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Politica

"In questi giorni due articoli di grandi testate internazionali hanno posto il tema dell'inquinamento della campagna elettorale in Italia. Davanti alle prove del New York Times, il blog di Beppe Grillo ha reagito con il consueto stile gridando al complotto, ovviamente complotto 'degli amici di Renzi'. Stanno messi male, non c'è dubbio". Lo scrive Matteo Renzi sulla sua e-news.

"Noi – continua il segretario del Pd – non gridiamo al lupo. O alla potenza straniera. Non evochiamo la Russia o Trump. Non proponiamo leggi nuove da approvare in fine legislatura. Non evochiamo nemici immaginari. Diciamo semplicemente a chi vive di bufale e propaganda sul web che ci siamo stancati di essere presi in giro. Il problema non è il viaggio in Lamborghini o la foto ritoccata: è l'idea che il web possa diventare territorio di conquista per i falsari. Questo è inaccettabile. E non lo permetteremo. Perché – spiega Renzi – il web è il luogo dove passano molto tempo i nostri figli e questa battaglia è per loro, non solo per la prossima campagna elettorale. Del resto abbiamo già visto i danni che si possono fare sui vaccini o – notizia di ieri – sull'anoressia".

Per Renzi, "la battaglia politica acquisisce invece più significato dopo che è emerso uno strano rapporto che lega adepti del Movimento Cinque Stelle a sostenitori di Salvini. Rapporto anche economico? Non tocca a noi dirlo. A noi basta solo una riflessione: chi vuole inquinare il dibattito politico ci troverà fermamente dalla parte della verità. Se gli altri partiti politici vogliono fare altrettanto non importa che gridino al complotto: basta che dimostrino la propria trasparenza. Sono in grado di farla? Me lo auguro, glielo auguro".

"Abbiamo già pagato prezzi altissimi agli spacciatori di bufale per far finta di nulla ancora", conclude Renzi, e ribadisce che "ogni quindici giorni il Pd presenterà alla stampa un proprio report sull'argomento. Ci saranno numeri e fatti e ognuno si farà una propria opinione. Nessuno di noi evoca Russiagate, nessuno di noi chiede leggi per la censura, nessuno di noi fa soldi sul web. Tutti noi chiediamo semplicemente di difendere la libertà degli elettori e dei nostri figli: semplice, no?".

"Vi abbiamo sgamato, amici dell'opposizione" attacca Matteo Renzi dal palco della Leopolda. Secondo il Pd, dietro al vasto network di siti di notizie e profili Facebook che lo attaccano, con vere e proprie bufale o notizie vere ma caricate di retorica (è importante distinguere), ci sarebbe una regia unica, che unirebbe Lega e Movimento Cinque Stelle e arriverebbe dall'estero, addirittura da Mosca.

Il quotidiano di Torino pubblica un retroscena nel quale scrive che "l’allarme dell’intelligence americana sull’offensiva russa per influenzare la politica italiana era scattato nell’autunno del 2016, quindi molto prima che le operazioni di Mosca per condizionare le presidenziali Usa diventassero note.

La preoccupazione di Washington era così alta, che il dipartimento di Stato inviò una missione a Roma per informare del pericolo i colleghi dell’ambasciata di Via Veneto. Lo scopo non era discutere se il Cremlino stesse cercando di manipolare la scena politica italiana, ma come reagire ad un attacco già reale e in corso".  

Quali prove ritiene di avere il Pd

"I servizi americani e i diplomatici avevano notato uno schema che si ripeteva un po’ dappertutto. Ovunque c’erano le elezioni, cominciavano a circolare notizie false, azioni propagandistiche, gruppi politici che favorivano gli interessi della Russia, o puntavano a destabilizzare i paesi che prendevano le distanze da Mosca", scrive ancora La Stampa, "le prove portate a Roma dalla missione del dipartimento di Stato erano concrete, ma sarebbe impossibile rivelarle senza violare la legge".

Le prove di un coordinamento tra Carroccio e MoVimento nella gestione dei siti accusati di disinformazione sarebbero invece quelle contenute nell'inchiesta del New York Times e ricordate da Renzi alla Leopolda: la pagina ufficiale del movimento "Noi con Salvini" condividerebbe lo stesso codice identificativo per la pubblicità di Google (Google adsense) di alcune pagina web a supporto del M5s. come "info5stelle" e "video5stelle".

Il codice è quello che serve a tracciare il traffico web a fini di pubblicità e sarebbe riscontrabile anche in siti web di “gruppi cospirazionisti” e ancora in altri “a favore di Vladimir Putin e della Russia": IoStoConPutin.info e mondolibero.org. In sostanza, il gestore delle pagine sarebbe lo stesso. 

Ma per Google il codice adsense "non è un indicatore affidabile"

Il Fatto ha pubblicato un estratto della replica di Google al New York Times. “Non abbiamo dettagli sugli amministratori del sito e non possiamo speculare sul motivo per cui hanno lo stesso codice dell’annuncio, spiega Mountain View, "qualsiasi editore che utilizza la versione self-service dei nostri prodotti può aggiungere il codice al proprio sito. Spesso vediamo siti non collegati che utilizzano gli stessi ID, quindi non è un indicatore affidabile che due siti siano connessi”. Google non ha però rivelato chi sia l'amministratore delle pagine, ovvero se i ricavi pubblicitari che ne derivano arrivino o meno alla stessa persona. 

La difesa di Lega e Cinque Stelle

Luca, consulente di Matteo Salvini per il digitale, Morisi ha sostenuto che il problema è nato dal fatto che un ex “sostenitore dei M5S ha aiutato a costruire la pagina ‘Noi con Salvini’ e ha copiato ed incollato i codice dalla sua pagina di sostenitore dei M5S, così come quelli di ‘Io StoConPutin.info'” con quelle di Salvini.

Morisi ha però negato di avere a che fare con i siti pro-Putin o pro-5 Stelle. Il Movimento Cinque Stelle, da parte sua, ha affermato che le pagine in oggetto sono create da fan e loro non possono farci niente. La frottola sulla presenza di Boschi e Boldrini al funerale di Totò Riina, ad esempio, era stata rilanciata da una pagina chiamata "Virus5Stelle" che non ha legami ufficiali con il partito e fa parte di un più ampio network di siti simpatizzanti sulla quale il MoVimento non ha alcun controllo (c'è pure chi, tra i grillini, sostiene siano state messe online per screditarli).

In un editoriale intitolato Ghostbusters, il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ribalta le accuse e le rivolge contro Renzi: "Facebook 'starebbe creando una task force per arginare il dilagare di fake news che rischiano di condizionare le elezioni italiane'. Urca, e chi ha dato la notizia? 'Una fonte anonima del governo italiano': e il NYT se l’è bevuta, anche se Facebook 'non conferma ufficialmente', però 'è verosimile”' Del resto “Renzi sospetta l’intervento di una ‘mano’ russa”. E chi gliel’ha detto? 'Una società di sorveglianza informatica'. E di chi è? Del suo amico Marco Carrai, che s’è messo in società con uno smanettone di 23 anni, Andrea Stroppa, che da minorenne faceva l’hacker per Anonymous Italia durante gli attacchi ai siti di Polizia, Carabinieri, governo, Viminale, Guardia costiera e – pensate un po’ – al blog di Grillo; perciò fu imputato e ottenne il perdono giudiziale dal Tribunale dei minori perché la sua pena era sotto i 2 anni di reclusione. Quindi siamo in buone mani".

Stroppa: "Contro di me diffamazione". Carrai: "Io non c'entro"

Queste ultime accuse sono state smentite da Stroppa, che ha scritto una lettera aperta a Travaglio con la quale nega di aver mai attaccato i siti citati nell'editoriale: "Sono andato di fronte al tribunale a rispondere alla legge italiana, per altri fatti. E questo come può intuire si chiama diffamazione".

E a chi lo critica per l'essere stato ex consulente di Renzi, il giovane informatico, in un'intervista a La Stampa replica che "alcuni giornalisti invece di preoccuparsi se sono o meno consulente o amico di Renzi dovrebbero riflettere su quello che è emerso. La cosa più triste è che nemmeno due mesi fa, grazie a un report da me pubblicato, sono stati individuati in Europa alcuni membri dell'Isis. Alcuni giornalisti invece di chiedermi di quel lavoro mi hanno chiesto se ancora sento Carrai".

Il quale, da parte sua, in un colloquio con il Corriere ha affermato che la sua società di cybersecurity, Cys4, non c'entra con l'articolo pubblicato dal Nyt. "È stata la sua società di sorveglianza informatica, dove lavora anche Stroppa, a girare il report al Nyt?", domanda il giornalista del Corriere. "Lo escludo nel modo più totale", replica Carrai, tra i più importanti consulenti di Renzi, "Stroppa lo conosco e per un periodo ha collaborato con una mia società. Chiunque può andare al registro delle Camere di commercio e vedere che non ho mai avuto società con lui". 

Fake news o informazione di parte?

Oltre a essere autore del rapporto citato dal Nyt, Stroppa aveva anche aiutato BuzzFeed a redigere l'inchiesta su una serie di siti rei di diffondere "notizie nazionaliste e anti immigrati". L'articolo della testata Usa (anch'essa non immune alle bufale) aveva parlato, erroneamente, di fake news, portando Facebook a bloccare le pagine di alcuni siti, come DirettaNews, facenti capo alla società Web365. Non di fake news si trattava, però, ma di notizie vere caricate da una forte retorica nazionalista.

Lo stesso vale per alcune delle pagine denunciate dal New York Times. "Io Sto Con Putin", per esempio, è uno dei tanti blog filorussi che riprendono notizie da siti vicini al Cremlino, come Sputnik o Russia Today. Informazione di parte, distorta, se non vera e propria propaganda, quindi. Ma i siti di bufale tout-court, come il defunto LiberoGiornale, sono un'altra cosa. Non solo, come spiegò Vice, esistono anche pagine Facebook pro Renzi che utilizzano gli stessi metodi e furono particolarmente agguerrite durante la campagna per il referendum costituzionale. Distinzioni spesso complesse e sottili ma che sarà importante tenere a mente durante l'imminente campagna elettorale, che vedrà il tema delle fake news al centro del dibattito. Un dibattito dove, al momento, non risulta coinvolto il politico italiano per il quale è presumibile Putin tifi davvero: Silvio Berlusconi.  

Classe 1948 (non ha ancora 70 anni), comandante generale dell'Arma dei Carabinieri fino a due anni fa (per sei anni) e, da domenica sera, 'papabile' per il centrodestra a sedere sulla poltrona di presidente del consiglio. Il generale Leonardo Gallitelli piace a Silvio Berlusconi che, intervistato da Fazio, fa il suo nome come candidato di Forza Italia per Palazzo Chigi nel caso in cui lui stesso non fosse più candidabile. 

Ecco che cosa bisogna sapere su Gallitelli

  • Il 15 settembre 2015, 4 mesi dopo aver lasciato il comando generale dell'Arma,  è nominato responsabile dell'ufficio Antidoping.
  • E' cresciuto a  Bernalda, cittadina lucana in provincia di Matera.
  • E' laureatosi in Giurisprudenza, ha iniziato la carriera militare nel 1967 (Accademia Militare di Modena e della Scuola di Applicazione Carabinieri di Roma)
  • E' stato direttore editoriale de Il Carabiniere, la rivista mensile pubblicata dall'Arma dei Carabinieri.
  • È sposato e ha due figli. 

Quali comandi ha avuto

  • Comandante delle Compagnie di Viggiano, Aosta e Genova Portoria
  • Antisequestro e nell'antiterrorismo del Nucleo Investigativo di Torino
  • Comando provinciale di Torino e l'Ufficio Operazioni del Comando Generale dell'Arma
  • Vice comandante della Regione Carabinieri Piemonte e Valle d'Aosta
  • Comandante Provinciale di Roma per cinque anni.
  • Capo del II Reparto del Comando Generale
  • Sottocapo di stato maggiore del Comando Generale
  • Comandante della Scuola Ufficiali Carabinieri.
  • Capo della Regione Carabinieri Campania.
  • Capo di Stato Maggiore del Comando Generale dell'Arma.

Dicono (e scrivono) di lui

"(Quella a Comandante generale) è stata una scelta molto difficile perché erano più d'uno i generali allo stesso livello di grado e di capacità ed è stato duro scegliere. È stata una scelta ponderata, su mia proposta, accolta con soddisfazione da tutto il Consiglio dei Ministri, che ha espresso grande apprezzamento verso Leonardo Gallitelli" Ignazio La Russa.

"Una scelta eccellente per competenza ed esperienza".  Roberta Pinotti e Marco Minniti, allora responsabili Difesa e Sicurezza del Partito Democratico.

"Si tratta di una persona di grande credibilità, referenza e curriculum", Giovanni Malagò, presidente del Coni.

"E' stato in assoluto il comandante più amato dal 2000. Il più amato e anche il più duraturo, sei anni di comando che come hanno cambiato il Paese hanno lasciato il segno anche nell'Arma. Soprattutto sotto il profilo dei tagli imposti dalla spending review. Un tagliatore chirurgico, che ha sempre giocato in anticipo rispetto ai diktat di palazzo Chigi" Huffington Post 

Silvio Berlusconi conclude la sua lunga giornata di campagna elettorale nello studio Rai di Fabio Fazio. Il leader di Forza Italia parla per 20 minuti spaziando dal Milan a Bossi e poi si lascia strappare dal conduttore di 'Che tempo che fa' il nome di un possibile candidato premier di Forza Italia se la corte di Strasburgo si pronunciasse contro la sua candidabilità alle prossime elezioni.

Cosa ha detto Berlusconi da Fazio in 8 pillole

Un generale come candidato premier

"Il leader del centrodestra? Ho diversi nomi, ma una persona molto capace, estraneo alla politica, con cui non sono ancora entrato in argomento. Una persona che abbia fatto qualcosa di molto buono, come il generale dei carabinieri, Leonardo Gallitelli, uno dei migliori vertici del corpo dei carabinieri". Silvio Berlusconi, ospite di Fabio Fazio a 'Che tempo che fa', come esempio di possibile premier dice di pensare al generale Gallitelli: "Per Palazzo Chigi serve qualcuno che nel mondo del lavoro, dell'impresa, delle istituzioni, del terzo settore possa essere visto positivamente per i traguardi che ha raggiunto".

Umberto Bossi nelle liste di Forza Italia (un'ipotesi)

Interrogato sul suo rapporto con l'ex leader della Lega, Umberto Bossi, Berlusconi dichiara di avere con lui un rapporto di amicizia. "Non penso che Salvini possa esimersi dal candidare Umberto Bossi, fondatore della Lega… In caso contrario – dice l'ex cavaliere -accoglierei Bossi a braccia aperte".

M5S più pericolosi dei comunisti del '94

"Nel 1994 scesi in campo contro il pericolo comunista. Oggi il pericolo dei Cinquestelle è più grande", spiega il leader di Forza Italia ospite di Fabio Fazio. Quelli del Movimento Cinquestelle "sono tutte persone che nella vita non hanno mai fatto niente, non hanno mai lavorato, non hanno mai combinato nulla di buono per sé o per la loro famiglia. Non decidono nulla di proprio, non hanno nessuna competenza o preparazione".

E la dimostrazione si è avuta "quando sono andati al potere nei comuni, dove hanno dimostrato di non saper governare".

Di Maio è un meteorina con un bel faccino

Alla domanda di Fazio su Di Maio, Berlusconi risponde, come già in passato: "Ha un bel faccino, una bella meteorina, come quelle di Emilio Fede…".

Non voteremo la fiducia allo Ius Soli

Capitolo Ius Soli. Secondo il leader di Forza Italia "non basta frequentare un ciclo scolastico per essere italiano e per avere diritto automatico alla cittadinanza. Noi non voteremo la fiducia allo Ius Soli".

Agenzia del farmaco? Istituzioni sono state assenti

L'Ema ad Amsterdam e non a Milano? Berlusconi sottolinea come nell fase decisiva le istituzioni siano state assenti. "Durante le fasi decisive della scelta non era presente il nostro premier, non c'era il nostro ministro degli Esteri, quello della Salute, non c'era il sindaco di Milano. Siamo senza prestigio in Europa".

Il nuovo proprietario del Milan ha speso 250 milioni

Il 'New York Times' esprime forti dubbi sul patrimonio del proprietario del Milan Yonghong Li? "Con noi ha mantenuto tutti gli impegni presi", assicura Silvio Berlusconi a 'Che tempo che fa'. L'ho conosciuto in Sardegna – aggiunge -. Ha anche mantenuto l'impegno di una campagna di rafforzamento per 250 milioni. Ma sulla campagna acquisti e sui moduli di gioco, non posso intervenire…".

Scalfari con la vecchiaia è diventato saggio

Eugenio Scalfari da Giovanni Floris ha detto che preferisce Berlusconi a Di Maio. Il leader di Forza Italia commenta questa dichiarazione con ironia: "Mi aspettavo qualcosa, perché la vecchiaia rende più saggi, sono soddisfatto che finalmente abbia dato una risposta convincente. È stato colpito dalla lucida follia di Erasmo da Rotterdam…". 

 

"I grillini non hanno né arte né parte. Si fanno comandare da un comico e profittano della pochezza delle persone che hanno eletto in Parlamento. L'87 per cento di loro non ha mai fatto una dichiarazione dei redditi quindi non ha mai lavorato. Vivono di politica e fuori dal Parlamento non sanno come campare". Lo ha detto Silvio Berlusconi durante l'intervista che gli ha fatto Alessandro Sallusti per chiedere la convention di tre giorni di Forza Italia "IdeeItalia, la voce del Paese", presso l'Hotel Gallia di Milano. "Non avendo fatto nulla per le proprie famiglie come potrebbero fare qualcosa di buono per il paese?", ha detto Berlusconi che poi ha detto di temere il "pauperismo e il giustizialismo" dei pentastellati.

Sulla designazione dei nuovi collegi elettorali in base al Rosatellum aleggia il sospetto che siano state fatte operazioni di “gerrymandering”, ossia di ritaglio “scorretto” dei collegi sulla base di considerazioni politiche e non tecniche. 

A capire come funziona il gerrymandering ci aiuta un articolo del Post: basta pensare a una regione composta da una città circondata dalla campagna. Nella città, dove abita circa metà della popolazione totale, si vota a sinistra, nella campagna, dove abita l’altra metà, si vota destra. Se chi ha il potere di ridisegnare i collegi elettorali della regione volesse far vincere la destra, potrebbe disegnare i vari collegi in modo che ogni collegio cittadino comprendesse una fetta di campagna tanto grande da far sì che i cittadini di sinistra siano inferiori in numero agli abitanti rurali di destra. Con questo sistema, nonostante la parità numerica tra gli elettori dei due partiti, dalla regione uscirebbe sempre una maggioranza di candidati di destra. 

L’origine del nome gerrymandering ha più di due secoli e ha a che fare con le salamandre, dato che i collegi creati a tavolino per scopi elettorali hanno quasi sempre confini molto contorti. In particolare era molto contorto, e di forma vagamente animale, uno dei distretti del Massachusetts disegnato dal governatore democratico-repubblicano Elbridge Gerry nel 1812. Un giornale del partito avversario, quello federalista, pubblicò una caricatura in cui il distretto in questione aveva la forma di una specie di rettile. Fondendo insieme il nome del governatore con la parola “salamandra”, il direttore del giornale creò il nomignolo gerrymander, che poi passò alla storia come il nome della pratica.

Il New York Times ha dedicato una lunga inchiesta al rischio esposizione del nostro Paese a campagne di fake news finalizzate ad condizionare le opinioni degli elettori in vista delle prossime politiche. L’articolo del corrispondente per l’Italia Jason Horowitz considera l’Italia come un "probabile obiettivo" della strategia di destabilizzazione che ha già influenzato gli elettori olandesi, francesi e ultimamente si è scoperto anche inglesi durante le ultime tornate elettorali. Ma il Times addirittura definisce il nostro Paese come un “anello debole”, potenzialmente in grado di mettere a rischio l’integrità dell’Unione già seriamente minata negli ultimi anni (La Repubblica).

L’inchiesta del Times parte da un report che arriva dalla Ghost Data, società che fa capo al consulente di Matteo Renzi sulla cybersecurity Andrea Stroppa, consulente del segretario del Partito democratico Matteo Renzi ed esperto di cyber security. Lo studio condiviso da Stroppa che, si scopre oggi, è lo stesso che ha imboccato BuzzFeed News, sull’inchiesta di qualche giorno fa su un’altra galassia di siti poco attendibili, mette in luce una serie di legami e connessioni tra piattaforme online orientate ad alimentare la protesta da parte di gruppi anti-establishment e fortemente critici con la classe politica. Tra i siti in questione, si legge sul Times, diversi sarebbero riconducibili ad attivisti vicini alla Lega Nord di Matteo Salvini e al Movimento 5 Stelle. Accomunati da una forte retorica anti establishment che declinerebbero su siti che fanno propaganda per partiti diversi, ma che usano gli stessi temi.

Scendendo nei dettagli pubblicati dall’autorevole quotidiano di New York, la pagina ufficiale del movimento Noi con Salvini condividerebbe lo stesso codice identificativo per la pubblicità di Google (Google adsense) di una pagina web a supporto del M5s. Il codice è quello che serve a tracciare il traffico web a fini di pubblicità, sarebbe riscontrabile anche in siti web di “gruppi cospirazionisti” e ancora in altri “a favore di Vladimir Putin e della Russia”: IoStoConPutin.info e mondolibero.org. 

Questo però non vuol dire che le persone siano necessariamente le stesse, spiega l'articolo. Anche perché Google si è rifiutata di fornire dettagli sul nome dietro l'account. Ma è possibile anche che “l’architettura di un sito sia stata ripresa per adattarvi differenti contenuti”. Nel caso di specie non è stato possibile avere un chiarimento poiché gli amministratori delle pagine in questione non hanno risposto alle relative richieste di spiegazioni.

Da Noi con Salvini dicono di non sapere nulla. Luca Morisi, spiega La Repubblica, il digital philosopher di Matteo Salvini, non ha voluto commentare. Dal M5s spiegano che, essendo pagine create di fan, non possono essere legate al movimento. Sulle pagine in questione ci sarebbero, secondo quanto riportato da Repubblica, fake news contro Laura Boldrini e Maria Elena Boschi (tra qui quella famosa sulla falsa foto che le vede presenti ai funerali mai celebrati di Riina) ma anche Cecile Kyenge che avrebbe assunto sua figlia al ministero per 15mila euro al mese, ma la foto della figlia è quella della cantante Rihanna. Secondo le indiscrezioni del New York Times, Facebook sarebbe pronto a schierare una task force tutta italiana per vigilare sulla diffusione delle bufale sulla piattaforma.

“Su un miliardo e decentocinquantasei milioni (di fondi per Roma, ndr), il contributo del Comune è di 153 milioni. Come ho detto, non è un problema. Sono soldi pubblici che vanno spesi per i cittadini, è irrilevante da dove vengono. Quello di cui mi sono stancato è di aver messo a lavorare venti persone del mio staff con una sindaca che viene alle riunioni come se fosse una turista per caso”. Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, in una lunga intervista al Messaggero si toglie più di qualche sassolino dalla scarpa nei confronti della sindaca di Roma Virginia Raggi, accusata di non fare proposte e di non presentarsi ad alcuni importanti vertici con le imprese romane per mettere a terra il piano per il rilancio di Roma Capitale (qui una scheda su cosa prevede e l'impegno di comune, regione e governo).

“(Raggi) guarda le cose e dice questo sì, questo forse, questo vediamo e comunque dateci più soldi. È inaccettabile” continua Calenda, che poi porta un esempio concreto: “Le sembra normale che io contatto con il mio staff Unindustria e Camera di Commercio, le prime cento imprese romane per capire quali sono i problemi e quali le opportunità, le riunisco, e la sindaca non c’è?”, e ancora: “Io […] sono il ministro dello Sviluppo economico che sta dando una mano ad una città che versa in condizioni pietose, non l’assessore della Raggi che è pagata per far funzionare la città”.

Calenda porta ancora un esempio per spiegare quanto sia difficile, dal suo punto di vista, lavorare con la sindaca di Roma: “Le faccio un altro esempio. Decidiamo con il ministero di investire una parte rilevante delle risorse di Turismo 4.0 per sviluppare un progetto di valorizzazione dei fori imperiali. Io le chiedo di andare da Franceschini (Dario, ministro della cultura) per fare l’accordo sulla gestione e la valorizzazione congiunta dei Fori che il ministro le ha proposto da tempo. E lei cosa mi risponde? Quelli sono fatti miei, me la vedo io”.

Il tavolo nato per far dialogare Comune, Regione e Governo non sembra quindi dialogare molto. Quello che era nato come un esempio virtuoso di collaborazione tra partiti diversi alla guida delle istituzioni pubbliche sembra essersi già arenato. “Evidentemente (la Raggi, ndr) pensa che ci siamo, che il governo e la regione fanno un lavoro per Roma mentre lei sceglie il menu come se fosse al ristorante, lamentandosi dei fondi e senza essere in grado di spendere nemmeno quella che ha”. Ma “Io vado avanti”, continua Calenda “ma non intendo accettare per un minuto di più questo atteggiamento”. Da comune “Non c’è nulla. Non un contributo di soldi, di pensiero o di azione” continua molto critico il ministro, che spera che l’atteggiamento del comune sia solo ‘mancanza di volontà politica’ e non “un mix di arroganza e incompetenza” perché in quel caso “saremmo difronte una situazione senza speranza”.

Con l'approvazione del decreto legislativo che definisce i nuovi collegi stabiliti dal Rosatellum​, comincia ufficialmente il countdown per le elezioni politiche di primavera. La definizione dei nuovi collegi, infatti, che sarà perfezionata entro due settimane circa, renderà applicabile la legge elettorale a tutti gli effetti ed eliminerà l'impedimento che c'era stato finora a sciogliere le Camere.

Tabella nuovi collegi plurinominali e uninominali 

Le ipotesi sulla data del voto

Nella prossima primavera si voterà dunque, ma la data non è ancora decisa, anche se alcuni elementi sono già chiari. 
Calendario alla mano, al netto delle diverse spinte politiche per elezioni a marzo (che vengono da Pd, M5s, Lega e Fdi) o a maggio (che vengono da Fi e parte della sinistra), si devono innanzitutto esaminare le varie possibilità, finestre, impedimenti per individuare le possibili domeniche per il voto. Va considerato ad esempio che il primo aprile è Pasqua, che quest'anno coincide quasi anche con la Pasqua ebraica. Molte sono le indiscrezioni circolate in queste settimane, di certo il Capo dello Stato non intende intervenire in una disquisizione sulle date, e non parlerà prima della cerimonia di auguri alle Alte cariche a ridosso del Natale. Ma diversi elementi sono ormai evidenti a tutti. 

Le valutazioni del Quirinale

Innanzitutto il dato fondamentale che Mattarella dovrà valutare per capire se si andrà a uno scioglimento rapido entro la prima settimana di gennaio o a uno più lento nelle settimane successive sarà una valutazione politica. Le Camere infatti vengono sciolte dal Presidente della Repubblica, sentiti i presidenti delle Camere. Se quindi, una volta varata la manovra, ci sarà ancora la volontà del Parlamento di varare alcuni provvedimenti, il Capo dello Stato non dichiarerà conclusa la legislatura, se invece il Parlamento riterrà di aver finito il suo lavoro, il Capo dello Stato indirà le elezioni. Saranno dunque i partiti a cominciare da quelli di maggioranza e, insieme a loro, il governo e il presidente del Consiglio a far sapere a Mattarella qual è il loro intendimento.

Perché Berlusconi vuole l'election day

Finora le date considerate più probabili erano quelle delle tre domeniche di marzo (4, 11, 18). L'ultima data, in particolare, permetterebbe di sciogliere le Camere tra il 15 e il 20 gennaio, avendo dato tempo al Parlamento di varare alcuni provvedimenti dopo la manovra e la pausa natalizia. Sarebbe quindi possibile cercare di dare l'ok definitivo allo ius soli, mentre alcuni vorrebbero mettere in agenda anche biotestamento e vitalizi. Ma da Forza Italia arriva un forte pressing e un appello al Colle per dare una chance a Silvio Berlusconi in vista di un possibile reintegro da parte della Corte Ue e per permettere l'election day, cioè l'accorpamento con le elezioni regionali.

In realtà quest'ultimo elemento non è determinante, poiché la maggior parte delle regioni chiamate al voto dovrebbe votare comunque intorno a marzo, dato che le elezioni regionali del 2013 per Lazio, Lombardia e Molise furono a febbraio. Dunque si torna alla valutazione politica da parte dei partiti della maggioranza, a cominciare dal Pd, e del governo.

E se si dovesse tornare a votare?

Di certo si può fare piazza pulita di uno dei temi che hanno animato la politica in queste settimane: quello di un possibile scenario spagnolo o tedesco in tempi rapidissimi. In caso di stallo dopo il voto, se cioè nessuno schieramento o partito raggiungerà la maggioranza assoluta dei parlamentari, si cercherà di dar vita a un governo di responsabilità o di larghe intese. Se nessuno si mostrasse disponibile si potrebbe dover tornare alle urne, ma questo, nonostante alcuni lo ipotizzassero, non sarà possibile prima dell'autunno prossimo. Anche se si votasse ai primi di marzo, infatti, difficilmente si potrebbe votare entro la pausa estiva: servono infatti non più di venti giorni per la prima seduta dopo il voto, poi si devono eleggere i due presidenti e a quel punto il Capo dello Stato può cominciare le consultazioni. Una serie di adempimenti che richiederebbe poco più di un mese, se si trattasse di una situazione di stallo, e che porterebbe a nuove elezioni ai primi di luglio, una data mai tentata da nessuno finora.

Anche per questo sarà interessante capire se quando si scioglieranno le Camere il premier sarà dimissionario o no. Vista la situazione di incertezza tutto farebbe propendere per una scelta di non dimissioni, che permetterebbe al Presidente del Consiglio di restare in carica per gli affari correnti ma con una maggiore forza politica da utilizzare nei mesi dopo le elezioni per rappresentare l'Italia anche nei consessi internazionali. Elemento tanto più importante, agli occhi di chi si deve preoccupare della stabilità del Paese, nel caso lo stallo durasse mesi. Ma questa sarà una decisione su cui le valutazioni saranno compiute dai diretti interessati, premier e presidente della Repubblica, a ridosso della decisione di chiudere la legislatura. 

 

"Sarò comunque in campo". La premessa che Berlusconi continua a ripetere è il segnale che il Cavaliere da tempo si muove anche nella prospettiva che possa non essere candidabile. Ma è chiaro che la battaglia che si giocherà domani alla Corte di Strasburgo sul ricorso riguardante la legge Severino è attesa in tutto il centrodestra e non solo. "Spero che la sentenza arrivi prima delle elezioni", dice l'ex presidente del Consiglio. Perché – sottolineano fonti azzurre – la carta della candidatura con riserva, ovvero presentare la domanda nei cinque collegi, verrà giocata solo nel caso di un pronunciamento della Corte dei diritti dell'uomo.

Renzi non è un avversario temibile

È chiaro che i tempi saranno molto lunghi, ma se Strasburgo si dovesse esprimere prima delle urne sarebbe più facile per i legali del Cavaliere ottenere la possibilità di presentarsi alle elezioni. I legali dell'ex premier, dicono in FI, hanno preparato circa 40 contro deduzioni per controbattere le posizioni dei rappresentanti del governo italiano che difendono la legge Severino. Nell'attesa, Berlusconi è pienamente impegnato in una campagna elettorale che si preannuncia lunga. E per il cavaliere l'avversario da battere è il Movimento 5 Stelle e non "il Pd di Renzi: non può essere un argine efficace perché rappresenta la continuità con governi che non sono riusciti a fare uscire l'Italia dalla crisi". Questo a pochi minuti dalla "sfida" lanciata dal segretario dem che si è augurato di poter sfidare Berlusconi nello stesso collegio. Insomma, per il presidente di Forza Italia, Renzi non è un avversario temibile. I Cinque Stelle, al contrario, sono un "pericolo reale", rischiano cioè di vincere le prossime elezioni, se qualcuno non riuscirà a convincere gli italiani a far cambiare rotta all'Italia. 

Il Movimento vive di invidia

 E l'unico timoniere in grado di riuscire nell'impresa, non è altri che lui: "Solo io posso convincere gli elettori", dice in una intervista radiofonica stigmatizzando il "programma di governo" dei Cinque Stelle tutto "tasse e giochi sulle aliquote" a scapito dei ceti medi e degli imprenditori verso i quali, è sicuro il cavaliere, Di Maio e gli altri nutrono "invidia". Per questo è tornato in campo a distanza di 24 anni dalla prima volta: "l'ho fatto per lo stesso senso di responsabilità che mi ha portato a scendere in campo nel 1994". Allora, il rischio era che i comunisti prendessero il potere in Italia. Oggi la minaccia è impersonata dai grillini e dai populisti. A questa seconda categoria è estraneo, sottolinea Berlusconi, il centrodestra che è "una forza pragmatica" capace di risolvere i problemi. Dai flussi migratori alla crisi di "prestigio internazionale" che si e' materializzata anche con l'esclusione di Milano nella corsa all'Ema. Sul primo punto, Berlusconi sembra bacchettare Salvini quando il leader del Carroccio individua nell'eccesso di calciatori stranieri la causa della crisi dello sport nazionale.

Si guardi al suo Milan, quello di Gullit e Van Basten, dice Berlusconi, ricco di "campioni stranieri affiancati da talenti nazionali". La ricetta per fare fronte alle cirsi migratorie è sempre la stesa: "Aiutiamoli a casa loro", anche se il cavaliere si spinge a immaginare un Piano Marshall per i Paesi africani dai quali proviene il grosso dei migranti: i paesi economicamente più forti, spiega ancora a Radio 105, dovrebbero mettere insieme le risorse per questo piano che permetta a chi sente "il dovere di arrivare in Italia per vivere come noi" di rimanere a casa sua e "partecipare alla crescita del proprio Paese". E se dovesse servire una sponda internazionale per realizzare questo piano, Berlusconi può sempre spendere il nome di Vladimir Putin, "il più grande leader mondiale", come lo definisce quando gli viene chiesto se abbia parlato con il presidente Russo dell'esclusione dell'Italia dai mondiali: "Questi colloqui devono rimanere riservati", chiosa – sibillino – Berlusconi. 

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