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"Usate il vostro potere creativo per fare del mondo un posto migliore dove vivere". è il messaggio di Joe Gebbia, il fondatore di Airbnb, che martedì 10 ha tenuto un discorso davanti ad una folta platea di studenti alla sede milanese dell'Istituto Europeo di Design. Un 'inspirational speech' quello del giovane imprenditore ed influencer, che ha affrontato molti dei temi caldi del presente attraverso un filo rosso: "Fare qualcosa per il mondo quando ne vediamo l'opportunità", ciascuno nel proprio campo. In particolare in quello del design, da cui lo stesso Gebbia proviene, essendo laureato in questa disciplina:

"Credo che al giorno d'oggi i designers siano al centro di tutto. Perché i designers sono sognatori e creatori di cose che ancora non esistono".

Alla domanda che l'ideatore della più grande piattaforma di stanze private in affitto al mondo e i suoi collaboratori si sono fatti, "Cosa possiamo dare al mondo?", la risposta è stata data ideando dei progetti che oggi ha illustrato. Il primo è quello che riguarda l'emergenza rifugiati: grazie ad Airbnb in caso di disastri ambientali o emergenza umanitaria persone "in stato di bisogno" si sono incontrate con persone che avevano "un posto da condividere".

L'azione di Aibnb per i rifugiati di Amman

"Siamo partiti con l'uragano Sandy, quando alcuni utenti di Airbnb chiedevano come mettere a disposizione le loro stanze per chi aveva perso la casa. E poi dall'essere reattivi di fronte ad un disastro naturale abbiamo pensato a come essere proattivi tutti i giorni". Sono così partiti – ha spiegato Gebbia – progetti che riguardano i rifugiati: "Dopo un brainstorming di due mesi abbiamo pensato ad una piattaforma per Amman, la capitale della Giordania, dove per un terzo la popolazione è fatta da rifugiati" ed è nato un portale: "Vivi Amman come uno del posto", che serve a creare una community tra i visitatori e le persone del posto, provando anche a far muovere l'economia.

Il recupero dei villaggi abbandonati, e il progetto che riguarda l'Italia

L'engagement sociale di Airbnb, ha raccontato Gebbia, è partito da alcuni dati: "Nel 2000 le persone costrette ad abbandonare il luogo dove abitavano erano 20 milioni, nel 2016 sono stati 65 milioni. Ma nel 2044 è calcolato che saranno 325 milioni, quanto la popolazione degli Stati Uniti". Da questa considerazione la voglia di mettere a disposizione il potere della piattaforma. Il secondo progetto è nato da un'idea maturata in Giappone e riguarda il recupero dei villaggi abbandonati: "Il Paese perde 800mila persone all'anno e continuerà a farlo nei prossimi 20 anni, e questo ha ripercussioni soprattuto sulla vita rurale". È partito così il progetto di aiutare le comunità piccole a diventare punti di riferimento per il turismo per evitare lo spopolamento delle campagne.

L'idea ha toccato anche l'Italia: l'azienda, di recente classificata come fra le 6 più influenti company del pianeta, ha lanciato una piattaforma – in collaborazione con il Mibact e con Anci- che attraverso un portale dedicato, offre alloggi in antichi borghi italiani, che vengono ristrutturati insieme ad artisti ed architetti e poi messi in affitto dai Comuni stessi, che ne raccolgono i guadagni. Capofila del progetto è stata Civita di Bagnoregio, borgo abbandonato nel Lazio, mentre quest'anno toccherà a Sambuca in Sicilia, Lavenone in Lombardia, Civitacampomarano in Molise, che vedranno spazi pubblici recuperati grazie alla collaborazione tra la piattaforma e la comunità locale. 

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