tanti, tanti anni. Operare insieme, ma la politica internazionale è piuttosto caotica". "L'Europa è fatta per dare un futuro a tutti noi e di fronte a Usa e Cina che stanno dominando il mondo l'Europa deve diventare solidale". 

 

 
 
 
 

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