Alex Honnold e il cervello senza paura
Nel giugno del 2017, un uomo è rimasto appeso per quasi quattro ore a una parete di granito verticale alta 900 metri, senza corde, senza imbracatura, senza alcuna rete di sicurezza. Quell’uomo era Alex Honnold e la parete era El Capitan, nel Parco Nazionale di Yosemite. L’impresa, documentata nel film premio Oscar Free Solo, è considerata una delle più grandi imprese sportive della storia umana.
Se Honnold avesse commesso un solo errore, anche millimetrico, sarebbe morto. Eppure, mentre scalava, il suo battito cardiaco era calmo, i suoi movimenti fluidi, i suoi palmi non sudavano. Come è possibile sconfiggere una fobia ancestrale come quella del vuoto? La risposta non sta solo nei suoi muscoli o nella sua dita d’acciaio, ma dentro la sua scatola cranica.
Il viaggio dentro il cervello di Honnold
Nel 2016, incuriositi dalle sue imprese sovrumane, i neuroscienziati della Medical School dell’Università dello Utah, guidati dalla dottoressa Jane Joseph, decisero di sottoporre Alex Honnold a una risonanza magnetica funzionale (fMRI).
L’obiettivo era studiare il comportamento del suo cervello di fronte a stimoli spaventosi o disturbanti. Ai soggetti normali venivano mostrate immagini ad alto impatto emotivo (cadaveri, incidenti stradali, situazioni di pericolo estremo); in genere, queste immagini attivano immediatamente il centro di controllo della paura nel cervello: l’amigdala.
Quando Honnold è entrato nello scanner, i medici sono rimasti sbalorditi. Di fronte a immagini che avrebbero fatto sobbalzare chiunque, l’amigdala di Alex è rimasta spenta. Nessun segnale, nessuna attivazione. Il cervello di Alex Honnold non provava paura.
L’Amigdala: l’interruttore del terrore
Per capire l’eccezionalità del caso, dobbiamo guardare a come funziona il nostro sistema nervoso. L’amigdala è una piccola struttura a forma di mandorla situata nel lobo temporale del cervello. È la nostra sentinella biologica: quando percepisce un pericolo, attiva istantaneamente la risposta “attacca o fuggi” (fight or flight), inondando il corpo di adrenalina e cortisolo.
Nel caso di Honnold, i neuroscienziati hanno ipotizzato due scenari:
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Genetica: Alex potrebbe essere nato con un’amigdala naturalmente meno reattiva rispetto alla media.
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Condizionamento: Anni e anni di esposizione progressiva al pericolo hanno “resettato” il suo termostato della paura.
Honnold stesso spinge per la seconda ipotesi. Non si considera uno psicopatico privo di emozioni, ma un uomo che ha addestrato il proprio cervello a elaborare il pericolo in modo puramente logico.
Disattivare la paura con la logica e la preparazione
Il segreto di Honnold non è la follia, ma l’iper-razionalità. Prima di scalare El Capitan in free solo (senza corde), ha studiato la via per anni, scalandola decine di volte con le protezioni.
Ha annotato su un diario ogni singolo movimento, ogni fessura di pochi millimetri per le dita, ogni appoggio per i piedi. Ha trasformato una situazione intrinsecamente caotica e terrificante in un processo meccanico e prevedibile.
“Quando la gente mi vede arrampicare senza corda pensa: ‘Deve essere un pazzo scatenato’. Ma io passo anni a pianificare l’impresa in modo che, quando sono lassù, non ci sia spazio per l’ignoto. Se non c’è ignoto, non c’è paura.” – Alex Honnold
Attraverso questa preparazione maniacale, la corteccia prefrontale di Honnold (la parte del cervello dedicata alla pianificazione e alla logica) riesce a prendere il controllo totale, “silenziando” i segnali di panico che l’amigdala proverebbe a inviare.
La ricerca del “brivido” e il lato oscuro della neurobiologia
C’è un altro dettaglio emerso dai test clinici: il cervello di Honnold mostra un’attivazione bassissima anche nei circuiti della gratificazione e della dopamina. Significa che ciò che emoziona o stimola una persona normale (le montagne russe, un film horror, una vincita) a lui non fa alcun effetto.
Per attivare il suo sistema di ricompensa e provare quella scarica di dopamina che ci fa sentire vivi, Honnold ha bisogno di stimoli incredibilmente intensi. Scalare El Capitan senza corde, per il suo cervello, potrebbe equivalere biochimicamente a una corsa veloce in bicicletta per una persona comune.
Cosa possiamo imparare dal “cervello senza paura”?
Il caso di Alex Honnold dimostra la straordinaria neuroplasticità del cervello umano. Anche se non abbiamo intenzione di scalare pareti di roccia verticali, la sua storia ci insegna che la paura non è un limite invalicabile, ma un segnale che può essere gestito, sezionato e ridimensionato attraverso la conoscenza, l’allenamento e la preparazione razionale.
La prossima volta che vi sentirete bloccati davanti a una sfida apparentemente insormontabile, ricordatevi di Honnold: molto spesso, il pericolo reale è infinitamente più piccolo della paura che il nostro cervello sta proiettando.