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L’uscita dei due fondatori di Whatsapp, Brian Acton e Jan Koum, è stata dovuta a disaccordi con Facebook – da cui la app era stata comprata – su come ottenere ricavi dalla piattaforma di messaggistica usando i dati degli utenti; e l’abbandono da parte dei due creatori di Whatsapp è costato loro 1,3 miliardi di dollari, riferisce una inchiesta del Wall Street Journal.

Che conferma quanto già si sospettava da tempo, dopo il clamoroso addio da parte di Koum lo scorso aprile. Un abbandono che aveva scosso particolarmente l’immagine del social network, in mezzo alla bufera di Cambridge Analytica. E tra le cause ipotizzate, c’era proprio il tema della pubblicità e del modello di business da adottare.

Ora fonti del Wall Street Journal confermano che la divergenza sarebbe nata dal rifiuto di Acton e Koum di monetizzare Whatsapp usando pubblicità mirate, e dalle pressioni da parte della casa madre Facebook che voleva mettere a frutto la vasta base utenti del servizio di messaggistica, forte di 1,5 miliardi di iscritti, e acquistato nel 2014 per 19 miliardi di dollari. Al tempo dell’acquisizione il Ceo di Facebook Mark Zuckerberg aveva dichiarato di essere d’accordo con Koum sul fatto che la pubblicità non fosse la strada giusta per ottenere ricavi da Whatsapp. Ma a partire dal 2016 sarebbe aumentata la pressione da parte di Facebook per monetizzare una serie di servizi che aveva acquisito.

Acton e Koum se ne sarebbero andati da Facebook per non essere riusciti a far valere le proprie posizioni, anche se avrebbero cercato di mantenere un buon rapporto con Zuckerberg. Quando Acton, che ha lasciato a novembre, ha poi twittato di voler cancellare Facebook dopo lo scandalo Cambridge Analytica, unendosi al movimento #DeleteFacebook, molti ex colleghi nel social network sarebbero rimasti molto stupiti.

 

 

Ad ogni modo Acton ha rinunciato a 900 milioni di dollari in stock rewards; Koum, che ha annunciato ad aprile di andarsene ad agosto, lascerà 2 milioni di azioni non maturate per un valore di 400 milioni di dollari.