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Il sogno di ogni donna? Altro che principe azzurro, è una casa che si pulisce da sola. E c’è chi l’ha progettata e costruita più di trent’anni fa. Non è fantascienza, né frutto della più moderna tecnologia, ma dell’intelletto di Frances Gabe, morta nel dicembre scorso (semisconosciuta) alla veneranda età di 101 anni.

Prima di conoscere l’oblio dell’ultima parte della sua esistenza, questa donna della provincia americana aveva avuto la sua dose di notorietà, finendo insieme alla sua ‘creazione’ sulle pagine di giornali e riviste tra cui il Guardian, People e il New York Times, lo stesso che alcuni giorni fa ha riportato alla luce la sua storia.

"Le pulizie sono un lavoro ingrato e senza fine"

Tutti erano incuriositi dall’impresa che aveva portato a termine: la casa auto-pulente. A spingerla la convinzione, enunciata senza mezzi termini, che “le pulizie sono un lavoro ingrato e senza fine. È una noia che dà sui nervi, chi mai vorrebbe farle? Nessuno!”.

Figlia di un architetto e costruttore, da ragazza accompagnava il padre in giro per cantieri, imparando così buona parte di quello che le sarebbe poi servito in futuro. Sposatasi giovanissima (era lei che portava i pantaloni a casa, le cui pulizie però spettavano comunque a lei), dopo il divorzio, negli anni ’70, cominciò a pensare seriamente a realizzare il suo sogno. Come disse più tardi al Baltimore Sun, “potete parlare quanto volete della liberazione delle donne ma le case sono ancora progettate in modo che le donne debbano passarci metà del tempo in ginocchio o infilando la testa in un buco”.

Ci mise oltre un decennio per dare un senso ai primi schizzi e arrivare a costruire, letteralmente con le sue mani, l’abitazione che le costò 15mila dollari. Nel 1984 finalmente registrò il brevetto n. 4.428.085 che comprendeva 68 singole invenzioni.

Una gigantesca lavatrice

Di fatto, si trattava di una gigantesca lavatrice: tutte le stanze erano dotate di un irrigatore sul soffitto che spruzzava acqua e sapone tutto intorno, seguito da acqua per il risciacquo e infine getti di aria calda che asciugavano il tutto. L’acqua sporca veniva fatta defluire sui pavimenti inclinati, e poi convogliata all’esterno direttamente nel canile e usata per lavare anche i cani. Il tutto in meno di un’ora. Ugualmente automatizzati erano gli armadi con i vestiti e naturalmente il bagno. 

Ogni dettaglio della casa era stato accuratamente pensato: pavimenti ricoperti di vernice marina, resina acrilica proteggeva i mobili, i libri erano custoditi da copertine resistenti all’acqua inventate da lei stessa, la tappezzeria era di tessuto impermeabile e gli oggetti erano ricoperti da plastica, usata anche per gli utensili elettrici. Pochi tappeti e tende perché accumulavano troppa polvere.

Ci aveva messo un anno solo per costruire il modellino della casa autopulente e con questo andò in giro per tutto il Paese, vistando musei, università, club femminili e presentando la sua invenzione. Oggi quel modellino fa parte della collezione dell’Hangley Museum and Library a Wilmington, in Delaware.

Il brevetto non venne rinnovato

Benché il suo sogno fosse di ‘liberare’ dalla schiavitù delle pulizie le donne, queste non sempre le furono grate. In un’occasione, raccontò lei stessa, arrivarono ad assediarla fuori dalla porta di casa, furiose perché temevano che senza più quell’occupazione i mariti non avrebbero più avuto bisogno di loro. La sua risposta, riporta il Daily Mail, fu secca e lapidaria: “Beh, se voi aveste più tempo da passare con i vostri mariti, non credete che loro apprezzerebbero di più?”.

Ma mantenere un brevetto costa molti soldi, soldi che lei non aveva. E il suo sogno di costruire un villaggio di case autopulenti, con tanto di istituzioni pubbliche e ospedali annessi, non si realizzò mai. Nel 2002 il brevetto arrivò a scadenza e non venne rinnovato. Intanto, il passare del tempo aveva reso sempre più difficile e costoso mantenere la struttura, che nel frattempo era stata anche danneggiata da un alluvione e da un terremoto. 

Ormai Frances Gabe si limitava a farla visitare a pagamento agli attoniti visitatori, giornalisti e curiosi, prima di essere infine convinta – e non fu affatto facile, aveva un caratteraccio e non andava affatto d’accordo con i vicini, come ricorda anche un articolo su People – a trasferirsi in una casa per anziani e alcuni anni fa la sua proprietà venne venduta. 

Ma la casa è rimasta. Le ultime notizie dicevano che ci vivesse un hippie, molto contento della sistemazione, sebbene i sistemi auto-pulenti non fossero ormai più in funzione e dovesse fare tutto da solo.

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