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Alla fine Pietro Grasso ha conquistato la platea, si è fatto leader della nuova formazione politica a sinistra del Pd, l’ha presa per mano cercando di farle superare limiti politici, personalismi, rancori. Liberi e uguali ha mosso i suoi primi passi all’Atlantico, una delle sale dei concerti più giovani a Roma, e come per un djset c’è stata la fila fuori.

Sul palco si sono alternati i protagonisti dell’Italia meno nota, meno glamour, a volte sconfitta a volte combattiva e intraprendente. “Dobbiamo far rialzare lo sguardo a chi ha chinato la testa, a chi si è rassegnato”, ha spiegato Grasso, perché l’obiettivo è “cambiare l’Italia senza lasciare indietro nessuno”.

Le parole guida sono quelle della tradizione della sinistra riformista che intende dialogare con il cattolicesimo di base: lavoro con dignità, uguaglianza, giustizia, equità, parità tra uomo e donna, accoglienza, welfare, attenzione alle periferie.

Il programma ancora non c’è, lo si scriverà “insieme” ha spiegato il presidente del Senato, che ha indicato il suo metodo: fare le cose per bene e insieme a tutte le forze, politiche e sociali, che vorranno aiutare. Sul palco infatti oltre ai tre leader dei partiti che domenica mattina si sono sciolti per dar vita a Liberi e eguali, Mdp, Si e Possibile, sono saliti i rappresentanti dell’Arci, di Legambiente, Banca etica, e con loro una ricercatrice precaria del Cnr, una lavoratrice della Melegatti. In platea c’era Susanna Camusso. “Spesso il volontariato, i corpi intermedi, le singole persone, hanno già trovato soluzioni che ci portano nel futuro, le dobbiamo ascoltare” ha  sollecitato Grasso.

Il perimetro descritto da Grasso è ampio, spazia oltre la ‘Cosa rossa’ e supera l’obiettivo temporale delle prossime elezioni: "Guardiamo anche oltre il prossimo voto, molti sono arrivati e tanti altri ne arriveranno”. La scommessa è di superare la soglia psicologica da cartello elettorale, per cercare di costruire un progetto di lungo respiro.

Alternativo al Pd, anche se il partito non viene quasi mai citato da nessuno, così come il suo leader Matteo Renzi. “Serve discontinuità” si è limitato a dire Grasso, che però ha citato come esempi negativi il leader solo al comando, la politica come tattica, la politica dei bonus, ma anche, forse pensando al M5s, le fake news e l’idea della politica come impegno di cui non vergognarsi.

 

Prima di lui hanno parlato Nicola Fratoianni, Pippo Civati e Roberto Speranza, che gli hanno consegnato lo     scettro della nuova formazione: ”se sei qui con noi vuol dire che siamo dalla parte giusta”. E hanno lanciato segnali anche a Laura Boldrini.

A sfidare la superstizione ci ha pensato come spesso accade Massimo D’Alema, che si è posto come obiettivo, grazie alla leadership di Grasso, addirittura il 10%. Sarebbe quasi il doppio di quanto non dicano i sondaggi oggi e sarebbe un dato che supera le maglie del Rosatellum e il clima da voto utile di questa campagna elettorale appena cominciata. “Il voto utile è quello per noi”, spiegano da Liberi e uguali, pur sapendo di essere la quarta forza che scende in campo. 

 

 

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