Newsletter
Flag Counter
Facebook Page
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

La Danimarca si spacca sulla condotta dei migranti. Dopo il recente divieto del burqa e del niqab (ovvero il velo che copre integralmente il volto), arriva la proposta di legge per vietare la circoncisione, pratica prevista dalla religione musulmana ma anche da quella ebraica.

Finora – riporta la Repubblica – sono state raccolte le 50mila firme “necessarie a imporre al Folketing, il Parlamento del regno, di votare sulla richiesta. E appare molto probabile agli osservatori che questa venga approvata, visto l'orientamento politico generale. Dominato dalla linea dura del premier conservatore Lars Lokke Rasmussen, dal partito ritenuto xenofobo Dansk Folkeparti (Partito del popolo danese) ma assecondato anche da posizioni sempre più severe verso i migranti adottate anche dall'opposizione socialdemocratica nell'evidente tentativo di riguadagnare consensi.

I precedenti

  • Il divieto del burqa era stato approvato con una sanzione di una multa di 10mila corone (oltre mille euro) per chi lo viola.
  • Anni fa, sempre in Danimarca, era passata una discussa norma che imponeva ai migranti la consegna di valori (eccetto effetti personali come gioielli familiari e fedi nuziali) come pegno al loro arrivo in territorio danese.
  • La settimana scorsa, invece, ancora secondo Repubblica, il premier conservatore aveva rivelato che è in avanzato stato di discussione con altri Paesi europei – tra i quali ha menzionato solo l'Austria – un progetto per deportare migranti e richiedenti asilo respinti in un luogo sul suolo europeo, ma un luogo particolarmente sgradevole e scomodo.

Come l’Islanda

Qualche mese fa era stata l’Islanda a depositare un disegno di legge per bandire al pratica della circoncisione. Il testo, che descrive la pratica come una “violazione dei diritti umani”, prevede una pena detentiva di sei anni per chiunque sia riconosciuto colpevole di “rimozione di organi sessuali in toto o in parte”.

Cos’è la circoncisione

La circoncisione consiste nella rimozione chirurgica (escissione) del prepuzio dal pene umano. Secondo quanto riporta Wikipedia, circa un terzo dei maschi di tutto il mondo è circonciso. La procedura è diffusa nel mondo musulmano e in Israele (dove è quasi universale), negli Stati Uniti, in parte del sud-est asiatico e in Africa. È invece relativamente rara in Europa, in America Latina, in alcune zone del Sud Africa e in gran parte dell'Asia. 

L'origine storica della circoncisione non è nota con certezza e la più antica testimonianza documentale proviene dall’Egitto. La pratica fa parte della legge ebraica ed è una prassi consolidata per l'Islam, per la Chiesa copta e per la Chiesa ortodossa etiope. Inoltre, è la più antica procedura chirurgica programmata del mondo.

Cosa ne pensa la scienza

Il ricorso alla circoncisione è legato perlopiù a motivi religiosi. In generale, tuttavia, le principali organizzazioni mediche mondiali ritengono assai modesti i benefici prodotti da tale pratica sulla salute dell'individuo. E sebbene nessuna organizzazione medica sostenga il divieto, nemmeno la raccomanda.

Le eccezioni

Un eccezione è costituita da quei Paesi dell’Africa subsahariana in cui i rischio di contrarre l’Aids è  molto alto e per i quali è la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità a consigliare la pratica. La circoncisione, inoltre, può avere un'indicazione clinica nei casi di bambini affetti da fimosi patologica e nei maschi suscettibili di balanopostite cronica e infezioni ricorrenti del tratto urinario.

Il fattore dolore

Tra i motivi che spingono i detrattori a condannare la circoncisione per motivi religiosi c’è anche il dolore provato dal neonato. La procedura è dolorosa e si ritiene che per i neonati questo dolore possa interferire con l'interazione madre-bambino o causare altri cambiamenti comportamentali.

Per i neonati i metodi non farmacologici, come l'uso di una sedia comoda imbottita e il ciuccio al saccarosio, sono più efficaci nel ridurre il dolore rispetto a un placebo, ma l'American Academy of Pediatrics (AAP) afferma che tali metodi siano insufficienti da soli e dovrebbero essere utilizzati come integrazione di tecniche più efficaci.