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Politica

Sulla solidarietà e sull'umanità l'Italia non accetta lezioni da nessuno. La Francia si scusi ufficialmente per le frasi offensive pronunciate ieri o il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, farà bene ad annullare l'incontro con il presidente Macron, che sul tema dell'immigrazione deve finalmente "passare dalle parole ai fatti e accogliere i 9 mila immigrati che si era impegnato ad accogliere".

Al suo primo intervento nell'Aula del Senato Matteo Salvini usa toni durissimi nei confronti di Parigi. Durante l'informativa sulla vicenda della nave Aquarius, prima bloccata tra le coste italiane e quelle maltesi con il suo carico di oltre 600 migranti e ora in navigazione verso la Spagna, il ministro dell'Interno non risparmia critiche al Paese d'oltralpe e respinge le accuse dell'opposizione.

"Sono stufo dei bambini che muoiono nel Mediterraneo perché qualcuno li illude che da noi c'è futuro. Sono stufo di morti di Stato", dice tra gli applausi di grande parte dell'emiciclo ricordando che il primo intervento del governo è stato quello di "mettere in sicurezza le donne, i bambini" e tutte le persone a bordo della nave. Critiche le rivolge anche alle organizzazioni umanitarie: "è tempo che gli Stati tornino a essere Stati" perché "non è possibile che siano associazioni private a finanziate da chissà chi a imporre tempi e modi dell'immigrazione".

 

E a chi sostiene che l'Italia è oggi più isolata nel contesto europeo Salvini risponde sostenendo che il Paese "non è mai stato centrale come in queste ore" e invitando l'Unione "a battere un colpo o a tacere per sempre". Oggi, ribadisce in un altro passaggio, "c'è un'attenzione che non c'è mai stata prima: sta a noi giocarci le carte in maniera positiva". Il regolamento di Dublino, insiste, "va superato: penso che con il collega tedesco e con il collega austriaco proporremo una nostra iniziativa", annuncia poi. (Le Repubblica

In ultimo replica al tweet dei giorni scorsi di monsignor Ravasi: "'Ama il prossimo tuo come te stesso': il mio prossimo sono donne e bambini vittime che scappano dalla guerra ma significa anche amare milioni di italiani che hanno perso casa, lavoro e speranza. Con tutti i miei limiti e difetti cercherò di fare il possibile per dare voce a questi rifugiati veri e immigrati regolari che vengono qui a cercare un lavoro e agli italiani che hanno perso la speranza". 

Intanto nel pomeriggio il presidente francese, Emmanuel Macron, risponde all'Italia sul caso Aquarius e considera la scelta di Roma una provocazione. "Chi è che dice io sono più forte dei democratici e se vedo una nave arrivare davanti alle mie coste la caccio via? Se gli do ragione, aiuto la democrazia?", si è chiesto il presidente Macron ai microfoni di Bfmtv. "Chi caccia le navi provoca. Non dimentichiamo chi ha parlato e con chi abbiamo a che fare", ha aggiunto Macron che comunque aveva sottolineato il "lavoro esemplare fatto nell'ultimo periodo con l'Italia". (Corriere della Sera

L’Aquarius porta ai minimi termini i rapporti tra Francia e Italia, spinge la Spagna a prospettare guai per l’Italia per violazioni del diritto internazionale, ma soprattutto spacca a metà, come una mela, l’Unione in Germania: Merkel contro Seehofer, Cdu contro Csu. Di rado i due partiti fratelli, simili nel nome e da sempre coalizzati nel rispetto di una divisione che è solo geografica (la seconda è bavarese, la prima presente in tutto il resto della Germania), si erano trovati così divisi. Tanto che qualcuno parla apertamente di governo federale messo in pericolo. 

L'asse Roma-Berlino

Matteo Salvini è riuscito in tutto questo, con una telefonata, quando si è sentito con il ministro dell’interno Horst Seehofer, Oggi, in un’intervista al Corriere della Sera, riferisce: “Si sta creando un asse italo-tedesco basato su una parola d’rodine fondamentale. Cioè difendere le frontiere esterne”.

Questo significa “difendere il Mediterraneo e dunque anche noi italiani”.

Ma l’asse è con la Germania o con il suo solo ministro? A Berlino Angela Merkel guida dallo scorso febbraio un governo di Grande Coalizione, cui partecipa insieme alle due Unioni anche la Spd. Un accordo raggiunto dopo aver accettato una serie di compromessi, tra i quali anche l’introduzione di un limite al numero degli ingressi. Solo che la Csu intende il tetto come limite massimo, la Spd come indicativo.

Angela apre le braccia 

Di recente Merkel, già protagonista due anni fa dell’apertura delle frontiere tedesche a diverse decine di migliaia di profughi siriani, ha espresso l’intenzione di venire maggiormente incontro alle istanze dell’Italia. Ma sulla questione dei migranti i rapporti con Seehofer si sono fatti molto critici.

Tanto che il quotidiano popolare più diffuso di Germania, la Bild, oggi apre con un titolo che non dà adito a dubbi: “Per entrambi adesso è una questione di tutto o niente”. Prosegue il giornale: “Nessuno dei due adesso può fare marcia indietro”, anche se “ieri pomeriggio, in un faccia a faccia, hanno tentato di ricomporre il litigio sulla politica migratoria”.

Uno scontro radicale, un governo che traballa

Di un vero e proprio scontro tra la Cancelliera ed il suo ministro parla anche la Welt, secondo la quale “c’è aria di forte crisi” tra l’una e l’altro, nonostante Volker Kaude, il capogruppo della Cdu, abbla cercato di evitare il dibattito sullo querelle”. “Che toni sono questi”, si sarebbe chiesta Angela Merkel dopo aver saputo della telefonata tra Salvini e Seehofer. Una telefonata, riferisce in nodo distaccato la Frankfurter Allgemeine Zeitung , al termine della quale il ministro dell’interno italiano ha parlato di “piena identità di vedute” con l’omologo tedesco. Sintonia “sulla politica di sicurezza e migratoria” che ha portato “ad un invito a Berlino che sarebbe stato avanzato da Seehofer”.

Insomma, toni più cauti di quanto non sia stato detto in Senato ancora questa mattina da Salvini. Tanto che la Sueddeutsche Zeitung, il principale quotidiano bavarese ed uno dei più importanti del Paese, scrive senza mezzi termini: “Con il suo atteggiamento testardo nella questione degli asili il ministro dell’interno non solo surriscalda gli animi. E irrita i vicini della Germania, ma mette a repentaglio l’intero governo federale”.

Un’ultima annotazione: con una traduzione un po’ libera, il nome Seehofer potrebbe essere tradotto come “gestore di una stazione di transito marino”. Ironia del vocabolario. 

"Il presidente francese ci dà lezioni, ma gli ho detto che non mi sembra garbato dire vomitevole" al popolo italiano. Anche perché Macron l'anno scorso ha chiuso i porti". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha risposto, intervistato a ‘Otto e Mezzo' alle critiche del presidente francese all'Italia, sottolineando inoltre che "la Francia ospita meno della metà dei richiedenti asilo che ospitiamo noi e spende 10 euro in meno a testa di quanto spende l'Italia. In queste ore abbiamo ottenuto la solidarietà da altri paesi europei". 

Navi Ong e spese per l'accoglienza

"Ci vuole solidarietà europea, le navi non possono arrivare tutte in Italia. Di navi Ong non ce n'è una con bandiera italiana, sono tutte straniere. Non si capisce in base a che cosa debbano arrivare tutte in Italia. E poi quella che c'è adesso al largo della Libia è di una ong tedesca con bandiera olandese. Se l'Europa esiste, ci faccia il piacere di darci una mano. Se l'Europa esiste deve dimostrarlo in questi minuti". Salvini ha poi precisato alcune posizioni sull'Europa: "Voglio tagliare alcune spese superflue che alcuni Paesi europei non riconoscono e non vedo perché debbano essere concesse dallo Stato italiano. Cinque miliardi per l'accoglienza sono troppi. Sono sicuro che le cooperative che si occupano di accoglienza accoglieranno lo stesso anche se prenderanno 5 o 10 euro in meno a testa".

Macron e Sanchez

Il Paese più in torto con noi è la Francia, ha continuato Salvini, "che ha preso finora 640 immigrati ma si era impegnato per 9610 persone. Al Presidente francese dico 'Emmanuel, se hai il cuore così d'oro come dici, domani ti daremo le generalità di 9mila migranti che ti eri impegnato a prendere'. Visto che ci danno lezioni, i francesi si prendano questa lezione". Parole distensive verso il premier spagnolo, ma senza dimenticare Ceuta, città di confine con il Marocco più volte criticata per il rispetto dei diritti umani dei migranti: "Io ringrazio Sanchez ma ricordo che la Spagna spara sulla frontiera di Ceuta. Io non mi sognerei mai di farlo".

Regeni

Su Regeni Salvini chiede di fare chiarezza, ma ha aggiunto che "l'Egitto è un Paese troppo importante perché l'Italia non abbia relazioni stabili".

Roma e Virginia Raggi

Tornando al rapporto con i 5 stelle, il ministro dice che "Roma è una città splendida", anche se "in difficoltà". "Si può fare meglio ma non è tutta colpa della Raggi, anche con le amministrazioni precedenti c'erano l'immondizia e le buche". E ancora sulle alleanze: "Io sono alleato di 60 milioni di italiani, il contratto di governo è la mia Bibbia e voglio esaurirlo con M5s".

Euro

"L'euro è un esperimento nato male, con mille difficoltà. La nostra scommessa è cambiare le regole Ue per fare stare meglio gli italiani", ha aggiunto poi Salvini. Quanto alle dichiarazioni del ministro per i rapporti Ue Paolo Savona che ha definito l'euro "indispensabile", Salvini ha commentato: "stimo talmente Savona che mi fido di lui".

Nomine Rai

Un ultimo passaggio sulle nomine Rai: "Faremo scelte equilibrate e intelligenti, a differenza di chi ci ha preceduto. Alcuni telegiornali della Rai sembrano quelli degli anni '20 e '30. Dico da giornalista che in queste settimane sto vedendo un'opera di disinformazione senza precedenti nella storia d'Italia", ha concluso poi Salvini. 

I migranti dell'Aquarius fanno rotta verso la Spagna, ma tra i Paesi europei volano gli stracci: l'Italia entra nel mirino degli insulti di Emmanuel Macron, che la definisce "cinica e irresponsabile", mentre per il ministro della Giustizia spagnolo, Dolores Delgado, Roma corre rischi di "responsabilità penali internazionali" per aver chiuso i porti alla nave dell'ong Sos Mediterranee. Il governo italiano, però, trova una sponda a Berlino e a Bruxelles. L

a polemica sfiora l'incidente diplomatico tra Roma e Parigi negli stessi minuti del trasferimento di almeno 550 migranti dell'Aquarius su imbarcazioni italiane, la Dattilo della Guardia costiera e una nave della Marina Militare, "allo scopo – spiega la Guardia Costiera – di consentire il trasferimento delle tre unità verso le coste spagnole, nelle condizioni di massima sicurezza possibile per le persone presenti a bordo". I primi 90 migranti si trovano adesso sulla dattilo. Il tempo di navigazione stimato è di quattro giorni, con meteo in peggioramento.

Stamattina la nave Aquarius era stata rifornita di viveri e generi di prima necessità. Dopo che i 629 migranti saranno sbarcati a Valencia, l'Aquarius fa sapere che tornerà a salvare vite umane al largo della Libia e, al tempo stesso, che c'è bisogno che l'Europa "trovi soluzioni accettabili" nella gestione della crisi migranti. Con la Spagna – ha affermato Sophie Beau, direttrice generale di Sos Mediterranee – è stata trovata una 'soluzione ad hoc', ma i "salvataggi continueranno e bisogna assolutamente che gli Stati europei discutano tra di loro per trovare delle soluzioni accettabili". L'Ong, ha ricordato Beau, agisce in nome del "diritto marittimo internazionale" e del dovere "di assistenza verso le persone in difficoltà". Sono, quelle della ong, le uniche dichiarazioni moderate tra quelle pronunciate dai protagonisti della vicenda.

Il fronte spagnolo

Madrid, che in un recentissimo passato (ma con un altro governo) non si era fatta in passato scrupolo di far sparare dalla Guardia Civil sui migranti nelle enclave di Ceuta e Melilla, impartisce lezioni a Roma: ""è una questione di umanità, è una questione di generosità, ma anche e fondamentalmente, si tratta di rispettare le convenzioni e i trattati internazionali di cui tutti gli Stati fanno parte", ha sottolineato Delgado in un'intervista a Cadena Ser, aggiungendo che "la violazione di queste convenzioni e trattati internazionali potrebbe determinare responsabilità internazionali". Il diritto umanitario è "essenziale" e che esistono "meccanismi" per perseguirne il mancato rispetto.

Il governo di Pedro Sanchez sembra, oggi, voler imbracciare la bandiera dell'accoglienza e farne uno strumento di campagna politica in Europa, e in un colpo solo riagganciare la Catalogna a un ruolo cruciale per tutta la penisola iberica: il vicepremier del governo spagnolo, Carmen Calvo, andrà a Valencia per coordinare con il presidente della Generalitat, Ximo Puig, l'arrivo dell'Aquarius; l'obiettivo è definire i dettagli in diversi ambiti prima dell'arrivo della barca, prevedibilmente il prossimo sabato.

Il ministero dell'Interno è stato incaricato di studiare la situazione di ciascuno delle persone a bordo in quanto potrebbero avere lo status diverso e capire quale tipo di protezione possa essere dato (concedere loro lo status di rifugiato o l'asilo). Il governo ritiene che la Spagna doveva rispondere a una crisi umanitaria di tale entità e, pertanto, secondo le fonti, lo stesso capo lo stesso esecutivo, domenica ha dato istruzioni a Calvo sulla necessità di agire e di rispettare gli impegni internazionali.

Le offese francesi 

È da Oltralpe, però, che arriva l'offesa per Roma, destinata ad avere conseguenze sul piano diplomatico. In un primo momento la Corsica fornisce la disponibilità ad accogliere la nave dei disperati, ma la proposta viene bocciata dal segretario di Stato agli Esteri francese, Jean-Baptiste Lemoyne: "Cosa dice il codice internazionale? Dobbiamo andare al porto più sicuro e più vicino, e possiamo vedere che la Corsica non è il porto più sicuro e più vicino. è tra l'Italia e Malta".

Poi è la volta di Gabriel Attal, portavoce de 'La Republique En Marchè (Lrem), il partito del presidente francese Emmanuel Macron: "Considero la linea del governo italiano vomitevole. È inammissibile giocare alla politica con delle vite umane, lo trovo immondo, dice. Infine, è il presidente francese, dimentico dei poliziotti inviati lo scorso marzo a Ventimiglia per tirar fuori dai treni perfino le donne migranti incinte e ricacciarle indietro, a pronunciare un verdetto di bocciatura per Roma: Macron, ha affermato il suo portavoce Benjamin Griveaux, "ha voluto ricordare il diritto marittimo" che dice che, "in caso di problemi, è la costa più vicina, che si assume la responsabilità dell'accoglienza".

"Se una barca si avvicina alla Francia come riva più vicina, potrebbe attraccare" in Francia perché "è nel rispetto del diritto internazionale", ha aggiunto il presidente, lodando – ha continuato Griveaux – il coraggio della Spagna che ha deciso di accogliere la nave.

Berlino tace

Berlino non si associa a Parigi nella condanna dell'Italia, che anzi sembra trovare, questa volta, una sintonia con il governo tedesco. C'è stata, spiega il Viminale, una "lunga e cordiale telefonata tra il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, e il ministro dell'Interno, tedesco Horst Seehofer, in cui si è registrata una piena sintonia in tema di politiche di sicurezza e immigrazione", e in particolare "in merito alla presentazione di una proposta comune sulla protezione delle frontiere esterne anche al fine di non perdere ulteriore tempo".

Il ministro Salvini – si legge ancora nella nota – "ha accolto con piacere l'invito del ministro tedesco ad un prossimo incontro a Berlino". Nel governo di Angela Merkel il bavarese Seehofer, reduce da una lite con il cancelliere avvenuta ieri proprio sul tema, rappresenta l'ala dura nell'approccio dell'immigrazione. Salvini va d'accordo con Seehofer, meno con Merkel che punta su una risposta europea. L'Ue, però, continua ad assistere inerte all'emergenza, reduce dal fallimento della riforma dell'accordo di Dublino: serve un accordo "solido", ha spiegato il vice-presidente della Commissione europea, Frans Timmermans.

"Questa vicenda ci ha mostrato che la migrazione riguarda gli esseri umani – ha detto il commissario Ue per l'immigrazione, Dimitris Avramopoulos – i cittadini europei sono molto preoccupati per questi problemi. Nessuno crede che questa sia una responsabilità italiana o maltese o spagnola, ma è una questione europea che richiede una risposta europea. Serve una risposta europea strutturale", ha aggiunto.

L'Europarlamento se ne occuperà in vista del sul prossimo Vertice europeo del 28 e 29 giugno. Tocca proprio al presidente dell'assemblea, Antonio Tajani , lanciare un "un grido di allarme perché qui è a rischio l'intero impianto dell'Unione Europea. è a rischio l'Europa, perchè il problema dell'immigrazione rischia di far esplodere una serie di contraddizioni che faranno un danno enorme a tutti i Paesi dell'Ue".

Roma, per il momento, non risponde a Parigi attraverso canali ufficiali, pur se fonti della Farnesina fanno sapere che è in corso di valutazione una reazione. "Proprio loro parlano", si è limitato a dire della Francia il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, mentre per Mara Bizzotto, capo delegazione dell Lega al parlamento europeo, "vomitevole" è "la posizione della Francia di Macron, non quella del ministro Salvini".

Intanto, il Viminale snocciola i numeri dei migranti sbarcati in Italia dal 1 gennaio 2018 fino a oggi: è nettamente in calo rispetto ai dati riferiti allo stesso periodo degli anni 2016 (-72,64%) e 2017 (-77,45%): ne sono arrivati 14.441 contri i 64.033 dello scorso anno e i 52.775 del 2016. Il numero dei migranti provenienti dalla Libia (9.832 nel 2018) è in calo dell'84% rispetto al 2017 e dell'81,37% rispetto a due anni fa: è l'effetto delle politiche messe in atto da Marco Minniti, quando i porti non erano chiusi alle navi delle ong.

La squadra di governo è al completo: 45 tra viceministri e sottosegretari che giureranno mercoledìì alle 13 a Palazzo Chigi. I viceministri sono 6 e i sottosegretari 39; 25 sono di area 5 stelle – molti parlamentari ma anche ex ministri papabili secondo la squadra presentata prima delle elezioni – mentre 17 della Lega e 2 tecnici (Michele Geraci e Luciano Barra Caracciolo) e un rappresentante del Maie, italiani all'estero.

Le nomine in casa M5s

Non mancano le sorprese: tra le novità in casa M5s ci sono il senatore Vito Crimi all'Editoria e Vincenzo Spadafora a Pari opportunità e giovani. Ma anche il senatore Luigi Gaetti e il deputato Carlo Sibilia, entrambi sottosegretari all'Interno, nomi che in questi giorni di indiscrezioni non erano mai venuti allo scoperto. Così come quello di Alessio Villarosa, deputato 5 stelle, ora sottosegretario all'Economia. O anche quello di Angelo Tofalo, deputato 5 stelle, nella scorsa legislatura in commissione Copasir, ora sottosegretario alla Difesa.

Confermato invece il nome di Laura Castelli, più volte sull'altalena del 'fuori o dentro' il governo: la deputata pentastellata è stata nominata viceministro all'Economia. Figura a sorpresa nella lista anche il nome di Stefano Buffagni che era dato nei giorni scorsi come sottosegretario al Mef e che invece oggi è comparso nella lista sotto gli Affari Regionali.

Le nomine in casa Lega

In casa Lega, invece, tra le novità ci sono i nomi di Lucia Bergonzoni, ipotesi mai circolata in questi giorni: 'pasionaria' bolognese, si ritrova sottosegretaria ai Beni e attività culturali e turismo. O anche quello della veneta Vannia Gava, nominata sottosegretaria all'Ambiente. Ma c'è a sorpresa anche il nome di Dario Galli, ex presidente della provincia di Varese, ora sottosegretario allo sviluppo economico. Ma la vera new entry inaspettata è quella del professor Michele Geraci, sottosegretario allo Sviluppo economico: palermitano, 51 anni, accreditato economista e docente di finanza in tre prestigiose università nell'area di Shanghai, da tempo teorizza la compatibilità tra flat tax e reddito di cittadinanza.

Il nome di Geraci non era mai comparso nella lista della possibile squadra di sottogoverno ma più volte è stato citato da Salvini che in passato aveva anche dichiarato che lo avrebbe voluto come premier. Spiccano poi i nomi di alcuni ministri 'ombra' presentati da Luigi Di Maio nella squadra di governo pre-elezioni: Lorenzo Fioramonti e Salvatore Giuliano (entrambi all'Istruzione); ma anche Emanuela Del Re (agli Esteri) e anche il non vedente Vincenzo Zoccano (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e Alessandra Pesce (Politiche agricole). 

Tutti i nomi

Sono in tutto 45 tra sottosegretari (39) e viceministri (6). Ecco tutti i nomi: (tra parentesi il ministero o la delega)

Presidenza del Consiglio dei ministri
Onorevole Guido GUIDESI,
Senatore Vincenzo SANTANGELO,
Onorevole Simone VALENTE (Rapporti con il Parlamento e democrazia diretta);
Onorevole Mattia FANTINATI (Pubblica amministrazione);
Onorevole Stefano BUFFAGNI (Affari regionali e autonomie);
Onorevole ssa Giuseppina CASTIELLO (Sud);
Vincenzo ZOCCANO (Famiglia e disabilità);
Luciano BARRA CARACCIOLO (Affari europei);
Senatore Vito Claudio CRIMI (Editoria);
Onorevole Vincenzo SPADAFORA (Pari opportunità e giovani);

Affari esteri e cooperazione internazionale
Onorevole Emanuela Claudia DEL RE
Onorevole Manlio DI STEFANO
Senatore Ricardo Antonio MERLO
Onorevole Guglielmo PICCHI

Interno
Senatore Stefano CANDIANI
Luigi GAETTI
Onorevole Nicola MOLTENI
Onorevole Carlo SIBILIA

Giustizia
Onorevole Vittorio FERRARESI
Onorevole Jacopo MORRONE

Difesa
Onorevole Angelo TOFALO
Onorevole Raffaele VOLPI

Economia e finanze
Onorevole Laura CASTELLI, viceministra
Onorevole Massimo GARAVAGLIA, viceministro
Onorevole Massimo BITONCI
Onorevole Alessio Mattia VILLAROSA

Sviluppo Economico
Onorevole Dario GALLI, viceministro
Senatore dott Andrea CIOFFI
Onorevole Davide CRIPPA
Michele GERACI

Politiche Agricole alimentari e forestali
Onorevole Franco MANZATO
Alessandra PESCE

Ambiente, tutela del territorio e del mare
Onorevole Vannia GAVA
Onorevole Salvatore MICILLO

Infrastrutture e Trasporti
Michele DELL’ORCO
Edoardo RIXI
Senatore Armando SIRI

Lavoro e le politiche sociali
Onorevole Claudio COMINARDI
Onorevole Claudio DURIGON

Istruzione, Università e Ricerca
Onorevole Lorenzo FIORAMONTI
Salvatore GIULIANO

Beni e attività Culturali e il turismo
Senatore Lucia BORGONZONI
Onorevole Gianluca VACCA

Salute
Armando BARTOLAZZI
Onorevole  dott .Maurizio FUGATTI

Emmanuel Macron, che ha definito "cinica" l'Italia nel giorno in cui un esponente del suo partito ha definito "vomitevole" la politica italiana sui migranti,  è riuscito a fare quello che fino a ieri sembrava difficile: mettere d’accordo buona parte dell’Italia almeno per una volta, almeno sui social.

E se è ovvio che i toni sono molto diversi, dalle critiche anche molto dure alla condivisione solo parziale, su un aspetto moltissimi commenti sui social network sono concordi: non si può proprio prendere lezioni di umanità dalla Francia sulla questione migranti. Con qualche eccezione. Il commento forse più condiviso, e trasversalmente, è quello del direttore del Tg La7 Enrico Mentana che su Facebook ha commentato con un testo condiviso decine di migliaia di volte:

“È giudizio di molti che ci sia stata una parte di cinismo e di irresponsabilità nella posizione italiana sui migranti dell'Aquarius. Ma l'ultimo, proprio l'ultimo che può imputare questo all'Italia è il presidente francese: al confronto di Macron, in tema di accoglienza, Salvini e Toninelli sono due romantici utopisti. Avesse dedicato ai migranti un millesimo degli sforzi fatti per tenere le fila del nuovo potere in Libia, oggi la situazione sarebbe ben diversa.

Invece abbiamo davanti agli occhi la vergogna di Ventimiglia e di Bardonecchia, e i porti francesi ostentatamente sigillati. No, monsieur le president: lezioni da altri, ma da lei proprio no”.

Il post di Mentana, che ha abbandonato Twitter qualche anno fa, in realtà è molto condiviso proprio sulla piattaforma di microblogging dove da ore l’argomento più discusso è sotto l’hashtag #Macron. Per tutta la serata si è atteso il commento del principale indiziato dell’aggettivo “vomitevole” usato dal presidente della Repubblica fracese: e Matteo Salvini, dopo aver taciuto per molte ore, ha risposto a Otto e Mezzo di La 7 "Il Paese più in torto con noi è la Francia, che ha preso finora 640 immigrati ma si era impegnato per 9610 persone. Al Presidente francese dico 'Emmanuel, se hai il cuore così d'oro come dici, domani ti daremo le generalità di 9mila migranti che ti eri impegnato a prendere'. Visto che ci danno lezioni, i francesi si prendano questa lezione".

Molto attiva invece per tutto il pomeriggio l’eurodeputata di Forza Italia Alessandra Mussolini, che ha lanciato anche un hashtag per attaccare la Francia, ricordandone gli errori nella gestione dei migranti.

Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture, sembra invece prenderla con ironia. Sorvola sul vomitevole e invita Macron a fare quello che in diretta televisiva ha detto Salvini.

Mentre Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo, affida il suo commento a Facebook: “ È imbarazzante che oggi i rappresentanti di questi Paesi (Francia e Spagna, ndr) vengano a farci la morale soltanto perché chiediamo a tutti i nostri partner europei di condividere con l'Italia diritti, doveri e solidarietà. Anziché sprecare fiato bisogna adoperarsi subito per distribuire i migranti che arriveranno durante l'estate in tutta Europa e modificare il prima possibile il Regolamento di Dublino. In Italia c'è un nuovo governo e niente sarà più come prima”.

Da sinistra, da Articolo 1,  Roberto Speranza dà ragione a Macron, ma lo invita a vedere le sue decisioni “vomitevoli”, come il blocco dei migranti a Ventimiglia.

C’è Osho che ironizza.

Ma la maggior parte dei commenti, quelli che arrivano dai semplici utenti dei social, hanno un tono e un umore unanime. Nessuna lezione dalla Francia. E per una volta a dettare la linea di pensiero non sono le parole di un politico, ma quelle di un giornalista, con Enrico Mentana sul gradino più alto delle parole più condivise. Mentre un altro giornalista, Jacopo Iacoboni de La Stampa, condivide un commento che racchiude il pensiero di chi con Macron è d'accordo, meno numerosi ma comunque presenti sui socia. 

 

"Sono in accordo con Toninelli? Sì, lo sono. E lo sono anche con Luigi Di Maio. Credo che questa, fermo restando che nessuno non ha salvato le vite in mare, sia l'unica strada per mettere l'Europa davanti alle sue responsabilità. E questo non è razzismo. Razzista è chi ha bombardato la Libia e ci stava Napolitano quando è successo".

Così Alessandro Di Battista, ex deputato M5s, in un video su Facebook girato in un ristorante a San Francisco – dove si trova con la compagna e il figlio – nel corso di un incontro pubblico. "Mi hanno riferito – scrive Di Battista in un post – che in alcune trasmissioni televisive italiane qualcuno si domandava il perché di un mio 'silenzio' riguardo alle tematiche legate all'immigrazione. Pare che questo 'silenzio' sia stato anche criticato. Spieghiamo alcune cose: 1. Non essendo più un parlamentare decido io e soltanto io quando scrivere e se commentare o meno una questione. 2. Per questioni estremamente complesse preferisco prendermi qualche ora in più di riflessione. Il fuso orario grazie a Dio aiuta. 3. L'unico modo per provare a capirsi senza idiote accuse di 'razzismo/buonismo' è incontrarci e parlarci. Ho sempre scelto la piazza quando ero deputato, ieri a San Francisco ho scelto un incontro in un ristorante per parlare di politica".

 

E ancora, spiega che nel video postato su Facebook esprime le sue idee "sui flussi migratori, sulle guerre di invasione mascherate da missione di pace, sull'ipocrisia nauseante di certa falsa sinistra (per questo ho smesso di votarli), sulle responsabilità dei Paesi europei etc etc… Potete essere d'accordo o meno ma sono le mie idee e non le baratto per un apprezzamento in più su FB". Quindi, continua con il suo elenco: "5. Conosco Danilo, conosco Luigi, sono miei amici. Hanno a cuore il Paese, la legalità i diritti e stanno 'combattendo' contro un sistema intero".

Infine, un post scriptum di incoraggiamento ai 5 stelle: "Avanti tutta Movimento e coraggio. Adesso sotto con le nostre battaglie: la pace, la cooperazione internazionale, la lotta alla corruzione, la risoluzione del conflitto di interessi e il reddito di cittadinanza!". E infine un post post scriptum autoironico e sarcastico: "Ho sbagliato un congiuntivo, così questo video lo mandano anche su Repubblica". 

Il centrodestra a motore leghista si afferma alle elezioni che ieri hanno visto quasi sette milioni di italiani rinnovare le amministrazioni di 761 comuni. Si rafforza la tendenza delle ultime consultazioni regionali in Friuli Venezia Giulia, Val d’Aosta e Molise. Vale a dire: i grillini, dopo essere divenuti il partito di maggioranza relativa, ora sembrano in carenza d’ossigeno; la Lega, viceversa, ha benzina per correre anche sullo Stelvio, e ha tutta l’intenzione di staccare amici e avversari.

In vantaggio anche in Toscana

La coalizione di centrodestra conquista al primo turno Vicenza, con Francesco Rucco, e Treviso, con Mario Conte, ed è in vantaggio sul centrosinistra anche a Sondrio, Massa, Pisa, Siena, Ancona, Catania e Siracusa, dove il 24 giugno si voterà per il secondo turno. Il Partito democratico in difficoltà. Tra le poche conferme c'è quella del sindaco di Brescia, Emilio Del Bono.

Il MoVimento è fermo al palo

 Per il resto il centrosinistra andrà al ballottaggio anche ad Avellino contro il Movimento 5 stelle, che a questa tornata – caratterizzata da un ennesimo calo dell'affluenza, scesa di circa 6 punti al 61,16% – non 'sfonda' e si dovrà accontentare di correre ai ballottaggi a Terni (contro il centrodestra), a Imola, ad Acireale e a Ragusa.  

    Su Facebook Luigi Di Maio, leader del Movimento, nega però difficoltà: "Rispetto al 2013 abbiamo la possibilità di triplicare i nostri sindaci e questo è il nostro obbiettivo per i ballottaggi del prossimo 24 giugno", assicura prima di annunciare che nei prossimi giorni darà una mano ai candidati "perché è importantissimo rispondere a queste esigenze di cambiamento".

Ci guadagna solo il Carroccio

La tendenza, insomma, è almeno per il momento a premiare una sola delle due parti contraenti il patto dello scorso maggio, quello che ha permesso la nascita dell’alleanza giallo-verde. I sondaggi – anche quelli al di là delle consultazioni elettorali vere e proprie –  non sono del tutto lusinghieri per l’M5S.

Le prime ripercussioni politiche sono già evidenti: Matteo Salvini ha preso a rubare la scena agli alleati di governo, se non allo stesso presidente del Consiglio, dettando l’agenda e imponendo la propria linea.

Sull’Aquarius ha deciso lui

Il caso più recente è quello della nave Aquarius, che ha visto il ministro dell’interno annunciare la linea del no all’attracco nei porti italiani. Nonostante da parte grillina fosse trapelata qualche perplessità, ed il sindaco di Livorno avesse postato un messaggio, poi rimosso, di disponibilità a far scendere a terra i circa 630 migranti a bordo.

Iniziano i mugugni?

Qualche mugugno potrebbe quindi iniziare ad affiorare, all’interno della coalizione. Sondaggi scarsi, scena politica ridotta, minore visibilità. Ruolo di ruota di scorta. Di solito si tratta di ingredienti che portano, con il tempo, a incomprensioni ben più profonde. Ma il governo, che ha nove soli giorni di vita, ha il vento in poppa. E tutto il resto è ancora affidato al campo delle speculazioni.

L’Italia per anni ha subito l’isolamento nella gestione dei flussi migratori nel Mediterraneo, ma la vicenda Aquarius ha dimostrato che questo isolamento si è interrotto. Il comandante Gregorio De Falco, napoletano, 53 anni, oggi parlamentare del Movimento 5 stelle eletto in Toscana, ad Agi ha commentato la svolta nella crisi della nave carica di migranti a largo delle coste maltesi. Sbarcherà in Spagna, su indicazione del premier Pedro Sanchez. E De Falco, noto per aver intimato al comandante Francesco Schettino di tornare a bordo della Concordia la notte del tragico naufragio del 2012, vede in questa decisione una svolta storica. 

Comandante De Falco, come giudica questa vicenda?

"È un caso emblematico perché oggi possiamo dire che si è aperta una strada per gestire le emergenze dei flussi migratori in maniera più equa in Europa. Si è superata la rigidità di alcuni Paesi, cosa che i precedenti governi non erano riusciti a fare. L’Italia ha sofferto per anni una sorta di isolamento dal resto dell’Europa, ma oggi possiamo assistere alle prime crepe del muro di indifferenza che ci aveva lasciati soli, e credo probabile che questo cambierà le cose. Ma bisogna essere risoluti per cercare una soluzione”.

Alzare la voce, magari garbatamente, come ha detto Salvini sui social è servito?

“Non so se abbia detto esattamente quelle parole, ma essere risoluti è un atteggiamento diverso, che spesso porta ai risultati sperati”.

Come si è comportata l’Italia a suo avviso nei confronti dei migranti e di quello che viene chiamato “il codice del mare”?

“Da quello che so e che leggo nelle cronache abbiamo prima di tutto affrontato l’emergenza umanitaria, con cibo e medicine e quello di cui le persone a bordo avevano bisogno. Solo dopo esserci assicurati che nessuno era in pericolo abbiamo deciso di far capire all’Europa che era il momento di cambiare atteggiamento verso di noi. Oggi l’Italia non è più isolata e lo abbiamo ottenuto con la massima attenzione alle persone a bordo dell’Aquarius, dove sappiamo ci sono molte donne e bambini”.

Qual è il compito di un comandante in queste circostanze?

“In queste circostanze i comandanti hanno l’obbligo di soccorso delle persone a bordo ma soprattutto di tenersi in contatto con l’autorità coordinatrice dei soccorsi. Hanno un ruolo tattico, mentre quello operativo ce l’hanno i soccorritori ai quali devono dare aggiornamenti continui su quello che sta succedendo a bordo”.

Crede che l’Italia avrà un atteggiamento più duro verso chi cercherà attraversando il mare una vita migliore?

"Su questo punto è stato molto preciso il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli: l’Italia continuerà a fare il proprio dovere. Sono gli altri che, se non ci aiutano, si troveranno nel torto”.

 

Twitter: @arcangeloroc

Il giorno dopo la tornata elettorale che ha confermato il buono stato di salute della Lega e quello meno florido del Movimento 5 Stelle, la questione dell’Aquarius segna il primo momento di divergenza tra i due partner della coalizione giallo-verde. Nonostante la soluzione della vicenda a livello internazionale, sotto il pelo dell’acqua sembra essersi svolto un confronto tutto interno al governo italiano. E chi conosce la pallanuoto sa bene che è sotto il pelo dell’acqua che avvengono gli scontri più fisici.

La Spagna salva la situazione, Conte ringrazia

Il neonato governo socialista spagnolo di Pedro Sanchez ha annunciato che l’Aquarius potrà attraccare a Valencia perché "è nostro dovere aiutare ad evitare una catastrofe umanitaria e offrire un porto sicuro a queste persone, rispettando così gli obblighi del diritto internazionale". Frase che sa di vago rimprovero all’Italia, che a sua volta punta l’indice su Malta.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ringrazia Madrid: "Avevamo chiesto un gesto di solidarietà all’Europa, e questo gesto di solidarietà è arrivato”. Poi aggiunge: "E’ necessario dare risposte a chi chiede aiuto, a me non interessano le polemiche”.

La Chiesa rovescia il Vangelo

Nessuna presa di posizione ufficiale da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Il cardinal Gianfranco Ravasi, forse l’intellettuale più conosciuto della Chiesa italiana, però twitta una frase del Vangelo secondo Matteo, cui aggiunge un “non” che indica tutto il suo stato d’animo. "Ero straniero e non mi avete accolto", scrive. E lascia intendere molte cose, anzi una: qui va tutto al contrario.

Salvini canta vittoria

Matteo Salvini, con look ben poco ministeriale, di fronte alle telecamere parla di vittoria e promette: “con questa linea di buon senso e condivisione proseguiremo” in futuro .

Aggiunge, Salvini, un’osservazione. E cioè che il governo l’ha spuntata “alla faccia di chi cercava spaccature tra la Lega e il Movimento 5 Stelle”. E così facendo mette, involontariamente, l’accento su quello che in molti hanno pensato per tutta la giornata, e magari pensano ancora. E cioè che i due partner della coalizione di governo non siano stati per niente sulla stessa linea, di fronte all’emergenza dell’Aquarius.

Un dissenso rappresentato da quanto avvenuto ad una persona precisa, con un nome e un cognome.

Nogarin ci ripensa

Il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, non è stato il primo a dare la sua disponibilità ad accogliere i migranti dell’Aquarius. Ma quando lo ha fatto ha divulgato, su Facebook,  un particolare molto significativo.

 "Siamo pronti ad aprire il porto di Livorno e accogliere la nave Aquarius”, sono state le sue parole, “Ho già dato la nostra disponibilità al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, e ne ho parlato con il presidente della Camera Roberto Fico".

Ecco: quell’averne parlato con il Presidente della Camera è, per chi conosce le cose grilline, una precisazione piena di significati. Anche se dopo un po’ il post su Facebook è sparito e lo stesso Nogarin, successivamente, ha precisato che la rimozione aveva lo scopo di “evitare di mettere in difficoltà il governo”. E anche questo è un particolare che dà da riflettere.

Fico ricorda il migrante ucciso per una lamiera di latta

Mentre Salvini dettava la linea al governo, infatti, in Calabra il presidente della Camera Roberto Fico era in Calabria a ricordare  Soumayla Sacko, l’immigrato regolare del Mali, impegnato a livello sindacale, ucciso perché nella notte si trovava a prendere delle lamiere  nel sito di una fabbrica  abbandonata. Già il particolare non lo mette in linea con la posizione dominante nella Lega, anche se lui ci tiene a usare parole e accenni che di tutto sanno, meno che di polemica.

Il contraltare istituzionale

Il fatto, però, è che Fico si sta ritagliando, nei fatti, un ruolo di una certa autonomia nei confronti dei codici di condotta che invece un Luigi Di Maio è costretto a rispettare nell’alleanza con la Lega.  

Nota infatti La Stampa che “grazie all’aura istituzionale Fico si sta ritagliando uno stile da protagonista: intanto come capo riconoscibile dell’area di ‘sinistra’ del Movimento, un ruolo che gli deriva dal suo passato di militante dell’estrema sinistra sociale. Ma potrebbe imporsi anche come figura capace di incarnare un ruolo per ora scoperto: quello dell’anti-Salvini”.

E con questo si torna all’altro dato politico della giornata, e cioè che Salvini non solo ha imposto la sua linea sul caso dell’Aquarius, ma ha anche motivo di sorridere alla luce dell’esito della tornata elettorale di ieri.

Comunali ma non troppo

Si dice sempre che le amministrative siano per loro natura ben diverse dalle politiche. Ma poi si finisce sempre per considerarle un test sullo stato di salute dei singoli partiti. È stato così anche per il turno che si è svolto ieri, ed ha visto la mobilitazione di sette milioni di cittadini.

In estrema sintesi: centrodestra a trazione leghista, molto bene; centrosinistra una sufficienza stiracchiata, soprattutto alla luce del mancato crollo che qualcuno si aspettava; M5S risultato mediocre, anche per l’essere i grillini il partito di maggioranza relativa.

Il trend delle varie regionali che si sono tenute dopo il 4 marzo, insomma, è ampiamente confermato, e la notizia non è buonissima per il MoVimento.

Un primo, forte segnale di dissenso

Niente di più facile che emergano, in un quadro del genere, spinte più o meno centrifughe, desideri di distinguo, fughe in avanti.

Niente che metta a repentaglio la tenuta del governo, che nato nove giorni fa non può che avere il vento in poppa. Ma è un governo, ed il caso dell’Aquarius lo chiarisce, in cui la linea viene data non dal presidente del Consiglio, e nemmeno da quella camera di compensazione immaginata dal contratto  giallo-verde per risolvere le divergenze tra alleati, quanto piuttosto dal segretario leghista.

La fuga in avanti di Nogarin, la sua marcia indietro, la spiegazione che lo stesso sindaco di Livorno ne ha dato, ed infine la rassicurazione non richiesta dello stesso Salvini lasciano nei registri dell’emergenza Aquarius anche il segno di un primo, debole segnale di dissenso in una coalizione che si vorrebbe granitica.