Reinhold Messner è nato il 17 settembre 1944 a Bressanone, in Alto Adige, da una famiglia di lingua tedesca. Fin da bambino ha scoperto la sua passione per la montagna, scalando le Odle con il padre e le Dolomiti con il fratello Günther.  A 24 anni ha compiuto la sua prima impresa storica, salendo in libera il Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc, una via di VIII grado che ha segnato una svolta nell’arrampicata alpina.

Ma il suo sogno era di scalare le grandi montagne dell’Himalaya, le cime sopra gli 8000 metri, che rappresentavano la sfida suprema per un alpinista. Nel 1970 ha partecipato alla sua prima spedizione, sul Nanga Parbat, la nona montagna più alta del mondo. Qui ha vissuto una tragedia, perdendo il fratello Günther durante la discesa e subendo il congelamento delle dita dei piedi, che lo hanno costretto all’amputazione. Molti avrebbero smesso di scalare dopo un simile dramma, ma Messner ha trovato la forza di continuare, dedicando la sua vita alla montagna.

Nel 1978 ha realizzato un’altra impresa epica, salendo per la prima volta l’Everest, la montagna più alta del mondo, senza l’uso di ossigeno supplementare, insieme a Peter Habeler. Due anni dopo ha ripetuto la salita, ma in solitaria, stabilendo un nuovo record. Da allora ha iniziato il suo progetto di scalare tutti i quattordici ottomila del pianeta, cosa che è riuscito a fare nel 1986, diventando il primo uomo al mondo a compiere questa impresa. Le sue salite sono state caratterizzate dallo stile alpino, cioè con il minimo di mezzi e di appoggi, spesso in solitaria, in inverno o per nuove vie. Tra le sue ascensioni più celebri ci sono il K2, il Makalu, il Gasherbrum I e II, il Lhotse, il Dhaulagiri e l’Annapurna.

Ma Messner non si è fermato agli ottomila. Ha continuato a cercare nuove sfide e nuove avventure, esplorando i deserti, le foreste, i poli e le isole più remote del mondo. Ha attraversato l’Antartide e la Groenlandia senza l’ausilio di cani o motori, ha percorso il Deserto del Gobi, ha raggiunto il Polo Nord e il Polo Sud, ha navigato intorno al Capo Horn e ha visitato il Tibet e il Bhutan. Ha anche dedicato parte della sua vita alla scrittura, pubblicando oltre 60 libri in cui racconta le sue esperienze e le sue riflessioni sulla montagna e sulla natura.

Messner ha anche avuto un impegno politico e sociale, a favore della salvaguardia dell’ambiente e dei diritti delle popolazioni indigene. Dal 1999 al 2004 è stato eletto al Parlamento europeo con la lista dei Verdi italiani, portando avanti le sue battaglie ecologiste. Ha anche fondato la Messner Mountain Foundation, un’organizzazione che si occupa di promuovere lo sviluppo sostenibile delle regioni montane del mondo. Inoltre, ha creato il Messner Mountain Museum, un complesso museale dedicato alla cultura e alla storia della montagna, composto da sei sedi dislocate tra l’Alto Adige e il Veneto.

Reinhold Messner è considerato una leggenda vivente dell’alpinismo e dell’esplorazione, un uomo che ha saputo spingersi oltre i limiti umani e che ha ispirato generazioni di avventurieri. Tra i numerosi riconoscimenti che ha ricevuto, ci sono il Piolet d’Or alla carriera, il Premio Principe delle Asturie, il Premio Kennedy e la Medaglia d’oro del Club Alpino Italiano.

Oggi, a 77 anni, vive nel suo castello di Juval, in Val Venosta, dove si dedica alla sua famiglia, alla sua fattoria e ai suoi musei.