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Da quando la Russia è intervenuta, lo scenario bellico in Siria è cambiato molto, con gran parte dei territori controllati dai diversi gruppi armati tornati sotto la gestione del regime e dei suoi alleati. L'Isis ha perso più del 70% del territorio tra Siria e Iraq, mentre le Syrian democratic forces (SDF), guidate dalle truppe curde e sostenute dagli Stati Uniti (di cui di fatto costituiscono le truppe sul terreno), hanno guadagnato terreno, aumentando la possibilità di una futura autonomia curda anche in Siria. Allo stesso tempo, il processo di Astana, con i colloqui a tre fra Iran, Russia e Turchia, ha portato alla creazione di zone di deescalation, modificando indirettamente la realtà delle opposizioni armate. Formazioni che oggi possono essere suddivise in tre grandi conglomerati.

Hayat Tahrir al Sham (HTS)

Sono gli eredi di Jabhat al Nusra, formazione qaedista che più di un anno fa aveva formalmente preso le distanze dall'orbita del movimento fondato da Bin Laden. All'interno di HTS sono inquadrati alcuni dei più potenti gruppi ribelli della provincia di Aleppo
Dopo l'intervento russo alla fine del 2015, alcuni accordi tra il regime siriano e le forse di opposizione armata hanno portato al dislocamento di migliaia di combattenti (assieme alle loro famiglie) nella zona di Idlib.

La convivenza tra diverse formazioni militari non è stata facile sin da subito, con la creazione di diverse intra alleanze a livello locale, in lotta per il controllo dell'area. Da questi conflitti HTS è emersa come la fazione più solida. A inizio ottobre, l'Esercito turco ha dato il via ad una offensiva militare contro HTS proprio nella provincia di Idlib, per poter creare un'altra zona di deescalation. La Free Syrian Army (FSA) è stato utilizzata come fanteria, con il sostegno aereo di Ankara.

Si tratta di uno schema già utilizzato in Siria: una forza di terra che approfitta dei bombardamenti aerei di copertura per avanzare sul territorio. Un altro esempio è quello delle Sdf, che con il sostegno statunitense hanno sottratto territorio all'Isis. Oppure le stesse forze alleate del regime, che grazie ai bombardamenti aerei russi hanno ripreso il controllo di Homs, Hama, Aleppo e altre zone del Paese. È verosimile che HTS nei prossimi tempi possa nuovamente dividersi al suo interno, dando vita a formazioni più contenute con strategie diverse.

Jaish Al Hurr – Free Syrian Army (FSA)

Del Free Syrian army si è parlato molto in questi anni, ed in modo contraddittorio. Per certi versi, l'FSA – come scrive il giornalista Samer Abboud – è "l'esercito che non è mai stato tale". Sicuramente, quando è iniziato il conflitto, ormai sei anni fa, l'FSA è nata come un confuso ed opaco conglomerato di brigate militari autonome, spesso fondate da ex comandanti dell'Esercito siriano che avevano defezionato, e riunite sotto un vago ombrello, privo di coordinamento militare centralizzato.

Ciò con il passare del tempo ha finito per rafforzare alcune narrazioni che descrivono l'FSA come integralmente organica ad Al Qaeda, in conseguenza del fatto che alcuni battaglioni inquadrati al suo interno hanno finito allearsi militarmente con Jabhat al Nusra. Altre brigate si sono sciolte, nel momento in cui alcuni comandanti hanno deciso di compiere il percorso inverso, defezionando nuovamente a favore dell'Esercito fedele ad Assad. All'interno di quel che rimane dell'FSA sembra non esistere alcuna coesione ideologica, politica o militare: l'FSA è sostanzialmente una piattaforma gestionale per diversi piccoli gruppi armati.

Nel 2016, Ankara con l'operazione Scudo dell'Eufrate ha sostenuto la mobilitazione delle truppe dell'FSA dirigendole (e fornendo copertura aerea, logistica e di intelligence) contro le Sdf, nel tentativo di impedire loro la continuità territoriale curda lungo il confine meridionale della Turchia. Il sostegno turco è stato senza dubbio decisivo per la sopravvivenza dell'FSA e per le sue avanzate militari ai danni di HTS o delle Sdf.

Esercito Nazionale Unificato (UNA)

Si tratta dell'ultimo tentativo in ordine di tempo – a metà di quest'anno – di riunire sotto un unico ombrello diversi gruppi armati ribelli, con impostazioni ideologiche e obiettivi politici diversi. Molte delle fazioni riconducibili al suo interno sono disseminate all'interno della Siria, sopratutto in aree in cui si combatte ancora, come il sud del Paese, l'area della Ghouta (vicino Damasco) o le aree settentrionali nei dintorni di Aleppo e Idlib​.

Il gruppo più potente all'interno dell'UNA è Ahrar al Sham, una delle poche fazioni ribelli ad aver mantenuto la propria denominazione durante tutto l'arco temporale del conflitto. Ahrah Al Sham è una formazione islamista, di imprinting ideologico salafita e anti-sciita. A metà del 2012, le brigate riconducibili all'interno di Ahrar Al Sham erano piu' di sessanta, concentrate sopratutto a Idlib, Hama e Aleppo. Pur avendo come obiettivo dichiarato la creazione di uno Stato islamico, a differenza dell'Isis Ahrar al Sham ha cooperato militarmente con le altre formazioni, compreso l'FSA. Mantiene la propria leadership segreta e ha ricevuto la gran parte dei finanziamenti dai Paesi del Golfo.

Diverse brigate associate all'UNA si sono scontrate con le Sdf, con l'Isis e con HTS per il controllo di porzioni di territorio, per poi ritirarsi in gran parte con l'intervento russo. Nonostante la maggioranza dei combattenti dell'UNA sia siriana, e possa quindi aspirare ad una maggiore rappresentatività nel Paese, la loro capacita' di finanziamento sta diminuendo negli ultimi tempi, accompagnata dalla cronica incapacità di coordinamento tra i diversi battaglioni. Si chiama Esercito Unificato, ma è in realtà – paradossalmente – l'ultimo fallito tentativo di unificare le opposizioni siriane armate.

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