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Salute & Benessere

Roma – Ricercatori dell'Ibim-Cnr hanno individuato nell'assenza della proteina Alix l'origine della grave patologia a carico del cervello. Lo studio, coordinato dal St. Jude Children's Research Hospital di Memphis (Usa), e' pubblicato su Nature Communications.

L'assenza della proteina Alix conduce allo sviluppo dell'idrocefalo, patologia malformativa del sistema nervoso centrale che ha un'incidenza di 1 su 1.500 nati vivi. A rivelarlo, uno studio di un team che ha coinvolto l'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Palermo (Ibim-Cnr) e coordinato da Alessandra d'Azzo del San Jude Children's Research Hospital di Memphis (Usa). I risultati sono pubblicati sulla rivista Nature Communications. "L'idrocefalo si manifesta come accumulo di liquido cefalo-rachidiano (liquor) all'interno delle cavita' dei ventricoli cerebrali, determinando un incremento della pressione all'interno del cranio con conseguenze molto gravi per la qualita' della vita", spiega Antonella Bongiovanni, ricercatrice Ibim-Cnr e tra gli autori del lavoro.

"Sapevamo che questo stato e' spesso causato da difetti del plesso coroideo (una struttura molto vascolarizzata presente all'interno dei ventricoli) e/o dell'epitelio che riveste i ventricoli cerebrali, i quali alterano l'equilibrio tra produzione e riassorbimento del liquido cerebrospinale. Ora con il nostro studio siamo andati all'origine di questo squilibrio, scoprendo che a causarlo e' la mancanza di una proteina". Dopo diversi anni di collaborazione, l'equipe di ricerca ha scoperto una nuova funzione della proteina Alix nel cervello. Le osservazioni sul modello murino ne hanno dato le prove. "Abbiamo creato un modello in cui e' soppressa, a scopo di studio, l'espressione della proteina Alix e dopo un'attenta analisi abbiamo constatato che la mancanza di tale proteina in vivo comporta evidenti difetti nella formazione del citoscheletro (filamenti formati dalle proteine actina e miosina) e delle giunzioni cellula-cellula (tight junction)", conclude Bongiovanni. "Queste alterazioni modificano la barriera epiteliale nel cervello dei topi con conseguente insorgenza dell'idrocefalo. In sostanza, il nostro studio dimostra che la proteina Alix assicura che le cellule di queste strutture cerebrali siano correttamente collegate e orientate per stabilire un'appropriata barriera epiteliale, condizione essenziale per mantenere la delicata omeostasi del liquor nel cervello". (AGI)

Roma – Tra impegni crescenti sui banchi di scuola e le ore trascorse davanti alla televisione, i bambini delle città rischiano di conoscere la sedentarietà già prima delle scuole medie. Per contrastare questo fenomeno generalizzato e stimolare l’attività fisica, Garmin presenta vívofit junior, la prima fitness band pensata e dedicata al mondo dei bambini, per aiutarli ad avere uno stile di vita sano e sempre più attivo, motivandoli a raggiungere diversi traguardi giornalieri come in un gioco divertente. 
Il design semplice, ispirato a quello delle fitness band dei grandi e il morbido cinturino in silicone lavabile e senza chiusura rendono vívofit junior comoda e facile da indossare anche dai più piccoli. È resistente all’acqua, così da poter essere indossata anche sotto la doccia o nei giochi acquatici estivi. Pronta all’uso appena tolta dalla confezione, la fitness band di Garmin prevede una batteria
sostituibile con una durata fino a un anno, senza bisogno di ricaricarla.

Oltre a monitorare e a tener traccia del numero di passi compiuti, della qualità del sonno e del livello di attività motoria giornaliera del bambino (camminata, corsa, gioco etc) calcolata sul valore consigliato di 60 minuti al giorno, vívofit junior è dotata di schermo retroilluminato su cui compare la banda motivazionale che stimola il bambino ad abbandonare divano, tv e tablet per uscire di casa a
fare un po’ di sano movimento. Può essere personalizzata con il nome del suo proprietario, così come si può scegliere tra diversi animali che indicano sullo schermo il totale di passi compiuti. Il calendario e i segnali acustici che segnalano il raggiungimento del traguardo fissato nella giornata, completano la descrizione di vívofit junior.

Garmin ha creato un’applicazione interamente dedicata alla nuova entrata nella famiglia vívofit, attraverso la quale i genitori possono visualizzare i dati registrati dal dispositivo direttamente sul proprio smartphone. Ma non solo, l’app è anche un valido strumento per mamma e papà per motivare i piccoli a superare i propri limiti e migliorarsi quotidianamente: giochi, classifiche familiari e ricompense saranno un aiuto per mantenere i loro bambini attivi con divertimento. Attraverso l’applicazione compatibile con i sistemi Android e iOS e scaricabile dopo aver fatto un account su Garmin Connect, mamma e papà non solo potranno facilmente tenere controllato il livello
di attività fisica dei propri bambini, anche più di uno contemporaneamente, ma anche motivarli a raggiungere sempre nuovi obiettivi. Sarà divertente scoprire, ad esempio prima di andare a letto, se si sono raggiunti i 60 minuti di attività giornaliera che danno diritto ad avanzare di una casella su un sentiero avventuroso visualizzato sul display dello smartphone. Indovinelli, illustrazioni e
divertenti vignette, sapranno stimolare i più piccoli a impegnarsi ancora di più per raggiungere l’obiettivo anche il giorno successivo, per poter vedere cosa si nasconde sotto una nuova casella e avanzare verso il traguardo finale.

Garmin vívofit junior saprà educare non solo ad avere uno stile di vita sempre più attivo, ma anche a responsabilizzare i più piccoli. I genitori infatti, grazie alla app, potranno stilare una lista personalizzata di compiti e obiettivi per i bambini, come rifare il letto, dare una mano a sparecchiare o sistemare la cameretta. Portare a termine uno di questi lavoretti darà il diritto ad avere una ricompensa sotto forma di monetine “digitali”. Queste, che si depositeranno in un porcellino salvadanaio virtuale, andranno a far crescere un vero e proprio tesoretto e potranno essere “spese” nei premi che i genitori avranno preventivato. 

Garmin vívofit junior è indicata per bambini dai 4 ai 9 anni ed è disponibile in tre varianti: Lava, con una grafica a triangoli su sfondo rosso; Camo, con una grafica a “pixel” su sfondo verde; Flower, con una femminile grafica a roselline rosa e azzurre su sfondo bianco.
Il cinturino presente nella confezione si adatta a polsi fino a 145 millimetri. Prevista una versione XL con cinturino che si adatta a polsi dai 146 ai 170 millimetri di circonferenza. Per polsi più grandi, possono essere utilizzati i cinturini intercambiabili della fitness band Garmin vívofit 3. Garmin vívofit junior sarà disponibile nei migliori punti vendita a partire da ottobre ad un
prezzo consigliato al pubblico di 99,99 euro. (AGI)

Trieste – L'Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste ha deciso di richiamare, in via precauzionale, 3.490 bambini sottoposti a varie vaccinazioni dopo aver scoperto che una pediatra, incaricata proprio di vaccinare i bambini, e' affetta da tubercolosi. I bambini – precisa il direttore generale dell'Azienda Sanitaria, Nicola Delli Quadri – saranno sottoposti al test della tubercolina per verificare se sono entrati in contatto o meno con il germe della tubercolosi. Per completare le verifiche saranno necessari due mesi-due mesi e mezzo. (AGI) 

Roma – Diciassette milioni di italiani (uno su tre) sono ipertesi ma solo uno su due sa di esserlo. Il killer silenzioso – la principale causa di malattie cardiovascolari (infarto del miocardio, ictus cerebrale, scompenso cardiaco) che in Italia provocano 240 mila morti ogni anno, pari al 40% di tutte le cause di morte – non e' solo "roba da grandi". Anzi. L'ipertensione e' una condizione frequente nell'infanzia e nell'adolescenza. Un problema sottostimato per la scarsa diffusione dell'abitudine di misurare la pressione a bambini e ragazzi. A lanciare l'allarme, cardiologi e pediatri: 4 bambini su 100 sono ipertesi gia' alle elementari. E la dimensione di tale fenomeno non solo nei bambini ma anche negli adulti sara' proprio uno dei temi che verranno affrontati in occasione del XXXIII Congresso Nazionale della Societa' Italiana dell'Ipertensione Arteriosa, in programma dal 6 al 9 ottobre al Palazzo Congressi di Firenze.

"Tutti sono a rischio, a qualunque eta'. E i dati epidemiologici piu' recenti -afferma il prof. Gianfranco Parati, presidente della SIIA e direttore dell'Unita' Complessa di Cardiologia e Dipartimento di Scienze Mediche e Riabilitative presso l'Istituto Auxologico Italiano – lo confermano. Documentano infatti una elevata prevalenza dell'ipertensione arteriosa in Italia e nel mondo. Nel nostro Paese ne soffre un terzo della popolazione ma, nonostante la disponibilita' di terapie efficaci e mirate per la grande maggioranza dei casi, solo un paziente iperteso su quattro e' adeguatamente curato". Come gestire il problema, come misurarsi la pressione magari se si e' in casa o sul lavoro; quali stili di vita adottare e come comportarsi a tavola per abbassare la pressione alta; quando occorra fare ricorso ai farmaci; in che modo la tecnologia, incluse le nuove tecnologie informatiche di comunicazione anche attraverso i telefoni cellulari, possa aiutare nella cura dell'ipertensione; come prescrivere una dieta a un iperteso; come e perche' l'insonnia o le apnee nel sonno possono influire sulla pressione arteriosa. Questi alcuni dei principali argomenti che verranno trattati durante il Congresso Nazionale della SIIA che vedra', al fianco dei ricercatori e clinici italiani, scienziati di alcuni Paesi confinanti, tra i quali Slovenia, Croazia e Grecia. "La prima cosa e' la prevenzione – raccomanda il prof. Parati -. Quindi misurare regolarmente la propria pressione arteriosa, a cominciare dall'eta' scolare e correggere il proprio stile di vita: combattere il sovrappeso, introdurre meno sale con gli alimenti. Evitare i grassi favorendo, invece, una dieta ricca di frutta e verdura e fare attivita' aerobica regolarmente, almeno 30 minuti al giorno. Se e quando e' necessario, e' bene iniziare la terapia farmacologica consultando il proprio medico. E proseguirla con costanza. La terapia va iniziata precocemente, prima che si sviluppino danni agli organi bersaglio dell'ipertensione, prima cioe' che il rischio di eventi cardiovascolari diventi un reale pericolo. Solo cosi' si possono veramente prevenire le gravi complicanze dell'ipertensione arteriosa e avere piu' probabilita' di vivere a lungo e bene. Non e' tanto l'aggressivita' con cui si riduce la pressione arteriosa che fa la differenza in termini di riduzione del rischio di complicanze cardiovascolari, quanto la precocita' degli interventi". (AGI) 

New York – Il sesso potrebbe essere per certi versi miracoloso. Uno studio della Duke Unversity (Usa) ha scoperto infatti che fare sesso potrebbe ispirare gli uomini ad avere una maggiore spiritualità. Questo perché il sesso rilascia ossitocina, il cosiddetto "ormone dell'amore", che farebbe aumentare le proprie convinzioni religiose e la fede in Dio.

L'ossitocina è un ormone che viene rilasciato sia durante sesso, che durante il parto e l'allattamento. E' anche disponibile in pillole e spesso viene usato per aiutare le donne durante il travaglio. Nel nuovo studio però i ricercatori hanno scoperto che gli uomini tendono a essere più spirituali dopo l'assunzione di ossitocina, rispetto agli uomini a cui e' stato dato un placebo. E questa loro maggiore sensibilita' sembra durare anche dopo una settimana, nonostante all'inizio dello studio non tutti hanno dichiarato che la fede in Dio fosse una parte della loro vita. Dai risultati, pubblicati sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience, si evince che l'ossitocina riesce a suscitare emozioni piu' positive, come ispirazione, gratitudine, amore e serenita'. Tuttavia, non influenza tutti allo stesso modo. I soggetti con un gene chiamato CD38, che regola il rilascio dell'ormone nel cervello, sembra abbiano avuto una riposta molto piu' amplificata. 

Londra – Diluire il miele nell'acqua potrebbe essere un'arma utile contro le infezioni urinarie nei pazienti ricoverati in ospedale. A dimostrarlo e' stato un gruppo di ricercatori dell'University of Southampton in uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Pathology. Gli scienziati sono convinti che questa nuova funzione del miele possa essere sfruttata nei pazienti ricoverati con un catetere vescicale che serve a drenare l'urina bloccata nella vescica o a monitorare la diuresi. I cateteri sono dei tubicini flessibili che vengono inseriti nella vescica, ma possono ospitare batteri responsabili di infezioni. I ricercatori hanno pero' dimostrato in laboratorio che questi batteri si possono fermare utilizzando del miele diluito. In particolare, i test sono stati condotti sue due comuni batteri che possono causare infezioni urinarie, l'E. coli e il Proteus mirabilis. Ebbene, anche a bassa diluizione, circa il 3,3 per cento, la soluzione di miele e' apparsa in grado di bloccare il raggruppamento dei batteri e la conseguente creazione di strati noti come biofilm. Secondo i ricercatori, il miele potrebbe avere importanti proprieta' antibatteriche. Gli studiosi pensano che questa soluzione possa essere utile per il lavaggio dei cateteri, mantenendoli puliti mentre rimangono nella vescica. Tuttavia, occorrono altri studi per verificare se questa soluzione possa essere utilizzata in modo sicuro negli esseri umani. .

Roma – Nel 2016 i casi di tumore in Italia aumentano fra le donne e diminuiscono fra gli uomini. Nel primo caso si passa da 168.900 malate del 2015 a 176.200 quest'anno (un aumento di circa 4,3%), mentre nel secondo caso si registrano quest'anno 189.600 nuove diagnosi, ovvero il 2,5% in meno rispetto al 2015, quando gli uomini affetti da cancro erano 194.400. A renderlo noto e' il censimento ufficiale, giunto alla sesta edizione, frutto del lavoro dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), raccolto nel volume 'I numeri del cancro in Italia 2016', che viene presentato questa mattina al ministero della Salute. "Assistiamo a due tendenze opposte ma chiare", sottolineano dall'Aiom, precisando che quest'anno sono stimati 50mila nuovi casi di tumore del seno (nel 2015 erano 48mila), e questo fenomeno e' "da ricondurre anche all'ampliamento della fascia di screening mammografico in alcune regioni, che ha prodotto un aumento significativo dell'incidenza tra i 45 e i 49 anni". (AGI) 

Roma – Il 30% di tutti i tumori al seno diagnosticati alle donne in Italia riguarda le under 50. Lo sottolinea la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) in occasione della presentazione della 24esima edizione della campagna di prevenzione dei tumori delle donne, organizzata dalla stessa Lilt e patrocinata dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero della Salute. Ricordando che il programma di screening, previsto dal sistema sanitario nazionale, e' riservato alle donne di eta' compresa tra i 50 e i 69 anni, la Lilt aggiunge che "si stima che in Italia, nel 2016, saranno oltre 50 mila i nuovi casi di cancro alla mammella". Inoltre, "nelle sole regioni del sud Italia, quali Puglia e Basilicata, si potranno verificare piu' di 5.000 nuovi casi di cancro al seno".

In Italia, poi, il 35% delle donne scopre da sola di avere un nodulo alla mammella, sottolinea la Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) presentando a Roma la 24esima edizione della campagna di prevenzione della lotta ai tumori delle donne, che si svolgera' nel corso di tutto il mese di ottobre sull'intero territorio nazionale con oltre 300 'spazi prevenzione'. "In Italia solo il 60% delle donne in eta' di screening (ovvero tra i 50 e i 69 anni, ndr) si sottopone allo screening", sottolinea Francesco Schitulli, presidente della Lilt. "Al sud – precisa Schitulli – questo dato e' anche piu' basso, dato che meno del 40% delle donne si sottopone a screening nella fascia di eta' in cui dovrebbe farlo, mentre al nord siamo sopra l'80%. (AGI) 

Bologna – "Ogni giorno in Italia vengono diagnosticati 30 casi di tumore in pazienti under 40, pari al 3 per cento delle nuove diagnosi. La perdita della prospettiva della paternita' o maternita' a seguito dei trattamenti anti-cancro puo avere un impatto notevole sulle persone che vivono l'esperienza della malattia e sui loro progetti futuri. Per questo e' indispensabile che questi giovani pazienti siano immediatamente informati delle possibili tecniche per preservare la fertilita'". Questo e' il messaggio lanciato dall'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), esprimendo il suo appoggio al Fertility Day 2016. "Il periodo finestra tra il momento in cui il paziente riceve la diagnosi di tumore e l'inizio della terapia – ha detto Carmine Pinto, presidente dell'Aiom – e' l'unico spazio utile per la crioconservazione dei gameti, cioe' il loro congelamento e conservazione a bassissime temperature. Le principali tecniche di preservazione della fertilita' nella donna sono costituite dalla crioconservazione degli ovociti o del tessuto ovarico e dall'utilizzo di farmaci (analoghi LH-RH) per proteggere le ovaie, nell'uomo dalla crioconservazione del seme o del tessuto testicolare". Il materiale biologico puo' rimanere crioconservato per anni ed essere utilizzato quando il paziente ha superato la malattia. "Le strutture sanitarie – ha aggiunto Pinto – devono implementare e integrare al loro interno sia le competenze oncologiche che di medicina della riproduzione e queste conoscenze devono essere presenti in tutte le Regioni del nostro Paese, con professionalita' e tecnologie adeguate". Il modello organizzativo auspicabile, secondo l'Aiom, e' rappresentato dalla Rete dei centri di oncofertilita', in grado di applicare queste tecniche con informazioni costantemente implementate. (AGI)

Roma – Sempre meno figli e madri sempre piu' avanti con l'eta'. Secondo i dati del Censis, diffusi in occasione del Fertility Day, sono 485.780 i bambini nati in Italia nel 2015, il numero piu' basso dall'Unita' d'Italia, il 3,3 per cento in meno rispetto al 2014 (16.816 nati in meno). Con un tasso di natalita' pari a 8,0 per 1.000 abitanti nell'ultimo anno (era 8,3 per 1.000 nel 2014) il nostro Paese si posiziona all'ultimo posto nella graduatoria europea.

La riduzione delle nascite si registra in maniera uniforme lungo tutta la Penisola, ma le regioni con la piu' bassa natalita' sono la Liguria (6,5 nati per 1.000 abitanti) e la Sardegna (6,7 per 1.000). Si e' verificata una progressiva riduzione del tasso di fecondita', che e' passato da 1,46 figli per donna nel 2010 a 1,35 nel 2015. E' rilevante il contributo delle donne straniere alla natalita', dal momento che le nascite da madre straniera rappresentano il 19,2 per cento del totale. Le donne in Italia diventano madri per la prima volta mediamente a 30,7 anni: l'eta' piu' avanzata nel confronto con tutti gli altri Paesi europei. Gli ostacoli principali? Crisi economica e politiche familiari carenti. Secondo una recente indagine del Censis, l'83 per cento degli italiani pensa che la crisi economica abbia reso piu' difficile la scelta di diventare genitori. Per quanto riguarda il tema dell'infertilita', il 60 per cento degli italiani si giudica poco o per nulla informato. La scarsa informazione riguarda anche i laureati (50 per cento). Anche l'eta' media delle coppie che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita tende a crescere, sia quella degli uomini (dai 37,7 anni del 2008 ai 39,8 del 2016) che delle donne (da 35,3 a 36,7 anni). Una volta arrivate al centro di pma, un terzo delle coppie attende in media meno di 3 mesi prima di accedere effettivamente ai trattamenti (si tratta soprattutto di coppie che si sono rivolte a centri privati: 49%). Il 42 per cento delle coppie attende invece piu' di 6 mesi (e la percentuale raggiunge, in questo caso, il 61 per cento tra chi si e' rivolto a centri pubblici). (AGI) .

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