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"A un tratto era chiaro che quando ci veniva chiesto di insabbiare una storia non era per ragioni di sicurezza nazionale, ma per proteggere la classe politica”: James Risen, giornalista specializzato nel coprire le agenzie d’intelligence per The Intercept, è stato l’autore della prima inchiesta sul programma di spionaggio della National Security Agency, che gli è valsa il Premio Pulitzer nel 2006 e che ha anticipato le rivelazioni del whistleblower Edward Snowden, rese pubbliche nel 2013. In un incontro durante il Festival internazionale del giornalismo di Perugia, Risen ha raccontato la nascita delle sue inchieste, e come ha dovuto farsi strada conquistando la fiducia di fonti anonime all’interno degli ambienti dell’intelligence per svelare lo stato di sorveglianza di massa della società americana: “Nel 2004 una mia fonte mi aveva detto di sapere la storia più importante del Paese, ma non me la volle rilevare – ha raccontato Risen -. Tutte le volte che lo incontravo gli chiedevo di cosa si trattasse, e improvvisamente un giorno mi guardò e mi disse: ‘L’Nsa controlla tutti i cittadini americani’”.

In quel momento iniziò per Risen una battaglia durata due anni contro la Casa Bianca e i servizi segreti, che cercavano di insabbiare la storia, e il New York Times, che inizialmente acconsentì a non pubblicarla a causa di pressioni politiche. Così nacque l’idea di Risen di raccogliere in un libro tutti i segreti di cui era a conoscenza e che non erano mai affiorati: “Quando hanno saputo che avrei pubblicato un lavoro mio hanno deciso di rendere pubblica la storia. Da allora il New York Times è un giornale più coraggioso e anche le inchieste più osteggiate dalla Casa Bianca trovano spazio”.