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Il futuro di Daniele Mori centrale difensivo della Triestina potrebbe essere ancora agli ordini di mister Palladini, che lo ha avuto nella passata stagione a San Benedetto del Tronto.

La locomotiva indiana corre a velocità indiavolata e nel 2018 supererà la Cina, diventando così il Paese con il tasso di crescita piu' alto al mondo. Secondo l'Fmi, quest'anno la Cina con il suo +6,8%, contro il +6,7% dell'India, resta in testa, ma dal 2018 il subcontinente indiano ingranerà la quarta, passando a +7,4% e nessuno potrà competere con una simile prestazione, neanche l'ex Celeste Impero, che arretrerà a +6,6%. La previsione del Fondo rappresenta un bel viatico per il discorso del premier indiano, Narendra Modi, al World Economic Forum di Davos, dove è il primo dei grandi leader mondiali a prendere la parola.

Modi potrà citare i dati del Fmi e potrà anche ricordare che solo pochi giorni fa l'Istituto britannico per la ricerca Economica e Finanziaria aveva previsto che l'India nel 2018 supererà Gran Bretagna e Francia, diventando la quinta economia del mondo. 
Una performance sorprendente che conferma la forza economica di un Paese che negli ultimi 15 anni ha visto il suo prodotto interno lordo moltiplicarsi per 5 volte. Inoltre, l'India è anche il terzo Paese al mondo per numero di utenti Internet, dietro Cina e Stati Uniti. Inoltre, Cina e India hanno i tassi di crescita più alti al mondo sull'utilizzo del web e l'India, essendo il Paese con la più alta percentuale di giovani, è quello con le migliori prospettive di crescita.

Tuttavia l'India, al di là di questi numeri impressionanti, resta un Paese molto povero, la crescita del Pil infatti va letta alla luce di una smisurata crescita demografica, con una popolazione che è arrivata a contare 1 miliardo e 300 milioni di abitanti. Se si rapporta il Pil al numero di abitanti, l'India scende al 144mo posto delle classifiche mondiali, una posizione che conferma le tabelle stilate dal World Economic Forum sui 79 principali Paesi emergenti, in base al livello di vita, alla sostenibilità ambientale e alla protezione delle future generazioni dall'indebitamento, secondo le quali l'India è solo sessantesima, dietro alla Cina (15esima) e al Pakistan (52esima). 

Luci e ombre di un boom

A frenare la crescita dell'economia indiana nel 2017 è stata la demonetizzazione​, una misura introdotta in maniera abbastanza caotica dal governo Modi alla fine del 2016 che prevedeva il ritiro di tutte le banconote da 500 e mille rupie, quelle a più ampio corso nel Paese, allo scopo di combattere la corruzione e la contraffazione. Le banconote ritirate dal governo hanno rappresentato l'86% del valore del contante in circolazione, una misura radicale il cui effetto immediato ha prodotto un brusco rallentamento dei consumi e una netta riduzione della liquidità in circolazione.

Un'altra incognita per il Paese è rappresentata dalla riforma fiscale, varata lo scorso luglio e destinata, nelle intenzioni, a trasformare l'attuale sistema fiscale federale in un mercato unico. Il governo indiano, con la legge Gts, ha lanciato una tassazione nazionale sui beni e sui servizi, che sostituirà il vecchio sistema di tassazione decentrato a livello federale e statale. Finora i risultati non sono stati entusiasmanti, ma si tratta di una misura che andrà valutata a lungo termine.

A dispetto della demonetizzazione e delle perplessità suscitate dalla riforma fiscale, nel novembre scorso l'agenzia Moody's ha rialzato il suo rating sull'India, portandolo da 'Baa3' a 'Baa2', citando le migliorate prospettive di crescita del Paese e registrando il primo 'upgrade' da 14 anni a questa parte. Tra i fattori che maggiormente hanno spinto Moody's a rialzare il suo rating, gli esperti citano il valore della rupia, salito del 4,6% sul dollaro nel 2017 e il Sensex, l'indice della Borsa di Nuova Delhi, salito del 25%. 

Alessandro Eleuteri è un nuovo calciatore del Monopoli. Il centrocampista classe ’98 arriva in prestito dall’Atalanta, via Pistoiese, dove ha giocato il primo spezzone di questa stagione.

Il Monza per rinforzare il reparto offensivo ha messo nel mirino il centravanti classe ’90 Ettore Mendicino del Cosenza, che in questa stagione ha messo a segno tre reti in 19 presenze.

Netflix conquista Wall Street. Dopo la diffusione dei dati trimestrali, il titolo guadagna il 18% nelle contrattazioni del dopo-borsa. Merito di fatturato, utili, forti previsioni per il 2018. Ma soprattutto della crescita degli utenti, sulla quale non ha impattato il ritocco dei prezzi.

1. La crescita degli utenti

Il dato che tutti guardavano è andato oltre ogni aspettativa: nel quarto trimestre del 2017, Netflix ha guadagnato 8,3 milioni di nuovi abbonati. Due milioni in più rispetto alle stime della società, indicate da diversi analisti come ottimistiche. Ha funzionato sia il mercato americano (2 milioni di utenti contro i previsti 1,25 milioni) che quello internazionale (6,3 milioni contro poco più di 5).

2. I prezzi non pesano

Se ci si aspettava la risposta all'aumento dei prezzi, è arrivata: il ritocco non ha avuto alcun impatto. Anzi, dal punto di vista dei nuovi utenti, quello chiuso a dicembre è stato il miglior trimestre di sempre. Il rincaro, più deciso per gli abbonamenti premium, non ha spaventato né i nuovi arrivati né chi ha deciso di passare alla versione più costosa (che consente di fruire in alta definizione e su più dispositivi contemporaneamente).

Un segnale di fedeltà ma anche di una capacità (e volontà) di spesa che farà bene ai margini della società. La somma media pagata da ogni utente è infatti cresciuta del 25%.

3. Utile e fatturato

L'utile netto del trimestre è stato di 186 milioni di dollari (un record): 12 mesi fa era di 67 milioni. Il fatturato ha sfiorato i 3,3 miliardi di dollari (anche in questo caso un record), con un progresso anno su anno del 33%.

4. Il bilancio del 2017

Con il quarto trimestre si chiude un anno che il ceo Reed Hastings ha definito “bellissimo”. Nel 2017, il fatturato ha superato gli 11 miliardi di dollari, con una crescita del 36% rispetto al 2016. E, soprattutto, la società ha conquistato 24 milioni di nuovi abbonati (erano stati 19 l'anno precedente). La platea complessiva di Netflix arriva così a quota 117,6 milioni di utenti. Più di uno su cinque arrivato nell'ultima stagione.

5. Un mercato diventato internazionale

Continua a crescere negli Stati Uniti, ma è fuori dai confini domestici che Netflix ha dato una svolta. Il 2017 è stato l'anno in cui gli utenti internazionali hanno superato quelli americani. L'avvicendamento è arrivato nel terzo trimestre. E già nel quarto la forbice si è allargata: oggi sono 62,8 milioni gli abbonati internazionali e 54,75 quelli made in Usa.

Gli utenti sono la base che ha reso possibile un altro traguardo: l'anno da poco concluso è stato il primo nel quale i mercati internazionali hanno prodotto utili. Tradotto: fino a pochi mesi fa Netflix guadagnava solo con gli Stati Uniti (che comunque rappresentano ancora poco più del 50% del fatturato).

Adesso lo fa anche nel resto del mondo, in mercati meno saturi e con potenzialità di crescita maggiori.

6. Le previsioni per il 2018

La crescita degli utenti dovrebbe mantenersi solida anche nel primo trimestre 2018. Netflix prevede 6,35 milioni di nuovi abbonati (1,45 milioni negli Usa e 4,9 altrove). Fatturato e utili dovrebbero spingersi a nuovi record, rispettivamente a 3,7 miliardi e 282 milioni.

7. Più ore viste

Gli utenti sono di più, spendono di più. E guardano di più: nel corso del 2017 il tempo medio speso da ogni utente sulla piattaforma è cresciuto del 9%. Merito di alcuni prodotti come “13 Reasons Why, Stranger Things e Bright”. “Siamo convinti che i nostri grandi investimenti in contenuti stiano pagando”, si legge in una nota della società. E per questo il loro ammontare è destinato a lievitare.

8. Gli investimenti

Le performance oltre le attese hanno indotto Netflix a ritoccare (al rialzo) le stime per le future produzioni. Per i soli contenuti, nel 2018 ci saranno a disposizione tra i 7,5 e gli 8 miliardi di dollari.

9. Non solo contenuti

Ai contenuti si aggiungono altri due voci: cresceranno gli investimenti in marketing (fino 2 miliardi di dollari) perché, scrive la società, “i risultati ci indicano che questa è la scelta più saggia”.

E poi ci sono 1,3 miliardi per lo sviluppo tecnologico. Calcolatrice alla mano, il prossimo anno Netflix dovrebbe quindi investire tra i 10,8 e gli 11,3 miliardi di dollari. Cioè quanto ha incassato nell'intero 2017.

10. La concorrenza

La società riconosce che la concorrenza si sta facendo più aspra. Da una parte c'è la spinta di Facebook e Youtube, che offrono contenuti gratuiti. Dall'altra ci sono i movimenti delle case di produzione tradizionali, come dimostra l'acquisizione di 21st Century Fox da parte di Disney.

Tuttavia, Netflix è convinta che “il marcato dell'intrattenimento sia abbastanza vasto da supportare diversi servizi di successo”. E che le diverse piattaforme abbiano “un'offerta complementare”. Per questo c'è spazio “per crescere”  

 
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