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A qualche settimana dall’annuncio della cancellazione di 400mila voli Ryanair, la compagnia irlandese low cost, sembra essere vicina ad una vera e propria crisi finanziaria: i rimborsi dei biglietti potrebbero costargli 35 milioni di euro.

La 'fuga' dei piloti

In 850 sono andati via

Ma non è solo questo a preoccupare i vertici della compagnia: in primis c’è la questione della fuga dei piloti, solo nell’ultimo anno sarebbero ben 700 quelli che hanno lasciato Ryanair. A cui si devono aggiungere altri 150 colleghi, dimessisi tra la primavera e l’estate, per trasferirsi ad altre compagnie come Norwegian Air, EasyJet, British Airways, Iberia, Aer Lingus, Vueling e Lufthansa. Tra le cause principali dei trasferimenti, oltre alla bassa retribuzione, ci sarebbe anche quella dei turni di lavoro impossibili. Una vicenda complicata che nasconde dubbi sulla reale strategia della compagnia low cost più famosa d’Europa.

Il dubbio sulle ferie ‘impreviste’

Un piano ferie del personale sembra essere il motivo che ha messo in ginocchio la compagnia di Michael O’Leary. “A dire il vero – spiega a Panorama Andrea Boitani, economista dell’Università Cattolica ed esperto di trasporto aereo – non c’è una spiegazione plausibile per un evento di questo tipo. A mia memoria, in passato, non è mai accaduto che una compagnia aerea possa aver sbagliato in maniera così clamorosa il piano ferie. Tanto clamoroso, da rendere in effetti poco credibile la cosa”.

Voli cancellati nelle rotte “dove non guadagna”

Ryanair ha cancellato 34 rotte fino al prossimo marzo — oltre ai 2.100 voli nel periodo settembre-ottobre — per risolvere davvero la questione dei turni dei piloti o ha approfittato della situazione per tagliare le destinazioni in perdita, pure quelle dove ha accordi di co-marketing come lo scalo di Trapani? La domanda – scrive ancora il Corriere – se la pongono gli esperti di Aviation Analytics, società che studia il mercato dell’aviazione e le performance delle compagnie aeree, davanti ai risultati del loro studio: prese le performance delle rotte principali interessate dalle cancellazioni quasi tutte comportano perdite economiche per la principale low cost europea. In media: 8 euro di rosso, per posto offerto, contro un profitto di 3 euro di media in tutto il network.

Gli analisti hanno sfruttato il loro database — pieno di cifre, tariffe medie, passeggeri trasportati, costi di gestione e altro ancora — di 23 rotte non stagionali (quindi che durano tutto l’anno) sulle 34 cancellate lo scorso 27 settembre da Ryanair, assieme alla messa a terra di 25 velivoli, ufficialmente «per eliminare ogni rischio di cancellazione futura». Ma la verità, secondo la società di consulenza, sarebbe un’altra. Sulle 23 rotte cancellate il vettore irlandese guadagna in soltanto due, in altre due i ricavi sono pari a zero, mentre nelle restanti diciannove si stima una perdita, «anche di 29 euro a passeggero» che si trasformerebbe – per ogni suo Boeing 737 da 189 sedili – in 5.481 euro di negativo per ogni volo su quella tratta.

Caccia di piloti dalle rivali

La strategia di Ryanair

La strategia di Ryanair queste settimane si gioca su un doppio livello – interno ed esterno – così come viene sintetizzato nel bollettino che il capo del personale della low cost irlandese, Eddie Wilson, ha inviato mercoledì 11 ottobre e di cui il Corriere della Sera è entrato in possesso. Se da un lato la compagnia aerea vuole risolvere le frizioni con i suoi dipendenti mettendo a disposizione retribuzioni “superiori alle concorrenti anche del 27%”, dall’altro cerca di reagire proprio alle rivali che in questi mesi hanno portato via decine di piloti proprio a Ryanair. E ribadendo, ancora una volta, che “non ci sarà alcun dialogo con le sigle sindacali, si parlerà soltanto con i nostri Erc (gli organismi di rappresentanza del personale di Ryanair, ndr)”.

“Da gennaio reclutati 830 piloti”

Nel documento Wilson fa il punto sulla situazione, ricordando i 25 aerei che saranno messi a terra — da novembre 2017 a marzo 2018 — “per proteggere il tasso di puntualità degli altri 330 velivoli”, a dimostrazione “che prenderemo decisioni dolorose pur di salvaguardare il nostro business”. “Dal 1° gennaio 2017 ne abbiamo reclutati 830, nelle ultime dodici settimane 210 hanno concluso l’addestramento”. Accusa la disinformazione che c’è stata negli ultimi tempi e sottolinea che ogni contrattazione avverrà con gli Erc, “democraticamente votati in tutte le 86 basi di Ryanair” e che scadranno, “per la maggior parte tra il 2020 e il 2022”.

Cade la prima testa: se ne va il direttore operativo

La low-cost di Michael O'leary – scrive Repubblica – ha accettato le dimissioni presentate da Michael Hickey, direttore operativo da circa tre anni e collaboratore di lunga durata (lavorava in Ryanair da quasi trent'anni).

Hickey si è sentito responsabile per il caos, che ha causato gravi danni economici alla compagnia aerea, ed ha annunciato che lascerà il posto entro tre settimane.


Leggi anche: Dopo il caos voli, Ryanair vede cadere una testa eccellente

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