Dietro le quinte del calcio: come funzionano davvero i ritiri precampionato?

Mentre i tifosi si godono le vacanze estive sotto l’ombrellone, per i calciatori professionisti luglio e agosto fanno rima con una sola parola: ritiro.

Il ritiro precampionato è il momento più sacro, faticoso e cruciale della stagione di una squadra di calcio. Ma cosa succede davvero in quelle settimane lontano da riflettori e famiglie, spesso tra le montagne o in strutture ultra-tecnologiche? Non si tratta solo di correre e sudare: dietro c’è una macchina organizzativa e scientifica impressionante.

1. La scelta della location: perché tutti vanno in montagna?

C’è un motivo se le squadre di Serie A si dividono storicamente tra le Dolomiti, il Trentino o le Alpi. La scelta della montagna non è solo legata al clima più fresco, che permette di sostenere doppi allenamenti senza il rischio di colpi di calore, ma risponde a precise ragioni biologiche:

  • Lavoro in quota: Allenarsi a medie altitudini (tra gli 800 e i 1500 metri) stimola il corpo a produrre più globuli rossi, migliorando l’ossigenazione dei muscoli e la resistenza sul lungo periodo.
  • Isolamento: Le valli alpine offrono strutture alberghiere d’eccellenza collegate direttamente ai campi di allenamento, riducendo al minimo le distrazioni e gli spostamenti.

Negli ultimi anni, tuttavia, molte big preferiscono i tour internazionali (negli Stati Uniti o in Asia) per ragioni commerciali e di brand, pur dovendo scendere a compromessi con il fuso orario e climi spesso torridi.

2. La giornata tipo: ritmi militari e “doppie sedute”

In ritiro la sveglia suona presto e le giornate sono scandite da una routine rigida, quasi militare. Una giornata standard si divide solitamente così:

  • Ore 08:00 – Sveglia e colazione: Pasti bilanciati al milligrammo dai nutrizionisti del club.
  • Ore 09:30 – Prima seduta (Atletica): È il momento della fatica pura. Corse ripetute, potenziamento muscolare e test di resistenza.
  • Ore 13:00 – Pranzo e riposo obbligatorio: Il recupero è parte integrante dell’allenamento.
  • Ore 17:00 – Seconda seduta (Tattica): Il pallone diventa protagonista. Il mister prova gli schemi, i movimenti difensivi e inserisce i nuovi acquisti.
  • Ore 20:00 – Cena e cure mediche: Massaggi, fisioterapia e sessioni di crioterapia (i famosi bagni nel ghiaccio) per rigenerare i muscoli.

3. La scienza dei dati: GPS e droni

Il calcio moderno ha cancellato i vecchi ritiri fatti di corse nei boschi fino allo sfinimento alla cieca. Oggi tutto è digitalizzato.

Ogni calciatore indossa una pettorina dotata di sensori GPS che tracciano in tempo reale i chilometri percorsi, la velocità massima, i battiti cardiaci e l’indice di stress muscolare.

Lo staff atletico analizza questi dati ogni sera per personalizzare i carichi di lavoro: se un giocatore è a rischio infortunio, il giorno dopo farà un lavoro ridotto. Molti allenatori utilizzano inoltre i droni per riprendere i movimenti della squadra dall’alto e correggerli la sera stessa durante le sessioni video.

4. Costruire il “Gruppo”: il fattore psicologico

Il ritiro non serve solo a polmoni e muscoli, ma anche alla testa. Passare 24 ore su 24 insieme per due o tre settimane è fondamentale per:

  • Inserire i nuovi acquisti: Senza la pressione delle partite ufficiali, i nuovi arrivati hanno il tempo di legare con i senatori dello spogliatoio.
  • Creare l’identità di squadra: Condividere la fatica, i momenti di svago (tornei alla PlayStation, partite a carte) e i pasti cementa il gruppo.
  • Istituire le regole: È qui che il mister e il capitano stabiliscono il codice di condotta per il resto dell’anno (multe per i ritardi, uso dei cellulari a tavola, ecc.).

Il verdetto del campo: le amichevoli

Il ritiro si conclude solitamente con le prime uscite stagionali. Le prime amichevoli contro rappresentative locali dilettantistiche servono solo a riprendere il ritmo della partita; quelle successive, contro club internazionali, iniziano a dare il vero termometro dello stato di forma.

Un buon ritiro non garantisce la vittoria dello scudetto, ma un ritiro sbagliato — con troppi infortuni o tensioni nello spogliatoio — quasi certamente compromette l’intera stagione.