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Politica

Alla fine è stato l’incontro dell’”intesa perfetta”, come lo ha definito Le Monde facendo sue per parole usate dagli italiani. E sì che 48 ore fa era stato cancellato, secondo gli auspici di Matteo Salvini. Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron pare abbiano tutta l’intenzione di continuare a cercarsi, a capirsi, a coordinarsi.

Ecco il primo risultato del viaggio del Presidente del Consiglio a Parigi: una sponda in più, magari anche ad uso interno. Lo dimostra il fatto che, mentre i due parlavano fitto fitto all’Eliseo, il ministro dell’interno italiano sparava bordate da lontano contro la Francia. Quasi a voler rovinare l’atmosfera.

Salvini attacca “i cinici” e assicura: la Chiesa è con me

Il ministro dell’interno fa partire il primo attacco da Ventimiglia, dove più forte è la pressione dei migranti che cercano di raggiungere la Francia. "A Ventimiglia i cinici e gli irresponsabili sono oltre confine", dice.

Poi esclude che nella Chiesa di Papa Francesco la sua posizione sia isolata. Al contrario: "Qualcuno, non dirò i nomi neanche sotto tortura, mi ha contattato per chiedermi di andare avanti sulla strada cominciata. Questo, al di là del fatto che si sia credenti o non credenti, mi fa piacere perché il diritto a emigrare, va contemperato col diritto di non emigrare"

Più tardi, passato in Piemonte, riprende a lanciare strali su Macron. "Ci fanno lezioni i francesi”, esclama, “Lezioni dal governo francese non ne prendo, in quanto a solidarietà gli italiani non hanno niente da imparare da nessuno. Cercheremo di riportare dignità a questo Paese".

Cirano all’Eliseo

Se quelle di Salvini sono sciabolate, da Parigi Macron risponde con il fioretto, ma giunto al fin della licenza, tocca. Come un personaggio di Edmond Rostand.

Un asse tra i ministri dell'Interno di Italia, Austria e Germania è una "formula che  nella Storia non ha mai portato fortuna", motteggia placido ricordando che "ad ogni modo ci sono le Costituzioni e ci sono i capi di Governo di Italia, Germania e Austria che prendono le decisioni. Questo dicono le nostre Costituzioni".

Come dire: ho la Merkel, ho un nuovo amico al mio fianco.

Precedenti storici, diplomazie moderne

Proveniente dall’Ena, il capo di stato francese ha una qualche erudizione di storia diplomatica, e quando cita l’asse Roma-Berlino-Vienna fa un duplice riferimento: all’Asse di una volta, sciagurata alleanza di estremismi di destra, ed alla Triplice Alleanza, quella che unì le tre capitali dal 1893 al 1915. Ma si sfaldò, e qualcuno uscì molto male dalla Grande Guerra.

E se poi quella di oggi è una “entente parfait”, ai tempi della Triplice Alleanza i francesi prediligevano l’”entente cordiale” con la Gran Bretagna, cui si accodò l’Italia. Anche oggi è un invito?

Diplomatica la risposta di Giuseppe Conte: la cosa migliore è puntare su "un asse dei volenterosi che abbracci l'intero arco dei paesi europei".

Hotspot e regolamenti

Concordano, Macron e Conte, su una serie di punti fondamentali. Il primo è la riforma del regolamento di Dublino che inchioda di fatto gli immigrati al Paese europeo dove toccano per la prima volta il suolo del Continente (ci sarà una proposta italiana ma ancora, spiegano fonti governative, non è pronta).

Secondo punto l’istituzione di hot spot nei paesi africani d'origine come la Libia ma anche il Niger per interrompere la rotta verso il Mediterraneo. L’invio di una missione italiana in Niger è stato uno dei punti che l’Italia non è riuscita a realizzare con il governo Gentiloni. Quanto alla Libia, ancora oggi Matteo Salvini ha ribadito di volerci andare quanto prima.

Cambio di passo

Adesso, ha spiegato il premier italiano, si impone "un cambio di paradigma: rafforzare a livello europeo il rapporto con i paesi di origine e di transito dei migranti. Dobbiamo evitare viaggi della morte creando centri europei nei paesi di partenza e transito per velocizzare l'identificazione dei migranti. Il concetto di Stato di primo ingresso va rivisto: chi mette piede in Italia, mette piede in Europa". Anche a Dublino.

Adesso a Berlino, da Angela e Horst

Conclusione  di Conte: "La posta in gioco è un'Europa più forte e più equa. Sul tema dell'immigrazione è arrivato il momento di voltare pagina e su questo c'è pieno accordo con l'amico Emmanuel". Quindi, il monito del premier italiano: "Nessuno può rimanere estraneo e lavarsi le mani rispetto al problema" dei migranti.

Il prossimo bilaterale di Conte, lunedì pomeriggio a Berlino con la cancelleria tedesca Angela Merkel. Che, anche lei, ha un ministro dell’interno che scalpita sulla questione migranti. Horst Seehofer, in questi giorni, ha portato la Grande coalizione tedesca sull’orlo delle elezioni anticipate.

"C'è un progetto per togliere la voglia di fare figli ai ragazzi italiani. Nessuno me lo toglie dalla testa, qualcuno che dice 've li mandiamo già di venti anni' sui barconi, così non dovete neanche cambiare i pannolini". A dirlo è il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, nel corso di un comizio a Orbassano. 

Le settimane appena trascorse sono state piuttosto dense di eventi politici, come non capitava da quei giorni incredibili in cui si passò dalla crisi istituzionale alla formazione del Governo Conte, passando per l’incarico “fantasma” a Carlo Cottarelli e alle richieste di impeachment per il Capo dello Stato. Non molto tempo, in effetti. L’Italia è così, un Paese dove siamo ormai abituati a continui sviluppi e colpi di scena, come in un’eterna telenovela.

Alcuni di questi sviluppi hanno un forte impatto sull’opinione pubblica; altri fanno venire a galla un orientamento, o comunque un “sentimento” degli elettori, meglio di quanto possa fare qualunque sondaggio. È il caso dei due avvenimenti principali dell’ultima settimana: da un lato il primo turno delle elezioni amministrative, che hanno visto andare il voto oltre 700 comuni (di cui ben 109 con più di 15 mila abitanti e 20 capoluoghi); dall’altro la controversa vicenda della nave ‘Aquarius’, carica di oltre 600 migranti, a cui è stato impedito l’attracco nei porti italiani, con strascichi polemici anche internazionali.

Cosa dice la nostra Supermedia dei sondaggi, dopo questi avvenimenti? Come al solito, dobbiamo premettere che solo una parte delle rilevazioni considerate sono state svolte dopo i fatti suddetti, ed è verosimile che eventuali impatti emergeranno con maggiore evidenza nelle prossime settimane. Ma i dati di oggi sono comunque significativi, se non altro perché ci consentono finalmente di quantificare, in modo compiuto, se e in che modo siano cambiate le intenzioni di voto in seguito all’insediamento del nuovo governo guidato da Giuseppe Conte e sostenuto dall’inedita maggioranza Movimento 5 Stelle-Lega.

Per una tendenza che si conferma ce n’è una che si attenua. La prima è quella relativa al M5s, che anche questa settimana (30,3%) mostra un calo rispetto al dato precedente: in 2 settimane il movimento fondato da Beppe Grillo ha perso quasi un punto. Sono invece 3,3 i punti persi in un mese e mezzo da quello che è tutt’ora il primo partito italiano, poco più di mezzo punto a settimana. Dopo diverse settimane di cautela, possiamo ora dire con certezza che l’accordo di governo non sta giovando ai grillini, che oggi valgono circa due punti e mezzo in meno rispetto alle Politiche del 4 marzo.

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La tendenza che invece si attenua è quella relativa alla Lega: dopo settimane di crescita impetuosa, il partito di Matteo Salvini fa registrare, se non una frenata, quantomeno un rallentamento, guadagnando “solo” 1,2 punti nelle ultime due settimane e fermandosi al 25,1%.

Se i due partiti di testa rallentano, qualcosa si smuove tra gli inseguitori: dopo settimane di sostanziale immobilità, il Partito Democratico prova a rialzare la testa, crescendo di oltre un punto rispetto a 15 giorni fa e superando – per la prima volta dal 4 marzo – il dato delle Politiche (18,9 per cento contro 18,7). Al contrario, Forza Italia flette in modo abbastanza evidente, scendendo – ed è una “prima volta” anche in questo caso – sotto l’11%.

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Il grafico relativo alle “aree” mostra una tendenza particolare: se nelle settimane successive del 4 marzo il centrodestra si era gradualmente espanso, comprimendo prima il centrosinistra e poi il M5S, adesso sembra aver toccato una sorta di “soffitto di cristallo”, fermandosi poco sopra la soglia del 40%, mentre il centrosinistra riprende lentamente a crescere, dopo aver sfiorato pericolosamente la soglia psicologica del 20% – sotto la quale il rischio di una crisi irreversibile per il fronte progressista si sarebbe fatto troppo alto. Stretto tra gli altri due poli, “intrappolato” in una posizione (quella di partito di governo, per giunta alleato con un altro partito, ben più connotato ideologicamente) che non consente più quella mobilità politica a cui è stato per tanto tempo abituato, il Movimento 5 Stelle sembra mostrare segni di sofferenza.

Segni di sofferenza che emergono anche dal risultato del primo turno di elezioni comunali, di cui si è detto. È vero che quelle amministrative sono le elezioni locali per eccellenza, dove i fattori politici nazionali contano meno. Ma è anche vero che, nei 109 comuni superiori (cioè con più di 15 mila abitanti) andati al voto domenica, il Movimento 5 Stelle aveva ottenuto complessivamente circa il 40% dei voti poco più di tre mesi fa, alle Politiche del 4 marzo. Accedere al ballottaggio in molti di questi comuni, se non addirittura vincerne diversi al primo turno (soprattutto al Centro-Sud) sembrava un obiettivo pienamente alla portata del M5s. Che invece non è riuscito a vincere al primo turno in nessun comune (nemmeno in Sicilia, dove per farcela basta il 40%) e ad artigliare solo 7 ballottaggi in totale. Il grafico dei voti ottenuti dalle coalizioni in sostegno dei vari candidati sindaco nel totale dei comuni superiori mostra molto bene chi sono vincitori e sconfitti di questo primo turno, nell’attesa che i 75 ballottaggi previsti per il 24 giugno forniscano un quadro completo.

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I numeri lasciano poco spazio alle interpretazioni: il centrodestra ha vinto nettamente la competizione, non solo in termini di voti ma anche per quanto riguarda i comuni vinti al primo colpo (14 su 34). La coalizione, stavolta trainata dalla Lega, ha sostanzialmente conservato i voti presi il 4 marzo (e non era facile, considerando il gran numero di candidati “civici”, ossia senza affiliazione partitica) e soprattutto ha invertito il bilancio rispetto alla tornata precedente di comunali, che avevano visto prevalere nettamente il centrosinistra. Centrosinistra che può vedere comunque questo primo turno come il proverbiale bicchiere mezzo pieno: avendo sì perso molte amministrazioni dove governava (erano ben 56 su 109 prima di domenica) ma incrementando i propri voti rispetto alle Politiche e tornando a respirare aria di “secondo polo”. Mentre il Movimento 5 Stelle è il principale sconfitto della tornata: si sapeva che era impossibile replicare il risultato del 4 marzo, se non altro perché da sempre le amministrative sono – per vari motivi – il tallone d’Achille di Di Maio e compagni, ma dal partito di maggioranza relativa (in Parlamento e, come abbiamo visto, anche nelle intenzioni di voto) era legittimo aspettarsi qualcosa di più. Soprattutto considerando che, nonostante la massiccia presenza di liste civiche, il M5s come lista ha fatto peggio del PD (11,5% contro 16,3%).

 

Per uno dei tanti paradossi della politica, lo scontro al fulmicotone tra Roma e Parigi sui migranti potrebbe portare ad una fase di profonda comprensione tra Palazzo Chigi e l’Eliseo. Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron, con il loro faccia a faccia di oggi, hanno l’opportunità di chiarirsi le idee su una serie di dossier lasciati in sospeso negli ultimi mesi, e stabilire – come spesso accade in queste occasioni – un contatto diretto. Non mediato o influenzato da terze persone.

Anche se i dossier nelle complicate relazioni tra Roma e Parigi sono tanti, e riguardano anche zone di influenza considerate primarie da entrambi i Paesi.

Le navi non sono solo l’Aquarius

Certo, le espressioni di rincrescimento pronunciate a mezza bocca dal presidente francese, nella sua telefonata con il premier italiano, hanno sbloccato l’impasse, ma il tema migrazioni resta al momento il più scottante tra quelli in cima all’agenda. L’annuncio della Triplice Intesa di Matteo Salvini con gli omologhi di Germania e Austria (si badi: Angela Merkel è su altre posizioni) potrebbe spingere i due capi di governo a cercare di elaborare una linea comune da portare, magari con l’assenso della Cancelliera, al prossimo vertice europeo di fine mese.

Del resto le navi che solcano il Mediterraneo non sono solo quelle delle Ong o delle rispettive guardie costiere, e la recente intesa tra Fincantieri ed Stx – che ha chiuso un lungo contenzioso – indica che percorsi comuni possono essere individuati. La politica di acquisizioni francesi in Italia, forte da alcuni lustri, ha subito nelle ultime settimane i contraccolpi delle vicende giudiziarie di Vincent Bollorè.

Occhi puntati sul Maghreb

Gli interessi geostrategici dei due Paesi non sono sempre facili da comporre. Lo dimostra la vicenda del Niger, legata a doppio filo al tema dell’immigrazione. Il governo Gentiloni, protagonista di una lunga offensiva diplomatica nell’Africa Subsahariana, ha tentato l’invio di un contingente militare per bloccarvi i flussi migratori. Piano approvato anche dal Parlamento, ma poi bloccato per l’intervento delle autorità locali, cui pare non sia stata estranea Parigi, già tradizionalmente presente militarmente nell’ex colonia.

Ma gli attriti più forti sono stati registrati lungo la sponda sud del Mediterraneo, ad iniziare dal Maghreb.

La Quarta Sponda che piace a Parigi

In Libia l’attivismo macroniano ha fatto alzare più di un sopracciglio dalle parti di Roma. La Francia, forte anche di un forte rapporto con l’Egitto di Al-Sisi, è stata più volte indicata come vicina alle milizie cirenaiche del generale Haftar, contrapposto al governo riconosciuto dalla comunità internazionale di Al-Sarraj, di base a Tripoli e apertamente sostenuto dall’Italia.

Macron, poi, è sembrato voler assumere un’iniziativa solitaria promuovendo all’Eliseo il cosiddetto “Vertice delle due Libie”, l’incontro tra i due rivali di cui Roma è stata lontana spettatrice. Una mossa che ha fatto ricordare a molti che la attuale crisi della Libia (con le sue conseguenze ancora una volta sulla questione migrazioni) è stata innescata proprio da una fuga in avanti francese, l’offensiva scatenata contro Mohammar Gheddafi dall’allora inquilino dell’Eliseo, Nicholas Sarkozy.

Un ricordo reso ancor più vivido dalla conferenza sulla Libia convocata, sempre a Parigi, lo scorso maggio.

Ma in Tunisia Macron deve rincorrere

E se Macron, da allora, è stato più volte in visita in Libia, l’aumento dei rapporti commerciali tra Roma e la Tunisia, che ha visto l’Italia scalzare la Francia nel ruolo di partner privilegiato, lo ha costretto a recarsi anche a Tunisi per cercare di riequilibrare lo stato delle cose. Dopo aver detto no ad una missione italiana nel Paese, naturalmente. Altro punto di partenza dei barconi degli scafisti.

Insieme in Europa, compatibilmente

Ora, non è sfuggito al governo francese che Matteo Salvini, oltre a prendere le sue decisioni sul destino della nave Aquarius, oltre anche ad annunciare l’intesa a tre con Vienna e Berlino, ha fatto sapere che proprio a Tunisi si recherà, e poi in Libia, e alla fine in Egitto (magari sacrificando la ricerca della verità sul caso Regeni).  

Con Conte, pertanto, Macron potrebbe avere interesse anche a stabilire un rapporto più forte da giocare non solo in ambito mediorientale, ma anche europeo.

La sua elezione all’Eliseo è avvenuta in buona parte anche grazie al no che molti francesi hanno detto alla prospettiva dell’elezione della sovranista e populista Marine Le Pen. Parlando all’Europarlamento, il presidente francese ha chiesto una riforma dell’Eurozona a livello politico ed economico, che passa per la creazione di un Fondo Monetario Europeo, di un ministro delle finanze europeo e di un’unione bancaria. Temi su cui è possibile un’intesa con Conte ed il ministro degli esteri Moavero Milanesi.

Trump è solo un giro di valzer

Certo, i risultati del G7 in Canada, con Conte che rompe il fronte europeo sul problema dei dazi, non lascia immaginare una perfetta corrispondenza di vedute, ma temi come il nucleare iraniano registrano una certa convergenza. E se Conte in Canada ha cercato un rapporto personale con Donald Trump, Macron sa per esperienza personale che quelle del presidente americano sono simpatie passeggere, se non altalenanti.

E il prossimo anno ci sono le europee

C’è poi un ultimo capitolo, tutto da scrivere, nel grande libro dei rapporti tra governi italiano e francese. Macron, si è detto, teme il sovranismo della Le Pen. Conte, ma soprattutto il Movimento 5 Stelle, la debordante crescita leghista nei sondaggi e alle elezioni. Il prossimo anno, infine, ci sono le europee. Cosa ci sarebbe di meglio di un’intesa cordiale tra i due, per isolare e depotenziare gli uni i sovranisti degli altri? Già dopo il 4 marzo dal Parlamento Europeo filtrarono voci che volevano En Marche, il partito creato da Macron, strizzare l’occhio ai 5 Stelle. Ora sono questi che lasciano intendere che la cosa, a loro, non dispiacerebbe per nulla

Mentre Italia e Francia provano ad alleggerire i toni dei giorni passati, con il premier Conte che decide di volare a Parigi per incontrare il presidente Macron, Matteo Salvini riaccende le polemiche sulla nave Acquarius definendola "una crociera". Il ministro dell'Interno ha prima confermato ai cronisti che la situazione è sotto controllo: "È tutto tranquillo non c'è problema alcuno" con la nave Aquarius. Andrà in Spagna? "Certo. Non è che adesso possono anche decidere dove cominciare e dove finire la crociera", ha risposto il ministro dell'Interno, parlando coi cronisti, mentre lasciava Montecitorio, al termine della riunione del gruppo Lega. "Mi sembra che l'arrivo sia previsto sabato senza intoppi", ha concluso (La Repubblica).

Il motivo, spiega Salvini è che "Mi sembra che una nave che prende a bordo sistematicamente 500 persone, e ne hanno a bordo cento, sia attrezzata", ragionando a 'Radio radicale' sulle condizioni meteo che potrebbero mettere a rischio la navigazione di Aquarius (Rainews).

"Ormai è chiaro il gioco di questo governo sui migranti: Salvini fa il poliziotto cattivo e Conte quello buono. Salvini strepita e urla contro i migranti mentre Conte chiede la solidarietà dell'Ue. Salvini continua a dire che bisogna chiudere i porti mentre Conte tace. È evidente che questo non è il governo Conte ma Salvini". A rispondere per primo alle parole di Salvini è il deputato di Liberi e uguali Federico Fornaro. "Il tutto, prosegue Fornaro, mentre sotto gli occhi del mondo intero il calvario della nave Aquarius e dei migranti salvati continua. Una vera e propria odissea per chi si trova in mare da giorni. Il cinismo di Salvini sta mettendo a rischio il sistema di ricerca e soccorso, che risponde all'obbligo del diritto internazionale e marittimo di salvare vite in mare, conclude Fornaro.S

Su Twitter invece replica la deputata Pd Alessia Rotta: "Dopo aver parlato di pacchia ora Matteo Salvini definisce l'odissea di Aquarius una crociera. Questa è l'umanità di cui parla il ministro dell'Interno".

Mentre sempre su Twitter scrive il senatore Pd Roberto Rampi: "Il vicepremier Sceriffo ha appena definito quella di Aquarius una crociera. Proporrei la facesse anche lui quella crociera. Sono pronto a pagargliela e ad accompagnarlo". 

Dopo quattro giorni di escalation di tensione nelle relazioni diplomatiche tra Italia e Francia seguite al caso della nave Aquarius, Giuseppe Conte e Emmanuel Macron si sentono al telefono di notte e decidono di vedersi domani a Parigi, confermando una visita di Stato programmata ma annullata ieri per 'assenza di condizioni giuste'.

"Ieri sera ho ricevuto una telefonata dal presidente francese che ha tenuto a precisare che le dichiarazioni contro l'Italia non sono a lui attribuibili", ha ha detto il presidente del Consiglio italiano conversando con i cronisti fuori Palazzo Madama. Il premier ha spiegato che quella notturna con Emmanuel Macron "è stata una conversazione con toni molto cordiali. Dopo un chiarimento iniziale abbiamo concordato sulla necessità di cooperare in modo stretto, non solo tra Italia e Francia, ma con tutti paesi europei", perchè l'emergenza migranti "non può essere demandata solo all'Italia".

Leggi anche: L'Italia ai ferri corti con la Francia scopre l'asse con Berlino e Vienna. Di cosa si tratta

Il caso è chiuso, dice Conte, diplomaticamente. "Ma ora dobbiamo lavorare alla riforma dei regolamenti di Dublino". Nella dichiarazione di rito si sottolinea anche che Macron "ha ricordato di aver sempre difeso la necessità di una maggiore solidarietà europea con il popolo italiano". Inoltre, "l'Italia e la Francia devono approfondire la loro cooperazione bilaterale ed europea per condurre un'efficace politica di migrazione con i Paesi di origine e di transito, attraverso una migliore gestione comune delle frontiere europee e attraverso un meccanismo europeo di solidarietà nella gestione di rifugiati", si legge ancora nella nota in cui viene confermato il pranzo di lavoro tra i due domani all'Eliseo. "Il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio hanno confermato l'impegno della Francia e dell'Italia a prestare i soccorsi nel quadro delle regole di protezione umanitaria delle persone in pericolo".

"La considero un primo segno di disgelo", dice il vicepremier Luigi Di Maio commenta a radio Rtl 102,5. "La notte ha portato consiglio, telefonata molto importante".

"Abbiamo bisogno di parlare con l'Italia"

Insomma, la tensione era salita troppo, mandare a monte l'incontro di domani in Francia averebbe conclamato una vera e propria crisi diplomatica tra i due Paesi, meglio abbassare i toni. Tantopiù che la nave Aquarius con 660 migranti a bordo andrà in Spagna dove attraccherà nella notte tra sabato e domenica. Il peggio, diciamo così, è passato, meglio ricucire. Per questo il presidente della Repubblica francese ha fatto questa telefonata notturna a Palazzo Chigi, facendo rientrare lo scontro. "C'è il tempo delle emozioni e il tempo del lavoro per affrontare questioni importanti come la crisi migratoria", ha dichiarato in mattinata ai microfoni di Europe1 la ministra francese degli Affari europei, Nathalie Loiseau. "Abbiamo bisogno di parlare con l'Italia, è un grande partner, un grande vicino". 

Già, un grande partner. La verità è che nonostante il protagonismo di Macron abbia causato frizioni con l'Italia su molti fronti (dalla Libia, ai migranti, fino alla vicenda Fincantieri), la Francia non ha mai avuto così bisogno di un'alleanza organica con l'Italia. Parigi e Roma hanno obiettivi comuni: allentare i parametri di Maastricht e convincere Berlino, se non ad aprire agli Eurobond, a fare qualcosa per diminuire il suo enorme surplus commerciale nei confronti dei partner europei.

Leggi anche: Macron è riuscito a unire l'Italia sulla questione migranti (almeno sui social)

Il momento è molto delicato: il mandato di Mario Draghi alla guida della Bce è entrato nella sua fase finale ed è tutt'altro che improbabile che a seguirlo sarà un tedesco o un altro membro del partito dell'austerità. Potrebbero non esserci nuove occasioni, almeno nel breve periodo, per invertire la rotta. E Francia e Italia (magari insieme alla Spagna) compatte peserebbero più della Germania, all'interno della Bce prima di tutto.

 

Non solo. Macron vuole probabilmente arginare l'intesa sempre più forte tra Matteo Salvini, Marine Le Pen e Horst Seehofer in Germania. Un vero e proprio asse, che con il momento d'oro del ministro dell'interno italiano sulla vicenda migranti, che rischia di dare forza e coraggio ai rappresentanti di quell'euroscetticismo che sia in Francia che in Germania potrebbero creare problemi agli attuali assetti dell'Unione. Meglio lavorare su Giuseppe Conte e il Movimento, avrà magari pensato il presidente francese, se Salvini acquisisse troppa forza il rischio è di ritrovarselo premier, un giorno o l'altro.

Leggi anche: Quell'asse possibile tra Conte e Macron

E invece tra un anno si vota per le europee e fare blocco, a Strasburgo oggi, e nei prossimi mesi nelle relazioni diplomatiche, tra Movimento 5Stelle e il partito di Macron, En Marche, sarà utile (Salvini inevitabilmente manterrà l'alleanza con i lepenisti). Insomma, la Aquarius sta andando in Spagna, è venuto il tempo di sedersi a tavolino e parlare di Dublino e di futuro dell'Europa. Un bel pranzo all'Eliseo è quello che ci vuole.

La raccomandazione di Giorgia Meloni

"Conte ha deciso di confermare il suo viaggio a Parigi per incontrare Macron. Mi auguro che non sia per confermare una amicizia tra le due Nazioni che non c'è ormai dal 2011. Da quando il Napoleone da operetta Sarkozy ha attaccato Gheddafi per togliere all'Italia il rapporto privilegiato con la Libia per l'approvvigionamento energetico, creando il caos che è all'origine dell'invasione di clandestini. Da quando la Francia ha sfruttato i governi fantoccio della sinistra per saccheggiare le imprese strategiche italiane, e provare, con la complicità di Renzi e Gentiloni, a prendersi parte delle nostre acque territoriali. Da quando la Francia ha iniziato ad avere un atteggiamento apertamente ostile nei confronti dei nostri interessi nazionali". È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni. "Mi auguro che Conte vada a Parigi per dire chiaramente che la musica è cambiata. Altrimenti meglio che rimanga in Patria", aggiunge. Non sarà un pranzo facile, comunque, per il presidente Conte.

Leggi anche: Davvero Spagna e Francia hanno chiuso i loro porti già da tempo?

Manca ancora l'ufficialità ma "al momento non ci sono le condizioni" per il viaggio a Parigi e per l'incontro con il presidente francese Emmanuel Macron. Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, tiene la linea dura. Quello che filtra, alla fine di un mercoledì pomeriggio di riunioni a palazzo Chigi, fotografa una situazione molto delicata dopo lo scontro diplomatico con la Francia.

La visita ufficialmente, viene spiegato da fonti governative, non è annullata ma di fatto "l'orientamento predominante" è questo: non ci sarà nessun incontro con Macron senza un gesto ufficiale di scuse da parte del governo francese.

Posizione che ha avuto il sostegno anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con cui ieri Conte, a margine di un incontro informale durante il quale il premier ha anticipato i nomi dei sottosegretari, si è discusso brevemente anche dello scontro con Parigi.

La decisione di non comunicare ancora con una nota ufficiale di palazzo Chigi la notizia di annullamento della visita, nasce dalla volontà di mantenere un piccolo spiraglio nel dialogo tra Italia e Francia. Quindi, l'ipotesi che il viaggio sia solo rinviato a 'tempi migliori', esiste.

Anche se tra Conte e Macron non c'è stato alcun contatto telefonico e le dichiarazioni a distanza, al momento, non lasciano ben sperare. Ad oggi la tensione tra i due Paesi è forte e, secondo quanto si apprende, non sono mancati i tentativi di mediare con il ministro degli Esteri (non con Macron direttamente, quindi): tentativi che però sono falliti. Da qui la decisione di rinviare la visita. Anche perché, così viene riferito, il fatto che questa mattina all'incontro del ministro degli Esteri, Enzo Milanese Moavero, non si sia presentato l'ambasciatore ma il 'secondo' dell'ambasciata francese (incontro "ruvido", secondo quanto si apprende) è stato interpretato come uno 'sgarbo'. I

ll premier Conte, quindi, ha deciso di tenere la posizione e tutto il governo, viene spiegato, condivide la sua linea. Tanto che il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che era già pronto per partire, è stato di fatto 'stoppato'. L'idea è di dare l'immagine di un governo forte e coeso. 

Parigi tenta di gettare acqua sul fuoco, ma restano le tensioni con l'Italia per il caso Aquarius dopo che ieri l'Eliseo ha definito "cinica e irresponsabile" la politica del governo Conte e il portavoce di En Marche, l'ha addirittura liquidata come "vomitevole".

Conte annulla il viaggio, dopo Tria e le parole di Salvini 

Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha annullato il suo incontro previsto oggi con l'omologo francese Bruno Le Maire, il quale ha espresso "rammarico" e si è augurato si possa tenere presto: sul tavolo c'era il tema delicatissimo della governance europea. E anche il premier Giuseppe Conte ha annullato il suo incontro con Macron previsto per giovedì 14 giugno. "La Francia si scusi o Conte non vada", aveva tuonato Salvini dall'aula del Senato, rimarcando a gran voce che sul piano della solidarietà l'Italia non accetta lezioni da nessuno, nè dalla Francia nè dalla Spagna. E Conte ha dato seguito all'invito. 

Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, mercoledì mattina ha convocato alla Farnesina l'ambasciatore francese. Assente da Roma per impegni a Milano, il diplomatico, Christian Masset, ha mandato al suo posto la 'numero 2' della legazione, Claire Anne Raulin. Al termine del colloquio, la Farnesina ha diffuso una nota dai toni inusitatamente duri: Moavero ha definito "inaccettabili" le dichiarazioni usate "anche a livello governativo, a Parigi" e ha evocato il rischio che siano "compromesse le relazioni" tra Italia e Francia: "I toni impiegati sono ingiustificabili", tenuto conto dello sforzo dell'Italia e del fatto che da mesi pubblicamente denuncia l'insostenibilità della situazione e la latitanza dei partner europei.

Moavero ha chiesto a Parigi "le iniziative idonee a sanare" lo strappo. Da Oltralpe è arrivata una nota di poche righe, molto lontana però dalle attese scuse. Il Quai d'Orsay ha ricordato che Parigi è "impegnata nel dialogo e nella cooperazione con Roma" sull'immigrazione ed è "perfettamente consapevole del peso della pressione migratoria sull'Italia e degli sforzi del Paese". Null'altro. Da parte sua Masset, da Milano, ha sottolineato che la relazione fra Italia e Francia è "meravigliosa, solida e forte" e i due Paesi affrontano "sfide comuni, tra le quali l'immigrazione", sulle quali "dobbiamo lavorare insieme e rafforzare questo lavoro comune. è quello che stiamo facendo", ha assicurato Masset.

Un asse contro l'immigrazione irregolare, con Vienna e Berlino  

Ma l'Italia non sembra isolata in Europa. Da Berlino, dov'era in visita, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, ha detto che i ministri dell'Interno di Germania, Austria e Italia sono pronti a formare "un'asse" contro l'immigrazione irregolare. Kurz ha parlato dopo un incontro a Berlino con il ministro dell'Interno tedesco, Horst Lorenz Seehofer, il bavarese della Csu, falco nel governo della cancelliera Angela Merkel. Kurz ha parlato di "asse della volontà".

Peraltro Kurz, un popolare che a Vienna governa con l'estrema destra, sta lavorando insieme ad alcuni Paesi europei, tra cui la Danimarca, alla creazione di "centri comuni" destinati ai migranti che non possono pretendere l'asilo dall'Ue o sono stati respinti, centri da creare fuori dai confini dell'Unione. Non è chiaro dove li voglia piazzare, ma la stampa austriaca ha ipotizzato l'Albania.

L'Austria da luglio assume la presidenza di turno dell'Ue e il cancelliere ha rimarcato che si tratta di un'iniziativa nazionale. Già nei giorni scorsi la Commissione europea è stata cauta nei confronti di questa idea, sostenendo che è "preferibile e più efficace" rispetto ai paesi dell'UE agire insieme sulla politica di migrazione, piuttosto che iniziative nazionali. Ma invece i governi, spaventati dal successo elettorale di chi alimenta la paura per acquisire consenso, vanno in ordine sparso.

Non a caso, la cancelliera Angela Merkel, ha invocato ancora oggi una "soluzione europea comune". E il ministro tedesco degli Esteri le ha fatto eco, definendo l'Italia "un pilastro" dell'Ue, che pone un problema meritevole di attenzione e una risposta europea. 

"Io oggi ho parlato con il ministro tedesco Horst Seehofer e posso dire che stia nascendo un asse itali-tedesco basato su una parola d'ordine fondamentale", ha detto al Corriere della Sera mercoledì il ministro dell'Interno Salvini, "difendere le froniere esterne. Che significa difendere il Mediterraneo e dunque anche noi italiani". 

 

 

 

È l’onda lunga dello scandalo che portò, nel 2013, al tramonto della leadership di Umberto Bossi. Fino ad allora patron incontrastato della Lega ma da quel momento, per via di una condanna che lo associa all’ex tesoriere del partito Francesco Belsito, messo di fatto in pensione dalla politica anche se eletto senatore lo scorso 5 marzo.

Dietro la faccenda che ha portato la Guardia di Finanza a perquisire le sedi di Bolzano e di Milano della Sparkasse, la Cassa di Risparmio del capoluogo altoatesino, c’è una cifra da capogiro: 48 milioni di euro. Tanti quanti la magistratura ha chiesto di mettere sotto sequestro a titolo risarcitorio dopo le condanne comminate agli allora vertici del Sole delle Alpi.

Da Bolzano al Lussemburgo e ritorno

In sintesi: quel denaro, o buona parte di esso, si sospetta sarebbe stato portato successivamente fuori dell’Italia, in Lussemburgo, per poi farlo rientrare nel nostro Paese avendolo trasformato in contante intoccabile, perché non più legato a quella vicenda.

Quando venne deciso il sequestro, sui conti del partito di milioni ne vennero trovati soltanto due. Ugualmente il sequestro, chiesto dalla procura di Genova, era stato confermato ancora lo scorso aprile dalla Cassazione. A questo si è aggiunta, nei mesi scorsi, una segnalazione arrivata alle autorità inquirenti, direttamente dal Lussemburgo. Una operazione anomala, quella fatta notare alle autorità italiane, per cui una somma di tre milioni sarebbe andata dall’Italia all’Italia via Granducato.

La Sparkasse nega ogni legame

Il presidente della Cassa di Risparmio dell’Alto Adige, l’avvocato Gerhard Brandstaetter ha subito detto che “non ci sono legami tra la Cassa di Risparmio e la Lega" ricordando che "fino ad alcuni anni fa" il movimento "aveva un conto corrente in attivo presso la filiale di Milano per poi chiuderlo".

Una rogatoria per il Lussemburgo

La gestione del patrimonio della Lega è stata di recente oggetto anche di una inchiesta dell’Espresso. In passato il segretario della Lega, Matteo Salvini, aveva assicurato che il partito non ha nelle sue disponibilità una cifra come quella individuata dalla procura di Genova, che indaga sul caso. Intanto quest’ultima ha fatto partire una rogatoria internazionale alla volta del Granducato, per ottenere nuove carte.

Dopo nemmeno due settimane di governo giallo-verde una indicazione sta emergendo chiara e netta: c’è un uomo solo che detta la linea, e quasi sempre si preoccupa anche di realizzarla concretamente. Si tratta di Matteo Salvini, che nei media – e forse non solo quelli – sta oscurando l’immagine degli alleati e dello stesso premier, Giuseppe Conte. E Lucia Annunziata su Huffington Post parla di "Premier di fatto". 

Ghe pensi mi

Cronaca delle ultime ore: "Se non arrivano le scuse ufficiali fa bene il premier Conte a non andare in Francia” (non lo dice il ministro degli esteri Moavero Milanesi, ma il ministro dell’interno); "Il regolamento di Dublino" sui rifugiati "oggi va superato: penso che col collega tedesco e col collega austriaco proporremo noi una nostra iniziativa" (idem).

Sempre nello stesso lasso di tempo: “Fosse per me non ci sarebbe alcun limite al pagamento in contanti” (non il ministro dell’economia, Tria, ma il vicepresidente del Consiglio); “L’obiettivo è smontare pezzo per pezzo la legge Fornero, quindi mantenere quello che ci siamo impegnati a fare in campagna elettorale, reintroducendo da subito quota 100 sommando gli anni di contributi ed età anagrafica avendo come obiettivo finale quota 41” (non il ministro del lavoro Di Maio, ma Salvini).

Ancora nelle ultime ore: “La cedolare secca ha funzionato per portare ordine nell'affitto privato, perché non portarla anche nel settore commerciale?" (non il Presidente del Consiglio, ma il segretario della Lega); “Ridurremo le tasse, non aumenteremo Iva e accise, ma avvieremo già nel 2018 la rivoluzione fiscale impostata sulla flat tax" (come sopra).

Gli equilibri si spostano

I giornali iniziano a cogliere lo scuotimento di pesi che è in corso nell’esecutivo. “Ancora una volta”, scrive La Repubblica riferendo dei contrasti con Parigi, “la linea della guerriglia indiscriminata ai principali partner continentali la impone proprio il leader del Carroccio, che si muove da premier in pectore e guida una girandola di contatti che passano sopra la testa di Conte”. 

C’è chi chiede a Conte di uscire allo scoperto

Ugualmente La Stampa dipinge un premier che, di fronte alla fuga in avanti di Salvini, si muove solo in un secondo momento: “Anche Conte segue la scia del leghista, ma decide di contrattaccare solo quando è il presidente francese in persona a intestarsi la sconfessione della strategia italiana, definendo «cinici e irresponsabili» i comportamenti di Roma”. E il Fatto Quotidiano chiede esplicitamente a Conte di non lasciarsi rubare la scena dalla propaganda leghista.

I Cinque Stelle iniziano a scalpitare

La tendenza al protagonismo di uno solo degli elementi del governo non è, storicamente, di aiuto per la durata di un esecutivo. Ma oggi almeno Salvini, come scrive ancora La Repubblica, ha trovato in Emmanuel Macron chi gli abbia fatto il più grande dei favori. Con le sue esternazioni ha ricompattato il governo e, a sentire Il Corriere della Sera, “diplomatizzato i malumori dei Cinque Stelle su un protagonismo salviniano che tende a abbattere le competenze tra ministeri e rende il leader del Carroccio l’apparente capo del governo”. Mercoledì al Senato ha detto che il premier Conte farebbe bene ad annullare la visita a Parigi, e qualche ora dopo Conte l'ha annullata

L'ultimo dei casi. Ma per molti commentatori un problema c'è, e il caso Macron l'ha solo spostato sotto il tappeto.