Newsletter
Flag Counter
Facebook Page
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Politica

Circa un terzo dell’elettorato è indeciso su chi votare, e il loro contributo potrebbe cambiare l’esito del voto. Nonostante la crescita del Movimento 5 Stelle nei sondaggi, Silvio Berlusconi, a guida della coalizione di centro-destra, è in vantaggio sulle altre forze politiche. Questo non basterebbe a garantire un chiaro esito del voto dopo il 4 marzo. Il rischio è quello di un Parlamento bloccato e poche possibilità di costruire un’ampia coalizione o un Governo di unità nazionale, cosa che darebbe un ruolo chiave agli swing voters.

Il sondaggio di Quorum/YouTrend rileva che circa il 30% degli elettori non ha ancora deciso chi votare. Di questi, il 64% è composto da donne, solo l’11% laureate, e la maggior parte si è astenuta nelle precedenti elezioni. Circa metà degli indecisi che hanno votato alle elezioni europee del 2014 è composta da elettori di Matteo Renzi. La legge elettorale con cui si voterà, il Rosatellum, prevede un terzo dei seggi alla Camera dei Deputati assegnati con metodo uninominale, elemento che incoraggia la formazione di coalizioni. Il Movimento 5 Stelle da sempre si dice contrario alla formazione di coalizioni, e il Partito Democratico nel febbraio 2017 ha visto una parte dei propri parlamentari uscire dal partito per fondarne uno nuovo, oggi riunito sotto la sigla Liberi e Uguali.

Tutto questo ha favorito il ritorno di Silvio Berlusconi, sebbene non possa candidarsi alla premiership per una condanna per frode fiscale. Bloomberg ha calcolato una media dei sondaggi che assegna al centro-destra il 36,9% dei voti, quasi 10 punti sopra al centro-sinistra (27,7%) e al Movimento 5 Stelle (27,4%). L’ultima Supermedia di YouTrend, prima del divieto di diffusione dei sondaggi dal 17 febbraio, mostra che al centro-destra potrebbero andare 290 seggi alla Camera e 141 al Senato. Secondo Giovanni Diamanti il trend più chiaro delle ultime settimane è l’aumento del consenso per Berlusconi, che potrebbe garantirsi la maggioranza con la vittoria in 35 seggi in bilico nel Sud Italia. Da qui l’importanza degli indecisi, che se andassero a votare potrebbero orientarsi verso i partiti maggiori.

La Supermedia dei sondaggi di oggi è speciale. Il motivo è che si tratta dell’ultima Supermedia della legislatura: da venerdì a mezzanotte, infatti, scatterà il divieto sulla diffusione dei sondaggi previsto dalla legge. Il black-out durerà finché non saranno chiuse le urne, e a quel punto più che con i sondaggi avremo a che fare con i numeri reali: di voti ma soprattutto di seggi.

I numeri di oggi saranno quindi l’ultima pietra di paragone con cui fare i conti prima del voto. Numeri, peraltro, estremamente robusti, vista l’enorme quantità di sondaggi pubblicati a ridosso del voto – molti anche nella stessa mattinata di oggi. Se di solito la Supermedia considera tra i 5 e gli 8 sondaggi da parte di altrettanti istituti, oggi ne include ben 12. Vediamo allora questi dati:

Anche questa settimana il Movimento 5 Stelle “regge” in prima posizione, arrivando a toccare il 28 per cento. Il dubbio: quanto può avere influito lo scandalo dei bonifici? La risposta non è semplice. Gli ultimissimi sondaggi (quelli pubblicati stamattina, appunto) non hanno rilevato alcun calo nelle intenzioni di voto verso i pentastellati; sono passati solo pochi giorni dallo scandalo, e le ricadute sulle intenzioni di voto potrebbero effettivamente manifestarsi solo dopo queste ultime rilevazioni “ufficiali”. Un indizio di quanto questa vicenda potrebbe influire però ce lo dà una recente indagine dell’istituto Ixè, che ha chiesto agli intervistati quale fosse la priorità da affrontare in Italia: ebbene, alle spalle della questione del rilancio economico (50%), ben il 21% del campione ha risposto “Onestà, etica”. Si tratta di un storico cavallo di battaglia per il M5S, e infatti tra i suoi elettori tale percentuale sale a oltre il 32%. Difficile stimare quanti elettori (anche solo potenziali) si allontaneranno dal Movimento a causa di questa storia, certo è che la base a 5 stelle è tra le più sensibili su questo tema particolare.

Cosa succede a sinistra

Brutte notizie invece a sinistra: Liberi e Uguali scende per la prima volta sotto il 6% (5,7) proseguendo in un trend calante, non troppo netto ma costante nel tempo. Anche per il PD il bicchiere è mezzo vuoto: il 22,8% costituisce un nuovo record negativo dall’inizio del nostro tracking, ma almeno in questo caso i dem possono guardare con un minimo di ottimismo al risultato delle liste minori alleate: questa settimana Insieme, +Europa e Civica Popolare toccano il 4,5%, un dato che consente al centrosinistra di restare testa a testa con il M5S e al PD in lizza per la palma di primo gruppo parlamentare nella prossia legislatura. Attenzione, però: se +Europa dovesse superare la soglia di sbarramento 3% (e magari, allo stesso tempo, le altre due liste restassero sotto l’1 per cento), il PD si vedrebbe togliere seggi, e neanche pochi: addirittura fino a 19 seggi, secondo una nostra recente stima basata sulla Supermedia. Peraltro, secondo alcune delle rilevazioni più recenti – come quella dell’istituto Demos di Ilvo Diamanti, pubblicata stamattina su Repubblica – vedono +Europa già nettamente sopra il 3%.

Cosa succede a destra

Nel centrodestra si sorride, ma anche qui non troppo: la coalizione è saldamente in testa con il 36,7% dei voti, quasi 9 punti in più rispetto ai suoi avversari. Ma è un dato ancora troppo basso per poter puntare alla maggioranza assoluta. Nella battaglia tutta interna tra Forza Italia e la Lega per la palma di primo partito della coalizione, è il partito di Berlusconi ad essere nettamente favorito, con oltre 3 punti di vantaggio sul rivale. La strategia dell’ex premier di premere sull’acceleratore nelle settimane che hanno preceduto lo scioglimento delle Camere (e la composizione delle liste) sembra aver dato i suoi frutti, come si può evincere anche dal seguente grafico, che ci mostra la “storia” di questa legislatura attraverso delle “Supermedie mensili”:

Il grafico mostra molto plasticamente come, dopo essere rimasta alle spalle della Lega per quasi 3 anni, nell’ultimo periodo Forza Italia abbia scalzato l’alleato/avversario, in modo sostanzialmente speculare alla perdita di consensi fatta registrare dal PD, in ultimo sulle vicende legate alle banche e al lavoro della relativa commissione parlamentare d’indagine.

Il Partito democratico

Per il partito di Renzi, comunque, dal 2014 la legislatura ha regalato quasi solo dispiaceri: un primo calo, dopo l’incredibile 40,8% delle Europee, è arrivato verso la fine di quell’anno con le polemiche sull’articolo 18 e il Jobs Act con i sindacati. Un secondo calo c’è stato nel 2015, con gli scontenti generati dalla riforma della “Buona Scuola” e con i risultati non proprio entusiasmanti delle Regionali. Il 2016 è stato l’anno della “campagna referendaria permanente” che ha portato alla cocente sconfitta del 4 dicembre. Da lì a poco, un’ulteriore smottamento c’è stato in occasione della scissione di Articolo 1 – MDP (poi confluito in Liberi e Uguali), e il clima arroventato dei mesi successivi all’estate, con la sconfitta pesante del centrosinistra in Sicilia e le polemiche sulla nuova legge elettorale, hanno completato l’opera.

Il Movimento 5 Stelle

E il Movimento 5 Stelle? Dopo il “boom” delle Politiche 2013, in cui fu la lista più votata alla Camera sul territorio nazionale, il M5S ha inizialmente sofferto la sua “marginalità” parlamentare, e in seguito l’effetto-novità incarnato da Renzi. Il 2015 è stato però l’anno della riscossa per i pentastellati, che incalzando in continuazione il PD e il suo segretario/premier si sono arrampicati gradualmente fino alle soglie del 30%, e da lì non si sono praticamente più mossi nell’ultimo anno e mezzo. Una tale stabilità è sorprendente, per un Movimento che si professa post-ideologico. Il quadro degli ultimi due anni sembra comunque essersi piuttosto stabilizzato, prendendo la forma di quel “tripolarismo asimmetrico” cui abbiamo fatto cenno altre volte, caratterizzato dall’anomalia per cui il polo più consistente (il centrodestra) è in realtà diviso in due al suo interno tra due anime profondamente diverse.

Conclusioni

Come si traduce quest’ultima Supermedia in seggi? Secondo la nostra proiezione, sia alla Camera che al Senato il centrodestra rimarrebbe lontano dalla maggioranza assoluta (con 288 e 135 seggi rispettivamente). Il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle sarebbero destinati a competere per la seconda posizione, con i pentastellati in vantaggio 157 a 150 alla Camera e una situazione di parità assoluta al Senato, con 81 seggi per entrambi.

Nessuna maggioranza, quindi? Se proviamo a sommare i seggi di PD, Forza Italia e centristi delle due coalizioni principali (per stimare il “potenziale parlamentare” di un eventuale governo di larghe intese) arriviamo a 292 seggi alla Camera e 153 al Senato. In tutto ciò, dobbiamo sempre considerare i deputati e i senatori eletti all’estero: sono 12 alla Camera e 6 al Senato. Anche ipotizzando che siano tutti eletti in quota PD o Forza Italia (o altro partito favorevole a un governo di larghe intese), ci sarebbero i numeri al Senato, per quanto molto risicati, ma non alla Camera. L’esito delle elezioni del 4 marzo quindi, alla luce di questi numeri, rischia di essere un Parlamento “bloccato” alla difficile ricerca di una maggioranza, qualunque ne sia la composizione.

A 16 giorni dal voto per le Politiche del 4 marzo, il consenso resta molto instabile: tra quanti immaginano di recarsi alle urne, il 67% ha già un orientamento preciso; il 13% esprime un’intenzione di voto, ammettendo però che potrebbe cambiare idea nelle prossime due settimane. Un quinto degli elettori è ancora del tutto indeciso sulla scelta da compiere.

Nell’ultima indagine condotta prima del black out elettorale previsto dalla legge, l’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, ha scelto di fotografare non soltanto il consenso odierno, ma anche l’elettorato certo, costituito dai cittadini che dichiarano di aver compiuto una scelta definitiva, e il bacino potenziale dei principali partiti. 

Se si votasse oggi per la Camera, il Movimento 5 Stelle si confermerebbe primo partito con il 28% (con un voto certo del 23% ed un potenziale del 32%); il Partito Democratico otterrebbe il 22,5%, contando su uno zoccolo duro del 19% e su un potenziale del 26%. Forza Italia avrebbe il 16,5%, la Lega il 14,2%, anch’esse con un bacino più esteso di elettori che non escludono di poterle votare. 

Distanti appaiono le altre liste: Liberi e Uguali al 6%, Fratelli d’Italia al 5%. Per il momento, poco sotto la soglia del 3% risultano +Europa della Bonino e Noi con l’Italia. 

Con un’affluenza stimata oggi al 66%, un terzo di possibili astensionisti e un ampio numero di indecisi, quella scattata oggi da Demopolis è ovviamente una fotografia del consenso destinata a mutare nelle ultime 2 decisive settimane di campagna elettorale. 

“Ad incrementare l’incertezza sull’esito del voto – spiega il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento – sono anche le incognite derivanti dalla nuova legge elettorale. In assenza della possibilità di un voto disgiunto, il peso dei candidati nei collegi uninominali potrà infatti modificare in modo sostanziale il consenso alle liste nella quota proporzionale”.   

Con il “Rosatellum”, accanto al peso dei partiti nel proporzionale, torna rilevante – per l’assegnazione dei seggi nella quota uninominale – la forza delle coalizioni. Secondo i dati del Barometro Politico Demopolis per il programma Otto e Mezzo, l’area di Centro Destra, in costante crescita negli ultimi mesi, otterrebbe nel complesso il 38%; il Movimento 5 Stelle si posizionerebbe al 28%. Sul terzo gradino del podio, al 27%, si attesta oggi la coalizione di Centro Sinistra, costituita dal PD e dagli alleati minori.

“Con le attuali stime di voto – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – anche la coalizione più forte, quella di Centro Destra, non avrebbe oggi autonomamente i numeri per dar vita ad un nuovo Governo dopo la chiusura delle urne. Le simulazioni di Demopolis confermano che la complessa partita del Centro Destra per il raggiungimento della maggioranza si gioca soprattutto nei collegi del Centro Sud, dove – conclude Pietro Vento – sono ancora decine i seggi in bilico in un testa a testa con il Movimento 5 Stelle”.  

 

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, dal 14 al 15 febbraio 2018, su un campione stratificato di 2.000 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Supervisione della rilevazione demoscopica con metodologie integrate cawi-cati-cami di Marco E. Tabacchi. Coordinamento del Barometro Politico Demopolis per il programma Otto e Mezzo (LA7) a cura di  Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone. Approfondimenti e metodologia su: www.demopolis.it

 

 

 

 

Lo scenario italiano si annuncia molto complicato per le future alleanze di Governo e 'Votewatch Europe' ha provato a trovare una bussola con il comportamento tenuto dai vari partiti all'Europarlamento. Chi ha votato con chi? quali sono state le coalizioni di fatto che si sono generate durante i lavori parlamentari a Strasburgo? 

La Lega di Salvini ha votato il 50% delle volte insieme a M5s, il 45% delle volte insieme a 'L'altra Europa con Tsipras', il 36% delle volte insieme a FI e il 36% delle volte insieme al Pd.
Il Pd ha votato il 74% delle volte insieme a FI, il 60% delle volte insieme a 'L'altra Europa con Tsipras', il 58% delle volte insieme a M5s, il 36% delle volte insieme alla Lega.
Il Movimento 5 Stelle nell'Europarlamento è più vicino alla sinistra. Il 74% delle volte ha votato come 'L'altra Europa con Tsipras'. Il 58% delle volte come il Pd, il 50% delle volte come la Lega e solo il 41% delle volte come FI.

Nell'attuale legislatura, cominciata nel 2014, Forza Italia (che fa parte del Ppe) ha votato il 74% delle volte insieme al Pd (che fa parte del Pse), il 41% delle volte insieme a M5s (che fa parte del gruppo degli euroscettici di Farage), il 41% delle volte insieme a 'L'altra Europa con Tsipras' (estrema sinistra) e solo il 36% delle volte con la Lega (che fa parte del gruppo di Le Pen e Fpoe). 

Così il Movimento 5 Stelle.

Lo studio 'Votewatch Europe' conclude: "Una grande coalizione tra FI e Pd sarebbe più stabile rispetto a una coalizione tra FI e Lega oppure tra Lega e M5s". Analizzando le singole votazioni nell'Europarlamento, 'Votewatch Europe' ritiene inoltre che una eventuale coalizione tra M5s e Lega sarebbe "più conflittuale rispetto all'Eurozona e rafforzerebbe i legami tra Roma e Mosca".

È ancora caos nel Movimento 5 Stelle dopo la vicenda dei mancati rimborsi e gli ultimi addii: dopo David Borrelli, tra i fondatori di Rousseau e ai vertici dei pentastellati in Europa, ieri ha lasciato anche un'altra eurodeputata, Giulia Moi.

Scoppia poi un secondo caso massoneria: secondo Il Foglio ci sarebbe un altro massone tra i candidati del M5s, dopo la vicenda di Catello Vitiello in Campania.

Nome, cognome e data di nascita, stando a quanto risulta al quotidiano, "corrispondono con quelli registrati negli elenchi del Grande Oriente d'Italia: Piero Landi, 7 aprile 1972, candidato del partito cofondato da Grillo e Casaleggio nel collegio uninominale della Camera a Lucca e originario della Garfagnana, iscritto alla loggia Francesco Burlamacchi, 'in sonno' dallo scorso 5 febbraio".

E comunque Landi è stato a sua volta cacciato da M5S, per iniziativa dei vertici del Movimento. Intanto, Davide Casaleggio rinnova i soci della piattaforma: "Entrano come nuovi soci Pietro Dettori ed Enrica Sabatini che affiancheranno me e Massimo Bugani nel perseguimento degli scopi dell'Associazione", annuncia il figlio del cofondatore del Movimento.

E torna a farsi sentire l'altro fondatore, Beppe Grillo, che però non ha certezze sulla vittoria dei 5 Stelle: "Non so chi vince, perchè non ci sono più sensi morali. Abbiamo perso qualsiasi faro di moralità in questo Paese", afferma, "e se non ci sono sensi morali tornano sempre gli stessi. È più comodo. Arrivano da queste tombe mezze aperte, escono fuori e sono lì, ce li ritroviamo lì. Insomma, "perchè non dovrebbero votare Berlusconi? Abbassa le tasse, toglie tutti gli inghippi sull'edilizia, l'Irpef, le tasse sull'automobile, sulla casa. Toglie un sacco di cose, per tutti. Perchè non dovrebbero votarlo?", chiosa.

Leggi anche: Chi vince le elezioni? Cosa dicono gli ultimi sondaggi prima del blackout elettorale

Ai 5 Stelle, però, potrebbe guardare Leu per dar vita a un governo insieme. Ad aprire a tale possibilità è lo stesso Pietro Grasso: "Se ci dovessero essere le condizioni per cui le loro proposte corrispondono ai nostri valori e principi, perchè non potremmo sostenerle?". Nonostante il Movimento guidato da Luigi Di Maio sia "ondivago", ha spiegato Grasso, "non ci sono pregiudiziali, quelle le abbiamo solo nei confronti della destra". Per Laura Boldrini, tuttavia, al candidato premier pentastellato "hanno ritirato la patente dell'onestà". Dichiarazione che alcuni leggono come una frenata sull'apertura fatta da Grasso. 

 

 

La Supermedia dei sondaggi di oggi è speciale. Il motivo è che si tratta dell’ultima Supermedia della legislatura: da venerdì a mezzanotte, infatti, scatterà il divieto sulla diffusione dei sondaggi previsto dalla legge. Il black-out durerà finché non saranno chiuse le urne, e a quel punto più che con i sondaggi avremo a che fare con i numeri reali: di voti ma soprattutto di seggi.

I numeri di oggi saranno quindi l’ultima pietra di paragone con cui fare i conti prima del voto. Numeri che – al massimo – potranno essere aggiornati nella giornata di venerdì con gli ultimissimi sondaggi pubblicati, ma che verosimilmente non cambieranno molto. Vediamoli:

Anche questa settimana il Movimento 5 Stelle “regge” in prima posizione, ben sopra il 27 per cento. Il dubbio: quanto può avere influito lo scandalo dei bonifici? La risposta non è semplice: sono passati solo pochi giorni dallo scandalo, e le conseguenze nell’opinione pubblica faticano a manifestarsi nelle ultime rilevazioni effettuate. Un indizio di quanto questa vicenda potrebbe influire però ce lo dà una recente indagine dell’istituto Ixè, che ha chiesto agli intervistati quale fosse la priorità da affrontare in Italia: ebbene, alle spalle della questione del rilancio economico (50%), ben il 21% del campione ha risposto “Onestà, etica”. Si tratta di un storico cavallo di battaglia storico per il M5S, e infatti tra i suoi elettori tale percentuale sale a oltre il 32%. Difficile stimare quanti elettori (anche solo potenziali) si allontaneranno dal Movimento a causa di questa storia, certo è che la base a 5 stelle è tra le più sensibili su questo tema particolare.

Brutte notizie invece a sinistra: Liberi e Uguali scende per la prima volta sotto il 6% (5,8) proseguendo in un trend calante, non troppo netto ma costante nel tempo. Anche per il PD il bicchiere è mezzo vuoto: il 22,9% costituisce un nuovo record negativo dall’inizio del nostro tracking, ma almeno in questo caso i dem possono guardare con un minimo di ottimismo al risultato delle liste minori alleate: questa settimana Insieme, +Europa e Civica Popolare toccano il 4,5%, un dato che consente al centrosinistra di restare testa a testa con il M5S e al PD in lizza per la palma di primo gruppo parlamentare nella prossima legislatura. Attenzione, però: se +Europa dovesse superare la soglia di sbarramento 3% (e magari, allo stesso tempo, le altre due liste restassero sotto l’1 per cento), il PD si vedrebbe togliere seggi, e neanche pochi: addirittura fino a 19 seggi, secondo una nostra recente stima basata sulla Supermedia.

Nel centrodestra si sorride, ma anche qui non troppo: la coalizione è nettamente in testa con il 37% dei voti, quasi 10 in più dei suoi avversari. Ma è un dato ancora troppo basso per poter puntare alla maggioranza assoluta. Nella battaglia tutta interna tra Forza Italia e la Lega per la palma di primo partito della coalizione, è il partito di Berlusconi ad essere nettamente favorito, con oltre 3 punti sul rivale. La strategia dell’ex premier di premere sull’acceleratore nelle settimane che hanno preceduto lo scioglimento delle Camere (e la composizione delle liste) sembra aver dato i suoi frutti, come si può evincere anche dal seguente grafico, che ci mostra la “storia” di questa legislatura attraverso delle “Supermedie mensili”:

Il grafico mostra molto plasticamente come, dopo essere rimasta alle spalle della Lega per quasi 3 anni, nell’ultimo periodo Forza Italia abbia scalzato l’alleato/avversario, in modo sostanzialmente speculare alla perdita di consensi fatta registrare dal PD, in ultimo sulle vicende legate alle banche e al lavoro della relativa commissione parlamentare d’indagine.

Per il partito di Renzi, comunque, dal 2014 la legislatura ha regalato quasi solo dispiaceri: un primo calo, dopo l’incredibile 40,8% delle Europee, è arrivato verso la fine di quell’anno con le polemiche sull’articolo 18 e il Jobs Act con i sindacati. Un secondo calo c’è stato nel 2015, con gli scontenti generati dalla riforma della “Buona Scuola” e con i risultati non proprio entusiasmanti delle Regionali. Il 2016 è stato l’anno della “campagna referendaria permanente” che ha portato alla cocente sconfitta del 4 dicembre. Da lì a poco, un’ulteriore smottamento c’è stato in occasione della scissione di Articolo 1 – MDP (poi confluito in Liberi e Uguali), e il clima arroventato dei mesi successivi all’estate, con la sconfitta pesante del centrosinistra in Sicilia e le polemiche sulla nuova legge elettorale, hanno completato l’opera.

E il Movimento 5 Stelle? Dopo il “boom” delle Politiche 2013, in cui fu la lista più votata alla Camera sul territorio nazionale, il M5S ha inizialmente sofferto la sua “marginalità” parlamentare, e in seguito l’effetto-novità incarnato da Renzi. Il 2015 è stato però l’anno della riscossa per i pentastellati, che incalzando in continuazione il PD e il suo segretario/premier si sono arrampicati gradualmente fino alle soglie del 30%, e da lì non si sono praticamente più mossi nell’ultimo anno e mezzo. Una tale stabilità è sorprendente, per un Movimento che si professa post-ideologico. Il quadro degli ultimi due anni sembra comunque essersi piuttosto stabilizzato, prendendo la forma di quel “tripolarismo asimmetrico” cui abbiamo fatto cenno altre volte, caratterizzato dall’anomalia per cui il polo più consistente (il centrodestra) è in realtà diviso in due al suo interno tra due anime profondamente diverse.

Circa 800mila euro: a tanto ammonta il buco provocato dalla mancata restituzione dei rimborsi da parte di una decina di parlamentari pentastellati. Una ‘dimenticanza’ che ha fatto scoppiare uno scandalo che ha travolto il Movimento 5 Stelle proprio a ridosso delle elezioni che si terranno il 4 marzo.

Il candidato premier Luigi Di Maio è passato al contrattacco facendo i nomi dei ‘furbetti’ del Movimento e prendendo le distanze. Nella blacklist ci sono 8 nomi, ma si parla di 10 pentastellati che avrebbero agito in maniera contraria ai principi del Movimento e che, pertanto, sono stati esclusi da M5S. Eccoli uno per uno.

Gli otto trasgressori

Ivan Della Valle (non ha restituito 270 mila euro): nato nel 1974 a Torino, agente di commercio, nel 2008 si candida a sindaco di Rivoli per il Movimento 5 stelle, e viene eletto consigliere comunale. Nel 2010 rassegna le dimissioni. Collabora con il movimento No TAV dal quale ha ricevuto sostegno per la sua elezione da deputato. Alle elezioni del 2013 viene eletto deputato nella circoscrizione Piemonte 1 per il Movimento. Dopo lo scoppio dello scandalo, scrive su Facebook: “Ho sbagliato e ho deluso tutti: colleghi, amici, collaboratori, gli attivisti che mi hanno sempre sostenuto. Non mi soffermo sui problemi finanziari e personali che mi hanno portato a tutto questo, non sono scusanti”.

Girolamo Pisano (200 mila euro): nato a Salerno l'11 aprile 1974, Pisano è laureato in Ingegneria Elettronica. Dopo la laurea ottiene un contratto di ricerca per un anno in Sistemi Elettronici di Potenza. Contemporaneamente inizia a lavorare presso l'azienda di famiglia che si occupa di Installazione e manutenzione ascensori come responsabile della produzione. Dal 2006 inizia a interessarsi di attivismo politico, si avvicina alle tematiche trattate da Beppe Grillo attraverso il Meetup Amici di Beppe Grillo di Salerno e partecipa alle attività locali ed ai successivi VDay. Nel 2010 si candida come consigliere alle Elezioni Regionali della Campania, una delle prime partecipazioni alle gare elettorali del neonato Movimento 5 Stelle. Viene eletto deputato alle elezioni politiche del 2013 nella circoscrizione XX Campania 2 per il Movimento 5 Stelle.

Maurizio Buccarella (137 mila euro): nato a Lecce nel 1964, è avvocato penalista e civilista. Il suo interesse politico si concretizza nel 2007 quando entra a far parte del gruppo civico "Meetup – Salentini Uniti con Beppe Grillo" di Lecce. Nel 2012 si candida a sindaco di Lecce ma non viene eletto. Alle elezioni politiche del 2013 viene eletto Senatore della Repubblica. Attualmente ricopre l'incarico di Membro della Giunta per il Regolamento, della Giunta delle Elezioni e delle Immunità Parlamentari ed è vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato. E’ anche Capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato. Si è autosospeso dal Movimento dopo che è venuto fuori che non aveva effettuato tre bonifici da 12.200 euro da destinare al finanziamento del microcredito per le piccole imprese, come previsto dal regolamento M5S. In seguito è emerso che in realtà il valore totale dei bonifici mancanti corrisponde a 137.000 euro. Buccarella è stato dunque escluso dal Movimento.

Carlo Martelli (81 mila): nato a Novara nel 1966, Martelli è laureato in matematica. Lavora come docente universitario e nella realizzazione di impianti mini-idroelettrici. Si avvicina alla politica attraverso il Movimento e nel 2013 viene eletto senatore della Repubblica nella circoscrizione Piemonte. Il 16 gennaio 2015 diventa vicecapogruppo unico del M5S al Senato subentrando ai colleghi Nunzia Catalfo e Marco Scibona. L'11 febbraio un servizio de Le Iene accusa Martelli di aver falsificato le ricevute con le quali versava parte del proprio stipendio al Ministero per lo Sviluppo Economico. Martelli avrebbe ordinato i bonifici per via telematica, salvato la ricevuta che successivamente pubblicava sul sito tirendiconto.it, in accordo con le regole del suo partito. Poi revocava l'ordine del bonifico, che quindi non arrivava mai a destinazione. In seguito allo scandalo è stato allontanato dal gruppo parlamentare. Sul blog del M5S è stato dichiarato che il senatore ha poi regolarizzato i bonifici restituendo i soldi mancanti.

Elisa Bulgarelli (43 mila): nata a Bologna nel 1971, Bulgarelli ha un diploma di perito agrario. Viene eletta al Senato nel 2013, quarta della lista della circoscrizione Emilia-Romagna. Il suo incarico parlamentare è nella commissione bilancio e antimafia. È vicecapogruppo del M5S al Senato fino al 29 settembre 2013. Bulgarelli appare nell’elenco dei ‘furbetti’ del Movimento che hanno falsificato i documenti per non restituire i rimborsi.

Andrea Cecconi (28 mila): nato a Pesaro nel 1984, è laureato in Scienze Infermieristiche. Alle elezioni politiche del 2013 viene eletto deputato nella circoscrizione XIV Marche per il Movimento 5 Stelle. Dal 4 settembre 2014 è ufficiosamente capogruppo e portavoce del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati. Come Martelli, anche Cecconi è nel servizio de Le Iene che accusa alcuni deputati M5S di aver tenuto per sé i rimborsi destinati al microcredito per le piccole aziende. Cecconi, che ha falsificato i documenti, è stato allontanato dal M5S. Sul blog del Movimento è stato poi dichiarato che ha restituito la parte dei soldi mancanti.

Silvia Benedetti (23 mila): Nata a Padova nel 1979, è laureata in Biologia. E lavora come biologa quando nel dicembre del 2012 si candida alle Parlamentarie del Movimento 5 Stelle per la scelta dei candidati alle Elezioni politiche 2013. Verrà eletta in Parlamento. La Benedetti appare nell'elenco dei “falsificatori”.

Emanuele Cozzolino (13 mila): nato a Fiesole nel 1981, è laureato in Ingegneria ambientale. Lavora come libero professionista fino alla sua elezione a deputato nel 2013. Dal 7 maggio 2013 al 20 luglio 2015 è stato segretario della I Commissione (Affari Costituzionali della Presidenza del Consiglio e Interni), attualmente membro e vicepresidente del relativo "Comitato permanente dei pareri" e della Commissione di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro. Nel periodo in cui è stato segretario della I Commissione ha rinunciato a un’ulteriore indennità prevista per tale carica. Diventa vicecapogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati.

Le due "fraintese"

Nella lista di Di Maio mancano due nomi citati da Le Iene: quelli di Barbara Lezzi e Giulia Sarti, che sarebbero uscite pulite dai controlli.

Barbara Lezzi: Nata a Lecce nel 1972, ha un diploma di istituto tecnico commerciale.  Nel gennaio 1992 viene assunta come impiegata presso un'azienda del settore commercio. Nel 2013 viene eletta senatrice della Repubblica nella circoscrizione Puglia per il Movimento 5 Stelle, vicepresidente commissione permanente bilancio e programmazione economica e membro commissione permanente per le politiche europee.

Gulia Sarti: Nata nel 1986 a Rimini, è laureata in Giurisprudenza. Entra nel Movimento 5 stelle il 13 dicembre 2007, quando aderisce al meetup di Bologna. Si candida alle elezioni regionali del 2010 e alle elezioni comunali di Rimini del 2011, ma non viene eletta. Nel frattempo entra a far parte dell'Associazione Casa della Legalità e della Cultura, impegnata nel contrasto alle mafie. E aderisce al Movimento Agende Rosse nato dall'iniziativa di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo. Alle elezioni del 2013 viene eletta deputato nella circoscrizione XI Emilia Romagna per il Movimento 5 Stelle.

E i 5 generosissimi

Tra i deputati accusati da Le Iene c’è anche Massimiliano Bernini, che dopo le verifiche risulta invece il parlamentare più generoso di tutto il Movimento, per aver versato al fondo del Mef destinato alle piccole e medie imprese quasi 335 mila euro. E non è il solo. Ecco 5 virtuosi M5s, tutti con versamenti superiori ai 250mila euro.

Massimiliano Bernini: nato nel 1975 a Viterbo, è laureato in Scienze Forestali ed Ambientali e ha conseguito un dottorato di ricerca. Ha lavorato come insegnante di scuola secondaria inferiore. Nel 2013 è stato eletto deputato nella circoscrizione XVI Lazio 2.

Luigi Gallo: nato nel 1977 a Prato, è laureato in Ingegneria informatica e insegna in un istituto professionale di Portici. Gallo ha cominciato a interessarsi di politica in occasione del G8 del 2001. Ma è con il Movimento che vi prende parte attivamente. Alle elezioni politiche del 2013 viene eletto deputato nella circoscrizione XIX Campania 1 per il Movimento 5 Stelle.

Paola Carinelli: nata nel 1980 a Putignano, in provincia di Bari, è laureata in mediazione linguistica. Alle elezioni politiche del 2013 viene eletta deputata. Fa parte della IX Commissione (Trasporti, Poste e telecomunicazioni) e della Giunta per le autorizzazioni  della Camera dei Deputati. È tra i promotori della richiesta di impeachment nei confronti del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il 25 novembre del 2016 viene chiamata a far parte del collegio dei probiviri, organo di garanzia previsto dal regolamento del Movimento 5 Stelle.

Giovanna Mangili: nata nel 1967 a Monza, ha un diploma in design per l’industria e l’ambiente. Eletta senatrice della XVII legislatura nel Movimento 5 Stelle, nella regione Lombardia, annuncia le proprie dimissioni già il primo giorno di lavori delle camere, adducendo motivazioni di natura familiare. Per tale ragione aderisce al Gruppo Misto. Il 3 aprile 2013 il Senato respinge a scrutinio segreto (con 48 sì, 219 no e 4 astenuti) le dimissioni della Mangili, indicandone come "lacunose" le motivazioni. La senatrice, tuttavia, decide di presentare nuovamente le dimissioni; il 17 aprile 2013 esse vengono nuovamente respinte a voto segreto dal Senato con 57 sì, 180 no e 8 astenuti. In seguito a ciò la Mangili lascia il Gruppo Misto e aderisce al gruppo del Movimento 5 Stelle.

Vincenzo Caso: Nato nel 1980 a Pozzuoli, in provincia di Napoli, è laureato in economia aziendale. Nel 2006 s trasferisce a Milano dove lavora come consulente informatico. Di lui si sa pochissimo. Alle elezioni politiche del 2013 viene eletto deputato della XVII legislatura della Repubblica Italiana nella circoscrizione III Lombardia per il Movimento 5 Stelle.

A poco più di 2 settimane dalle Elezioni Politiche, il consenso appare fluido ed instabile: ad incrementare l’incertezza sull’esito del voto del 4 marzo sono anche le incognite della nuova Legge Elettorale.
Secondo un sondaggio condotto nelle ultime 48 ore dall’Istituto Demopolis, appena un terzo dei cittadini è oggi a conoscenza del nome di almeno un candidato nel collegio uninominale in cui voterà. 
“Il 67% degli italiani – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – non ha alcuna idea di chi siano i candidati alla Camera o al Senato nel proprio collegio elettorale”. 

Per sapere chi sono i candidati Agi mette a disposizione TrovaCollegio, un ‘tool’ interattivo sulle elezioni politiche del 4 marzo online sul sito dell'Agenzia Italia . Consente agli elettori di individuare il proprio collegio elettorale e i candidati in corsa.

La nuova legge elettorale ha reintrodotto i collegi uninominali, che per molti elettori sono una novità assoluta. E non è facile capire qual è il proprio. Realizzato e gestito da Agi in collaborazione con la società You Trend, "TrovaCollegio" è uno strumento interattivo facile e veloce: inserendo il proprio comune di residenza (oppure il proprio indirizzo) è possibile vedere subito quali sono i propri collegi di appartenenza, sia alla Camera che al Senato, e i nomi dei candidati che si sfideranno all'ultimo voto nell'uninominale. Dall'8 febbraio saranno poi disponibili anche i nomi dei candidati nelle liste proporzionali, consultabili su un vero e proprio fac-simile di scheda elettorale. La mappa del "Trovacollegio"  consentirà di navigare da un punto all'altro per confrontare i risultati elettorali precedenti nei diversi collegi. Uno strumento fondamentale per orientarsi in questa campagna elettorale ormai entrata nel vivo.

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, dal 13 al 14 febbraio 2018, su un campione nazionale stratificato di 1.000 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Approfondimenti e metodologia su: www.demopolis.it

Sulla rimborsopoli a 5 stelle Luigi Di Maio chiude il cerchio a distanza di pochi giorni di distanza dallo scoppio della 'tempesta' sui mancati tagli dello stipendio da parte di alcuni parlamentari. Non una conferenza stampa, ma una dichiarazione davanti alle telecamere in cui scandisce gli otto nomi di chi per M5s si è autoescluso.

"Ivan Della Valle – scandisce – che non ha dato l'autorizzazione ad accedere agli atti, non avrebbe donato per circa 270mila euro; Girolamo Pisano per circa 200mila euro; Maurizio Buccarella, che ci ha dato l'autorizzazione, non avrebbe donato per 137 mila euro; Carlo Martelli, che non ci ha dato l'autorizzazione, non dovrebbe aver donato circa 81mila euro; Elisa Bulgarelli, che ci ha dato l'autorizzazione per circa 43mila euro; Andrea Cecconi per circa 28mila euro; Silvia Benedetti per circa 23mila euro; Emanuele Cozzolino per circa 13 mila euro". 

Il candidato pentastellato alla presidenza del Consiglio ha interrotto il suo rally elettorale per fare tappa a Roma: ha voluto recarsi in banca, quasi a dare il buon esempio, per certificare le somme volontariamente restituite allo Stato, per un totale di oltre 370mila euro. A stretto giro hanno iniziato a seguirlo su Facebook, alla spicciolata, alcuni parlamentari. Fra questi Massimiliano Bernini, finito nella black liste de 'Le Iene', ma indicato dal capo politico fra i più generosi sul fronte delle donazioni e anche Silvia Benedetti, che ha rivendicato solo errori formali, ma che è stata indicata da Di maio fra gli autoesclusi.

Al Rally che riprende fino alla sua conclusione a Roma il 2 marzo anche la rivendicazione della "settimana dell'orgoglio" che inizia, per dirla con le sue parole, "con i nomi che abbiamo cacciato fuori", perché nel Movimento le regole si rispettano "e questa è una garanzia per gli italiani".


Dove vanno i soldi dei parlamentari grillini

Previsto fin dal 1993 (decreto legislativo 385), ricorda il Corriere, fu attivato con molto ritardo con tre decreti ministeriali emanati fra la fine del 2014 e l’inizio del 2015.Scopo del Fondo è la concessione di garanzie pubbliche sulle operazioni di microcredito, cioè sulla concessione di prestiti fino a 25 mila euro (35 mila in alcuni casi) a lavoratori autonomi e piccole imprese con non più di 5 dipendenti.


La vicenda, aveva detto il candidato a Palazzo Chigi del Movimento, si rivelerà un boomerang per gli altri partiti, "perché ora per i cittadini è chiaro che noi abbiamo restituito 23 milioni di euro mentre gli altri si sono intascati fino all'ultimo centesimo". In perfetta sintonia con Beppe Grillo che, di passaggio a Roma, ha spinto ad andare avanti i suoi: "alla fine ci favorirà".

Sul blog dei 5 stelle Di Maio conclude: "Chi pensava di farci del male non solo non ci ha fatto niente, ma ci sta rendendo migliori di quello che siamo. Questo caso è chiuso, abbiamo fatto chiarezza e siamo completamente trasparenti. Gli altri partiti prendano esempio". 

"Sono stato contattato da diversi movimenti e partiti, tanti cercano di tirare la giacchetta. A tutti ho detto grazie di avermi contattato, ma se ne parla dopo le elezioni con i programmi veri alla mano". Così Carlo Cottarelli in un'intervista a Il Foglio, chiarisce perché ha smentito l'annuncio di Silvio Berlusconi dalla platea di Confcommercio di una sua disponibilità nell'eventuale squadra di governo del Cav. "Non si può dare la disponibilità alla cieca, i programmi dei partiti sono definiti in maniera estremamente vaga. Penso che uno possa fare il ministro se c'è un accordo e si possano fare le cose in cui si crede" ha detto l'economista.

"Per ridurre il debito la crescita non basta"

"Innanzitutto penso che il paese necessiti di avere conti pubblici in ordine – dice l'ex direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale – quindi come priorità bisogna aumentare l'avanzo primario intorno al 4 per cento in tempi ragionevoli, diciamo 2-3 anni". Il 4 per cento è lo stesso livello di avanzo primario indicato dalla Banca d'Italia. "Non a caso. Se noi guardiamo i paesi avanzati che sono riusciti ad abbattere il debito pubblico in maniera consistente, nessuno l'ha fatto solo con più crescita. Nella media dei 9 casi che ce l'hanno fatta, l'avanzo primario è stato del 4 per cento e questo deve essere un obiettivo perché ritengo prioritario ridurre il debito".

Molti, a partire dal M5s, rievocano quel piano di tagli da circa 30 miliardi. Ma in questi anni non è stato fatto nulla? "Qualcosa è stato fatto, soprattutto sugli acquisti di beni e servizi e sull'andamento della spesa sanitaria. Di quel piano penso che 89 miliardi di tagli sono già stati fatti. Nel complesso dal 2014 al 2016 la spesa primaria al netto del bonus 80 euro è salita poco, a un tasso dello 0,4 per cento. Il problema è che se riduci le tasse senza tagliare la spesa non rafforzi l'avanzo primario". Forza Italia propone proprio un avanzo del 4 per cento. "Si, ed è una cosa positiva. Il problema è che c'è un'incoerenza con le altre proposte, perché vogliono eliminare la riforma Fornero, aumentare altre spese e dare la Flat tax. C'è un buco nei piani di Forza Italia che con l'Osservatorio quantificheremo presto".