Tadej Pogačar: Il nuovo Merckx? Perché il confronto non è più un’eresia
Fino a pochi anni fa, accostare il nome di un corridore in attività a quello di Eddy Merckx era considerato un peccato di lesa maestà, un’esagerazione da bar sport. Ma oggi, nel marzo del 2026, dopo che Tadej Pogačar ha continuato a riscrivere i record del ciclismo moderno con una ferocia che non si vedeva dagli anni ’70, la domanda è diventata legittima: siamo di fronte all’erede del “Cannibale”?
I numeri: Una marcia da leggenda
A soli 27 anni, Pogačar sta viaggiando a una velocità di crociera statistica che mette i brividi. Sebbene il totale delle vittorie di Merckx (279) resti un picco himalayano difficile da scalare in un ciclismo fatto di estrema specializzazione, Tadej ha già superato la boa delle 100 vittorie da professionista con una qualità imbarazzante.
| Trofeo | Tadej Pogačar | Eddy Merckx (alla stessa età) |
| Tour de France | 4 | 4 |
| Giro d’Italia | 1 | 3 |
| Mondiali (Pro) | 2 | 2 |
| Classiche Monumento | 10 | 12 |
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Strade Bianche |
4 |
0 (Gara non esistente)
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Il dato che impressiona non è solo cosa vince, ma come. Nel 2024 e 2025 abbiamo assistito a fughe solitarie di 50, 80, persino 100 km (come lo storico assolo ai Mondiali di Zurigo). È questa onnipotenza su ogni terreno — pavé, grandi salite, cronometro e volate ristrette — a renderlo l’unico vero erede universale del belga.
Perché il confronto regge (e perché no)
I punti di contatto:
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L’Incapacità di gestire la sconfitta: Come Merckx, Pogačar non corre per partecipare. Ogni corsa in cui attacca il numero sulla schiena è un obiettivo. Se non vince, è una notizia.
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Il “Cannibalismo” moderno: Non lascia le briciole ai gregari o agli avversari. Che sia una tappa minore o un Monumento, se ha gambe, Tadej va.
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La polivalenza estrema: È l’unico corridore dell’era moderna capace di vincere il Giro delle Fiandre e il Tour de France, un’impresa che appartiene a un’epoca in cui le biciclette erano d’acciaio.
Le differenze:
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Il Sorriso vs Il Ghiaccio: Merckx era un killer silenzioso, cupo, quasi ossessionato dalla necessità di distruggere l’altro. Pogačar distrugge gli avversari col sorriso, scherzando in intervista e trasmettendo una gioia quasi infantile nel correre. È un “Cannibale gentile”.
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La Specializzazione: Pogačar corre circa 50-60 giorni l’anno, Merckx ne correva oltre 120. Il ciclismo di oggi è una guerra di watt e precisione chirurgica; quello di Eddy era un logoramento continuo.
Cosa ne pensa il “Cannibale”?
Lo stesso Eddy Merckx, solitamente molto protettivo verso il proprio record, ha iniziato a cedere. Recentemente ha dichiarato:
“Ho visto molti ‘nuovi Merckx’ fallire, ma Tadej è diverso. Mi somiglia nella mentalità: attacca sempre, non fa calcoli. Forse è davvero lui il più forte di tutti.”
Cosa manca per il sorpasso?
Per essere considerato unanimemente il G.O.A.T. (Greatest of All Time), a Pogačar mancano ancora due tasselli nel puzzle delle Monumento: la Milano-Sanremo (sfiorata più volte) e l’inferno della Parigi-Roubaix. Se dovesse conquistare anche la “Regina delle Classiche”, il dibattito si chiuderebbe per sempre.
Pogačar non è solo un campione; è un ponte tra il ciclismo epico del passato e quello tecnologico del futuro. Che sia o meno “il nuovo Merckx” conta poco: siamo fortunati a vivere nell’Era di Tadej.