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(AGI) – Roma, 14 mag. – Hanno messo in pericolo tutti i passeggeri che si trovavano a bordo dell’airbus 320 dell’Alitalia, che ieri sera stava decollando dall’aeroporto di Fiumicino per Istanbul, i tre algerini fuggiti dopo aver aperto una porta di emergenza. I tre magrebini sono scappati utilizzando una delle porte che si trova al centro dell’aereo sull’ala, rischiando di finire risucchiati dal motore. Il tutto e’ avvenuto mentre il velivolo si trovava in fase di rullaggio a 50 km orari. L’apertura dello sportello ha azionato lo scivolo d’emergenza e i tre immigrati si sono lasciati cadere. A bordo dell’aereo si trovavano in tutto 122 passeggeri e sei membri dell’equipaggio. Quello degli algerini che cercano di entrare sul territorio italiano utilizzando la linea aerea Algeri-Istanbul con transito per Roma, e’ un fenomeno ben noto agli agenti della polizia di frontiera. Si tratta di nord africani che si imbarcano da Algeri per Istanbul e non hanno bisogno di visto e che poi tentano di entrare in Italia nel corso del transito, all’aeroporto di Fiumicino. Proprio per impedire questo fenomeno nell’ottobre scorso la polizia di frontiera ha messo in atto un piano che prevede il presidio delle forze dell’ordine nel momento di transito di questi immigrati. Grazie a questa procedura sono stati circa mille gli immigrati fatti rimpatriare e che non sono riusciti a introdursi illegalmente nel nostro Paese. Ieri e’ avvenuto, invece, un episodio del tutto nuovo agli investigatori. I tre immigrati si sono lanciati dall’aereo in movimento e le forze dell’ordine sono dovute intervenire impedendo che a scappare fossero anche gli altri 18 connazionali algerini che si trovavano a bordo dell’aereo. I tre fuggitivi sono stati denunciati per immigrazione clandestina e attentato alla sicurezza dei trasporti. .

(AGI) – Londra, 14 mag. – Da una stretta di mano si possono
capire molte cose sullo stato di salute di una persona. Ad
esempio, una stretta di mano poco energica puo’ essere il
segnale di una malattia anche grave. Lo ha scoperto un gruppo
di ricercatori canadesi della McMaster University e
dell’Hamilton Health Sciences, in uno studio pubblicato sulla
rivista The Lancet. La ricerca, durata quattro anni, e’ stata
condotta su 140mila adulti con un’eta’ compresa dai 35 ai 70
anni d’eta’, provenienti da 17 paesi diversi. Gli scienziati
hanno misurato la forza muscolare della stretta di mano,
facendo stringere ai partecipanti un dinamometro. Dai risultati
e’ emerso che a ogni perdita di 5 chili di forza della presa
corrisponde un sesto di probabilita’ in piu’ morire. In
particolare, si ha un rischio del 17 per cento in piu’ di
morire per infarto o ictus. Questo legame e’ risultato presente
anche dopo aver tenuto conto di altri fattori, quali l’eta’, il
livello di attivita’ fisica, il fumo e l’alcol. “La stretta di
mano potrebbe costituire un metodo semplice ed economico per
valutare il rischio individuale di morte e malattie
cardiovascolari”, ha detto Darryl Leong, autore principale
dello studio. “Grazie ad essa i medici possono identificare i
pazienti gia’ a rischio che hanno una piu’ alta probabilita’ di
morire per la loro malattia”, ha concluso. (AGI)

(AGI) – Genova, 14 mag. – Valori al di fuori del target
terapeutico, effetti collaterali indesiderati, comparsa di
nuovi sintomi. Quasi meta’ dei malati di diabete, circa 3
milioni in Italia, ha dei valori o delle condizioni mediche per
cui dovrebbe cambiare terapia, ma il medico aspetta in media
due anni prima di intervenire. Della “inerzia” clinica hanno
parlato gli esperti ad un simposio organizzato nell’ambito del
20esimo Congresso Nazionale dell’Associazione Medici
Diabetologi (AMD), da cui e’ emerso che con nuovi farmaci che
riducono la complessita’ del trattamento per il paziente e
aumentano la semplicita’ di gestione per il medico, si potrebbe
ridurre il fenomeno.”Puo’ succedere ad esempio che l’emoglobina
glicata vada su valori fuori controllo, ma il medico preferisca
attendere”, ha spiegato Antonio Ceriello, presidente dell’AMD.
“In altri casi il paziente – ha continuato – e’ sotto
controllo, ma ci sarebbero indicazioni comunque per un regime
terapeutico piu’ appropriato. Possono passare anche due anni
prima che si cambi trattamento, con effetti pesanti sul decorso
della malattia, quali aumento del rischio di complicanze
croniche od anche acute, in particolare quelle legate alla
ipoglicemia”. Secondo dati internazionali, confermati anche
dall’esperienza italiana, il fenomeno puo’ riguardare quasi
meta’ dei pazienti, che hanno ormai superato quota tre milioni
nel nostro paese. “Noi medici abbiamo ovviamente una grande
responsabilita’ nel fenomeno – ha detto Ceriello – ma anche la
diminuita frequenza delle visite e il tempo sempre minore a
disposizione non sono da sottovalutare tra le cause”. Un aiuto
ai medici potrebbe venire da una classe di farmaci, i GLP1-RA a
somministrazione settimanale, che riduce le iniezioni da una o
piu’ iniezioni al giorno a una sola a settimana, potenzialmente
aumentando cosi’ l’aderenza alle terapie, che secondo diversi
studi non vengono seguite correttamente da almeno un quarto dei
pazienti

(AGI) – Roma, 14 mag. – “Ieri e’ cominciata la caduta del ‘muro’ di Dublino, una specie di recinzione che impediva il transito dei migranti dal Paese di primo ingresso agli altri Paesi europei”. Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, intervistato da Agora’ su Raitre, parla delle intese raggiunte a Bruxelles. “Questo muro sta cominciando a franare e il vantaggio per l’Italia, che e’ Paese di primo ingresso per tutti quelli che arrivano dal mare, e’ enorme. Il problema – ricorda Alfano – e’ dove mettere i migranti e va risolto alla radice: il nostro obiettivo e’ diminuire la quota di quelli presenti in Italia. Se la caduta del muro di Dublino e l’equa distribuzione porteranno al risultato che noi, avendone piu’ di quelli che ci spettano, un po’ li mandiamo in Europa nella equa ripartizione, non avremo piu’ questo problema. Se l’Onu ci da l’ok, siamo pronti ad azioni mirate per fare contro i trafficanti di esseri umani tutto quello che serve. L’Italia e’ pronta ad un piano militare energico assumendone la leadership. In un quadro di legalita’ internazionale – ha spiegato Alfano – si puo’ fare un’operazione di polizia contro gli scafisti sul modello di quella antipirateria fatta in Somalia”. Sul fronte dei numeri, parla il presidente della commissione nazionale per il diritto di asilo, Prefetto Angelo Trovato, in audizione alla Commissione di inchiesta migranti, a Palazzo San Macuto. “Nel 2014 ci sono state 63456 richieste di asilo delle quali esaminate 32270. Dal primo gennaio all’otto maggio le richieste sono gia’ 22118. In pratica quanto tutto il 2013 che ci ha visto avere 26mila richieste. Oggi come oggi, come commissione, siamo ad una capacita’ di esaminare 50mila domande l’anno. Da qui a poco avremo la massima capacita’, quindi speriamo di arrivare a 70mila. Nel 2015 abbiamo dato lo status” di asilo “a 1001 persone. Sono variati i flussi di richiedenti asilo”. Per la presidente della Camera, Laura Boldrini, “la quota di rifugiati da accogliere prevista dal nuovo piano della Commissione Europea e’ di circa 20mila persone, da dividere su 28 Stati, quindi una cifra molto bassa, soprattutto se si pensa che in tutto il mondo i rifugiati sono 50 milioni, che l’85% di essi e’ ospitato dai Paesi del sud del mondo. All’Europa sembrano cifre considerevoli ma non lo sono”. Sul fronte degli sbarchi, e’ in arrivo ad Augusta la nave “Bourbon Argos” di Medici senza frontiere, salpata sabato scorso per rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso in mare, che ieri ha effettuato il primo salvataggio di 477 persone, tra cui 141 donne e 17 bambini. Sono attesi intorno alle 16 e sono in buone condizioni. La maggior parte e’ di origine eritrea, altri provengono da Bangladesh, Siria e Somalia. (AGI)

Sony ha rilasciato un nuovo aggiornamento per la sua console portatile: la PlayStation Vita. Questa versione la 3.51, a quanto pare non presenta particolari novità nel change log, ma dovrebbe trattarsi soltanto di un semplice update che andrà a migliorare la stabilità del sistema.

Playstation Vita

FONTE: TheVitaLounge

(AGI) – Roma, 14 mag. – “Mi viene da ridere, sono tutte palle. Ho parlato con l’ambasciatore coreano in Italia che mi ha detto che la storia del ministro ucciso a cannonate e’ una cazzata”. Lo dice Antonio Razzi, senatore di Forza Italia e ‘grande amico’ della Corea del Nord, commentando a La Zanzara su Radio 24 la notizia dell’uccisione da parte del regime di Pyonqyang del ministro della Difesa coreano perche’ si era addormentato durante una parata. “Vado in Corea del Nord alla fine del mese – dice Razzi – e sicuramente incontro il ministro. Vivo. La Corea sta facendo alcuni esperimenti con i sottomarini e allora mettono in giro queste bufale”. Razzi difende a spada tratta il governo della Corea del Nord: “Le uccisioni di cui parlano sono tutte cazzate, come la storia di quello sbranato dai cani. La Corea del Nord e’ un paese serio, sono gente precisa. Se dicono una cosa la fanno. E’ l’unica nazione che non e’ sottomessa a nessuno, da’ fastidio”, conclude Razzi. (AGI)

(AGI) – Milano, 14 mag. – Eni partecipa al seminario ‘L’accesso all’energia in Africa’, organizzato a Milano dall’associazione Wame (World Access to Modern Energy) che, cogliendo l’opportunita’ offerta da Expo Milano 2015, vuole far conoscere al pubblico il problema dell’esclusione dall’accesso all’energia di una larga parte della popolazione mondiale e soprattutto valorizzare le moltissime esperienze che, nel mondo, affrontano il problema. Eni interviene con Roberto Casula, Chief Development, Operations & Technology Officer, al panel ‘Il contributo della cooperazione alla sfida dello sviluppo in Africa. La voce dei soggetti impegnati a diffondere l’accesso all’energia’. E’ infatti con le comunita’ locali – si legge in una nota – che Eni innanzitutto collabora, oltre che con le Ong, i Governi dei Paesi in cui opera e le Nazioni Unite. La cooperazione crea un circolo virtuoso sul tema dell’accesso all’energia ed e’ fondamentale per la crescita economica e sociale dei Paesi in via di sviluppo. Eni e’ stata la prima compagnia energetica internazionale a investire nella produzione di energia elettrica in Africa riducendo gli effetti negativi sull’ambiente. La societa’ ha realizzato importanti progetti di accesso all’energia tramite la valorizzazione del gas in Nigeria e in Congo e ha stretto accordi in materia in Ghana e in Mozambico. L’impossibilita’ di accesso alle moderne forme di energia, in particolare nei Paesi africani, e’ stata riconosciuta come un grave problema sociale, poiche’ spesso impedisce la fornitura di acqua pulita e cibo, di igiene e sanita’, e riduce le opportunita’ di progresso. L’Africa sub-sahariana e’, insieme a vaste aree del Sud-Est asiatico, la regione del mondo in cui e’ piu’ carente l’accesso all’energia moderna (elettricita’ e combustione pulita per cucinare). Il settore energetico africano infatti non riesce a sostenere lo sviluppo e a soddisfare i bisogni e le aspirazioni dei suoi cittadini. Eni e’ membro fondatore di Wame, insieme con Expo 2015 e altre otto societa’ energetiche italiane ed europee, A2A, Edison, Enel, E.ON Italia, Gas Natural Italia, Gdf Suez, Energia Italia e Tenaris. In particolare, Eni partecipa mettendo a disposizione di Wame & Expo2015 le proprie best practice e il know-how sul tema dell’accesso all’energia e favorendo la raccolta di buone pratiche tramite i canali e i network ai quali partecipa. Il contributo di Eni si realizza anche attraverso la partecipazione scientifica e il supporto operativo al Progetto della Fondazione Eni Enrico Mattei, Istituto di Ricerca che ha lo scopo di contribuire, attraverso studi, contributi al policy making e iniziative di formazione e informazione, all’arricchimento delle conoscenze sulle problematiche riguardanti la sostenibilita’ su scala locale e globale, con un focus particolare sui temi energetici. (AGI) .

(AGI) – Roma, 14 mag. – Massacro talebano in un residence di Kabul frequentato da stranieri: il bilancio e’ di 14 morti, tra cui l’italiano Alessandro Abati, e diversi feriti. Abati, 48 anni, era consulente di un’agenzia di investimenti e con lui e’ morta anche la compagna di origine kazaca, la 28enne Aigerim Abdulayeva, con cui avrebbe dovuto sposarsi a breve in Italia. L’attacco alla foresteria, al cui interno c’erano numerosi stranieri, e’ stato rivendicato dai talebani.

Tra le 14 vittime, oltre ad Abati e alla fidanzata, anche quattro indiani, uno statunitense e diversi afghani. E’ la conferma, come ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che la situazione nel Paese e’ “ancora molto complicata”. Il capo della Farnesina parlava da Antalya, dove proprio mercoledi’, nella ‘due giorni’ dei ministri degli Esteri presso la localita’ turca, la Nato ha deciso di prolungare la sua presenza in Afghanistan oltre la sua missione attuale.

Guarda il VIDEO

L’attacco ha messo a ferro e fuoco l’hotel nel centro della capitale, a Kolola Pushta, in una zona dove si trovano anche un complesso delle Nazioni Unite, varie ambasciate e diverse foresterie. Nel piccolo albergo avrebbe dovuto tenersi un concerto di musica tradizionale locale, con un noto cantante e si e’ evitato un bilancio molto piu’ grave, perche’ il commando ha fatto irruzione quando ancora dovevano arrivare molti invitati. I talebani hanno sparato sui presenti ed e’ stato l’inferno: i terroristi si sono aggirati nei locali, stanza per stanza, in cerca degli stranieri.

Un dipendente dell’hotel, che e’ riuscito a salvarsi nascondendosi dentro una stanza, ne e’ uscito solo quando il massacro e’ finito, ma a quel punto ha visto a terra i corpi insanguinati di almeno cinque persone. La polizia, con le forze speciali, e’ arrivata poco dopo e i tre uomini del commando sono stati uccisi prima che si facessero esplodere. Al termine dell’assedio, la polizia e’ riuscita a mettere in salvo le 54 persone prese come ostaggio. Rivendicando la missione suicida, i talebani hanno parlato di un solo kamikaze in azione, un attacco pero’ – hanno tenuto a far sapere – “accuratamente pianificato”.

Il portavoce, Zabiullah Mujahid, ha aggiunto che il gruppo terrorista contesta la decisione della Nato di prolungare la missione in Afghanistan: “Non tollereremo la presenza degli invasori”. La Nato ha messo fine nel 2014 alla sua missione di combattimento in Afghanistan, l’Isaf, che e’ stata sostituita da gennaio da un contingente con il solo compito di formazione e addestramento delle forze armate locali. Dopo la decisione presa in Turchia, l’Alleanza Atlantica adesso deve concretizzare ancora in cosa consistera’ la nuova missione. (AGI)

(AGI) – Kabul, 14 mag. – Era un consulente di un’agenzia di investimenti, Alessandro Abati (48 anni), la vittima italiana nell’attacco a un piccolo albergo, mercoledi’ sera, a Kabul. Con lui e’ morta anche la compagna di origine kazaza, la 28enne Aigerim Abdulayeva, con cui avrebbe dovuto sposarsi a breve. L’attacco alla foresteria nei centro di Kabul, al cui interno c’erano numerosi stranieri, e’ stato rivendicato dai talebani e ha fatto almeno 14 vittime, tra le quali -oltre ad Abati e alla compagna- anche quattro indiani e uno statunitense e vari afghani. E’ la conferma, come ha detto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che la situazione nel Paese e’ “ancora molto complicata”. Il capo della Farnesina parlava da Antalya dove proprio mercoledi’, nella ‘due giorni’ dei ministri degli Esteri presso la localita’ turca, la Nato ha deciso di prolungare la sua presenza in Afghanistan oltre la sua missione attuale.

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L’attacco, che ha causato anche diversi feriti, ha messo a ferro e fuoco una foresteria nel centro della capitale, a Kolola Pushta, in una zona dove si trovano anche un complesso delle Nazioni Unite, varie ambasciate e diverse foresterie. Nel piccolo albergo era in corso un concerto di musica tradizionale locale, con un noto cantante: il commando ha aperto il fuoco sui presenti ed e’ stato l’inferno. Al momento dell’attacco, nel luogo si trovavano decine di afghani, ma anche cittadini di vari Paesi. Tra questi, Abati con la giovane fidanzata con cui avrebbe dovuto sposarsi a breve, in Italia, a San Pellegrino. La polizia, con le forze speciali, e’ arrivata poco dopo e i tre uomini del commando sono stati uccisi prima che si facessero esplodere. Prima pero’, hanno raccontato testimoni, si sono aggirati nei locali, stanza per stanza, in cerca degli stranieri. Un dipendente dell’hotel, che e’ riuscito a salvarsi nascondendosi dentro una stanza, ne e’ uscito solo quando il massacro e’ finito, ma a quel punto ha visto a terra i corpi insanguinati di almeno cinque persone. Al termine dell’assedio, la polizia e’ riuscita a mettere in salvo le 54 persone prese come ostaggio. Rivendicando la missione suicida, i talebani hanno parlato di un solo kamikaze in azione, un attacco pero’ -hanno tenuto a far sapere- “accuratamente pianificato”. Il portavoce, Zabiullah Mujahid, ha aggiunto che il gruppo terrorista contesta la decisione della Nato di prolungare la missione in Afghanistan: “Non tollereremo la presenza degli invasori”. La Nato ha messo fine nel 2014 alla sua missione di combattimento in Afghanistan, l’Isaf, che e’ stata sostituita da gennaio da un contingente con il solo compito di formazione e addestramento delle forze armate locali. Dopo la decisione presa in Turchia, l’Alleanza Atlantica adesso deve concretizzare ancora in cosa consistera’ la nuova missione. (AGI) .

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